Trump-Meloni, nuovo assalto: «Il rapporto è cambiato». L’Italia ridimensiona il litigio
All’indomani dell’attacco contro il premier Giorgia Meloni, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha mostrato alcuna intenzione di fare dietrofront. Durante un’intervista rilasciata a Fox Business per commentare gli sviluppi sul fronte mediorientale, ha lanciato nuove stoccate, sentenziando che Meloni «è stata negativa».
Oltre a mantenere il punto, dopo che martedì aveva già tacciato il presidente del Consiglio di «mancanza di coraggio», ieri il tycoon, abituato ai giri di valzer, non ha escluso un cambiamento nelle relazioni tra i due alleati: «Chiunque abbia rifiutato il proprio aiuto nella gestione della situazione con l’Iran, con quel Paese non abbiamo più lo stesso rapporto». E non si è risparmiato nel ribadire la vulnerabilità italiana riguardo al petrolio. Se al Corriere della Sera aveva detto: «A voi italiani piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio?», anche nell’intervista a Fox Business ha affermato: «Giusto per vostra informazione: l’Italia riceve grandi quantità di petrolio dallo Stretto di Hormuz».
Dalla maggioranza, che ha espresso a più riprese la vicinanza a Giorgia Meloni e la ferma condanna alle parole del tycoon contro il premier e papa Leone XIV, emerge un’interpretazione comune in merito alla solidità dei rapporti bilaterali. A stemperare i toni e a ridimensionare l’impatto dei contrasti è stato infatti il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante un punto stampa a Berlino. Assodato che «un rapporto di alleanza e di amicizia come quello fra l’Italia e gli Stati Uniti debba essere fatto di lealtà e rispetto» a cui il nostro Paese non è mai venuto meno, il vicepremier ha sottolineato che si tratta meramente di «una divergenza d’opinioni». Esclusa quindi l’esistenza di una crisi tra i due Paesi, Tajani ha sottolineato: «Non è un confronto franco su questioni dove non si è d’accordo a poter lacerare le relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti». E visto che «quando non si è d’accordo lo si dice», Tajani ha ricordato: «Non abbiamo condiviso le parole a proposito del Santo Padre, come non abbiamo condiviso le parole sulla Groenlandia perché abbiamo una posizione diversa, così come non abbiamo partecipato alla guerra in Iran perché non è la nostra guerra. Ma questo non significa non avere buone relazioni con gli Stati Uniti».
Anche secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, le relazioni tra Roma e Washington non sono in discussione: «I rapporti con gli Stati Uniti sono e continueranno a essere positivi, non è qualche caduta di stile di queste ore a mettere in discussione il rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti». Oltre ad augurarsi che «smettano gli attacchi al Papa», Salvini, riferendosi alle immagini blasfeme postate da Trump, ha fatto presente: «Mettersi sui social nei panni di Gesù Cristo non penso che aiuti la pace o la credibilità di nessuno». Tra l’altro, ha invitato a prendere con le pinze le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti in merito alla fine del conflitto in Medio Oriente: «Se la guerra, come dice Trump, finisce tra una settimana, tanto meglio, ma la guerra a parole di Trump è già finita parecchie volte e non è ancora finita. E quindi se dovesse ancora andare avanti alcune settimane, non vogliamo lasciare a piedi gli italiani». Poco prima del nuovo affondo del capo della Casa Bianca contro Meloni, il vicepremier ha ribadito il «totale sostegno all’attività del governo e del presidente del Consiglio da tutti i punti di vista. Se Trump attacca il Papa sbaglia, se attacca il governo italiano sbaglia».
Dello stesso avviso è stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Non c’è niente di insanabile perché la Meloni e il governo italiano sanno benissimo che anche nei rapporti di amicizia la chiarezza è d’obbligo». E quindi «nessuno come la Meloni è stata così chiara nel dire “sono d’accordo con certe scelte di Trump“», ma è altrettanto vero che «nessuno come la Meloni è stata così chiara, quando non è stata d’accordo, nel dire “non sono d’accordo con alcune dichiarazioni di Trump“». Il presidente del Senato ha anche ricordato come fosse inevitabile la presa di posizione del premier contro gli insulti che il tycoon ha rivolto al pontefice: «Giorgia Meloni non può e non avrebbe mai potuto stare in silenzio di fronte a un atteggiamento nei confronti del Papa come quello che si è verificato da parte del presidente Trump, come cattolica e come presidente del Consiglio».
Pare che non si intravedano criticità all’orizzonte in ambito commerciale. A rassicurare su questo fronte, prima però dell’ultima invettiva di Donald Trump, è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. A Radio24 ha infatti dichiarato che «non ci sarà nessun contraccolpo commerciale dopo lo scontro tra il presidente del Consiglio, Meloni, e il presidente degli Stati Uniti, Trump», considerato il fatto che è «anche grazie al governo italiano, responsabile e lungimirante, che l’Ue ha ratificato un accordo con gli Usa per dazi orientativi del 15 per cento che i nostri prodotti hanno saputo oltrepassare». Oltretutto, «il consumatore americano ha dimostrato in questi mesi di non aver nessuna intenzione di rinunciare al made in Italy». Urso ha anche aggiunto: «Tutti hanno compreso che la Meloni ha tutelato l’immagine e l’interesse nazionale. Noi riconosciamo al Sommo pontefice il suo Magistero che deve esercitare al meglio e credo che lo comprendano bene anche gli americani e l’amministrazione degli Stati Uniti».






