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2025-11-23
Lei va al lavoro, una «risorsa» la stupra
(IStock)
Incastrato dal cellulare perso. Un trentacinquenne del Gambia è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Gallarate perché accusato dalla brutale aggressione subita da una donna di 53 anni alle prime luci dell’alba di venerdì nel quartiere Cajello di Gallarate. Il gambiano è stato sottoposto a fermo per violenza sessuale aggravata e lesioni aggravate. È stato ascoltato dal pm Roberto Bonfanti e ha confessato la violenza sessuale.
Il trentacinquenne era già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali per spaccio di droga. Secondo le indagini, il gambiano avrebbe sorpreso la vittima alle spalle mentre camminava sul marciapiede per raggiungere il posto di lavoro. Dopo averla colpita e malmenata, l’avrebbe trascinata e violentata dietro le siepi di un’aiuola di un parcheggio pubblico. Sempre sulla base della ricostruzione delle forze dell’ordine, l’uomo sarebbe poi fuggito a piedi portando con sé il telefono cellulare della donna mentre avrebbe perso il proprio. Proprio questo lo avrebbe incastrato. La donna era stata soccorsa da un passante e trasportata all’ospedale Sant’Antonio Abate di Gallarate. Poi è stata trasferita nella clinica Mangiagalli. La donna ha riportato diverse lesioni e le è stata assegnata una prognosi di 20 giorni.
Dalle indicazioni fornite da un testimone e dall’analisi a tappeto di tutti gli impianti di videosorveglianza pubblici e privati presenti nelle immediate vicinanze, gli investigatori del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Gallarate hanno ricostruito il percorso di fuga dell’autore e individuato la sua abitazione. Quando i carabinieri hanno fatto irruzione hanno scoperto l’uomo nascosto all’interno di un letto a cassettone. Il trentacinquenne, che indossava ancora gli stessi vestiti indossati all’alba e ripresi dalle telecamere, è stato immediatamente portato nella caserma di Largo Verrotti. Il cellulare della donna, grazie agli ulteriori approfondimenti, è stato recuperato all’interno di una proprietà privata lungo la via di fuga, non distante dall’abitazione dell’indagato. Il cittadino gambiano avrebbe, probabilmente, provato a nasconderlo per non farsi rintracciare ma l’escamotage non gli è servito perché gli investigatori sono riusciti a scovarlo. Al momento dell’irruzione i militari non hanno trovato nessuno in casa, almeno in apparenza. Poi si sono spinti fino alla camera da letto e lo hanno trovato rannicchiato in un cassettone. L’uomo, al momento dell’arresto, è rimasto in silenzio.
La Procura di Busto Arsizio è riuscita ad acquisire un quadro indiziario consistente. In caserma, nel corso dell’interrogatorio reso davanti al pm Bonfanti, l’indagato, messo di fronte alle responsabilità, ha reso piena confessione. Da quanto si è appreso, l’uomo di professione meccanico, ma di fatto nullafacente, è in Italia da oltre undici anni ed è sposato con una donna italiana dalla quale ha avuto anche tre figli. La brutale aggressione di Gallarate, che si è conclusa anche con la violenza sessuale, ha nuovamente riacceso i riflettori sul problema sicurezza allarmando i cittadini e le istituzioni. Sull’accaduto è intervenuto il sindaco della città, il leghista Andrea Cassani: «A nome della città volevo esprimere innanzitutto i complimenti ai carabinieri della compagnia di Gallarate per aver preso questo criminale. Ieri ancora non si sapeva chi era il colpevole, ma già tutti lo avevano capito: lo stupro ai danni di una nostra concittadina è stato perpetrano da un gambiano che evidentemente non è venuto a Gallarate per pagarci le pensioni o perché fuggiva da qualche guerra ma per farsi mantenere da noi e per stuprare una donna che potrebbe essere nostra madre, nostra moglie. Non è razzismo ma statistica: più del 50% dei reati violenti sono commessi dagli stranieri che sono in Italia meno del dieci per cento della popolazione. Il tutto è avvenuto a pochi passi dal Teatro Condominio dove pochi mesi fa giovani da tutta Europa, preoccupati per le conseguenze dell’immigrazione incontrollata e per l’elevata propensione a delinquere di questi, parlavano di remigrazione. È ora che tutti i cittadini aprano gli occhi sulle conseguenze dell’immigrazione e che anche la politica metta un freno a questa invasione e rispedisca al loro Paese questi criminali. Esprimo ancora vicinanza alla vittima e alla sua famiglia e come Comune faremo il possibile per sostenerli e stare loro vicini per superare questo momento».
Nella prima settimana di novembre, una turista panamense di 35 anni è stata aggredita e violentata da due cittadini stranieri. I due poi sono stati individuati e rintracciati dagli inquirenti. La giovane, nella notte tra venerdì e sabato, era stata avvicinata da due uomini mentre camminava in piazza San Pancrazio, uno dei luoghi più centrali della città, nei pressi della stazione di Santa Maria Novella. Secondo la ricostruzione fornita poi agli investigatori dalla vittima stessa, è stata costretta dai due uomini a seguirli e a entrare in un’automobile dove i due hanno iniziato prima ad aggredirla e poi ad abusare sessualmente di lei.
Arrestato l’influencer Don Alì. Si fa chiamare «il re dei maranza»
Si nascondeva in una cantina del quartiere Barriera Milano a Torino. Era irreperibile da giorni ma dopo un breve pedinamento, Said Alì, è stato arrestato e accompagnato in questura. Di origini marocchine, 24 anni, influencer con 222.000 follower su Instagram, noto in zona come «il re dei maranza» e varie aggressioni social, tutte rigorosamente filmate e pubblicate, Alì che ama pregiarsi dell’appellativo «Don», si trova ora in carcere con l’accusa di atti persecutori.
La notizia l’ha data ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi spiegando come l’influencer, insieme a due complici, fosse ricercato in quanto responsabile di atti persecutori nei confronti di un docente di una scuola elementare del quartiere Barriera di Milano. L’episodio risale a fine ottobre e si configura come una vera e propria spedizione punitiva. Il tutto si mantiene soprattutto a livello verbale ma i toni sono proprio quelli dell’intimidazione e della minaccia. Don Alì e altri due ragazzi di origini nordafricane, uno di 24 anni e uno di 27 per i quali è stato disposto l’obbligo di firma, raggiungono il docente mentre tiene per mano la figlia. L’uomo, accerchiato e filmato, quasi non proferisce parola. «Siamo andati a prendere il maestro che abusa dei bambini a scuola», recita la didascalia del video dove si sentono gli aggressori che dicono all’insegnante: «Ci è stato riferito che hai alzato le mani a un bambina, a nostra nipote che frequenta la scuola». E poi aggiungono: «La prossima volta che nostra nipote tornerà a casa con una lacrima o che ci viene riferito che fai il bullo, passeremo ai fatti».
Secondo quanto ricostruito dalla polizia, alla fine i tre avrebbero colpito l’uomo alla nuca, il tutto sotto gli occhi della bambina pietrificata. Il video, dove si vedono padre e figlia in volto, è stato poi diffuso sui social nel tentativo di mettere l’uomo alla gogna. In seguito all’episodio, a inizio novembre, Don Alì era stato raggiunto da Le Iene. Gli spezzoni dell’intervista sono ottimo materiale per i social e l’influencer li rilancia in una sorta di manifesto in cui conferma la necessità di punire «chi stupra bambini» e rinnova le minacce all’insegnante: «Se la prossima volta abusi di un bambino, finirà molto peggio». Gli accertamenti degli investigatori della mobile guidati dal dirigente Davide Corazzini rilevano che le accuse rivolte contro il maestro sarebbero del tutto infondate ma sotto la lente degli inquirenti finisce soprattutto il modus operandi di Don Alì. Così come il suo curriculum di aggressioni. L’ultima lo scorso 11 novembre nei confronti di una troupe televisiva di Dritto e Rovescio. In quell’occasione il «don» avrebbe colpito con una mazza chiodata i finestrini della macchina dei giornalisti di Paolo del Debbio che stavano lavorando a un servizio sulla situazione della criminalità a Torino con un focus proprio su Don Alì, considerato il capo indiscusso dei maranza del quartiere Barriera Milano dove l’influencer e la sua gang da tempo spadroneggiano seminando il terrore, a colpi di minacce e video su Tiktok.
Poco prima di essere aggredita, la troupe di Rete 4 aveva parlato con alcuni dei ragazzi che avevano difeso Don Alì descrivendolo come una sorta di eroe moderno che si fa giustizia da solo risolvendo i problemi a modo suo. «Tantissime persone vedono Don Alì sui social e lo contattano per risolvere anche altri problemi», avevano detto i suoi seguaci. «Lui va lì e cerca di capire la questione e la risolve». Intanto, in difesa dell’insegnante aggredito sono scese in campo le suore dell’Istituto Immacolatine dove l’uomo presta servizio, decise a non cedere alle intimidazioni di Don Alì. Oltre a denunciare l’accaduto, assistite dall’avvocato Davide Salvo, hanno deciso di chiedere un risarcimento per danni di immagine pari a 1 milione di euro.
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È un trentacinquenne gambiano con precedenti penali per possesso di droga l’uomo che la mattina di venerdì ha abusato di una donna di 53 anni a Gallarate, nel Varesotto. L’ha malmenata, trascinata e violentata dietro le siepi di un parcheggio.Arrestato l'influencer Don Alì. Era responsabile di atti persecutori nei confronti di un maestro di scuola elementare.Lo speciale contiene due articoli.Incastrato dal cellulare perso. Un trentacinquenne del Gambia è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Gallarate perché accusato dalla brutale aggressione subita da una donna di 53 anni alle prime luci dell’alba di venerdì nel quartiere Cajello di Gallarate. Il gambiano è stato sottoposto a fermo per violenza sessuale aggravata e lesioni aggravate. È stato ascoltato dal pm Roberto Bonfanti e ha confessato la violenza sessuale. Il trentacinquenne era già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali per spaccio di droga. Secondo le indagini, il gambiano avrebbe sorpreso la vittima alle spalle mentre camminava sul marciapiede per raggiungere il posto di lavoro. Dopo averla colpita e malmenata, l’avrebbe trascinata e violentata dietro le siepi di un’aiuola di un parcheggio pubblico. Sempre sulla base della ricostruzione delle forze dell’ordine, l’uomo sarebbe poi fuggito a piedi portando con sé il telefono cellulare della donna mentre avrebbe perso il proprio. Proprio questo lo avrebbe incastrato. La donna era stata soccorsa da un passante e trasportata all’ospedale Sant’Antonio Abate di Gallarate. Poi è stata trasferita nella clinica Mangiagalli. La donna ha riportato diverse lesioni e le è stata assegnata una prognosi di 20 giorni. Dalle indicazioni fornite da un testimone e dall’analisi a tappeto di tutti gli impianti di videosorveglianza pubblici e privati presenti nelle immediate vicinanze, gli investigatori del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Gallarate hanno ricostruito il percorso di fuga dell’autore e individuato la sua abitazione. Quando i carabinieri hanno fatto irruzione hanno scoperto l’uomo nascosto all’interno di un letto a cassettone. Il trentacinquenne, che indossava ancora gli stessi vestiti indossati all’alba e ripresi dalle telecamere, è stato immediatamente portato nella caserma di Largo Verrotti. Il cellulare della donna, grazie agli ulteriori approfondimenti, è stato recuperato all’interno di una proprietà privata lungo la via di fuga, non distante dall’abitazione dell’indagato. Il cittadino gambiano avrebbe, probabilmente, provato a nasconderlo per non farsi rintracciare ma l’escamotage non gli è servito perché gli investigatori sono riusciti a scovarlo. Al momento dell’irruzione i militari non hanno trovato nessuno in casa, almeno in apparenza. Poi si sono spinti fino alla camera da letto e lo hanno trovato rannicchiato in un cassettone. L’uomo, al momento dell’arresto, è rimasto in silenzio. La Procura di Busto Arsizio è riuscita ad acquisire un quadro indiziario consistente. In caserma, nel corso dell’interrogatorio reso davanti al pm Bonfanti, l’indagato, messo di fronte alle responsabilità, ha reso piena confessione. Da quanto si è appreso, l’uomo di professione meccanico, ma di fatto nullafacente, è in Italia da oltre undici anni ed è sposato con una donna italiana dalla quale ha avuto anche tre figli. La brutale aggressione di Gallarate, che si è conclusa anche con la violenza sessuale, ha nuovamente riacceso i riflettori sul problema sicurezza allarmando i cittadini e le istituzioni. Sull’accaduto è intervenuto il sindaco della città, il leghista Andrea Cassani: «A nome della città volevo esprimere innanzitutto i complimenti ai carabinieri della compagnia di Gallarate per aver preso questo criminale. Ieri ancora non si sapeva chi era il colpevole, ma già tutti lo avevano capito: lo stupro ai danni di una nostra concittadina è stato perpetrano da un gambiano che evidentemente non è venuto a Gallarate per pagarci le pensioni o perché fuggiva da qualche guerra ma per farsi mantenere da noi e per stuprare una donna che potrebbe essere nostra madre, nostra moglie. Non è razzismo ma statistica: più del 50% dei reati violenti sono commessi dagli stranieri che sono in Italia meno del dieci per cento della popolazione. Il tutto è avvenuto a pochi passi dal Teatro Condominio dove pochi mesi fa giovani da tutta Europa, preoccupati per le conseguenze dell’immigrazione incontrollata e per l’elevata propensione a delinquere di questi, parlavano di remigrazione. È ora che tutti i cittadini aprano gli occhi sulle conseguenze dell’immigrazione e che anche la politica metta un freno a questa invasione e rispedisca al loro Paese questi criminali. Esprimo ancora vicinanza alla vittima e alla sua famiglia e come Comune faremo il possibile per sostenerli e stare loro vicini per superare questo momento». Nella prima settimana di novembre, una turista panamense di 35 anni è stata aggredita e violentata da due cittadini stranieri. I due poi sono stati individuati e rintracciati dagli inquirenti. La giovane, nella notte tra venerdì e sabato, era stata avvicinata da due uomini mentre camminava in piazza San Pancrazio, uno dei luoghi più centrali della città, nei pressi della stazione di Santa Maria Novella. Secondo la ricostruzione fornita poi agli investigatori dalla vittima stessa, è stata costretta dai due uomini a seguirli e a entrare in un’automobile dove i due hanno iniziato prima ad aggredirla e poi ad abusare sessualmente di lei.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/stupro-gallarate-gambiano-2674334939.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="arrestato-linfluencer-don-ali-si-fa-chiamare-il-re-dei-maranza" data-post-id="2674334939" data-published-at="1763891460" data-use-pagination="False"> Arrestato l’influencer Don Alì. Si fa chiamare «il re dei maranza» Si nascondeva in una cantina del quartiere Barriera Milano a Torino. Era irreperibile da giorni ma dopo un breve pedinamento, Said Alì, è stato arrestato e accompagnato in questura. Di origini marocchine, 24 anni, influencer con 222.000 follower su Instagram, noto in zona come «il re dei maranza» e varie aggressioni social, tutte rigorosamente filmate e pubblicate, Alì che ama pregiarsi dell’appellativo «Don», si trova ora in carcere con l’accusa di atti persecutori.La notizia l’ha data ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi spiegando come l’influencer, insieme a due complici, fosse ricercato in quanto responsabile di atti persecutori nei confronti di un docente di una scuola elementare del quartiere Barriera di Milano. L’episodio risale a fine ottobre e si configura come una vera e propria spedizione punitiva. Il tutto si mantiene soprattutto a livello verbale ma i toni sono proprio quelli dell’intimidazione e della minaccia. Don Alì e altri due ragazzi di origini nordafricane, uno di 24 anni e uno di 27 per i quali è stato disposto l’obbligo di firma, raggiungono il docente mentre tiene per mano la figlia. L’uomo, accerchiato e filmato, quasi non proferisce parola. «Siamo andati a prendere il maestro che abusa dei bambini a scuola», recita la didascalia del video dove si sentono gli aggressori che dicono all’insegnante: «Ci è stato riferito che hai alzato le mani a un bambina, a nostra nipote che frequenta la scuola». E poi aggiungono: «La prossima volta che nostra nipote tornerà a casa con una lacrima o che ci viene riferito che fai il bullo, passeremo ai fatti».Secondo quanto ricostruito dalla polizia, alla fine i tre avrebbero colpito l’uomo alla nuca, il tutto sotto gli occhi della bambina pietrificata. Il video, dove si vedono padre e figlia in volto, è stato poi diffuso sui social nel tentativo di mettere l’uomo alla gogna. In seguito all’episodio, a inizio novembre, Don Alì era stato raggiunto da Le Iene. Gli spezzoni dell’intervista sono ottimo materiale per i social e l’influencer li rilancia in una sorta di manifesto in cui conferma la necessità di punire «chi stupra bambini» e rinnova le minacce all’insegnante: «Se la prossima volta abusi di un bambino, finirà molto peggio». Gli accertamenti degli investigatori della mobile guidati dal dirigente Davide Corazzini rilevano che le accuse rivolte contro il maestro sarebbero del tutto infondate ma sotto la lente degli inquirenti finisce soprattutto il modus operandi di Don Alì. Così come il suo curriculum di aggressioni. L’ultima lo scorso 11 novembre nei confronti di una troupe televisiva di Dritto e Rovescio. In quell’occasione il «don» avrebbe colpito con una mazza chiodata i finestrini della macchina dei giornalisti di Paolo del Debbio che stavano lavorando a un servizio sulla situazione della criminalità a Torino con un focus proprio su Don Alì, considerato il capo indiscusso dei maranza del quartiere Barriera Milano dove l’influencer e la sua gang da tempo spadroneggiano seminando il terrore, a colpi di minacce e video su Tiktok.Poco prima di essere aggredita, la troupe di Rete 4 aveva parlato con alcuni dei ragazzi che avevano difeso Don Alì descrivendolo come una sorta di eroe moderno che si fa giustizia da solo risolvendo i problemi a modo suo. «Tantissime persone vedono Don Alì sui social e lo contattano per risolvere anche altri problemi», avevano detto i suoi seguaci. «Lui va lì e cerca di capire la questione e la risolve». Intanto, in difesa dell’insegnante aggredito sono scese in campo le suore dell’Istituto Immacolatine dove l’uomo presta servizio, decise a non cedere alle intimidazioni di Don Alì. Oltre a denunciare l’accaduto, assistite dall’avvocato Davide Salvo, hanno deciso di chiedere un risarcimento per danni di immagine pari a 1 milione di euro.
Federico Vecchioni (Ansa)
History Law & Economics dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. Il conferimento, approvato dal dipartimento di giurisprudenza, economia e comunicazione dell’ateneo - con successiva delibera del Senato Accademico - si deve al fatto che la figura professionale di Vecchioni rappresenta «un punto di riferimento di rilievo nel panorama dell’economia agroalimentare italiana e mediterranea, per la capacità di coniugare visione strategica, innovazione tecnologica e attenzione ai profili di sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La cerimonia è stata introdotta dal professor Gabriele Carapezza Figlia, coordinatore del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Mediterranean Studies e la laudatio è stata curata dal professor Giovanni Battista Dagnino, ordinario di economia e gestione delle imprese. A conferire titolo e proclamazione, il professor Francesco Bonini, rettore dell’ateneo. Alla cerimonia è seguita la lectio magistralis di Vecchioni. «Ricevere questo dottorato honoris causa dalla Libera Università Maria Santissima Assunta», le parole pronunciate da Vecchioni, «rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità. Ho sempre creduto nel valore del dialogo tra impresa, istituzioni e mondo accademico come leva per generare sviluppo duraturo. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un orizzonte culturale ed economico strategico, nel quale l’Italia può e deve esercitare un ruolo da protagonista attraverso innovazione, sostenibilità e cooperazione internazionale». «In quest’ottica», ha proseguito quindi il presidente di Bonifiche Ferraresi, «si inseriscono le iniziative internazionali portate avanti da Bf con l’obiettivo di creare la più importante riserva agricolo alimentare del Mediterraneo».
A completamento delle formalità si pone poi il discorso del rettore della Lumsa, professor Bonini, che ha voluto rimarcare l’importanza del conferimento accademico: «Il dottorato in Mediterranean Studies, basato nel nostro dipartimento di Palermo, traguarda anche l’importante investimento che l’Università Lumsa ha aperto con l’istituzione del nostro University Africa Center. Il conferimento del dottorato a una personalità come quella di Federico Vecchioni vuole essere esemplare per i nostri studenti e studentesse, e per un impegno di ricerca, sviluppo e collaborazione con le realtà vive della società che qualifica l’università e ne conferma l’ispirazione e l’impegno per il bene comune nella grande prospettiva globale».
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Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.