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2021-04-15
La variabile J&J rallenta il piano. Caos Astrazeneca in Lombardia
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Nella battaglia per accelerare le vaccinazioni, il generale Figliuolo forse sarà di nuovo costretto a rivedere «armi» e strategie. Se il blocco di Johnson&Johnson non viene risolto nel giro di pochi giorni, il piano vaccinale rallenterà ancora una volta. Adesso si tratta di 184.000 monodosi arrivate nei magazzini di Pratica di Mare e da lì neppure uscite, ma a giugno ne aspettiamo 7 milioni, nel frattempo forse altre 400.000 dosi. Serviranno per tutti o verranno anche queste destinate agli over 60, come già successo con Astrazeneca?
Siamo in attesa di conoscere quali decisioni prenderà la Food and drugs administration, l'Agenzia statunitense del farmaco, dopo aver fermato il vaccino in seguito ai sei casi di trombosi segnalati negli States (su 6,8 milioni di dosi somministrate), ma di certo la Fda non ha la fretta che assilla le Agenzie regolatorie dei singoli Paesi Ue, con pochi vaccini ancora a disposizione. Oltreoceano abbondano le fiale Pfizer, già a gennaio furono consegnate 200 milioni di dosi solo di quell'azienda, invece qui il farmaco monodose J&J - che si conserva facilmente in frigorifero senza bisogno di congelarlo - sembrava l'ideale per velocizzare una campagna che finora ha immunizzato solo 4 milioni di cittadini.
Utilizziamo il passato, perché quel vaccino è al momento bloccato, e perché il direttore generale dell'Aifa, Nicola Magrini, ha pensato bene di anticipare una possibile strada in salita per il siero statunitense, affermando a Porta a Porta che «le limitazioni sono possibili e ragionevoli», dal momento che «ci sono molte similitudini con il vaccino Astrazeneca». Conclusioni a cui sarebbe giunta anche Patrizia Popoli, presidente della Commissione tecnico scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco, che a Rainews24 ha dichiarato: «È verosimile che il vaccino anti Covid di Johnson&Johnson possa essere limitato agli over 60». Quindi in assenza di dati di farmacovigilanza, l'Aifa già raccomanderebbe il nuovo vaccino, il quarto approvato in Italia e per tutti gli over 18, solo per la popolazione più anziana?
Gli occhi sono tutti puntati sull'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, la prima a dover sciogliere le riserve su Johnson&Johnson dopo il parere che sarà espresso dalla Fda. L'Ema prevede di «emettere una raccomandazione la prossima settimana», ha fatto sapere. Potrebbe anche agire in autonomia, il tempo è prezioso nel Vecchio Continente e se le conclusioni poi fossero le stesse raggiunte per Astrazeneca, ovvero che i benefici superano i rischi, lo stallo odierno, il blocco di un vaccino che non è ancora stato somministrato nell'Ue sarebbe servito solo a rallentare la campagna di vaccinazione. Oltre a infondere altri dubbi sulla sicurezza di un farmaco anti Covid.
Ieri il commissario straordinario per l'emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, comunicava che era iniziata la distribuzione di 1,5 milioni di dosi di Pfizer, «consegne che interesseranno più di 210 strutture sanitarie in tutta Italia» e che si dovrebbero concludere oggi. Non solo, il generale ha annunciato di aver ricevuto «una chiamata dal premier, Mario Draghi, che mi ha comunicato l'arrivo per l'Europa in questo trimestre di 50 milioni di dosi Pfizer in più. Per l'Italia vuol dire oltre 670.000 dosi in più ad aprile, 2 milioni e 150.000 dosi in più a maggio e oltre 4 milioni di dosi in più a giugno». Finalmente una bella notizia, commentava, «il piano va avanti così come l'avevo strutturato, per questo sono davvero contento». Figliuolo si è dichiarato soddisfatto perché «ci sono molte Regioni che stanno per terminare le vaccinazioni degli over 80», ma è chiaramente preoccupato per l'utilizzo che si potrà fare di Johnson&Johnson. «Dal punto di vista scientifico i casi avversi», ha tenuto a precisare, «sono in linea con quelli di qualunque altro farmaco, e i numeri sono incomparabili con quelli dei morti fatti dal coronavirus. Rispetteremo comunque le prescrizioni che arriveranno dall'Ema».
In Campania, dove sono arrivate 148.000 dosi di Pfizer, oggi dovrebbero ripartire con maggior intensità le vaccinazioni degli anziani di fascia 70-79 anni ai quali era stato somministrato soprattutto Astrazeneca, farmaco che il governatore Vincenzo De Luca vuole dare «a una popolazione limitata di isole che sono un brand mondiale come Capri e Ischia», una volta completata l'immunizzazione delle categorie più fragili. Per il siero anglosvedese si continuano a registrare rifiuti, anche se non ben quantificati come è capitato ieri in Lombardia dove un «allarme» è stato ridimensionato. Il direttore generale del Welfare della Regione, Giovanni Pavesi, intervenendo in commissione Sanità aveva parlato di un rifiuto che si aggira sul 15%, «ma abbiamo la sensazione che sia una percentuale in crescita», mentre l'assessore al Welfare, Letizia Moratti, poche ore dopo ha ridimensionato i dati.
Sarebbero «meno del 5%» i cittadini che lo rifiutano. «Le rinunce a vaccinarsi con Astrazeneca in Lombardia sono irrisorie», ha fatto sapere la vicepresidente della Regione, aggiungendo che «nel corso delle anamnesi i nostri medici stanno ricevendo una crescente domanda di approfondimenti da parte dei cittadini che però, grazie soprattutto alla competenza, alla chiarezza e alle rassicurazioni del personale medico, accettano nella pressoché totalità di farsi vaccinare». In Lombardia si cerca di completare la vaccinazione degli anziani ultraottantenni a domicilio anche con l'aiuto dei medici militari.
Uno su quattro non è morto di Covid
A volte la preposizione corretta può fare la differenza. Come ha dimostrato la revisione dei dati dei decessi registrati durante la pandemia nel Regno Unito. Nelle ultime ore l'ufficio nazionale di statistica britannico ha segnalato infatti che un quarto dei 127.000 decessi collegati alla pandemia non sono avvenuti «per» il Covid, ma bensì «con» il Covid, in pazienti che avevano altre malattie. Per la precisione nel 23 per cento dei casi la loro morte è stata causata da patologie diverse, anche se il test condotto durante il ricovero ha confermato che erano positivi al coronavirus. Un dettaglio messo nero su bianco nel certificato di morte, ma poi sfuggito probabilmente nel conteggio iniziale.
La notizia permette di tirare un sospiro di sollievo, anche perché arriva insieme ad altri dati incoraggianti. Le statistiche quotidiane nel Regno Unito annunciano che da almeno 15 giorni non ci sono stati più di 28 decessi quotidiani legati al Covid. Secondo l'ufficio nazionale di statistica, le morti per Covid adesso sono pari al 4,9 per cento del totale dei decessi registrati in Inghilterra e Galles, quasi nulla rispetto al 45 per cento di gennaio.
Anche il numero dei ricoveri sembra essersi ridotto in modo significativo, con medie di 2.537 pazienti in cura per coronavirus e di non più di 230 ricoveri quotidiani.
Secondo gli esperti a fare la differenza è la campagna di vaccinazione, che ha portato il rischio di morte per gli ultrasessantenni ad abbassarsi e a essere simile a quello dei più giovani, quando a gennaio era ben 43 volte superiore.
Al momento oltre 32 milioni di persone sono state vaccinate nel Regno Unito, con il governo che adesso sta cominciando a vaccinare i quarantenni, perché ha completato almeno la prima dose per gli anziani, i soggetti vulnerabili e quelli che lavorano nella sanità e nei servizi sociali. Anzi, oltre 8 milioni di cittadini le hanno già ricevute entrambe.
Di fronte alla scoperta degli statistici che un deceduto di Covid su quattro sarebbe probabilmente morto anche senza il virus, per via delle altre patologie che aveva contratto, molti parlamentari hanno avanzato l'ipotesi di ridurre ancora di più le restrizioni in atto. In particolare, Steve Baker, coordinatore del gruppo di ricerca sul Covid dei Conservatori, ha dichiarato al quotidiano The Telegraph che a suo parere si dovrebbe lasciare ancora maggiore libertà ai cittadini. Una proposta che probabilmente non troverà seguito.
Benché il primo ministro, Boris Johnson, guardi con soddisfazione a questa nuova valutazione dei dati, infatti, continua comunque a invitare i cittadini alla calma. Soprattutto dopo che lunedì hanno riaperto i negozi non essenziali, i pub e i ristoranti che hanno spazio all'aperto, con inevitabili file e assembramenti. Comprensibile, dopo tre mesi di clausura forzata, ma pur sempre rischioso, soprattutto adesso che i numeri lasciano sperare in una svolta positiva. Il premier ha già detto ufficialmente che si aspetta un aumento dei casi nelle prossime settimane e che il governo e i suoi consulenti hanno intenzione di monitorare la situazione in modo puntuale. Johnson ha un piano chiaro che prevede il ritorno alla normalità (o quasi) entro il 21 giugno, ma ha già detto che sarebbe pronto a introdurre nuove restrizioni, nel caso in cui i numeri del contagio ricominciassero ad aumentare. Perché comunque il Regno Unito ha già pagato alla pandemia un tributo di 127.000 persone, che è uno dei più alti al mondo. Anche considerando con attenzione da filologi la differenza tra il «di», il «per» e il «con».
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La campagna resta appesa al parere dell'Ema su Janssen dopo il blocco Usa. Potrebbero però volerci giorni. Aifa ipotizza limitazioni. Allarme dal Pirellone sul rifiuto di Az da parte dei cittadini, ma Letizia Moratti smentisce.Secondo l'ufficio statistico del Regno Unito, il 25% dei decessi attribuiti al virus non è stato causato dalla pandemia, ma da altre patologie. Da 15 giorni vittime inferiori a 28.Lo speciale contiene due articoli.Nella battaglia per accelerare le vaccinazioni, il generale Figliuolo forse sarà di nuovo costretto a rivedere «armi» e strategie. Se il blocco di Johnson&Johnson non viene risolto nel giro di pochi giorni, il piano vaccinale rallenterà ancora una volta. Adesso si tratta di 184.000 monodosi arrivate nei magazzini di Pratica di Mare e da lì neppure uscite, ma a giugno ne aspettiamo 7 milioni, nel frattempo forse altre 400.000 dosi. Serviranno per tutti o verranno anche queste destinate agli over 60, come già successo con Astrazeneca? Siamo in attesa di conoscere quali decisioni prenderà la Food and drugs administration, l'Agenzia statunitense del farmaco, dopo aver fermato il vaccino in seguito ai sei casi di trombosi segnalati negli States (su 6,8 milioni di dosi somministrate), ma di certo la Fda non ha la fretta che assilla le Agenzie regolatorie dei singoli Paesi Ue, con pochi vaccini ancora a disposizione. Oltreoceano abbondano le fiale Pfizer, già a gennaio furono consegnate 200 milioni di dosi solo di quell'azienda, invece qui il farmaco monodose J&J - che si conserva facilmente in frigorifero senza bisogno di congelarlo - sembrava l'ideale per velocizzare una campagna che finora ha immunizzato solo 4 milioni di cittadini. Utilizziamo il passato, perché quel vaccino è al momento bloccato, e perché il direttore generale dell'Aifa, Nicola Magrini, ha pensato bene di anticipare una possibile strada in salita per il siero statunitense, affermando a Porta a Porta che «le limitazioni sono possibili e ragionevoli», dal momento che «ci sono molte similitudini con il vaccino Astrazeneca». Conclusioni a cui sarebbe giunta anche Patrizia Popoli, presidente della Commissione tecnico scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco, che a Rainews24 ha dichiarato: «È verosimile che il vaccino anti Covid di Johnson&Johnson possa essere limitato agli over 60». Quindi in assenza di dati di farmacovigilanza, l'Aifa già raccomanderebbe il nuovo vaccino, il quarto approvato in Italia e per tutti gli over 18, solo per la popolazione più anziana? Gli occhi sono tutti puntati sull'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, la prima a dover sciogliere le riserve su Johnson&Johnson dopo il parere che sarà espresso dalla Fda. L'Ema prevede di «emettere una raccomandazione la prossima settimana», ha fatto sapere. Potrebbe anche agire in autonomia, il tempo è prezioso nel Vecchio Continente e se le conclusioni poi fossero le stesse raggiunte per Astrazeneca, ovvero che i benefici superano i rischi, lo stallo odierno, il blocco di un vaccino che non è ancora stato somministrato nell'Ue sarebbe servito solo a rallentare la campagna di vaccinazione. Oltre a infondere altri dubbi sulla sicurezza di un farmaco anti Covid. Ieri il commissario straordinario per l'emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, comunicava che era iniziata la distribuzione di 1,5 milioni di dosi di Pfizer, «consegne che interesseranno più di 210 strutture sanitarie in tutta Italia» e che si dovrebbero concludere oggi. Non solo, il generale ha annunciato di aver ricevuto «una chiamata dal premier, Mario Draghi, che mi ha comunicato l'arrivo per l'Europa in questo trimestre di 50 milioni di dosi Pfizer in più. Per l'Italia vuol dire oltre 670.000 dosi in più ad aprile, 2 milioni e 150.000 dosi in più a maggio e oltre 4 milioni di dosi in più a giugno». Finalmente una bella notizia, commentava, «il piano va avanti così come l'avevo strutturato, per questo sono davvero contento». Figliuolo si è dichiarato soddisfatto perché «ci sono molte Regioni che stanno per terminare le vaccinazioni degli over 80», ma è chiaramente preoccupato per l'utilizzo che si potrà fare di Johnson&Johnson. «Dal punto di vista scientifico i casi avversi», ha tenuto a precisare, «sono in linea con quelli di qualunque altro farmaco, e i numeri sono incomparabili con quelli dei morti fatti dal coronavirus. Rispetteremo comunque le prescrizioni che arriveranno dall'Ema». In Campania, dove sono arrivate 148.000 dosi di Pfizer, oggi dovrebbero ripartire con maggior intensità le vaccinazioni degli anziani di fascia 70-79 anni ai quali era stato somministrato soprattutto Astrazeneca, farmaco che il governatore Vincenzo De Luca vuole dare «a una popolazione limitata di isole che sono un brand mondiale come Capri e Ischia», una volta completata l'immunizzazione delle categorie più fragili. Per il siero anglosvedese si continuano a registrare rifiuti, anche se non ben quantificati come è capitato ieri in Lombardia dove un «allarme» è stato ridimensionato. Il direttore generale del Welfare della Regione, Giovanni Pavesi, intervenendo in commissione Sanità aveva parlato di un rifiuto che si aggira sul 15%, «ma abbiamo la sensazione che sia una percentuale in crescita», mentre l'assessore al Welfare, Letizia Moratti, poche ore dopo ha ridimensionato i dati. Sarebbero «meno del 5%» i cittadini che lo rifiutano. «Le rinunce a vaccinarsi con Astrazeneca in Lombardia sono irrisorie», ha fatto sapere la vicepresidente della Regione, aggiungendo che «nel corso delle anamnesi i nostri medici stanno ricevendo una crescente domanda di approfondimenti da parte dei cittadini che però, grazie soprattutto alla competenza, alla chiarezza e alle rassicurazioni del personale medico, accettano nella pressoché totalità di farsi vaccinare». In Lombardia si cerca di completare la vaccinazione degli anziani ultraottantenni a domicilio anche con l'aiuto dei medici militari. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/j-j-rallenta-astrazeneca-lombardia-2652585510.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="uno-su-quattro-non-e-morto-di-covid" data-post-id="2652585510" data-published-at="1618440383" data-use-pagination="False"> Uno su quattro non è morto di Covid A volte la preposizione corretta può fare la differenza. Come ha dimostrato la revisione dei dati dei decessi registrati durante la pandemia nel Regno Unito. Nelle ultime ore l'ufficio nazionale di statistica britannico ha segnalato infatti che un quarto dei 127.000 decessi collegati alla pandemia non sono avvenuti «per» il Covid, ma bensì «con» il Covid, in pazienti che avevano altre malattie. Per la precisione nel 23 per cento dei casi la loro morte è stata causata da patologie diverse, anche se il test condotto durante il ricovero ha confermato che erano positivi al coronavirus. Un dettaglio messo nero su bianco nel certificato di morte, ma poi sfuggito probabilmente nel conteggio iniziale. La notizia permette di tirare un sospiro di sollievo, anche perché arriva insieme ad altri dati incoraggianti. Le statistiche quotidiane nel Regno Unito annunciano che da almeno 15 giorni non ci sono stati più di 28 decessi quotidiani legati al Covid. Secondo l'ufficio nazionale di statistica, le morti per Covid adesso sono pari al 4,9 per cento del totale dei decessi registrati in Inghilterra e Galles, quasi nulla rispetto al 45 per cento di gennaio. Anche il numero dei ricoveri sembra essersi ridotto in modo significativo, con medie di 2.537 pazienti in cura per coronavirus e di non più di 230 ricoveri quotidiani. Secondo gli esperti a fare la differenza è la campagna di vaccinazione, che ha portato il rischio di morte per gli ultrasessantenni ad abbassarsi e a essere simile a quello dei più giovani, quando a gennaio era ben 43 volte superiore. Al momento oltre 32 milioni di persone sono state vaccinate nel Regno Unito, con il governo che adesso sta cominciando a vaccinare i quarantenni, perché ha completato almeno la prima dose per gli anziani, i soggetti vulnerabili e quelli che lavorano nella sanità e nei servizi sociali. Anzi, oltre 8 milioni di cittadini le hanno già ricevute entrambe. Di fronte alla scoperta degli statistici che un deceduto di Covid su quattro sarebbe probabilmente morto anche senza il virus, per via delle altre patologie che aveva contratto, molti parlamentari hanno avanzato l'ipotesi di ridurre ancora di più le restrizioni in atto. In particolare, Steve Baker, coordinatore del gruppo di ricerca sul Covid dei Conservatori, ha dichiarato al quotidiano The Telegraph che a suo parere si dovrebbe lasciare ancora maggiore libertà ai cittadini. Una proposta che probabilmente non troverà seguito. Benché il primo ministro, Boris Johnson, guardi con soddisfazione a questa nuova valutazione dei dati, infatti, continua comunque a invitare i cittadini alla calma. Soprattutto dopo che lunedì hanno riaperto i negozi non essenziali, i pub e i ristoranti che hanno spazio all'aperto, con inevitabili file e assembramenti. Comprensibile, dopo tre mesi di clausura forzata, ma pur sempre rischioso, soprattutto adesso che i numeri lasciano sperare in una svolta positiva. Il premier ha già detto ufficialmente che si aspetta un aumento dei casi nelle prossime settimane e che il governo e i suoi consulenti hanno intenzione di monitorare la situazione in modo puntuale. Johnson ha un piano chiaro che prevede il ritorno alla normalità (o quasi) entro il 21 giugno, ma ha già detto che sarebbe pronto a introdurre nuove restrizioni, nel caso in cui i numeri del contagio ricominciassero ad aumentare. Perché comunque il Regno Unito ha già pagato alla pandemia un tributo di 127.000 persone, che è uno dei più alti al mondo. Anche considerando con attenzione da filologi la differenza tra il «di», il «per» e il «con».
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».