- Cortei in tutto il Paese, con tafferugli e attimi di tensione: 473 arresti, 267 incendi e 13 agenti feriti. Il ministro dell’Interno denuncia infiltrazioni del partito di Mélenchon. Gli organizzatori: «Tradito il nostro messaggio».
- Il nuovo primo ministro Sébastien Lecornu è un condensato vivente di tutti gli errori commessi dall’inquilino dell’Eliseo.
Lo speciale contiene due articoli.
Tensione, blocchi, vandalismi, arresti: ieri la Francia ha vissuto una giornata di tensione per la manifestazione Bloquons tout. I fasti dei gilet gialli sono comunque lontani, anche per una scientifica infiltrazione dell’estrema sinistra che ha stravolto la natura fluida e trasversale della manifestazione. L’idea iniziale, del resto, era di una sorta di serrata generalizzata: niente acquisti, niente lavoro, niente prelievi bancomat. Un lockdown politico e autoimposto, quindi (il paragone col Covid era esplicito negli appelli iniziali). Non è andata esattamente così.
A livello strettamente numerico, il picco del movimento del 2018 non è stato neanche sfiorato. Gli 80.000 agenti di polizia schierati attendevano circa 100.000 manifestanti in tutto il Paese, mentre ieri il ministero degli Interni ne ha contati 29.000. La tensione è comunque stata alta e i numeri degli arresti fanno pur sempre la loro figura. Anche perché se per uccidere un corpo in salute ci vuole un morbo incurabile, per abbattere un corpo debilitato basta un raffreddore. E oggi la Francia, stretta tra la crisi economica e lo stallo istituzionale, è decisamente il malato d’Europa.
Le azioni di protesta sono state 430, 273 gli assembramenti, 157 i blocchi, 267 incendi. Gli arresti sono stati 473 in tutto il Paese, di cui 203 a Parigi, 13 agenti di polizia sono rimasti feriti. In diverse città sono stati registrati tafferugli ed incidenti fra polizia e manifestanti, nessuno grave. A Parigi, tensione nei licei, molti dei quali hanno chiuso i battenti per le barricate erette dagli studenti. A tal proposito, il ministero dell’Interno ha accusato il partito degli Insoumis di «incoraggiare» gli studenti: «Questo ha gonfiato più del previsto i cortei e reso più facile la mimetizzazione degli elementi radicali». La prefettura di polizia di Parigi ha chiesto la chiusura totale del centro commerciale Westfield di Châtelet les Halles, nel cuore di Parigi, per appelli al saccheggio lanciati sui social network. La chiusura ha creato attimi di tensione.
Gli agenti hanno lanciato lacrimogeni e hanno fatto arretrare i manifestanti, poi – forse a causa di un maldestro intervento delle forze dell’ordine stesse – la tenda di un ristorante ha preso fuoco e le fiamme si sono propagate a buona parte del locale e al palazzo sovrastante. I pompieri sono in azione, l’edificio è stato evacuato.
Gas lacrimogeni sono stati lanciati su alcuni dei grandi boulevard della capitale. Tensioni tra poliziotti e manifestanti anche intorno alla Gare du Nord, una delle principali stazioni ferroviarie di Parigi. Manifestanti vestiti di nero in stile black block, con maschere e passamontagna, sono stati respinti da un impressionante schieramento di forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Durante le proteste dinanzi alla Gare du Nord, anche slogan scanditi in italiano, come l’immancabile firma «Siamo tutti antifascisti».
Disordini pure nel resto della Francia, pur senza toccare i livelli di tensione della capitale. A Marsiglia, 140 persone mascherate con la kefiah hanno bloccato la sede di Eurolinks, accusata di aiutare Israele. Tensioni anche a Bourdeaux e a Rennes, dove il ministro dell’Interno, Bruno Retailleau, ha affermato che un autobus è stato incendiato. A Tolosa si è registrato un sabotaggio sulla linea ferroviaria che ha causato disagi ai passeggeri. Tentativi di invasione dei binari a Parigi, Marsiglia e Montpellier. A Nantes cassonetti dati alle fiamme. A Lione, gruppi di manifestanti hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine: «Gli agenti della polizia antisommossa sono stati presi di mira con pietre per ucciderli. Il mio pieno sostegno a questa Francia coraggiosa che si oppone all’odio anti-polizia», ha dichiarato il ministro. Ad Angers la polizia ha disperso con i lacrimogeni i cortei che hanno cercato di deviare dal percorso stabilito.
Flop, invece, per alcuni tentativi di sciopero e boicottaggio: tra i funzionari pubblici solo il 4,14% degli impiegati ha scioperato, mentre le banche francesi hanno fatto sapere che nessuna variazione è stata notata sui traffici quotidiani, nonostante fosse stato indetto un boicottaggio delle carte di credito. La programmazione di France Inter è stata invece interrotta a causa dello sciopero «contro le politiche di austerità e il piano di bilancio» del governo francese, segnalata l’emittente sui social.
Il canale Telegram sovranista Les Essentiels, tra i primi a lanciare l’appello alla mobilitazione, ha denunciato la «strumentalizzazione della sinistra», mentre sulle pagine Facebook storiche dei gilet gialli c’è chi prende le distanze dalle barricate. Il dirottamento dei cortei in senso antifascista e sfascista è testimoniato anche da episodi come quello che ha visto protagonista una militante del collettivo Némésis (femministe identitarie, molto attive contro la violenza sulle donne da parte degli immigrati), riconosciuta e picchiata dai manifestanti in place de la République. Le altre esponenti del collettivo sono state fatte allontanare dalla polizia a tutela della loro sicurezza.
Più di un osservatore ha inoltre notato l’età media molto giovane dei manifestanti: altra differenza con il movimento dei gilet gialli, che partiva come mobilitazione di uno specifico comparto del mondo del lavoro francese. Lavoro che pare invece ancora lontano per molti dei liceali e degli universitari che hanno eretto barricate ieri.
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