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I vescovi pregano per il no

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Misterioso e scaltro, dopo Ubi il finanziere Mercadante punta forte su Orcel

Misterioso e scaltro, dopo Ubi 
il finanziere Mercadante punta forte su Orcel

Chi è Edoardo Mercadante, salito al 5% di Unicredit con il fondo Parvus

Edoardo Mercadante con il suo fondo londinese Parvus ci riprova. Per la seconda volta, sempre su banche e in Italia. Dopo l’investimento in Ubi, dove era arrivato a detenere oltre l’8% e che ha finito per consegnare i titoli a metà del 2020 nell’Opa di Intesa sulla banca bergamasca-bresciana, ora eccolo spuntare quasi a sorpresa dal 6 maggio nell’azionariato di UniCredit, con una quota del 5,059% di Unicredit attraverso il fondo Parvus Asset Management.

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I vescovi pregano per il no
Matteo Zuppi (Ansa)
Invece di predicare il Vangelo, pontificano sulla riforma Nordio. Zuppi, capo della Cei: «C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare. Autonomia e indipendenza sono essenziali».

Il presidente dei vescovi italiani, cardinale Matteo Zuppi, aprendo i lavori del Consiglio episcopale, è intervenuto anche sull’imminente referendum per la riforma della giustizia, invitando i cattolici ad andare alle urne «perché l’equilibrio tra poteri previsto in Costituzione è da preservare; perché la separazione delle carriere è l’assetto del Csm sono temi che, come pastori, non ci lasciano indifferenti; perché l’autonomia è l’indipendenza della magistratura sono connotati essenziali del nostro sistema». Preso alla lettera, il discorso di Zuppi è un invito ai cattolici a votare convintamente Sì: la riforma infatti rafforza sia l’equilibrio dei poteri che l’indipendenza della magistratura. Ma si sa: vatti a fidare dei preti, modo di dire che nasce dalla percezione che, a volte, i rappresentanti della Chiesa abbiano comportamenti contrari alla dottrina che predicano, o agiscano secondo interessi personali piuttosto che spirituali.

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Se piovono coltellate è colpa del governo. Gabanelli dà i numeri
Milena Gabanelli (Ansa)
«Il Corriere» scopre il disagio giovanile (ma si dimentica delle restrizioni Covid) e le violenze dei ragazzi immigrati.

Piovono coltellate, colpa del governo. Se i reati delle cosiddette baby gang sono in vistoso aumento nelle città più grandi, non è colpa né del disagio sociale, né della povertà materiale o di spirito e neppure dei genitori che non sanno educare la figliolanza. No, è tutta colpa dell’esecutivo. Almeno per il Corriere della Sera, che ieri titolava: «Baby gang in aumento. Dove sbaglia il governo. Dal 2019 raddoppiati i minori con i coltelli in tasca e le risse. Le presenze minorili in carcere cresciute del 40%».

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Anna Maria Cisint: «Galera per gli imam violenti e che rifiutano i nostri valori»
Nel riquadro Anna Maria Cisint (Imagoeconomica)
L’eurodeputata della Lega: «Stiamo lavorando a nuove norme più stringenti. Necessari un registro per i predicatori islamici, che non devono avere precedenti, e un sistema di monitoraggio costante».

Onorevole Cisint, il dramma delle spose bambine tocca anche il nostro Paese, come ha dimostrato un’inchiesta di Fuori dal coro

«I terribili fatti di cronaca e le coraggiose inchieste giornalistiche, portate avanti da giornali come il vostro e Fuori dal Coro, fanno da cartina di tornasole di ciò che sta accadendo nel nostro Paese: una cavalcante islamizzazione che, come una cupa coltre nera, sta coprendo l’Italia, rischiando non solo di far esplodere il fondamentalismo islamico, ma anche di annichilire le nostre istituzioni, da quelle politiche - dove si tenta di infiltrarsi - a quelle giudiziarie. Penso al caso di Brescia, dove a un violentatore islamico qualche giudice ha ritenuto di comminare appena cinque anni di pena».

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