Le polemiche sulla mancanza di sicurezza a Genova hanno trasformato la sindaca Silvia Salis in un’aspirante sceriffa. Se non addirittura nel clone in gonnella del viceré di Salerno, Vincenzo De Luca. La città è sempre più preda di bande di maranza e stranieri irregolari e, il 30 maggio, uno di questi, il senegalese Cissé Camara, ha ucciso in modo ferino il quarantottenne milanese Pietro Alberto Paolo Signor. A distanza di sette giorni la prima cittadina è corsa ai ripari e ha lanciato l’operazione «Largo raggio», con cui 25 agenti della polizia municipale, nella notte tra il 6 e il 7 giugno, hanno intensificato i controlli sul lungomare cittadino e nelle zone limitrofe per provare a limitare i mugugni dei genovesi sempre più infastiditi dal senso di insicurezza che si sta diffondendo nel capoluogo ligure.
È la prova che, quando si vuole, anche la polizia municipale può essere impiegata per garantire la sicurezza e non solo per dare multe ai cittadini che portano i cani a fare la pipì senza la bottiglietta dell’acqua. Ieri le agenzie di stampa hanno diffuso questa dichiarazione della Salis: «Per tutta la stagione la nostra attenzione si concentrerà in modo capillare anche sulle zone nevralgiche della movida estiva, per garantire a genovesi e turisti un divertimento sicuro e nel pieno rispetto delle regole di convivenza». La prima cittadina, ringraziando i vigili, ha mandato un messaggio al governo: «I nostri agenti operano con grande professionalità, trovandosi sempre più spesso a far fronte a necessità di presidio e sicurezza che spingono il loro raggio d’azione ben oltre le tradizionali competenze municipali. […] Ma la polizia locale, anche per una questione di competenze, non può arrivare ovunque: è il motivo per cui da quando mi sono insediata ho chiesto più risorse al governo sulla sicurezza per i Comuni e rinnovo ancora una volta l’invito a sottoscrivere il prima possibile nuovi Patti per la sicurezza cittadina». Nel corso del servizio sono state controllate 78 persone, tra cui numerosi giovani, cittadini stranieri e minorenni. Due extracomunitari hanno provato a fuggire a bordo di un motorino rubato, ma sono stati fermati. Pure l’assessora a Polizia locale e Sicurezza, Arianna Viscogliosi, autorevole esponente di Italia viva (come la Salis è considerata una «creatura» di Matteo Renzi), ha mostrato un cipiglio da amministratrice di un Comune di centrodestra (e in effetti era già stata in giunta con l’ex sindaco Marco Bucci). Giovedì in Consiglio comunale ha attaccato il governo per i mancati rimpatri e, a proposito di Camara, ha detto: «L’autore del reato era una persona irregolare sul territorio nazionale da anni, con precedenti penali, già nota alle forze dell’ordine e alla polizia locale e che da tempo non avrebbe dovuto trovarsi in Italia». In versione ultrà della remigrazione, ha domandato: «Quali strumenti mette in campo lo Stato per espatriare soggetti come questo?». Ma ancor prima di ricevere la risposta ha decretato che tali «strumenti evidentemente non funzionano».
In tv ha rincarato la dose: «Il governo è il principale responsabile delle politiche di sicurezza che dovrebbe lavorare per creare degli accordi che permettano rimpatri veloci». E ha rimarcato, citando il Senegal, che la loro mancanza «non consente il rimpatrio dei cittadini che vengono ritrovati a delinquere sul nostro territorio».
Una voglia di Cpr e di rimpatri che era stata anticipata dalla Salis in un’intervista televisiva quando aveva detto: «Il 70 per cento degli irregolari che vengono fermati nella nostra città poi rimangono sul territorio perché non esistono dei protocolli di espulsione che funzionino; poi ogni anno riceviamo centinaia di minori non accompagnati che spesso sono molto difficili da gestire».
Su Instagram, poche settimane fa, aveva anticipato il cambio di linea: «La sicurezza è un diritto. Di tutte e tutti. La sinistra ha regalato il tema alla destra ed è arrivato il momento di riprendercelo».
La Salis sceriffa sembra una lontana parente di quella che, l’anno scorso, concionava di «sicurezza integrata» con «l’aspetto sociale, sanitario e comunitario» e regalava supercazzole come questa: «Spesso la percezione di insicurezza non corrisponde alla realtà dei reati, ma è influenzata dal degrado urbano».
Nel frattempo, probabilmente per far digerire la svolta securitaria a una maggioranza di cui fa parte Avs, la giunta Salis ha annunciato proprio ieri «la resistenza» contro il ddl Valditara che prescrive il consenso informato da parte delle famiglie sull’educazione affettiva nelle scuole medie e superiori, escludendola in quelle primarie e dell’infanzia.
A Genova, come riportato dal sito de La Repubblica, l’assessora al Diritto all’istruzione e alle pari opportunità, Rita Bruzzone, ha annunciato le barricate, difendendo quel tipo di educazione, già garantita in quattro scuole comunali dell’infanzia: «Se il ddl vieta l’educazione sessuo-affettiva negli asili, le cambieremo nome, ma porteremo avanti questa battaglia» ha anticipato la Bruzzone.
Ma torniamo alla sicurezza. Ilaria Cavo, la consigliera comunale più votata e deputata di Noi moderati, sottolinea lo scaricabarile della giunta, dopo l’omicidio di Signor, oltre che l’improvvisa passione per i rimpatri veloci: «La maggioranza comunale di centrosinistra, molto sbilanciata a sinistra, ha attaccato in ogni modo e in ogni dibattito in Consiglio comunale i provvedimenti del governo sulla sicurezza, la scelta di identificare i Paesi sicuri per velocizzare e assicurare i rimpatri di chi non ha diritto di restare, e adesso fa la giravolta?».
La Cavo ricorda che la sua parte politica «crede che in questo Paese ci debba essere inclusione e lavoro per gli immigrati che hanno diritto a rimanere», ma che «ci vuole coerenza e, appunto, chiarezza». Quindi aggiunge: «Il tema della sicurezza è una cosa seria e ben vengano le posizioni di buon senso, persino il ravvedimento della giunta Salis, purché ci sia linearità e coerenza. Ammettano di aver sbagliato, criticando la politica del centrodestra sull’immigrazione e smettano di attaccare le norme in materia di immigrazione». Infine, la parlamentare punzecchia anche l’assessora («Nell’elenco dei Paesi sicuri rientra anche il Senegal, che tanto preoccupa la Viscogliosi») e si augura che il tema della sicurezza venga affrontato nella conferenza stampa che la Salis ha indetto per giovedì, in occasione del primo anniversario della sua giunta. La Cavo, nota giornalista tv, conclude commentando la polemica sulla presunta volontà della prima cittadina di mettere il bavaglio ai cronisti: «Nonostante il tentativo evidente della sindaca di conoscere in anticipo i temi delle domande, c’è stata la rassicurazione dell’Ordine dei giornalisti che le domande saranno libere per tutti».
La richiesta arrivata dal Comune di conoscere in anticipo i quesiti dei cronisti ha fatto infuriare la Lega.
La capogruppo in Comune Paola Bordilli e il consigliere Alessio Bevilacqua, ieri, hanno attaccato: «Silvia Salis scappa dal confronto aperto perché terrorizzata dalle domande libere. Ma chi governa una città straordinaria come Genova ha il dovere di rispondere a viso aperto, non il diritto di imporre il copione ai giornalisti per evitare le domande scomode».






