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2021-07-18
Il green pass non c’è ma fa già disastri
Ansa
La nebbia si diraderà solo nelle prossime 48-72 ore. Tra lunedì e martedì si terranno una cabina di regia (l'organo ibrido a cui sempre più spesso si affida lo scioglimento dei nodi politici della maggioranza) e una riunione del Cts, per poi arrivare a un cdm decisivo mercoledì o giovedì. Obiettivo: il varo di un decreto legge diviso in tre parti. Per un verso, ci sarebbe la proroga dello stato d'emergenza, ormai un'autentica anomalia: eppure c'è chi non si accontenta neppure di un prolungamento bi o trimestrale, ma punta a una proroga fino a fine anno. E già qui c'è da rimanere stupiti: non si vede quale attività di prevenzione o di cura sarebbe infatti preclusa da un'eventuale fine dello stato d'emergenza.
Il secondo blocco di norme sarebbe quello (sollecitato più volte dalla Verità) volto a dare più peso, ai fini del cambio di colore di una Regione, alle ospedalizzazioni (ricoveri ordinari e soprattutto in terapia intensiva), anziché alla mera incidenza dei casi positivi. Su questo fronte, restano due questioni. Quanto più dovesse continuare a pesare il numero dei casi, tanto meno le Regioni sarebbero incentivate a fare tamponi: nessun territorio ha la tendenza masochistica a spararsi nei piedi, specie nelle settimane di massimo afflusso turistico. L'altro aspetto è tutto mediatico: a maggior ragione pensando alle prenotazioni last minute, rischia di avere un peso enorme ogni singola notizia volta ad accreditare veri o presunti focolai. Il diritto-dovere di cronaca è sacro, ma c'è davvero da sperare che non si esageri nel trasformare in «caso» anche una ipotetica salita delle positività, con l'unico effetto di far saltare le prenotazioni nell'una o nell'altra località.
Il terzo blocco di norme riguarda il famigerato green pass. Il rischio è che, senza nemmeno avere il coraggio di compiere un atto esplicitamente illiberale (l'introduzione dell'obbligo vaccinale tout court), si cerchi di sancire farisaicamente un'obbligatorietà indiretta: in teoria saresti libero, ma se non ti vaccini la tua vita civile sarà mutilata.
Gli schieramenti nella maggioranza sono quelli di sempre: Roberto Speranza, Pd e Leu (con grillini al traino) attestati sulla posizione più illiberale; la Lega nella trincea opposta; Forza Italia nel mezzo, alla ricerca di quella che gli esponenti azzurri continuano misteriosamente a chiamare la «via italiana».
Al momento non si comprende neppure se e in che misura il green pass sarà collegato alla colorazione di un territorio, modulandone l'obbligatorietà a seconda del fatto che la zona sia gialla, arancione, rossa.
Sembra acquisito che il green pass (e quindi la certificazione o della guarigione, o di un tampone negativo nelle 48 ore precedenti, o della doppia dose di vaccino) sarà comunque richiesto per gli spostamenti a lunga percorrenza (aerei, treni, navi), per una serie di altre attività (stadi, cinema, teatri, palestre, piscine, centri commerciali), mentre è ancora incerta la sorte di ristoranti e bar, per quanto l'ala chiusurista del governo spinga per ricomprendere anche quei locali (specie le attività al chiuso). Questo giornale ha più volte ribadito quanto tutto ciò sia poco accettabile dal punto di vista delle libertà individuali. Ma ciò che sorprende è perfino la sottovalutazione di almeno sette aspetti pratici che rischiano di trasformare una misura di per sé illiberale in un caos ingestibile.
Primo: al di là dei tempi - a vaccinazione completata - per il rilascio del green pass, resta l'oggettiva penalizzazione a carico dei più giovani (gli ultimi in ordine di tempo nel calendario vaccinale) e di chiunque abbia un richiamo tra fine luglio e metà agosto. Tutti costoro rischiano di essere mutilati negli spostamenti proprio nel periodo di probabile vacanza.
Secondo: da quando scatterebbe l'efficacia del decreto? Renderlo immediatamente vigente è pressoché impossibile (visto il tema dei controlli a cui arriveremo tra poco). Un minimo di preparazione consiglierebbe, se proprio la cosa va fatta, di farla scattare dal primo settembre. Ma c'è da immaginare che ciò deluderebbe i chiusuristi del governo, che vogliono un trofeo da esibire già prima di Ferragosto.
Terzo: chi controlla? Al di là della questione gigantesca della privacy (il Garante pone da tempo domande che troppi fanno finta di non capire), che si fa? All'ingresso di ciascun bar, con relativo assembramento, si costringe il gestore al controllo? E con quali strumenti? E chi si fa carico dei relativi costi? Tra l'altro, è evidente che, quanto più l'obbligo dovesse essere esteso e minuzioso, tanto più gli ulteriori controlli delle forze dell'ordine diverrebbero a campione, discrezionali e arbitrari.
Quarto: le sanzioni. Circolano ipotesi pesantissime: 400 euro per il cittadino, ma soprattutto 5 giorni di chiusura per l'esercente. Come se le attività commerciali non fossero state già massacrate a sufficienza: la prospettiva di 5 giorni di chiusura proprio nei giorni di ipotetico buon afflusso di clienti (nelle località turistiche) ha un retrogusto sadico e anti impresa.
Quinto: ci sarebbe disponibilità immediata di vaccini sufficienti per tutte le persone incluse nell'obbligo di green pass (adolescenti inclusi, c'è da immaginare)?
Sesto: per elementari ragioni di equità, occorrerebbe garantire tamponi gratis per chiunque. O vogliamo costringere chi non può o non vuole vaccinarsi a sostenere una spesa per tamponarsi ogni 48 ore?
Settimo: l'Italia è pronta - a cuor leggero - a sancire un divieto di lavorare a contatto con il pubblico per chiunque, nel settore privato o nel pubblico impiego, non sia vaccinato?
Estate in «prigione» per gli under 30. E il turismo crolla
Che il governo decida di imporlo, per ora, solo su treni e aerei, o che lo richieda anche per l'ingresso in cinema, teatri, discoteche e ristoranti al chiuso, il green pass esteso rischia di trasformarsi in un'ingiusta punizione per i giovani. Inclusi, paradossalmente, i Sì vax. Con un impatto esiziale sul turismo, che, in generale, già suona l'allarme: l'associazione di categoria, Fiavet, ha registrato un immediato «crollo» delle prenotazioni, in vista di vacanze da pianificare di qui a tre-quattro settimane, pari al 50% rispetto alla settimana precedente. Proprio mentre il combinato disposto tra l'avviso della Farnesina sui pericoli di espatriare e le strette di Emmanuel Macron su carta verde e ingressi nel Paese ha ulteriormente scoraggiato le partenze verso l'estero. Alla faccia dello slogan «re-open Europe» e del green pass che doveva rilanciare il turismo nell'Ue.
La campagna vaccinale è stata (giustamente) impostata in modo tale che gli under 30, che sono i meno esposti alle conseguenze gravi del Covid, fossero gli ultimi a essere immunizzati. Ma ciò significa che persino chi ha prenotato le iniezioni sfruttando le prime finestre utili potrebbe aspettare fino ad agosto inoltrato per il richiamo. E se, come pare assodato, il rilascio del green pass venisse vincolato all'inoculazione della seconda dose, financo per i giovani più favorevoli alla vaccinazione, l'estate minaccia di trasformarsi in una semiprigionia. A meno che costoro non si sottopongano - pagandoli - praticamente a tre tamponi alla settimana. Sempre che il test negativo resti una condizione sufficiente per ottenere il lasciapassare: qualche giorno fa, Fabio Ciciliano, del Cts, proponeva di escluderlo.
Con un intervallo per il richiamo di Pfizer, il farmaco più somministrato, che oscilla tra 21 e 42 giorni, un giovane che ha avuto la prima puntura a fine giugno, o a inizio luglio, può dover aspettare la prima decade di agosto per l'altra dose. Chi non è stato così fortunato, o, legittimamente, ha temporeggiato per schivare richiami a Ferragosto, potrebbe vedersi rovinate le vacanze. Alla Verità arrivano testimonianze (dall'Emilia Romagna, ma ce ne saranno ovunque) di ragazzi di 22 anni che sono corsi subito a prenotarsi, però riceveranno il primo «shot» solo il mese prossimo. Significa poter scaricare il green pass hard a settembre. Estate compromessa. Atteniamoci, comunque, a un esempio mediano: un venticinquenne che ha avuto una dose il primo luglio, al quale il richiamo viene fissato il 6 agosto. Calcoliamo due giorni per ottenere il documento elettronico. Per non sborsare 30 euro di tampone a serata, il giovane, assolutamente pro vaccino, dovrebbe scontare tre settimane di reclusione, posto che il nuovo decreto entri in vigore la settimana prossima.
Quella degli under 30 è una fascia d'età in cui spesso si utilizzano i trasporti pubblici: magari, un Frecciarossa e un regionale per andare da Milano in una località del Sud in villeggiatura. Certo, nella migliore delle ipotesi, per i treni basterà il test rapido. Ma per il resto? Tampone per il centro commerciale? Tampone per cenare? Tampone per ballare? E nel frattempo, chi è che frequenterà pub, lounge bar e discoteche? Gli over 80?
Certe asimmetrie, nella stagione di massima mobilità dei ragazzi, possono distruggere il business di albergatori e gestori di locali. Sembra assurdo, ma a questo punto, ai ventenni converrebbe fuggire dall'Italia. Per i viaggi nell'Unione, il green pass è valido da due settimane dopo la seconda dose. Tuttavia, effettuato un tampone per salire in aereo, all'arrivo, ad esempio, a Rodi, nessuno pretenderebbe il patentino per una visita al museo archeologico.
È palese la contraddizione di una norma ideata per convincere gli over 60 indecisi, ma che, in realtà, provocherebbe gravi effetti collaterali su una delle categorie anagrafiche più vessate in un anno e mezzo di pandemia. E la cui colpa non è la refrattarietà al vaccino, bensì la data di nascita, dal 1991 in giù. Sorvolando sugli squilibri tra Regioni: con la campagna per gli under 30 partita il 3 giugno a livello nazionale, in un territorio ci si sarà sottoposti all'iniezione già quel mese, in un altro territorio bisognerà pazientare fino al mese prossimo.
Ai ragazzi era stato detto: con il lockdown, proteggerete i vostri nonni. Poi, ogni volta che scattava la zona gialla, partivano le accuse: irresponsabili, untori, rei di aperitivo aggravato e passeggiata colposa. Alla fine, i nonni sono stati protetti dai vaccini. Eppure, il governo studia come precludere ai nipoti ogni spiraglio di vita sociale mentre a parole tutti si crucciano dei giovani.
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Governo indeciso su data di entrata in vigore del decreto e luoghi in cui richiedere il certificato. In arrivo nuovi parametri sui colori.Per il tesserino i tempi sono stretti: sfumano viaggi e prenotazioni (-50%). I giovani con la prima dose ad agosto avranno la card dopo mesi.Lo speciale contiene due articoli.La nebbia si diraderà solo nelle prossime 48-72 ore. Tra lunedì e martedì si terranno una cabina di regia (l'organo ibrido a cui sempre più spesso si affida lo scioglimento dei nodi politici della maggioranza) e una riunione del Cts, per poi arrivare a un cdm decisivo mercoledì o giovedì. Obiettivo: il varo di un decreto legge diviso in tre parti. Per un verso, ci sarebbe la proroga dello stato d'emergenza, ormai un'autentica anomalia: eppure c'è chi non si accontenta neppure di un prolungamento bi o trimestrale, ma punta a una proroga fino a fine anno. E già qui c'è da rimanere stupiti: non si vede quale attività di prevenzione o di cura sarebbe infatti preclusa da un'eventuale fine dello stato d'emergenza. Il secondo blocco di norme sarebbe quello (sollecitato più volte dalla Verità) volto a dare più peso, ai fini del cambio di colore di una Regione, alle ospedalizzazioni (ricoveri ordinari e soprattutto in terapia intensiva), anziché alla mera incidenza dei casi positivi. Su questo fronte, restano due questioni. Quanto più dovesse continuare a pesare il numero dei casi, tanto meno le Regioni sarebbero incentivate a fare tamponi: nessun territorio ha la tendenza masochistica a spararsi nei piedi, specie nelle settimane di massimo afflusso turistico. L'altro aspetto è tutto mediatico: a maggior ragione pensando alle prenotazioni last minute, rischia di avere un peso enorme ogni singola notizia volta ad accreditare veri o presunti focolai. Il diritto-dovere di cronaca è sacro, ma c'è davvero da sperare che non si esageri nel trasformare in «caso» anche una ipotetica salita delle positività, con l'unico effetto di far saltare le prenotazioni nell'una o nell'altra località.Il terzo blocco di norme riguarda il famigerato green pass. Il rischio è che, senza nemmeno avere il coraggio di compiere un atto esplicitamente illiberale (l'introduzione dell'obbligo vaccinale tout court), si cerchi di sancire farisaicamente un'obbligatorietà indiretta: in teoria saresti libero, ma se non ti vaccini la tua vita civile sarà mutilata. Gli schieramenti nella maggioranza sono quelli di sempre: Roberto Speranza, Pd e Leu (con grillini al traino) attestati sulla posizione più illiberale; la Lega nella trincea opposta; Forza Italia nel mezzo, alla ricerca di quella che gli esponenti azzurri continuano misteriosamente a chiamare la «via italiana». Al momento non si comprende neppure se e in che misura il green pass sarà collegato alla colorazione di un territorio, modulandone l'obbligatorietà a seconda del fatto che la zona sia gialla, arancione, rossa.Sembra acquisito che il green pass (e quindi la certificazione o della guarigione, o di un tampone negativo nelle 48 ore precedenti, o della doppia dose di vaccino) sarà comunque richiesto per gli spostamenti a lunga percorrenza (aerei, treni, navi), per una serie di altre attività (stadi, cinema, teatri, palestre, piscine, centri commerciali), mentre è ancora incerta la sorte di ristoranti e bar, per quanto l'ala chiusurista del governo spinga per ricomprendere anche quei locali (specie le attività al chiuso). Questo giornale ha più volte ribadito quanto tutto ciò sia poco accettabile dal punto di vista delle libertà individuali. Ma ciò che sorprende è perfino la sottovalutazione di almeno sette aspetti pratici che rischiano di trasformare una misura di per sé illiberale in un caos ingestibile. Primo: al di là dei tempi - a vaccinazione completata - per il rilascio del green pass, resta l'oggettiva penalizzazione a carico dei più giovani (gli ultimi in ordine di tempo nel calendario vaccinale) e di chiunque abbia un richiamo tra fine luglio e metà agosto. Tutti costoro rischiano di essere mutilati negli spostamenti proprio nel periodo di probabile vacanza.Secondo: da quando scatterebbe l'efficacia del decreto? Renderlo immediatamente vigente è pressoché impossibile (visto il tema dei controlli a cui arriveremo tra poco). Un minimo di preparazione consiglierebbe, se proprio la cosa va fatta, di farla scattare dal primo settembre. Ma c'è da immaginare che ciò deluderebbe i chiusuristi del governo, che vogliono un trofeo da esibire già prima di Ferragosto. Terzo: chi controlla? Al di là della questione gigantesca della privacy (il Garante pone da tempo domande che troppi fanno finta di non capire), che si fa? All'ingresso di ciascun bar, con relativo assembramento, si costringe il gestore al controllo? E con quali strumenti? E chi si fa carico dei relativi costi? Tra l'altro, è evidente che, quanto più l'obbligo dovesse essere esteso e minuzioso, tanto più gli ulteriori controlli delle forze dell'ordine diverrebbero a campione, discrezionali e arbitrari.Quarto: le sanzioni. Circolano ipotesi pesantissime: 400 euro per il cittadino, ma soprattutto 5 giorni di chiusura per l'esercente. Come se le attività commerciali non fossero state già massacrate a sufficienza: la prospettiva di 5 giorni di chiusura proprio nei giorni di ipotetico buon afflusso di clienti (nelle località turistiche) ha un retrogusto sadico e anti impresa. Quinto: ci sarebbe disponibilità immediata di vaccini sufficienti per tutte le persone incluse nell'obbligo di green pass (adolescenti inclusi, c'è da immaginare)?Sesto: per elementari ragioni di equità, occorrerebbe garantire tamponi gratis per chiunque. O vogliamo costringere chi non può o non vuole vaccinarsi a sostenere una spesa per tamponarsi ogni 48 ore?Settimo: l'Italia è pronta - a cuor leggero - a sancire un divieto di lavorare a contatto con il pubblico per chiunque, nel settore privato o nel pubblico impiego, non sia vaccinato? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/green-pass-disastri-2653815170.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="estate-in-prigione-per-gli-under-30-e-il-turismo-crolla" data-post-id="2653815170" data-published-at="1626566394" data-use-pagination="False"> Estate in «prigione» per gli under 30. E il turismo crolla Che il governo decida di imporlo, per ora, solo su treni e aerei, o che lo richieda anche per l'ingresso in cinema, teatri, discoteche e ristoranti al chiuso, il green pass esteso rischia di trasformarsi in un'ingiusta punizione per i giovani. Inclusi, paradossalmente, i Sì vax. Con un impatto esiziale sul turismo, che, in generale, già suona l'allarme: l'associazione di categoria, Fiavet, ha registrato un immediato «crollo» delle prenotazioni, in vista di vacanze da pianificare di qui a tre-quattro settimane, pari al 50% rispetto alla settimana precedente. Proprio mentre il combinato disposto tra l'avviso della Farnesina sui pericoli di espatriare e le strette di Emmanuel Macron su carta verde e ingressi nel Paese ha ulteriormente scoraggiato le partenze verso l'estero. Alla faccia dello slogan «re-open Europe» e del green pass che doveva rilanciare il turismo nell'Ue. La campagna vaccinale è stata (giustamente) impostata in modo tale che gli under 30, che sono i meno esposti alle conseguenze gravi del Covid, fossero gli ultimi a essere immunizzati. Ma ciò significa che persino chi ha prenotato le iniezioni sfruttando le prime finestre utili potrebbe aspettare fino ad agosto inoltrato per il richiamo. E se, come pare assodato, il rilascio del green pass venisse vincolato all'inoculazione della seconda dose, financo per i giovani più favorevoli alla vaccinazione, l'estate minaccia di trasformarsi in una semiprigionia. A meno che costoro non si sottopongano - pagandoli - praticamente a tre tamponi alla settimana. Sempre che il test negativo resti una condizione sufficiente per ottenere il lasciapassare: qualche giorno fa, Fabio Ciciliano, del Cts, proponeva di escluderlo. Con un intervallo per il richiamo di Pfizer, il farmaco più somministrato, che oscilla tra 21 e 42 giorni, un giovane che ha avuto la prima puntura a fine giugno, o a inizio luglio, può dover aspettare la prima decade di agosto per l'altra dose. Chi non è stato così fortunato, o, legittimamente, ha temporeggiato per schivare richiami a Ferragosto, potrebbe vedersi rovinate le vacanze. Alla Verità arrivano testimonianze (dall'Emilia Romagna, ma ce ne saranno ovunque) di ragazzi di 22 anni che sono corsi subito a prenotarsi, però riceveranno il primo «shot» solo il mese prossimo. Significa poter scaricare il green pass hard a settembre. Estate compromessa. Atteniamoci, comunque, a un esempio mediano: un venticinquenne che ha avuto una dose il primo luglio, al quale il richiamo viene fissato il 6 agosto. Calcoliamo due giorni per ottenere il documento elettronico. Per non sborsare 30 euro di tampone a serata, il giovane, assolutamente pro vaccino, dovrebbe scontare tre settimane di reclusione, posto che il nuovo decreto entri in vigore la settimana prossima. Quella degli under 30 è una fascia d'età in cui spesso si utilizzano i trasporti pubblici: magari, un Frecciarossa e un regionale per andare da Milano in una località del Sud in villeggiatura. Certo, nella migliore delle ipotesi, per i treni basterà il test rapido. Ma per il resto? Tampone per il centro commerciale? Tampone per cenare? Tampone per ballare? E nel frattempo, chi è che frequenterà pub, lounge bar e discoteche? Gli over 80? Certe asimmetrie, nella stagione di massima mobilità dei ragazzi, possono distruggere il business di albergatori e gestori di locali. Sembra assurdo, ma a questo punto, ai ventenni converrebbe fuggire dall'Italia. Per i viaggi nell'Unione, il green pass è valido da due settimane dopo la seconda dose. Tuttavia, effettuato un tampone per salire in aereo, all'arrivo, ad esempio, a Rodi, nessuno pretenderebbe il patentino per una visita al museo archeologico. È palese la contraddizione di una norma ideata per convincere gli over 60 indecisi, ma che, in realtà, provocherebbe gravi effetti collaterali su una delle categorie anagrafiche più vessate in un anno e mezzo di pandemia. E la cui colpa non è la refrattarietà al vaccino, bensì la data di nascita, dal 1991 in giù. Sorvolando sugli squilibri tra Regioni: con la campagna per gli under 30 partita il 3 giugno a livello nazionale, in un territorio ci si sarà sottoposti all'iniezione già quel mese, in un altro territorio bisognerà pazientare fino al mese prossimo. Ai ragazzi era stato detto: con il lockdown, proteggerete i vostri nonni. Poi, ogni volta che scattava la zona gialla, partivano le accuse: irresponsabili, untori, rei di aperitivo aggravato e passeggiata colposa. Alla fine, i nonni sono stati protetti dai vaccini. Eppure, il governo studia come precludere ai nipoti ogni spiraglio di vita sociale mentre a parole tutti si crucciano dei giovani.
(Ansa/Polizia di Stato)
Studiava attacchi contro la città di Firenze e il Vaticano, cercava armi. Si tratta di «un soggetto pericoloso capace di commettere atti gravi, non avendo mutato le proprie pericolose convinzioni ideologiche», informano dalla questura, e può «compiere azioni di grave violenza in danno della collettività».
Per questo, il gip del Tribunale per i minorenni, Giuditta Merli, su richiesta del procuratore di Firenze, Roberta Pieri, ha disposto la custodia del tunisino nell’istituto penale minorile del capoluogo.
Il quindicenne non era affatto cambiato, la direzione centrale della polizia di prevenzione aveva segnalato alla Digos di Firenze che, fin dal giorno seguente alla revoca della misura cautelare, attraverso profili social Telegram e Tik Tok associati ad una nuova utenza che si era intestato, aveva nuovamente iniziato a interagire con account social in uso a soggetti affiliati all’Isis.
Un’altra bomba sociale lasciata libera di esplodere. Eppure, quando il 7 ottobre 2025 la Digos della questura di Firenze e la stazione dei carabinieri di Montepulciano avevano dato esecuzione alla misura cautelare del collocamento in comunità disposta dal gip per i minorenni di Firenze, Maria Serena Favilli, su richiesta del procuratore Roberta Pieri e del pm Giuseppina Mione, già era emerso un quadro altamente preoccupante riguardo alla «simpatia» per il terrorismo islamico del quindicenne arrivato in Italia tre anni fa.
L’indagine aveva preso il via nel dicembre del 2024, quando dopo la segnalazione di allontanamento da casa fatta dal padre, il giovane era stato trovato dai carabinieri mentre vagava nella periferia di Montepulciano con in tasca un coltello a scatto. L’analisi del suo cellulare, effettuata dagli investigatori dell’antiterrorismo internazionale della Digos fiorentina, evidenziò un chiaro percorso di radicalizzazione del ragazzo attraverso il Web.
In particolare, destarono sospetti le numerose ricerche effettuate online per informarsi sulla guerra ai nemici dell’islam, su vari tipi di armi utilizzati dagli affiliati al Daesh, su come raggiungere la Siria e anche su come costruire una bomba. Attraverso l’utilizzo di piattaforme di messaggistica che garantiscono il quasi completo anonimato, il tunisino aveva prestato giuramento a un «gruppo di musulmani provenienti da tutto il mondo che mirano a sostenere i nostri fratelli oppressi in Palestina, Siria e persino i nostri fratelli uiguri, in Cina», come dichiarava l’adescatore.
«Per accelerare il processo di affiliazione e accreditarsi maggiormente all’interno del gruppo, il minorenne si è reso lui stesso artefice di tentativi di arruolamento di altre persone», riferiva la polizia di Stato.
Dall’indagine infatti era emerso che nel novembre 2024 il quindicenne aveva inviato a una persona «il testo del giuramento che, per ritenersi concluso, avrebbe dovuto essere riscritto da colui che lo stava prestando, e poi condiviso con il mittente».
Sempre nel cellulare del giovane i poliziotti trovarono dei video dove, con il volto nascosto da un passamontagna, in nome di Allah minacciava di compiere gravi azioni di violenza contro i miscredenti. Ovvero noi cristiani. La minore età non poteva far abbassare la guardia, il tunisino venne messo in comunità ma sicuramente non si era mostrato interessato a processi di integrazione.
Se il gip aveva emesso il provvedimento di custodia cautelare con lo scopo di impedire il rischio di reiterazione dei reati, considerando che il minore «ha subito gli effetti di un indottrinamento di matrice terroristica in una fase delicata del suo sviluppo, con il concreto pericolo che l’indagato, intensificando la sua radicalizzazione, possa compiere atti di violenza a carattere dimostrativo e indiscriminato verso la collettività», non si comprende perché questa misura fosse stata revocata dopo così pochi mesi. Il tunisino ha proseguito «l’opera di proselitismo anche durante il regime di messa alla prova», dichiara ora il gip che ne ha predisposto la carcerazione.
«Un quindicenne straniero è stato arrestato dalla polizia di Stato a Firenze con l’accusa di terrorismo», ha postato su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Il giovane sui social era in contatto con soggetti legati all’estremismo islamico. In alcuni messaggi diceva di essere pronto a passare dalle parole ai fatti, chiedendo istruzioni sui luoghi da colpire e sulle armi da utilizzare. Il mio apprezzamento alle forze dell’ordine e agli operatori dell’intelligence che, grazie ad una consolidata capacità investigativa, sono riusciti ad assicurare questo pericoloso soggetto alla giustizia», ha così concluso il capo del Viminale.
Segnalava a marzo la Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza: «Dalle indagini condotte sul territorio nazionale nei confronti degli ambienti accelerazionisti, ma anche di quelli contigui all’estremismo di matrice jihadista, emerge una chiara tendenza all’abbassamento dell’età dei soggetti coinvolti. La quota dei minorenni è in costante crescita, così come è in aumento il numero di soggetti infra-quattordicenni che si posizionano anche in stadi avanzati di radicalizzazione».
Lo stiamo vedendo, sempre più preoccupati.
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Keir Starmer (Getty Images)
Il premier spagnolo in pubblico si è fatto bello dicendo che non avrebbe aumentato la spesa militare, ma poi in silenzio ha fatto il contrario. Stesso atteggiamento messo in atto con la Russia di Putin, che a parole è stata condannata per l’invasione dell’Ucraina, ma nei fatti è finanziata con l’acquisto di gas russo. Madrid, infatti, è il primo acquirente di Gnl, mentre il secondo è Parigi, dove regna incurante dei sondaggi un altro campione della sinistra europea, ossia Emmanuel Macron.
Ai due leader che tanto piacciono alla sinistra però ora se ne aggiunge un terzo, anch’egli campione di ipocrisia. Parliamo di Keir Starmer da due anni primo ministro di Sua Maestà Carlo III. Nonostante sia sempre più in difficoltà, il leader laburista con un tartufesco giro di parole ieri ha allentato le rigide sanzioni a carico del petrolio russo. Lo ha svelato la Bbc, precisando che la decisione sarebbe dovuta alla crisi venutasi a creare in seguito al blocco dello stretto di Hormuz. Con lo stop al passaggio delle petroliere cariche di greggio proveniente dai Paesi del Golfo, la Gran Bretagna rischia di rimanere a secco di benzina e cherosene, con conseguente fermo dei trasporti aerei e su gomma. La deroga alle misure prese come ritorsione in seguito all’attacco contro Kiev entrerà in vigore già oggi e, secondo la Bbc, riguarderà anche il trasporto di gas naturale liquefatto, il famoso Gnl tanto caro a Pedro Sánchez e a Macron.
Perché riteniamo che la mossa sia altamente ipocrita? Perché da un lato si continua a dire che non si deve trattare con Putin e si rifiutano quelle che vengono definite concessioni all’invasore russo, ma dall’altro, riducendo le sanzioni, si finanzia la guerra dello zar del Cremlino.
Ovviamente ci è ben chiaro che a seguito dell’attacco americano e israeliano all’Iran la situazione geopolitica è radicalmente mutata. E abbiamo ben presenti quali siano le preoccupazioni relative all’approvvigionamento di alcuni carburanti. Tuttavia, la giravolta di Starmer e compagni è troppo evidente per essere taciuta. La Gran Bretagna è stata in questi anni una delle più fiere sostenitrici della resistenza ucraina. Ai tempi di Boris Johnson addirittura si disse che a far saltare la trattativa per giungere a una pace fra Kiev e Mosca sia stata proprio Londra, che si sarebbe opposta a qualsiasi concessione, convinta che armando l’esercito ucraino sarebbe stato possibile respingere gli invasori. All’epoca si disse anche che la Gran Bretagna, oltre a rifornire Zelensky di missili e sistema di difesa, volesse in cambio qualche concessione quando si sarebbe parlato di ricostruzione, ma sta di fatto che il premier Starmer, succeduto a Johnson dopo le brevi parentesi di Liz Truss e Rishi Sunak, in difesa dell’Ucraina si è molto speso, fino a farsi interprete di un gruppo di volenterosi (insieme a Macron) da opporre alla Russia. La proposta a dire il vero non è andata oltre le dichiarazioni di prammatica, ma adesso, per convenienza, il premier inglese si rimangia anche quelle.
Certo, la decisione lo espone a una figura non proprio encomiabile e perciò, appena uscita la notizia, Starmer si è affrettato a correggere la Bbc, dicendo che lo stop alle sanzioni sarebbe temporaneo, giusto il tempo di far fronte all’emergenza, per poi tornare fra qualche mese al rigore di sempre. Come si dice in Veneto, xe pèso il tacòn del buso, cioè peggio la toppa del buco, perché mostra che i principi si possono sospendere a seconda della convenienza. Siamo nemici di Putin e lo sanzioniamo, ma quando serve mettiamo da parte l’imbarazzo e in cambio del suo petrolio siamo pronti a finanziare anche la sua guerra. E tanti saluti agli ucraini. Insomma, è una coscienza a giorni alterni. Quando sono dispari si indigna e quando invece il calendario è pari l’indignazione la mette da parte e pensa agli affari. È la conseguenza del progresso. Anzi, del progressismo.
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L'Imam di Firenze Izzadin Elzir (Ansa)
Mentre fortunatamente - è davvero il caso di dirlo - Salim El Koudri resta dietro le sbarre e le condizioni dei feriti, sia pure molto lentamente, migliorano, la sinistra modenese, a partire da quella al governo della città, fa di tutto per cancellare ogni possibile traccia della realtà che la carneficina messa a segno lo scorso sabato ha reso evidente. Tanto che Cgil e Anpi, in relazione alla strage, hanno pensato bene di organizzare una bella manifestazione... contro il fascismo.
Ma partiamo da El Koudri. Nonostante le posizioni della Procura di Modena, che non contestano l’aggravante del terrorismo al trentunenne di origine marocchina che con la sua auto, sabato scorso a Modena, ha investito quante più persone possibili entrando ai 100 chilometri orari nell’area pedonale del centro città, il giudice per le indagini preliminari ha confermato per lui - accusato di strage e lesioni aggravate - la permanenza in carcere, segnalando non solo il rischio fuga in Marocco, ma anche di una reiterazione del reato.
Nonostante i giorni in isolamento, tuttavia, l’uomo non si è detto per nulla pentito e anzi, avvallando la possibile linea difensiva che punta agli aspetti psichiatrici della vicenda, ha sottolineato al suo legale, Fausto Gianelli, di essersi rivolto, nel 2022, al Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia perché «sentiva le voci».
Peccato che la sua versione sia stata smontata da alcuni operatori della struttura che, consultati, avrebbero «escluso la pericolosità sociale» dell’uomo chiarendo - a riprova che sotto il cappello dei «disturbi schizoidi» ricadono diverse situazioni anche molto differenti tra loro - che l’uomo pareva essere piuttosto «affetto da stati d’ansia legati alla situazione lavorativa».
Sul fronte dei feriti, ieri il bollettino medico parlava di lento miglioramento per i due pazienti ricoverati a Bologna, un uomo di 55 anni e una donna di 55 anni per i quali tuttavia le prognosi restano ancora riservate. Dall’ospedale Civile di Modena è stato dimesso Ermanno Muccini, chef di 60 anni che era stato tra i primi pedoni a venire colpiti dall’auto di El Koudri. La paziente più grave, una donna di 53 anni resta in prognosi riservata, mentre migliorano, sempre lentamente, le condizioni della turista di 69 anni a cui sono state staccate di netto le gambe dall’auto di El Koudri che le è arrivata addosso a tutta velocità.
È a lei che il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, dopo aver organizzato domenica scorsa, poche ore dopo la strage, una manifestazione che il senatore Fdi, Michele Barcaiuolo, ha definito «un comizio politico fuori luogo e imbarazzante», ha fatto visita ieri. Nell’occasione, commentando i diversi presidi previsti in città per «remigrazione» e «sicurezza» (ieri sera una manifestazione di Forza nuova, domenica un incontro pubblico convocato dai comitati locali per la sicurezza) ha dichiarato: «È facile venire qui a cercare la scena. Se si deve venire qui a Modena per generare odio, rancore, e violenza, spero proprio che questo sia fuori dalla porta». Detto fatto: Cgil e Anpi, hanno subito organizzato una contromanifestazione, capeggiata dallo slogan «No ai fascisti che seminano odio, violenza e razzismo». Che con la strage non ci azzecca nulla, ma a Modena fa sempre la sua figura. Infine, rimanendo in tema, anche l’imam di Firenze, Izzeddin Elzir, ha detto la sua, commentando la proposta del segretario della Lega, Matteo Salvini: «Togliere la cittadinanza?» Nemmeno con il terrorismo nero e quello rosso abbiamo cambiato le leggi».
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