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Carola confessa in tv: «Il governo tedesco mi ha fatto portare i migranti in Sicilia»

Carola confessa in tv: «Il governo tedesco
 mi ha fatto  portare i migranti in Sicilia»
Ansa
  • La Rackete, il capitano della Sea Watch, alla tv Zdf: «La città di Rothenburg voleva inviare un pullman in Sicilia per recuperare i clandestini. Ma Berlino si è opposta per mettere in difficoltà Salvini». Come si vedrà nelle prossime battaglie con Ursula von der Leyen.
  • Richard Gere: «Voglio aiutare questa gente». Stoccata di Matteo Salvini: «Li ospiti nelle sue ville». L'attore e Chef Rubio sono saliti sulla Open arms.

Lo speciale contiene due articoli.

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La certezza della pena per i giudici: far uscire prima di cella chi delinque
Mauro Glorioso, vittima dell'episodio di violenza dei Murazzi, nel giorno della sua laurea (Ansa)
Una delle ragazze che ha partecipato al lancio della bici dai Murazzi e che ha reso paraplegico Mauro Glorioso è stata scarcerata a metà della condanna. Il Tar cancella il Daspo ai vandali pro Pal di Milano.

«Prego, accomodatevi». Quella del sistema giudiziario ai cittadini che chiedono sicurezza è una risposta deprimente. Incita all’esultanza da curva maranza e baby gang, vandali di periferia e campioni da centro sociale. Per chi commette reati, sfascia beni altrui e manda all’ospedale le forze dell’ordine, ieri era un giorno di festa per due motivi.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 22 gennaio

Ecco Edicola Verità, la rassegna stampa podcast del 22 gennaio con Flaminia Camilletti

Food Talk | Lunga vita al pandoro libero da Chiara Ferragni

Dopo la chiusura con il proscioglimento della vicenda giudiziaria che ha riguardato la nota influencer, di buono resta solo lo storico dolce.

«Davigo non aveva legittimazione per ergersi a paladino di legalità»
Piercamillo Davigo (Ansa)
Pubblicate le motivazioni della condanna a un anno e tre mesi per l’ex pm di Mani pulite.

«Piercamillo Davigo non poteva ergersi, senza alcuna legittimazione, a paladino della legalità». La frase non è un commento giornalistico né una valutazione polemica: è uno dei passaggi più netti delle motivazioni della sentenza d’appello-bis della Corte d’Appello di Brescia che ha confermato la condanna dell’ex magistrato simbolo di Mani pulite a un anno e tre mesi di reclusione, con pena sospesa, per rivelazione di segreto d’ufficio. Ed è una frase che fotografa, sin dall’inizio, il giudizio severo dei giudici su una condotta ritenuta incompatibile con il ruolo ricoperto e con la cultura della legalità che Davigo ha per decenni incarnato e sbandierato sin dai tempi di Tangentopoli

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