- Lo scambio di mail fra Autostrade e Spea ha permesso agli inquirenti di scoprire che all’inizio dell’anno si era staccato un pezzo lungo circa 10 metri del bordo del viadotto. La tragedia fu evitata per pura fortuna. Ma l’allarme venne sottovalutato.
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Lo speciale contiene due articoli.
Nei primi giorni di febbraio 2018 una porzione di circa una decina di metri del bordo del ponte Morandi era crollato, lanciando un importante avviso sulla fragilità del viadotto.
Ma nessuno a Genova se ne è accorto perché il cedimento è avvenuto di notte. Sembra che in quel frangente la Spea engeneering, incaricata degli interventi di ristrutturazione sul Morandi dalla controllante Autostrade per l’Italia, ma anche della progettazione e della direzione di molti altri lavori (100 nel 2018), non abbia riferito immediatamente quanto successo a Paolo Berti, direttore centrale delle operazioni di Autostrade.
L’incidente e il ritardo nella comunicazione avrebbero provocato la reazione del dirigente e un astioso carteggio tra lo stesso Berti e l’amministratore delegato della Spea Antonino Galatà. Uno scontro che si concluse con l’allontanamento del direttore dei lavori sul viadotto. I pm Walter Cotugno e Massimo Terrile, coordinati dall’aggiunto Paolo D’Ovidio, hanno rinvenuto lo scambio di mail nei computer sequestrati allo stesso Berti e a Galatà.
Gli inquirenti genovesi ritengono questa vicenda molto importante in chiave processuale. Infatti sei mesi e mezzo prima del collasso del Morandi la struttura perdeva pezzi e questa friabilità creava dissapori tra Autostrade e la controllata Spea.
A quanto risulta alla Verità, il 7 febbraio Berti scrive a Galatà per rinfacciargli il crollo e lo taccia di incapacità nel gestire la società e i tecnici a sua disposizione. Alcune relazioni tecniche inviate per corrispondenza hanno permesso di identificare con certezza l’imprevisto che aveva scatenato la lite. Le critiche vengono mosse dal manager di Aspi «alla luce di quello che sarebbe potuto accadere».
Infatti solo il caso impedì guai peggiori, visto che il distacco di interi blocchi di calcestruzzo avvenne durante dei lavori notturni. Inoltre gli operai stavano facendo degli interventi sulle rampe a Levante del ponte e il cedimento avvenne nella porzione iniziale del viadotto, quella che non è crollata il 14 agosto e che passa sopra la boscaglia. «Venne giù un pezzo importante di struttura, una decina di metri di bordo del ponte. Non una cosa di poco conto», racconta una fonte alla Verità. «La fortuna ha voluto che l’episodio accadesse di notte e che non provocasse danni né a persone né a cose. Ma il fatto rilevante è che sia crollata improvvisamente una parte di struttura».
Dopo essere stato informato, Berti coglie l’occasione per rammentare a Galatà tutta una serie di contestazioni pregresse ed evidenziare che sul Polcevera avrebbe potuto succedere di peggio (vaticinio infausto). Dai toni livorosi si comprende che tra i due esistono anche motivi di astio personale. Lo scambio di accuse di febbraio è considerato dagli inquirenti, nell’ambito delle controversie rilevate tra le due società, la più significativa, poiché riguardava il ponte Morandi ed è avvenuta nel 2018. «Si trattò di un cedimento improvviso e non di qualche pezzettino, ma di interi blocchi», ribadisce la nostra fonte. Che aggiunge una postilla: «È vero che da Autostrade se la prendono con Spea, ma anche per loro quello era un segnale di allarme concreto che non è arrivato dieci anni fa».
L’avvocato di Berti, Filippo Dinacci, riconosce nella vicenda delle mail il carattere del suo cliente: «Il mio assistito è una persona quasi ossessiva nei controlli. È il tipo che se vede che chi lavora intorno a lui non è altrettanto meticoloso può dare in escandescenze».
Ieri un comunicato Autostrade ha provato a minimizzare lo scontro, facendo riferimento a «un’ordinaria dialettica contrattuale tra cliente e fornitore», ma ha di fatto confermato l’evento che lo ha causato ciò di cui abbiamo parlato in questo articolo: «Le comunicazioni (tra Autostrade e Spea ndr) riguardano interventi effettuati in luoghi diversi e distanti dalla pila numero 9 interessata dal crollo. (…) Nello specifico, in occasione dei lavori di riqualifica delle barriere di sicurezza del Polcevera, lo scorso febbraio 2018 la direzione tecnica di Autostrade aveva contestato a Spea un mancato rispetto degli obblighi contrattuali. A seguito di tale contestazione, Spea aveva provveduto successivamente alla rimozione dall’incarico del direttore dei lavori, consentendo la regolare prosecuzione delle attività in piena sintonia con le esigenze del committente».
Una «sintonia» turbata, con ogni probabilità, dalla tragedia del 14 agosto.
Giacomo Amadori
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