Roy de Vita smonta il ricatto di Pfizer sull’aumento dei prezzi dei farmaci in Europa e denuncia il silenzio delle istituzioni. Dalla gestione opaca dei vaccini Covid alla perdita di credibilità dell’OMS, fino al caos della comunicazione scientifica e al caso Belen–Bassetti: un’intervista senza sconti su potere, sanità e verità negate.
Recep Tayyip Erdogan (Ansa)
Nuovi equilibri si preparano in Medio Oriente e in Asia Meridionale. Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno infatti preparato una bozza di accordo di difesa dopo circa un anno di colloqui.
“L'accordo trilaterale Pakistan-Arabia Saudita-Turchia è già in fase di elaborazione”, ha dichiarato mercoledì il ministro pakistano per la Produzione della difesa, Raza Hayat Harraj. “La bozza di accordo è già disponibile presso di noi. La bozza di accordo è già disponibile con l'Arabia Saudita. La bozza di accordo è già disponibile con la Turchia. E tutti e tre i Paesi stanno deliberando. E questo accordo è in fase di discussione da dieci mesi”, ha proseguito.
“Al momento ci sono incontri e colloqui, ma non abbiamo firmato alcun accordo”, ha affermato, il giorno dopo, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, per poi aggiungere: “Crepe e problemi tra noi portano a egemonie esterne, guerre e instabilità. Alla fine di tutto questo, abbiamo una proposta come questa: tutte le nazioni della regione devono unirsi per creare una piattaforma di cooperazione sulla questione della sicurezza”.
Se l’accordo dovesse essere finalizzato, potrebbe avere delle ripercussioni geopolitiche rilevanti. Innanzitutto, esso rischierebbe di complicare la strada per il rilancio degli Accordi di Abramo, caldeggiato dalla Casa Bianca. L’Arabia Saudita si sta avvicinando sempre di più alla Turchia, mentre aumenta la freddezza di Riad verso Gerusalemme soprattutto in relazione alla spinosa questione dell’eventuale creazione di uno Stato palestinese. Inoltre, i sauditi sono ai ferri corti con gli Emirati arabi uniti su vari dossier: Yemen, Sudan e Somaliland. Questo patto di sicurezza a tre, dal punto di vista di Riad, potrebbe quindi essere usato (anche) come un avvertimento tanto a Gerusalemme quanto ad Abu Dhabi.
La Turchia, dal canto suo, incrementerebbe ulteriormente il suo peso nello scacchiere mediorientale, acquisendo potere contrattuale nei confronti di Israele. Senza poi trascurare che, spalleggiandosi con Riad, Ankara consoliderebbe la propria influenza anche nel Corno d’Africa, arginando le manovre emiratine e israeliane in loco. Infine, il Pakistan continuerebbe il suo percorso di avvicinamento all’Arabia Saudita: già a settembre dell’anno scorso, i due Paesi avevano firmato un accordo sulla cui base “qualsiasi aggressione contro uno dei due Paesi sarà considerata un'aggressione contro entrambi”. Se la nuova intesa dovesse essere formalizzata, Islamabad guadagnerebbe indirettamente terreno nello scacchiere mediorientale e aumenterebbe la propria capacità di deterrenza verso l’India, che è il suo storico rivale.
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Andrea Ostellari (Ansa)
Il sottosegretario leghista Andrea Ostellari: «Nel pacchetto sicurezza introdurremo il rimpatrio per i minori stranieri che delinquono. Ancora più tutele per chi si difende a casa propria».
«Introdurremo nel pacchetto sicurezza il rimpatrio assistito per i minori stranieri che delinquono. È una novità che servirà anche ad arginare il fenomeno delle baby gang. E se nei campi rom i bambini vengono mandati a rubare, invece di essere mandati a scuola, va applicato il protocollo che abbiamo adottato come governo contro le mafie: quei figli devono essere tolti ai genitori e messi sotto tutela».
Andrea Ostellari, sottosegretario leghista alla Giustizia, elenca le proposte della Lega, studiate con Nicola Molteni e Matteo Salvini per affrontare il tema sicurezza, che si sta ripresentando con prepotenza dopo gli ultimi fatti di cronaca. «Sulla legittima difesa, bisogna ampliare le tutele per chi si difende in casa propria in continuità con quanto già fatto nella riforma voluta dalla Lega nel 2019: i procedimenti giudiziari non devono nemmeno partire. Non ci deve essere l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per chi si difende o per le forze dell’ordine che ci proteggono». Critiche dall’opposizione «È incredibile come a sinistra, storicamente, faticano a digerire un principio elementare: la sicurezza è alla base del vivere civile. Difendere i cittadini significa tutelare le periferie e le fasce più deboli. Le nuove regole sulla sicurezza, volute dalla Lega, unite alla riforma della giustizia, miglioreranno la vita di tutti».
A La Spezia un diciannovenne egiziano è stato accoltellato a morte, al torace, da un compagno di scuola di origine marocchina. I docenti difendono la scuola: «Non è il Bronx», ma le statistiche dicono che c’è stato un aumento significativo dei reati commessi con armi da taglio. Come pensa di correre ai ripari? Ci saranno regole più severe sulle armi da taglio? Un decreto «anti lame»?
«Sì, a scuola si portano libri e non coltelli. Quella di avere lame in tasca è una moda preoccupante, che va stroncata. Ci saranno inasprimenti delle pene sia per il porto d’armi che per la vendita ai minori. Per questo stiamo spingendo affinché sia approvata quanto prima. Magari con un decreto urgente».
Bisogna intervenire sulle famiglie e sui genitori? Intravede un problema «educativo» dietro questi episodi? Matteo Salvini ha dichiarato che «oltre alla legge servono prevenzione ed educazione».
«La nuova norma sull’ammonimento fin dai 12 anni, introdotta dalla Lega, è un primo passo. Il questore, con la nuova nostra proposta, potrà convocare i ragazzi accompagnati dai genitori, che potranno essere puniti economicamente, fino alla perdita dei benefici genitoriali, anche per reati meno gravi ma che costituiscono una spia da non sottovalutare per evitare così che si sfoci in condotte ancora più violente».
Dalle baby gang all’«allarme maranza», c’è un problema sulle nuove generazioni non perfettamente integrate?
«Uno dei temi che va affrontato subito è quello dei minori non accompagnati che delinquono. Oggi per loro esiste un’ampia tutela addirittura fino ai 21 anni. Allo stato attuale questi giovani criminali non possono nemmeno essere collocati nei Cpr. Insomma, vengono protetti anche quando non lo meritano».
Quindi?
«Introdurremo, nel decreto sicurezza oggi in discussione, il rimpatrio assistito per i minori non accompagnati che commettono reati, e dunque non dimostrano volontà di integrarsi».
Cosa intende?
«Se si verifica un crimine, procederemo con il ricollocamento assistito nel loro Paese di origine, soprattutto quando si scopre che in quel Paese una famiglia ce l’hanno eccome. È una novità voluta dalla Lega che tutelerà in primis gli stranieri che in Italia arrivano per bisogno e necessità. Come è giusto che sia».
Da sinistra vi accusano di agire solo sul penale, quando la sicurezza è un problema più complesso. «La repressione non garantisce sicurezza, servono anche politiche sociali», dice Filiberto Zaratti, capogruppo di Allenza Verdi e Sinistra in Commissione affari costituzionali alla Camera.
«Di sicuro l’integrazione non si può raggiungere solo con le parole lanciate dai salotti chic. La sicurezza è un diritto civile, come la salute e l’istruzione. Garantire la sicurezza significa aiutare le periferie e tutelare le fasce più deboli. Ed è anche una battaglia culturale, quella di educare i giovani a rispettare le regole. Bisogna educare ai valori dei nostri padri e dei nostri nonni».
A Lonate Pozzolo, vicino Varese, un uomo sorprende due rapinatori in casa e ferisce un nomade di 37 anni, che morirà in ospedale. Più di cento rom forzano la porta del pronto soccorso. E adesso si temono ritorsioni nei confronti del padrone di casa, che rischia anche l’apertura di un fascicolo per omicidio. Che idea si è fatto della storia di Jonathan Rivolta?
«La difesa in casa propria, per quanto ci riguarda, è sempre legittima. La riforma della legge fatta da noi della Lega nel 2019 ha definito in maniera chiara la cornice della legittima difesa domiciliare. E la situazione è già cambiata rispetto a qualche anno fa».
Cambiata?
«Ad esempio, abbiamo eliminato il risarcimento del danno nei confronti del delinquente. E abbiamo fatto in modo che lo Stato paghi le spese processuali al cittadino che si è difeso legittimamente».
Basta questo?
«No, e infatti vogliamo proseguire sulla stessa linea tracciata dal ministro Salvini quando era all’Interno. Nel pacchetto sicurezza introdurremo lo stop alle iscrizioni automatiche nel registro degli indagati. Un principio che deve valere non solo per le forze dell’ordine in servizio, ma anche per i comuni cittadini che si difendono in casa».
In pratica, come pensa di applicare una simile novità?
«Prima di indagare chi si difende, il pm dovrà verificare la sussistenza di cause di giustificazione. E se queste cause esistono, il procedimento non deve nemmeno partire con l’iscrizione nel registro degli indagati».
I parenti del nomade ucciso a Lonate hanno dichiarato: «Rubare era il suo lavoro, aveva due figli piccoli da crescere. Ce l’hanno ammazzato».
«Chi ruba non sta lavorando. Il lavoro è un’altra cosa. I campi rom sono spazi che vanno riportati alla legalità. Non possiamo far finta che in quei territori certe cose non succedano».
A cosa si riferisce?
«Nei campi, i bambini vengono addestrati al crimine. Il governo con istituzioni e associazioni ha dato il via al “protocollo Liberi di scegliere”, per tutelare i figli di famiglie mafiose, consentendo anche l’allontanamento dei ragazzi dai contesti in cui regna la criminalità organizzata. Una scelta che funziona, e che va estesa anche con una legge ad hoc».
Qual è la sua idea?
«Applicare le regole di questo protocollo a tutti i contesti in cui i bambini vengono sfruttati come ad esempio nei campi nomadi. Se un genitore non manda i bambini a scuola, ma li spedisce a rubare, quei figli vanno messi sotto tutela».
Pensa che la magistratura lo permetterà?
«Credo molto nella stragrande maggioranza di magistrati che lavorano in silenzio. Ciò che è mancato a questi magistrati non è l’indipendenza dal potere politico, ma l’autonomia dallo strapotere delle correnti delle toghe».
Sta dicendo che i magistrati sono le prime vittime delle correnti?
«Sì, le hanno sempre subite. È un sistema che danneggia non solo i cittadini ma la magistratura stessa. La riforma sottoposta a referendum, da questo punto di vista, può essere una vittoria per tutti».
In realtà vi accusano semplicemente di volere un pm sottomesso al governo. «Non si vuole separare la magistratura», dice Nicola Gratteri, «ma solo controllarla».
«Per capire che non è vero, basterebbe leggere il testo della riforma. È scritto chiaro che i magistrati rimarranno indipendenti e autonomi da ogni potere, pm e giudici saranno tutelati. Una libertà che oggi non hanno, essendo succubi delle logiche correntizie».
Perché sostiene che la riforma della giustizia servirà anche all’economia e agli investimenti? Non è solo una questione di diritti, ma di crescita del Pil?
«Perché una giustizia davvero libera e indipendente da ogni condizionamento è alla base di tutto. Chi crede nel nostro Paese e sta investendo non è incentivato da un sistema giudiziario farraginoso e complicato».
Quindi?
«Quindi procediamo su due binari: da un lato la riforma costituzionale, dall’altro la sburocratizzazione: velocizzare i processi, digitalizzarli, dotare i tribunali del personale necessario. Entro il 2026 prevediamo la copertura della pianta organica dei magistrati, con nuove assunzioni di personale, e questo è un risultato straordinario».
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha dichiarato che sulla responsabilità dei magistrati bisogna intervenire con caparbietà. Cito: «Il magistrato inetto e impreparato non va colpito nel portafoglio ma nella carriera, e semmai deve essere destituito». È d’accordo?
«Credo che l’inserimento nella riforma dell’Alta corte disciplinare proceda in questo senso. Stiamo ponendo le basi affinché il magistrato possa essere sanzionato o valorizzato quando è giusto farlo. È corretto prevedere sanzioni concrete, valorizzando, così, davvero il merito dei magistrati».
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Sui metal detector il ministro: «L’obiettivo è la sicurezza degli studenti».
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha fatto visita all’Istituto Comprensivo Elisa Barozzi Beltrami di Rozzano, nel milanese. Prima dell’incontro, il ministro ha parlato ai giornalisti dei nuovi progetti, in lavorazione e in avvio, per incrementare l’apprendimento e la sicurezza in ambito scolastico. «Ci sono diverse misure che noi abbiamo già iniziato ad adottare, altre che stiamo invece andando a provare. Una di queste misure è Agenda Nord, progetto che ha trovato proprio in questa scuola una sua straordinaria affermazione». Il progetto è finalizzato a superare i divari territoriali, garantendo pari opportunità di istruzione agli studenti su tutto il territorio nazionale. «Mi sono fatto stampare alcune considerazioni dell’ufficio scolastico regionale, che sono quindi considerazioni oggettive», ha dichiarato Valditara.







