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I discorsi choc dei bellicisti: «La pace ormai è finita, adesso soldi oppure sangue»
Donald Tusk (Getty Images)
Dall’ultimatum sciagurato di Tusk alle tirate di Ursula, Kallas, e Rutte: Ue e Nato gonfiano i muscoli per mostrare di avere una leva. E occultare le debolezze di fondo.

È stata una giornata tutt’altro che facile a Bruxelles. Da una parte gli agricoltori scaricavano letame davanti al Parlamento europeo dopo aver già usato patate, barbabietole e altri prodotti della natura e dopo aver dato alle fiamme vario genere di cose per protestare contro il Mercosur, cioè l’intesa tra Ue e America Latina (intesa che non piace né al governo italiano né a quello francese). Dall’altra, al Consiglio europeo si ingaggiava lo scontro con il Cremlino sull’utilizzo degli asset finanziari russi depositati in Europa, soprattutto in Belgio. E per far vedere che le intenzioni sono serie è stato tutto uno scoppiettio di dichiarazioni che presagiscono più venti di guerra che di pace. E allora uno si domanda: ma in Europa vogliono la tregua oppure si stanno preparando a scenari pesanti?

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Invocando l’articolo 4, Varsavia ha dato un’anticipazione di quanto potrà accadere quando Kiev sarà sotto lo scudo occidentale. La risposta degli alleati è stata pronta e misurata. Un segnale per Putin.
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Il progressista Tusk blinda i confini contro i respingimenti di Berlino
Donald Tusk (Ansa)
Varsavia militarizza la frontiera con Germania e Lituania. E parte lo scambio di accuse.
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Dai sogni di dominio ai grandi affari. Cosa nasconde il quartetto Weimar
Da sinistra: Donald Tusk, Friedrich Merz, Emmanuel Macron e Keir Starmer (Getty Images)
Approfittando del disimpegno Usa, inglesi e francesi mirano a sfruttare la leva militare per avere l’egemonia nel continente. I teutonici non intendono farsi scalzare. La Polonia, filoamericana, vuole il nucleare schierato.
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I quattro di Weimar a Kiev senza Ursula
Da sinistra: Friedrich Merz, Emmanuel Macron, Volodymyr Zelensky, Keir Starmer e Donald Tusk (Ansa)
Macron, Merz, Starmer e Tusk da Zelensky, Unione europea non pervenuta. Chiesta tregua di 30 giorni, pure Trump d’accordo. Mosca: «Valuteremo». Meloni in collegamento: il timore di un coinvolgimento bellico diretto rende fredda Roma. Ma il Pd critica.
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