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Alberto Bianchi (Ansa)

Gentile direttore, con riferimento all'articolo «Il Nazareno di Open» pubblicato ieri:

1 Non sono il general counsel di Fininvest;

2 Non conosco nessun avvocato Corbetta;

3 Nemmeno conosco l'avvocato Bianchi del quale, peraltro, nessuno mi ha proposto la collaborazione.

Un caro saluto

Pasquale Straziota, Direttore affari legali Mediaset S.p.A.

Gentile dottor Straziota, prendiamo atto delle sue precisazioni che però vanno rivolte all'avvocato Alberto Bianchi avendo lui riportato queste informazioni in un messaggio whatsapp a Marco Carrai, come scritto nell'articolo.

Camilla Conti

iStock

Con riferimento all'articolo «Scolaretti come i detenuti: in classe vanno con il braccialetto elettronico», apparso su La Verità del 7 maggio u.s.., la direzione della "Scuola dell'Infanzia E.Cantoni" di Castellanza intende esprimere il proprio dissenso per quanto letto sulle pagine del giornale, nonché tutto il proprio rammarico per quanto dalle stesse è scaturito ai danni della Scuola.

Il semplicistico ed imprudente accostamento dell'immagine dei bambini ad una sorta di detenuti offende tanto l'impegno e la professionalità degli operatori della Scuola, quanto i bambini e le loro famiglie che di quella professionalità e serietà, attestata dalla fiducia che negli anni ci è stata accordata, ne sono il fine ultimo.

Spontaneamente sorge un pensiero anche per quanti, costretti nelle patrie galere, sono "usati" nel testo quale termine di paragone negativo.

Fin troppo semplice l'accostamento, che invero riesce solo sul piano terminologico, tra i dispositivi smart di cui la Scuola ha prospettato l'utilizzo (poiché contrariamente a quanto affermato trattasi di progetto sperimentale non ancora avviato) ed i diversi dispositivi restrittivi della libertà personale in uso alla Polizia Giudiziaria dalle finalità del tutto opposte rispetto a quelle che qui s'intendono perseguire.

Il singolo dispositivo, numerato e non nominativo, consentirebbe, al bisogno, di conoscere i contatti avuti dell'utilizzatore, ma non la sua identità così da ricostruire l'elenco degli altri numeri ai quali lo stesso si è avvicinato nel caso in cui si manifestasse un contagio.

Lungi dal voler una scuola di bambini "ammanettati" si vuole, al contrario, offrire loro l'opportunità di vivere liberamente lo spazio a loro disposizione, (circoscritto semmai per regolamenti governativi emergenziali non certo ad opera della scuola), ed al contempo rassicurare i genitori che, in caso di necessità, potranno avere una informazione mirata, fornita dalla scuola solo a chi risultasse interessato o coinvolto dal singolo caso.

L'idea è quella di liberare i bambini non certo ammanettarli che è concetto, quest'ultimo, che contrasta con il significato stesso della parola Scuola che nell'antichità ellenistica era sinonimo di libertà.

Tuttavia nel testo si alternano, come maschere di Pirandelliana memoria, ora il critico, ora lo psicologo, ora il tecnico informatico in base alle corde che si intendono sollecitare o in funzione del pubblico che si vuole raggiungere.

Mai come in questo caso però, sempre parafrasando il Nobel Agrigentino, queste maschere sono particolarmente "nude", non avendo mai l'Autore dell'articolo preso alcun contatto con la Scuola o i suoi rappresentanti, né avendo mai menzionato, come pure obbligo codificato imporrebbe, alcuna delle proprie fonti.

In conclusione, seppur nella determinata intenzione di voler proseguire nella nostra attività, che è, al contempo, una missione ed un impegno verso genitori e bambini, rimaniamo intimamente convinti e speranzosi che ad impugnare la penna sia prima l'uomo e poi il giornalista e che, nella maggior parte dei casi, le due qualità possano confondersi senza che sia necessario il ricorso all'ovvio o a facili sensazionalismi nel momento in cui si decida di dar inchiostro alle parole durante la narrazione dei fatti, e per fortuna più raramente, delle opinioni.

(Scuola D'Infanzia Eugenio Cantoni)

Emmanuel Macron e Giuseppe Conte (Ansa)

Gentile direttore,

In merito all'articolo «Macron a Napoli per prenderci Libia e spazio» pubblicato ieri si precisa quanto segue. L'autore dell'articolo afferma che, nell'ultima ministeriale Esa di Siviglia, l'agenzia spaziale avrebbe bloccato lo sviluppo della tecnologia italiana mettendo in un angolo il programma Vega. Nulla di più falso poiché il programma Vega ha addirittura superato le sottoscrizioni necessarie, ovvero ha raccolto più investimenti di quelli richiesti da ESA. Il programma è stato infatti sottoscritto da ben 10 Paesi (dalla Romania al Belgio, dalla Repubblica Ceca all'Austria) che hanno deciso di investire nell'evoluzione del Vega. Tra questi Paesi c'è proprio la Francia, che ha partecipato al finanziamento di Vega-E con 15 milioni di euro. Quindi il programma è oggettivamente da considerarsi un successo a livello internazionale ed è grazie a esso che l'Italia, insieme principalmente alla Francia, può dotare l'Europa di un accesso autonomo allo spazio. Si sottolinea poi che l'accordo con la Francia, citato ieri da La Verità, non è stato affatto sottoscritto e, in ogni caso, non potrebbe mai avere i fantasiosi contenuti delineati dall'autore dell'articolo.

Ufficio stampa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle politiche per lo spazio Riccardo Fraccaro.

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