True
2025-07-30
Ursula sotto attacco smentisce sé stessa. «L’intesa con gli Usa non è vincolante»
Ursula von Der Leyen (Ansa)
La defenestrazione di Ursula von der Leyen non è più un tabù: l’accordo (o meglio, la capitolazione) della Ue sui dazi Usa scatena reazioni durissime da parte degli Stati membri, e per il presidente arriva il momento più buio della sua esperienza alla guida della Commissione europea. Le critiche che più fanno male a Ursula sono quelle dei Paesi considerati «amici», che segnalano un suo progressivo, ineluttabile isolamento: «È un giorno triste», ha sentenziato il primo ministro francese, François Bayrou, «quando un’alleanza di popoli liberi, riuniti per affermare i propri valori e difendere i propri interessi, decide di sottomettersi». Toni diversi ma sonora bocciatura anche da parte del cancelliere tedesco Friedrich Merz (che con la Von der Leyen ha un antico rapporto di robusto, teutonico e reciproco astio): «Non sono soddisfatto di questo risultato», ha detto Merz, «ma penso che non fosse possibile ottenere di più tenendo presente la posizione di partenza che avevamo con gli Stati Uniti d'America. Sappiamo che l’economia tedesca subirà un danno considerevole a causa di queste tariffe». A completare la pattuglia dei «volenterosi», intesi come quelli che hanno tanta voglia di scaricare la Von der Leyen, ieri è arrivato il primo ministro polacco Donald Tusk: «I dazi americani sui prodotti europei sono ormai diventati realtà», ha scritto ieri Tusk sui social, «sono pari alla metà dell’importo proposto dal presidente Trump ad aprile, eppure non c’è motivo di festeggiare». Due leader del Partito popolare europeo (Merz e Tusk) e il premier di Emmanuel Macron (liberali europei): gli attacchi alla Von der Leyen arrivano da esponenti della sua stessa maggioranza.
Non solo: chi dice «abbiamo evitato una guerra commerciale» non mente, ma trascura un piccolo dettaglio: la guerra è stata evitata perché l’Europa si è arresa senza neanche provare a combattere. È come se una squadra di calcio non si presentasse in campo e l’allenatore esultasse: «Abbiamo evitato una sconfitta». Peccato però che i tre punti andrebbero comunque all’avversario. E arriva, inevitabile, la farsa: ieri mattina la Von der Leyen ha diramato una nota che, se non ci fosse da piangere, sarebbe comica. «L’accordo politico del 27 luglio 2025», recita il comunicato della Commissione, «non è giuridicamente vincolante. Oltre a intraprendere le azioni immediate, l’Ue e gli Usa negozieranno ulteriormente, in linea con le rispettive procedure interne, per attuare pienamente l’accordo politico». Traduzione: quell’accordo, siglato in pompa magna da Ursula von der Leyen e Donald Trump, dal punto di vista legale non vale niente. Non solo: per tentare di dipingere Ursula come una valorosa condottiera che si è battuta allo spasimo per difendere i popoli europei, ieri il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, ha detto ai giornalisti che «qualche settimana fa parlavamo di un dazio generalizzato del 30% e all’inizio dell'incontro tra Von der Leyen e Trump questa è stata la richiesta della controparte». Gill ha fatto pure lo spiritoso: «Non sono un matematico», ha sibilato, «ma l’ultima volta che ho controllato il 15% era più basso del 30%». La strategia comunicativa livello asilo nido vorrebbe quindi farci credere che la trattativa tra Trump e la Von der Leyen si è risolta esattamente a metà strada, con la politicante tedesca che sarebbe riuscita a pareggiare la partita con il tycoon americano. Una palla di dimensioni colossali, considerato che i dazi li ha immaginati, programmati e imposti Trump, e l’Europa li ha solo subiti. Senza contare che domenica scorsa in Scozia la Von der Leyen si è pure impegnata ad acquistare 750 miliardi in 3 anni di gas liquido americano, oltre a una quantità indefinita di armi. Peccato che gli acquisti di gas li facciano le imprese private, così come saranno (sarebbero) i privati a dover scucire i 600 miliardi di investimenti europei negli States promessi da Ursula all’«amico» Donald in questa tragicomica domenica scozzese.
Dalla Commissione ieri è arrivato anche un «pizzino» indirizzato verso chi protesta (praticamente tutti): Gill ha ricordato infatti che la Commissione non ha fatto altro che eseguire ciò che era stato indicato dagli Stati membri, con i quali le consultazioni sono state «senza precedenti per frequenza e per profondità». Una chiamata di correità che ha il gusto amaro dell’avvertimento: siete stati voi leader europei a dare il via libera a questa capitolazione. «Abbiamo creato», ha sottolineato il portavoce, «la prevedibilità e la stabilità che i nostri Stati membri e le nostre industrie ci chiedevano, in una situazione difficile». Anche un cumulo di macerie può essere stabile, verrebbe da dire, mentre a proposito di prevedibilità è prevedibile che a settembre partiranno le grandi manovre per sostituire Ursula von der Leyen con un presidente di Commissione che abbia un indice di fiducia superiore allo zero assoluto della attuale leader della Ue. Circola con insistenza il nome di Mario Draghi, che in molti (sempre che sia disponibile) vorrebbero vedere alla guida della Commissione.
Chip, farmaci, agricoltura, digitale. Versioni opposte su esenzioni e dazi
L’accordo sui dazi al 15% raggiunto domenica scorsa tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, è solo la cornice. La partita vera inizia ora. È con i bilaterali che si entrerà nel dettaglio dei singoli comparti merceologici. Von der Leyen, messa sulla graticola dalle cancellerie europee per non essere riuscita a strappare un risultato più vantaggioso, tenterà di portare a casa qualcosa che non somigli ad una resa totale e incondizionata. Sarà un braccio di ferro serrato con un timer implacabile: arrivare al fatidico 1° agosto riuscendo a «rosicchiare» per i comparti rimasti sospesi (farmaceutico, microchip e parte dell’agroalimentare) un’intesa, se non onorevole, almeno meno umiliante e soprattutto salvare la faccia.
Ieri la prima stoccata. Sul sito della Commissione europea è comparso un testo dal titolo indicativo: «Accordo commerciale Ue-Usa spiegato», che contiene contenuti sull’accordo diversi da quello riepilogativo degli Usa. Come dire: la verità dell’accordo è questa. Vediamo i punti controversi. Trump aveva specificato che l’Europa avrebbe investito centinaia di miliardi di euro in armamenti made in Usa, oltre a quelli in energia tramite importazioni di gas e petrolio. La versione era stata però rigettata da fonti della Commissione europea. Sul digitale, secondo la Casa Bianca, «gli Stati Uniti e l’Unione europea intendono affrontare le barriere commerciali digitali ingiustificate». Ma questo «impegno» non è presente nella nota dell’Ue. In poche parole, la Commissione dice: sulla web tax decidiamo noi. Nel pomeriggio il portavoce della Commissione europea per il Commercio è stato ancora più chiaro: «Non cambiamo le nostre regole e il nostro diritto di regolamentare autonomamente nello spazio digitale. La dichiarazione della Casa Bianca afferma che non adotteremo né manterremo le tariffe di utilizzo della rete e che manterremo zero dazi doganali sulla trasmissione elettronica. È corretto, ma ciò non interferisce con lo spazio normativo».
Altra divergenza è sugli standard fitosanitari nel settore agroalimentare. Per Washington le due parti «collaboreranno per affrontare le barriere non tariffarie che incidono sul commercio dei prodotti alimentari e agricoli, compresa la semplificazione dei requisiti relativi ai certificati sanitari per i prodotti lattiero-caseari e suini statunitensi», mentre Bruxelles non ne vuol sapere di mettere in discussione le norme del settore e nel documento parla di «cooperazione in materia di norme automobilistiche e misure sanitarie e fitosanitarie» e di «facilitazione del riconoscimento reciproco delle valutazioni di conformità in ulteriori settori industriali». Un capitolo aperto è quello sul vino, come su altri prodotti fondamentali della filiera food: pasta, olio di oliva, aceti, formaggio.
Sull’acciaio, come su alluminio e rame, per la Casa Bianca «le tariffe settoriali rimarranno invariate al 50% e le parti discuteranno della sicurezza delle catene di approvvigionamento per questi prodotti», mentre la Commissione prevede l’introduzione di «un sistema di contingenti tariffari basato sui flussi commerciali storici, riducendo le attuali tariffe del 50%».
Testi diversi anche su semiconduttori e prodotti farmaceutici. Per la Ue eventuali dazi (tutti ancora da discutere) sui prodotti farmaceutici, non andranno oltre «il limite massimo del 15%» e questo vale pure per i semiconduttori. «Fino a quando gli Stati Uniti non decideranno se imporre dazi aggiuntivi su questi prodotti ai sensi della Sezione 232, rimarranno soggetti solo ai dazi Mfn (nazione più favorita) statunitensi», si legge nel testo Ue. Per gli Usa invece, il 15% base si applicherà anche su questi prodotti.
Ma è nelle righe conclusive che la Commissione punta i piedi. «L’accordo rispetta pienamente la sovranità normativa dell’Ue e protegge i settori sensibili dell’agricoltura europea, come la carne bovina o il pollame», inoltre (ecco l’affondo) «non è giuridicamente vincolante. Oltre a intraprendere le azioni immediate impegnate, l’Ue e gli Stati Uniti negozieranno ulteriormente in linea con le rispettive procedure pertinenti, per attuare pienamente l’accordo politico».
Il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, in un incontro con la stampa, ha spiegato che l’intesa «è una tabella di marcia, un impegno politico». Poi ha precisato: «Quello che stiamo facendo ora è prendere quell’accordo politico, definirne i dettagli, assicurarci che tutto ciò di cui abbiamo bisogno sia presente, per arrivare a una dichiarazione congiunta. Dovrebbe essere pronta presto».
Non può essere un accordo vincolante perché, come spiegato da alcuni funzionari Ue, Von der Leyen non può assumere obblighi legali immediati a nome dell’Ue (serve un passaggio in Consiglio, almeno). Per diventare giuridicamente vincolante, l’accordo dovrebbe essere formalizzato attraverso uno strumento legale.
Quindi ora la trattativa si sposta sui tavoli bilaterali.
Intanto arrivano altre precisazioni. La portavoce della Commissione europea per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen, ha detto che gli impegni presi dal Ue con gli Usa sull’acquisto di fonti di energia per 750 miliardi di euro «riguardano i prossimi tre anni», e siccome gli obiettivi di decarbonizzazione hanno scadenze successive, «non contraddicono» l’obiettivo Ue di emissioni nette zero al 2050.
In contemporanea con la trattativa, si valuta l’utilizzo delle risorse del Pnrr per compensare le aziende colpite dai dazi. E anche questa è una bella grana.
Continua a leggereRiduci
Contestata pure dagli «amici», la Commissione chiama in causa gli Stati. Il portavoce Gill: «Abbiamo fatto ciò che ci chiedevano».Bruxelles pubblica una nota interpretativa dell’accordo sulle tariffe, che in molti punti contraddice quanto detto da Trump. La verità è che ora inizia la partita vera: quella sui singoli comparti merceologici.Lo speciale contiene due articoliLa defenestrazione di Ursula von der Leyen non è più un tabù: l’accordo (o meglio, la capitolazione) della Ue sui dazi Usa scatena reazioni durissime da parte degli Stati membri, e per il presidente arriva il momento più buio della sua esperienza alla guida della Commissione europea. Le critiche che più fanno male a Ursula sono quelle dei Paesi considerati «amici», che segnalano un suo progressivo, ineluttabile isolamento: «È un giorno triste», ha sentenziato il primo ministro francese, François Bayrou, «quando un’alleanza di popoli liberi, riuniti per affermare i propri valori e difendere i propri interessi, decide di sottomettersi». Toni diversi ma sonora bocciatura anche da parte del cancelliere tedesco Friedrich Merz (che con la Von der Leyen ha un antico rapporto di robusto, teutonico e reciproco astio): «Non sono soddisfatto di questo risultato», ha detto Merz, «ma penso che non fosse possibile ottenere di più tenendo presente la posizione di partenza che avevamo con gli Stati Uniti d'America. Sappiamo che l’economia tedesca subirà un danno considerevole a causa di queste tariffe». A completare la pattuglia dei «volenterosi», intesi come quelli che hanno tanta voglia di scaricare la Von der Leyen, ieri è arrivato il primo ministro polacco Donald Tusk: «I dazi americani sui prodotti europei sono ormai diventati realtà», ha scritto ieri Tusk sui social, «sono pari alla metà dell’importo proposto dal presidente Trump ad aprile, eppure non c’è motivo di festeggiare». Due leader del Partito popolare europeo (Merz e Tusk) e il premier di Emmanuel Macron (liberali europei): gli attacchi alla Von der Leyen arrivano da esponenti della sua stessa maggioranza. Non solo: chi dice «abbiamo evitato una guerra commerciale» non mente, ma trascura un piccolo dettaglio: la guerra è stata evitata perché l’Europa si è arresa senza neanche provare a combattere. È come se una squadra di calcio non si presentasse in campo e l’allenatore esultasse: «Abbiamo evitato una sconfitta». Peccato però che i tre punti andrebbero comunque all’avversario. E arriva, inevitabile, la farsa: ieri mattina la Von der Leyen ha diramato una nota che, se non ci fosse da piangere, sarebbe comica. «L’accordo politico del 27 luglio 2025», recita il comunicato della Commissione, «non è giuridicamente vincolante. Oltre a intraprendere le azioni immediate, l’Ue e gli Usa negozieranno ulteriormente, in linea con le rispettive procedure interne, per attuare pienamente l’accordo politico». Traduzione: quell’accordo, siglato in pompa magna da Ursula von der Leyen e Donald Trump, dal punto di vista legale non vale niente. Non solo: per tentare di dipingere Ursula come una valorosa condottiera che si è battuta allo spasimo per difendere i popoli europei, ieri il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, ha detto ai giornalisti che «qualche settimana fa parlavamo di un dazio generalizzato del 30% e all’inizio dell'incontro tra Von der Leyen e Trump questa è stata la richiesta della controparte». Gill ha fatto pure lo spiritoso: «Non sono un matematico», ha sibilato, «ma l’ultima volta che ho controllato il 15% era più basso del 30%». La strategia comunicativa livello asilo nido vorrebbe quindi farci credere che la trattativa tra Trump e la Von der Leyen si è risolta esattamente a metà strada, con la politicante tedesca che sarebbe riuscita a pareggiare la partita con il tycoon americano. Una palla di dimensioni colossali, considerato che i dazi li ha immaginati, programmati e imposti Trump, e l’Europa li ha solo subiti. Senza contare che domenica scorsa in Scozia la Von der Leyen si è pure impegnata ad acquistare 750 miliardi in 3 anni di gas liquido americano, oltre a una quantità indefinita di armi. Peccato che gli acquisti di gas li facciano le imprese private, così come saranno (sarebbero) i privati a dover scucire i 600 miliardi di investimenti europei negli States promessi da Ursula all’«amico» Donald in questa tragicomica domenica scozzese. Dalla Commissione ieri è arrivato anche un «pizzino» indirizzato verso chi protesta (praticamente tutti): Gill ha ricordato infatti che la Commissione non ha fatto altro che eseguire ciò che era stato indicato dagli Stati membri, con i quali le consultazioni sono state «senza precedenti per frequenza e per profondità». Una chiamata di correità che ha il gusto amaro dell’avvertimento: siete stati voi leader europei a dare il via libera a questa capitolazione. «Abbiamo creato», ha sottolineato il portavoce, «la prevedibilità e la stabilità che i nostri Stati membri e le nostre industrie ci chiedevano, in una situazione difficile». Anche un cumulo di macerie può essere stabile, verrebbe da dire, mentre a proposito di prevedibilità è prevedibile che a settembre partiranno le grandi manovre per sostituire Ursula von der Leyen con un presidente di Commissione che abbia un indice di fiducia superiore allo zero assoluto della attuale leader della Ue. Circola con insistenza il nome di Mario Draghi, che in molti (sempre che sia disponibile) vorrebbero vedere alla guida della Commissione.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ursula-sotto-attacco-smentisce-se-stessa-lintesa-con-gli-usa-non-e-vincolante-2673781241.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="chip-farmaci-agricoltura-digitale-versioni-opposte-su-esenzioni-e-dazi" data-post-id="2673781241" data-published-at="1753816059" data-use-pagination="False"> Chip, farmaci, agricoltura, digitale. Versioni opposte su esenzioni e dazi L’accordo sui dazi al 15% raggiunto domenica scorsa tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, è solo la cornice. La partita vera inizia ora. È con i bilaterali che si entrerà nel dettaglio dei singoli comparti merceologici. Von der Leyen, messa sulla graticola dalle cancellerie europee per non essere riuscita a strappare un risultato più vantaggioso, tenterà di portare a casa qualcosa che non somigli ad una resa totale e incondizionata. Sarà un braccio di ferro serrato con un timer implacabile: arrivare al fatidico 1° agosto riuscendo a «rosicchiare» per i comparti rimasti sospesi (farmaceutico, microchip e parte dell’agroalimentare) un’intesa, se non onorevole, almeno meno umiliante e soprattutto salvare la faccia.Ieri la prima stoccata. Sul sito della Commissione europea è comparso un testo dal titolo indicativo: «Accordo commerciale Ue-Usa spiegato», che contiene contenuti sull’accordo diversi da quello riepilogativo degli Usa. Come dire: la verità dell’accordo è questa. Vediamo i punti controversi. Trump aveva specificato che l’Europa avrebbe investito centinaia di miliardi di euro in armamenti made in Usa, oltre a quelli in energia tramite importazioni di gas e petrolio. La versione era stata però rigettata da fonti della Commissione europea. Sul digitale, secondo la Casa Bianca, «gli Stati Uniti e l’Unione europea intendono affrontare le barriere commerciali digitali ingiustificate». Ma questo «impegno» non è presente nella nota dell’Ue. In poche parole, la Commissione dice: sulla web tax decidiamo noi. Nel pomeriggio il portavoce della Commissione europea per il Commercio è stato ancora più chiaro: «Non cambiamo le nostre regole e il nostro diritto di regolamentare autonomamente nello spazio digitale. La dichiarazione della Casa Bianca afferma che non adotteremo né manterremo le tariffe di utilizzo della rete e che manterremo zero dazi doganali sulla trasmissione elettronica. È corretto, ma ciò non interferisce con lo spazio normativo».Altra divergenza è sugli standard fitosanitari nel settore agroalimentare. Per Washington le due parti «collaboreranno per affrontare le barriere non tariffarie che incidono sul commercio dei prodotti alimentari e agricoli, compresa la semplificazione dei requisiti relativi ai certificati sanitari per i prodotti lattiero-caseari e suini statunitensi», mentre Bruxelles non ne vuol sapere di mettere in discussione le norme del settore e nel documento parla di «cooperazione in materia di norme automobilistiche e misure sanitarie e fitosanitarie» e di «facilitazione del riconoscimento reciproco delle valutazioni di conformità in ulteriori settori industriali». Un capitolo aperto è quello sul vino, come su altri prodotti fondamentali della filiera food: pasta, olio di oliva, aceti, formaggio.Sull’acciaio, come su alluminio e rame, per la Casa Bianca «le tariffe settoriali rimarranno invariate al 50% e le parti discuteranno della sicurezza delle catene di approvvigionamento per questi prodotti», mentre la Commissione prevede l’introduzione di «un sistema di contingenti tariffari basato sui flussi commerciali storici, riducendo le attuali tariffe del 50%».Testi diversi anche su semiconduttori e prodotti farmaceutici. Per la Ue eventuali dazi (tutti ancora da discutere) sui prodotti farmaceutici, non andranno oltre «il limite massimo del 15%» e questo vale pure per i semiconduttori. «Fino a quando gli Stati Uniti non decideranno se imporre dazi aggiuntivi su questi prodotti ai sensi della Sezione 232, rimarranno soggetti solo ai dazi Mfn (nazione più favorita) statunitensi», si legge nel testo Ue. Per gli Usa invece, il 15% base si applicherà anche su questi prodotti.Ma è nelle righe conclusive che la Commissione punta i piedi. «L’accordo rispetta pienamente la sovranità normativa dell’Ue e protegge i settori sensibili dell’agricoltura europea, come la carne bovina o il pollame», inoltre (ecco l’affondo) «non è giuridicamente vincolante. Oltre a intraprendere le azioni immediate impegnate, l’Ue e gli Stati Uniti negozieranno ulteriormente in linea con le rispettive procedure pertinenti, per attuare pienamente l’accordo politico».Il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, in un incontro con la stampa, ha spiegato che l’intesa «è una tabella di marcia, un impegno politico». Poi ha precisato: «Quello che stiamo facendo ora è prendere quell’accordo politico, definirne i dettagli, assicurarci che tutto ciò di cui abbiamo bisogno sia presente, per arrivare a una dichiarazione congiunta. Dovrebbe essere pronta presto».Non può essere un accordo vincolante perché, come spiegato da alcuni funzionari Ue, Von der Leyen non può assumere obblighi legali immediati a nome dell’Ue (serve un passaggio in Consiglio, almeno). Per diventare giuridicamente vincolante, l’accordo dovrebbe essere formalizzato attraverso uno strumento legale.Quindi ora la trattativa si sposta sui tavoli bilaterali.Intanto arrivano altre precisazioni. La portavoce della Commissione europea per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen, ha detto che gli impegni presi dal Ue con gli Usa sull’acquisto di fonti di energia per 750 miliardi di euro «riguardano i prossimi tre anni», e siccome gli obiettivi di decarbonizzazione hanno scadenze successive, «non contraddicono» l’obiettivo Ue di emissioni nette zero al 2050.In contemporanea con la trattativa, si valuta l’utilizzo delle risorse del Pnrr per compensare le aziende colpite dai dazi. E anche questa è una bella grana.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
Continua a leggereRiduci
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
Continua a leggereRiduci