
In merito all'articolo pubblicato oggi sulla Verità, «La Luiss pronta a nuovi accordi con l'Iran», l'Ateneo smentisce che sia in discussione o sia prevista alcuna collaborazione accademica con Università e istituzioni iraniane.

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Giuseppe Cossu, incursore in congedo della Marina Militare, interviene sul caso del grido «Decima»: «Dietro quel nome non c'è nostalgia politica, ma il ricordo di uomini che hanno scritto pagine straordinarie della storia militare italiana e servito lo Stato».
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
Ecco #DimmiLaVerità del 5 giugno 2026. Il presidente della Commissione Attività Produttive, Alberto Gusmeroli, illustra le proposte della Lega per i contribuenti in difficoltà col fisco.
Sul Lungomare Falcomatà la cerimonia alla presenza del premier Meloni e delle massime autorità dello Stato. Consegnate onorificenze al valore, premi agli atleti di Milano-Cortina 2026 e riconoscimenti ai militari distintisi in servizio.
Reggio Calabria ha ospitato per la prima volta le celebrazioni per il 212° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Sul Lungomare Falcomatà, affacciato sullo Stretto di Messina, si è svolta la cerimonia alla presenza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi, del Comandante Generale dell’Arma, generale Salvatore Luongo, e delle massime autorità civili, militari e religiose.
La ricorrenza cade il 5 giugno, giorno in cui nel 1920 la Bandiera dell’Arma fu insignita della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare per il contributo dei Carabinieri nella Prima guerra mondiale. Quest’anno la celebrazione assume un significato particolare anche in vista dell’80° anniversario della Repubblica Italiana.
Tema dell’edizione 2026 è stato lo «sguardo» dei Carabinieri, inteso come attenzione costante verso le esigenze delle comunità e presenza quotidiana sul territorio.
La cerimonia si è aperta con il giuramento degli allievi del 144° corso, intitolato al carabiniere Lorenzo Gennari, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Nel suo intervento, il comandante della Scuola Allievi di Reggio Calabria, colonnello Enrico Pigozzo, ha ricordato ai giovani militari che «qui si entra per imparare, di qui si esce per servire».
Dopo il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è intervenuto il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha sottolineato il ruolo dei Carabinieri come simbolo della presenza dello Stato e punto di riferimento per i cittadini. Rivolgendosi agli allievi che hanno appena prestato giuramento, il ministro ha ricordato il valore del servizio e del sacrificio richiesti dalla professione militare.
Uno dei momenti centrali della cerimonia è stata la consegna della Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Bandiera di Guerra dell’Arma per l’attività svolta dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, che quest’anno celebra il centenario della sua istituzione. L’onorificenza premia il contributo fornito nel contrasto allo sfruttamento del lavoro e alle organizzazioni criminali attive nel settore dell’immigrazione illegale.
Consegnate anche numerose ricompense individuali. Tra queste la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria al maresciallo Carlo Legrottaglie, ucciso durante un intervento a Francavilla Fontana il 12 giugno 2025, e la Medaglia d’Argento al Valor Militare al brigadiere Costanzo Giuseppe Garibaldi, che nello stesso episodio affrontò gli autori dell’agguato.
Riconoscimenti sono stati conferiti anche ai militari intervenuti nell’esplosione avvenuta a Roma il 4 luglio 2025 presso un distributore di carburante e ai carabinieri impegnati nella protezione dell’ambasciatore italiano a Damasco durante gli scontri armati dell’8 dicembre 2024.
Nel corso della manifestazione sono stati premiati inoltre gli atleti del Centro Sportivo Carabinieri protagonisti delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. La Croce d’Oro al Merito dell’Arma è stata conferita ad Armin Zöggeler e Federica Brignone, mentre diversi altri atleti hanno ricevuto avanzamenti straordinari per meriti eccezionali.
Consegnato infine il tradizionale «Premio Annuale» a sei comandanti di Stazione e di Nucleo Forestale distintisi per l’attività svolta a favore delle rispettive comunità.
La cerimonia si è conclusa con la sfilata dei reparti, dei mezzi dell’Arma e dei cavalli del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari. Grande emozione anche per la dimostrazione operativa del GIS, che ha simulato un intervento di liberazione ostaggi a bordo di una nave mediante l’impiego di un elicottero AW139, e per l’aviolancio finale dei paracadutisti del 1° Reggimento Tuscania.
Alla finale nazionale di Roma 200 studenti e 60 mini-imprese. Il team dell’IIS Badoni di Lecco premiato per un braccialetto intelligente dedicato ad anziani e persone fragili. Natural Shield di Milazzo rappresenterà l’Italia a Gen-E 2026. Il ministro Giuseppe Valditara: «La scuola e l’impresa devono essere strettamente collegate».
Un braccialetto intelligente, un’app mobile e una dashboard web per monitorare in tempo reale i parametri vitali di anziani e persone fragili. È questa l’idea con cui BraceLet JA, mini-impresa dell’IIS Antonio Badoni di Lecco, ha conquistato il Premio Miglior Team alla quarta edizione dei Campionati di Imprenditorialità 2026 promossi da Junior Achievement Italia.
La finale nazionale si è svolta per la prima volta a Roma, negli spazi dell’Ex Mattatoio di Testaccio, dove si sono confrontati 200 studenti e studentesse provenienti da tutta Italia, selezionati tra 60 mini-imprese finaliste. Ogni gruppo ha avuto pochi minuti per presentare alla giuria la propria idea, il prototipo e il modello di sviluppo.
Il progetto vincitore punta a sostenere caregiver, famiglie e strutture sanitarie attraverso un sistema capace di raccogliere dati e inviare avvisi tempestivi in caso di necessità. Gli studenti premiati saranno inseriti nell’Albo Nazionale delle Eccellenze e hanno ricevuto una borsa di studio consegnata da Michele Ricci, Marketing Manager Cards & Digital Payments di Nexi Group, nell’ambito del progetto #fuoriclassedellascuola, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e da Feduf.
A rappresentare l’Italia a Gen-E 2026, la manifestazione europea dedicata all’imprenditorialità giovanile in programma a Riga dal 7 al 10 luglio, sarà invece Natural Shield JA, team dell’ITT Ettore Majorana di Milazzo, vincitore del Premio Miglior mini-impresa JA. Il gruppo ha sviluppato un polistirolo ecologico completamente biodegradabile, ricavato da materie prime vegetali e residui fibrosi della filiera agroindustriale.
La finale è stata l’ultima tappa di un percorso durato un anno scolastico. Gli studenti hanno partecipato ai programmi di educazione imprenditoriale di Junior Achievement Italia, tra cui Impresa in Azione, che nell’edizione 2026 ha coinvolto oltre 6.000 ragazze e ragazzi. A maggio, 330 team si erano sfidati nelle competizioni territoriali, articolate in 14 tappe regionali. In tutto, quasi 900 tra docenti, volontari e giudici hanno contribuito alla selezione dei migliori progetti.
Il contesto in cui si inserisce l’iniziativa è quello di un’Italia in cui il potenziale imprenditoriale dei giovani resta spesso inespresso. Secondo la ricerca “Tra formazione e lavoro: gli italiani e l’imprenditorialità”, realizzata da SWG per JA Italia, il 55% dei 18-24enni e il 50% dei 25-29enni non ha mai ricevuto nemmeno un’ora di formazione imprenditoriale. Eppure proprio i giovani si mostrano più propensi della media nazionale ad avviare un’impresa: 17% contro 9%.
«Dietro ogni team che ha calcato questo palco c’è un anno di lavoro reale: decisioni prese, errori corretti, idee difese», ha dichiarato Anna Gionfriddo, presidente di Junior Achievement Italia. «È arrivato il momento di passare dalla sperimentazione a un sistema strutturale, in cui ogni studente e ogni studentessa abbia almeno un’esperienza imprenditoriale nel proprio percorso».
Un messaggio condiviso anche dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha sottolineato il valore della cultura dell’intraprendere: «La scuola e l’impresa devono essere strettamente collegate. Non dobbiamo avere paura di creare imprenditorialità, perché significa distribuire ricchezza, creare posti di lavoro, innovazione e dare voce al nostro Made in Italy».
La scelta di Roma ha avuto anche un significato istituzionale. I Campionati si sono svolti in parallelo con l’High-level event della European Alliance for Apprenticeships, promosso dalla Direzione generale Occupazione della Commissione europea. Un’occasione per collegare il tema dell’imprenditorialità giovanile a quello delle competenze e dell’apprendistato a livello europeo.
«Le competenze sono la nuova valuta dell’Europa», ha affermato Mario Nava, direttore generale per l’Occupazione, gli Affari sociali e l’Inclusione della Commissione europea. «Nove posti di lavoro su dieci nell’Unione europea che affrontano carenze richiedono una formazione professionale: il momento di agire è ora».
Nel corso della giornata sono stati assegnati anche numerosi riconoscimenti speciali. Il TIM Innovation Award è andato ancora a BraceLet, per l’alto livello di innovazione digitale. Il Premio Impresa 5.0, promosso da ABB, è stato vinto da Shoppymap JA dell’IIS Salvo D’Acquisto di Bagheria, piattaforma che aiuta i clienti a orientarsi nei negozi fisici e a individuare prodotti e promozioni. Il Re-Power Your Future Award di UniCredit è stato assegnato a Exploria JA per il miglior business plan, mentre l’huManpower Award è andato a S.T.E.P. JA dell’ITIS Enrico Fermi di Roma, che ha ideato una mattonella capace di trasformare il calpestio umano in energia elettrica.
Tra gli altri premi, il Girls in STEM Award ha valorizzato cinque studentesse distintesi per leadership e competenze scientifico-tecnologiche: Annalisa Celeste, Milena Mauri, Emilia Pirovano, Ambra Quarantelli e Valentina Ronzulli. A EquiDolls dell’IIS Luigi Russo di Caltanissetta è andato il Premio UPSHIFT - Generazione Pari, mentre il Social Shaker Award è stato assegnato a Fleeve, mini-impresa dell’ITC Antonio Zanon di Udine.
Nata nel 2002, Junior Achievement Italia è una delle principali organizzazioni non profit dedicate all’educazione economico-imprenditoriale, finanziaria, all’orientamento e alla cittadinanza attiva per giovani dai 5 ai 19 anni. Nell’anno scolastico 2024-2025 ha realizzato oltre 500 mila esperienze educative. Numeri che raccontano una sfida sempre più centrale: trasformare le idee degli studenti in competenze concrete per il futuro.

