- Il cardinale John Njue accusa: «Non mi hanno invitato». L’arcivescovo di Nairobi: «Falso, è malato e non può viaggiare». Oggi pomeriggio l’«extra omnes», prima fumata verso le 19. Difficilmente sarà quella bianca.
- Da domani quattro votazioni al giorno fino a sabato, poi l’eventuale pausa di 24 ore. La lingua ufficiale è l’italiano. Autisti, addetti alle pulizie e medici obbligati al silenzio.
Lo speciale contiene due articoli.
Tra silenzi, preghiere e manovre discrete, si apre oggi il conclave più affollato di sempre. Tra continuità e rotture, i 133 cardinali elettori cercano il 267° Papa della Chiesa cattolica. Una persona sarà il successore di Pietro, il pescatore di Galilea a cui Gesù di Nazareth conferì un primato come elemento permanente ed essenziale della costituzione della Chiesa. Questo primato si perpetua nei successori del pescatore che fu posto a capo degli apostoli, come ricordato in una celebre formula di San Leone Magno: «Come permane ciò che Pietro credette in Cristo, così permane ciò che Cristo istituì in Pietro».
Oggi alle 16.15 i porporati chiamati al voto si ritroveranno nella Cappella Paolina, alla Prima Loggia del Palazzo apostolico vaticano, da dove, in processione e cantando le litanie, si recheranno verso la Cappella Sistina. Quindi sarà la volta dell’extra omnes, tutti fuori, la storica formula latina pronunciata dal maestro delle cerimonie pontificie, monsignor Diego Ravelli, che segna l’inizio dell’isolamento e l’avvio del primo voto. La prima fumata sarà oggi dopo le 19.
Difficilmente ci sarà una fumata bianca, segno del quorum raggiunto. Il primo voto è destinato a pesare le forze in campo, a capire se e come i candidati che sono entrati in conclave da favoriti hanno davvero le forze per aumentare il loro consenso oppure no. «Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto»: questa la formula solenne che dirà ogni cardinale ogni volta che deporrà la sua scheda nel recipiente posto sul tavolo davanti all’altare sotto il Giudizio di Michelangelo.
I cardinali in clausura sono isolati dal mondo. Dispositivi di schermatura elettronica, bonifiche ambientali contro le microspie, percorsi blindati, spazi chiusi da sigilli, cellulari, tablet, pc sequestrati. Il quorum di 89 voti da raggiungere per eleggere il nuovo Papa sembra non essere un traguardo semplice, tanto che solo una candidatura che partisse molto forte (almeno 40-50 voti) e che prendesse abbrivio nelle prime due votazioni di domani mattina potrebbe arrivare al successo entro le 5 votazioni. In questo caso, la fumata bianca potrebbe essere quella di domani sera, dopo le 19. Altrimenti, si dovrà passare a venerdì con molte carte che potrebbero essere rimescolate.
Ieri, intanto, si è tenuta la dodicesima e ultima congregazione generale con 173 cardinali, tra cui 130 elettori. Ventisei gli interventi che si sono concentrati, tra l’altro, sul tema della pace, ripreso anche in un comunicato pubblico dei cardinali in cui si legge che «prima dell’inizio del conclave, costatato con rammarico che non si sono registrati progressi per favorire i processi di pace in Ucraina, in Medio Oriente e in tante altre parti del mondo, anzi che si sono intensificati gli attacchi specialmente a danno della popolazione civile, formuliamo un sentito appello a tutte le parti coinvolte affinché si giunga quanto prima ad un cessate il fuoco permanente e si negozi, senza precondizioni e ulteriori indugi, la pace lungamente desiderata dalle popolazioni coinvolte e dal mondo intero». Un tema centrale della riflessione di ieri, ha riportato inoltre la Sala stampa, è stato quello della comunione, indicata come vocazione essenziale per il nuovo Pontefice.
Ieri è venuto a galla anche il caso del cardinale keniano John Njue, uno dei due elettori assenti «per problemi di salute» (l’altro è lo spagnolo Antonio Cañizares Llovera). Già entrato nelle polemiche per via di un suo «ringiovanimento» negli annuari pontifici, in cui la sua nascita è passata dal 1944 all’1 gennaio 1946, mantenendolo sotto la soglia degli 80 anni, il cardinale africano, in una intervista al quotidiano Daily Nation, ha smentito le voci secondo cui non parteciperebbe al conclave perché ammalato. «A chi si reca lì per le elezioni», ha dichiarato l’ex arcivescovo di Nairobi, «di solito vengono inviati inviti ufficiali, ma a me non è mai successo». Di lì a poco, però, è arrivata la smentita in una nota dell’arcivescovo di Nairobi, Philip Anyolo. Il cardinale John Njue, si legge nel comunicato, «è stato invitato ufficialmente attraverso la nunziatura apostolica in Kenya», ma «a causa delle attuali condizioni di salute sua eminenza», «non è in grado di viaggiare verso Roma e di partecipare al conclave». Un mezzo giallo, perché è lecito chiedersi come mai il diretto interessato dica di avere le condizioni di salute per andare, mentre la nunziatura conferma che l’invito gli è stato notificato, ma che non si può recare a Roma perché sta male.
Il conclave più affollato della storia si trova davanti un compito non semplice. Ci sono porporati da 71 Paesi che, in questi giorni, hanno potuto conoscersi un po’ meglio nelle congregazioni. La Sala stampa ha sottolineato più volte la necessità di un «Papa pastore», capace di incarnare il volto di una Chiesa samaritana, vicina ai bisogni e alle ferite dell’umanità. Un identikit che potrebbe portare a un candidato dell’ala più liberal, con i nomi dei cardinali Mario Grech, Jean-Marc Aveline e Antonio Tagle. Da non sottovalutare anche la figura di Matteo Zuppi e di Robert Francis Prevost. Ma ci sono stati in aula anche interventi diversi che conducono a candidature come quelle del cardinale ungherese Péter Erdo o dello srilankese Malcolm Ranjith.
In mezzo si costruirà verosimilmente la soluzione del rebus. Qui c’è la candidatura data per favorita del cardinale Pietro Parolin, oppure quelle del cardinale Pierbattista Pizzaballa o del cardinale Anders Arborelius. Ma la situazione appare molto frammentata e di difficile lettura rispetto ad altri conclavi, siamo pur sempre davanti a quello più affollato e multipolare della storia.
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