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2022-03-31
Gas: Berlino ha un piano, Cingolani che fa?
Stefano Cingolani (imagoeconomica)
Ieri la Germania ha annunciato l’inizio di un piano di emergenza nel caso in cui la Russia decida di sospendere le forniture di gas. La mossa non stupisce, ma è giusto sapere che il piano è stato solo attivato ieri, pur essendo stato pensato anni fa.
Tutto ha avuto inizio nel 2010, con il regolamento 994 voluto dall’Unione europea, abrogato successivamente con la misura 1938 del 2017. Secondo questo insieme di norme, ogni Stato membro dell’Ue deve redigere, con periodici aggiornamenti, tre documenti utili a descrivere i rischi dei sistemi nazionali del gas naturale, ad attuare precauzioni affinché il rischio sia mitigato e a gestire situazioni di crisi. Questi documenti sono la «valutazione del rischio» (risk assessment), il «piano di azione preventiva» (preventive action plan) ed il «piano di emergenza» (emergency plan). In particolare, ieri il ministro tedesco dell’Economia, Robert Habeck, ha annunciato l’attivazione del terzo documento.
A sua volta, il piano tedesco prevede tre livelli di allarme e ieri Berlino ha deciso di mettere in piedi la prima fase. L’obiettivo è che venga costituita un’unità di crisi, controllata dal ministero dell’Economia, per monitorare il livello delle forniture di gas (ad oggi, gli impianti di stoccaggio del gas della Germania sono pieni al 26,5% ma il governo vorrebbe che si arrivasse almeno al 40% entro il prossimo anno).
Nel frattempo, mentre Habeck ha chiesto ai cittadini di limitare i consumi (anche se ha ribadito che non c’è ancora carenza di gas), il governo ha già in mente le altre due fasi del piano che riguardano il taglio delle forniture per i settori aziendali meno energivori a favore di ospedali e case private. Solo in ultima istanza si chiederebbe ai cittadini di tagliare l’utilizzo del gas.
Il motivo alla base di queste precauzioni è chiaro. A partire da domani, primo aprile, ai Paesi ritenuti ostili per la Russia dovrebbe essere chiesto di pagare il gas in rubli, fatto a cui tutti i Paesi occidentali - Italia inclusa - sono contrari.
Il condizionale, in realtà, è d’obbligo. Ieri il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha fatto sapere che i Paesi compratori di gas non saranno obbligati a passare ai rubli già da domani perché «i pagamenti e la consegna sono un processo che richiede tempo». Intanto, il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, e il presidente russo, Vladimir Putin, si sono sentiti per parlare di nuovi negoziati legati proprio al pagamento del gas. Secondo quanto riferisce il Cremlino, i due leader avrebbero concordato sul fatto che un eventuale pagamento in rubli non vanificherebbe la validità dei contratti in essere, tema che sempre ieri sarebbe stato discusso anche durante una telefonata con Mario Draghi.
L’idea proposta dalla Russia, sarebbe quella di avere un pagamento comunque in rubli, ma a un cambio prestabilito deciso dalla Banca centrale russa. «Solo la valuta di pagamento sta cambiando, la valuta del contratto no», ha detto una fonte all’agenzia Reuters. Per esempio, per gli accordi conclusi in euro, il pagamento dovrebbe essere effettuato al tasso di cambio ufficiale rublo/euro fissato dalla Banca centrale russa, ha ribadito la fonte. In definitiva, Putin avrebbe fatto concessioni sulla tempistica di adeguamento alla richiesta di Mosca, ma questa sarebbe stata ribadita e, in modalità da stabilire nei dettagli, accettata dalle controparti.
Invero, lo schema proposto è solo una delle opzioni. Secondo una terza fonte russa citata da Reuters, Gazprombank, la terza banca più grande della Russia, potrebbe servire come intermediario per le transazioni tra gli acquirenti di gas e Gazprom. Il portavoce di Scholz ha spiegato che, secondo lo zar, «per i partner europei non cambierebbe nulla», poiché il pagamento avverebbe sempre in euro e poi Gazprombank convertirebbe la cifra in rubli. Scholz e Putin hanno ribadito l’intenzione di risentirsi per raggiungere un compromesso definitivo che al momento non esiste. Intanto, Putin dovrà parlare anche con Gazprom e con la Banca centrale russa per capire come attivare la procedura, se davvero alcuni Paesi europei accetteranno di pagare nella valuta russa.
Fatto sta che Gazprom, che rappresenta il 40% delle importazioni di gas europee, pur non rivelando i prezzi del gas paese per Paese, ha pianificato di far pagare ai Paesi occidentali una media di 296 dollari per 1.000 metri cubi quest’anno, dai 280 dollari del 2021.
D’altronde, la sola notizia dell’attivazione di un piano preventivo da parte della Germania ha fatto salire il prezzo del gas all’hub di Amsterdam del 13%, portandolo a 122 euro per megawattora.
La reazione del mercato è motivata dai timori sugli effetti di uno stop alle forniture di gas per l’economia tedesca. Secondo diversi esperti, la chiusura dei rubinetti potrebbe portare a una recessione della locomotiva tedesca e a un’ulteriore crescita dell’inflazione, cioè dell’aumento dei prezzi combinato con la diminuzione del potere d’acquisto. Stando alle stime, in caso di stop alle forniture, i livelli del costo della vita potrebbero raggiungere circa il 9% rispetto agli attuali valori intorno al 5,5%, diventando quindi tra i più alti del Vecchio continente.
Stoccaggi invernali al palo. Rischiamo il grande gelo ma Cingolani naviga a vista
Dopo l’annuncio del ministro tedesco dell’Economia e dell’Azione per il clima, Robert Habeck, anche la Germania, da ieri, si trova in stato di allerta precoce per quanto riguarda le forniture di gas.
Scriviamo «anche», perché l’Italia è già in condizione di preallarme dallo scorso 26 febbraio. Quasi certamente, però, in Italia e all’estero non se n’è accorto nessuno. Come La Verità ha scritto il primo marzo scorso, il ministero della Transizione ecologica ha dichiarato lo stato di preallarme gas il 26 febbraio, cui è seguito il decreto legge 28 febbraio 2022, n. 16, che all’articolo 2 ha modificato la legge che regolava la procedura cosiddetta di emergenza gas, risalente al 2011. In base a questo decreto, possono essere adottate le misure finalizzate all’aumento della disponibilità di gas e alla riduzione programmata dei consumi previste dal Piano di emergenza del sistema italiano gas con un semplice atto di indirizzo del ministro della Transizione ecologica.
Dunque, formalmente, la strada è spianata da oltre un mese per prendere provvedimenti, anche drastici, tesi a risparmiare energia, rallentare lo svuotamento degli stoccaggi, utilizzare le flessibilità già previste con i clienti che possono ridurre il carico. Forse si potevano evitare le esportazioni di gas che, sia pure per volumi bassi, si sono verificate anche in questi giorni verso Nord attraverso il passo Gries, oppure dare indirizzi a Terna per minimizzare ove possibile l’utilizzo di risorse per il bilanciamento alimentate a gas. Ma nulla di tutto questo è accaduto. Se è vero che il preallarme è soprattutto una fase di monitoraggio, è anche vero che in questo frattempo molte cose si potevano fare. Tra l’altro, l’emergenza gas normalmente termina oggi, ma ancora non si sa se sarà prorogata a comprendere l’estate e il prossimo inverno.
C’è da chiedersi, poi, se il piano di emergenza sia stato adattato alla nuova situazione, nella quale da un momento all’altro può venire a mancare in via definitiva il flusso di gas dalla Russia, che negli ultimi mesi si è attestato tra i 50 e i 70 milioni di metri cubi al giorno. Esiste un contingency plan che consideri strutturalmente questa riduzione? Quali provvedimenti immediati verrebbero presi, considerato che la legge cui fa riferimento il piano tutela innanzitutto i consumi civili? È vero che i consumi delle famiglie per il riscaldamento si azzerano d’estate, ma il fabbisogno dall’estero del sistema gas italiano non cala in maniera corrispondente. Abbiamo sempre bisogno, mediamente, della stessa quantità mensile di gas dall’estero per riempire gli stoccaggi durante l’estate.
A questo proposito, il caso delle aste per lo stoccaggio è paradigmatico. Data la situazione straordinaria del mercato all’ingrosso, con prezzi elevatissimi, era evidente che porre a zero il corrispettivo per il servizio di stoccaggio, come è stato fatto per decreto, non avrebbe di per sé fatto accorrere gli operatori del libero mercato a partecipare alle aste. La situazione attuale del mercato è tale per cui il gas estivo costa più di quello del prossimo inverno: dunque non c’è convenienza economica per gli operatori in condizioni di libero mercato a partecipare alle aste con cui si assegna il volume degli stoccaggi.
Negli ultimi 15 giorni si sono succedute cinque aste per l’assegnazione di spazio in stoccaggio, che sono andate sostanzialmente deserte (tranne una per quantitativi molto modesti su un servizio particolare, il fast cycle). A 24 ore dall’avvio della stagione, con l’incombente rischio di un taglio della fornitura russa e con l’obiettivo (a questo punto più che ambizioso) di riempire gli stoccaggi al 90% entro il 15 ottobre, ancora non si sa chi e come deve comprare il gas da mettere a riserva. Eppure, il decreto sugli stoccaggi prevedeva espressamente la possibilità di assegnare incentivi agli operatori in tal senso.
Si attendono le deliberazioni del ministro Roberto Cingolani, su cui ci sono diverse ipotesi. La prima è quella di bandire nuove aste per gli operatori dando a questi la possibilità di offrire prezzi negativi per aggiudicarsi lo stoccaggio. Ciò consentirebbe agli operatori di vedersi riconosciuto lo spread estate-inverno, mantenendo la responsabilità dell’acquisto del gas e delle operazioni di iniezione. La seconda possibilità è quella che sia un soggetto istituzionale «di ultima istanza», che potrebbe essere la stessa Snam, a occuparsi dell’intero ciclo degli stoccaggi. Del resto, siamo in un momento storico in cui il mercato non è in grado di fornire un servizio di sicurezza degli approvvigionamenti, a regole attuali. Occorre prenderne atto e agire di conseguenza.
Ieri, Cingolani era Berlino per la firma dell’accordo di sussidiarietà tra Germania e Italia, che regola le forme di mutua assistenza in caso di grave carenza di gas. Accordi simili sono già stati stipulati con altri Paesi dell’Ue sia dalla Germania sia dall’Italia. Partecipando poi al Berlin energy transition dialogue, il ministro ha detto che «sull’accordo di solidarietà sul gas fra Italia e Germania c’è piena intesa col governo tedesco: noi abbiamo chiesto un paio di settimane di tempo, per capire come lanciare le gare per lo stoccaggio». Ora però il tempo stringe e i fronti di incertezza sono davvero troppi, anche per un Paese cui magari manca una seria cultura della programmazione, ma che non può continuare a campare alla giornata.
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La Germania annuncia una task force e un sistema di razionamenti. Olaf Scholz e lo zar trattano sul pagamento in rubli delle forniture Mosca concede più tempo e assicura: «Per i partner europei non cambierà niente, a convertire il denaro ci penserà Gazprombank».Con i prezzi alle stelle, le aste estive vanno deserte. Nonostante lo stato di pre allerta, ancora esportiamo oro azzurro e non abbiamo programmi per razionalizzarne l’uso.Lo speciale contiene due articoliIeri la Germania ha annunciato l’inizio di un piano di emergenza nel caso in cui la Russia decida di sospendere le forniture di gas. La mossa non stupisce, ma è giusto sapere che il piano è stato solo attivato ieri, pur essendo stato pensato anni fa. Tutto ha avuto inizio nel 2010, con il regolamento 994 voluto dall’Unione europea, abrogato successivamente con la misura 1938 del 2017. Secondo questo insieme di norme, ogni Stato membro dell’Ue deve redigere, con periodici aggiornamenti, tre documenti utili a descrivere i rischi dei sistemi nazionali del gas naturale, ad attuare precauzioni affinché il rischio sia mitigato e a gestire situazioni di crisi. Questi documenti sono la «valutazione del rischio» (risk assessment), il «piano di azione preventiva» (preventive action plan) ed il «piano di emergenza» (emergency plan). In particolare, ieri il ministro tedesco dell’Economia, Robert Habeck, ha annunciato l’attivazione del terzo documento. A sua volta, il piano tedesco prevede tre livelli di allarme e ieri Berlino ha deciso di mettere in piedi la prima fase. L’obiettivo è che venga costituita un’unità di crisi, controllata dal ministero dell’Economia, per monitorare il livello delle forniture di gas (ad oggi, gli impianti di stoccaggio del gas della Germania sono pieni al 26,5% ma il governo vorrebbe che si arrivasse almeno al 40% entro il prossimo anno). Nel frattempo, mentre Habeck ha chiesto ai cittadini di limitare i consumi (anche se ha ribadito che non c’è ancora carenza di gas), il governo ha già in mente le altre due fasi del piano che riguardano il taglio delle forniture per i settori aziendali meno energivori a favore di ospedali e case private. Solo in ultima istanza si chiederebbe ai cittadini di tagliare l’utilizzo del gas. Il motivo alla base di queste precauzioni è chiaro. A partire da domani, primo aprile, ai Paesi ritenuti ostili per la Russia dovrebbe essere chiesto di pagare il gas in rubli, fatto a cui tutti i Paesi occidentali - Italia inclusa - sono contrari. Il condizionale, in realtà, è d’obbligo. Ieri il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha fatto sapere che i Paesi compratori di gas non saranno obbligati a passare ai rubli già da domani perché «i pagamenti e la consegna sono un processo che richiede tempo». Intanto, il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, e il presidente russo, Vladimir Putin, si sono sentiti per parlare di nuovi negoziati legati proprio al pagamento del gas. Secondo quanto riferisce il Cremlino, i due leader avrebbero concordato sul fatto che un eventuale pagamento in rubli non vanificherebbe la validità dei contratti in essere, tema che sempre ieri sarebbe stato discusso anche durante una telefonata con Mario Draghi.L’idea proposta dalla Russia, sarebbe quella di avere un pagamento comunque in rubli, ma a un cambio prestabilito deciso dalla Banca centrale russa. «Solo la valuta di pagamento sta cambiando, la valuta del contratto no», ha detto una fonte all’agenzia Reuters. Per esempio, per gli accordi conclusi in euro, il pagamento dovrebbe essere effettuato al tasso di cambio ufficiale rublo/euro fissato dalla Banca centrale russa, ha ribadito la fonte. In definitiva, Putin avrebbe fatto concessioni sulla tempistica di adeguamento alla richiesta di Mosca, ma questa sarebbe stata ribadita e, in modalità da stabilire nei dettagli, accettata dalle controparti.Invero, lo schema proposto è solo una delle opzioni. Secondo una terza fonte russa citata da Reuters, Gazprombank, la terza banca più grande della Russia, potrebbe servire come intermediario per le transazioni tra gli acquirenti di gas e Gazprom. Il portavoce di Scholz ha spiegato che, secondo lo zar, «per i partner europei non cambierebbe nulla», poiché il pagamento avverebbe sempre in euro e poi Gazprombank convertirebbe la cifra in rubli. Scholz e Putin hanno ribadito l’intenzione di risentirsi per raggiungere un compromesso definitivo che al momento non esiste. Intanto, Putin dovrà parlare anche con Gazprom e con la Banca centrale russa per capire come attivare la procedura, se davvero alcuni Paesi europei accetteranno di pagare nella valuta russa.Fatto sta che Gazprom, che rappresenta il 40% delle importazioni di gas europee, pur non rivelando i prezzi del gas paese per Paese, ha pianificato di far pagare ai Paesi occidentali una media di 296 dollari per 1.000 metri cubi quest’anno, dai 280 dollari del 2021. D’altronde, la sola notizia dell’attivazione di un piano preventivo da parte della Germania ha fatto salire il prezzo del gas all’hub di Amsterdam del 13%, portandolo a 122 euro per megawattora.La reazione del mercato è motivata dai timori sugli effetti di uno stop alle forniture di gas per l’economia tedesca. Secondo diversi esperti, la chiusura dei rubinetti potrebbe portare a una recessione della locomotiva tedesca e a un’ulteriore crescita dell’inflazione, cioè dell’aumento dei prezzi combinato con la diminuzione del potere d’acquisto. Stando alle stime, in caso di stop alle forniture, i livelli del costo della vita potrebbero raggiungere circa il 9% rispetto agli attuali valori intorno al 5,5%, diventando quindi tra i più alti del Vecchio continente. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/berlino-attiva-il-piano-per-lemergenza-gas-2657066956.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="stoccaggi-invernali-al-palo-rischiamo-il-grande-gelo-ma-cingolani-naviga-a-vista" data-post-id="2657066956" data-published-at="1648673811" data-use-pagination="False"> Stoccaggi invernali al palo. Rischiamo il grande gelo ma Cingolani naviga a vista Dopo l’annuncio del ministro tedesco dell’Economia e dell’Azione per il clima, Robert Habeck, anche la Germania, da ieri, si trova in stato di allerta precoce per quanto riguarda le forniture di gas. Scriviamo «anche», perché l’Italia è già in condizione di preallarme dallo scorso 26 febbraio. Quasi certamente, però, in Italia e all’estero non se n’è accorto nessuno. Come La Verità ha scritto il primo marzo scorso, il ministero della Transizione ecologica ha dichiarato lo stato di preallarme gas il 26 febbraio, cui è seguito il decreto legge 28 febbraio 2022, n. 16, che all’articolo 2 ha modificato la legge che regolava la procedura cosiddetta di emergenza gas, risalente al 2011. In base a questo decreto, possono essere adottate le misure finalizzate all’aumento della disponibilità di gas e alla riduzione programmata dei consumi previste dal Piano di emergenza del sistema italiano gas con un semplice atto di indirizzo del ministro della Transizione ecologica. Dunque, formalmente, la strada è spianata da oltre un mese per prendere provvedimenti, anche drastici, tesi a risparmiare energia, rallentare lo svuotamento degli stoccaggi, utilizzare le flessibilità già previste con i clienti che possono ridurre il carico. Forse si potevano evitare le esportazioni di gas che, sia pure per volumi bassi, si sono verificate anche in questi giorni verso Nord attraverso il passo Gries, oppure dare indirizzi a Terna per minimizzare ove possibile l’utilizzo di risorse per il bilanciamento alimentate a gas. Ma nulla di tutto questo è accaduto. Se è vero che il preallarme è soprattutto una fase di monitoraggio, è anche vero che in questo frattempo molte cose si potevano fare. Tra l’altro, l’emergenza gas normalmente termina oggi, ma ancora non si sa se sarà prorogata a comprendere l’estate e il prossimo inverno. C’è da chiedersi, poi, se il piano di emergenza sia stato adattato alla nuova situazione, nella quale da un momento all’altro può venire a mancare in via definitiva il flusso di gas dalla Russia, che negli ultimi mesi si è attestato tra i 50 e i 70 milioni di metri cubi al giorno. Esiste un contingency plan che consideri strutturalmente questa riduzione? Quali provvedimenti immediati verrebbero presi, considerato che la legge cui fa riferimento il piano tutela innanzitutto i consumi civili? È vero che i consumi delle famiglie per il riscaldamento si azzerano d’estate, ma il fabbisogno dall’estero del sistema gas italiano non cala in maniera corrispondente. Abbiamo sempre bisogno, mediamente, della stessa quantità mensile di gas dall’estero per riempire gli stoccaggi durante l’estate. A questo proposito, il caso delle aste per lo stoccaggio è paradigmatico. Data la situazione straordinaria del mercato all’ingrosso, con prezzi elevatissimi, era evidente che porre a zero il corrispettivo per il servizio di stoccaggio, come è stato fatto per decreto, non avrebbe di per sé fatto accorrere gli operatori del libero mercato a partecipare alle aste. La situazione attuale del mercato è tale per cui il gas estivo costa più di quello del prossimo inverno: dunque non c’è convenienza economica per gli operatori in condizioni di libero mercato a partecipare alle aste con cui si assegna il volume degli stoccaggi. Negli ultimi 15 giorni si sono succedute cinque aste per l’assegnazione di spazio in stoccaggio, che sono andate sostanzialmente deserte (tranne una per quantitativi molto modesti su un servizio particolare, il fast cycle). A 24 ore dall’avvio della stagione, con l’incombente rischio di un taglio della fornitura russa e con l’obiettivo (a questo punto più che ambizioso) di riempire gli stoccaggi al 90% entro il 15 ottobre, ancora non si sa chi e come deve comprare il gas da mettere a riserva. Eppure, il decreto sugli stoccaggi prevedeva espressamente la possibilità di assegnare incentivi agli operatori in tal senso. Si attendono le deliberazioni del ministro Roberto Cingolani, su cui ci sono diverse ipotesi. La prima è quella di bandire nuove aste per gli operatori dando a questi la possibilità di offrire prezzi negativi per aggiudicarsi lo stoccaggio. Ciò consentirebbe agli operatori di vedersi riconosciuto lo spread estate-inverno, mantenendo la responsabilità dell’acquisto del gas e delle operazioni di iniezione. La seconda possibilità è quella che sia un soggetto istituzionale «di ultima istanza», che potrebbe essere la stessa Snam, a occuparsi dell’intero ciclo degli stoccaggi. Del resto, siamo in un momento storico in cui il mercato non è in grado di fornire un servizio di sicurezza degli approvvigionamenti, a regole attuali. Occorre prenderne atto e agire di conseguenza. Ieri, Cingolani era Berlino per la firma dell’accordo di sussidiarietà tra Germania e Italia, che regola le forme di mutua assistenza in caso di grave carenza di gas. Accordi simili sono già stati stipulati con altri Paesi dell’Ue sia dalla Germania sia dall’Italia. Partecipando poi al Berlin energy transition dialogue, il ministro ha detto che «sull’accordo di solidarietà sul gas fra Italia e Germania c’è piena intesa col governo tedesco: noi abbiamo chiesto un paio di settimane di tempo, per capire come lanciare le gare per lo stoccaggio». Ora però il tempo stringe e i fronti di incertezza sono davvero troppi, anche per un Paese cui magari manca una seria cultura della programmazione, ma che non può continuare a campare alla giornata.
Assentral
I due creano così una pagina Instagram incentrata unicamente su questo modello. Arrivano i primi like e i primi commenti. Che aumentano sempre di più. Dall’altra parte dello schermo, però, non ci sono solo «personale normali». Ci sono soprattutto collezionisti e multimilionari. Gente che ha i garage pieni di pezzi da collezione. «Dal niente», prosegue Leonardo, «abbiamo iniziato a parlare con loro. Ci descrivevano le loro auto, i loro modelli. E così abbiamo iniziato ad archiviare tutto. Un sistema a grappolo in cui segnavamo tutto: il tipo di auto, il colore e così via. In poco tempo abbiamo creato un archivio unico».
Con i loro follower/collezionisti (i cui nomi non ci vengono rivelati: «Per noi il riserbo è tutto»), discutono su tutto, perfino delle questioni familiari. Si crea così un legame di fiducia. Tra di loro c’è anche un certo Alberto, uomo della finanza e dell’imprenditoria attivo anche nel mondo della nautica. Vede del potenziale in quei giovani e chiede di incontrarli. Destinazione Montecarlo. «Andavamo all’università e abbiamo speso tutti i nostri risparmi per andare lì e conoscerlo. Non sapevamo nemmeno che faccia avesse e lui non pensava fossimo così giovani, viste le nostre competenze». È il momento del salto. Quello in cui una passione, coltivata e accresciuta nel tempo («per anni abbiamo studiato solamente questo settore», spiegano i due) diventa un lavoro. Un business. Anche perché nel frattempo arrivano prime richieste: «Ma se volessi quella macchina in particolare?». L’archivio è lì, pronto. E così Leonardo ed Edoardo cominciano a sentire i loro follower, che ora diventano clienti. Diventano il centro, l’asse, che mette in contatto mondi diversi: Assentral, appunto, con l’obbiettivo di soddisfare la domanda di automobili speciali da collezione (e non solo), tramite un sistema innovativo, basato su relazioni sviluppate negli anni.
Ma questo è solo l’inizio. Perché, sempre su Instagram, i due vedono i lavori di Paul, un ragazzo scozzese. Cognome? «Niente cognome, è troppo bravo, poi ce lo portano via». Riesce a riproporre i modelli di auto in modo perfetto. Edoardo e Leonardo estraggono il loro pc per farmi qualche esempio. Cominciano a zoomare un rendering per mostrare la pelle lavorata dei sedili e perfino la marca degli pneumatici. Sembra più vero del vero. «Oggi i nostri clienti ci chiedono questo: modelli unici, fatti unicamente per loro. Noi prepariamo tutto, scegliamo con loro i colori e i dettagli, poi mandiamo i nostri progetti alla casa madre, che li realizza».
È il virtuale che diventa reale. Cosi dalle configurazioni in digitale dello studio di design di Assentral Speclab, si passa al carbonio, alle cuciture e alla pelle vera e propria. E pure a un luogo fisico, che verrà inaugurato a breve negli stessi spazi della D-Factory di Cinisinello Balsamo, la Mecca delle auto di lusso.
Un sogno italiano, quindi. Che fa sognare due giovani imprenditori ma, soprattutto, i loro clienti.
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«Jo Nesbø's Detective Hole» (Netflix)
Dopo il film con Michael Fassbender, il personaggio di Jo Nesbø arriva su Netflix con una serie che ne esplora fragilità e ossessioni. Basata su «La stella del diavolo», segue un’unica indagine tra i demoni personali del protagonista.
Harry Hole, al cinema, ha avuto il volto cupo di Michael Fassbender, i capelli ramati e un accenno di barba. Quando si è deciso di far delle sue gesta un film, si è scelto avesse le fattezze massicce dell'attore, così simile a quelle immaginate da Jo Nesbø. Poi, però, ci si è fermati. Harry Hole non ha avuto seguiti né adattamenti ulteriori. Eppure, Nesbø ha continuato a scrivere. E tanto ha prodotto da aver - finalmente - convinto una piattaforma a fare del suo detective il centro di una serie crime.
Jo Nesbø's Detective Hole, disponibile su Netflix da giovedì 26 marzo, prova a mettere insieme tutti i romanzi dello scrittore norvegese, costruendo su quel suo investigatore una narrazione capace di ricostruirne la complessità.Harry Hole, non più interpretato da Fassbender ma da Tobias Santelmann, è la copia carbone di quello che tanti detective prima di lui sono stati. Un genio preda di fantasmi e tormenti, l'intuitivo fuori scala inversamente proporzionale all'abilità di intessere relazioni umane soddisfacenti. Hole, pur noto ad Oslo come il più talentuoso fra gli investigatori, è vittima di una depressione cronica che, negli anni, lo ha indotto a sviluppare una forma altrettanto cronica di alcolismo. Beve fino a perdere conoscenza, Jim Beam, whiskey per lo più.
Eppure, il vizio non ha mai intaccato le sue capacità deduttive. Si è preso altro: il privato, le relazioni di Hole, monche e lacunose. Il detective, pur temuto e rispettato, ha amato una sola donna, senza riuscire a tenersela accanto. Rachel, un tempo amore, si è trasformata in tormento: tossica quanto e più del whiskey. Harry Hole non è mai riuscito a dirle addio. Rachel è sempre tornata, ondivaga e insicura. E con lei, puntuali, si sono fatti avanti i demoni. Gli stessi che l'investigatore sta goffamente cercando di combattere quando il candore di Oslo, sua città natale, si tinge di rosso. Una ragazza è stata trovata morta nel proprio appartamento, un dito le è stato reciso e, dietro una palpebra, il killer si è premurato di lasciarle un piccolo diamante a forma di stella. Una firma, un indizio, un peccato di vanità che, nella letteratura, ha dato il titolo ad uno dei romanzi di Nesbø.
Benché la serie Netflix ambisca ad essere un compendio di quanto prodotto dallo scrittore, Jo Nesbø's Detective Hole è basata per lo più su uno dei suoi tanti romanzi, il quinto, La stella del diavolo. Così ha voluto Nesbø, che per Netflix ha curato parte della sceneggiatura. Lo show, dunque, si trova a riavvolgere il filo per raccontare, intimamente, chi sia quest'uomo complesso. Poi, però, entra nel merito di un suo solo caso, un solo serial killer e una sola indagine, condotta - come da libro - insieme all'odiato e corretto collega Tom Waaler.
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Ford introduce le versioni BlueCruise Edition su Kuga e Puma, portando la guida assistita di livello 2 su modelli più diffusi. Il sistema è utilizzabile su oltre 135.000 chilometri di strade europee ed è incluso senza abbonamento.
Ford accelera sulla democratizzazione della guida assistita e introduce le nuove BlueCruise Edition su due dei modelli più apprezzati della gamma europea, Kuga e Puma. Le nuove versioni rappresentano un passo concreto verso una mobilità sempre più tecnologica e accessibile, portando su larga scala il sistema di assistenza alla guida di livello 2 che consente la modalità «mani libere, occhi puntati sulla strada».
Dopo il debutto europeo su Mustang Mach-E, primo sistema di questo tipo a ottenere l’approvazione normativa nel continente, BlueCruise amplia ora il proprio raggio d’azione. L’obiettivo è chiaro: offrire un’esperienza di guida più rilassata e sicura anche a un pubblico più ampio, andando oltre il segmento premium e integrandosi su modelli ad alta diffusione.
Le nuove Kuga e Puma BlueCruise Edition nascono infatti con una vocazione precisa: ridurre lo stress nei lunghi viaggi, soprattutto in autostrada. Grazie al Co-Pilot Pack di serie, il sistema consente la guida a mani libere su oltre 135.000 chilometri di arterie europee, le cosiddette «Blue Zones», distribuite in 16 Paesi. Un’estensione significativa che rende la tecnologia concretamente utilizzabile nella quotidianità.
Uno degli elementi più rilevanti dell’offerta è l’assenza di abbonamenti: BlueCruise è incluso senza costi aggiuntivi, insieme alla navigazione connessa basata su cloud, che fornisce aggiornamenti sul traffico in tempo reale e suggerisce percorsi ottimizzati. Una scelta strategica che punta a semplificare l’esperienza d’uso e a rafforzare il valore percepito del prodotto.
Non manca un’attenzione particolare al design. Le BlueCruise Edition si distinguono per dettagli esclusivi, a partire dalla livrea Vapor Blue abbinata al tetto a contrasto nero e agli specchietti coordinati. Completano il look i cerchi in lega dedicati, da 18 pollici su Puma e da 19 su Kuga. All’interno, l’ambiente si caratterizza per finiture Nordic Blue e inserti dei sedili lavorati, che conferiscono un tocco distintivo senza rinunciare alla sobrietà.
Ampia anche la gamma di motorizzazioni. Kuga è proposta in versione full hybrid e plug-in hybrid, mentre Puma affianca alle unità EcoBoost hybrid con cambio automatico anche la nuova declinazione completamente elettrica Gen-E. Una varietà che riflette la strategia multienergia del costruttore, orientata a soddisfare esigenze diverse in termini di utilizzo e sostenibilità.
Con le BlueCruise Edition, Ford compie dunque un passo deciso verso la diffusione capillare della guida assistita avanzata. Non si tratta solo di un’evoluzione tecnologica, ma di un cambio di paradigma: la comodità e il supporto alla guida diventano elementi centrali dell’esperienza automobilistica, accessibili a un pubblico sempre più vasto.
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Ansa
La parabola di Plotino si rispecchia nel bacino Mediterraneo, è l’erede di quei mondi antichi, il maestro di quel passaggio e il crocevia del pensiero, dal Medio Oriente a Roma. Dopo di lui verrà Sant’Agostino, con la Patristica. Nel suo tempo cresce la Gnosi e si diffonde il Manicheismo. A lui si deve il platonismo a Roma, con una scuola frequentata anche dai politici e dalle donne. A lui si deve il grande sogno della città governata dai filosofi, Platonopoli, che sarebbe sorta a due passi da Napoli. A lui si deve il primo, grande pensiero che supera il dualismo, con la teoria dell’emanazione e la nostalgia del Ritorno: l’Uno emana il mondo, come i raggi del sole, e le anime avvertono il conato di tornare alle origini. In Plotino la vita come il pensiero sono percorsi dalla nostalgia dell’origine. Emanazione e Ritorno sono il respiro del mondo, L’Uno espira e dà fiato al mondo, il mondo inspira e torna all’Uno. A lui si deve la prima grande filosofia della bellezza che dal corpo scorre verso l’anima e dall’anima risale a Dio.
Il suo pensiero fecondò la dottrina cristiana e il pensiero arabo, soffiò nel platonismo medioevale e nell’alchimia, poi nell’Umanesimo e nel Rinascimento, l’idealismo e il romanticismo, da Marsilio Ficino a Pico della Mirandola fino a Schelling, e poi a raggiungere nel Novecento personalità eminenti di ambiti differenti come Jung e Florenskij, Yeats e Bergson, Hillmann e Hadot, Eliade e Sestov. Pure Leopardi s’innamorò di lui e a lui dedicò un dialogo, uno dei suoi pochi scritti in difesa della vita, quando Plotino riesce a dissuadere il suo allievo Porfirio, che sarà poi il suo biografo, dal desiderio di suicidarsi.
A lui si riferirono anche scrittori e poeti del secolo scorso: da Albert Camus, che scrisse la tesi di laurea su di lui a Ezra Pound che gli dedicò una poesia giovanile in A lume spento, fino a Borges che ne parlò agli esorti della sua Storia dell’eternità.
Sarebbe un esercizio curioso e intrigante rileggere alcune teorie di Plotino alla luce della tecno-scienza di oggi e della fisica quantica: il nesso tra microcosmo e macrocosmo, la connessione di ogni parte al tutto, la convinzione che ogni particella del cosmo, come una miniatura dell’universo, abbia in sé la totalità del mondo. Tutto ciò precorre su altri versanti le più recenti teorie della fisica, le particelle di Dio, le onde elettromagnetiche e gravitazionali, le vibrazioni cosmiche...
Per tutte queste ragioni, dopo tanti anni di passione per il pensiero di Plotino nel fatidico anno 2000, mi dedicai a lui, autore sommo nel mio pantheon personale. Lo scrissi in forma di autobiografia, in prima persona, riferendomi agli ultimi anni vissuti da Plotino nella campagna di Minturno, dove morì. Al testo letterario ho aggiunto un saggio su di lui e sul suo pensiero. Il testo è un bilancio della sua vita e del suo pensiero, attraverso i luoghi e i temi che li avevano scanditi. Gli impliciti modelli di scrittura erano Così parlò Zarathustra di Nietzsche e le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.
Dietro l’apparenza di una fictio, i dettagli storici e teorici combaciavano con la realtà storica e col suo pensiero, con le fonti, i nomi e i luoghi. Dalla sua nascita e poi la sua infanzia sulle rive del basso Nilo - nei pressi dell’odierna Asyut - alla sua prima maturità ad Alessandria d’Egitto dove fu iniziato alla filosofia, poi il suo soggiorno ad Antiochia e la sua partecipazione in Siria alla guerra con i persiani, dove rischiò di essere ucciso, nel suo tentativo di spingersi verso Oriente fino a vagheggiare la meta dell’India per conoscere i sapienti. Quindi il suo viaggio verso Roma, dove fondò la sua scuola frequentata anche da senatori e patrizi, che tenne per vent’anni, le sue commemorazioni di Platone, Socrate e Aristotele, il suo sogno di fondare una città ideale a sud di Roma, Platonopoli e di convincere all’impresa l’imperatore Gallieno; il suo dialogo con l’allievo Porfirio per dissuaderlo dal proposito di togliersi la vita, quindi il suo ritiro nella campagna di Minturno, infine la sua morte intorno ai 68 anni.
È solo una congettura, invece, l’incontro con Mani e con Origene il cristiano, suoi contemporanei; autentico è invece il suo incontro fatale con Ammonio Sacca che lo iniziò alla sapienza. L’amore per Gemina è invece un’amorosa illazione su una amicizia effettiva del filosofo con una donna e con sua figlia che aveva lo stesso nome della madre, assidue della sua scuola e appartenenti al ceto nobiliare romano. Plotino aveva ritrosia a parlare e a scrivere di sé. Si vergognava di avere un corpo, fermò il suo allievo Amerio che voleva farlo ritrarre dal pittore Carterio; aveva perfino pudore di mangiare in presenza d’altri. Coltivava la vita incorporea del corpo.
Nella copertina dell’autobiografia appare il ritratto che ne fece Raffaello nella Scuola d’Atene. Immaginai che quella presunta autobiografia Plotino l’avesse poi gettata nel fiume del tempo, inabissandola nelle acque del fiume Lyris, come facevano coloro che attraversavano il fiume e per ingraziarsi l’impervio corso fluviale gettavano una moneta nelle sue acque. La moneta gettata da Plotino per ingraziarsi gli dei era la sua vita raccolta in uno scritto «sacrificale». Quel fiume Liri, oggi noto nella sua parte terminale come Garigliano, si ricongiungeva in una geografia poetica - avrebbe detto Vico - al fiume Nilo delle sue origini, ai fiumi Ilisso e Celari di Socrate, dei suoi allievi e dei suoi dialoghi platonici, poi ai fiumi della sua maturità, il Tigri e l’Eufrate, crinali d’Oriente e Occidente, e infine al Tevere alle cui sponde Plotino rimase per oltre un ventennio. Il libro finisce nei fondali del fiume e si perde ogni sua traccia; e dunque quel che i lettori hanno tra le mani in realtà non può esistere. Vissi la scrittura di quel libro nella primavera del 2000 in uno stato di grazia, felice di scrivere e di vivere in compagnia di Plotino. Spero che altrettanta gioia possa scaturire nella lettura di questo libro in compagnia di quel maestro di luce e di bellezza. Plotino ci indica la via del ritorno all’Uno, alla Casa, all’Origine e la bellezza divina dell’Essere. Come scrive Porfirio nella Vita di Plotino: «Io mi sforzo di ricondurre il divino che è in me al divino che è nell’universo».
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