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Il «selvaggio» piace solo in film e favole. Se scegli il vero bosco ti trattano da matto

Il «selvaggio» piace solo in film e favole. Se scegli il vero bosco ti trattano da matto
La famiglia Trevallion (Ansa)
La natura di «Avatar» è un prodotto artificiale dei progressisti: quella reale è aspra e feroce. Infatti allo Stato madre non va bene.

Da quando è uscito, il 17 dicembre scorso, il terzo film della serie Avatar, intitolato Fuoco e cenere, è stato visto in Italia da diverse decine di migliaia di spettatori incassando oltre 15 milioni di euro. Ovviamente il successo è globale: negli Stati Uniti ha raggiunto i 218 milioni di dollari di incassi, che diventano 760 e passa milioni di dollari a livello mondiale. Non stupisce, dopo tutto Avatar è un franchise che si adatta perfettamente allo spirito del tempo, anzi si può dire che abbia largamente contribuito a plasmarlo. Non c’è dubbio che anche il nuovo capitolo sia godibile e visivamente straordinario: è un fantasy classico, in fondo, che mette in scena l’antica lotta fra le forze del bene e quelle del male, semplicemente con qualche sfumatura woke. Ci sono i colonizzatori bianchi occidentali, per lo più maschi, che invadono il pacifico mondo dei Na’vi, popolazione umanoide di colore blu molto simile ai nativi americani, insomma siamo a Balla coi lupi fra le stelle. Hollywood cerca ancora di fare i conti con il genocidio degli indiani risarcendoli tramite la produzione di immaginario: i buonissimi selvaggi si trovano per l’ennesima volta a fronteggiare gli spietati visi pallidi, una trama che dagli anni Settanta in poi abbiamo visto ripetersi con una certa frequenza.

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La mano invisibile delle correnti ha fatto sparire la mia candidatura
Ansa
Fernanda Cervetti, ex consigliere della Corte d'Appello di Torino: «Un membro del Csm disse che ero nell’elenco per l’estrazione degli esaminatori dei futuri magistrati Ma il giorno dopo il mio nome fu cancellato perché sgradito. La riforma è igiene istituzionale, votiamo Sì».

Ho vissuto le vicende dell’Associazione nazionale magistrati fin dai tempi del cosiddetto «caso Palamara». Già pm al tempo della Brigate rosse, quando prendevo il tram tutti i giorni, senza scorta, ho poi proseguito la mia carriera come giudice penale. Avendo la specializzazione in prevenzione infortuni e tutela del lavoro, spesso mi son trovata a giudicare amministratori pubblici, sindaci e assessori.

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Lo ha detto il capo delegazione della Lega al Parlamento europeo Paolo Borchia in un'intervista a margine della plenaria di Strasburgo.

Gratteri «minaccia», il Colle in silenzio
Nicola Gratteri (Ansa)
Dopo averci detto che le persone perbene sono per il No, il procuratore di Napoli lancia messaggi intimidatori alla stampa non fedele al suo pensiero: «Poi faremo i conti...».

Stiamo passando giorni a raccontare la devastazione delle vite di innocenti compiute da taluni magistrati: i giorni in carcere (per alcuni mesi o addirittura anni); lo spettro di un buco nero contro il quale non vedi altra via d’uscita se non la voglia di farla finita perché tutto attorno a te crolla; la montagna di soldi spesi per contrastare un’accusa che ti sommerge con intercettazioni e quant’altro. Storie di innocenti considerati già colpevoli per effetto dei processi mediatici, la cui eco proseguirà anche dopo che un magistrato veramente terzo vede la tua innocenza, dopo che altri si erano appiattiti sulle tesi del pubblico ministero.

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Le Fiamme gialle del Comando provinciale Udine e Verona, nel corso del costante controllo economico del territorio e delle principali arterie ferroviarie, hanno sottoposto ad ispezione alcuni vagoni ferroviari «tank container» adibiti al trasporto di sostanze chimiche e destinati verso il sud Italia.

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