Alla scoperta dei percorsi che puntano al riutilizzo delle alzaie dei canali e dei tracciati ferroviari abbandonati. Dal Trentino al Piemonte, passando per Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Liguria, il territorio settentrionale offre numerose piste. E negli ultimi anni anche il Centro Sud ha preso parte a questa trasformazione. Particolarmente bella l'ex tratta tra Umbertide e Fossato di Vico in Umbria. Cantieri aperti in Puglia e Basilicata.
Alla scoperta dei percorsi che puntano al riutilizzo delle alzaie dei canali e dei tracciati ferroviari abbandonati. Dal Trentino al Piemonte, passando per Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Liguria, il territorio settentrionale offre numerose piste. E negli ultimi anni anche il Centro Sud ha preso parte a questa trasformazione. Particolarmente bella l'ex tratta tra Umbertide e Fossato di Vico in Umbria. Cantieri aperti in Puglia e Basilicata.Lo speciale contiene un articolo e 7 approfondimenti sulle principali vie verdi del Nord Italia.Mai come adesso è stato così importante riformulare le nostre idee sul turismo. La difficoltà di organizzare anche solo un weekend all'estero e le restrizioni nazionali stanno gettando alcuni nel baratro e stimolando altri (tra operatori e fruitori) a immaginare un modo diverso di fare e offrire vacanze.L'espressione slow tourism non è certo nuova, ma è solo dall'anno scorso che viene utilizzata in maniera programmatica pensando all'Italia. Se la necessità primaria, per il momento, rimane quella di evitare gli assembramenti, allora si capisce perché i borghi e le mete alternative, i cammini ed esperienze quali il cicloturismo siano entrati a far parte dell'interesse comune. In questa cornice si inseriscono a pieno diritto le «greenways», percorsi riservati «esclusivamente a spostamenti non motorizzati, con caratteristiche di larghezza, pendenza e pavimentazione da garantirne un utilizzo facile e sicuro. Il riutilizzo delle alzaie dei canali e delle linee ferroviarie abbandonate ne costituisce lo strumento privilegiato». Così la European Greenways Association, nata nel 1998 a Namur (Belgio) con l'obiettivo di incoraggiare la creazione e la promozione di vie verdi in Europa.Un modo di viaggiare caratterizzato da un approccio lento ed ecologista, che trova conferma nei circa 1.000 chilometri di ferrovie italiane dismesse e divenute ciclabili, su un totale di 5.000 disponibili. «Manca l'80%»: così Antonio Dalla Venezia, presidente Comitato tecnico scientifico Bicitalia, Fiab nazionale, il quale ci parla in maniera entusiastica di «un progetto che dura da decenni e che ha ricadute positive sul comparto turistico e non solo».«Attualmente - si legge sul sito delle Ferrovie dello Stato - sono circa 1.700 le stazioni impresenziate della rete ferroviaria italiana che concediamo tramite contratti di comodato d'uso gratuito alle associazioni e ai comuni affinché siano avviati progetti sociali che abbiano ricadute positive sul territorio».I finanziamenti, erogati dai ministeri, dalle regioni o dall'Unione Europea - hanno finora dato vita a 57 ciclovie (più o meno lunghe) lungo ex ferrovie. «Se inizialmente - continua Dalla Venezia - era il Nord il più virtuoso, da dieci anni a questa parte il Centro Sud ha preso pienamente parte a questa trasformazione. Si pensi all'ex ferrovia tra Umbertide e Fossato di Vico (PG) e ai lavori in corso sia in Puglia che in Basilicata, per citare alcuni tra i 10 cantieri aperti in questo momento».Al di là delle esigenze legate al viaggio, la mobilità sostenibile è un diritto oltre che un dovere civico. In particolare, la bicicletta non solo migliora lo stato di salute psicofisico, rispondendo alla necessità sempre crescente di un contatto con la natura, ma può diventare (e in parte sta diventando) un'alternativa all'uso dell'automobile, anche integrandosi con l'uso di altri mezzi di trasporto.Le ciclabili su ferrovie dismesse riscuotono maggiore interesse da quando è scoppiata la pandemia? «Indubbiamente - risponde Dalla Venezia - secondo una ricerca di Legambiente, da un anno a questa parte si è registrato un raddoppio delle ricerche su Google in base a parole chiave come cicloturismo o turismo in bicicletta. Insomma, un + 100 percento. A essere maggiormente interessati sono i giovani e le ricerche vengono fatte anche da chi non è quasi mai salito su una bicicletta».Il che testimonia che il turismo di prossimità - legato o meno che sia alle contingenze - rimane al centro dell'attenzione. Ma perché optare per piste ciclabili ricavate da sedimi ferroviari? «L'appetibilità e il fascino che regala un percorso di questo tipo è ampiamente superiore a una normale ciclovia, perché significa pedalare nella memoria e godere di emozioni diverse». Binari, ponti e viadotti rappresentano infatti un vero e proprio patrimonio culturale e architettonico.Alcune regioni si sono particolarmente distinte per l'impegno profuso. Per premiarle, è stato indetto l'Italian Green Road Award, l'Oscar italiano del cicloturismo, giunto ormai alla sua sesta edizione, a cui partecipa anche Ferrovie dello Stato Italiane. Le candidature per il 2021 si sono aperte a inizio aprile: ogni regione può proporre un massimo di due vie verdi. Dal 18 al 20 giugno, sarà l'Abruzzo - Oscar del Cicloturismo 2020 con la ciclovia Bike to Coast - a ospitare nella città di Pescara la cerimonia di premiazione.La selezione che segue include alcune piste ciclabili ricavata dai sedimi ferroviari del Nord Italia.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/turismo-bici-pedala-ex-binari-2652631801.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="trentino-alto-adige" data-post-id="2652631801" data-published-at="1618837552" data-use-pagination="False"> Trentino Alto Adige Caldaro (iStock) La tratta Bolzano - Caldaro, altrimenti conosciuta come pista ciclabile dell'Oltradige, si snoda lungo una ferrovia ottocentesca dismessa dal 1971. Il punto forte sono i paesaggi: fiumi (Isarco e Adige), vigneti e laghi (di Caldaro).Da un punto di vista strettamente ferroviario, degni di nota sono il ponte in ferro sull'Adige e le due gallerie di Appiano, sulla Strada del Vino.20 km percorribili in meno di un'ora e mezza, vista la facilità del percorso e i pochi tratti di traffico promiscuo.Tappa intermedia è Castel Firmiano, fortezza medievale entrata a far parte del circuito dei Messner Mountain Museum, insieme al Corones, al Dolomites, allo Juval, al Ripa e all'Ortles. Di più: ne è il cuore. Il progetto è stato voluto dal grande alpinista per onorare la montagna (inutile ripeterlo: i musei sono chiusi fino a successiva ordinanza).A Caldaro si trova, come suggerito dal nome, il bacino d'acqua naturale più caldo (e anche il più grande) delle Alpi, che durante la bella stagione invoglia a tuffarsi. Importante: è meglio munirsi di acqua preventivamente. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/turismo-bici-pedala-ex-binari-2652631801.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="friuli-venezia-giulia" data-post-id="2652631801" data-published-at="1618837552" data-use-pagination="False"> Friuli Venezia Giulia La ciclovia Alpe Adria (iStock) Dalla montagna al mare su due ruote: la ciclovia Alpe Adria sembra raccogliere l'essenza del Friuli Venezia Giulia e metterla a disposizione del ciclista.Creata in cooperazione con l'Austria, questa pista ciclabile transfrontaliera è una delle più frequentate d'Italia. L'intero percorso prevede 8 tappe, a unire idealmente Mozart e l'Adriatico, attraversando le Alpi.Quanto al tracciato esclusivamente italiano, i chilometri sono 175, ma è possibile percorrere dei singoli tratti: Tarvisio – Venzone (60 km), Venzone – Udine (55 km) e Udine – Grado (59 km). Il primo segmento segue il tracciato della vecchia ferrovia Pontebbana, aperta nel 1879 e dismessa nel 1995. Luoghi di interesse, oltre a Tarvisio, sono Pontebba e Moggio Udinese. Gallerie e viadotti tra i più evocativi d'Europa si snodano in mezzo a prati, boschi e vigne. A Chiusaforte l'ex stazione è diventata un punto ristoro dotato anche di camere e di una ciclofficina, esempio di una riconversione ben riuscita. Da Venzone a Udine, invece, segnaliamo Bordano (il paese delle farfalle) e Osoppo, ex insediamento celtico.La terza tratta (la più trafficata) conduce direttamente al mare. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/turismo-bici-pedala-ex-binari-2652631801.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="veneto" data-post-id="2652631801" data-published-at="1618837552" data-use-pagination="False"> Veneto Treviso, fiume Sile (iStock) La Treviso – Colzè (VI) è un'ottima scusa non solo per attraversare le campagne del Veneto, ma anche per ammirare alcune delle sue storiche ville (La Badoèra, Villa Cornaro e Villa Contarini). Un tempo dimore dei nobili della Repubblica di Venezia, sono oggi testimonianze storico-artistiche di inestimabile valore. E anche paesaggistiche: i giardini che le circondano sono sontuosi. Particolarmente degne d'attenzione le ville palladiane, non a caso Patrimonio dell'umanità Unesco.59,7 chilometri (poco più di 3 ore) separano le due località lungo l'ex ferrovia che collegava Treviso a Ostiglia. La brutta notizia è che non ci sono fontanelle per l'acqua: fondamentale, quindi, portarsi dietro una buona scorta. La pista affianca per un tratto il fiume Sile, tutelato dall'omonimo Parco Naturale Regionale. Ponti, ex stazioni e binari convivono con robinie, aceri ed altre specie, mentre nei campi vengono coltivate le specialità della zona, il radicchio trevigiano e l'asparago di Badoere Igp, da accompagnare con un'altra specialità locale: il Prosecco Superiore delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene.La Treviso – Colzé è una delle piste ciclabili più amate del Veneto e d'Italia. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/turismo-bici-pedala-ex-binari-2652631801.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="emilia-romagna" data-post-id="2652631801" data-published-at="1618837552" data-use-pagination="False"> Emilia Romagna San Giovanni in Persiceto (iStock) È stato inaugurato lo scorso 13 aprile: è il tratto che unisce Mirandola (MO) a Osteria Nuova (BO). Realizzato lungo l'ex ferrovia Bologna – Verona, fa parte della Ciclovia del Sole, a sua volta inserita nell'itinerario Eurovelo 7, che collega Capo Nord a Malta. 46 k m di facile percorrenza che, attraverso stazioni abbandonate e ponti di metallo, tocca in tutto 8 comuni. Questa pista ciclabile è un caso a sé stante nel panorama italiano: sul percorso sono presenti piazzole dotate di wi-fi, carica cellulare ed e-bike, ma anche di attrezzi e acqua. Tra le località, segnaliamo San Giovanni in Persiceto, considerato una sorta di piccola Bologna per i suoi portici colorati. Da non perdere le panchine ispirate a grandi artisti della storia, ma anche la statua di Re Gino, che rappresenta un gatto seduto su una sedia. Un era la tempo mascotte del paese, che per il resto è ricco di chiese, musei e murales. Anche Mirandola merita una visita approfondita, soprattutto per la Pieve Romanica di Santa Maria ad Nives, bene del FAI. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/turismo-bici-pedala-ex-binari-2652631801.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="lombardia" data-post-id="2652631801" data-published-at="1618837552" data-use-pagination="False"> Lombardia Cornello dei Tasso (iStock) In Lombardia figurano 121,3 chilometri di ferrovie dismesse e convertite in piste ciclabili. Una di queste è la Zogno - Piazza Brembana, in provincia di Bergamo. 21 chilometri a cui, da due anni, è stato aggiunto un altro tratto (Sombreno - Zogno).L'ideale è partire dal centro di Bergamo, percorrendo un tratto della greenway del Morla (così è chiamata la ciclabile di Sombreno): poco meno di 50 chilometri da attraversare su due ruote, ammirando i paesaggi circostanti con lentezza. A Zogno bisogna percorrere la Statale SS470 per 2 chilometri prima di raggiungere la ciclabile della Val Brembana. Fortunatamente l'amministrazione ci sta lavorando. Durante il percorso si toccano luoghi di grande interesse:Porto di Clanezzo, con il suo ponte sospeso, l'antica dogana e il ponte millenario di Attone;San Pellegrino Terme: famosa per lo stile Liberty, il suo Grand Hotel e l'ex casinò, ora trasformato in stabilimento termale (gruppo QC Terme);Oneta (frazione di San Giovanni Bianco): il paese natale di Arlecchino;Cornello dei Tasso: antico borgo famoso per la famiglia Tasso, precorritrice delle poste moderne. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/turismo-bici-pedala-ex-binari-2652631801.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="piemonte" data-post-id="2652631801" data-published-at="1618837552" data-use-pagination="False"> Piemonte Ciclabile delle Risorgive (YouTube) Per il Piemonte abbiamo scelto la pista ciclabile Airasca – Villafranca, entrambi comuni del Torinese. Una ciclovia adatta a tutti, vista la brevità (16.5 km) e la pendenza quasi assente. L'unica accortezza è quella di scegliere una mountain bike o una bici da trekking, le più adatte a questo tipo di percorso.Pedalando lungo la ex ferrovia che, fino al 1986, collegava Airasca e Saluzzo (CN), si gode appieno della natura, dominata dai campi di mais e di grano, dai pioppeti e dal profilo del Monviso. Nel mentre, segnali, passaggi a livello e altre testimonianze ferroviarie. Pit stop obbligatorio a Vigone, dove si trova una fontanella dove fare scorta d'acqua, oltre a uno dei presepi più grandi d'Italia, esposto nel municipio. Arrivati a Villafranca si incontrano il Po, l'antichissima Cappella della Missione (circondata dall'omonimo boschetto naturalistico), la Chiesa della Beata Vergine delle Grazie e i resti del castello.La ciclovia è anche conosciuta come Via delle Risorgive, viste le numerose sorgenti di acqua dolce del territorio. Ogni comune è dotato di un'area di sosta. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/turismo-bici-pedala-ex-binari-2652631801.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="liguria" data-post-id="2652631801" data-published-at="1618837552" data-use-pagination="False"> Liguria Simone Bianchi La Framura - Levanto (SP) è una delle piste ciclabili più belle che si possano immaginare. Qui mare, montagne e case dai colori pastello contribuiscono a creare un paesaggio più unico che raro, reso ancor più invogliante dai sapori del territorio.Un angolo di Liguria, questo, conosciuto anche come "Baie del Levante" e che include (oltre ai due comuni sopracitati) Bonassola, Deiva Marina e Moneglia. Siamo tra le Cinque Terre e il Golfo del Tigullio.I chilometri della ciclopedonale Maremonti sono circa 5,5 e il percorso – per lo più in galleria – dura una ventina di minuti. La tratta inizia dal fondo del parcheggio sopraelevato di Levanto ed è pianeggiante fino alla fine. Alcuni punti danno l'accesso a calette nascoste e poco frequentate, dove il mare è più limpido.Una pista ciclabile perfetta per la stagione estiva, vista la frescura offerta dalle gallerie, che sembra di percorrere in treno, ma a un'andatura più lenta. La ferrovia interessata collegava un tempo Genova e Pisa e venne dismessa nel 1970. Il progetto attuale è quello di allungare la ciclopedonale, annettendo altri paesi.
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.
Nei riquadri, Letizia Martina prima e dopo il vaccino (IStock)
Letizia Martini, oggi ventiduenne, ha già sintomi in seguito alla prima dose, ma per fiducia nel sistema li sottovaluta. Con la seconda, la situazione precipita: a causa di una malattia neurologica certificata ora non cammina più.
«Io avevo 18 anni e stavo bene. Vivevo una vita normale. Mi allenavo. Ero in forma. Mi sono vaccinata ad agosto del 2021 e dieci giorni dopo la seconda dose ho iniziato a stare malissimo e da quel momento in poi sono peggiorata sempre di più. Adesso praticamente non riesco a fare più niente, riesco a stare in piedi a malapena qualche minuto e a fare qualche passo in casa, ma poi ho bisogno della sedia a rotelle, perché se mi sforzo mi vengono dolori lancinanti. Non riesco neppure ad asciugarmi i capelli perché le braccia non mi reggono…». Letizia Martini, di Rimini, oggi ha 22 anni e la vita rovinata a causa degli effetti collaterali neurologici del vaccino Pfizer. Già subito dopo la prima dose aveva avvertito i primi sintomi della malattia, che poi si è manifestata con violenza dopo la seconda puntura, tant’è che adesso Letizia è stata riconosciuta invalida all’80%.







