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2025-02-07
«Newtopia», l'ultima serie sfornata dalla Corea del Sud
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«Newtopia» (Amazon Prime Video)
Squid Games non ha fatto in tempo a esaurirsi, a perdere la propria carica propulsiva e, insieme, la capacità di sostanziare l'eterno dibattito: se fosse meglio la prima o la seconda stagione. Subito, la Corea si è fatta sotto. Un'altra serie televisiva, una originale, più stralunata di quanto non fosse Squid Games.
Newtopia, disponibile su Amazon Prime Video a partire da venerdì 7 febbraio, è la commistione di infiniti generi, la parodia, tra romanticismo e commedia, di cosa voglia dire vivere un futuro distopico. Seoul, così come la si vede nello show - sceneggiato dal premio Oscar per Parasite Han Jin-won - non è la città che la globalizzazione ci ha permesso di conoscere. È moderna, sì, ma tra le sue strade nasconde un abominio: un'apocalisse zombie, prodotta da un virus misterioso. I morti si risvegliano, chi viene morso cade vittima di un limbo infernale, non cadavere, non persona viva. L'epidemia si estende a macchia d'olio, i contagi aumentano, ma Seoul non è penetrata dai toni drammatici che hanno caratterizzato altre produzioni simili, The Walking Dead in testa. Né è insozzata dai toni demenziali di tanti b-movie hollywoodiani.
La Seoul di cui racconta Newtopiaè un crocevia di modernità e determinazioni, restituiti entrambi attraverso gli sguardi particolari di due residenti. Ragazzi asiatici, un tempo innamorati.Kang Young-joo, interpretata dalla stellina del k-pop Jisoo, è una donna che si affaccia alla complessità di un'esistenza adulta. Ha scelto un lavoro, una strada da percorrere. Ma quanti ostacoli la popolino e quanti compromessi le siano necessari non può presagirlo. Quel che sa è che i sogni nella sua testa sono stati rimpiazzati da una lieve forma d'ansia, un'angoscia per il futuro che la porta ad essere nervosa, inquieta. Con se stessa e, soprattutto, con gli altri, dove altro è anche Lee Jae-yooun. Lee Jae-yooun avrebbe dovuto essere il suo fidanzato, una cosa bella nelle piccole e grandi difficoltà del quotidiano. Ma l'irrequietezza del vivere quotidiano ha minato la serenità del rapporto ed è una discussione, all'apparenza futile, a far traboccare il vaso di Kang Young-joo, spingendola a troncare bruscamente la relazione con Jae-yooun. I due, dunque, si mollano. Lee Jae-yooun si imbarca nel servizio di leva obbligatorio e, ad un tratto, si trova nel mezzo del caos. L'apocalisse è arrivata, il virus ha preso piede, gli zombie sono ovunque. E lui, piccolo ragazzino acerbo, non ha altra scelta al di fuori di quella che lo porta a farsi leader di una squadra a tutela dell'umanità. In questo scenario funesto, dove lo sconquasso interiore è pari a quello esterno, Young-joo ha un ripensamento, un rimpianto. Tornare indietro e provare a spiegare quel che l'istinto ha soffocato: l'esistenza di un sentimento che niente, nemmeno l'Apocalisse zombie, dovrebbe mettere a tacere.
Newtopia si trasforma così, di puntata in puntata, mutando tono e genere per essere tutto e il contrario di tutto: una distopia, comica e parodistica, una commedia romantica e, a tratti, una riflessione semiseria sulle profondità degli abissi umani.
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Un'altra serie televisiva, una originale, più stralunata di quanto non fosse Squid Games. Newtopia, disponibile su Amazon Prime Video a partire da venerdì 7 febbraio, è la commistione di infiniti generi, la parodia, tra romanticismo e commedia, di cosa voglia dire vivere un futuro distopico.Squid Games non ha fatto in tempo a esaurirsi, a perdere la propria carica propulsiva e, insieme, la capacità di sostanziare l'eterno dibattito: se fosse meglio la prima o la seconda stagione. Subito, la Corea si è fatta sotto. Un'altra serie televisiva, una originale, più stralunata di quanto non fosse Squid Games.Newtopia, disponibile su Amazon Prime Video a partire da venerdì 7 febbraio, è la commistione di infiniti generi, la parodia, tra romanticismo e commedia, di cosa voglia dire vivere un futuro distopico. Seoul, così come la si vede nello show - sceneggiato dal premio Oscar per Parasite Han Jin-won - non è la città che la globalizzazione ci ha permesso di conoscere. È moderna, sì, ma tra le sue strade nasconde un abominio: un'apocalisse zombie, prodotta da un virus misterioso. I morti si risvegliano, chi viene morso cade vittima di un limbo infernale, non cadavere, non persona viva. L'epidemia si estende a macchia d'olio, i contagi aumentano, ma Seoul non è penetrata dai toni drammatici che hanno caratterizzato altre produzioni simili, The Walking Dead in testa. Né è insozzata dai toni demenziali di tanti b-movie hollywoodiani.La Seoul di cui racconta Newtopiaè un crocevia di modernità e determinazioni, restituiti entrambi attraverso gli sguardi particolari di due residenti. Ragazzi asiatici, un tempo innamorati.Kang Young-joo, interpretata dalla stellina del k-pop Jisoo, è una donna che si affaccia alla complessità di un'esistenza adulta. Ha scelto un lavoro, una strada da percorrere. Ma quanti ostacoli la popolino e quanti compromessi le siano necessari non può presagirlo. Quel che sa è che i sogni nella sua testa sono stati rimpiazzati da una lieve forma d'ansia, un'angoscia per il futuro che la porta ad essere nervosa, inquieta. Con se stessa e, soprattutto, con gli altri, dove altro è anche Lee Jae-yooun. Lee Jae-yooun avrebbe dovuto essere il suo fidanzato, una cosa bella nelle piccole e grandi difficoltà del quotidiano. Ma l'irrequietezza del vivere quotidiano ha minato la serenità del rapporto ed è una discussione, all'apparenza futile, a far traboccare il vaso di Kang Young-joo, spingendola a troncare bruscamente la relazione con Jae-yooun. I due, dunque, si mollano. Lee Jae-yooun si imbarca nel servizio di leva obbligatorio e, ad un tratto, si trova nel mezzo del caos. L'apocalisse è arrivata, il virus ha preso piede, gli zombie sono ovunque. E lui, piccolo ragazzino acerbo, non ha altra scelta al di fuori di quella che lo porta a farsi leader di una squadra a tutela dell'umanità. In questo scenario funesto, dove lo sconquasso interiore è pari a quello esterno, Young-joo ha un ripensamento, un rimpianto. Tornare indietro e provare a spiegare quel che l'istinto ha soffocato: l'esistenza di un sentimento che niente, nemmeno l'Apocalisse zombie, dovrebbe mettere a tacere.Newtopia si trasforma così, di puntata in puntata, mutando tono e genere per essere tutto e il contrario di tutto: una distopia, comica e parodistica, una commedia romantica e, a tratti, una riflessione semiseria sulle profondità degli abissi umani.
La mamma, il suo compagno e il nonno delle due sorelle di 12 e 16 anni ritrovate ieri sera a Formia, a quindici giorni dalla loro scomparsa da una casa famiglia di Civitella Alfedena, sono stati fermati all'alba con l'accusa di sequestro di persona in concorso.
La donna è in carcere a Teramo, il suo compagno e il nonno delle ragazze sono in quello di Sulmona. È indagata a piede libero l'anziana nel cui appartamento di Formia sono state ritrovate le due sorelle. Secondo quanto si apprende, la donna sarebbe una lontana parente della madre delle ragazze, fermata nella notte insieme con il compagno e il nonno con l'accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.
«Non sapevo nulla, me le hanno portate e basta». Sono queste le parole dell'anziana che in questi giorni ha ospitato Sarah e Alisya, intervistata da Rainews24.
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Giovanni Malagò durante l'Assemblea elettorale della Figc (Getty Images)
L'ex numero uno del Coni è il nuovo presidente della Figc, eletto con il 68,58% dei voti dopo le dimissioni di Gravina. Ora la Federazione apre la fase delle riforme e della scelta del nuovo ct della Nazionale.
Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. L’assemblea elettiva riunita oggi a Roma lo ha eletto con il 68,58% dei voti, affidandogli la guida del calcio italiano dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate all’indomani della mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali del 2026.
La votazione ha chiuso una giornata iniziata nella tarda mattinata all’hotel Astoria, dove i delegati delle diverse componenti federali si sono riuniti per ridisegnare gli equilibri del calcio italiano. In corsa per la presidenza c’erano Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, due profili diversi per esperienza e percorso, ma entrambi interni al sistema sportivo.
La procedura di voto è stata aperta poco dopo le 14, con la presenza di 266 delegati su 273 aventi diritto. I voti complessivi erano 502,946: per essere eletti era necessaria la soglia dei 252. Un passaggio tecnico che ha preceduto l’esito finale arrivato nel primo pomeriggio. Nel corso dell’assemblea non sono mancati gli interventi dei principali rappresentanti del calcio italiano. Il presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli ha parlato di una «ferita profonda» lasciata dalle mancate qualificazioni ai Mondiali, sottolineando la necessità di trasformare la crisi in un punto di ripartenza. «Serve il coraggio delle riforme e la volontà di lavorare insieme», ha detto. Più duro il presidente della Lega Pro Matteo Marani, che ha richiamato un «declino che dura da trent’anni» e una difficoltà strutturale del sistema nel trovare responsabilità condivise. Dal fronte dei calciatori, il presidente dell’Aic Umberto Calcagno ha parlato di «odio» che ha colpito il presidente dimissionario Gravina, indicando la necessità di una guida forte e di un cambiamento profondo.
Anche la Uefa, con il vicepresidente Armand Duka, ha richiamato l’Italia all’urgenza delle infrastrutture in vista di Euro 2032, sottolineando la necessità di un intervento strutturale per garantire un’eredità duratura al sistema. Nel suo intervento in assemblea, Malagò ha rivendicato il proprio legame con la federazione: «Non sono un Papa nero, sono uno di voi, sono figlio della Figc e ho un solo scopo, fare grande l’Italia». Ha poi aggiunto di sentire «fortissimo il peso delle responsabilità», ricordando di essere arrivato a questa candidatura dopo una lunga esperienza nel mondo dello sport e della dirigenza.
Dalla parte opposta, Giancarlo Abete ha contestato il metodo che ha portato all’elezione, definendolo «un percorso incomprensibile», e ha criticato la gestione della fase successiva alle dimissioni di Gravina, sottolineando la necessità di affrontare i problemi del calcio italiano con un confronto più diretto sui contenuti.
Proprio Gravina, nel suo intervento di apertura, ha difeso la scelta delle dimissioni come «convinta, meditata e sofferta», rivendicando un atto di responsabilità istituzionale e personale. Ha poi parlato di un sistema attraversato da tensioni e da una forte polarizzazione, che avrebbe reso necessario un passo indietro per evitare ulteriori divisioni.
A chiudere la giornata, l’esito del voto ha consegnato a Giovanni Malagò la guida della Federcalcio con una maggioranza netta, aprendo una nuova fase per il calcio italiano, chiamato ora a confrontarsi con le riforme e le criticità emerse nel corso dell’assemblea. Il primo nodo da sciogliere per Malagò, sarà ora la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Tra i favoriti sembrerebbe esserci Roberto Mancini, pronto a tornare dopo l'addio burrascoso dell'estate 2023. Sul piano operativo, la nuova gestione avrebbe già individuato alcune priorità su cui intervenire a stretto giro. Tra queste, la volontà di inserire nell’organigramma federale una figura di raccordo tecnico tra presidenza e area sportiva, con competenze calcistiche specifiche, chiamata a incidere sia sulla scelta dei commissari tecnici delle varie nazionali sia sul rapporto quotidiano con lo staff della Nazionale maggiore. Tra i profili presi in considerazione circolano quelli di Paolo Maldini e di Frederic Massara, mentre l’impostazione complessiva rimanda anche all’idea, sostenuta da diverse componenti del mondo dei calciatori, di rafforzare la struttura tecnica del Club Italia e valorizzare figure come Sara Gama. La scelta del nuovo commissario tecnico non sarà comunque immediata e richiederà ulteriori settimane di confronto interno.
Sul fronte politico-istituzionale, l’agenda del nuovo presidente dovrebbe aprirsi con un confronto con il governo su alcuni dossier ritenuti strategici per il sistema calcio: dalla possibile reintroduzione di un meccanismo simile al Decreto Crescita, alla revisione del divieto di pubblicità legato al betting, fino all’ipotesi di destinare una quota dei proventi delle scommesse sul calcio a un fondo dedicato allo sviluppo del movimento. Risorse che, nelle intenzioni, verrebbero poi indirizzate soprattutto su settori giovanili e infrastrutture, considerate le due criticità strutturali su cui il sistema viene chiamato da tempo a intervenire.
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