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La società di J-Ax che vende cannabis ha i conti in regola

La società di J-Ax che vende cannabis ha i conti in regola
Alessandro Aleotti in arte J-Ax (Getty Images)

In merito all’articolo «J-Ax, tradito dalla Maria. La sua cannabis light fa volare solamente i debiti», da voi pubblicato, segnaliamo che:

1) il nostro assistito, Alessandro Aleotti in arte J-Ax, detiene una quota di minoranza che non permette alcun controllo sulla società in questione, e non ha alcuna carica amministrativa od operativa;

2) i ricavi tra l’anno 2021 e l’anno 2022 risultano essere in aumento (indice di una buona gestione);

3) i costi per la produzione sono diminuiti (indice di una buona gestione);

4) sono aumentati unicamente i costi per i servizi la cui causa è da imputarsi al generale aumento del costo delle utenze (energia in primis), situazione che ha messo in crisi la maggior parte delle imprese italiane, oltre che all’avvicendamento tra gli amministratori;

5) la società nell’esercizio corrente è già in attivo.

Leaf, Area Legale

Edicola Verità | la rassegna stampa del 5 gennaio

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 5 gennaio con Carlo Cambi

La sinistra chiede 70.000 euro a ogni medico
iStock
Regione Puglia apre procedimento contro i dottori di base: dovranno restituire circa 23 milioni di integrazioni salariali. Avvisati via mail a Capodanno. È una mossa in attesa della Cassazione sull’Emilia, che negò ai suoi camici bianchi 100 milioni di aumenti.

La Regione Puglia chiede ai medici di base di restituire 23 milioni di euro ricevuti, negli ultimi dieci anni, come parte dei loro compensi in virtù di un Accordo collettivo nazionale che, secondo una sentenza del Tar dell’Emilia Romagna (che riguarda peraltro i pediatri di libera scelta) non è più valido. Non è un gioco di parole, ma una pretesa talmente incredibile, che va letta un paio di volte per capirla bene.

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Va smontato il mito del Vangelo «inclusivo»
Alcuni pellegrini in occasione del Giubileo Lgbt, a Roma, il 6 settembre 2025 (Ansa)
Molti preti pensano di esercitare l’amore per il prossimo silenziando la dottrina. Invece la verità va detta sempre, anche se può costarci l’emarginazione sociale o l’accusa di omofobia. Non siamo affatto costretti ad accettare l’antropologia queer.

Dare le perle ai porci. Significa non offrire cose preziose, insegnamenti profondi o gesti sinceri a chi non può apprezzarli, non li capisce o li disprezzerebbe, rischiando di sminuirli e sporcarli. Nasce dal Vangelo. La frase evangelica originaria recita: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci» (Matteo 7:6). Le «perle» rappresentano il nostro amore per Dio, per la verità, che è una e una sola, per il Regno dei Cieli. Le perle rappresentano l’Eucarestia, che preti sciocchi somministrano a peccatori pubblici. Le perle sono la possibilità di entrare nella Chiesa, la casa di Dio, accesso cui hanno diritto solo coloro che la fede in Cristo ha reso fratelli e figli di Dio, come recita il primo bellissimo brano del Vangelo di San Giovanni, letto nella Messa del 31 dicembre, mentre preti sciocchi hanno permesso preghiere islamiche nelle chiese cristiane, uno dei nostri altari è stato profanato dall’orrido idolo Pachamama, statuetta a cui si facevano sacrifici umani nelle lande del Perù prima dell’arrivo della luce del cristianesimo. I porci sono i peccatori, coloro che non condividono la fede in Cristo, tutti coloro che sono fuori dal Regno dei Cieli.

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Colpa di chi nega il nesso fra criminali e irregolari
Il condominio di Via Paruta 74 a Milano, dove è stato ritrovato il corpo della giovane Aurora Livoli (Getty Images)

Chissà se qualcuno chiederà scusa ai genitori di Aurora Tivoli, la ragazza assassinata, secondo l’accusa, da un clandestino peruviano con precedenti per violenza sessuale e rapina. Emilio Gabriel Valdez Velazco, 57 anni, è arrivato in Italia nove anni fa e dal 2017 a oggi è vissuto ai margini, collezionando denunce e arresti. La polizia lo ha fermato più volte e gli ha consegnato un paio di decreti di espulsione per pericolosità sociale. Ma con una serie di scuse Valdez Velazco è sempre riuscito a sottrarsi all’ordine di rimpatrio. Una volta, a consentirgli di evitare di essere rispedito a casa, dove probabilmente era già noto, è stata la mancata validità del suo passaporto. Il documento infatti risultava scaduto e in attesa che l’autorità consolare del suo Paese gliene rilasciasse uno nuovo, Valdez Velazco ha continuato a circolare indisturbato in Italia.

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