True
2025-10-02
L’Usb: blocco totale. Cgil a rimorchio. Il Viminale allerta le forze dell’ordine
Maurizio Landini (Ansa)
Siamo entrati nella fase più calda delle proteste pro Gaza. L’allerta è generale e massima, con il ministero dell’Interno che ha diramato una circolare in cui invita tutti i questori a una «valutazione particolarmente attenta e oculata della concessione di permessi, congedi e qualsiasi altra forma di assenza legittima al personale di polizia dall’1 al 6 ottobre». In poche parole, servono più agenti possibili per fronteggiare qualsiasi tipo di emergenza. A destare le preoccupazioni del Viminale non è soltanto la manifestazione nazionale di sabato, ma anche i possibili disordini che potrebbero verificarsi man mano che le imbarcazioni della Flotilla navigano verso la Striscia.
L’ultimo messaggio inviato dalla ciurma della flotta progressista, del resto, era un evidente appello politico: «Stiamo entrando nella zona ad alto rischio. I lavoratori di tutto il mondo si stanno preparando per mobilitazioni di massa. Un attacco alla Flotilla è un attacco alla Palestina. Per favore, condividete questo messaggio il più possibile. Unitevi a noi. Fermate il genocidio. Tenete gli occhi su Gaza». A questo appello, quasi una chiamata alle armi, hanno risposto in particolare tutte quelle forze di sinistra che hanno già occupato le piazze e non ne vogliono sapere di smobilitare. In prima fila ci sono, ovviamente, la Cgil e i sindacati di base, ossia Usb, Cobas e Cub, che hanno annunciato uno sciopero generale senza preavviso qualora la Flotilla venisse fermata dalle autorità israeliane.
Durante una conferenza stampa convocata ieri dalle quattro sigle, Maurizio Landini ha dichiarato di essere pronto a «uno sciopero generale che riguardi tutte le lavoratrici, tutti i lavoratori, di tutti i settori pubblici e privati». In serata, lo sciopero è stato programmato per la giornata di domani. Dopo aver chiarito la posizione dei sindacati, il segretario della Cgil ha anche attaccato Giorgia Meloni, ritenuta colpevole di aver definito «irresponsabili» gli equipaggi della Flotilla.
Anche l’Usb, il gruppo che ha fatto finora da mattatore delle proteste, ha ribadito che «l’assenza di un intervento davanti a un genocidio si configura come complicità. Il governo sta violando il dettato costituzionale. Queste sono le basi giuridiche dello sciopero», ha affermato Guido Lutrario, membro dell’esecutivo nazionale Usb. Che, oltre a definire «legale e legittimo» lo sciopero senza preavviso, ha anche detto che «bisogna andare oltre». Come ha spiegato il sindacalista, «se vogliamo fare quello che il governo non fa, è necessario produrre un embargo nei confronti di Israele. I portuali lo stanno già facendo, sono fermamente decisi a impedire il commercio con un Paese genocida. È successo a Livorno e Genova e deve succedere in tutti gli altri porti». Di più: «Vogliamo bloccare il Paese per restituirgli la dignità calpestata da questo governo». La risposta dell’esecutivo non si è fatta attendere: «Non permetteremo che Cgil ed estremisti di sinistra portino in Italia il caos. Non tollereremo nessuno “sciopero generale improvviso”», ha scritto su X il vicepremier Matteo Salvini.
Oltre ai sindacati, però, si stanno muovendo anche i collettivi studenteschi. Le prime rivolte sono partite da Roma, dove l’altro ieri un corteo si è concluso con l’occupazione della facoltà di Scienze politiche alla Sapienza. Da lì la protesta si è diffusa in altre città universitarie della Penisola, come Padova e Napoli, dove ieri sono state occupate le sedi sia dell’Orientale che della Federico II. A dirigere gli studenti dell’ateneo romano, in particolare, ci sono formazioni di estrema sinistra come Cambiare rotta, Osa e Udu. «Dopo tanti anni l’università è stata bloccata, le lezioni interrotte, le biblioteche chiuse, e tutta la comunità accademica si è unita sulle stesse parole d’ordine: blocchiamo tutto, supportiamo la Global Sumud Flotilla e rompiamo ogni tipo di rapporto col genocidio», hanno scritto in un comunicato i militanti di Cambiare rotta. Che poi hanno minacciato: «Se la Flotilla verrà attaccata, siamo pronti di nuovo a bloccare tutto».
Sulle occupazioni della Sapienza si è espressa in prima persona Giorgia Meloni. Anche stavolta, ha dichiarato il premier, «le nostre forze dell’ordine devono perdere tempo con questi figli di papà dei centri sociali che stanno creando problemi alla Sapienza, dove hanno sostituito la bandiera dell’Europa con quella della Palestina. E qui a sinistra ci sarà un cortocircuito perché potrebbero trovarsi in difficoltà». In effetti, tra gli obiettivi della critica degli studenti figura anche Elly Schlein, da loro definita «complice del genocidio». Dalle università, in ogni caso, la protesta si è estesa anche alle scuole. Nella Capitale, per esempio, sono già stati occupati tre licei: il Rossellini, il Cavour e il Socrate. Ma anche a Torino, altro epicentro dei disordini, gli studenti hanno preso possesso del liceo Galileo Ferraris.
Ieri, alla notizia che la Flotilla era stata abbordata da Israele, la rabbia è esplosa in mezza Italia. «Aggredita la Global Sumud Flotilla, 3 ottobre sciopero generale. Ora e il momento di bloccare tutto», ha scritto il sindacato di base Usb sui suoi canali. La stessa portavoce italiana di Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, ha invitato alla rivolta: «Non lasciamoli soli. Ora tocca all'equipaggio di terra fare la sua parte». A Napoli, in serata, manifestanti hanno occupato i binari della stazione Centrale causando il blocco del traffico ferroviario in arrivo e in partenza e forti ritardi. A Roma, attivisti si sono concentrati vicino alla stazione Termini, per una manifestazione spontanea. Le forze dell’ordina hanno cinturato lo scalo, in un clima di altissima tensione.
Resiste la tendopoli alla Scala
«Non ci muoveremo da qui fino a quando il sindaco non avrà sciolto il gemellaggio di Milano con Tel Aviv». Con queste parole, il 26 settembre scorso, alcuni manifestanti provenienti dall’Unione sindacale di base, dalle associazioni palestinesi e dai militanti di Potere al popolo insieme agli studenti di Cambiare rotta e Osa hanno montato le loro tende da campeggio in piazza della Scala a Milano, ribattezzato il sito «piazza Gaza» e chiesto a gran voce «lo stop dell’attacco genocida a Gaza e in Palestina, lo stop a ogni rapporto economico e istituzionale con Israele e garanzie di sicurezza per la missione umanitaria della Global Sumud Flottilla, costantemente sotto attacco». Usb sottolinea di volere un «segnale politicamente tangibile di rifiuto delle violenze messe in atto dal colonialismo sionista».
Ma probabilmente resteranno lì ancora per un po’. Almeno fino al 4 ottobre, quando a Roma si svolgerà una nuova manifestazione nazionale a favore della Palestina. Già, perché il sindaco Beppe Sala non può esimersi dall’abbracciare la causa dei pro Pal accampati tra Palazzo Marino e il Teatro alla Scala; intanto li lascia lì per strada, mentre lui sabato sera dal palco del Piermarini chiudeva il suo saluto al mondo della moda riunito al Teatro per i Cnmi Sustainable Fashion Awards strillando «Free Gaza».
Un discorso toccante e pieno di buoni sentimenti: «Stiamo vivendo un periodo molto duro, lo sapete meglio di me. Le peggiori disuguaglianze sociali, la crisi climatica, e le città sono i luoghi in cui normalmente questi problemi sono più evidenti». E ci racconta anche che, nonostante «affrontiamo problemi come il costo della vita, il costo delle abitazioni, le disuguaglianze sociali, l’insicurezza» a Milano «stiamo ancora vivendo un periodo molto buono». Poi, la ricetta che risolve i problemi: «Restare insieme, lavorare insieme. Tutti noi dobbiamo fare la nostra parte, e la vostra voce è molto forte. La voce del settore della moda è molto, molto forte».
In tutto ciò c’è chi, come Riccardo De Corato, che di Milano è stato il vicesindaco durante la giunta guidata da Letizia Moratti, si chiede come faccia il Comune a tollerare l’accampamento degli anarchici a pochi passi dal Duomo. Presidio che peraltro, ricorda De Corato, resta lì indisturbato dopo gli scontri e gli assalti avvenuti in Stazione Centrale non più tardi del lunedì precedente, il 22 settembre. Scontri che, «come ben sappiamo, hanno avuto gravi conseguenze e ripercussioni, soprattutto nei confronti di diversi esercizi commerciali e che hanno anche visto 60 poliziotti feriti. È assurdo e nella maniera più assoluta inconcepibile che la maggioranza di Palazzo Marino e tutto il centrosinistra milanese continuino a tollerare questi manifestanti violenti e mascherati che, come abbiamo visto e letto, altro non sono che anarchici, no global e Centri Sociali». Il deputato di Fratelli d’Italia, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali ricorda inoltre «che questi ultimi, inoltre, continuano a occupare abusivamente nove edifici a Milano dove sviluppano anche le loro attività e iniziative e il Comune continua a non fare niente e, ancor più grave, a non prenderne le distanze».
Continua a leggereRiduci
Anche Maurizio Landini mobilita la piazza: domani sciopero generale. Partono le occupazioni negli atenei Il ministero dell’Interno: «Valutazione oculata sui permessi e i congedi degli agenti dall’1 al 6 ottobre».I manifestanti pretendono che Milano sciolga il gemellaggio con la città di Tel Aviv. Riccardo De Corato (Fdi): «È assurdo e inconcepibile che Palazzo Marino li tolleri ancora».Lo speciale contiene due articoliSiamo entrati nella fase più calda delle proteste pro Gaza. L’allerta è generale e massima, con il ministero dell’Interno che ha diramato una circolare in cui invita tutti i questori a una «valutazione particolarmente attenta e oculata della concessione di permessi, congedi e qualsiasi altra forma di assenza legittima al personale di polizia dall’1 al 6 ottobre». In poche parole, servono più agenti possibili per fronteggiare qualsiasi tipo di emergenza. A destare le preoccupazioni del Viminale non è soltanto la manifestazione nazionale di sabato, ma anche i possibili disordini che potrebbero verificarsi man mano che le imbarcazioni della Flotilla navigano verso la Striscia. L’ultimo messaggio inviato dalla ciurma della flotta progressista, del resto, era un evidente appello politico: «Stiamo entrando nella zona ad alto rischio. I lavoratori di tutto il mondo si stanno preparando per mobilitazioni di massa. Un attacco alla Flotilla è un attacco alla Palestina. Per favore, condividete questo messaggio il più possibile. Unitevi a noi. Fermate il genocidio. Tenete gli occhi su Gaza». A questo appello, quasi una chiamata alle armi, hanno risposto in particolare tutte quelle forze di sinistra che hanno già occupato le piazze e non ne vogliono sapere di smobilitare. In prima fila ci sono, ovviamente, la Cgil e i sindacati di base, ossia Usb, Cobas e Cub, che hanno annunciato uno sciopero generale senza preavviso qualora la Flotilla venisse fermata dalle autorità israeliane. Durante una conferenza stampa convocata ieri dalle quattro sigle, Maurizio Landini ha dichiarato di essere pronto a «uno sciopero generale che riguardi tutte le lavoratrici, tutti i lavoratori, di tutti i settori pubblici e privati». In serata, lo sciopero è stato programmato per la giornata di domani. Dopo aver chiarito la posizione dei sindacati, il segretario della Cgil ha anche attaccato Giorgia Meloni, ritenuta colpevole di aver definito «irresponsabili» gli equipaggi della Flotilla.Anche l’Usb, il gruppo che ha fatto finora da mattatore delle proteste, ha ribadito che «l’assenza di un intervento davanti a un genocidio si configura come complicità. Il governo sta violando il dettato costituzionale. Queste sono le basi giuridiche dello sciopero», ha affermato Guido Lutrario, membro dell’esecutivo nazionale Usb. Che, oltre a definire «legale e legittimo» lo sciopero senza preavviso, ha anche detto che «bisogna andare oltre». Come ha spiegato il sindacalista, «se vogliamo fare quello che il governo non fa, è necessario produrre un embargo nei confronti di Israele. I portuali lo stanno già facendo, sono fermamente decisi a impedire il commercio con un Paese genocida. È successo a Livorno e Genova e deve succedere in tutti gli altri porti». Di più: «Vogliamo bloccare il Paese per restituirgli la dignità calpestata da questo governo». La risposta dell’esecutivo non si è fatta attendere: «Non permetteremo che Cgil ed estremisti di sinistra portino in Italia il caos. Non tollereremo nessuno “sciopero generale improvviso”», ha scritto su X il vicepremier Matteo Salvini.Oltre ai sindacati, però, si stanno muovendo anche i collettivi studenteschi. Le prime rivolte sono partite da Roma, dove l’altro ieri un corteo si è concluso con l’occupazione della facoltà di Scienze politiche alla Sapienza. Da lì la protesta si è diffusa in altre città universitarie della Penisola, come Padova e Napoli, dove ieri sono state occupate le sedi sia dell’Orientale che della Federico II. A dirigere gli studenti dell’ateneo romano, in particolare, ci sono formazioni di estrema sinistra come Cambiare rotta, Osa e Udu. «Dopo tanti anni l’università è stata bloccata, le lezioni interrotte, le biblioteche chiuse, e tutta la comunità accademica si è unita sulle stesse parole d’ordine: blocchiamo tutto, supportiamo la Global Sumud Flotilla e rompiamo ogni tipo di rapporto col genocidio», hanno scritto in un comunicato i militanti di Cambiare rotta. Che poi hanno minacciato: «Se la Flotilla verrà attaccata, siamo pronti di nuovo a bloccare tutto».Sulle occupazioni della Sapienza si è espressa in prima persona Giorgia Meloni. Anche stavolta, ha dichiarato il premier, «le nostre forze dell’ordine devono perdere tempo con questi figli di papà dei centri sociali che stanno creando problemi alla Sapienza, dove hanno sostituito la bandiera dell’Europa con quella della Palestina. E qui a sinistra ci sarà un cortocircuito perché potrebbero trovarsi in difficoltà». In effetti, tra gli obiettivi della critica degli studenti figura anche Elly Schlein, da loro definita «complice del genocidio». Dalle università, in ogni caso, la protesta si è estesa anche alle scuole. Nella Capitale, per esempio, sono già stati occupati tre licei: il Rossellini, il Cavour e il Socrate. Ma anche a Torino, altro epicentro dei disordini, gli studenti hanno preso possesso del liceo Galileo Ferraris.Ieri, alla notizia che la Flotilla era stata abbordata da Israele, la rabbia è esplosa in mezza Italia. «Aggredita la Global Sumud Flotilla, 3 ottobre sciopero generale. Ora e il momento di bloccare tutto», ha scritto il sindacato di base Usb sui suoi canali. La stessa portavoce italiana di Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, ha invitato alla rivolta: «Non lasciamoli soli. Ora tocca all'equipaggio di terra fare la sua parte». A Napoli, in serata, manifestanti hanno occupato i binari della stazione Centrale causando il blocco del traffico ferroviario in arrivo e in partenza e forti ritardi. A Roma, attivisti si sono concentrati vicino alla stazione Termini, per una manifestazione spontanea. Le forze dell’ordina hanno cinturato lo scalo, in un clima di altissima tensione.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lusb-blocco-totale-cgil-a-rimorchio-il-viminale-allerta-le-forze-dellordine-2674145782.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="resiste-la-tendopoli-alla-scala" data-post-id="2674145782" data-published-at="1759354208" data-use-pagination="False"> Resiste la tendopoli alla Scala «Non ci muoveremo da qui fino a quando il sindaco non avrà sciolto il gemellaggio di Milano con Tel Aviv». Con queste parole, il 26 settembre scorso, alcuni manifestanti provenienti dall’Unione sindacale di base, dalle associazioni palestinesi e dai militanti di Potere al popolo insieme agli studenti di Cambiare rotta e Osa hanno montato le loro tende da campeggio in piazza della Scala a Milano, ribattezzato il sito «piazza Gaza» e chiesto a gran voce «lo stop dell’attacco genocida a Gaza e in Palestina, lo stop a ogni rapporto economico e istituzionale con Israele e garanzie di sicurezza per la missione umanitaria della Global Sumud Flottilla, costantemente sotto attacco». Usb sottolinea di volere un «segnale politicamente tangibile di rifiuto delle violenze messe in atto dal colonialismo sionista».Ma probabilmente resteranno lì ancora per un po’. Almeno fino al 4 ottobre, quando a Roma si svolgerà una nuova manifestazione nazionale a favore della Palestina. Già, perché il sindaco Beppe Sala non può esimersi dall’abbracciare la causa dei pro Pal accampati tra Palazzo Marino e il Teatro alla Scala; intanto li lascia lì per strada, mentre lui sabato sera dal palco del Piermarini chiudeva il suo saluto al mondo della moda riunito al Teatro per i Cnmi Sustainable Fashion Awards strillando «Free Gaza».Un discorso toccante e pieno di buoni sentimenti: «Stiamo vivendo un periodo molto duro, lo sapete meglio di me. Le peggiori disuguaglianze sociali, la crisi climatica, e le città sono i luoghi in cui normalmente questi problemi sono più evidenti». E ci racconta anche che, nonostante «affrontiamo problemi come il costo della vita, il costo delle abitazioni, le disuguaglianze sociali, l’insicurezza» a Milano «stiamo ancora vivendo un periodo molto buono». Poi, la ricetta che risolve i problemi: «Restare insieme, lavorare insieme. Tutti noi dobbiamo fare la nostra parte, e la vostra voce è molto forte. La voce del settore della moda è molto, molto forte».In tutto ciò c’è chi, come Riccardo De Corato, che di Milano è stato il vicesindaco durante la giunta guidata da Letizia Moratti, si chiede come faccia il Comune a tollerare l’accampamento degli anarchici a pochi passi dal Duomo. Presidio che peraltro, ricorda De Corato, resta lì indisturbato dopo gli scontri e gli assalti avvenuti in Stazione Centrale non più tardi del lunedì precedente, il 22 settembre. Scontri che, «come ben sappiamo, hanno avuto gravi conseguenze e ripercussioni, soprattutto nei confronti di diversi esercizi commerciali e che hanno anche visto 60 poliziotti feriti. È assurdo e nella maniera più assoluta inconcepibile che la maggioranza di Palazzo Marino e tutto il centrosinistra milanese continuino a tollerare questi manifestanti violenti e mascherati che, come abbiamo visto e letto, altro non sono che anarchici, no global e Centri Sociali». Il deputato di Fratelli d’Italia, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali ricorda inoltre «che questi ultimi, inoltre, continuano a occupare abusivamente nove edifici a Milano dove sviluppano anche le loro attività e iniziative e il Comune continua a non fare niente e, ancor più grave, a non prenderne le distanze».
Jeffrey Epstein (Ansa)
Dalle carte, consultabili online sul sito del Doj, emerge che due ragazze straniere sarebbero morte per strangolamento dopo sesso estremo nel ranch del predatore sessuale in New Messico, per poi essere sepolte su suo ordine nei dintorni della tenuta. In una email, inviata il 21 novembre 2019 da una persona che afferma di aver lavorato per Epstein a un uomo di nome Eddy Aragon, ci sono diversi link che mostrerebbero il defunto pedofilo filmato durante performances sessuali con ragazze minorenni e la confessione di un tentato omicidio di una delle ragazze. Nel testo il mittente scrive che due ragazze sono state sepolte su ordine di Epstein e «Madam G», verosimilmente la complice del faccendiere, Ghislaine Maxwell, tuttora reclusa in un carcere di massima sicurezza in Texas, nella vasta proprietà in New Mexico già nota come parco giochi privato del faccendiere per abusi sessuali e traffico di minori.
«Edward, questa vicenda è delicata, quindi sarà la prima e ultima mail, a seconda della tua discrezione. Puoi scegliere se tenerla o buttarla via, ma questo materiale viene da una persona che è stata lì e ha visto tutto, come ex membro dello staff dello Zorro Ranch. Il materiale che ti allego è stato preso dalla casa di Jeffrey Epstein come mia assicurazione in caso di eventuali contenziosi tra me e lui. Non mi fare domande», chiosa in stampatello l’uomo. «Le cose più terribili su Jeffrey Epstein devono ancora essere scritte. Sapevi che da qualche parte nelle colline fuori dallo Zorro, due ragazze straniere sono state sepolte per ordine di Jeffrey e Madam G? Entrambe sono morte per strangolamento durante sesso violento e fetish», scrive l’uomo. L’email è stata inoltrata all’Fbi tre mesi dopo il decesso di Epstein, ufficialmente morto suicida mentre era detenuto al Metropolitan Correctional Center di New York City.
Il finanziere pedofilo intendeva lasciare il suo Zorro Ranch, acquistato nel 1993 dall’ex governatore democratico del New Mexico Bruce King, alla sua ragazza bielorussa Karyna Shuliak. La tenuta di 13 miglia quadrate in mezzo al deserto vicino a Santa Fe includeva una residenza di circa 2.500 metri quadri. Secondo quanto riferisce il Daily Mail, Epstein usava lo Zorro Ranch per i suoi appuntamenti segreti, dato che gli ospiti potevano andare e venire più discretamente rispetto a quanto potessero fare a Little St James, l’isola caraibica privata di Epstein al largo di St Thomas. Uno degli ospiti più importanti nel ranch degli orrori è, come noto, il principe Andrew d’Inghilterra, duca di York, insieme con sua moglie Sarah Ferguson.
Continuano nel frattempo le reazioni a catena dopo la pubblicazione dei file. Ed è ancora un quotidiano inglese, il Times, a riferire che la poltrona del primo ministro inglese Keir Starmer sarebbe in bilico dopo le rivelazioni sul caso dell’ex ambasciatore Peter Mandelson. Secondo quanto appreso, il premier ha deciso di confermare la sua nomina a rappresentante diplomatico del Regno Unito negli Stati Uniti, avvenuta ad aprile del 2025, nonostante i rapporti tra Mandelson ed Epstein fossero ampiamente noti a Downing Street. Un rapporto del Cabinet Office aveva infatti evidenziato, già prima della nomina, quale fosse la natura delle relazioni tra i due, facendo riferimento a un dossier confidenziale di JP Morgan che diceva che i due uomini avevano rapporti «particolarmente stretti». L’Ufficio del Gabinetto aveva presentato il dossier a Starmer, ma il primo ministro decise di credere «sulla parola» alle rassicurazioni di Mandelson. I funzionari coinvolti nel processo di controllo hanno detto di aver trovato l’approccio di Starmer «sconcertante». «Le informazioni ora disponibili rendono chiaro che le risposte che ha dato Mandelson erano bugie», si è difeso il premier britannico. «Mi ha descritto Epstein come qualcuno che conosceva a malapena. Tale inganno non è compatibile con il servizio pubblico», ha dichiarato il primo ministro inglese. La vicenda però ha aperto un dibattito sulla sua affidabilità: la decisione di credere alle smentite dell’ambasciatore anziché ai documentati dossier su di lui è una scelta che l’opposizione conservatrice e parte del Partito laburista ritengono incompatibile con il ruolo di capo del governo, ma il premier ha chiarito che non intende dimettersi. Il filone rischia comunque di mantenere alta la pressione politica su Downing Street ancora per molto.
Non poteva mancare il tormentone sulle spie venute dal freddo mandate da Vladimir Putin. Questa, perlomeno, è la versione del premier polacco Donald Tusk, secondo il quale il defunto faccendiere pedofilo statunitense avrebbe collaborato con il Cremlino per raccogliere materiale compromettente sulle élite occidentali, usando la trappola della seduzione, la cosiddetta «esca dolce». »La stampa globale ruota intorno al sospetto che questo scandalo di pedofilia senza precedenti sia stato co-organizzato dai servizi segreti russi», ha concluso Donald Tusk e così le autorità polacche hanno aperto un’inchiesta, proprio mentre dall’altra parte dell’emisfero, in America, sono usciti alcuni file che mostrano con chiarezza che Epstein stava lavorando per rovesciare il presidente russo. «Dovremo andare presto in Russia», scriveva infatti Boris Nicolic, consulente e socio di Bill Gates alla Bill and Melinda Gates Foundation, a Epstein, «per incontrare Ilja Ponomarev (imprenditore e ex deputato della Duma, ndr) e la sua ragazza Alyona, che sono i principali organizzatori della rivolta contro Putin. Ho paura per quanto può succedergli», continuava Nicolic, «qualche idea per aiutarlo? Non con Davos», suggerisce l’uomo di Bill Gates a Epstein. «È impossibile studiare i materiali relativi al caso Epstein senza provare nausea», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, paragonando la lettura dei documenti alla visione di film thriller e polizieschi. «Ma tutto ha un limite morale».
I magistrati turchi stanno intanto passando al setaccio decine di migliaia di documenti emersi dai file del finanziere pedofilo, con l’obiettivo di ricostruire un traffico di minori dalla Turchia. A rendere drammatico il quadro ci sono i dati diffusi dall’Istituto Nazionale di statistica turco Tuik), secondo cui tra il 2008 e il 2016 si sono perse le tracce di 104,531 minori. «Bisogna capire se sono stati contattati politici, funzionari o rappresentanti delle istituzioni. Bisogna risalire agli orfanotrofi e centri di accoglienza», ha dichiarato Dogan Bekin, parlamentare del partito conservatore Refah.
Continua a leggereRiduci
«Salvador» (Netflix)
Otto episodi su Netflix per raccontare un padre e una figlia: lui ex medico, lei coinvolta in un gruppo neonazista. La serie spagnola evita la retorica e indaga fragilità, responsabilità e bisogno di appartenenza con uno sguardo sobrio.
Otto episodi, disponibili, in un'unica soluzione, su Netflix, a partire da venerdì 6 febbraio. Salvador non è lunga, né promette (per ora) di proseguire oltre questa prima stagione. Eppure, è capace, in uno spazio breve e curato, di raffigurare un quadro complesso: quello di una genitorialità in crisi, di figli incapaci di trovare un'identità rappresentativa, del disperato bisogno di appartenere a qualcosa, a qualcuno.
Salvador, serie tv di origine spagnola, muove dal caso particolare di un padre, un ex medico demansionato, costretto - nonostante gli studi e il curriculum - a guidare le ambulanze. Salvador Aguirre ha un passato complicato, fatto di dipendenze che, piano piano, gli hanno eroso la vita. Ha una figlia, Milena, e con lei un rapporto travagliato. Un rapporto che, come il passato di Salvador, non è, però, al vaglio della serie.
Lo show, come già Adolescence, non sembra andare a ritroso, ma guardare avanti, muovendosi tra strade già battute, già note.
Salvador è la storia di un padre che, in una notte di lavoro, senza nessuna avvisaglia precedente, scopre la figlia essere parte di un gruppo di disadattati, violenti e pericolosi. Decisi, soprattutto, a rivendicare l'esatto opposto di quel che lui, per una vita intera, ha cercato di insegnarle. Milena si è unita ad una frangia di estrema destra, razzista e omofoba, una frangia all'interno della quale si nascondono anche svariati Incel. Odiano gli stranieri, i gay e le donne. Sono neonazisti. Fuor di retorica, però, perché quello che la serie vuole fare è provare ad indagare le ragioni che possano preludere ad una tale scelta.
Salvador cerca di scavare oltre la superficie, andando a fondo delle insicurezze, dei bisogni degli adolescenti. Chiedendosi quali e quante responsabilità abbiano i genitori, quante e quali la società nella quale cresciamo. Il risultato non è perfetto, ma convincente. Gli otto episodi della serie televisiva spagnola sono scorrevoli e ben costruiti, pensati per poter essere visti senza pruriti e ritrosie. Non c'è politica, non c'è grande giudizio. Solo la ricostruzione, piuttosto fedele e dettagliata, di uno spaccato che dimora vicino a tutti noi.
Continua a leggereRiduci
È importante sottolineare come i ricercatori abbiano dialogato in stretta cooperazione, dando così vita a un modello di collaborazione realmente integrato e sinergico. Inoltre, il coinvolgimento di numerose aziende del settore spaziale ha dimostrato l’utilità e la validità di un approccio congiunto nel tradurre la ricerca di base in soluzioni e prodotti caratterizzati da un elevato livello di maturità tecnologica. In molti settori - in particolare quelli legati all’abitabilità dello spazio - l’Italia ha già dimostrato di aver conquistato una posizione di primo piano. Resta tuttavia aperta la sfida di consolidare e rafforzare tale ruolo, in un contesto internazionale altamente competitivo, per mantenere il passo con i progressi compiuti da Usa, Cina e Russia. Non basta allocare risorse finanziarie in assenza di un adeguato capitale di competenze, in particolare fra le giovani generazioni.
È necessario investire in ambito educativo, per reclutare risorse umane qualificate. In questa prospettiva, il progetto Space it Up! ha reso possibile la contrattualizzazione di oltre 180 ricercatori post-dottorato e più di 100 dottorandi di ricerca. Occorre però rendere i percorsi formativi sempre più coerenti con i profili professionali oggi richiesti dalla ricerca scientifica e dall’industria. I temi dello spazio devono trovare un’integrazione strutturata per entrare a pieno titolo nella programmazione universitaria, attraverso il consolidamento di iniziative già avviate con l’istituzione di un dottorato nazionale sullo spazio, l’avvio di un corso di alta formazione e specializzazione sulla medicina aeronautica e la promozione di centri di studio e ricerca a forte carattere interdisciplinare.
In secondo luogo, al netto della rilevanza della ricerca di base, emerge la necessità di fare un ulteriore balzo in avanti sul piano tecnologico. Le attività e le soluzioni presentate a Firenze, mostrano in molti casi, fatte salve alcune lodevoli eccezioni, un basso livello di maturità tecnologica. Tale aspetto risulta particolarmente critico in ambito biomedico, data la frequente compromissione di funzioni essenziali a cui gli equipaggi vanno incontro nel corso di una missione spaziale, al punto che gli effetti ne possono compromettere prestazioni e sicurezza. Lo sviluppo di contromisure efficaci, in particolare per i danni causati da microgravità e radiazioni, è quindi di rilevanza assolutamente strategica per il futuro dell’esplorazione spaziale, ma si trovano ancora in fase preliminare rispetto alla tabella di marcia che auspicano politici e tecnocrati. Ciò che si rende necessario è quindi la costruzione di un dialogo più stretto tra mondo accademico e industria spaziale, per migliorare il trasferimento tecnologico e massimizzare l’impatto complessivo dell’iniziativa scientifica. Inoltre, è necessario rimodulare gli obiettivi della ricerca e dello sviluppo tecnologico secondo modelli e tempi realistici, in aderenza ai vettori di cui oggi disponiamo.
Tutto questo richiede una governance priva di intralci burocratici inutili e che sappia soprattutto concentrarsi su poche e selezionate priorità, evitando la dispersione su una miriade di iniziative frammentate. In questo contesto, è verosimile nonché auspicabile che il progetto Space it Up! possa proseguire oltre il suo orizzonte temporale attraverso nuovi finanziamenti che tengano conto delle criticità incontrate e che enfatizzino l’impatto che la ricerca spaziale genera in termini di ricadute scientifiche, tecnologiche e socio-economiche sulla Terra. In prospettiva, la ricerca spaziale renderà disponibili nuovi farmaci, inclusi antibiotici ottenuti da funghi e alghe in condizioni di microgravità, sensori diagnostici in grado di analizzare saliva o aria espirata, tute teranostiche capaci di eseguire diagnosi e praticare terapie per mezzo di stimolazioni biofisiche, avanzati sistemi di telemedicina, tessuti di cellule per trapianti, applicazioni robotiche per la chirurgia. Tali ricadute costituiscono una dimostrazione concreta del valore della ricerca spaziale. E questa è la risposta migliore a quanti credono che i fondi investiti nelle missioni spaziali siano superflui. Di superfluo, c’è solo la loro ignoranza.
coordinatore scientifico Comint
consigliere scientifico Asi
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 6 febbraio 2026. Con la nostra Flaminia Camilletti commentiamo tutte le novità del pacchetto sicurezza.