I nuovi Rolex celebrano il legame fra il marchio e il mondo del mare

- Subito esaurite le ultime proposte, fra cui lo Yacht master 42 rivestito di elastomero nero e il Sea dweller in acciaio e oro.
- «Non abbandono la Sardegna. I miei abiti nascono qui». Lo stilista Antonio Marras continua a vivere e lavorare ad Alghero: «Resto anche se è difficile. Temevo Milano, ora è la mia seconda casa».
- Locman, azienda di orologi nata all'Isola d'Elba nel 1986, torna a Pitti Uomo con un nuovo modello sportivo, subacqueo, performante: il Mare, dedicato all'ambiente naturale dell'azienda toscana.
Lo speciale comprende tre articoli.
Gli appassionati di tutto il mondo si mettano il cuore in pace, l'attesa è appena iniziata. Con le nuove uscite presentate a fine marzo a Baselworld 2019, Rolex ha sconvolto l'orologeria per l'ennesima volta. I segnatempo del brand svizzero sono andati a ruba ancor prima di finire nelle vetrine delle boutique: dal nuovo Yacht master 42 in oro bianco, al Sea dweller acciaio e oro giallo, alla riedizione di un classico come il Gmt master II con lunetta blu e nera, gli sportivi del marchio della corona a cinque punte sono pezzi introvabili. Ma la storia di Rolex è sempre stata contraddistinta da grandi successi, e non solo sul mercato.
Fin dal 1908, anno in cui venne ufficialmente registrato il marchio, record e imprese hanno scandito periodicamente la vita del brand. Primo importante passo per l'ascesa di Rolex è stata la prova di impermeabilità dei suoi orologi. Nel 1927 Hans Wilsdorf, il fondatore, decise di fornire alla nuotatrice inglese Mercedes Gleitze un orologio con cassa Oyster che l'accompagnò attraverso la Manica arrivando a destinazione perfettamente funzionante; un traguardo fondamentale per il futuro dell'azienda, tanto quanto il movimento automatico Perpetual.
Ed è dunque dall'abbinamento della cassa Oyster al movimento Perpetual che nascono gli orologi professionali, quelli che segneranno definitivamente la storia e il futuro di Rolex. Tra i trionfi dei segnatempo professionali, la conquista delle profondità marine è uno dei più significativi per il brand svizzero. Il nuovo Sea dweller, infatti, si rifà nei materiali al mitico Deep sea special con cassa e bracciale in acciaio e oro giallo che nel 1960, fissato all'esterno del batiscafo Trieste pilotato da Jacques Piccard e dal tenente americano Donald Walsh, riuscì a immergersi fino a quasi 11.000 metri di profondità nella Fossa delle Marianne, mantenendo le stesse prestazioni tanto in acqua quanto in superficie.
Un connubio, quello tra Rolex e il mare, speciale non solo per i sommozzatori, ma anche per il mondo della vela che, dal 1992, ha un suo modello esclusivo, dedicato a questo sport e contraddistinto dall'utilizzo di materiali preziosi per la costruzione della cassa: lo Yacht master 42. Questo modello torna dunque in oro bianco accompagnato dal suo classico cinturino in Oysterflex, un innovativo bracciale costituito da due lame metalliche flessibili rivestite di elastomero nero ad alte prestazioni, un materiale resistente alle aggressioni dell'ambiente e di grande durata nel tempo, già presente sulla versione in oro rosa e su alcuni modelli di Daytona, forse il più famoso tra gli orologi Rolex.
Il rapporto tra il brand e la vela nasce, però, molto prima, verso la fine degli anni Cinquanta, quando il marchio svizzero riuscì ad avviare una collaborazione con il New York yacht club, padre fondatore dell'America's cup insieme all'inglese Royal yacht squadron.
Da oltre mezzo secolo Rolex promuove la passione per questo sport anche in Italia e nel Mediterraneo, dove collabora attivamente con una serie di competizioni di risalto mondiale come la Rolex Capri sailing week, la Rolex Giraglia, la Les Voiles de Saint Tropez, la Rolex middle sea race con partenza e arrivo a Malta dopo la circumnavigazione della Sicilia e la Maxi yacht Rolex cup, gara che si svolge in Costa Smeralda, giunta quest'anno all'edizione numero 30.
Il modello più ricercato della nuova collezione Rolex presentata a Basilea rimane il Gmt master II, il famoso «Batman», che con la sua ghiera nera e blu fa impazzire i collezionisti di tutto il mondo. Rispetto alla precedente versione presentata a Baselworld nel 2013, lo storico esemplare con doppio fuso orario cattura l'attenzione degli appassionati con la cassa in acciaio Oystersteel e con il bracciale Jubilee, un must su questi modelli, tornato di serie durante Baselworld 2018 con la presentazione del Gmt master II con ghiera blu e rossa, il famoso Pepsi.
Tanti i personaggi famosi che hanno scelto di indossare un modello Rolex. Il primo è stato sir Edmund Hillary, capace nel 1953 di raggiungere per primo la vetta dell'Everest insieme al suo sherpa Tenzing Norgay e a un inseparabile Oyster perpetual. Per non parlare di Paul Newman, una delle stelle più luminose del cinema, che con il suo stile sportivo ed elegante ha passato in rassegna quasi tutti i modelli del brand svizzero: dal leggendario Daytona con il quadrante bicolore, battuto all'asta da Phillips per 17,5 milioni di dollari, ai primi Daytona con i tasti a vite, al Datejust con ghiera in oro bianco utilizzato durante le riprese del film Il colore dei soldi, per il quale Newman vinse il suo primo, meritatissimo, Oscar.
E come non citare James Bond, l'agente segreto interpretato da Sean Connery, che indossa uno dei primi Submariner durante le sue avventure alla caccia di Goldfinger? Ma oggi non sono solo attori ed esploratori a fare a gara per indossare i pezzi unici Rolex. Sportivi del calibro di Roger Federer, Lindsey Vonn, Tiger Woods e Paul Cayard, pluripremiati registi come James Cameron, Martin Scorsese, Alejandro Inarritu o Kathryn Bigelow sono ambasciatori del brand nel mondo.
«Non abbandono la Sardegna. I miei abiti nascono qui»
Antonio Marras non ha mai tradito le sue origini rimanendo legato alla sua isola, linfa vitale per le sue collezioni. «Centro di ogni mia ricerca è la Sardegna, da cui traggo storie, colori, procedimenti artigianali ed elementi stilistici. Alla base c'è il rapporto tradizione e innovazione, passato e presente, da rielaborare in chiave contemporanea. È una terra a cui mi sento profondamente radicato e che mi riserva sempre sorprese. Ed è per questo che ho scelto a dispetto di tutto di vivere e lavorare a casa mia, Alghero. E non è facile. I centri vitali della moda non si trovano su un'isola. Tutto è iniziato quasi per caso, io lavoravo nel negozio di abbigliamento di mio padre e un produttore romano di abbigliamento mi propose di realizzare una collezione. Io rifiutai per almeno due anni ma alla fine, convinto da mia moglie, accettai».
Nel 1987 nacque Piano piano dolce Carlotta, la prima vera collezione, «un omaggio alla mia passione per il cinema e a un'attrice che è per me un mito, Bette Davis, e alla splendida, struggente interpretazione nel film di Robert Aldrich che scegliemmo per il nome».
E si ritrova catapultato nell'universo della moda a Roma. «Il ricordo più vivido è dell'ottobre del 1987. Lavoravamo in un grande spazio seminterrato senza luce naturale vicino alla Tiburtina, molto lontano dalla Roma luccicante dei vari Gucci, Valentino, Fendi e altre lussuose case di moda romane. Mi ricordo la notte trascorsa in piedi per vedere realizzati gli ultimi capi da portare a Milano, la grande gonna a ruota tagliata per terra perché non c'erano tavoli abbastanza grossi e il viaggio che abbiamo intrapreso da Roma a Milano. Dovevamo portare i capi realizzati a Roma per esporli alla fiera Milanovendemoda. L'esperienza romana è terminata quando il titolare ci ha chiesto di trasferirci a Roma. Niente di più lontano dai miei progetti. Ho rifiutato. Siamo tornati a Roma a sfilare nel 1996, invitati da Camera moda. Per quattro anni ho sfilato con alta moda artigianale, realizzata ad Alghero dalla mamma di Patrizia. Di quel periodo ho un ricordo bellissimo di via Margutta. Lavoravamo nelle antiche stalle di un palazzo. Gli spazi erano utilizzati normalmente come magazzini, per noi è stato un atelier magico».
Il 1999/2000 segna la prima collezione a Milano.
«Ma sempre con sede in Sardegna. Milano mi spaventava. Dal 2003 al 2011 abbiamo lavorato a Parigi . Ho imposto a tutto lo staff francese di trasferirsi ad Alghero per lavorare con me in studio, limitando le mie trasferte solo per le sfilate. Ho riscoperto Milano finita l'esperienza a Parigi. E ora la considero la mia seconda casa».
Pensa che la moda italiana non possa fare a meno di Milano?
«E certo! E non solo. Ad esempio, Milano è anche città del design e calendari ed eventi si intrecciano. La Settimana della moda e il Salone del mobile sono momenti di scambio e promozione per entrambi i settori. Oggi le scuole di design si aprono ad ambiti diversi: progetto, arredo, comunicazione, moda, e creano professionisti che operano nelle imprese del design e della moda e ne decretano il successo. Penso alle similitudini, a gli intrecci, alle contaminazioni, alle sovrapposizioni. Penso ad architetti che disegnano abiti, ad artisti che creano modelli, a sarti e stilisti che progettano arredi, sconfinando l'uno nel campo dell'altro. Paul Poiret, Salvador Dalí, Chanel, Balenciaga, Courrèges, Andy Warhol».
Lei entra nei panni sia dello stilista sia del designer.
«Il design invidia alla moda la velocità della comunicazione, i codici stilistici, la cultura dell'immagine. La moda invidia al design tutto ciò che riguarda l'approccio progettuale. Il sistema moda è storia di imperi costruiti grazie alla collaborazione di due anime, creatività e management».
Locman presenta il modello Mare, ispirato all'Isola d'Elba
Locman, azienda di orologi nata all'Isola d'Elba nel 1986, torna a Pitti Uomo con un nuovo modello sportivo, subacqueo, performante: il Mare, dedicato all'ambiente naturale dell'azienda toscana. Con una cassa ampia ed ergonomica, il modello Mare trae ispirazione dal mondo degli sport acquatici, esprimendo perfettamente il True Spirit di Locman, uno spirito libero e carismatico, che cerca il contatto vero e profondo con la natura. In continuità con la tradizione di Locman, che dagli esordi vede l'azienda toscana impegnata nella ricerca sui nuovi materiali e il loro utilizzo in orologeria, Mare è caratterizzato da una cassa in acciaio 316L – la medesima lega utilizzata in ambito chirurgico - e quadrante in fibra di carbonio, nelle versioni con trattamento Pvd golden rose o con movimento automatico. Il fondello curvo, di forma, è in titanio satinato ed è chiuso con quattro viti. L'elemento del quadrante che maggiormente attrae l'attenzione è il disegno dello squalo, a ore 6. Nelle leggende degli antichi popoli del Mediterraneo, lo squalo rappresenta il coraggio e la forza, ed è simbolo potente di protezione per i naviganti. Il quadrante del Mare è chiuso da un ampio vetro curvo, che impreziosisce e dona dinamicità all'orologio. Il vetro minerale del Mare è reso più resistente e trasparente grazie a un trattamento zaffiro ad hoc.
In occasione del lancio del modello Mare, Locman ha creato una partnership con l'associazione Marevivo, che da oltre trent'anni si batte a livello nazionale e internazionale per la difesa e la salvaguardia del mare. Nei prossimi anni Locman sarà al fianco di Marevivo in questa battaglia e devolverà all'associazione parte dei ricavi dalla vendita degli orologi Mare. Ed è dall'Elba e dal mare che Locman trae ispirazione ed energia. Orologi che si distinguono per i materiali innovativi,
come il titanio, la fibra di carbonio, l'alluminio e altre leghe high-tech. La distribuzione di Locman si sviluppa attraverso una rete di circa 1200 rivenditori autorizzati in tutto il mondo e una catena di 8 boutique monomarca.

















