True
2020-12-21
Rivolta contro il cashback: «È un disastro»
Ansa
«Ogni piccola spesa quotidiana può diventare un grande guadagno», parola della presidenza del Consiglio. Tra messaggi dal sapore pubblicitario, colori che saltano subito all'occhio e card informative, il programma Italia cashless sembra quasi una lotteria: in tanti sperano di vincere, ma alla fine potrebbero gioire in pochi. A Palazzo Chigi, le parole d'ordine le hanno messe per iscritto, ben chiare: «Guadagni, vinci e cambi il Paese». Le aspettative sono alte, almeno a giudicare dalle risorse stanziate: 1,7 miliardi di euro per il 2021 e 3 miliardi per il 2022.
Per avere un termine di paragone, si tratta della stessa somma annua messa a bilancio per tagliare le tasse a chi lavora. Nelle intenzioni del governo, il piano per incentivare l'uso dei pagamenti digitali darà un impulso al processo di modernizzazione del Paese, favorendo uno sviluppo «semplice, veloce e trasparente». Peccato che, già nel giorno di lancio di una delle iniziative previste, il Programma cashback, il sistema abbia fatto flop. A causa delle numerose richieste, il sistema di PagoPa, cioè la piattaforma che gestisce i portafogli elettronici, è andata in tilt. A raffreddare ulteriormente gli entusiasmi governativi si sono aggiunti i rilievi che la Banca centrale europea ha spedito al ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, in una lettera del 14 dicembre scorso. A Francoforte, i disincentivi all'uso del contante non convincono fino in fondo: una «misura sproporzionata» l'hanno definita, presa senza aver richiesto alcuna «consultazione» preventiva. Nella missiva si chiede di «dimostrare» che la limitazione delle banconote sia realmente efficace per «conseguire le finalità che si intende raggiungere», cioè il contrasto all'evasione fiscale. Prove che il cashback contribuisca a far emergere i mancati obblighi tributari, per la Bce, non ce ne sono.
Lo schiaffo da Francoforte arriva dopo le bocciature delle associazioni di categoria, che per giorni hanno ripetuto: «Non è il momento giusto». «In una fase di totale incertezza, fra chiusure e riaperture, era così urgente ripartire con il cashback e con la lotteria degli scontrini?», si chiede Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti. Nei negozi del Paese, almeno quelli che riescono a restare aperti, non si parla d'altro. Nel periodo sperimentale, che durerà fino a fine anno, chi aderisce al cashback ed effettua un minimo di 10 acquisti attraverso pagamenti digitali, ha diritto a un rimborso del 10% su ogni transazione, da calcolare su un valore complessivo non superiore a 1.500 euro. In sostanza, 150 euro di bonus potenziale. Dal prossimo anno, per il cashback di Stato aumentano le transazioni minime da effettuare - 50 ogni sei mesi - mentre resta uguale il tetto massimo di spesa: 1.500 euro. Il premio potenziale, di fatto, raddoppia.
Secondo la Cgia di Mestre, la lotteria di Stato si tradurrà in un regalo ai ricchi, che hanno una maggiore capacità di spesa. «Gli italiani», scrive l'Ufficio studi, «saranno chiamati a sostenere una spesa smisurata, a beneficio delle persone che vivono nelle grandi aree del Nord che dispongono di una condizione professionale e di un livello di istruzione medio alti».
A fronte di una contrazione del gettito annuo stimata in 48 miliardi, per il segretario della Cgia, Roberto Mason, «le risorse avrebbero potuto essere impiegate in maniera diversa, per aiutare in misura più diretta e incisiva soprattutto i commercianti». In molti, in effetti, si chiedono su quali agevolazioni abbiano potuto contare in questi mesi. «Come ci è venuto incontro lo Stato? In nessuna maniera, se non imponendoci cambiamenti e pagamenti continui», racconta alla Verità Elisabetta Ghion, che gestisce una macelleria a Cadoneghe, nella cintura urbana di Padova. Come molti suoi colleghi, si prepara a investire di nuovo per adeguarsi alla seconda iniziativa di Italia cashless, cioè la lotteria degli scontrini, che partirà il 1° gennaio. Ogni esercente, nel momento in cui rilascerà lo scontrino, avrà l'obbligo di trasferire i dati all'Agenzia delle entrate. Chi si rifiuta, potrebbe essere segnalato al fisco.
Dalla Confcommercio veneta parte una richiesta ben precisa: «Gli enormi problemi già sorti con il cashback consiglierebbero di ritardare l'avvio della lotteria. Solo il 65% dei registratori telematici è stato aggiornato, sarà impossibile arrivare in tempo con le incertezze di questi giorni». Per i sogni del governo, insomma, potrebbe volerci ancora del tempo.
La protesta dei negozianti: costi esagerati
Da più di 10 giorni, i commercianti sono alle prese con il «conto della lavandaia», tra incassi in calo, merce da pagare e la richiesta di un adeguamento tecnologico improvviso che non è piaciuta proprio a tutti. Il Piano cashless è partito con un certo sospetto tra i piccoli negozi, quelli che più di tutti faticano a stare in piedi. L'idea di incentivare l'utilizzo della moneta elettronica, per loro, ha un significato ben preciso: costi maggiori, da evitare in un periodo di crisi. «Non era il momento di mettersi a giocare con cashback e lotterie, un sistema che complicherà la vita delle imprese», spiega Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Veneto. «Quando sento dire che dobbiamo spendere, mi viene l'orticaria. Dobbiamo imparare a investire i soldi, non giocare con questi trucchetti da feste di Natale».
Le associazioni di categoria temono che dietro al Programma cashback si nasconda una lotta per la sopravvivenza, che finirà per tagliare le gambe ai piccoli, alle botteghe tradizionali. In tanti, non a caso, hanno già detto no. Tra i negozi di Napoli, per esempio, la reticenza è molta, soprattutto a causa delle commissioni bancarie applicate alle transazioni elettroniche. «Molti imprenditori», racconta Vincenzo Schiavo, presidente Confesercenti Campania, «vendono prodotti per cifre non elevate: 20 o 30 euro al massimo. Applicare una commissione sulla singola operazione, che può arrivare fino al 3%, significa rendere la vendita non più conveniente. L'Italia non è fatta soltanto di grandi catene e megastore». Non a caso, il 67% delle imprese italiane giudica «non vantaggiosa» l'accettazione delle carte di credito e di debito. I numeri, che arrivano dall'Osservatorio credito di Confcommercio, parlano chiaro: nel 95% dei casi, il no è giustificato dall'insoddisfazione sui costi di gestione e sulle commissioni.
Per accelerare la diffusione dei pagamenti elettronici, alcuni circuiti - come PagoBancomat - hanno accettato il taglio delle commissioni a partire da gennaio, ma solo sulle transazioni con importo inferiore a 5 euro. Un taglio troppo esiguo per l'associazione dei commercianti, che chiede di azzerare i costi relativi alle commissioni per gli importi fino a 25 euro. «I quasi 5 miliardi per il Programma cashback», spiega il il segretario generale di Confesercenti, Mauro Bussoni, «potevano essere impegnati diversamente, e meglio. Per esempio, per azzerare i costi delle commissioni e incrementare gli investimenti infrastrutturali necessari perché i pagamenti digitali funzionino. La moneta elettronica viaggia su sistemi moderni, veloci, dotati di una banda larga efficiente». E invece, nell'Italia che sogna di diventare cashless e che discute di didattica a distanza e smart working, ci sono ancora Comuni in cui la rete internet è un miraggio. Ne sa qualcosa Sara Pater, titolare dell'unica osteria rimasta aperta a Modignano, nella provincia di Lodi. In questa piccola frazione del Comune di Tavazzano, internet è praticamente un fantasma. Dei cantieri per la rete, nemmeno l'ombra. I privati girano alla larga. «Nel mio locale ho dovuto installare 3 sistemi di pagamento diversi», spiega Sara Pater al telefono. «Il primo, legato alla linea telefonica, ho smesso di usarlo. Il Pos gps e quello collegato alla scheda del cellulare non funzionano sempre. A volte mi trovo nella situazione in cui i pagamenti si bloccano all'improvviso o sono impossibili in tutti e tre i circuiti. Dei clienti che non hanno contanti, non resta che fidarmi, nella speranza che tornino indietro a pagare o che saldino attraverso bonifico».
Di aree dimenticate dalla tecnologia, è pieno lo Stivale. A Portico e San Benedetto (Forlì-Cesena) solo la sede del municipio è coperta dalla Rete, e neanche troppo bene. Il sindaco, Maurizio Monti, è costretto a uscire in terrazza per telefonare. Il resto del paese si arrangia con i servizi privati, che spesso vanno in tilt. Per avere la fibra, forse, se ne riparlerà tra due o tre anni. «Prima di avviare programmi di digitalizzazione nei pagamenti, spiega il sindaco, «sarebbe bene che tutti fossimo messi nelle stesse condizioni. In Italia, purtroppo, ci sono ancora troppe realtà diverse: da noi, basta un po' di maltempo per restare senza corrente».
Continua a leggereRiduci
Solo pagamenti digitali: è l'obiettivo del governo per i rimborsi di Natale e la lotteria degli scontrini. L'operazione vale 4,7 miliardi, però non convince neppure la Bce: ecco come maiLe commissioni sugli acquisti elettronici non sono state ridotte e in molte località il collegamento Internet rimane un miraggio Confcommercio: non è il momento di fare questi giochini, sarebbe stato meglio usare quei soldi per potenziare la rete informaticaLo speciale contiene due articoli«Ogni piccola spesa quotidiana può diventare un grande guadagno», parola della presidenza del Consiglio. Tra messaggi dal sapore pubblicitario, colori che saltano subito all'occhio e card informative, il programma Italia cashless sembra quasi una lotteria: in tanti sperano di vincere, ma alla fine potrebbero gioire in pochi. A Palazzo Chigi, le parole d'ordine le hanno messe per iscritto, ben chiare: «Guadagni, vinci e cambi il Paese». Le aspettative sono alte, almeno a giudicare dalle risorse stanziate: 1,7 miliardi di euro per il 2021 e 3 miliardi per il 2022.Per avere un termine di paragone, si tratta della stessa somma annua messa a bilancio per tagliare le tasse a chi lavora. Nelle intenzioni del governo, il piano per incentivare l'uso dei pagamenti digitali darà un impulso al processo di modernizzazione del Paese, favorendo uno sviluppo «semplice, veloce e trasparente». Peccato che, già nel giorno di lancio di una delle iniziative previste, il Programma cashback, il sistema abbia fatto flop. A causa delle numerose richieste, il sistema di PagoPa, cioè la piattaforma che gestisce i portafogli elettronici, è andata in tilt. A raffreddare ulteriormente gli entusiasmi governativi si sono aggiunti i rilievi che la Banca centrale europea ha spedito al ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, in una lettera del 14 dicembre scorso. A Francoforte, i disincentivi all'uso del contante non convincono fino in fondo: una «misura sproporzionata» l'hanno definita, presa senza aver richiesto alcuna «consultazione» preventiva. Nella missiva si chiede di «dimostrare» che la limitazione delle banconote sia realmente efficace per «conseguire le finalità che si intende raggiungere», cioè il contrasto all'evasione fiscale. Prove che il cashback contribuisca a far emergere i mancati obblighi tributari, per la Bce, non ce ne sono. Lo schiaffo da Francoforte arriva dopo le bocciature delle associazioni di categoria, che per giorni hanno ripetuto: «Non è il momento giusto». «In una fase di totale incertezza, fra chiusure e riaperture, era così urgente ripartire con il cashback e con la lotteria degli scontrini?», si chiede Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti. Nei negozi del Paese, almeno quelli che riescono a restare aperti, non si parla d'altro. Nel periodo sperimentale, che durerà fino a fine anno, chi aderisce al cashback ed effettua un minimo di 10 acquisti attraverso pagamenti digitali, ha diritto a un rimborso del 10% su ogni transazione, da calcolare su un valore complessivo non superiore a 1.500 euro. In sostanza, 150 euro di bonus potenziale. Dal prossimo anno, per il cashback di Stato aumentano le transazioni minime da effettuare - 50 ogni sei mesi - mentre resta uguale il tetto massimo di spesa: 1.500 euro. Il premio potenziale, di fatto, raddoppia. Secondo la Cgia di Mestre, la lotteria di Stato si tradurrà in un regalo ai ricchi, che hanno una maggiore capacità di spesa. «Gli italiani», scrive l'Ufficio studi, «saranno chiamati a sostenere una spesa smisurata, a beneficio delle persone che vivono nelle grandi aree del Nord che dispongono di una condizione professionale e di un livello di istruzione medio alti».A fronte di una contrazione del gettito annuo stimata in 48 miliardi, per il segretario della Cgia, Roberto Mason, «le risorse avrebbero potuto essere impiegate in maniera diversa, per aiutare in misura più diretta e incisiva soprattutto i commercianti». In molti, in effetti, si chiedono su quali agevolazioni abbiano potuto contare in questi mesi. «Come ci è venuto incontro lo Stato? In nessuna maniera, se non imponendoci cambiamenti e pagamenti continui», racconta alla Verità Elisabetta Ghion, che gestisce una macelleria a Cadoneghe, nella cintura urbana di Padova. Come molti suoi colleghi, si prepara a investire di nuovo per adeguarsi alla seconda iniziativa di Italia cashless, cioè la lotteria degli scontrini, che partirà il 1° gennaio. Ogni esercente, nel momento in cui rilascerà lo scontrino, avrà l'obbligo di trasferire i dati all'Agenzia delle entrate. Chi si rifiuta, potrebbe essere segnalato al fisco. Dalla Confcommercio veneta parte una richiesta ben precisa: «Gli enormi problemi già sorti con il cashback consiglierebbero di ritardare l'avvio della lotteria. Solo il 65% dei registratori telematici è stato aggiornato, sarà impossibile arrivare in tempo con le incertezze di questi giorni». Per i sogni del governo, insomma, potrebbe volerci ancora del tempo. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ll-lato-oscuro-della-lotta-al-contante-2649563738.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="la-protesta-dei-negozianti-costi-esagerati" data-post-id="2649563738" data-published-at="1608483588" data-use-pagination="False"> La protesta dei negozianti: costi esagerati Da più di 10 giorni, i commercianti sono alle prese con il «conto della lavandaia», tra incassi in calo, merce da pagare e la richiesta di un adeguamento tecnologico improvviso che non è piaciuta proprio a tutti. Il Piano cashless è partito con un certo sospetto tra i piccoli negozi, quelli che più di tutti faticano a stare in piedi. L'idea di incentivare l'utilizzo della moneta elettronica, per loro, ha un significato ben preciso: costi maggiori, da evitare in un periodo di crisi. «Non era il momento di mettersi a giocare con cashback e lotterie, un sistema che complicherà la vita delle imprese», spiega Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Veneto. «Quando sento dire che dobbiamo spendere, mi viene l'orticaria. Dobbiamo imparare a investire i soldi, non giocare con questi trucchetti da feste di Natale». Le associazioni di categoria temono che dietro al Programma cashback si nasconda una lotta per la sopravvivenza, che finirà per tagliare le gambe ai piccoli, alle botteghe tradizionali. In tanti, non a caso, hanno già detto no. Tra i negozi di Napoli, per esempio, la reticenza è molta, soprattutto a causa delle commissioni bancarie applicate alle transazioni elettroniche. «Molti imprenditori», racconta Vincenzo Schiavo, presidente Confesercenti Campania, «vendono prodotti per cifre non elevate: 20 o 30 euro al massimo. Applicare una commissione sulla singola operazione, che può arrivare fino al 3%, significa rendere la vendita non più conveniente. L'Italia non è fatta soltanto di grandi catene e megastore». Non a caso, il 67% delle imprese italiane giudica «non vantaggiosa» l'accettazione delle carte di credito e di debito. I numeri, che arrivano dall'Osservatorio credito di Confcommercio, parlano chiaro: nel 95% dei casi, il no è giustificato dall'insoddisfazione sui costi di gestione e sulle commissioni. Per accelerare la diffusione dei pagamenti elettronici, alcuni circuiti - come PagoBancomat - hanno accettato il taglio delle commissioni a partire da gennaio, ma solo sulle transazioni con importo inferiore a 5 euro. Un taglio troppo esiguo per l'associazione dei commercianti, che chiede di azzerare i costi relativi alle commissioni per gli importi fino a 25 euro. «I quasi 5 miliardi per il Programma cashback», spiega il il segretario generale di Confesercenti, Mauro Bussoni, «potevano essere impegnati diversamente, e meglio. Per esempio, per azzerare i costi delle commissioni e incrementare gli investimenti infrastrutturali necessari perché i pagamenti digitali funzionino. La moneta elettronica viaggia su sistemi moderni, veloci, dotati di una banda larga efficiente». E invece, nell'Italia che sogna di diventare cashless e che discute di didattica a distanza e smart working, ci sono ancora Comuni in cui la rete internet è un miraggio. Ne sa qualcosa Sara Pater, titolare dell'unica osteria rimasta aperta a Modignano, nella provincia di Lodi. In questa piccola frazione del Comune di Tavazzano, internet è praticamente un fantasma. Dei cantieri per la rete, nemmeno l'ombra. I privati girano alla larga. «Nel mio locale ho dovuto installare 3 sistemi di pagamento diversi», spiega Sara Pater al telefono. «Il primo, legato alla linea telefonica, ho smesso di usarlo. Il Pos gps e quello collegato alla scheda del cellulare non funzionano sempre. A volte mi trovo nella situazione in cui i pagamenti si bloccano all'improvviso o sono impossibili in tutti e tre i circuiti. Dei clienti che non hanno contanti, non resta che fidarmi, nella speranza che tornino indietro a pagare o che saldino attraverso bonifico». Di aree dimenticate dalla tecnologia, è pieno lo Stivale. A Portico e San Benedetto (Forlì-Cesena) solo la sede del municipio è coperta dalla Rete, e neanche troppo bene. Il sindaco, Maurizio Monti, è costretto a uscire in terrazza per telefonare. Il resto del paese si arrangia con i servizi privati, che spesso vanno in tilt. Per avere la fibra, forse, se ne riparlerà tra due o tre anni. «Prima di avviare programmi di digitalizzazione nei pagamenti, spiega il sindaco, «sarebbe bene che tutti fossimo messi nelle stesse condizioni. In Italia, purtroppo, ci sono ancora troppe realtà diverse: da noi, basta un po' di maltempo per restare senza corrente».
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
Continua a leggereRiduci
iStock
L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
Continua a leggereRiduci