Leonardo, giù i debiti e su la cedola
Roberto Cingolani (Imagoeconomica)

Il dividendo prima di tutto. Perché ad accendere d’amore Piazza Affari non sono tanto dichiarazioni strategiche quanto il bonifico. Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, presentando i conti annuncia agli analisti: «Vogliamo che Leonardo sia sempre attraente per i nostri investitori. Quest’anno aumenteremo ulteriormente il dividendo». L’incremento sarà del 20% in linea con l’utile netto.

Il gruppo archivia il 2025 con ricavi in crescita dell’11% a 19,5 miliardi, ordini a 23,8 miliardi (+13,5%) e un margine lordo a 1,752 miliardi (+14,9%), sopra le attese. Anche la finanza migliora sensibilmente, con una generazione di cassa in aumento del 22,4%. Ma il dato che fa sorridere gli analisti è la cura dimagrante del debito: -44%, sceso a 1 miliardo, grazie anche all’incasso della cessione delle attività subacquee a Fincantieri. «Abbiamo raggiunto tutti i risultati che avevamo in mente, leggermente meglio delle previsioni», rivendica Cingolani.

Se i conti sorridono, la vera partita strategica si gioca nella divisione degli aerei dopo le difficoltà incontrate dal contratto con Boeing. Leonardo è in trattativa esclusiva fino a giugno con un partner internazionale per creare una joint venture paritetica con l’ambizione dichiarata di collocarsi tra i primi tre operatori mondiali del settore. «Il nostro piano autonomo è stato valutato molto positivamente», spiega l’ad, aggiungendo che il «cervello» dell’operazione, assicura, resterà in Italia. Il futuro, però, non ha pilota a bordo. Ad aprile, infatti, partirà la produzione dei primi droni nello stabilimento di Ronchi dei Legionari, in collaborazione con Baykar, uno dei protagonisti emergenti della tecnologia dei velivoli guidati a distanza. È un passaggio chiave: Leonardo entra con decisione in un segmento dove la domanda cresce a doppia cifra. Sullo sfondo c’è il closing per del settore difesa di Iveco, tassello ulteriore nel rafforzamento della componente terrestre della difesa. Sul fronte internazionale, l’attenzione è tutta puntata sul Regno Unito. Da Londra è attesa una maxi-commessa per elicotteri destinata allo stabilimento di Yeovil, con un valore stimato attorno a 1 miliardo di sterline.

Nonostante i conti in crescita, il titolo ha chiuso la giornata in calo del 3,79% a 56,92 euro. Fenomeno noto: quando le aspettative volano più dei caccia, anche risultati solidi rischiano di sembrare ordinari. La Borsa, come certi parenti, non si stupisce più di nulla. Poi c’è l’addio che somiglia a un arrivederci. «Questo è l’ultimo trimestre che facciamo insieme. Ci rivedremo solo il 12 marzo per l’aggiornamento del Piano industriale» ha detto Cingolani aprendo la call. Il mandato scade in primavera, anche se i rumors danno per certa la conferma.

Un commiato che suona più come una pausa tecnica che come un cambio della guardi. A chiudere l’anno non è un contratto, ma un gesto simbolico. Nella sede di Piazza Montegrappa a Roma è stata intitolata la Sala del consiglio di amministrazione a Pier Francesco Guarguaglini, figura chiave nella trasformazione del gruppo in campione globale dell’aerospazio e difesa. Un passaggio di testimone ideale: dalla stagione della costruzione industriale a quella della competizione tecnologica globale. Con dividendi più ricchi, debito alleggerito, droni in rampa di lancio e alleanze internazionali in costruzione, Leonardo prova così a tenere insieme memoria e futuro.

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