Cortocircuito a sinistra. Pd e Cgil hanno sempre fatto del salario minimo e del contrasto allo sfruttamento del lavoro una battaglia di bandiera. Invece accade che a bordo della Fontana di Trevi, uno dei monumenti simbolo di Roma, si stia consumando l’ennesimo paradosso dei compagni.
La Cgil scende in campo a fianco di Fratelli d’Italia per chiedere conto al sindaco Roberto Gualtieri delle condizioni contrattuali degli addetti alla biglietteria e alla sorveglianza di questa attrazione artistica della Capitale. I quali, a quanto pare, percepirebbero 4 euro e 50 centesimi l’ora, l’equivalente di nemmeno un gelato in uno dei numerosi punti di ristoro in zona. O meglio, quanto incassa il Campidoglio dall’ingresso di due turisti che pagano per fare due passi attorno alla fontana e gettare una monetina.
A sollevare il problema è stato, come riportato dal quotidiano Il Tempo, Federico Rocca, esponente di Fratelli d’Italia, consigliere dell’Assemblea capitolina e presidente della commissione Controllo, Garanzia e Trasparenza. A lui si è subito accodata la Cgil Roma e Lazio, lasciando Gualtieri col cerino in mano. Il 3 febbraio scorso, il consigliere ha rivolto un’interrogazione a due membri della giunta capitolina - l’assessore al Turismo, Alessandro Onorato, e l’assessore alla Cultura, Massimiliano Smeriglio - per conoscere le modalità con cui sono stati individuati i 18 operatori incaricati del servizio di presidio e di gestione degli ingressi alla Fontana di Trevi. «Il sindaco Gualtieri, l’amministrazione e il centrosinistra sono ipocriti. Da una parte rivendicano il salario minimo e dall’altra consentono che, all’interno di un servizio legato a uno dei simboli di Roma, operino società che retribuiscono i dipendenti con salari indegni», afferma Federico Rocca. E dire che i soldi non mancano.
Le stime sull’incasso dai biglietti vanno da 6 a 7 milioni di euro l’anno. Valutazioni prudenziali che potrebbero essere facilmente superate a saldo di fine anno, poiché il monumento è uno dei più visitati della Capitale. Non c’è tour turistico che non faccia tappa lì, a qualsiasi ora del giorno e fino a sera. Il numero degli ingressi oscilla tra i 30.000 e i 70.000 al giorno. Un flusso che richiede, da parte degli addetti alla biglietteria e alla gestione delle entrate, una grande attenzione. Quindi anche un impegno di responsabilità, sempre con lo sguardo vigile per evitare che tra la folla non si insinui qualche squilibrato capace di atti di vandalismo.
Il servizio è stato affidato a Zètema, una società di Roma Capitale che poi si sarebbe rivolta a una società esterna per il recruiting del personale. A breve Rocca potrebbe convocare la commissione da lui guidata per avere un confronto con l’Amministrazione. Questa volta Gualtieri non può contare nemmeno sulla sponda della Cgil (la territoriale di Roma e Lazio), che si è smarcata dal sindaco ed è passata all’attacco. Con una lettera ha sollevato la questione denunciando che «i lavoratori addetti alla biglietteria, alla gestione dei flussi e all’assistenza ai turisti di Fontana di Trevi sono sottopagati». Una doppia grana per il Pd capitolino, destinata ad avere risonanza anche a livello nazionale e a impattare sul dibattito portato avanti dalla sinistra del salario minimo.
Non è questa la prima polemica che riguarda la Fontana. Critiche internazionali, anche dal Financial Times, hanno accusato il Comune di aver trasformato un monumento pubblico in una «macchinetta per far soldi». L’amministrazione ha difeso la scelta come necessaria per combattere l’overtourism. Basta però recarsi sul posto per rendersi conto che le transenne per l’ingresso a pagamento hanno congestionato ancora di più il flusso dei turisti.






