La crisi della boxe, la nobile arte superata da Mma e partite a scacchi
  • Il pugilato ha perso appeal nei giovani e i numeri delle tv via cavo dimostrano come sia stato scalzato dalle Mma.
  • Alla scoperta del chessboxing, una disciplina dove si alternano sul ring round di pugilato a partite di scacchi con tanto di campionati del mondo.
  • Dopo gli show di Conor McGregor, ormai fuori dalle Mma dopo la sconfitta contro Khabib Nurmagomedov nel 2018, ora Dana White il capo della Ufc cerca nuovi campioni da offrire ai telespettatori. Da Jorge Masvidal a Israel Adesanya, chi prenderà il posto dell’irlandese.

Lo speciale contiene due articoli.

Nell’immaginario collettivo la boxe è sempre stata considerata come la nobile arte per svariate ragioni. Il pugilato, infatti, è una delle discipline più antiche, fin dai tempi di Omero, ed è sempre stato raccontato, grazie anche a riproduzioni cinematografiche spesso ben realizzate, come lo sport che più di ogni altro viene dal basso e che più di ogni altro incarna quei sentimenti popolari di riscatto sociale e morale di milioni di ragazzi e ragazze. La storia è ricca di pugili che con il loro modo di boxare, con le loro personalità e loro storie erano in grado di stabilire legami profondi con la gente. Da Cassius Clay, meglio noto come Muhammad Ali, a Rocky Marciano e Joe Louis, passando per Mike Tyson e gli italiani Nino Benvenuti, Sandro Mazzinghi e Primo Carnera. Oggi la boxe vive una delle crisi più nere della sua storia. Mancano quei campioni in grado di fare da traino a una generazione che negli ultimi anni si è avvicinata agli sport di combattimento attraverso le arti marziali miste. Le tv si approcciano in maniera più fredda alla trasmissione di eventi di pugilato e la spinta di cui tutto il movimento gode durante le Olimpiadi ogni quattro anni non può bastare. E a proposito di Giochi a cinque cerchi, ci hanno pensato i recenti scandali che hanno coinvolto l’Aiba, la Federazione internazionale boxe amatori, a dare un’ulteriore mazzata alla boxe. Le ultime gestioni dell’organo che organizza i tornei internazionali ma anche le gare olimpiche sono state quantomeno controverse: nel 2017, dopo 11 anni di presidenza, il taiwanese Ching-kuo Wu ha rassegnato le dimissioni in seguito ad accuse di malversazione che avevano portato la federazione sull’orlo del fallimento economico e di alcune presunte combine che scaturirono nel licenziamento in blocco di circa 40 arbitri subito dopo Rio 2016. A Wu, dopo un breve interregno in cui è toccato all’italiano Franco Falcinelli il compito di fare da traghettatore, è succeduto l’uzbeko Gafur Rakhimov, accusato dalle autorità federali degli Stati Uniti di riciclaggio di denaro sporco, estorsione, corruzione e addirittura traffico di eroina e legami con le mafie russa e cinese. Accuse sempre respinte dal magnate uzbeko che nel marzo del 2019 si è autosospeso e Il Cio ha deciso di togliere alla federazione l’organizzazione del torneo olimpico, compreso il contributo di 16 milioni di euro.

Eppure non è passato molto da quel 26 agosto 2017, quando Floyd Mayweather sconfisse Conor McGregor al decimo round alla T-Mobile Arena di Paradise in Nevada in quello che è passato alla storia come il The money fight, l’incontro che ha stabilito il record di secondo incasso più alto in assoluto nella storia per quanto riguarda un match trasmesso da una pay tv. Ma fu un incontro particolare, che sancì anche la fine della boxe costretta a organizzare una sfida tra un pugile ormai di una certa età (Mayweather) anche se ancora in forma, e il campione di Mma (Mixed martian arts) per eccellenza, ovvero McGregor. A vincere sarà il campione di boxe, non senza critiche, tanto che ancora adesso c’è chi è convinto che l’incontro fu organizzato, con laute borse per i due pugili.

Del resto per capire come le Mma abbiano scalzato il pugilato negli anni basta stare ai dati delle televisioni via cavo negli Stati Uniti. Hbo, una tv a pagamento via cavo, che diventò grande grazie allo storico incontro tra George Foreman e Joe Frazier nel 1973, ha iniziato dal 2016 in poi a non investire più negli incontri di pugilato. Del resto, se le Mma con i loro eventi richiamavano picchi di 5 milioni di persone, la boxe negli anni ha continuato a perdere sempre più interesse televisivo, arrivando a raccogliere appena 50.000 abbonamenti anche per delle finali di superleggeri di Wbo. Del resto era ormai da vent’anni che le Mma avevano iniziato a prendere piede in televisione. Si calcola che il primo incontro di arti marziali miste fu il 12 novembre 1993, in un incontro tra un campione di savate e un lottatore di Sumo.

L’idea del primo padre delle Mma, Rich “G Man” Goins, il più famoso telecronista della storia delle arti marziali miste, era di far combattere campioni disparati in una gabbia elettrificata, circondata persino da coccodrilli. Il primo evento si svolse a Denver. Si poteva combattere anche senza guantoni, a mani nude. All’inizio infatti non si voleva dare una valenza sportiva all’evento. Non c’erano regole, non c’era tempo, si trattava di prendersi a mazzate e basta, quello che sopravviveva aveva anche vinto. Doveva essere soprattutto una sfida reale, non teatrale come quella del wrestling che in quegli anni spopolava con le gesta di Hulk Hogan o The Undertaker. A Denver si presentarono appena 7800 spettatori. Gli incassi degli abbonamenti in tv non furono il massimo. In meno di trent’anni il nuovo presidente della Ufc( Ultimate Fighting Championship) Dana White raccoglie invece milioni di dollari dalle sue serate in giro per il mondo. Come un grande circo, infatti, White organizza serate di combattimenti dove viene organizzato poi alla fine il match più importante. Le regole ormai sono cambiate. E’ uno sport in tutti i sensi, dove importano soprattutto le botte. E chi ne sa dare di più.

Nel 2016, in occasione del capitolo 205 della Ufc, White annunciò di aver battuto il record detenuto dagli incassi di boxe al Madison Square Garden di New York. Se Lennox Lewis contro Evander Holyfield avevano incassato nel 1999 13,5 milioni di dollari, White nel 2016 ne porta a casa 17,7. Negli Stati Uniti Fox ha raccolto negli ultimi anni una media di 5,7 milioni di telespettatori, mentre in altri paesi come il Brasile si arriva a picchi di 22 milioni di persone di fronte alla televisione per vedere i loro beniamini combattere. Già nel 2010, ad appena 17 anni di distanza da quell’incontro di Denver di fronte a 7800 persone, gli incontri dell’evento 102 raccolgono 250.000 persone. Ora sono milioni le persone incollate alla televisione ogni settimana, per poter seguire lottatori di tutto il mondo, quasi come nel video gioco Street Fighter degli anni ’90. Ma qui è reale. Come sono reali anche le borse, i guadagni per chi combatte.

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