Ora se ne accorgono a sinistra: la sanatoria agricola è una porcata
Repubblica ammette: «Gli italiani vogliono lavorare nei campi». Ma ormai è tardi.

Mentre si sta procedendo alla maxi sanatoria della ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova fatta – si dice – perché c’è bisogno di manodopera in agricoltura, per raccogliere la frutta e la verdura nei campi, gli italiani vanno a lavorare nei campi. Anche chi non c’era mai stato, nuovi agricoltori che si adattano pur di guadagnarsi di che mangiare. Così in un reportage di Repubblica, non su Radio Padania. Si tratta di una iniziativa della Confagricoltura Abruzzo, che ha attivato un portale per la ricerca di manodopera nella Piana del fucino e hanno risposto in 300, un numero insufficiente, ma – evidentemente – non è vero che non c’è chi è disponibile a non far marcire frutta e verdura, sugli alberi e nei campi. In una grande impresa del luogo, su 180 nuove assunzioni in tempi di Coronavirus, 30 sono giovani che si sono buttati nell’agricoltura. E se hanno risposto in Abruzzo, non si vede perché non avrebbero dovuto rispondere altrove.

Del resto, non sarà mica un caso se le due associazioni più rappresentative del mondo agricolo, la Coldiretti e la Confagricoltura, si erano dette contrarie a questo provvedimento. Tutti schiavisti? Tutta gente che pensa di reggere sul caporalato? Tutti imprenditori che non hanno a cuore il rispetto dei diritti dei lavoratori? Un po’ troppo, no? Evidentemente, conoscendo meglio di chiunque altro la situazione, ritenevano e ritengono che le cose da fare siano altre (fossero altre). Parlarono di voucher, di corridoi verdi per far arrivare la manodopera tradizionale (come è stato fatto in Francia e Germania), insomma tutto ma non la sanatoria che – almeno per loro – non era necessaria. Tra l’altro lo strumento dei voucher, semplice e veloce, era stato confermato dallo stesso governo Renzi, sia pure con delle modifiche, lo stesso Matteo Renzi che ha creato e guida il partito della Bellanova.

Questo governo ce l’ha proprio come vizio. Per stendere le direttive per far riaprire gli esercizi commerciali hanno lavorato l’Inail, l’Istituto superiore della sanità e il Comitato tecnico-scientifico. Dei diretti interessati, neanche l’ombra. Meno male che si sono fatte sentire le Regioni e hanno ristabilito un po’ di ragionevolezza in tutto quel mare di norme scritte a tavolino. Lo stesso per gli agricoltori. È vero che Teresa Bellanova, la ministra, ha lavorato nei campi, cosa che va a suo onore, ma questo non toglie che se si vuole fare una sanatoria si può dire chiaramente che la si fa perché si ritiene giusta in generale, non vestirla di una necessità per l’agricoltura. Si ritiene che questa sia la politica giusta di gestione del fenomeno migratorio? Bene, basta dirlo.

Tra l’altro i dati sugli irregolari nei campi, sempre secondo le associazioni di categoria, sono 1.500. Ora, mettiamo che non sia oro colato quello che dicono, ma da lì a fare una sanatoria per qualche centinaio di migliaia di immigrati ce ne corre. Un governo, nei limiti della Costituzione, può fare le politiche che vuole, basta che sia chiaro sulle finalità. Matteo Renzi, sull’immigrazione e sulla povertà, ci perse il referendum del 2016. Ora Italia viva non va a gonfie vele. Pensare di recuperare a sinistra con la sanatoria è una pura illusione. Se questa fosse l’intenzione. Chissà.

Vedremo. Faremo conti che, a occhio e croce, non torneranno, anche perché il dopo-crisi sarà caratterizzato da tanta disoccupazione e quei nuovi regolari cosa faranno? Una volta colta la frutta e la verdura cosa coglieranno? L’aria? O saranno di nuovo in giro, nelle baraccopoli di centinaia di persone, tipo quella di Borgo Mezzanone in provincia di Foggia?

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