- Carlo Cottarelli non riesce a formare una squadra di governo e chiede al Colle più tempo. I partiti, compresi i dem, spingono per le elezioni.
- La Lega tiene unito il centrodestra: l’obiettivo è stravincere e governare da soli. Il Cavaliere ci sta (e mette in riga Mediaset).
- È tornato Matteo Renzi: «Uniamoci contro gli sfascisti». Il Bullo rialza la cresta e guida gli europeisti: «Basta pagliacciate».
- Corsa verso le urne. Con un decreto si potrebbe accelerare, ma c’è anche una data surreale: 19 agosto
Lo speciale contiene quattro articoli.
Forza Italia sembra avere futuro, anche se durante la grande fibrillazione sono venute alla luce in tutta la loro prepotenza le differenze di linguaggio, di metodo e forse di obiettivi tra due partiti che per 20 anni si sono considerati fratelli.
Salvini è uscito estenuato dagli 84 giorni di trattative e ha capito che il Movimento 5 stelle è un pianeta multiforme, nel quale ogni decisione viene ridefinita e discussa all’inverosimile. Sa che rimanendo nella coalizione di centrodestra da numero uno (cosa che Silvio Berlusconi gli ha assicurato), sarebbe il naturale candidato premier e avrebbe in tasca la golden share sul futuro governo. Al contrario, ha sperimentato che con Luigi Di Maio e quel 32% di consensi arriverà sempre secondo. Inoltre sa benissimo di essere accettato dai vertici, non dalla base più sinistrorsa del Movimento.
La desistenza nei collegi uninominali con i grillini per spartirsi Nord e Sud è affascinante, perfino impressionista. Ma un leghista della prima ora la smonta: « Salvini è pragmatico, sa quando spingere sull’acceleratore e quando frenare. Questo è il tempo della calma». L’altra suggestione, quella di candidare Paolo Savona come indipendente e riproporlo come ministro dell’Economia, è invece percorribile. Lo conferma lo stesso Salvini a Dimartedì (La7): «È il meglio e se tornassimo a votare io gli chiederei di rimettersi a disposizione degli italiani perché può rappresentarli al meglio sui tavoli europei. Non pensavo che si scoprisse che un anziano professore di 82 anni, che ha visto nascere l’euro e l’Europa, che ha lavorato per Bankitalia e poteva dare una mano al giovane Salvini e al giovane Di Maio, fosse un barbaro inviso a Bruxelles. Forse qualcuno non voleva far nascere il governo».
Riguardo alla coalizione, fino al 24 giugno (giorno dei ballottaggi delle elezioni amministrative in 797 comuni) non si prevedono colpi di testa, solo una marcatura a uomo per verificare l’effettiva lealtà dell’alleato. Come marito e moglie che escono a cena dopo avere scatenato i rispettivi detective a caccia di amanti, Lega e Forza Italia sanno quali sono i punti deboli del partner. «Li controlleremo non solo sul voto di fiducia a Carlo Cottarelli, ma sull’adesione ai provvedimenti. Vediamo se la tenuta è reale», spiegano i leghisti. Da Palazzo Grazioli ribattono con effetto stereo: «Se proveranno a far passare in commissione assieme ai grillini provvedimenti senza necessità di spesa, bypassando il governo, sarà facile coglierli sul fatto. Sempre che Cottarelli non affondi in rada». Siamo ai teleobiettivi e alle cimici sui lampadari; le prove di fedeltà sono sempre faticose.
Il centrodestra regge. Al termine di un vertice con i fedelissimi Anna Maria Bernini, Mara Carfagna, Renato Brunetta, Giorgio Mulè e Mariastella Gelmini, è il Cavaliere a tirare le somme: «Il nostro orizzonte è il centrodestra, abbiamo firmato un programma comune meno di tre mesi fa, votato dalla maggioranza degli elettori». Berlusconi ha apprezzato l’abbassamento dei toni di Salvini su Sergio Mattarella (a differenza di Di Maio) e lo sottolinea: «È una scelta obbligata se pensa di poter fare il premier dopo le prossime elezioni». Una frase che è la chiave di tutto perché sancisce un dato di fatto: in questa fase storica Forza Italia riconosce la Lega come locomotiva dell’alleanza e alla vigilia della campagna elettorale sui pedalò è pronta a sacrificare una percentuale di collegi uninominali per dimostrarlo. Maurizio Gasparri tiene la barra dritta con la consueta grinta. «Il piano A è facile: rispettarsi, fare fronte comune, andare alle elezioni per vincerle sonoramente e governare. Il piano B non esiste, anzi l’unico piano B è Berlusconi». Candidabile e ruggente.
In casa centrodestra sono tutti convinti che dalle urne arriverà quel 40% («anche di più») necessario per andare da Mattarella e farsi dare le chiavi del Parlamento. Secondo un sondaggio Swg di ieri la coalizione è su quella quota, con il M5s al 29,5% e il centrosinistra al 23%. Ecco perché, nonostante scappatelle e flirt, il matrimonio tiene. Ecco perché i due leader, preoccupati dall’entità politica degli alimenti, continuano a ripetere: «Dovrà essere lui ad assumersi la responsabilità di rompere».
Berlusconi ha deciso di farsi Zen. Non una replica, non una polemica. Neppure su ciò che ha visto lunedì sulle sue televisioni e non gli è piaciuto per niente: la sfilata di Salvini e Di Maio prima da Barbara D’Urso e poi a Matrix per un superspot populista contro il presidente della Repubblica. È singolare che non ne sapesse nulla, ma il suo sconforto di ieri sembrava sincero. Nei saloni di Palazzo Grazioli c’è chi ha parlato di «Mediaset fuori controllo» e della necessità di ripensare alcune scelte. «Il Cavaliere vuole tornare in Senato, non portare il parlamento in casa sua». Troppo caos, troppo spread. Non gli conviene.
Giorgio Gandola
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