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2018-12-27
Rivolta contro la «salva ostetriche». Ma rimedia alla topica della Lorenzin
ANSA
Sanatoria sì, sanatoria no: la polemica di Natale riguarda l'emendamento 283 bis alla legge di Bilancio, voluto dal M5s, che concede una deroga ai professionisti del settore della sanità che, negli ultimi 10 anni, abbiano lavorato per almeno 36 mesi pur senza i titoli abilitanti necessari, a patto che «si iscrivano entro il 31 dicembre 2019 negli elenchi speciali ad esaurimento istituiti presso gli ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione».
La deroga riguarda le professioni infermieristiche, ostetriche, logopedistiche o fisioterapiche e le figure dei tecnici di laboratorio biomedico: audiometristi e audioprotesisti. E poi tecnici della riabilitazione psichiatrica, della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, neurofisiopatologi, fisiopatologi cardiocircolatori e di perfusione cardiovascolare, dietisti, igienisti dentali, podologi, ortottisti e assistenti di oftalmologia, educatori professionali, terapisti occupazionali e della neuro-psicomotricità dell'età evolutiva.
Pur non essendo in possesso dei titoli abilitanti necessari per conseguire l'iscrizione all'albo professionale, questi professionisti potranno continuare a lavorare: entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di Bilancio 2019, verranno istituiti gli elenchi speciali, ai quali dovranno iscriversi i professionisti interessati da questa norma. Il provvedimento, è bene ricordarlo, stempera la stretta imposta all'accesso a queste professioni dalla legge firmata dall'ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che impone a questi professionisti di iscriversi ai relativi albi, confluiti nel nuovo Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.
Immediate sono scattate le polemiche, sia da parte dell'opposizione che degli ordini professionali: «Leggiamo con seria preoccupazione», ha commentato la Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica, «la notizia della sanatoria. Si rischia di creare una pericolosa breccia in un sistema che tutela e garantisce innanzitutto la salute pubblica dei cittadini, sistema che rappresenta anche una sicurezza per le altre professioni sanitarie. Appartenere a un albo», ha aggiunto il sindacato, «non è una semplice iscrizione, ma significa dover dimostrare al nostro Sistema nazionale, e quindi alla collettività tutta, di possedere una serie di requisiti: un percorso formativo di base e di specializzazione nel settore sanitario, di aver acquisito competenze e abilità, di aver superato esami e prove».
Molto critica anche l'Associazione italiana fisioterapisti, che già prima dell'approvazione della legge di Bilancio aveva attaccato il provvedimento: «Assisteremmo», scrive in una nota il sindacato, «al paradosso che chi ha lavorato come dipendente o autonomo svolgendo attività riconducibili a quelle di una professione sanitaria come il fisioterapista o altra professione, senza titoli di studio abilitanti all'esercizio, verrà iscritto in elenchi speciali, potendo così continuare ad esercitare abusivamente. Una assurdità totale. Nessuno, politica o sindacati, potrà cavarsela con la scusa di aver salvato posti di lavoro».
Profetica la nota dei fisioterapisti: 24 ore dopo, il ministro della Salute, Giulia Grillo, su Facebook ha rintuzzato gli attacchi insistendo proprio sul «salvataggio» di migliaia di posti di lavoro: «Stop alla disinformazione», ha scritto la Grillo, «sull'emendamento che salva il posto di lavoro a 20.000 operatori già presenti nelle strutture sanitarie pubbliche e private. Il Parlamento non ha approvato nessuna sanatoria per abusivi. Si dà la possibilità», ha sottolineato la Grillo, «di continuare a esercitare a lavoratori con titoli validi fino all'approvazione della legge 3/2018 inserendoli in elenchi speciali. Non sarà un via libera per tutti, ma solo per chi dimostrerà di avere i titoli e di aver lavorato per almeno 36 mesi in 10 anni. Non si toglie nulla a chi è iscritto agli albi delle professioni sanitarie e non si creano equipollenze. Non creiamo abusivi e finalmente si mette fine al caos prodotto da una giungla di corsi regionali che negli anni hanno creato situazioni incontrollabili. Abbiamo evitato che 20.000 famiglie di lavoratori finissero in mezzo a una strada. Questa è la realtà», ha concluso la Grillo, «tutto il resto è disinformazione».
Dove sta la verità? A leggere atti e documenti, è difficile non dar ragione al ministro Giulia Grillo. La deroga, infatti, va semplicemente a rendere meno traumatici gli effetti della legge varata dall'ex ministro Beatrice Lorenzin il 13 marzo 2018, 10 giorni dopo le elezioni.
I tagli ai militari toccano la difesa comune Ue
I vertici grillini del governo hanno preso una decisione in termini di Difesa che sembra proprio adeguarsi alla visione leghista. Nonostante il vice premier, Luigi Di Maio, abbia più volte dichiarato che l'F35, il caccia americano, non sia per l'Italia una priorità, i fondi tagliati in manovra ricadono tutti su progetti europei. In pratica il taglio di 100 milioni all'Eurofighter e ai progetti della Difesa Ue portano il nostro Paese dritto verso l'alleato americano. Una scelta che sembra lungimirante e mirata a rafforzare la relazione con Donald Trump. Per il resto, il testo definitivo che oggi arriva in Commissione alla Camera contiene piccole modifiche che riguardano l'assicurazione infortuni delle casalinghe, i biglietti nominativi per i grandi concerti rock e pop, ma anche sconti per i giovani che prendono la patente per guidare un Tir e riduzioni sulla tassa di circolazione per le auto storiche con solo 20 anni di anzianità. Senza dimenticare nuove norme anche su francobolli, funghi, registratori di cassa e plastica monouso.
1 Cambiano importi e modalità dell'assicurazione contro gli infortuni domestici, la cosiddetta assicurazione delle casalinghe. Il premio assicurativo sale a 24 euro annui e cresce da 65 a 67 anni l'età dei soggetti che hanno l'obbligo di iscrizione all'assicurazione. In compenso scende dal 27 al 16% la percentuale di inabilità che dà diritto all'assicurazione e sono previsti 300 euro di una tantum qualora l'inabilità permanente sia compresa tra il 6 e il 15%.
2 Arriva una norma contro i bagarini dei concerti. A partire dal primo luglio, quindi con sei mesi di tempo per l'adeguamento, i biglietti per spettacoli in impianti con capienza superiore a 5.000 spettatori dovranno essere nominativi, come accade oggi per il calcio. La nuova disciplina lascia fuori la musica classica, il balletto, la prosa, il jazz, la danza e il circo. Di fatto vale per i concerti pop e rock. Le sanzioni variano a 5.000 a 180.000 euro, ma non si applicano nel caso di vendita occasionale da parte di una persona fisica.
3 Si dimezza la tassa automobilistica per le auto che, pur non avendo superato i 30 anni d'età, sono iscritte ad un registro delle auto storiche ed hanno il relativo certificato di rilevanza storica. In particolare fino ad oggi le auto sopra i 30 anni sono esenti dalla tassa di possesso: ora arriva lo sconto del 50% per quelle che hanno un'anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 e i 30 anni.
4 La legge di bilancio prevede per i giovani conducenti, under 35, di veicoli per trasporto merci il rimborso del 50% delle spese sostenute per il conseguimento della patente e delle abilitazioni professionali. L'aiuto va a personale assunto con contratto stabile da imprese di autotrasporto che per i rimborsi erogati ai giovani conducenti potranno avere un massimo di 1.500 euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020. Lo sconto scatta entro sei mesi dal contratto.
5 Viene regolamentato il regime fiscale dei raccoglitori occasionali di «prodotti selvatici non legnosi» e di piante officinali spontanee. Arriva un'imposta fissa di 100 euro sui redditi che possono derivare dalla vendita occasionale di questi prodotti. Fissato anche a 7.000 euro il limite sopra il quale non si può parlare di vendita occasionale. I prodotti interessati sono molti: dalle more alle nocciole, dai mirtilli alle ghiande per arrivare anche al sughero, alle bacche ai muschi e ai licheni.
6 Una norma, infine, punta a favorire un utilizzo delle plastiche monouso meno dannoso per l'ambiente. I produttori, su base volontaria e in via sperimentale, sono invitati ad adottare una serie di iniziative: modelli di raccolta e di riciclo, utilizzo di biopolimeri, elaborazione di standard qualitativi dei prodotti, sviluppo di tecnologie innovative. Non sono previsti incentivi. Ma per attività di studio e monitoraggio del Ministero dell'ambiente è previsto per questo un minifondo da 100 euro presso il ministero dell'Ambiente.
7 Per chiudere con le novità, dal 2020 arriva lo scontrino telematico per tutti i commercianti e gli artigiani. Così la legge di Bilancio dispone un credito d'imposta, pari al 50% della spesa, per l'acquisto di strumenti per la «memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi», di fatto di registratori di cassa per scontrini telematici. Il bonus, fino a 250 euro in caso di acquisto o di 50 euro in caso di adattamento, spetta direttamente al commerciante.
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Sindacati e ordini contestano gli elenchi speciali che consentono a molte categorie di continuare a lavorare senza iscrizione agli Albi. Giulia Grillo: «Nessuna sanatoria, salviamo 20.000 posti di lavoro dalla legge targata Pd».Meno 100 milioni per i jet condivisi con Bruxelles, nessun intervento sul programma degli F35 caro agli Usa.Lo speciale contiene due articoliSanatoria sì, sanatoria no: la polemica di Natale riguarda l'emendamento 283 bis alla legge di Bilancio, voluto dal M5s, che concede una deroga ai professionisti del settore della sanità che, negli ultimi 10 anni, abbiano lavorato per almeno 36 mesi pur senza i titoli abilitanti necessari, a patto che «si iscrivano entro il 31 dicembre 2019 negli elenchi speciali ad esaurimento istituiti presso gli ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione». La deroga riguarda le professioni infermieristiche, ostetriche, logopedistiche o fisioterapiche e le figure dei tecnici di laboratorio biomedico: audiometristi e audioprotesisti. E poi tecnici della riabilitazione psichiatrica, della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, neurofisiopatologi, fisiopatologi cardiocircolatori e di perfusione cardiovascolare, dietisti, igienisti dentali, podologi, ortottisti e assistenti di oftalmologia, educatori professionali, terapisti occupazionali e della neuro-psicomotricità dell'età evolutiva. Pur non essendo in possesso dei titoli abilitanti necessari per conseguire l'iscrizione all'albo professionale, questi professionisti potranno continuare a lavorare: entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di Bilancio 2019, verranno istituiti gli elenchi speciali, ai quali dovranno iscriversi i professionisti interessati da questa norma. Il provvedimento, è bene ricordarlo, stempera la stretta imposta all'accesso a queste professioni dalla legge firmata dall'ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che impone a questi professionisti di iscriversi ai relativi albi, confluiti nel nuovo Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. Immediate sono scattate le polemiche, sia da parte dell'opposizione che degli ordini professionali: «Leggiamo con seria preoccupazione», ha commentato la Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica, «la notizia della sanatoria. Si rischia di creare una pericolosa breccia in un sistema che tutela e garantisce innanzitutto la salute pubblica dei cittadini, sistema che rappresenta anche una sicurezza per le altre professioni sanitarie. Appartenere a un albo», ha aggiunto il sindacato, «non è una semplice iscrizione, ma significa dover dimostrare al nostro Sistema nazionale, e quindi alla collettività tutta, di possedere una serie di requisiti: un percorso formativo di base e di specializzazione nel settore sanitario, di aver acquisito competenze e abilità, di aver superato esami e prove».Molto critica anche l'Associazione italiana fisioterapisti, che già prima dell'approvazione della legge di Bilancio aveva attaccato il provvedimento: «Assisteremmo», scrive in una nota il sindacato, «al paradosso che chi ha lavorato come dipendente o autonomo svolgendo attività riconducibili a quelle di una professione sanitaria come il fisioterapista o altra professione, senza titoli di studio abilitanti all'esercizio, verrà iscritto in elenchi speciali, potendo così continuare ad esercitare abusivamente. Una assurdità totale. Nessuno, politica o sindacati, potrà cavarsela con la scusa di aver salvato posti di lavoro».Profetica la nota dei fisioterapisti: 24 ore dopo, il ministro della Salute, Giulia Grillo, su Facebook ha rintuzzato gli attacchi insistendo proprio sul «salvataggio» di migliaia di posti di lavoro: «Stop alla disinformazione», ha scritto la Grillo, «sull'emendamento che salva il posto di lavoro a 20.000 operatori già presenti nelle strutture sanitarie pubbliche e private. Il Parlamento non ha approvato nessuna sanatoria per abusivi. Si dà la possibilità», ha sottolineato la Grillo, «di continuare a esercitare a lavoratori con titoli validi fino all'approvazione della legge 3/2018 inserendoli in elenchi speciali. Non sarà un via libera per tutti, ma solo per chi dimostrerà di avere i titoli e di aver lavorato per almeno 36 mesi in 10 anni. Non si toglie nulla a chi è iscritto agli albi delle professioni sanitarie e non si creano equipollenze. Non creiamo abusivi e finalmente si mette fine al caos prodotto da una giungla di corsi regionali che negli anni hanno creato situazioni incontrollabili. Abbiamo evitato che 20.000 famiglie di lavoratori finissero in mezzo a una strada. Questa è la realtà», ha concluso la Grillo, «tutto il resto è disinformazione».Dove sta la verità? A leggere atti e documenti, è difficile non dar ragione al ministro Giulia Grillo. La deroga, infatti, va semplicemente a rendere meno traumatici gli effetti della legge varata dall'ex ministro Beatrice Lorenzin il 13 marzo 2018, 10 giorni dopo le elezioni. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rivolta-contro-la-salva-ostetriche-ma-rimedia-alla-topica-della-lorenzin-2624431396.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-tagli-ai-militari-toccano-la-difesa-comune-ue" data-post-id="2624431396" data-published-at="1779030493" data-use-pagination="False"> I tagli ai militari toccano la difesa comune Ue I vertici grillini del governo hanno preso una decisione in termini di Difesa che sembra proprio adeguarsi alla visione leghista. Nonostante il vice premier, Luigi Di Maio, abbia più volte dichiarato che l'F35, il caccia americano, non sia per l'Italia una priorità, i fondi tagliati in manovra ricadono tutti su progetti europei. In pratica il taglio di 100 milioni all'Eurofighter e ai progetti della Difesa Ue portano il nostro Paese dritto verso l'alleato americano. Una scelta che sembra lungimirante e mirata a rafforzare la relazione con Donald Trump. Per il resto, il testo definitivo che oggi arriva in Commissione alla Camera contiene piccole modifiche che riguardano l'assicurazione infortuni delle casalinghe, i biglietti nominativi per i grandi concerti rock e pop, ma anche sconti per i giovani che prendono la patente per guidare un Tir e riduzioni sulla tassa di circolazione per le auto storiche con solo 20 anni di anzianità. Senza dimenticare nuove norme anche su francobolli, funghi, registratori di cassa e plastica monouso. 1 Cambiano importi e modalità dell'assicurazione contro gli infortuni domestici, la cosiddetta assicurazione delle casalinghe. Il premio assicurativo sale a 24 euro annui e cresce da 65 a 67 anni l'età dei soggetti che hanno l'obbligo di iscrizione all'assicurazione. In compenso scende dal 27 al 16% la percentuale di inabilità che dà diritto all'assicurazione e sono previsti 300 euro di una tantum qualora l'inabilità permanente sia compresa tra il 6 e il 15%. 2 Arriva una norma contro i bagarini dei concerti. A partire dal primo luglio, quindi con sei mesi di tempo per l'adeguamento, i biglietti per spettacoli in impianti con capienza superiore a 5.000 spettatori dovranno essere nominativi, come accade oggi per il calcio. La nuova disciplina lascia fuori la musica classica, il balletto, la prosa, il jazz, la danza e il circo. Di fatto vale per i concerti pop e rock. Le sanzioni variano a 5.000 a 180.000 euro, ma non si applicano nel caso di vendita occasionale da parte di una persona fisica. 3 Si dimezza la tassa automobilistica per le auto che, pur non avendo superato i 30 anni d'età, sono iscritte ad un registro delle auto storiche ed hanno il relativo certificato di rilevanza storica. In particolare fino ad oggi le auto sopra i 30 anni sono esenti dalla tassa di possesso: ora arriva lo sconto del 50% per quelle che hanno un'anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 e i 30 anni. 4 La legge di bilancio prevede per i giovani conducenti, under 35, di veicoli per trasporto merci il rimborso del 50% delle spese sostenute per il conseguimento della patente e delle abilitazioni professionali. L'aiuto va a personale assunto con contratto stabile da imprese di autotrasporto che per i rimborsi erogati ai giovani conducenti potranno avere un massimo di 1.500 euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020. Lo sconto scatta entro sei mesi dal contratto. 5 Viene regolamentato il regime fiscale dei raccoglitori occasionali di «prodotti selvatici non legnosi» e di piante officinali spontanee. Arriva un'imposta fissa di 100 euro sui redditi che possono derivare dalla vendita occasionale di questi prodotti. Fissato anche a 7.000 euro il limite sopra il quale non si può parlare di vendita occasionale. I prodotti interessati sono molti: dalle more alle nocciole, dai mirtilli alle ghiande per arrivare anche al sughero, alle bacche ai muschi e ai licheni. 6 Una norma, infine, punta a favorire un utilizzo delle plastiche monouso meno dannoso per l'ambiente. I produttori, su base volontaria e in via sperimentale, sono invitati ad adottare una serie di iniziative: modelli di raccolta e di riciclo, utilizzo di biopolimeri, elaborazione di standard qualitativi dei prodotti, sviluppo di tecnologie innovative. Non sono previsti incentivi. Ma per attività di studio e monitoraggio del Ministero dell'ambiente è previsto per questo un minifondo da 100 euro presso il ministero dell'Ambiente. 7 Per chiudere con le novità, dal 2020 arriva lo scontrino telematico per tutti i commercianti e gli artigiani. Così la legge di Bilancio dispone un credito d'imposta, pari al 50% della spesa, per l'acquisto di strumenti per la «memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi», di fatto di registratori di cassa per scontrini telematici. Il bonus, fino a 250 euro in caso di acquisto o di 50 euro in caso di adattamento, spetta direttamente al commerciante.
Getty Images
Erano solo illeciti amministrativi, bastava un’ammenda disposta ad esempio dal prefetto e notificata attraverso un verbale. Ha dovuto intervenire la Cassazione, e a Belluno un giudice che conosce il Codice penale, annullando i capi di imputazione perché «per la legge il fatto non è reato».
Intanto, due cittadini sono stati sotto procedimento penale quattro anni prima di essere assolti, spendendo soldi in avvocati e rovinandosi la vita. «I procedimenti non dovevano nemmeno essere avviati, i miei assistiti non dovevano neppure essere iscritti nel registro degli indagati», commenta l’avvocato Alberto Poli, che adesso chiederà allo Stato il pagamento di quanto hanno dovuto ingiustamente sborsare.
La Cassazione è intervenuta nel ricorso presentato contro la condanna alla pena pecuniaria di 150 euro, inflitta il 21 marzo 2025 dal giudice di Treviso Laura Contini a un professore di storia e di latino di Rovigo, Moreno Ferrari, per il reato dell’articolo 650 del Codice penale, che punisce l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. Il professore, il 19 giugno 2021, in qualità di organizzatore di una manifestazione sulle politiche per il contenimento dell’emergenza sanitaria, non avrebbe osservato le prescrizioni imposte dal questore della provincia di Treviso.
«Ometteva di avvisare i partecipanti con ogni mezzo a propria disposizione del divieto di assembramento e dell’obbligo dell’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie». Ferrari aveva fatto appello, convertito in ricorso in Cassazione. Gli Ermellini l’hanno ritenuto fondato, disponendo l’annullamento «senza rinvio» della sentenza impugnata «perché il fatto non è previsto dalla legge come reato».
I giudici della Suprema Corte ricordano, infatti, che la disposizione dell’art. 3, comma 4, del decreto legge 23 febbraio 2020 che qualificava reato punibile ai sensi dell’art. 650 c.p. il mancato rispetto delle misure di contenimento emanate per fronteggiare lo stato di emergenza dovuto alla diffusione del Covid-19 «è stata sostituita dall’art. 4, comma 1, del d.l. 25 marzo 2020, n.19, in vigore dal giorno successivo e convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2020, n.35, che ha depenalizzato, trasformandola in illecito amministrativo, la condotta di mancato rispetto delle citate misure di contenimento».
Ma il pm di Treviso, Daniela Brunetti, e il giudice Contini non sapevano che non è reato? Perché hanno avviato un processo, con diverse udienze e perché si è arrivati a una sentenza di condanna? Se la legge del 2020 stabiliva che «le disposizioni del presente articolo che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto», figuriamoci se non andava depenalizzato quanto sarebbe stato commesso un anno dopo, a giugno 2021.
La Cassazione non si limita a sottolineare che Procura e tribunale hanno preso un abbaglio, ma aggiunge che «è, peraltro, consolidato l’orientamento di questa Corte, al di là dell’esplicita previsione normativa ora illustrata, che la contravvenzione di cui all’art. 650 cod. penale, anche per l’espressa clausola di sussidiarietà, può ritenersi integrata solo qualora la condotta contestata sia relativa alla violazione di provvedimenti emessi per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico o di igiene legittimamente adottati rispetto a situazioni non previste da una norma specifica, mentre va esclusa la sua applicazione per l’inottemperanza ad ordinanze applicative di leggi o regolamenti considerato che in queste ipotesi l’omissione è sanzionata, come il caso in esame, in via amministrativa».
Giudice e pm bocciati in pieno, ma intanto un cittadino ha dovuto subire un processo e presentare ricorso contro una sentenza assurda, che nemmeno riconosceva le attenuanti generiche. Senza contare che non era compito del professore far rispettare ai partecipanti l’utilizzo della mascherina (li aveva comunque avvertiti) e che egli godeva di un’esenzione terapeutica.
Per fortuna, a Belluno, il giudice Domenico Riposati è arrivato alle stesse conclusioni della Cassazione, ritenendo in primo grado che ciò di cui era imputata una mamma «non è reato». Patrizia Baldovin, il 14 febbraio 2022 aveva chiesto di non far indossare la mascherina al bimbo più piccolo che allora frequentava la terza elementare. Davanti al rifiuto della scuola, li aveva riportati a casa ma anche alla signora è stata imputata la violazione dell’art. 650 c.p.
La condotta penalmente perseguibile sarebbe consistita nell’aver accompagnato i figli minorenni presso un istituto scolastico senza dispositivi di protezione delle vie respiratorie, in violazione dell’ordinanza ministeriale dell’8 febbraio 2022 emanata per ragioni di igiene e sanità pubblica. Ma sempre la legge 35 del 2020 riportata dalla Cassazione, «escludeva l’applicazione dell’art. 650 per le violazioni delle misure di contenimento Covid-19, prevedendo, invece, una sanzione amministrativa pecuniaria», ribadisce l’avvocato Poli.
Si trattava di un illecito amministrativo, il giudice di Belluno ad aprile di quest’anno ha assolto la mamma ma la domanda rimane la stessa: perché si è messo in piedi un processo penale sapendo che non si trattava di un reato?
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Matteo Maria Zuppi (Imagoeconomica)
Nemmeno venti giorni fa, il Papa ha difeso il celibato dei sacerdoti. Ieri, il capo dei vescovi italiani, il cardinale Matteo Maria Zuppi, capofila del cattoprogressismo bolognese, ha dato l’impressione di pensarla diversamente: al Salone del libro, intervistato da Aldo Cazzullo, ha sostenuto che «probabilmente sì», la Chiesa cattolica aprirà ai preti sposati. «Ci sono già», ha aggiunto. «Qualcuno sorride e dice: “Sì, però…”. No no, è tutto regolare. Ci sono nelle Chiese orientali cattoliche, nelle Chiese di rito bizantino, come gli ucraini cattolici, i rumeni cattolici, gli albanesi cattolici». Il presidente della Conferenza episcopale, qui, ha omesso un paio di dettagli cruciali. Il primo è che, in quelle comunità, tra cui i maroniti e i melchiti, si possono ordinare uomini già coniugati, ma dopo l’ordinazione nessuno è autorizzato a contrarre matrimonio; inoltre, i vescovi sono scelti quasi sempre tra i celibi. In più, la prassi non è una innovazione modernista - tale apparirebbe in Occidente - bensì una antica e consolidata usanza. Dopodiché, bisogna tenere conto che già prima dell’editto di Costantino del 313, con cui l’Impero romano pose fine alle persecuzioni, i concili proibirono ai ministri i rapporti con le mogli e la generazione dei figli. «Continenza» e «castità» vennero qualificate come virtù di ascendenza apostolica dal Concilio di Cartagine del 390. La regola del celibato - una regola, non un dogma - fu introdotta dal Concilio Lateranense IV, nel 1215, dopo una lunga lotta contro il concubinato, comportamento che turbava i fedeli e che era stato duramente contrastato già durante il pontificato di Gregorio VII.
Questa ricchezza e questa fecondità storiche vengono ridotte, nel ragionamento di Zuppi, a una questione di apertura e inclusività: «L’importante», ha predicato ieri il porporato, «è che la Chiesa non si chiuda, perché questa è la visione che papa Francesco ci ha trasmesso con forza: una Chiesa missionaria, che non vive per sé stessa. Non si tratta semplicemente di cambiare le regole del club, ma di capire che cosa sia meglio perché la Chiesa raggiunga tutti, comunichi il Vangelo e risponda alla domanda spirituale e umana delle persone». È il pretesto per aprire una breccia nel muro? Già dai tempi del Sinodo per l’Amazzonia ricordato ieri dal cardinale, si proponeva di utilizzare i «viri probati», cioè uomini sposati ma di condotta esemplare e fede matura, «per garantire l’Eucarestia dove non ci sono preti». Tipico metodo bergogliano: avviare un processo e lasciare che, da un fiocco di neve, pian piano si origini una valanga.
Solo che il Papa è cambiato. E quello americano ha le idee chiare. Il 26 aprile scorso, ai nuovi sacerdoti ordinati nella Basilica di San Pietro, ha trasmesso un messaggio difficilmente equivocabile: «Come l’amore degli sposi», ha detto Leone XIV, «così l’amore che ispira il celibato per il Regno di Dio va custodito e sempre rinnovato». Custodire, rinnovare. Zuppi, purtroppo, si infila nel ginepraio delle distinzioni tra «situazioni molto diverse dal Nord Europa all’Africa, dall’America Latina all’Asia»; e nelle formulette sentimentali, per cui «il problema è il dono di sé» e, quindi, basta andare dove porta il cuore. Il paradosso dello spirito progressista sta nella sua torsione finale: l’innovazione rischia di tramutarsi nel ritorno al passato più deteriore. Tipo quello di preti che giacevano con le donne e che scandalizzavano il popolo, inducendo il pontefice a intervenire.
Ieri, tra l’altro, il porporato ha pensato bene di mettersi anche a battere cassa: ha svelato che il Papa argentino era preoccupato «che noi non facessimo le cose perché avevamo pochi soldi. Cioè la Chiesa con l’8 per mille ha una sua… Poi non basta, davvero non basta». Cazzullo gli ha chiesto quanto guadagni un vescovo: «Millequattro e qualcosa», ha risposto lui. Chissà: vuol chiedere un adeguamento all’inflazione?
Fatto sta che la questione del celibato sacerdotale, nell’ultimo periodo, è diventata un tema pop. Alberto Ravagnani, il «don» noto per i dibattiti social con Fedez, ha abbandonato la tonaca, in polemica con il divieto di intrattenere relazioni sentimentali. Alla sua «scelta» ha dedicato pure un libro. Giovanni Gatto, parroco in una frazione dell’Aquila, era finito sulle cronache nazionali per l’annuncio rivolto al suo vescovo e al Papa in persona: «Ho capito che non riesco più a fare il prete e quindi a stare solo». Leone, però, già a febbraio aveva spiegato come stanno le cose: «Non si tratta di inventare modelli nuovi né di ridefinire l’identità che abbiamo ricevuto, ma di tornare a proporre, con rinnovata intensità, il sacerdozio nel suo nucleo più autentico - essere alter Christus - lasciando che sia Lui a configurare la nostra vita, a unificare il nostro cuore e a dare forma a un ministero vissuto a partire dall’intimità con Dio, la dedizione fedele alla Chiesa e il servizio concreto alle persone che ci sono state affidate». Zuppi condivide?
Le veglie gay dividono l’episcopato
Oggi, i gruppi Lgbt del mondo intero celebrano l’ennesima Giornata internazionale contro l’omofobia, in attesa dei pride di giugno. Nel Belpaese, poi, già da alcuni anni, ogni maggio, il mese di Maria è anche il mese delle «veglie e dei culti contro l’omobitransfobia»: una locuzione che è divenuta uno slogan e una moralistica clava per i «cattolici arcobaleno» di Gionata, l’avanguardia catto-gay italiana. Secondo il loro conteggio, «sono oltre sessanta» le veglie che si terranno (o che si sono già tenute) durante questo mese in Europa, di cui ben 54 in Italia. La lista di parrocchie, conventi e santuari coinvolti è lunga: da Milano a Reggio Calabria, da Genova a Bolzano, da Catania a Cagliari, da Avellino a Padova e perfino a Bologna, nella diocesi di cui è ordinario il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. È utile indicare i nomi di quei vescovi che non solo hanno concesso dei luoghi di culto a queste discusse cerimonie - la cui cifra di fondo è l’ambiguità semantica e concettuale - ma si sono esposti in prima persona, presiedendo, approvando e omaggiando queste coloratissime manifestazioni.Si va da monsignor Enrico Solmi, vescovo di Parma, a monsignor Nicolò Anselmi, vescovo di Rimini; da monsignor Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze, a monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena; da monsignor Gero Marino, vescovo di Savona, a monsignor Andrea Andreozzi, vescovo di Fano; da monsignor Sandro Salvucci, arcivescovo di Pesaro, a monsignor Domenico Pompili, vescovo di Verona; da monsignor Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari, a monsignor Livio Corazza, vescovo di Forlì e a monsignor Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo. Pensare che, proprio per evitare «gravi fraintendimenti» dottrinali ed etici sul punto, papa Karol Woytjla chiese ai vescovi italiani di ritirare «ogni appoggio» a «qualunque organizzazione» che volesse «sovvertire l’insegnamento della Chiesa». Vietando espressamente l’uso degli «edifici appartenenti alla Chiesa da parte di questi gruppi» (Lettera ai vescovi sulla cura delle persone omosessuali, 1986, n. 17).Toni Brandi, il battagliero presidente di Pro vita e famiglia, ha scritto un’accorata lettera ai vescovi italiani, comunicando «sentimenti di confusione» dinnanzi alle «veglie arcobaleno», che in nome della lotta all’omofobia, sembrano «incentivare comportamenti contrari alla dottrina cristiana» e «ispirati ai princìpi dell’ideologia gender». «Con sentimenti di filiale devozione», Pro vita e famiglia «implora» dunque i vescovi affinché non si dia spazio nelle chiese cattoliche delle loro diocesi ad «alcuna iniziativa» contraria al Vangelo e ai chiari «insegnamenti di papa Francesco e di papa Leone». I vescovi delle diocesi di Venezia, Vicenza, Cuneo, Reggio Calabria, Parma, Bolzano e Latina hanno risposto (o hanno fatto rispondere) al presidente Brandi. Cercando di rassicurarlo sulla «non eterodossia» delle veglie di preghiera da loro presiedute e associandosi volentieri a Pro vita sia nella difesa della famiglia e della morale, sia nella disapprovazione netta della funesta «ideologia del gender». Ma il problema è lungi dall’essere risolto.
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