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2025-11-21
Così un matematico senza titoli chiuse il Paese
Tampone Covid (iStock)
«Ho cercato il suo settore scientifico disciplinare sull’organico del Ministero dell’Università e della ricerca», lo ha sollecitato Bagnai, «e non sono riuscito a trovarla: lei è di ruolo nell’università italiana?». Merler ha risposto con un rassegnato «no», aprendo la strada a una ridda di considerazioni che portano tutte verso la stessa conclusione, condivisa anche dal presidente della commissione Marco Lisei (Fratelli d’Italia): il matematico, scelto dall’allora ministro della salute Roberto Speranza per governare i dati sulla base dei quali è stato chiusa l’Italia per due anni, si è trovato all’improvviso nella stanza dei bottoni senza mai essere stato contrattualizzato e senza avere alcun titolo universitario. Tant’è che il senatore Claudio Borghi della Lega non ha esitato a complimentarsi con lui: «Abbiamo un non-medico e un non-accademico che è stato considerato la voce più autorevole del Cts in una delle situazioni più drammatiche della nostra nazione: interessante». Ed è stato lo stesso Borghi, a questo punto, a chiedere a Merler come abbia fatto ad arrivare fin lì, domanda rivolta al matematico anche da Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia nella commissione incaricata di fare luce sulla sciagurata gestione pandemica. Merler ha citato il Cnesps (Centro nazionale di epidemiologia) di Stefania Salmaso, poi Andrea Piccioli del ministero, poi Gianni Rezza. Fatto sta che - ed è questa la notizia - Speranza e Conte hanno costituito il primo Cts senza inserire né un clinico (come ha riferito Matteo Bassetti nell’audizione di lunedì scorso) né un epidemiologo: come fare la torta al cioccolato con tanti ingredienti ma senza cacao. In compenso, però, Conte e Draghi, che gli è succeduto a febbraio 2021, hanno affidato a un oscuro matematico della provincia di Trento, Merler per l’appunto, tutta la statistica pandemica nonché il piano di contingenza, dandogli accesso a tutte le informazioni e alle notizie riservate. Il tutto senza contratto e senza compenso, dunque a quanto pare pro bono.
Basterebbe già questo per avere un’idea dello spirito brancaleonico che ha caratterizzato la gestione operativa di Speranza. Spirito afferente all’attitudine - più che alle competenze di tutto rispetto - delle 1.000 task force, comitati e commissioni che a vario titoli sono intervenute nella confusa gestione pandemica: il problema, infatti, è stato il mancato coordinamento e la riorganizzazione delle informazioni, oltre che l’assenza di un piano pandemico.
Merler ne ha dato un’idea ben precisa rispondendo ad altre domande di Alice Buonguerrieri riguardo alcune affermazioni rilasciate da lui stesso alla procura di Bergamo, secondo cui aveva cominciato a studiare il virus Sars Cov-2 «prima di Natale 2019». «Come faceva ad essere a conoscenza di questi elementi prima ancora che lo stesso Oms li conoscesse? E chi ha ritenuto di informare?», gli ha chiesto Buonguerrieri. Merler ha dapprima nicchiato, poi ha ammesso a mezza bocca che gli erano arrivati alcuni dati in cui «i colleghi cinesi» avevano ricostruito la storia dell’infezione di alcuni pazienti riportandola a prima di Natale. Quindi ha riferito di aver informato già a inizio febbraio del virus e della sua pericolosa diffusività anche Speranza. Ma, come noto, in quei primi due mesi del 2020, governo e parlamentari del Pd minimizzavano andando a consumare gli spring rolls sui Navigli milanesi, salvo poi, con attitudine quasi schizofrenica, ribaltare l’approccio e diffondere il terrore in tutto il Paese dall’11 marzo 2020 in poi. Anche Lisei gliene ha chiesto conto: «L’adozione di misure di contenimento, come il lockdown, se adottate tempestivamente a livello locale possono essere uno strumento alternativo al lockdown nazionale?». «È una domanda maledettamente complicata, ma in linea di principio sì», ha replicato Merler. Confermando - ha chiosato Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori Fdi - «ciò che tanti scienziati e i parenti delle vittime della Bergamasca dicono da tempo: la zona rossa in Val Seriana andava istituita già a fine febbraio […], ma invece di chiudere per tempo e solo la Bergamasca, Conte decise di chiudere l’Italia intera con il lockdown nazionale. Il Governo Conte II pensò di far redigere un piano, incaricando un matematico, in piena pandemia, ma non ritenne di applicare un Piano pandemico influenzale già pronto, quello del 2006, che proponeva anche l’istituzione delle zone rosse».
Alberto Bagnai e Claudio Borghi hanno incalzato il matematico di Trento anche sulle sue stime catastrofistiche diffuse sia nel 2020 (quando Merler previde 150.000 terapie intensive se avessimo riaperto a maggio), sia nel 2021, quando quantificò 1.300 morti al giorno a metà luglio per poi averne «soltanto» 23. Merler ha smentito che quelle fossero «previsioni» e ha scaricato la responsabilità alla cattiva comunicazione della stampa. Si è anche dichiarato «arrabbiato» con Mario Draghi che lo aveva criticato pubblicamente per quelle analisi errate. «Questo significa», ha osservato Borghi, «che tutti i giornali ci propinavano fesserie e forse anche il presidente del Consiglio ogni tanto qualche fesseria l’ha detta (a cominciare da quel “se non ti vaccini ti ammali e muori”, ndr)». Poteva andare peggio di così? Forse no.
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Stefano Merler in commissione confessa di aver ricevuto dati sul Covid a dicembre del 2019: forse, ammette, serrando prima la Bergamasca avremmo evitato il lockdown nazionale. E incalzato da Claudio Borghi sulle previsioni errate dice: «Le mie erano stime, colpa della stampa».Zero tituli. Forse proprio zero no, visto il «curriculum ragguardevole» evocato (per carità di patria) dall’onorevole Alberto Bagnai della Lega; ma uno dei piccoli-grandi dettagli usciti dall’audizione di Stefano Merler della Fondazione Bruno Kessler in commissione Covid è che questo custode dei big data, colui che in pandemia ha fornito ai governi di Giuseppe Conte e Mario Draghi le cosiddette «pezze d’appoggio» per poter chiudere il Paese e imporre le misure più draconiane di tutto l’emisfero occidentale, non era un clinico né un epidemiologo, né un accademico di ruolo. «Ho cercato il suo settore scientifico disciplinare sull’organico del Ministero dell’Università e della ricerca», lo ha sollecitato Bagnai, «e non sono riuscito a trovarla: lei è di ruolo nell’università italiana?». Merler ha risposto con un rassegnato «no», aprendo la strada a una ridda di considerazioni che portano tutte verso la stessa conclusione, condivisa anche dal presidente della commissione Marco Lisei (Fratelli d’Italia): il matematico, scelto dall’allora ministro della salute Roberto Speranza per governare i dati sulla base dei quali è stato chiusa l’Italia per due anni, si è trovato all’improvviso nella stanza dei bottoni senza mai essere stato contrattualizzato e senza avere alcun titolo universitario. Tant’è che il senatore Claudio Borghi della Lega non ha esitato a complimentarsi con lui: «Abbiamo un non-medico e un non-accademico che è stato considerato la voce più autorevole del Cts in una delle situazioni più drammatiche della nostra nazione: interessante». Ed è stato lo stesso Borghi, a questo punto, a chiedere a Merler come abbia fatto ad arrivare fin lì, domanda rivolta al matematico anche da Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia nella commissione incaricata di fare luce sulla sciagurata gestione pandemica. Merler ha citato il Cnesps (Centro nazionale di epidemiologia) di Stefania Salmaso, poi Andrea Piccioli del ministero, poi Gianni Rezza. Fatto sta che - ed è questa la notizia - Speranza e Conte hanno costituito il primo Cts senza inserire né un clinico (come ha riferito Matteo Bassetti nell’audizione di lunedì scorso) né un epidemiologo: come fare la torta al cioccolato con tanti ingredienti ma senza cacao. In compenso, però, Conte e Draghi, che gli è succeduto a febbraio 2021, hanno affidato a un oscuro matematico della provincia di Trento, Merler per l’appunto, tutta la statistica pandemica nonché il piano di contingenza, dandogli accesso a tutte le informazioni e alle notizie riservate. Il tutto senza contratto e senza compenso, dunque a quanto pare pro bono. Basterebbe già questo per avere un’idea dello spirito brancaleonico che ha caratterizzato la gestione operativa di Speranza. Spirito afferente all’attitudine - più che alle competenze di tutto rispetto - delle 1.000 task force, comitati e commissioni che a vario titoli sono intervenute nella confusa gestione pandemica: il problema, infatti, è stato il mancato coordinamento e la riorganizzazione delle informazioni, oltre che l’assenza di un piano pandemico. Merler ne ha dato un’idea ben precisa rispondendo ad altre domande di Alice Buonguerrieri riguardo alcune affermazioni rilasciate da lui stesso alla procura di Bergamo, secondo cui aveva cominciato a studiare il virus Sars Cov-2 «prima di Natale 2019». «Come faceva ad essere a conoscenza di questi elementi prima ancora che lo stesso Oms li conoscesse? E chi ha ritenuto di informare?», gli ha chiesto Buonguerrieri. Merler ha dapprima nicchiato, poi ha ammesso a mezza bocca che gli erano arrivati alcuni dati in cui «i colleghi cinesi» avevano ricostruito la storia dell’infezione di alcuni pazienti riportandola a prima di Natale. Quindi ha riferito di aver informato già a inizio febbraio del virus e della sua pericolosa diffusività anche Speranza. Ma, come noto, in quei primi due mesi del 2020, governo e parlamentari del Pd minimizzavano andando a consumare gli spring rolls sui Navigli milanesi, salvo poi, con attitudine quasi schizofrenica, ribaltare l’approccio e diffondere il terrore in tutto il Paese dall’11 marzo 2020 in poi. Anche Lisei gliene ha chiesto conto: «L’adozione di misure di contenimento, come il lockdown, se adottate tempestivamente a livello locale possono essere uno strumento alternativo al lockdown nazionale?». «È una domanda maledettamente complicata, ma in linea di principio sì», ha replicato Merler. Confermando - ha chiosato Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori Fdi - «ciò che tanti scienziati e i parenti delle vittime della Bergamasca dicono da tempo: la zona rossa in Val Seriana andava istituita già a fine febbraio […], ma invece di chiudere per tempo e solo la Bergamasca, Conte decise di chiudere l’Italia intera con il lockdown nazionale. Il Governo Conte II pensò di far redigere un piano, incaricando un matematico, in piena pandemia, ma non ritenne di applicare un Piano pandemico influenzale già pronto, quello del 2006, che proponeva anche l’istituzione delle zone rosse».Alberto Bagnai e Claudio Borghi hanno incalzato il matematico di Trento anche sulle sue stime catastrofistiche diffuse sia nel 2020 (quando Merler previde 150.000 terapie intensive se avessimo riaperto a maggio), sia nel 2021, quando quantificò 1.300 morti al giorno a metà luglio per poi averne «soltanto» 23. Merler ha smentito che quelle fossero «previsioni» e ha scaricato la responsabilità alla cattiva comunicazione della stampa. Si è anche dichiarato «arrabbiato» con Mario Draghi che lo aveva criticato pubblicamente per quelle analisi errate. «Questo significa», ha osservato Borghi, «che tutti i giornali ci propinavano fesserie e forse anche il presidente del Consiglio ogni tanto qualche fesseria l’ha detta (a cominciare da quel “se non ti vaccini ti ammali e muori”, ndr)». Poteva andare peggio di così? Forse no.
Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.
In questa puntata di Segreti si ricostruisce il delitto di Aurora a Milano: un omicidio brutale, preceduto da aggressioni, segnali ignorati e una lunga scia di precedenti. Un’analisi che mette al centro il profilo dell’assassino, le falle del sistema e una domanda che resta aperta: come è stato possibile che un soggetto così pericoloso fosse ancora libero di colpire?
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La piccola exclave per decenni ha avuto un’economia particolarmente florida, basata sugli introiti del locale casinò, gestito da una società interamente partecipata dal Comune. Fino al 2018, quando il fallimento della casa da gioco (riaperta nel 2021 dopo l’omologa del concordato) ha trascinato l’ente locale in un dissesto milionario, come detto tuttora gestito da un organismo straordinario di liquidazione che affianca il lavoro dell’attuale primo cittadino, eletto nel 2020 dopo due anni di commissariamento.
Prima del tracollo di otto anni fa, i dipendenti comunali erano circa 120 (poco meno del 10% della popolazione), di cui una quarantina deputati ai controlli all’interno del casinò; adesso, il drastico taglio al budget comunale ha falcidiato il personale, ridotto a 15 unità, di cui due part-time. Ma gli stipendi d’oro, derivanti da una norma risalente agli anni Ottanta, basata sul fatto che la «particolare situazione geografica e il contesto economico svizzero in cui è inserito il Comune di Campione d’Italia ove la valuta corrente è il franco svizzero», stabiliva trattamento un economico dei dipendenti comunali con decorrenza 1° gennaio 1986, prevedendo un assegno ad personam da 4.000 a 5.000 franchi svizzeri, e assegno di exclave da 5.000 a 6.000 franchi per un totale mensile netto a dipendente fra gli 8.000 e i 13.000 franchi. A oggi una cifra che spazia all’incirca tra gli 8.000 e i 13.000 euro netti mensili.
Sulle nuove assunzioni Verda e Marchesini, hanno prodotto un’interrogazione a risposta scritta diretta al sindaco Roberto Canesi: «In un momento dove non si pagano gli arretrati degli ex dipendenti, dei pensionati, dei carabinieri, si cerca solo di favorire figure singole senza a nostro avviso una strategia, basti pensare che la pianta organica dal 1° gennaio 2026 passerà da 15 a 21, con cinque di loro componenti della polizia locale, tra cui addirittura marito e moglie, e la spesa passa da 2 milioni e 700.000 euro a 4 milioni e 700.000».
Secondo quanto risulta a La Verità tra i nuovi assunti ci sarebbe anche una persona che si era licenziata dopo il dissesto e che è stata riassunta direttamente, grazie a una norma che permette di far tornare nel posto di lavoro chi si era dimesso nei cinque anni precedenti. Anche su questo caso i due consiglieri di Campione 2.0 hanno presentato un’interrogazione. Anche perché, in virtù della procedura di dissesto, il Comune di Campione d’Italia, come prevede la normativa, riceve fondi da Roma. «Il contributo dello Stato a Campione d’Italia è di 10 milioni di euro, la metà viene spesa per tutti i dipendenti», spiega a La Verità il consigliere Verda. In passato i maxi stipendi venivano coperti dai proventi che generava il casinò, che riempivano le casse del Comune, con cifre che oscillavano, prima del 2018, tra i 40 e i 50 milioni di euro.
L’ente locale è tuttora l’azionista unico della società partecipata che gestisce la casa da gioco. Ma con l’entrata in vigore del concordato, indispensabile per sanare il debito da circa 132 milioni di euro della casa da gioco, quest’ultima paga al Comune una somma fissa per tutta la durata della procedura. Si parte dai 500.000 euro del 2022, per arrivare ai 2,5 milioni che la casa da gioco verserà nel 2026 e 2027. Detto in parole povere, senza il contributo di Stato, il Comune probabilmente farebbe fatica a pagare gli stipendi. Ma c’è di più. Il dissesto di un Comune impone vincoli che rendono pressoché impossibile assumere nuovo personale. E anche su questo argomento la tensione tra la maggioranza e l’opposizione è alle stelle. Per quest’ultima, infatti, se da un lato è vero che esiste il decreto ministeriale del 24 dicembre 2021 di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2018-2022, dall’altro c’è stato in seguito l’esito negativo del controllo della Corte dei Conti e la decisione delle Sezioni riunite che porterebbero a escludere che il Comune possa qualificarsi come dotato di un bilancio stabilmente riequilibrato.
Di conseguenza, l’ente sarebbe ancora in dissesto. A rafforzare la teoria degli esponenti di Campione 2.0 anche il fatto che l’Osl sia ancora attivo, tanto che l’ultima delibera firmata dal commissario porta la data del 17 dicembre 2025.
I due consiglieri di opposizione chiedono all’amministrazione chiarezza anche sulle conseguenze delle assunzioni, convinti che, per espressa giurisprudenza contabile, l’ente non possa disporre di un numero di dipendenti superiore al rapporto massimo previsto dalla legge in relazione agli abitanti, che sarebbe di 15 posizioni professionali. Un tetto che, già con la prima assunzione, verrebbe sforato. Secondo quanto risulta a La Verità, Verda e Marchesini, per fare chiarezza sulla vicenda, starebbero anche valutando di presentare una denuncia alla magistratura.
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