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Non bisogna cedere sul sorteggio. È ciò che le correnti temono davvero

Non bisogna cedere sul sorteggio. È ciò che le correnti temono davvero
Giuseppe Bianco (Imagoeconomica)
Il piano dei vecchi apparati della magistratura è quello di accettare la riforma per smontarla successivamente.

Un sondaggio BiDiMedia di questo mese mostra un Sì in vantaggio sul No di circa venti punti (48,6% contro il 28,1%). Tendenza stabile rispetto allo scorso agosto (49% contro il 29%). Altri sondaggi riferiti allo stesso periodo segnalano distacchi inferiori ma comunque robusti e costanti. Soltanto uno registra sei punti di distacco. Se così è, i proclami correntizi di «grande recupero» valgono esattamente quanto certe interviste farlocche di Giovanni Falcone in prima serata Tv. Dunque il Sì vince? Forse. Ma niente paura: fa sempre in tempo a perdere dopo aver vinto. E il modo migliore di perdere vincendo è quello di andare appresso a certe posizioni interne al fronte del Sì, favorevoli alla separazione, ma indifferenti al sorteggio (l’ex vicepresidente Csm Michele Vietti sul Giornale del 15 novembre). Se ricordiamo bene, il sorteggio è stato sempre una specie di snobbatissimo clandestino negli annosi dibattiti sulla giustizia. Ma non per tutti: con ddl 1727 del luglio 2009 l’allora senatore Valentino lanciò per primo l’idea del sorteggio nella speranza «di un reale autogoverno […] affidato a tutti […] e non solo a quanti abbiano intrapreso carriere politiche all’interno della magistratura». Lo stesso Valentino, con ddl costituzionale del luglio 2008, aveva lanciato per primo anche l’idea di una Corte di giustizia disciplinare esterna al Csm.

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Oggi vertice sul decreto Sicurezza
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara (Ansa)
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: «Decreto pronto». Stretta sulle lame, basta ricongiungimenti facili e rimpatri più veloci. Salvini: «È un lavoro di mesi, non inseguiamo le cronache».

È in programma per oggi, a margine del Consiglio dei ministri, la riunione sulla sicurezza annunciata nelle scorse ore dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. A quanto apprende La Verità, anche se il decreto non dovesse andare in cdm, la Meloni incontrerà il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per approfondire i temi che saranno al centro del decreto in fase di elaborazione. Un decreto che dovrebbe avere come pilastri una stretta sulle armi da taglio, con il divieto assoluto di porto di coltelli e strumenti atti a offendere per i minori, e l’inasprimento delle pene per il possesso ingiustificato in luoghi pubblici; nuove norme per il contrasto alle baby gang; una accelerazione delle procedure di espulsione per immigrati irregolari che abbiano commesso reati o siano considerati pericolosi per l’ordine pubblico e il rafforzamento delle tutele legali per le forze dell’ordine. Il Carroccio vuole anche uno stop ai ricongiungimenti facili, limitando il rilascio dei permessi di soggiorno ai parenti stretti di chi è in Italia.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 20 gennaio

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 20 gennaio con Flaminia Camilletti

Corruzione, condannata la toga
che Pm e Csm volevano salvare
Lucia Lotti (Imagoeconomica)

Due anni e 8 mesi a Lucia Lotti: secondo il tribunale di Catania chiese aiuto ai politici per diventare procuratrice di Gela. I colleghi erano per l’assoluzione e il Consiglio superiore della magistratura la confermò come aggiunto.

Il giudice dell’udienza preliminare di Catania Luigi Barone ha condannato l’ex procuratrice aggiunta di Roma (oggi pm) Lucia Lotti a 2 anni e 8 messi di carcere per corruzione in atti giudiziari, un reato che avrebbe commesso tra il 2008 e 2016, quando era procuratrice di Gela. Gli inquirenti etnei avevano chiesto l’archiviazione e il Csm aveva chiuso la questione a tarallucci e vino. Siamo di fronte a una vicenda che evidenzia, se ce ne fosse ancora bisogno, storture e contraddizioni del Sistema Giustizia.
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Fondi ad Hamas, tre scarcerati. Ma Hannoun rimane in galera
Mohammad Hannoun (Ansa)
Delusi dal Riesame i legali dell’architetto, che promettono battaglia in Cassazione.

Rimarrà nel carcere di Terni Mohammad Hannoun, l’architetto attivista palestinese accusato di aver finanziato Hamas, l’organizzazione terroristica responsabile della strage del 7 ottobre, attraverso le associazioni benefiche che controllava e indicato dalla Procura antiterrorismo di Genova come vertice della cellula italiana dell’organizzazione. Lo hanno deciso ieri i giudici del Tribunale del Riesame, Marina Orsini, Luisa Camposaragna e Paola Calderan (che depositeranno le motivazioni tra 30 giorni), chiamati a pronunciarsi sulle misure cautelari eseguite il 27 dicembre scorso su ordine del gip Silvia Carpanini.

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