Dal Cubismo all’Art Brut, a Palazzo Zabarella di Padova in mostra (sino al 25 gennaio 2026) oltre 60 opere di 30 diversi artisti delle avanguardie del primo e del secondo dopoguerra, tutti provenienti dal LaM di Lille. Fra capolavori noti e meno conosciuti, anche cinque dipinti di Pablo Picasso e sei straordinarie tele di Amedeo Modigliani.
Un percorso polifonico quello della mostra «Modigliani Picasso e le voci della Modernità dal Museo LaM », un’esposizione che è un viaggio attraverso la modernità artistica del Novecento, scandito da capolavori che spaziano dal cubismo al surrealismo, dall'astrattismo all'Art Brut e che vede come protagonisti principali due figure fondamentali dell’arte moderna, due Geni che hanno rivoluzionato il volto della pittura del Novecento: Amedeo Modigliani (rappresentato da sei opere, tra cui Nudo seduto con camicia, il Ragazzo dai capelli rossi e Maternità) e Pablo Picasso (presente con cinque dipinti, fra cui Pesci e bottiglie e Donna con cappello). Due artisti pressochè coetanei (Picasso nacque nel 1881, Modigliani nel 1884), ma totalmente diversi per personalità e stile di vita, che si incrociarono qualche volta nell'ambiente bohémien parigino, che sicuramente si stimavano, ma che vissero un rapporto difficile, segnato da una sottile rivalità artistica e personale. Una cosa però li accomunava: una straordinaria libertà creativa che li spingeva a cercare nuove forme espressive, nuovi modi per interpretare la realtà e, soprattutto, le inquietudini interiori dell’uomo e della società moderna. Un mondo di cui Modigliani cercava lo spirito e che Picasso, a poco a poco, divise e suddivise in segmenti e asimmetrie, per poi ricomporlo in forme nuove.
Accanto a Modì e al Genio spagnolo, ad approfondire i diversi linguaggi e le molteplici tensioni dell'arte del secolo scorso le opere di artisti delle avanguardie e post-avanguardie storiche, da Georges Braque (insieme a Pablo Picasso iniziatore del cubismo) a Joan Mirò (in mostra con Testa di grande musicista, famosa tela datat 1931), da Alexander Calder a Henri Laurens, passando per l’arte visionaria di Auguste Lesage e Victor Simon e per artisti autodidatti e naïf come Gertrude O'Brady e Camille Bombois (straordinaria la sua Giovane contadina con un mazzo di papaveri ).
Nelle sei sezioni della mostra padovana trova spazio anche l’ Art Brut, termine coniato nel 1945 dall'artista francese Jean Dubuffet per definire quell’arte grezza e pura, spontanea e autentica, non contaminata da regole accademiche e culturali, figlia di artisti non convenzionali, spesso emarginati, detenuti o con problemi psichiatrici: a rappresentare l’«Arte Grezza » a Palzzo Zabarella, oltre a Pane filosofico del già citato Dubuffet, due sculture in granito di Antoine Rabany e una scultura in legno di Auguste Forestier, l’artista che creava le sue opere con gli oggetti e i materiali che reperiva nell’ospedale psichiatrico di St-Alban, dove trascorse la maggior parte della sua tormentata vita.
Il LaM e la collezione Roger Dutilleul
Le oltre 60 opere in mostra a Palazzo Zabarella provengono tutte dal del LaM, Lille Métropole Musée d'art moderne, d'art contemporain et d'art brut, creato nel 1983 e legato al lascito di Geneviève e Jean Masurel , membri di una nota famiglia di produttori tessili del nord della Francia. Un lascito di straordinario valore e importanza, che comprende le opere acquistate da Jean Masurel e quelle lasciategli in eredità dallo zio Roger Dutilleul (1872-1956), industriale appassionato d'arte, grande sostenitore del cubismo e fra i più importanti collezionisti di Modigliani (non a caso, rappresentato in mostra da un’intera sezione…), che Dutilleul conobbe di persona nel 1913. Oltre che dell’importante lascito Masurel, rappresentativo dei principali movimenti artistici della prima metà del Novecento in Francia, nel 1999 il LaM si è ulteriormente arricchito di una donazione di oltre 3.500 opere d'art brut , donate al museo dall'associazione L'Aracine: grazie a questi lasciti, il LaM è oggi un'istituzione chiave sulla scena culturale europea, offrendo un panorama unico dell'arte del XX e XXI secolo.


















































