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2025-03-31
Vivere a lungo è (anche) una scelta
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È in aumento la speranza di vita in Italia, ma quasi il 20% degli anni sono segnati da limitazioni e malattia. Secondo i report Bes 2023 dell’Istat, l’attesa media di vita è di 83,1 anni, quasi un anno in più rispetto al 2022 (82,3). Per gli uomini il valore è di 81,1 anni mentre per le donne è di 85,2. Ma è il dato sulla speranza di vita in buona salute ad essere particolarmente interessante. Nel 2023 è pari a 59,2 anni, in riduzione rispetto ai 60,1 anni del 2022, ma in linea con il 2019: il dato anomalo, secondo gli esperti, sarebbe dovuto al Covid. Quasi vent’anni di vita sono quindi seganti da limitazioni fisiche, dalla presenza di almeno una patologia, situazione che interessa l’85% degli over 75. Attualmente un quarto della popolazione italiana ha più di 65 anni con implicazioni socio-sanitarie non indifferenti, specie in prospettiva, considerando che l’80% del budget sanitario è per le malattie croniche. Come campare cent’anni in salute? Se le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte, tra le patologie che minacciano la salute negli ultimi anni di vita, una delle più comuni e gravi è il cancro: circa una persona su 5 lo sviluppa e la metà delle diagnosi riguarda persone con più di 70 anni. È ormai consolidato che si può agire su buona parte dei fattori che causano queste patologie e dati recenti puntano i riflettori su ambiente e condizioni socioeconomiche, più che di Dna.
Chi nasce a Bolzano può beneficiare di quasi 14 anni anni in più (13,7 per l’esattezza) di vita in buona salute di chi invece nasce in Basilicata (66,5 anni di vita senza malattie contro 52,8). Ma quanto contano i geni? Lo rivela uno studio pubblicato in queste settimane su Nature Medicine realizzato da ricercatori di Oxford per svelare il dilemma su cosa influisca sulla longevità tra Dna e stile di vita. Per rispondere hanno attinto alla Uk Biobank, che contiene le informazioni sulla salute di mezzo milione di cittadini inglesi aggiornate anche per decenni di seguito, incluse le abitudini alimentari, di sonno e di attività fisica, malattie dell’infanzia, condizioni socioeconomiche, familiari e le cause di morte. Per ciascun soggetto censito, i ricercatori hanno tracciato il profilo del rischio di ammalarsi, incrociando i geni con 164 tra fattori ambientali e stili di vita: dal fumo alla convivenza con un partner, dal peso all’età di 10 anni all’uso di apparecchi elettronici. In un decimo del campione è stata inoltre fatta l’analisi dell’orologio dell’invecchiamento, un test del sangue che, in base all’esame di 204 proteine, definisce lo stato di usura dei vari organi prima ancora che mostrino sintomi di malattia. Correlando i dati tra geni, stili di vita e livello di usura degli organi, è emerso che abitudini e ambiente impattano di più sulla durata della vita del patrimonio genetico con un valore del 17% contro il 2% del Dna. Poche le sorprese sui fattori di rischio che incidono di più sulla longevità. Al primo posto c’è il fumo, legato all’insorgere di 21 delle 22 malattie considerate nello studio. Al secondo posto ci sono condizioni socioeconomiche come il possedere una casa, alloggiare in affitto o dover pagare un mutuo, avere un contratto di lavoro stabile, vivere in condizioni di povertà. L’effetto sulla salute di queste variabili, che hanno a che fare su questioni di reddito, è molto grande: riguarda la prevenzione di 19 malattie. L’attività fisica moderata è al terzo posto ed è implicata nel ridurre il rischio di 17 patologie. Lo sport ad alta intensità, invece, produce un effetto contrario: sarebbe implicato lo stress ossidativo da troppo lavoro cellulare in grado a velocizzare l’invecchiamento. Lo studio di Oxford evidenzia anche l’impatto dei vari fattori nell’infanzia nell’allungare o accorciare la vita. La probabilità di invecchiare in salute, per esempio, si abbassano se si ha una madre che fuma nei primi anni di vita del figlio. C’è poi una rivincita per i bambini che a 10 anni possono soffrire per essere più bassi e pesare meno rispetto alla media: vivono mediamente di più di quelli più alti e grossi. Anche il carattere rientra tra i fattori che erodono la durata media della vita: la poca vitalità e il poco entusiasmo ridurrebbero non solo la qualità, ma anche la quantità di anni da vivere. Dormire più di 9 ore o meno di 7 è associato a una vita più breve, come anche l’abitudine al pisolino pomeridiano. Al contrario, un titolo di studio elevato, il numero di automobili possedute, come indice di ricchezza, e convivere con un partner - ma non con persone diverse dal partner - favorirebbero una una vecchiaia prolungata.
Considerando i singoli organi, gli stili di vita si rivelano particolarmente influenti sulla salute di polmoni, cuore e fegato. Il Dna ha però degli organi su cui esercita maggior potere. Le mutazioni ereditate dai genitori fanno la differenza nel rischio di ammalarsi di demenza e di alcuni tipi di cancro, soprattutto a seno, ovaie, prostata e colon-retto.
Varie ricerche sostengono che invecchia più in salute e rallenta lo sviluppo delle malattie, chi comincia sin da giovane ad avere uno stile di vita sano, evitando fumo e sovrappeso, principali fattori di rischio di cancro e malattie cardio-metaboliche. C’è però speranza anche per chi inizia nella mezza età. Uno studio pubblicato nel 2024, che ha analizzato gli stili di vita di oltre 276.000 veterani statunitensi di età compresa tra i 40 e i 99 anni rispetto a una serie di 8 comportamenti definiti sani - dieta equilibrata, regolare attività fisica e sonno, gestione dello stress, relazioni forti, niente fumo o abuso di alcol e oppioidi - ha dimostrato che seguire tutti gli 8 consigli (tutti di buon senso) portava a un rischio significativamente più basso di mortalità prematura e a un’aspettativa di vita stimata dopo i 40 anni più lunga, fino a 24 in più rispetto a chi aveva abitudini meno sane. Già nel 2018 un altro studio americano aveva evidenziato che l’adesione a 5 fattori di stile di vita a basso rischio - non fumare, peso sano, attività fisica regolare, dieta sana e consumo moderato di alcol - potrebbe prolungare la speranza di vita a 50 anni di 14 anni per le donne e di 12,2 anni per gli uomini, rispetto a chi non ha adottano nessuno di questi fattori. Ci sono poi benefici che valgono sempre: smettere di fumare si traduce in un vantaggio in termini di potenziali anni di vita sia che si smetta a 35 anni che a 75 anni.
A sbaragliare apparentemente le carte ci sono delle ricerche che rivelano come molte persone con vite eccezionalmente lunghe non abbiano abitudini più salutari rispetto alla media degli americani con tassi inferiori di malattie legate all’età, come patologie cardiache, cancro e demenza. In questo caso ad essere implicati sembrano esserci dei geni rari, presenti in meno dell’1% della popolazione, in grado di ritardare o evitare le malattie in misura maggiore rispetto a chi vive di meno. Meglio spegnere la sigaretta, evitare gli eccessi, curare le relazioni e poter guadagnare da almeno arrivare a fine mese.
«Riscopriamo i grassi a tavola»
«La longevità si costruisce a tavola ma non solo. Fondamentale è l’attività fisica, anche solo una passeggiata giornaliera». È quanto afferma Debora Rasio, nutrizionista e oncologa che ha dedicato la propria vita professionale allo studio dell’alimentazione come strumento fondamentale per prevenire le malattie.
Cosa bisogna mangiare per vivere più a lungo?
«La sfida è vivere più a lungo ma soprattutto in salute. Se la nostra aspettativa di vita è in aumento, non si può dire altrettanto sulla qualità dell’invecchiamento, nel senso che le malattie croniche sono sempre più precoci. La salute è una traiettoria che nasce da prima del concepimento. Lo stile di vita dei genitori programma la salute dei figli. Le nuove generazioni stanno ereditando programmi epigenetici che le rendono più vulnerabili a molte forme di malattia».
I giovani sono più vulnerabili di genitori e nonni?
«Nel passare delle generazioni c’è stato un impoverimento nutrizionale. Magari si mangia di più ma ciò che mettiamo a tavola è povero di nutrienti. Mi riferisco alla diffusione dei cibi trasformati a livello industriale».
Pure il pane è trasformato?
«Proprio così. Può contenere tanti ingredienti occulti. Si possono aggiungere fino a 40 sostanze chimiche per migliorare le farine, che non devono essere nemmeno riportate in etichetta. Il rischio di morire precocemente aumenta del 16% per ogni porzione in più consumata giornalmente di alimenti ultra trasformati. Questi sono all’origine di obesità, malattie cardiovascolari e tumori. Non solo non nutrono ma apportano tossicità al microbiota che contribuisce alla nostra salute. Non mi stancherò mai di ripeterlo: i primi anni di vita sono fondamentali per programmare le piste metaboliche che rimarranno accese per tutta la vita. La carenza di grassi buoni, vitamine e minerali, - insieme all’eccesso di proteine - altera profondamente i meccanismi di regolazione del metabolismo, dell’appetito e dell’infiammazione. Oggi, nel cuore del mondo occidentale, si sta diffondendo una pandemia silenziosa: la malnutrizione di micronutrienti. Subdola e potente, apre le porte alle malattie che affliggono la nostra epoca: i disturbi del neurosviluppo, la neurodegenerazione, le malattie cardiovascolari, i tumori, il diabete. Non a caso nei popoli primitivi c’erano veri e propri protocolli nutrizionali per i futuri genitori che iniziavano sei mesi prima del matrimonio e prevedevano un’abbondanza di cibi ricchi di grassi e di vitamine liposolubili. Uova, fegato, pesce, latte, erano i pilastri dell’alimentazione dei nostri avi. Ora si preferisce il latte scremato e lo yogurt magro. Le uova? Non più di 2-4 a settimana. La campagna massiccia contro i grassi sani ha tolto dalle tavole il burro, il latte e i formaggi con un danno per la nostra salute. È stata un’operazione condotta dalle multinazionali del cibo industriale per far posto agli oli di semi e alle margarine».
Ma si può recuperare in età adulta il tempo perduto?
«Una tavola equilibrata e sana è sempre possibile. Ciò vuol dire più frutta e verdura, latticini freschi bianchi non magri, magari di capra o pecora. Per le proteine largo a legumi, uova e pesce, soprattutto quello piccolo pescato, non di allevamento. Per la carne è difficile trovare polli che non vengano da allevamenti intensivi, più facile reperire carne rossa di qualità. I cibi precotti sono da evitare perché ultra lavorati».
Grassi, formaggi, uova, legumi. Cibi che compaiono poco nelle diete ipocaloriche.
«Quando si mangia sano con alto contenuto di vitamine, minerali e fibre, il corpo si regola con le quantità, subentra una sensazione di sazietà. Con i cibi ultraprocessati permane il senso di fame. La carne rossa si può mangiare con moderazione. Certo poi è essenziale l’attività fisica, almeno 8.000 passi al giorno».
E il vino lo concede?
«Alcuni studi mettono in relazione l’alcol ai tumori e di certo nuoce al cervello. Il vino però ha la caratteristica di essere un fluidificante delle membrane cellulari e può proteggerci dal rischio di infarto. La dose da non superare è un bicchiere al giorno per le donne, due per gli uomini».
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Ambiente e abitudini contano molto più dei geni. Le basi per una vecchiaia sana si mettono durante l’infanzia. Ma per chi è già nella mezza età non è troppo tardi.La nutrizionista Debora Rasio: «Uova, fegato, pesce e latte erano pilastri per i nostri avi. Coi cibi ultra processati ci priviamo di nutrienti. La carne? Più facile trovare quella rossa di qualità».Lo speciale contiene due articoli.È in aumento la speranza di vita in Italia, ma quasi il 20% degli anni sono segnati da limitazioni e malattia. Secondo i report Bes 2023 dell’Istat, l’attesa media di vita è di 83,1 anni, quasi un anno in più rispetto al 2022 (82,3). Per gli uomini il valore è di 81,1 anni mentre per le donne è di 85,2. Ma è il dato sulla speranza di vita in buona salute ad essere particolarmente interessante. Nel 2023 è pari a 59,2 anni, in riduzione rispetto ai 60,1 anni del 2022, ma in linea con il 2019: il dato anomalo, secondo gli esperti, sarebbe dovuto al Covid. Quasi vent’anni di vita sono quindi seganti da limitazioni fisiche, dalla presenza di almeno una patologia, situazione che interessa l’85% degli over 75. Attualmente un quarto della popolazione italiana ha più di 65 anni con implicazioni socio-sanitarie non indifferenti, specie in prospettiva, considerando che l’80% del budget sanitario è per le malattie croniche. Come campare cent’anni in salute? Se le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte, tra le patologie che minacciano la salute negli ultimi anni di vita, una delle più comuni e gravi è il cancro: circa una persona su 5 lo sviluppa e la metà delle diagnosi riguarda persone con più di 70 anni. È ormai consolidato che si può agire su buona parte dei fattori che causano queste patologie e dati recenti puntano i riflettori su ambiente e condizioni socioeconomiche, più che di Dna.Chi nasce a Bolzano può beneficiare di quasi 14 anni anni in più (13,7 per l’esattezza) di vita in buona salute di chi invece nasce in Basilicata (66,5 anni di vita senza malattie contro 52,8). Ma quanto contano i geni? Lo rivela uno studio pubblicato in queste settimane su Nature Medicine realizzato da ricercatori di Oxford per svelare il dilemma su cosa influisca sulla longevità tra Dna e stile di vita. Per rispondere hanno attinto alla Uk Biobank, che contiene le informazioni sulla salute di mezzo milione di cittadini inglesi aggiornate anche per decenni di seguito, incluse le abitudini alimentari, di sonno e di attività fisica, malattie dell’infanzia, condizioni socioeconomiche, familiari e le cause di morte. Per ciascun soggetto censito, i ricercatori hanno tracciato il profilo del rischio di ammalarsi, incrociando i geni con 164 tra fattori ambientali e stili di vita: dal fumo alla convivenza con un partner, dal peso all’età di 10 anni all’uso di apparecchi elettronici. In un decimo del campione è stata inoltre fatta l’analisi dell’orologio dell’invecchiamento, un test del sangue che, in base all’esame di 204 proteine, definisce lo stato di usura dei vari organi prima ancora che mostrino sintomi di malattia. Correlando i dati tra geni, stili di vita e livello di usura degli organi, è emerso che abitudini e ambiente impattano di più sulla durata della vita del patrimonio genetico con un valore del 17% contro il 2% del Dna. Poche le sorprese sui fattori di rischio che incidono di più sulla longevità. Al primo posto c’è il fumo, legato all’insorgere di 21 delle 22 malattie considerate nello studio. Al secondo posto ci sono condizioni socioeconomiche come il possedere una casa, alloggiare in affitto o dover pagare un mutuo, avere un contratto di lavoro stabile, vivere in condizioni di povertà. L’effetto sulla salute di queste variabili, che hanno a che fare su questioni di reddito, è molto grande: riguarda la prevenzione di 19 malattie. L’attività fisica moderata è al terzo posto ed è implicata nel ridurre il rischio di 17 patologie. Lo sport ad alta intensità, invece, produce un effetto contrario: sarebbe implicato lo stress ossidativo da troppo lavoro cellulare in grado a velocizzare l’invecchiamento. Lo studio di Oxford evidenzia anche l’impatto dei vari fattori nell’infanzia nell’allungare o accorciare la vita. La probabilità di invecchiare in salute, per esempio, si abbassano se si ha una madre che fuma nei primi anni di vita del figlio. C’è poi una rivincita per i bambini che a 10 anni possono soffrire per essere più bassi e pesare meno rispetto alla media: vivono mediamente di più di quelli più alti e grossi. Anche il carattere rientra tra i fattori che erodono la durata media della vita: la poca vitalità e il poco entusiasmo ridurrebbero non solo la qualità, ma anche la quantità di anni da vivere. Dormire più di 9 ore o meno di 7 è associato a una vita più breve, come anche l’abitudine al pisolino pomeridiano. Al contrario, un titolo di studio elevato, il numero di automobili possedute, come indice di ricchezza, e convivere con un partner - ma non con persone diverse dal partner - favorirebbero una una vecchiaia prolungata. Considerando i singoli organi, gli stili di vita si rivelano particolarmente influenti sulla salute di polmoni, cuore e fegato. Il Dna ha però degli organi su cui esercita maggior potere. Le mutazioni ereditate dai genitori fanno la differenza nel rischio di ammalarsi di demenza e di alcuni tipi di cancro, soprattutto a seno, ovaie, prostata e colon-retto.Varie ricerche sostengono che invecchia più in salute e rallenta lo sviluppo delle malattie, chi comincia sin da giovane ad avere uno stile di vita sano, evitando fumo e sovrappeso, principali fattori di rischio di cancro e malattie cardio-metaboliche. C’è però speranza anche per chi inizia nella mezza età. Uno studio pubblicato nel 2024, che ha analizzato gli stili di vita di oltre 276.000 veterani statunitensi di età compresa tra i 40 e i 99 anni rispetto a una serie di 8 comportamenti definiti sani - dieta equilibrata, regolare attività fisica e sonno, gestione dello stress, relazioni forti, niente fumo o abuso di alcol e oppioidi - ha dimostrato che seguire tutti gli 8 consigli (tutti di buon senso) portava a un rischio significativamente più basso di mortalità prematura e a un’aspettativa di vita stimata dopo i 40 anni più lunga, fino a 24 in più rispetto a chi aveva abitudini meno sane. Già nel 2018 un altro studio americano aveva evidenziato che l’adesione a 5 fattori di stile di vita a basso rischio - non fumare, peso sano, attività fisica regolare, dieta sana e consumo moderato di alcol - potrebbe prolungare la speranza di vita a 50 anni di 14 anni per le donne e di 12,2 anni per gli uomini, rispetto a chi non ha adottano nessuno di questi fattori. Ci sono poi benefici che valgono sempre: smettere di fumare si traduce in un vantaggio in termini di potenziali anni di vita sia che si smetta a 35 anni che a 75 anni.A sbaragliare apparentemente le carte ci sono delle ricerche che rivelano come molte persone con vite eccezionalmente lunghe non abbiano abitudini più salutari rispetto alla media degli americani con tassi inferiori di malattie legate all’età, come patologie cardiache, cancro e demenza. In questo caso ad essere implicati sembrano esserci dei geni rari, presenti in meno dell’1% della popolazione, in grado di ritardare o evitare le malattie in misura maggiore rispetto a chi vive di meno. Meglio spegnere la sigaretta, evitare gli eccessi, curare le relazioni e poter guadagnare da almeno arrivare a fine mese.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vivere-a-lungo-una-scelta-2671641852.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="riscopriamo-i-grassi-a-tavola" data-post-id="2671641852" data-published-at="1743446626" data-use-pagination="False"> «Riscopriamo i grassi a tavola» «La longevità si costruisce a tavola ma non solo. Fondamentale è l’attività fisica, anche solo una passeggiata giornaliera». È quanto afferma Debora Rasio, nutrizionista e oncologa che ha dedicato la propria vita professionale allo studio dell’alimentazione come strumento fondamentale per prevenire le malattie. Cosa bisogna mangiare per vivere più a lungo? «La sfida è vivere più a lungo ma soprattutto in salute. Se la nostra aspettativa di vita è in aumento, non si può dire altrettanto sulla qualità dell’invecchiamento, nel senso che le malattie croniche sono sempre più precoci. La salute è una traiettoria che nasce da prima del concepimento. Lo stile di vita dei genitori programma la salute dei figli. Le nuove generazioni stanno ereditando programmi epigenetici che le rendono più vulnerabili a molte forme di malattia». I giovani sono più vulnerabili di genitori e nonni? «Nel passare delle generazioni c’è stato un impoverimento nutrizionale. Magari si mangia di più ma ciò che mettiamo a tavola è povero di nutrienti. Mi riferisco alla diffusione dei cibi trasformati a livello industriale». Pure il pane è trasformato? «Proprio così. Può contenere tanti ingredienti occulti. Si possono aggiungere fino a 40 sostanze chimiche per migliorare le farine, che non devono essere nemmeno riportate in etichetta. Il rischio di morire precocemente aumenta del 16% per ogni porzione in più consumata giornalmente di alimenti ultra trasformati. Questi sono all’origine di obesità, malattie cardiovascolari e tumori. Non solo non nutrono ma apportano tossicità al microbiota che contribuisce alla nostra salute. Non mi stancherò mai di ripeterlo: i primi anni di vita sono fondamentali per programmare le piste metaboliche che rimarranno accese per tutta la vita. La carenza di grassi buoni, vitamine e minerali, - insieme all’eccesso di proteine - altera profondamente i meccanismi di regolazione del metabolismo, dell’appetito e dell’infiammazione. Oggi, nel cuore del mondo occidentale, si sta diffondendo una pandemia silenziosa: la malnutrizione di micronutrienti. Subdola e potente, apre le porte alle malattie che affliggono la nostra epoca: i disturbi del neurosviluppo, la neurodegenerazione, le malattie cardiovascolari, i tumori, il diabete. Non a caso nei popoli primitivi c’erano veri e propri protocolli nutrizionali per i futuri genitori che iniziavano sei mesi prima del matrimonio e prevedevano un’abbondanza di cibi ricchi di grassi e di vitamine liposolubili. Uova, fegato, pesce, latte, erano i pilastri dell’alimentazione dei nostri avi. Ora si preferisce il latte scremato e lo yogurt magro. Le uova? Non più di 2-4 a settimana. La campagna massiccia contro i grassi sani ha tolto dalle tavole il burro, il latte e i formaggi con un danno per la nostra salute. È stata un’operazione condotta dalle multinazionali del cibo industriale per far posto agli oli di semi e alle margarine». Ma si può recuperare in età adulta il tempo perduto? «Una tavola equilibrata e sana è sempre possibile. Ciò vuol dire più frutta e verdura, latticini freschi bianchi non magri, magari di capra o pecora. Per le proteine largo a legumi, uova e pesce, soprattutto quello piccolo pescato, non di allevamento. Per la carne è difficile trovare polli che non vengano da allevamenti intensivi, più facile reperire carne rossa di qualità. I cibi precotti sono da evitare perché ultra lavorati». Grassi, formaggi, uova, legumi. Cibi che compaiono poco nelle diete ipocaloriche. «Quando si mangia sano con alto contenuto di vitamine, minerali e fibre, il corpo si regola con le quantità, subentra una sensazione di sazietà. Con i cibi ultraprocessati permane il senso di fame. La carne rossa si può mangiare con moderazione. Certo poi è essenziale l’attività fisica, almeno 8.000 passi al giorno». E il vino lo concede? «Alcuni studi mettono in relazione l’alcol ai tumori e di certo nuoce al cervello. Il vino però ha la caratteristica di essere un fluidificante delle membrane cellulari e può proteggerci dal rischio di infarto. La dose da non superare è un bicchiere al giorno per le donne, due per gli uomini».
Matteo Renzi (Ansa)
Il convitato di pietra Matteo Renzi si è ben palesato. L’avvocato di Volturara Apula ha una sua furbizia: guarda i sondaggi, scopre che Roberto Vannacci sorpassa la Lega e lui, memore della stagione gialloverde, strizza l’occhio a chi non dovesse digerire il generale. Manda a dire a Elly Schlein che sulla leadership alternativa a Giorgia Meloni si vedrà. E forse si sente il Vannacci di sinistra e sull’originale sentenzia: «Se entra in maggioranza lo diluiscono». Pare Cavour quando gli dissero che i repubblicani avevano dei seggi: «Vengano in Parlamento, si metteranno la cravatta». È la parabola dei grillini e Conte spera che il generale scopra Giorgia Meloni sul fianco destro mentre lui cercherà di portarsi al centro del campo largo. Così fa sapere che gli piace il progetto del centrista assessore romano Alessandro Onorato, vuole dialogare con Pina Picierno, quanto a Matteo Renzi non lo nomina per antica ruggine, ma potrebbe digerirlo.
Conte vuole comunque dare le carte e approfitta del trabocco di bile che il senatore singolo di Rignano sull’Arno ha avuto per non esser stato invitato da sora Costanza, e che ora intende farla pagare al Pd. Renzi loda il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi (Silvia Salis non è come le sue scarpe Manolo da 1.200 euro: è già passata di moda) ben sapendo che alla Schlein, flexitariana, il partito campano è indigesto come un panino con la porchetta. Renzi è volato da Barac Obama e pare di vederlo, rivolto a Elly Schlein (delle presidenziali obamiane fu galoppina), mentre fa «tié» col gesto dell’ombrello, ricordandole: «Senza di noi perdono le politiche e il Quirinale; sulla legge elettorale stiamo a vedere. È matematica: senza i rifornisti non hanno i numeri». Lo sa bene Paola De Micheli, Pd per ogni stagione e ora moderata, che ricorda alla segretaria: «Quella foto di voi quattro è un inizio, ma ora devi aprirti al centro: parla con Renzi. Bene guardare al nostro elettorato tradizionale, ma c’è anche un elettorato fluido da conquistare». L’aggettivo fluido non è usato per guardare ai referenti dell’onorevole Alessandro Zan che piacciono tanto anche alla segretaria. Stessa esortazione arriva da Lorenzo Guerini - cacicco doc - che raccomanda: «Costruire il campo largo vuol dire fare un cantiere che coinvolge il centro». E chi lo nega?, Risponde la «coppia di fatto» di Avs, i «Fratonelli», che però rivendicano di essere gli assi del poker della sora Costanza. Quanto a Elly Schlein, sostiene che «L’alleanza progressista è già più larga, questo però non significa che le principali forze di opposizione non facciano iniziative. Sono testardamente unitaria perché lo chiede la nostra gente e da settembre faremo il programma con tutta l’alleanza». Il che significa fare un’altra cena aperta oltreché a Renzi (sta sulla riva del fiume e ripete: «Alla fine ci ritroveremo per battere le destre»), anche col segretario dei socialisti Enzo Maraio e con il capo di più Europa Riccardo Magi, che magari, dato il cognome, si attovaglia per un consommé.
Se Achille Occhetto aveva inaugurato la gioiosa macchina da guerra pare che la Schlein pensi a un’alleanza à la carte. Ma, come lascia intendere il guru del Pd Goffredo Bettini, strenuo sostenitore del rendez vous con Conte, se l’accordo non è pentastellato si rischia che il menu sia la sconfitta.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Un dato che va naturalmente preso con le molle, ma che riflette non solo il trend in crescita che anche altri istituti segnalano per Vannacci, ma anche il solido dato di realtà costituito dalle tante adesioni a Fn in ogni parte d’Italia.
Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8% (+0,1); crescono il Pd (22,2%,+0,5), Forza Italia (8,2%,+0,4) e Alleanza Verdi Sinistra (6,8%,+0,4). Vistoso il calo del M5s (12,1%,-1,4). Azione è al 3,1%(-0,1) e Italia Viva al 2,1 (-0,1). Il Partito Liberaldemocratico è stabile all’1,2%, , Ora! all’1,1%, +Europa all’1% e Noi Moderati allo 0,9%. Di corto muso, direbbe Massimiliano Allegri, ma il sorpasso c’è, e viene celebrato sulla pagina Fb di Futuro nazionale: «Dovevano essere una parentesi», recita il post, «dovevano essere folklore. Dovevamo essere il partito personale destinato a sparire. E invece Futuro nazionale cresce ancora e, secondo il sondaggio Youtrend per Sky Tg24, raggiunge il 5,9% e supera la Lega. Un risultato che non nasce nei salotti televisivi, ma nelle piazze, nei territori, tra la gente che non si rassegna alla solita politica, ai giochi di palazzo e ai compromessi al ribasso. Che c’è un popolo che vuole identità, coraggio, sovranità, sicurezza, libertà di parola e difesa degli interessi nazionali. Ci avevano detto che era impossibile. Noi abbiamo iniziato a camminare. E adesso acceleriamo». «Le cose stanno andando secondo i piani», commenta Vannacci a La Presse, «molto bene. Ma i veri sondaggi rimangono quelli fatti tra la gente e in mezzo alla strada. Noi non ci occupiamo delle dinamiche degli altri partiti e di quanto dicano i loro esponenti ma lavoriamo solo affinché Futuro nazionale cresca e per il bene dell’Italia e degli italiani». E nel frattempo rispunta un video del 2025 in cui il generale si dichiara pronto per Palazzo Chigi: «Se l’elettorato lo vorrà, io certamente non mi tiro indietro».
Lucida come sempre l’analisi dell’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato della Lega che ha aderito a Futuro nazionale: «Attenzione», dice Rinaldi alla Verità, «perché i sondaggi sono voti virtuali, i voti reali sono un’altra cosa. Il fatto che ci sia attenzione su Futuro nazionale sicuramente premia i nostri sforzi. Penso che il nostro bacino sia anche l’astensione e da questi dati si evince anche un’erosione del M5s. Ci sono dei delusi anche lì dalle promesse andate al vento. Il centrodestra dovrebbe essere contento se noi riusciamo a recuperare voti che loro non riescono a intercettare».
Non si scompone il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo: «Siamo un po’ stanchi», commenta Romeo, «tutti i giorni di guardare i sondaggi di Vannacci. Noi siamo qui per lavorare, siamo al governo, e la nostra preoccupazione è quella di dare risposte ai cittadini. Stiamo facendo bene nel campo della sicurezza e i rimpatri dal 2023 ad oggi sono più di 20.000. Le norme che abbiamo voluto nei decreti sicurezza sul contrasto ai maranza stanno dando i loro frutti», aggiunge Romeo, «il nuovo regolamento europeo sui migranti dà ragione al fatto che bisogna essere più rapidi e più veloci sulle espulsioni, come ha voluto la Lega nell’ultimo decreto sicurezza. Sostanzialmente siamo stati legittimati anche rispetto alla costruzione di centri in paesi fuori dall’Unione europea. Quindi si sta andando nella direzione che i cittadini vogliono».
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Il ceo Simoneschi: «Concorrenza serrata tra i 10 team in arrivo da tutto il mondo».
Taranto si rivela una delle tappe simbolo del Marina Militare Nastro Rosa Tour 2026, grazie alla partecipazione del pubblico, alla qualità dell'organizzazione e al forte legame con il mare. Lo hanno sottolineato il ceo del Marina Militare «Nastro Rosa Tour» e presidente di SSI Sport & Events, Riccardo Simoneschi, e l'ammiraglio di Divisione Andrea Petroni, comandante del Comando Interregionale Marittimo Sud, intervenendo al talk «Taranto, città dello sport - I Giochi del Mediterraneo volano per la crescita della città dei due mari», che ha chiuso la tappa ionica del Giro dell'Italia a Vela 2026. «Abbiamo avuto delle condizioni meteo bellissime, una giornata di mare stupenda. La città è super ospitale e siamo stati benissimo. La collocazione del villaggio è davvero iconica, quindi questo è candidato a essere uno dei più bei villaggi del tour di quest'anno», ha detto Simoneschi. Le immagini dell’evento.