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Perché non può stare lì un minuto di più

Perché non può stare lì un minuto di più
Sergio Mattarella (Getty Images)

Il commento più sapido al «Garofani-gate» lo ha fatto Salvatore Merlo, del Foglio. Sotto il titolo «Anche le cene hanno orecchie. Il Quirinale non rischia a Palazzo, ma nei salotti satolli di vino e lasagnette», il giornalista del quotidiano romano ha scritto che «per difendere il presidente basta una mossa eroica: restarsene zitti con un bicchiere d’acqua in mano». Ecco, il nocciolo della questione che ha coinvolto il consigliere di Sergio Mattarella si può sintetizzare così: se sei un collaboratore importante del capo dello Stato non vai a cena in un ristorante e ti metti a parlare di come sconfiggere il centrodestra e di come evitare che il presidente del Consiglio faccia il bis.

Lo puoi fare, e dire ciò che vuoi, se sei un privato cittadino o un esponente politico. Se sei un ex parlamentare del Pd puoi parlare di listoni civici nazionali da schierare contro la Meloni e anche di come modificare la legge elettorale per impedire che rivinca. Puoi invocare provvidenziali scossoni che la facciano cadere e, se ti va, perfino dire che non vedi l’ora che se ne vada a casa. E addirittura come si debba organizzare il centrosinistra per raggiungere lo scopo. Ma se sei il rappresentante di un’istituzione che deve essere al di sopra delle parti devi essere e apparire imparziale.

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FoodTalk | Rider sfruttati? Torniamo al fattorino

In molti, compreso Massimo Gramellini, hanno discusso il complesso tema delle consegne a domicilio. Ma al di là degli slogan, una soluzione c'è

Mattarella fa da «scudo» al Csm che si spacca, ma nomina Lady Davigo
Sergio Mattarella (Ansa)
Il capo dello Stato presiede per la prima volta i lavori ordinari e invita «le altre istituzioni a rispettare Palazzo Bachelet». Impedito il dibattito. Poi i presenti si dividono sulla Dolci, moglie dell’ex pm, che si prende Venezia.

Re Sergio, forse inebriato dai trionfi olimpici e dagli osanna dello Stadio di San Siro, ha deciso di indossare il mantello da supereroe e nel pieno della campagna referendaria e degli scontri da ultrà tra Fronte del Sì e Fronte del No si è presentato, totalmente inaspettato, alla seduta plenaria del Consiglio superiore della magistratura. È apparso scortato dai suoi due corazzieri, i consiglieri Ugo Zampetti e Stefano Erbani, sotto le insegne di capo dello Stato e non di presidente di Palazzo Bachelet, come ha sottolineato più volte nel suo breve discorso all’inizio del plenum del Csm.

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Board of peace, per l’Italia va Tajani. Gli Usa: «Spiacevole no del Vaticano»
Ansa
Oggi prima riunione della «creatura» di Trump, il nostro Paese rappresentato dal vicepremier: «Non si può non partecipare, si parla di Mediterraneo. E non è un comitato di affari». Le minoranze danno di matto.

È arrivato il giorno del contestatissimo Board of peace. La creatura voluta e presieduta a vita (anche oltre il suo mandato alla Casa Bianca) da Donald Trump, è pronta a fare le sue prime bracciate nuotando in mezzo a un oceano di proteste.

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