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2024-01-09
Ucciso un capo militare di Hezbollah. Blinken: «Il conflitto non va esteso»
Ansa
Ieri durante un raid israeliano nel Sud del Libano è stato ucciso Wissam Tawil comandante anziano dell’unità d’élite degli Hezbollah denominata Radwan. Tawil era uno dei responsabili delle operazioni nella regione meridionale del Libano; è stato assassinato a Kherbet Selem, una località libanese situata circa 20 chilometri a Nord della linea di demarcazione con Israele. Anche se le parti non lo dicono esplicitamente, tra gli Hezbollah e Israele è guerra aperta, visti i continui attacchi lanciati dal Libano e le risposte israeliane. Sempre nella giornata di ieri il gruppo libanese ha dichiarato di essere responsabile di due attacchi contro postazioni militari israeliane nell’Alta Galilea, vicino alla linea di demarcazione con il Libano.
Di Hezbollah e del Libano ha parlato il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, che in un’intervista al Wall Street Journal ha dichiarato che Israele non ha paura di entrare in guerra con il gruppo terroristico: «Se guardano a cosa sta succedendo a Gaza, sanno che possiamo fare copia-incolla a Beirut. Circa 80.000 persone devono poter tornare alle loro case in sicurezza e quindi, se tutto il resto fallisce, siamo disposti a sacrificarci». Pronta la risposta del capogruppo parlamentare di Hezbollah, Muhammad Raad: «Non cerchiamo l’estensione della guerra, ma piuttosto la fine dell’aggressione israeliana. Tuttavia, è certo che, se Israele decide di ampliare il conflitto attaccando il nostro Paese, saremo pronti ad andare fino in fondo. Non temiamo le loro minacce». Sempre al Wsj Gallant ha detto che le forze israeliane «stanno passando da quella che ha definito come un’intensa fase di manovra bellica a diversi tipi di operazioni speciali», poi ha chiarito che la terza fase della guerra «durerà più a lungo», dato che Israele «non rinuncerà al suo obiettivo di smantellare Hamas, porre fine al suo controllo su Gaza e liberare gli ostaggi detenuti da Hamas».
A proposito di Hamas, secondo il giornale Israel Hayom e la radio Kan, citando l’ex capo dell’intelligence militare israeliana Amos Yadlin, le autorità israeliane sarebbero a conoscenza della posizione del leader di Hamas, Yahya Sinwar. Tuttavia, non sarebbero in grado di colpirlo «perché si è circondato di un grande numero di ostaggi israeliani vivi». Mentre la jihad islamica ha diffuso sui social un video dell’ostaggio Elad Katzir, 47 anni, rapito il 7 ottobre scorso nel kibbutz di Nir Oz. Per quanto riguarda l’Iraq, gli iraniani appoggiano l’iniziativa del governo iracheno volta a preparare la conclusione della missione nel Paese da parte della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Tale iniziativa è stata annunciata dal primo ministro Mohammed Shia al Sudani, in seguito al raid statunitense dello scorso 4 gennaio.
Il segretario di Stato americano Antony Blinken, durante il suo terzo giorno di missione diplomatica in Medio Oriente, ha incontrato ad Abu Dhabi lo sceicco Mohammed bin Zayed, leader degli Emirati arabi. Durante l’incontro, Blinken ha sottolineato l’importanza di prevenire un ulteriore diffondersi del conflitto e ha ribadito l’impegno continuo degli Stati Uniti per garantire una pace regionale duratura che assicuri la sicurezza di Israele e favorisca il progresso verso la creazione di uno Stato palestinese indipendente, come dichiarato dal Dipartimento di Stato. In precedenza, alla Cnn ha criticato «le dichiarazioni irresponsabili e incendiarie» fatte da ministri dell’estrema destra israeliana che vogliono il reinsediamento dei palestinesi fuori Gaza. Blinken è giunto ad Abu Dhabi dopo aver svolto incontri simili in Qatar, Giordania, Turchia e Grecia. In serata, il segretario di Stato si è recato nell’oasi saudita di al Ula, residenza invernale dell’erede al trono saudita Mohammed Bin Salman, il quale nelle scorse ore ha ottenuto il via libera dal ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock per l’acquisto di jet da guerra Eurofighter.
Infine, non si fermano in Israele le proteste dei sostenitori del movimento Changing direction della coalizione Elections now, che ieri hanno bloccato fino all’arrivo della polizia l’ingresso principale della Knesset a Gerusalemme. La richiesta principale del gruppo è quella «di elezioni anticipate e la sostituzione immediata del governo, con l’espulsione degli estremisti dall’esecutivo». Durissime le parole su Benyamin Netanyahu pronunciate da Roni Goren Ben-Zvi, il cui fratello Yonatan Richter è stato assassinato al Nova festival: «Mio fratello è stato ucciso a causa di un uomo che da otto anni conduce una guerra privata contro l’intero Paese solo per poter sopravvivere, eludere la giustizia e continuare a derubare i nostri fondi. Solo gli sciocchi seguono le sue bugie. È un narcisista che non ha mai pensato alla sicurezza del Paese e dei suoi cittadini». Mentre andiamo in stampa, l’Idf ha reso noto di aver eliminato in Siria un esponente di Hamas conosciuto come Hassan Akasha, ritenuto responsabile del lancio di razzi verso il Nord di Israele nelle ultime settimane.
Il «piano B» di Kiev è Viktor Orbán
Il futuro della guerra in Ucraina molto probabilmente dipenderà dal premier ungherese Viktor Orbán. Una serie di eventi lo hanno fatto diventare la pedina più importante di questo conflitto e ad accorgersene è soprattutto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba che, in un’intervista a El Paìs, ha rivelato che non esiste un piano B all’invio di aiuti militari da parte di Stati Uniti e Unione europea. Kuleba ha cercato così di persuadere gli alleati occidentali a inviare rifornimenti adesso, prima che diventi troppo tardi. «Se si decide di sospendere o negare» ora gli aiuti all’Ucraina, «a causa della mancanza di risorse la Russia potrebbe avere successo sul campo di battaglia e rompere le linee» e a quel punto «ci sarà una reazione pubblica molto forte» a favore del sostegno a Kiev «e gli stessi politici che hanno deciso di negare gli aiuti decideranno di fornirli, ma in circostanze estreme. Quindi, anche da una prospettiva razionale, ha più senso fornire assistenza ora per evitare una crisi in futuro», ha spiegato il titolare degli esteri ucraino. Ma se da un lato Kiev teme Orbán, responsabile dell’interruzione di rifornimenti a causa del veto posto lo scorso dicembre, dall’altro ha intenzione di tentare una mediazione. L’idea è quella di fissare un incontro tra il premier ungherese e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per «esaminare l’agenda e risolvere tutti i problemi». Insomma la strada è obbligata: bisogna trattare con Orbán e convincerlo a far cadere il veto, soprattutto adesso che dopo l’annuncio della candidatura del presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, rischia di andare a coprire il ruolo di presidente. Intanto il primo febbraio si terrà un vertice straordinario per parlare del dossier della revisione del bilancio europeo, con la previsione di un’assistenza finanziaria da 50 miliardi a favore dell’Ucraina. «La prima opzione è che sulla revisione del bilancio comune si arrivi a una intesa a 27 ma un piano B c’è», ha detto il ministro delle Finanze belga, Vincent van Peteghem, lasciando intendere che si potrebbe arrivare a un modo di fornire aiuti a Kiev aggirando il veto di Orbán.
Nel frattempo il capo dell’Ufficio del presidente ucraino, Andriy Yermak, ha avuto un colloquio telefonico con l’inviato speciale di papa Francesco per la missione di pace in Ucraina, il cardinale Matteo Maria Zuppi. Yermak ha informato il cardinale Zuppi «sulla situazione dei massicci attacchi missilistici effettuati dalla Russia contro l’Ucraina negli ultimi dieci giorni». Poco prima, sempre Yermak aveva avuto un colloquio telefonico anche con il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin.
Sul campo la mancanza di armi si fa sentire. Le forze aeree ucraine non sono in grado di coprire tutti i cieli con i sistemi di difesa. A dirlo lo stesso portavoce delle forze aeree, Yurii Ihnat, e Mosca ne approfitta per intensificare i suoi attacchi. Ieri l’esercito russo ha lanciato contro l’Ucraina 59 tra missili di diverso tipo e droni, la difesa ucraina ne ha abbattuti meno della metà: 18 missili e 8 velivoli senza pilota. Mosca ha affermato di aver colpito siti industriali e militari, sottolineando di avere impiegato anche missili ipersonici Kinzhal. Allo stesso tempo, però, le forze ucraine sono riuscite a distruggere un ponte ferroviario strategico costruito dai russi vicino alla città occupata di Mariupol, che serviva per il progetto di ferrovia fra la Russia e la Crimea occupata. Mentre la guerra va avanti il Wall Street Journal rivela nuove indiscrezioni circa il sabotaggio del Nord Stream. Secondo il quotidiano americano, la Polonia avrebbe cercato di ostacolare le indagini rifiutandosi di collaborare e nascondendo prove chiave.
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L’Idf minaccia le milizie libanesi: «Avete visto Gaza, faremo copia e incolla a Beirut». Fonti vicine ai servizi rivelano che l’esercito sa dov’è il leader di Hamas, ma non può colpirlo: «Usa ostaggi israeliani come scudo».L’Ucraina lavora a un incontro con il premier ungherese per sbloccare gli aiuti della Ue. E il «Wsj» rivela: «La Polonia ha ostacolato le indagini sul sabotaggio al Nord Stream».Lo speciale contiene due articoli. Ieri durante un raid israeliano nel Sud del Libano è stato ucciso Wissam Tawil comandante anziano dell’unità d’élite degli Hezbollah denominata Radwan. Tawil era uno dei responsabili delle operazioni nella regione meridionale del Libano; è stato assassinato a Kherbet Selem, una località libanese situata circa 20 chilometri a Nord della linea di demarcazione con Israele. Anche se le parti non lo dicono esplicitamente, tra gli Hezbollah e Israele è guerra aperta, visti i continui attacchi lanciati dal Libano e le risposte israeliane. Sempre nella giornata di ieri il gruppo libanese ha dichiarato di essere responsabile di due attacchi contro postazioni militari israeliane nell’Alta Galilea, vicino alla linea di demarcazione con il Libano. Di Hezbollah e del Libano ha parlato il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, che in un’intervista al Wall Street Journal ha dichiarato che Israele non ha paura di entrare in guerra con il gruppo terroristico: «Se guardano a cosa sta succedendo a Gaza, sanno che possiamo fare copia-incolla a Beirut. Circa 80.000 persone devono poter tornare alle loro case in sicurezza e quindi, se tutto il resto fallisce, siamo disposti a sacrificarci». Pronta la risposta del capogruppo parlamentare di Hezbollah, Muhammad Raad: «Non cerchiamo l’estensione della guerra, ma piuttosto la fine dell’aggressione israeliana. Tuttavia, è certo che, se Israele decide di ampliare il conflitto attaccando il nostro Paese, saremo pronti ad andare fino in fondo. Non temiamo le loro minacce». Sempre al Wsj Gallant ha detto che le forze israeliane «stanno passando da quella che ha definito come un’intensa fase di manovra bellica a diversi tipi di operazioni speciali», poi ha chiarito che la terza fase della guerra «durerà più a lungo», dato che Israele «non rinuncerà al suo obiettivo di smantellare Hamas, porre fine al suo controllo su Gaza e liberare gli ostaggi detenuti da Hamas». A proposito di Hamas, secondo il giornale Israel Hayom e la radio Kan, citando l’ex capo dell’intelligence militare israeliana Amos Yadlin, le autorità israeliane sarebbero a conoscenza della posizione del leader di Hamas, Yahya Sinwar. Tuttavia, non sarebbero in grado di colpirlo «perché si è circondato di un grande numero di ostaggi israeliani vivi». Mentre la jihad islamica ha diffuso sui social un video dell’ostaggio Elad Katzir, 47 anni, rapito il 7 ottobre scorso nel kibbutz di Nir Oz. Per quanto riguarda l’Iraq, gli iraniani appoggiano l’iniziativa del governo iracheno volta a preparare la conclusione della missione nel Paese da parte della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Tale iniziativa è stata annunciata dal primo ministro Mohammed Shia al Sudani, in seguito al raid statunitense dello scorso 4 gennaio. Il segretario di Stato americano Antony Blinken, durante il suo terzo giorno di missione diplomatica in Medio Oriente, ha incontrato ad Abu Dhabi lo sceicco Mohammed bin Zayed, leader degli Emirati arabi. Durante l’incontro, Blinken ha sottolineato l’importanza di prevenire un ulteriore diffondersi del conflitto e ha ribadito l’impegno continuo degli Stati Uniti per garantire una pace regionale duratura che assicuri la sicurezza di Israele e favorisca il progresso verso la creazione di uno Stato palestinese indipendente, come dichiarato dal Dipartimento di Stato. In precedenza, alla Cnn ha criticato «le dichiarazioni irresponsabili e incendiarie» fatte da ministri dell’estrema destra israeliana che vogliono il reinsediamento dei palestinesi fuori Gaza. Blinken è giunto ad Abu Dhabi dopo aver svolto incontri simili in Qatar, Giordania, Turchia e Grecia. In serata, il segretario di Stato si è recato nell’oasi saudita di al Ula, residenza invernale dell’erede al trono saudita Mohammed Bin Salman, il quale nelle scorse ore ha ottenuto il via libera dal ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock per l’acquisto di jet da guerra Eurofighter. Infine, non si fermano in Israele le proteste dei sostenitori del movimento Changing direction della coalizione Elections now, che ieri hanno bloccato fino all’arrivo della polizia l’ingresso principale della Knesset a Gerusalemme. La richiesta principale del gruppo è quella «di elezioni anticipate e la sostituzione immediata del governo, con l’espulsione degli estremisti dall’esecutivo». Durissime le parole su Benyamin Netanyahu pronunciate da Roni Goren Ben-Zvi, il cui fratello Yonatan Richter è stato assassinato al Nova festival: «Mio fratello è stato ucciso a causa di un uomo che da otto anni conduce una guerra privata contro l’intero Paese solo per poter sopravvivere, eludere la giustizia e continuare a derubare i nostri fondi. Solo gli sciocchi seguono le sue bugie. È un narcisista che non ha mai pensato alla sicurezza del Paese e dei suoi cittadini». Mentre andiamo in stampa, l’Idf ha reso noto di aver eliminato in Siria un esponente di Hamas conosciuto come Hassan Akasha, ritenuto responsabile del lancio di razzi verso il Nord di Israele nelle ultime settimane. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ucciso-capo-militare-hezbolla-2666901916.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-piano-b-di-kiev-e-viktor-orban" data-post-id="2666901916" data-published-at="1704748527" data-use-pagination="False"> Il «piano B» di Kiev è Viktor Orbán Il futuro della guerra in Ucraina molto probabilmente dipenderà dal premier ungherese Viktor Orbán. Una serie di eventi lo hanno fatto diventare la pedina più importante di questo conflitto e ad accorgersene è soprattutto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba che, in un’intervista a El Paìs, ha rivelato che non esiste un piano B all’invio di aiuti militari da parte di Stati Uniti e Unione europea. Kuleba ha cercato così di persuadere gli alleati occidentali a inviare rifornimenti adesso, prima che diventi troppo tardi. «Se si decide di sospendere o negare» ora gli aiuti all’Ucraina, «a causa della mancanza di risorse la Russia potrebbe avere successo sul campo di battaglia e rompere le linee» e a quel punto «ci sarà una reazione pubblica molto forte» a favore del sostegno a Kiev «e gli stessi politici che hanno deciso di negare gli aiuti decideranno di fornirli, ma in circostanze estreme. Quindi, anche da una prospettiva razionale, ha più senso fornire assistenza ora per evitare una crisi in futuro», ha spiegato il titolare degli esteri ucraino. Ma se da un lato Kiev teme Orbán, responsabile dell’interruzione di rifornimenti a causa del veto posto lo scorso dicembre, dall’altro ha intenzione di tentare una mediazione. L’idea è quella di fissare un incontro tra il premier ungherese e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per «esaminare l’agenda e risolvere tutti i problemi». Insomma la strada è obbligata: bisogna trattare con Orbán e convincerlo a far cadere il veto, soprattutto adesso che dopo l’annuncio della candidatura del presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, rischia di andare a coprire il ruolo di presidente. Intanto il primo febbraio si terrà un vertice straordinario per parlare del dossier della revisione del bilancio europeo, con la previsione di un’assistenza finanziaria da 50 miliardi a favore dell’Ucraina. «La prima opzione è che sulla revisione del bilancio comune si arrivi a una intesa a 27 ma un piano B c’è», ha detto il ministro delle Finanze belga, Vincent van Peteghem, lasciando intendere che si potrebbe arrivare a un modo di fornire aiuti a Kiev aggirando il veto di Orbán.Nel frattempo il capo dell’Ufficio del presidente ucraino, Andriy Yermak, ha avuto un colloquio telefonico con l’inviato speciale di papa Francesco per la missione di pace in Ucraina, il cardinale Matteo Maria Zuppi. Yermak ha informato il cardinale Zuppi «sulla situazione dei massicci attacchi missilistici effettuati dalla Russia contro l’Ucraina negli ultimi dieci giorni». Poco prima, sempre Yermak aveva avuto un colloquio telefonico anche con il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Sul campo la mancanza di armi si fa sentire. Le forze aeree ucraine non sono in grado di coprire tutti i cieli con i sistemi di difesa. A dirlo lo stesso portavoce delle forze aeree, Yurii Ihnat, e Mosca ne approfitta per intensificare i suoi attacchi. Ieri l’esercito russo ha lanciato contro l’Ucraina 59 tra missili di diverso tipo e droni, la difesa ucraina ne ha abbattuti meno della metà: 18 missili e 8 velivoli senza pilota. Mosca ha affermato di aver colpito siti industriali e militari, sottolineando di avere impiegato anche missili ipersonici Kinzhal. Allo stesso tempo, però, le forze ucraine sono riuscite a distruggere un ponte ferroviario strategico costruito dai russi vicino alla città occupata di Mariupol, che serviva per il progetto di ferrovia fra la Russia e la Crimea occupata. Mentre la guerra va avanti il Wall Street Journal rivela nuove indiscrezioni circa il sabotaggio del Nord Stream. Secondo il quotidiano americano, la Polonia avrebbe cercato di ostacolare le indagini rifiutandosi di collaborare e nascondendo prove chiave.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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