• Il seggio Onu con Berlino è lo specchietto per le allodole. Il trattato di Aquisgrana, in realtà, permette ai due Paesi di scavalcare Bruxelles. Il dossier più caldo: l’armata comune e la fusione strategica Siemens-Alstom.
  • I due vicepremier uniti contro la Francia. Mentre Luigi Di Maio mette i gilet gialli nel fronte contrario al Cfa, il leghista punta l’economia: «Parigi impoverisce l’Africa». E ricorda l’attivismo anti Eni di Total in Libia. Al premier tocca fare il paciere: «Francia storica amica».

Lo speciale contiene due articoli.

«E ci fu prima un tempo i Galli superavano i Germani in valore», scriveva Giulio Cesare nel De bello Gallico. Un paio di millenni dopo, con i Germani che hanno ribaltato la situazione, il trattato di Aquisgrana, firmato ieri da Angela Merkel e Emmanuel Macron, unisce tedeschi e francesi in un patto che sostanzialmente fa calare il sipario su ogni ipotesi di vera integrazione europea, con Parigi che spinge per una difesa comune e Berlino che punta all’«annessione» economica della Francia. Merkel e Macron hanno sottoscritto il trattato («contro populismi e nazionalismi») alla presenza dei presidenti della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e del Consiglio europeo, Donald Tusk: i vertici istituzionali dell’Unione benedicono un accordo che rappresenta un fattore positivo per tutta l’Europa sotto almeno un aspetto, il crollo del muro dell’ipocrisia.

In 16 pagine, e 28 articoli, Francia e Germania, «convinte», si legge nell’introduzione, «che sia giunto il momento di elevare le loro relazioni bilaterali a un livello superiore», dicono addio al sogno europeo e procedono «mano nella mano» (come ha poeticamente commentato Angela Merkel), verso il futuro.

Il tentativo di dare una dimensione «storica» al trattato, che rilancia il contratto dell’Eliseo, che nel 1963 fu firmato da Konrad Adenauer e Charles de Gaulle, sta nella richiesta di ammettere la Germania (Paese sconfitto nella Seconda guerra mondiale) nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, considerata «una priorità della diplomazia franco-tedesca». Il resto è un fulgido esempio di arrocco: Parigi e Berlino si chiudono a riccio, probabilmente in previsione della probabile affermazione delle forze populiste e sovraniste alle prossime elezioni europee.

Vediamo i punti salienti del trattato.

EUROPA

«I due Stati si consultano regolarmente a tutti i livelli prima delle principali scadenze europee, cercando di stabilire posizioni comuni e di concordare i discorsi coordinati dei loro ministri». Succede da sempre, ma ora è scritto nero su bianco.

SICUREZZA

«I due Stati», recita l’articolo 4, «si prestano assistenza con tutti i mezzi a loro disposizione, compresa la forza armata, in caso di aggressione armata contro i loro territori. Sostengono la più stretta cooperazione possibile tra le loro industrie della difesa sulla base della fiducia reciproca. Entrambi i Paesi svilupperanno un approccio comune alle esportazioni di armi in relazione a progetti comuni. I due Stati stabiliscono il Consiglio franco-tedesco di difesa e sicurezza come organo politico per gestire questi reciproci impegni. Questo Consiglio si riunirà al più alto livello a intervalli regolari».

Per la Merkel, il trattato è un passo in avanti «verso la creazione di un futuro esercito europeo». Leggendo il documento, e l’auspicio della cancelliera tedesca sulla costituzione di una «comune industria militare», sembra più un passo avanti verso la creazione di un esercito franco-tedesco come nocciolo fondativo di un eventuale sviluppo continentale.

«I due Stati», recita l’articolo 11, «promuovono il collegamento in rete dei loro sistemi di istruzione».

COOPERAZIONE

«I due Stati», recita l’articolo 13, «intendono facilitare la rimozione degli ostacoli nei territori di confine al fine di attuare progetti transfrontalieri e facilitare la vita quotidiana degli abitanti di questi territori».

Qui c’è la parte più concreta del Trattato di Aquisgrana, quella che riguarda la «grana». «I due Stati», si legge all’articolo 20, «stanno approfondendo l’integrazione delle loro economie al fine di stabilire una zona economica franco-tedesca con regole comuni. Il Consiglio economico-finanziario franco-tedesco promuove l’armonizzazione bilaterale della loro legislazione, in particolare nel campo del diritto commerciale, e coordina regolarmente le politiche economiche tra la Repubblica francese e la Repubblica federale di Germania per promuovere la convergenza tra i due Stati e migliorare la competitività delle loro economie. I due Stati», prosegue il testo, «hanno istituito un Consiglio di esperti economici franco-tedeschi». Germania e Francia, secondo la Deutsche presse-agentur, si sarebbero accordate su un elenco di 15 progetti da implementare subito. Fra questi ci sarebbero progetti ferroviari per le zone di confine, un impegno comune per la regolamentazione degli standard Ue sui servizi finanziari e l’istituzione di un gruppo di lavoro di alto livello sulla politica energetica. Un dossier già aperto, comunque, c’è: riguarda la fusione tra la divisione ferroviaria della tedesca Siemens e la francese Almstom, per dar vita a un gigante dei binari.

ORGANIZZAZIONE

«Le riunioni tra i governi dei due Stati», recita l’articolo 23, «hanno luogo almeno una volta all’anno, alternativamente nella Repubblica francese e nella Repubblica federale di Germania. Il Consiglio dei ministri franco-tedesco adotta un programma pluriennale di progetti di cooperazione. I segretari generali per la cooperazione franco-tedesca incaricati di preparare queste riunioni controllano l’attuazione di questo programma e riferiscono al Consiglio dei ministri. Un membro del governo di uno dei due Stati», si legge all’articolo 25, «partecipa, almeno una volta al trimestre, al Consiglio dei ministri dell’altro Stato».


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