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A parte Trieste il centrosinistra si prende tutte le altre città

A parte Trieste il centrosinistra si prende tutte le altre città
Roberto Gualtieri e Stefano Lo Russo (Ansa)
  • Il sindaco uscente conquista il quarto mandato e difende l'ultima roccaforte della coalizione. Anche se lo sfidante Francesco Russo recupera quasi 15 punti nel secondo turno. «Sul porto vecchio lavoreremo insieme», promette il primo cittadino. Affluenza ferma al 42%
  • La sinistra prende Isernia, Caserta, Savona e Cosenza. L'ex ministro: «Io contro tutti»
  • Nella Capitale netta affermazione dell'ex ministro dell'Economia, che fa suoi parte dei voti andati al primo turno a Raggi e Calenda. Giorgia Meloni: «Paghiamo la scelta di candidati civici». Intanto a sinistra è già lotta interna per il seggio da deputato del neo sindaco
  • Chiusa la parentesi pentastellata, nel capoluogo piemontese scatta la restaurazione dei soliti apparati, dalla Fiat alle banche

Lo speciale contiene quattro articoli

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In piazza per il «caudillo» Maduro più sigle che persone
Uno scatto della manifestazione a Roma per Maduro (Ansa)
A Roma Anpi, Cgil e decine di associazioni chiedono l’intervento dell’Onu. Landini attacca la Meloni.

C’erano probabilmente più sigle che presenti ieri a Roma a Piazza Barberini, alla manifestazione organizzata a sostegno dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro. Immancabili Anpi e Cgil, presenti Pd e Avs, in piazza si sono radunate molte sigle della sinistra radicale: Rete Numeri Pari, Rete Italiana Pace e Disarmo, Rete No Bavaglio, Sbilanciamoci, Stop Rearm Europe Italia, Sinistra Civica Ecologista Roma, Sinistra Anticapitalista Roma, Rifondazione Comunista Roma, Centro Riforma dello Stato, Medicina Democratica, Sportelli Solidali 9, Coordinamento genitori democratici-cgd onlus, Disability Pride, Genazzano In Comune Una Nuova Storia Tivoli, Alternativa per Anzio, Ladispoli Attiva, Genzano In Comune, Frosinone Provincia in Comune, Rieti Città Futura, Controvento Rieti, Sce Colleferro, Forum per il Diritto alla Salute, Wilpf Italia Aps, Casetta Rossa, Psi, Casa Internazionale delle Donne, Giovani Democratici Roma, Auser Lazio, Disarma-Il Coraggio della Pace, Associazione donne Brasiliane in Italia, Latina Bene Comune, Cinecittà Bene Comune, Unione Donne in Italia, Associazione Italiana Tecnici di Ripresa, Un Ponte Per, Sparwasser Aps.

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Maduro parla in tribunale: «Il presidente resto io». Ma la sua vice apre a Donald
Nicolás Maduro durante il trasferimento in tribunale a New York (Getty Images)
L’ex leader alla sbarra con la moglie a New York. Dal Venezuela la Rodriguez chiede agli Usa di «lavorare insieme». Però gli uomini forti del regime restano al loro posto.

Comprendere cosa stia realmente accadendo in Venezuela in queste ore è un esercizio tutt’altro che semplice, reso ancora più opaco dal susseguirsi di ricostruzioni divergenti fornite da coloro che, su mandato di Washington, sono stati incaricati di accompagnare il Paese nella fase successiva all’arresto di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores. Quest’ultima è chiamata a rispondere anche dell’accusa «di aver incassato centinaia di migliaia di dollari in tangenti per facilitare, nel 2007, un incontro tra un importante trafficante di droga e il direttore dell’Ufficio nazionale antidroga del Venezuela». I coniugi, difesi dall’avvocato Barry J. Pollack, già legale di Julian Assange, sono comparsi ieri per l’udienza preliminare davanti alla corte federale di Lower Manhattan, presieduta dal giudice novantaduenne Alvin Hellerstein, che ha fissato la prossima udienza del caso il 17 marzo 2026.

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Il punto debole di Pechino è la forte dipendenza dall’estero per gas e petrolio. Ecco perché, dopo il Paese sudamericano, gli States potrebbero intervenire in Iran. Il Dragone dovrà aumentare gli acquisti da Mosca.

Dopo la fulminea operazione che ha portato Nicolás Maduro dal palazzo presidenziale di Caracas all’aula di un tribunale di New York, ci si interroga sulle conseguenze economiche e politiche della destituzione.

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Il leader americano rilancia le sue mire sull’isola, cruciale per la geopolitica dell’Artico. Uno schiaffo alla Via della seta.

La Casa Bianca era stata chiara. Nella strategia di sicurezza nazionale, pubblicata il mese scorso, l’amministrazione Trump aveva sottolineato di volere che «l’emisfero occidentale rimanesse libero da incursioni straniere ostili»: un monito rivolto, neanche troppo implicitamente, alla Cina, oltreché, sebbene in forma minore, a Russia e Iran. È quindi in quest’ottica che va principalmente letta l’operazione statunitense che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro. Ed è sempre in questa cornice che vanno inserite le nuove pressioni statunitensi su Cuba, nonché le rinnovate tensioni esplose tra Washington e il Vecchio continente sul destino politico della Groenlandia.

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