Dall’altro, perché in un Paese che da anni è alle prese con un fenomeno di perdita di potere d’acquisto e bassi salari, anche il gap tra remunerazione della cig e del lavoro è un tema socialmente molto sentito. E che periodicamente torna a far discutere. Nelle scorse ore l’Inps ha dato nuovi elementi al dibattito ufficializzando, tramite solita circolare, gli aggiornamenti sui massimali che per la cassa integrazione sia ordinaria che straordinaria raggiungono quota 1.340,56 euro netti (1.423 lordi), e ai quali bisogna aggiungere i contributi figurativi (che possono arrivare fino a quota 777 euro). Massimali che sono validi per tutti i settori, tranne uno. Anzi due. Perché se la passano meglio gli addetti di edile e lapideo (chi in buona sostanza lavora la pietra) che superano di qualche euro i 1.600 euro netti.
Attenzione. Stiamo parlando del valore massimo della cassa che ovviamente non vale per tutti. Anzi, diciamo pure che vale per pochi (non pochissimi) eletti. La cassa infatti copre l’80% della retribuzione, ma se parliamo di buste paga che si avvicinano o superano i 2.000 euro netti, non potranno andare oltre determinati tetti, quelli evidenziati appunto dall’Inps.
Il vero punto di riferimento va cercato nell’assegno medio che riceve un lavoratore che è costretto a subire il peso della rinuncia al lavoro. Dati ufficiali non esistono, ma da elaborazioni dei numeri forniti dal nostro istituto di previdenza sociale è possibile fissare la soglia intorno ai 1.200 euro lordi al mese che al netto garantiscono circa 1.050-1.100 euro (i contributi sono differenti a seconda del settore di riferimento). A questi, poi vanno aggiunti i contributi figurativi.
Pochi o molti? L’obiettivo non è rispondere a questa domanda, ma evidenziare come in un Paese che ha una certa predisposizione al nero e che, a essere molto ottimisti, garantisce salari medi non superiori ai 1.500-1.600 euro netti al mese, avere un gap così sottile (400 euro) tra la retribuzione del lavoro e quella dell’ammortizzatore può rappresentare un disincentivo alla ricerca di un nuovo impiego.
Insomma, la questione non è puntare su un ridimensionamento economico degli ammortizzatori sociali. Ci mancherebbe. Il punto è mettere in campo tutti gli strumenti per gonfiare le buste paga, e, ovvietà, puntare sui controlli. Perché se ai 1.100 euro di una potenziale cassa integrazione se ne aggiungono altrettanti per un probabile lavoro il nero, diventa difficile trovare gli stimoli per rimettersi in gioco.
Più o meno l’effetto distorsivo del reddito di cittadinanza e della sua disastrosa applicazione.
E del resto, anche gli ultimi numeri dell’Inps dimostrano che nonostante gli ottimi dati sul lavoro (dal 2022 circa 1 milione di posti in più, con una crescita soprattutto dei contratti a tempo indeterminato) e qualche miglioramento sul lato degli ammortizzatori sociali, una sacca di lavoratori in cassa integrazione o solidarietà è fisiologica.
Hanno un peso determinante alcuni crisi ataviche, come quella dell’ex Ilva, che lo scorso anno ha incrementato il numero di lavoratori in cig da 4.550 a oltre 5.700 unità e adesso è pronta a sfondare quota 6.000. Così come sta assumendo un ruolo sempre più negativo l’automotive. Che in Italia vuol dire Stellantis certo, ma anche una miriade di piccole e medie imprese che lavorano, in alcuni caso come mono-committenti, per quel che resta dei marchi del colosso italo-francese, trascinati nel baratro dalle follie del Green deal.
A fine 2025 la cassa integrazione ha mostrato segnali di rallentamento. A dicembre le ore autorizzate sono scese a quota 35,98 milioni, in calo del 10% rispetto a novembre e del 13% sullo stesso mese del 2024.
Segnali positivi, che però non fanno tendenza. Perché siamo abituati ai sali e scendi determinati dai picchi di produzione e ai fermi per scarsità di domanda.
L’Inps indica tra i fattori di maggiore criticità, le difficoltà del metalmeccanico e l’aumento delle ore di solidarietà nelle telecomunicazioni, soprattutto nel mese di ottobre. Senza contare che sul mondo del lavoro si sta abbattendo un ciclone che ha le iniziali, Ia, dell’intelligenza artificiale.
Tutto questo per dire che di ammortizzatori sono un elemento naturale del mondo del lavoro. Quindi è un bene che vengano monitorati e rafforzati. Se però ai periodi di magra si arrivasse con un po’ di grasso in più in corpo, avremmo tutti un po’ meno freddo.