Non bisogna cedere sul sorteggio. È ciò che le correnti temono davvero

Un sondaggio BiDiMedia di questo mese mostra un Sì in vantaggio sul No di circa venti punti (48,6% contro il 28,1%). Tendenza stabile rispetto allo scorso agosto (49% contro il 29%). Altri sondaggi riferiti allo stesso periodo segnalano distacchi inferiori ma comunque robusti e costanti. Soltanto uno registra sei punti di distacco. Se così è, i proclami correntizi di «grande recupero» valgono esattamente quanto certe interviste farlocche di Giovanni Falcone in prima serata Tv. Dunque il Sì vince? Forse. Ma niente paura: fa sempre in tempo a perdere dopo aver vinto. E il modo migliore di perdere vincendo è quello di andare appresso a certe posizioni interne al fronte del Sì, favorevoli alla separazione, ma indifferenti al sorteggio (l’ex vicepresidente Csm Michele Vietti sul Giornale del 15 novembre). Se ricordiamo bene, il sorteggio è stato sempre una specie di snobbatissimo clandestino negli annosi dibattiti sulla giustizia. Ma non per tutti: con ddl 1727 del luglio 2009 l’allora senatore Valentino lanciò per primo l’idea del sorteggio nella speranza «di un reale autogoverno […] affidato a tutti […] e non solo a quanti abbiano intrapreso carriere politiche all’interno della magistratura». Lo stesso Valentino, con ddl costituzionale del luglio 2008, aveva lanciato per primo anche l’idea di una Corte di giustizia disciplinare esterna al Csm.
Sul sorteggio, lo schema Valentino era semplice: elezione dei togati Csm fatta su di una platea di candidati sorteggiati e non più scelti dalle correnti. La proposta lasciava inalterato l’articolo 104 della Carta nella parte in cui parlava di togati «eletti», ma tentava di infilare una zeppa nel tetragono circuito correntocratico: elezioni sì, ma almeno con sorteggio preliminare. Le proposte che precorrono i tempi hanno sorti difficili. Ma il tempo passa, la ruota gira e la soluzione Valentino è stata prima ripresa nel ddl Zanettin 2536 del giugno 2020 e poi addirittura amplificata con la riforma Nordio, proposta nel gennaio 2025, ben sedici anni dopo quella Valentino. La riforma attuale rovescia il tavolo e cambia tutto l’impianto dell’articolo 104, cancella le scaramucce elettorali di corrente e passa al sorteggio secco. Veniamo al punto: esistono, come si vede, il sorteggio secco e quello «temperato», cioè frammisto a dei turni elettorali. Cosa scegliere? Ragioniamo: le continue tensioni istituzionali sono conseguenza della pretesa di fare del Csm l’organismo rappresentativo di correnti private, alcune delle quali esplicitamente «collateraliste». In un sistema siffatto, il Csm perde la sua originaria funzione di alta amministrazione e diventa una stanza di compensazione idraulica fra gruppi, assumendo di fatto funzioni politiche di governo del settore. Il concetto di Csm «politico-rappresentativo» deriva da vecchie teorizzazioni di Md degli anni ‘60 (Ramat, Ferrajoli, Senese), contestate a lungo dai gruppi cosiddetti «moderati», ma oggi, invece, diventate culturalmente egemoniche; ciò che spiega la generale avversione alla riforma di tutti i gruppi, viribus unitis. Il fatto è che oggi la funzione «politica» del Csm urta in pieno sia con il ruolo costituzionale del Parlamento elettivo sia, per altre ragioni, con l’entrata a regime della Corte costituzionale. La ferita è qui, nella ostinazione acritica di applicare al tempo d’oggi le dottrine calibrate sul clima storico e istituzionale di oltre sessanta anni fa. Finché ci sarà questo attrito fra il mondo nuovo e le vecchie religioni del tempo che fu la ferita non può guarire.
rompere il cordone
Se così è, proprio il cordone ombelicale gruppi privati-Csm rende l’organo pubblico prigioniero di certe spurie pulsioni politicistiche. Ed è sul tetto di questa prigione che viene paracadutato il sorteggio.
Ma, come si diceva, c’è sorteggio e sorteggio. Il sorteggio secco bypassa le schermaglie elettorali gestite dai gruppi e porta al Csm direttamente i sorteggiati, iscritti o no alle correnti. La rottura della connessione fra correnti private e Csm è perentoria e innesta delle forti dinamiche di cambiamento. Oggi, ogni fazione può di fatto garantire che i più fidelizzati assurgano prima o poi al sacro soglio: lo garantisce scegliendo i candidati e facendo da magnete ai voti elettorali. In una cornice simile, i prossimi eletti possiamo già oggi identificarli ragionevolmente nei dirigenti correntizi più in vista, magari negli attuali vertici Anm. Il sorteggio secco, invece, cancella la garanzia del cursus honorum per i fedeli più zelanti. Primo effetto: private del loro potere di assicurare elezioni e carriere, le correnti perdono gran parte del loro sex appeal per certi malati di grandeur e ciò potrebbe favorire perfino un processo di recupero etico interno. Ma è sul versante delle nomine che il sistema rischia la bancarotta: come insegnano le chat del 2019, oggi la selezione delle dirigenze avviene non sempre in base ai generici criteri di merito previsti nella riforma del 2006, ma piuttosto in base al negoziato correntizio fondato sui rapporti di forza per come certificati dalle elezioni interne.
Ora, il sorteggio secco senza comizi curiati fa saltare il contatore elettrico dei numeri elettorali e mette tutte le fazioni sullo stesso piano. A quel punto, diventando impossibile la contrattazione delle nomine sulla base dei rapporti di forza elettoralmente certificati, il sistema dovrà necessariamente riassestarsi sugli unici criteri sopravvissuti, cioè quelli meritocratici, che un legislatore accorto avrà modo di rinforzare e precisare.
accendere un fuoco
Il sorteggio secco fa paura, tanta paura. Rischia di accendere il fuoco nell’erba morta della prateria, innestando dinamiche demolitive e creative al tempo stesso, così ampie che è perfino difficile prevederne la gittata. Una terapia potente e una altrettanto potente opportunità di crescita, magari per estendere il sorteggio secco anche a quelle succursali locali del Csm che sono i Consigli giudiziari, magari per ripensare, perché no?, l’intero sistema delle dirigenze e chissà cos’altro ancora. Ecco perché la reazione del cimiteriale sistema correntocratico sta raggiungendo livelli parossistici e poco ci manca che si evochi il rischio di dittature sudamericane (l’ex primo presidente della Cassazione Margherita Cassano sulla Repubblica, edizione di Firenze, 14 gennaio). Ecco perché il sistema è sceso sul campo di battaglia. Però predilige l’ombra dei portici, in cui lavora già ora per ottenere il sorteggio temperato in sede di leggi attuative: ok al sorteggio, ma almeno dopo fateci fare le nostre solite elezioni. Che sono importanti, perché è nella organizzazione della caccia ai consensi che si formano debiti e crediti, che si struttura e cementa la fidelizzazione degli eletti. Ecco, così siamo tutti contenti. Voi avrete avuto un sorteggio farlocco. E noi torniamo a organizzare i tour, a orientare i flussi del voto locale, a contare i voti e quindi la forza negoziale da gettare sul tavolo delle nomine. Oltretutto, i sorteggiati «senza corrente», non potendo competere con le macchine organizzative altrui, non sarebbero mai eletti e i vari Csm tornerebbero ad essere i parlamentini proboscidali di sempre. Insomma: tutto come prima. Anzi: peggio. Perché con la pur blanda legge Cartabia almeno un consigliere sorteggiato e «senza corrente» lo abbiamo avuto, al quale nessuno può dire di «andare a fare pipì al momento del voto». Insomma, ecco le differenze: il sorteggio secco chiude definitivamente il flusso correntizio al Csm, l’altro, quello temperato, lo riduce all’inizio e poi lo ripristina completamente. E il sorteggio temperato di oggi non è certo quello della pionieristica soluzione Valentino del 2009, che intendeva cominciare l’assalto ai torrioni correntizi ben muniti: questa vuole solo salvare dei torrioni già in fiamme.
goodbye pirro
Insomma: Pirro 2026 vince la battaglia e perde la guerra. Per vincere la guerra, occorre la perfetta conoscenza dell’organismo malato. E la mano del chirurgo deve essere ferma. Altrimenti si rischia di uccidere la speranza che pure questa riforma ha fatto rinascere, dopo tanti Parlamenti così pieni di paure e così poveri di lotta politica. Che Dio aiuti il chirurgo a tenere la mano ferma.






