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La società di J-Ax che vende cannabis ha i conti in regola

La società di J-Ax che vende cannabis ha i conti in regola
Alessandro Aleotti in arte J-Ax (Getty Images)

In merito all’articolo «J-Ax, tradito dalla Maria. La sua cannabis light fa volare solamente i debiti», da voi pubblicato, segnaliamo che:

1) il nostro assistito, Alessandro Aleotti in arte J-Ax, detiene una quota di minoranza che non permette alcun controllo sulla società in questione, e non ha alcuna carica amministrativa od operativa;

2) i ricavi tra l’anno 2021 e l’anno 2022 risultano essere in aumento (indice di una buona gestione);

3) i costi per la produzione sono diminuiti (indice di una buona gestione);

4) sono aumentati unicamente i costi per i servizi la cui causa è da imputarsi al generale aumento del costo delle utenze (energia in primis), situazione che ha messo in crisi la maggior parte delle imprese italiane, oltre che all’avvicendamento tra gli amministratori;

5) la società nell’esercizio corrente è già in attivo.

Leaf, Area Legale

Il processo Impagnatiello va rifatto da capo
Ansa
  • La Cassazione accoglie il ricorso della Procura di Milano, secondo cui il delitto della fidanzata incinta fu commesso dal barman con premeditazione: ci sarà un procedimento bis per l’attribuzione dell’aggravante. La famiglia della vittima: «Ha gelo interiore».
  • Ammazzò l’amante con il pancione. Condanna ridotta con la Cartabia. Kosovaro rinuncia al secondo grado e si accorda con l’accusa: dall’ergastolo a 26 anni.

Lo speciale contiene due articoli.

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Pure a legge invariata è ancora possibile levare alle correnti il controllo del Csm
Nel riquadro l'ex magistrato e giudice di Cassazione Carlo Maria Grillo (Imagoeconomica)
L'ex magistrato e giudice di Cassazione, Carlo Maria Grillo: «Due proposte: creare un sindacato alternativo all’Anm e chiedere alle toghe autonome di eleggere colleghi sorteggiati».

Analizzando i risultati referendari a bocce ferme, il trionfo del No mi sembra più una «vittoria di Pirro». Altro che «segnale forte e chiaro» (Gratteri); «una vittoria come quella della lotta partigiana» (Bachelet); «nuova primavera per il Paese» (Landini); «Bella Ciao» (magistrati democratici). Il popolo del Sì chiaramente ha perso, ma non deve fasciarsi la testa. Anzi, deve rialzarla subito.

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L’ultima piroetta di Trump (forse) ci evita il lockdown
Donald Trump (Getty Images)
Oggi il premier in Aula su questione energetica e politica internazionale, ma la svolta su Hormuz smonta in anticipo il teatrino preparato dalle opposizioni. Cresce nella maggioranza l’ala ostile al lockdown.

Il ritorno in Parlamento di Giorgia Meloni, dopo il referendum e con il mondo intero con il fiato sospeso per la fragile tregua tra Usa (o meglio, Israele e Usa) e Iran, non sarà una passeggiata. La premier lo sa bene e affila le unghie: il momento è difficile, molto difficile, probabilmente il più cupo della sua esperienza a Palazzo Chigi: un po’ di sollievo sembrava arrivato dal cessate il fuoco accettato da Washington e Teheran, ma ci ha pensato il solito Benjamin Netanyahu, bombardando in maniera terribile il Libano, facendo strage di civili e colpendo anche un veicolo italiano dell’Unifil, a far riesplodere l’incendio.

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«Il collega di Conte chiedeva soldi per piazzare le mascherine ad Arcuri»
Luca Di Donna e Giuseppe Conte (Imagoeconomica)
Sono trascorsi cinque anni da quando scoppiò la pandemia, eppure, a distanza di oltre 1.800 giorni, molte decisioni e appalti di quella stagione di emergenza, costata decine di migliaia di morti e decine di miliardi di euro, restano ancora avvolti nell’ombra. Grazie ai Dpcm, i famigerati decreti del presidente del Consiglio, a Palazzo Chigi si decideva in fretta, nominando plenipotenziari che scavalcavano le procedure amministrative assicurando uno scudo giudiziario ai vertici della struttura anti Covid. Risultato, a distanza di cinque anni ancora molte cose non sono chiare e molte responsabilità da verificare.
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