Daniele Capezzone con Alessandro Rico: i media e la campagna vaccinale.
Francesco Figliuolo punta alle 750.000 inoculazioni al giorno e valuta l'uso di Vaxzevria per tutte le fasce d'età. Giorgio Palù (Aifa) ammette: «Errori di comunicazione». La Lombardia accelera, frenata in Emilia. Sprint nelle isole campane, ma il richiamo per gli over 80 è a rischio.
«Si sta valutando di estendere Astrazeneca alla «classe di età inferiore ai 60, questo sulla base degli studi. Ne sto parlando con Iss e con il Cts dell'Aifa». L'annuncio è arrivato ieri dal Commissario per l'Emergenza, Francesco Figliuolo. L'obiettivo è non rallentare la corsa della campagna di immunizzazione, perché «i vaccini vanno impiegati tutti», ha sottolineato il commissario. Ricordando che Astrazeneca è consigliato a determinate classi «ma l'Ema dice che va bene per tutti». Anche il presidente dell'Agenzia italiana del farmaco, Giorgio Palù, in tv ha ribadito che sul prodotto anglosvedese «ci sono stati errori di comunicazione» ma alla fine l'Aifa «ha dato dei suggerimenti, indicazioni non stringenti per gli over 60 perché sono stati riscontrati eventi avversi rarissimi».
Avanti tutta, quindi. Grazie anche alle prossime forniture. Nel trimestre aprile, maggio e giugno di circa 62 milioni di vaccini, cui si sommeranno per il prossimo trimestre circa 94 milioni di dosi. Nel solo mese di maggio sono previste forniture tra i 15 e i 17 milioni, riguardanti in gran parte Pfizer, poi Moderna, Astrazeneca e Johnson & Johnson. Ad oggi risultano 20,7 milioni di somministrazioni a fronte di 24,7 milioni di dosi consegnate. Ci sono a disposizione 4 milioni di vaccini da impiegare nei prossimi giorni fino ai nuovi arrivi previsti per il 6 maggio. «Quando verrà messa in sicurezza una massa critica di over 65 si aprirà a tutti in maniera parallela, dando spazio alle aziende, a coloro i quali in questo momento hanno messo a disposizione i loro spazi per la cittadinanza, inviando le dosi e aprendo in maniera contemporanea per far ripartire il paese dando fiato e spazio e respiro alle classi produttive», ha affermato Figliuolo. Che sarebbe pronto ad alzare l'asticella a un ritmo di 750.000 inoculazioni al giorno. Obiettivo raggiungibile, almeno in alcune regioni. Come la Lombardia, dove ieri pomeriggio si è vaccinato (con Astrazeneca) anche il presidente Attilio Fontana. Ogni giorno questa regione fa oltre il 23% del totale nazionale delle somministrazioni con il 16% della popolazione (e quindi delle consegne). Sono già un milione i lombardi immunizzati con entrambe le dosi (per il 60% over 80). 2,5 milioni con un almeno una dose, con una media superiore a 100.000 vaccinazioni al giorno. A proposito delle prenotazioni per la vaccinazione degli over 50, Fontana ha commentato: «Stiamo attendendo di avere la programmazione delle forniture perché è inutile che facciamo delle prenotazioni se poi per mancanza di forniture non siamo in grado di rispettarle. Appena avremo un programma apriremo anche a quella fascia d'età». Intanto sulle seconde dosi dei fragili ha aperto senza prenotazione, con percorsi separati.
Ma la campagna vaccinale viaggia a diverse velocità lungo lo Stivale. A parte la Lombardia che è in costante crescita, resta ancora molta volatilità nei numeri. C'è chi registra improvvise frenate, come l'Emilia Romagna, e chi strane accelerazioni come la Campania dove il governatore Vincenzo De Luca rischia di sacrificare i richiami degli over 80 per immunizzare le isole in vista della stagione turistica e tutta Napoli entro giugno (in vista di un ritorno elettorale). Procida è la prima isola in Italia ad essere Covid free, Capri lo sarà nel fine settimana, e a Ischia, da oggi, si intensifica la campagna.
Il governatore campano ha fatto partire ieri anche le vaccinazioni degli addetti al settore del trasporto pubblico: prima agli over 50 dell'Eav (l'Ente Autonomo Volturno) per poi aprire, seguendo le fasce di età, ai dipendenti di tutto il comparto. Intanto, nel capoluogo la sola Asl Napoli 1 Centro procede ad un ritmo di 12.000 vaccinazioni al giorno e l'hub interaziendale sta passando dalle 2.000 vaccinazioni al giorno alle 8.000. De Luca vuole poi vaccinare tutti gli addetti, compresi tassisti, Ncc e aziende di cabotaggio marittimo, continuando a uscire dallo schema prefissato dalla struttura commissariale. «Noi andiamo avanti nonostante la delinquenza politica di cui è espressione il commissariato che gestisce i vaccini nel nostro Paese sulla base della linea del mercato nero», ha tuonato nuovamente ieri, ormai senza freni e nel silenzio (imbarazzato?) dei suoi compagni di partito.
Questa incostanza in alcune regioni potrebbe però rappresentare un rischio perché sta per arrivare l'ondata delle seconde dosi e dal punto di vista logistico, per non ingolfare la catena delle somministrazioni. Inoltre andrà rafforzata la fase di anamnesi dove si concentrano i colli di bottiglia.
Soprattutto per quanto riguarda i destinatari dell'Astrazeneca: sarebbe, per esempio, opportuno fare un prescreening dirottando i casi incerti su delle postazioni dedicate. Senza dimenticare che alcuni richiami, soprattutto quelli per le prime dosi di Az che vengono fatte in questi giorni, cadranno tra luglio e agosto quando le persone saranno in ferie. E anche questa variabile andrà gestita prima che diventi un problema (sembra ci siano già state disdette delle prime dosi).
Intanto Figliuolo ha lanciato l'ennesimo appello a tutti i presidenti delle Regioni affinché seguano il piano vaccinale: over 80, 70-79enni, over 65. «Non disperdiamo le dosi in altri rivoli», ha detto anche ieri senza fare nomi (ma a De Luca saranno fischiate le orecchie). Il Commissario ha poi ribadito la linea del presidente del Consiglio, secondo la quale - se necessario - l'Italia non si fermerà ai vaccini acquistati in ambito europeo.
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Francesco Paolo Figliuolo (N.Campo/Getty Images)
Troppo pochi i soggetti deboli vaccinati finora. Il generale ordina lo stop agli appuntamenti per gli under 60. Vulnerabili e caregiver (coi conviventi) saranno conteggiati in un'unica categoria: c'è il rischio di falsare i dati.
«L'attuale piano vaccinale assegna a ciascuna Regione/Provincia autonoma un target giornaliero di somministrazioni» da rispettare nell'arco di una settimana che è «essenziale per l'avvicinamento progressivo all'obiettivo delle 500.000 dosi indicato nel piano vaccinale». Con questo comunicato diffuso ieri il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo torna in pressing sui governatori allegando anche una tabella con i target delle somministrazioni giornaliere divisi per ciascuna Regione: per esempio, 29.500 vaccini al giorno per la Campania, 30.000 per il Lazio, 51.000 per la Lombardia e 25.243 per il Veneto.
Il criterio di distribuzione, viene aggiunto, è stato infatti rivisto in base al principio «una testa, un vaccino» diventato esecutivo tra il 15 e il 18 aprile. I primi dati definitivi al momento di andare in stampa, quelli di lunedì 19, danno risultati misti: la Lombardia svetta con 58.539, il Lazio è appena sotto il target, 29.168, la Campania poco sopra, 30.292, la Liguria va molto bene, 12.471, mentre Veneto ed Emilia Romagna si fermano a 20.556 e 12.670.
Non solo: in serata Figliuolo ha anche raccomandato alle Regioni e alle Province autonome di attenersi «puntualmente» al dettato dell'ordinanza del 9 aprile, fino ad assicurare la copertura delle categorie indicate, senza estendere - fino a nuove disposizioni - le prenotazioni a soggetti di età inferiore a 60 anni. Dai dati in possesso della struttura commissariale è infatti emerso che le categorie poste in priorità «non risultano ancora coperte da vaccino in proporzione tale da garantire, ad oggi, la loro messa in sicurezza».
Così non va bene, insomma. La road map è comunque tracciata per consentire quel cambio di passo ancora necessario: nel primo comunicato di ieri, infatti, si parla di previsto raggiungimento dell'obiettivo delle 500.000 somministrazioni al giorno nell'ultima settimana di aprile. In realtà, nel piano Figliuolo il traguardo era già previsto nella settimana compresa tra il 14 aprile e ieri (lunedì sono state inoculate 291.501 dosi con una media settimanale di 310.489 al giorno). Intanto, però, il governo Draghi ha «spacchettato» meglio la categoria «altro» con cui vengono indicati alcuni vaccinati nella raccolta dei dati.
Fino a ieri in questo «altro» erano finiti anche i «fragili» e i «caregiver» e gli ultra 70, creando però un problema di reporting alla struttura centrale che deve verificare il rispetto delle priorità «raccomandate». Ora, nel report del governo i dati delle Asl che prima confluivano nella categoria «altro» - circa 4,5 milioni di persone - sono stati estrapolati e inseriti nel conteggio delle categorie prioritarie.
In particolare, sono state aggiunte le voci soggetti fragili e caregiver e indicate le categorie over 70 e over 60, che prima erano estrapolabili dall'anagrafica generale ma che includevano soggetti di tutte le altre categorie.
Finalmente verrà garantita una maggiore trasparenza? Non proprio. Perché i numeri sulle vaccinazioni fatte ai fragili e ai caregiver continuano a essere mescolati mostrando una fotografia deformata. Soprattutto in alcune regioni.
Prendiamo la Puglia (121.249 i fragili più caregiver vaccinati, secondo il report del governo), dove l'apertura straordinaria degli ambulatori vaccinali pugliesi a Pasqua e Pasquetta aveva consentito di somministrare circa 13.000 dosi ai cosiddetti caregiver, tra cui anche familiari e conviventi, con questa formula: niente prenotazione, ci si presenta con i documenti necessari e si ottiene la dose di AstraZeneca
In sostanza, bastava presentare una certificazione da cui emerge l'esistenza di una disabilità grave e dichiararsi «caregiver» di quella persona. Senza alcuna possibilità di sottoporre a controllo questo tipo di dichiarazione. Il risultato, per la somministrazione di dosi AstraZeneca avvenuta per esempio nella Asl di Taranto tra il 23 marzo e il 12 aprile, sono stati 21 fragili vaccinati e 2.373 caregiver (bisognerebbe vedere lo stesso documento per Pfizer e Moderna, solitamente somministrate ai soggetti vulnerabili).
La «virtuosità» di una regione sul fronte dei fragili, rischia insomma di essere falsata. Non a caso il consuntivo delle regioni è molto diverso: in Sicilia siamo già a quota 260.576, in Campania a 244.456, mentre il Lazio è a 76.407 e la Lombardia a 101.733.
Secondo i nuovi dati, fino a lunedì scorso in Italia sono stati vaccinati 1.740.521 fragili più caregiver. Ebbene, nel decreto sul nuovo piano vaccinale di Figliuolo si legge che il target di estremamente vulnerabili da immunizzare è di 2.083.609 milioni di persone. Saremmo a un passo dal traguardo. Ma quanti sono però i fragili e quanti i tutori/conviventi delle singole regioni? E con quali vaccini sono stati immunizzati? Con AstraZeneca o con Pfizer e Moderna? Questo il nuovo contatore ancora non lo dice. Lasciando aperta una falla. Eppure esiste un'anagrafe delle persone classificate come vulnerabili (infartuati, oncologici, trapiantati etc) e sarebbe stato più trasparente indicare i target misurando il raggiungimento nelle singole regioni. Quello vero.
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Getty Images
- La campagna resta appesa al parere dell'Ema su Janssen dopo il blocco Usa. Potrebbero però volerci giorni. Aifa ipotizza limitazioni. Allarme dal Pirellone sul rifiuto di Az da parte dei cittadini, ma Letizia Moratti smentisce.
- Secondo l'ufficio statistico del Regno Unito, il 25% dei decessi attribuiti al virus non è stato causato dalla pandemia, ma da altre patologie. Da 15 giorni vittime inferiori a 28.
Lo speciale contiene due articoli.
Nella battaglia per accelerare le vaccinazioni, il generale Figliuolo forse sarà di nuovo costretto a rivedere «armi» e strategie. Se il blocco di Johnson&Johnson non viene risolto nel giro di pochi giorni, il piano vaccinale rallenterà ancora una volta. Adesso si tratta di 184.000 monodosi arrivate nei magazzini di Pratica di Mare e da lì neppure uscite, ma a giugno ne aspettiamo 7 milioni, nel frattempo forse altre 400.000 dosi. Serviranno per tutti o verranno anche queste destinate agli over 60, come già successo con Astrazeneca?
Siamo in attesa di conoscere quali decisioni prenderà la Food and drugs administration, l'Agenzia statunitense del farmaco, dopo aver fermato il vaccino in seguito ai sei casi di trombosi segnalati negli States (su 6,8 milioni di dosi somministrate), ma di certo la Fda non ha la fretta che assilla le Agenzie regolatorie dei singoli Paesi Ue, con pochi vaccini ancora a disposizione. Oltreoceano abbondano le fiale Pfizer, già a gennaio furono consegnate 200 milioni di dosi solo di quell'azienda, invece qui il farmaco monodose J&J - che si conserva facilmente in frigorifero senza bisogno di congelarlo - sembrava l'ideale per velocizzare una campagna che finora ha immunizzato solo 4 milioni di cittadini.
Utilizziamo il passato, perché quel vaccino è al momento bloccato, e perché il direttore generale dell'Aifa, Nicola Magrini, ha pensato bene di anticipare una possibile strada in salita per il siero statunitense, affermando a Porta a Porta che «le limitazioni sono possibili e ragionevoli», dal momento che «ci sono molte similitudini con il vaccino Astrazeneca». Conclusioni a cui sarebbe giunta anche Patrizia Popoli, presidente della Commissione tecnico scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco, che a Rainews24 ha dichiarato: «È verosimile che il vaccino anti Covid di Johnson&Johnson possa essere limitato agli over 60». Quindi in assenza di dati di farmacovigilanza, l'Aifa già raccomanderebbe il nuovo vaccino, il quarto approvato in Italia e per tutti gli over 18, solo per la popolazione più anziana?
Gli occhi sono tutti puntati sull'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, la prima a dover sciogliere le riserve su Johnson&Johnson dopo il parere che sarà espresso dalla Fda. L'Ema prevede di «emettere una raccomandazione la prossima settimana», ha fatto sapere. Potrebbe anche agire in autonomia, il tempo è prezioso nel Vecchio Continente e se le conclusioni poi fossero le stesse raggiunte per Astrazeneca, ovvero che i benefici superano i rischi, lo stallo odierno, il blocco di un vaccino che non è ancora stato somministrato nell'Ue sarebbe servito solo a rallentare la campagna di vaccinazione. Oltre a infondere altri dubbi sulla sicurezza di un farmaco anti Covid.
Ieri il commissario straordinario per l'emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, comunicava che era iniziata la distribuzione di 1,5 milioni di dosi di Pfizer, «consegne che interesseranno più di 210 strutture sanitarie in tutta Italia» e che si dovrebbero concludere oggi. Non solo, il generale ha annunciato di aver ricevuto «una chiamata dal premier, Mario Draghi, che mi ha comunicato l'arrivo per l'Europa in questo trimestre di 50 milioni di dosi Pfizer in più. Per l'Italia vuol dire oltre 670.000 dosi in più ad aprile, 2 milioni e 150.000 dosi in più a maggio e oltre 4 milioni di dosi in più a giugno». Finalmente una bella notizia, commentava, «il piano va avanti così come l'avevo strutturato, per questo sono davvero contento». Figliuolo si è dichiarato soddisfatto perché «ci sono molte Regioni che stanno per terminare le vaccinazioni degli over 80», ma è chiaramente preoccupato per l'utilizzo che si potrà fare di Johnson&Johnson. «Dal punto di vista scientifico i casi avversi», ha tenuto a precisare, «sono in linea con quelli di qualunque altro farmaco, e i numeri sono incomparabili con quelli dei morti fatti dal coronavirus. Rispetteremo comunque le prescrizioni che arriveranno dall'Ema».
In Campania, dove sono arrivate 148.000 dosi di Pfizer, oggi dovrebbero ripartire con maggior intensità le vaccinazioni degli anziani di fascia 70-79 anni ai quali era stato somministrato soprattutto Astrazeneca, farmaco che il governatore Vincenzo De Luca vuole dare «a una popolazione limitata di isole che sono un brand mondiale come Capri e Ischia», una volta completata l'immunizzazione delle categorie più fragili. Per il siero anglosvedese si continuano a registrare rifiuti, anche se non ben quantificati come è capitato ieri in Lombardia dove un «allarme» è stato ridimensionato. Il direttore generale del Welfare della Regione, Giovanni Pavesi, intervenendo in commissione Sanità aveva parlato di un rifiuto che si aggira sul 15%, «ma abbiamo la sensazione che sia una percentuale in crescita», mentre l'assessore al Welfare, Letizia Moratti, poche ore dopo ha ridimensionato i dati.
Sarebbero «meno del 5%» i cittadini che lo rifiutano. «Le rinunce a vaccinarsi con Astrazeneca in Lombardia sono irrisorie», ha fatto sapere la vicepresidente della Regione, aggiungendo che «nel corso delle anamnesi i nostri medici stanno ricevendo una crescente domanda di approfondimenti da parte dei cittadini che però, grazie soprattutto alla competenza, alla chiarezza e alle rassicurazioni del personale medico, accettano nella pressoché totalità di farsi vaccinare». In Lombardia si cerca di completare la vaccinazione degli anziani ultraottantenni a domicilio anche con l'aiuto dei medici militari.
Uno su quattro non è morto di Covid
A volte la preposizione corretta può fare la differenza. Come ha dimostrato la revisione dei dati dei decessi registrati durante la pandemia nel Regno Unito. Nelle ultime ore l'ufficio nazionale di statistica britannico ha segnalato infatti che un quarto dei 127.000 decessi collegati alla pandemia non sono avvenuti «per» il Covid, ma bensì «con» il Covid, in pazienti che avevano altre malattie. Per la precisione nel 23 per cento dei casi la loro morte è stata causata da patologie diverse, anche se il test condotto durante il ricovero ha confermato che erano positivi al coronavirus. Un dettaglio messo nero su bianco nel certificato di morte, ma poi sfuggito probabilmente nel conteggio iniziale.
La notizia permette di tirare un sospiro di sollievo, anche perché arriva insieme ad altri dati incoraggianti. Le statistiche quotidiane nel Regno Unito annunciano che da almeno 15 giorni non ci sono stati più di 28 decessi quotidiani legati al Covid. Secondo l'ufficio nazionale di statistica, le morti per Covid adesso sono pari al 4,9 per cento del totale dei decessi registrati in Inghilterra e Galles, quasi nulla rispetto al 45 per cento di gennaio.
Anche il numero dei ricoveri sembra essersi ridotto in modo significativo, con medie di 2.537 pazienti in cura per coronavirus e di non più di 230 ricoveri quotidiani.
Secondo gli esperti a fare la differenza è la campagna di vaccinazione, che ha portato il rischio di morte per gli ultrasessantenni ad abbassarsi e a essere simile a quello dei più giovani, quando a gennaio era ben 43 volte superiore.
Al momento oltre 32 milioni di persone sono state vaccinate nel Regno Unito, con il governo che adesso sta cominciando a vaccinare i quarantenni, perché ha completato almeno la prima dose per gli anziani, i soggetti vulnerabili e quelli che lavorano nella sanità e nei servizi sociali. Anzi, oltre 8 milioni di cittadini le hanno già ricevute entrambe.
Di fronte alla scoperta degli statistici che un deceduto di Covid su quattro sarebbe probabilmente morto anche senza il virus, per via delle altre patologie che aveva contratto, molti parlamentari hanno avanzato l'ipotesi di ridurre ancora di più le restrizioni in atto. In particolare, Steve Baker, coordinatore del gruppo di ricerca sul Covid dei Conservatori, ha dichiarato al quotidiano The Telegraph che a suo parere si dovrebbe lasciare ancora maggiore libertà ai cittadini. Una proposta che probabilmente non troverà seguito.
Benché il primo ministro, Boris Johnson, guardi con soddisfazione a questa nuova valutazione dei dati, infatti, continua comunque a invitare i cittadini alla calma. Soprattutto dopo che lunedì hanno riaperto i negozi non essenziali, i pub e i ristoranti che hanno spazio all'aperto, con inevitabili file e assembramenti. Comprensibile, dopo tre mesi di clausura forzata, ma pur sempre rischioso, soprattutto adesso che i numeri lasciano sperare in una svolta positiva. Il premier ha già detto ufficialmente che si aspetta un aumento dei casi nelle prossime settimane e che il governo e i suoi consulenti hanno intenzione di monitorare la situazione in modo puntuale. Johnson ha un piano chiaro che prevede il ritorno alla normalità (o quasi) entro il 21 giugno, ma ha già detto che sarebbe pronto a introdurre nuove restrizioni, nel caso in cui i numeri del contagio ricominciassero ad aumentare. Perché comunque il Regno Unito ha già pagato alla pandemia un tributo di 127.000 persone, che è uno dei più alti al mondo. Anche considerando con attenzione da filologi la differenza tra il «di», il «per» e il «con».
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Domenico Arcuri (Ansa)
Il commissario scarica sui territori anche i ritardi della campagna vaccinale: ma è stato lui ad acquistare i farmaci non ancora validati da Ema e Aifa e ad aprire i bandi per il personale sanitario solo a dicembre.
«La campagna dei vaccini sarà nazionale, manderò un libretto di istruzioni alle Regioni». La frase di Domenico Arcuri il 13 dicembre non lasciava dubbi: sarà lo Stato a salvare il Paese. Il riassunto era lampante: il settimo cavalleggeri arriva da Roma con le strategie del ministero della Salute, con i tempi e i modi dettati dal Commissario per l'emergenza (lui) e con le dosi che l'Europa ci manda. Non per niente il viaggio del furgone-fiaccola, idealmente sorvolato dalle Frecce tricolori, è stato Brennero-Roma; quando fa comodo, essere sovranisti come Angela Merkel non guasta.
Nel definire il perimetro dell'operazione c'era anche un evidente dato levantino: Bruxelles procura le fiale che abbiamo ordinato, palazzo Chigi le mostra come il santo Graal attribuendosi i meriti e approntando tendoni con le primule. Le Regioni le distribuiscono secondo regole centrali e condivise. Già nella suddivisione dei compiti si nota qualcosa di furbescamente anomalo, con una conseguenza scontata e in via di moltiplicazione sui media governativi: «La colpa dei ritardi nel vaccinare è delle Regioni». Ovviamente non di tutte, quelle di centrodestra ne hanno di più. E la Lombardia molte di più, scommettiamo? Poiché in primavera si vota a Milano, dunque il Pd è pronto a sfruttare il vaccino elettorale come ha sfruttato con ali da condor il virus politico.
Anno nuovo, vizio vecchio: è ricominciato il gioco dello scaricabarile. Eppure «la campagna dei vaccini sarà nazionale». Arcuri detto Gerundio (il suo slogan preferito è «stiamo provvedendo») aveva scolpito il concetto nella pietra. Questa volta il suo slalom sistematico - dalle mascherine ai banchi, dagli scandali sulle forniture ai bandi per le terapie intensive - funziona ancora meno per quattro motivi. Il primo è comico. La campagna è cominciata simbolicamente il 29 dicembre e i dati indicano i 10.808 vaccinati nella Regione Lazio (con beatificazione per proprietà transitiva di Nicola Zingaretti) su 45.805. Il giornalista algoritmico, ultima moda di redazione, non tiene conto del trasporto nei territori e delle differenti tempistiche organizzative fra Regioni più o meno grandi, più o meno popolose. La voglia di azzannare è tale da trasformarsi in ansia per chi è in astinenza da qualche settimana.
Il secondo motivo è strutturale. Mentre la Germania e molti altri Paesi hanno puntato su Pfizer, Arcuri ancora una volta ha sbagliato cavallo. Oltre a 27 milioni di dosi Pfizer, su direttiva del ministero retto da Roberto Speranza, dell'Istituto superiore di sanità e del Comitato tecnico scientifico, il Commissario ha acquistato pacchetti importanti di vaccini anche da Astrazeneca (40 milioni di dosi), Curevac (30 milioni) e Moderna (10 milioni) che non sono stati ancora validati dall'Ema, ente europeo del farmaco, e Aifa, l'agenzia italiana. Se non ci sarà uno sblocco sollecito dei tre prodotti, i presunti ritardi vaccinali di oggi aumenteranno. E non certo per colpa delle Asl regionali o del direttore sanitario dell'ospedale in fondo a sinistra, come vorrebbero far credere i media orchestrati da Rocco Casalino.
Il terzo motivo dell'inutile scaricabarile è organizzativo, la specialità della casa. Arcuri si è addormentato (come spesso gli succede) nella tempistica, decisiva nelle campagne di massa. Ricordate la risposta sprezzante di Giuseppe Conte a un giornalista: «Se lei ritiene di poter far meglio di Arcuri la terrò presente»? Ecco, gli errori precedenti non hanno lasciato traccia. Così lo Speedy Gonzales calabrese ha aperto il bando per reclutare 15.000 operatori sanitari, 3.000 medici e 12.000 infermieri, decisivi per implementare le vaccinazioni, solo a inizio dicembre. Con una postilla che mette i brividi: «Gli operatori economici potranno richiedere ulteriori informazioni inerenti la presente procedura di gara entro e non oltre il 22/12/2020». Insomma, alla vigilia di Natale stavano per arrivare i primi vaccini e non c'erano ancora medici e infermieri. La ricerca era già diventata una corsa affannosa contro il tempo. Con nessuna possibilità di deroga o di aggiustamento locale perché il bando firmato dalla presidenza del Consiglio dei ministri ha prerogative nazionali. Dare la colpa alle Regioni se manca personale sarebbe semplicemente un'infamia.
Il quarto punto delle responsabilità della struttura governativa è contenuto nelle parole di Giacomo Lucchini, responsabile operativo della Regione Lombardia per le vaccinazioni, che aiuta a cogliere l'essenza del quadro in via di definizione. «Non si può pensare di raggiungere i nostri nove milioni di cittadini lombardi per lettera. Pensiamo di incrociare i dati delle anagrafi sanitarie con medici di famiglia, gestori telefonici, ed enti locali in modo da poter individuare il recapito telefonico delle persone alle quali proporre la profilassi. Più problematico sarà per gli anziani che potranno essere contattati attraverso i Comuni e le famiglie».
Fin qui una situazione che presuppone notevole impegno organizzativo sul territorio, qualcosa che va ben oltre i proclami di Arcuri, i selfie con le scatole di dosi e le primule da asilo di Stefano Boeri. Ma la sottolineatura decisiva per capire chi ha in mano il pallino e lo tiene stretto arriva adesso. «Questo è un piano nazionale», chiarisce Lucchini. «Stiamo aspettando dalla struttura commissariale il nuovo software che consentirà di organizzare il lavoro. Speriamo che tutte le Regioni vadano avanti insieme». E chi deve fornire il software? Chi è il webmaster dei prodigi che stupì il mondo con Immuni? Indovinato. «Stiamo provvedendo». È ancora lui, Gerundio.
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