superiori della magistratura e la nascita dell’Alta corte disciplinare. È un referendum importante, su una riforma attesa da anni, che viene a completare il disegno costituzionale del 1948 e quello del nuovo Codice di procedura penale varato nel 1988-1989 dall’impianto accusatorio.
La magistratura si oppone alla riforma per non ben spiegate ragioni, accampando ipotesi di retroscena apocalittici, che non trovano alcun riscontro nelle norme di legge. La sostanza dell’articolo 104 della Costituzione non cambia, la magistratura rimane un ordine indipendente e lo garantisce la Costituzione, esattamente come prima della riforma. Tutti i paventati cambiamenti del fronte del No, a leggere le norme, svaniscono. A parte ipotesi di alcun appiglio giuridico, il fronte del No non sa che dire se non che il sorteggio non garantisce la competenza dei sorteggiati.
O bella, in Corte di assise, dove si giudicano i reati più gravi, i giudici popolari vengono sorteggiati fra i cittadini, non solo sono sorteggiati anche i componenti dello speciale organo che giudica il presidente della Repubblica, allora noi avremmo un sistema che fa giudicare il presidente della Repubblica e gli accusati di omicidio e di strage da incompetenti? Certo che no, ma non sanno proprio che dire per contrastare i sostenitori di una riforma che mira a riportare trasparenza e legittimazione in un sistema che l’ha persa. Si perché il Csm è un organo di alta amministrazione chiamato a dare valutazioni tecniche sulla vita professionale dei magistrati e non deve e non può rappresentare nessuno, perché la rappresentanza implica un mandato da parte di elettori a cui si deve rispondere e non si può rispondere delle valutazioni tecniche a un elettorato. La rappresentatività dei membri del Csm verso gli elettori è, quindi, abnorme, una abnormità che va interrotta. Poi dovremo affrontare l’abnormità rimasta e non ancora toccata, quella dei Consigli giudiziari, organi regionali rappresentativi, piccoli Csm locali che ancora hanno membri eletti e dove si ricrea il gioco delle correnti. Il nodo dei Consigli giudiziari andrà affrontato.
Non tutti i magistrati, però, sono schierati sul fronte del No, ci sono magistrati anche sul fronte del Sì e si stanno disvelando piano piano. Esiste un gruppo di 61 magistrati che hanno fatto documenti comuni, che esprimono le loro opinioni tramite i social, che scambiano continuamente le loro idee. E non sono gli unici a esprimersi per il Sì. Ve ne sono altri. Scoprire che non si è soli a volere la riforma, a chiedere più trasparenza e legittimazione nel Csm, a chiedere una reale indipendenza del giudice dal pm è stato per me e per altre colleghe un momento di liberazione, il momento in cui ci siamo sentite finalmente libere di parlare, esprimere le nostre idee, comprese nel proprio pensare. Il modo che abbiamo noi colleghe di approcciarci al tema è completamente diverso da quello dei colleghi, più asettico e cerebrale. Noi ci esprimiamo con maggior calore e maggior sentimento e in modo certamente più concreto. È la differenza fra i due mondi, maschile e femminile, che si vive anche in questa battaglia. Come ha detto una collega alla Maratona oratoria dei magistrati per il Sì a Roma sabato 28 febbraio 2026, il ritrovarsi uniti dagli stessi pensieri, dalle stesse volontà, mi ha fatto sentire libera, eliminando quel senso di oppressione che da anni si era impadronito di me, chiusa in un sistema dove anche un respiro sbagliato poteva avere conseguenze inaspettate e le migliori intenzioni potevano essere lette negativamente in un clima definito da un collega a Roma, in quello stesso incontro, giustizialista.
Al momento ci rammarichiamo dei toni verbali violenti utilizzati dai sostenitori del No che, non avendo argomenti, offendono e aggrediscono.
Altro elemento misterioso di questa riforma è come sia possibile che la sinistra, che per venti anni, dalla Bicamerale di Massimo D’Alema in poi, ha sostenuto la separazione delle carriere, adesso sia contro la riforma solo per partito preso, perché la riforma viene fatta da un governo di destra, tradendo così i propri progetti passati.
Non sappiamo come andrà il referendum e cosa succederà dopo, alcuni di noi temono vendette se vincerà il No, ci scherziamo sopra, ma intanto respiriamo un’aria libertà che ci consente di denunciare i soprusi subiti, come ha fatto a Roma la collega Margherita che ha rivelato che alcune volte le è stato intimato di prendere alcune decisioni al posto di altre, e che ci permette di poter sperare in una riforma del sistema che porti maggiore trasparenza ed eticità.
Chiediamo, a chi ci ascolta, con tutto il nostro coraggio, di esporsi in questa battaglia e ci auguriamo che il 22 e 23 marzo i cittadini vadano a votare e votino Sì.



