True
2023-05-13
Rovereto è un museo a cielo aperto da scoprire con i trekking urbani
visittrentino.info
Nonostante conti poco meno di 40.000 abitanti, Rovereto è una città dall’allure internazionale, soprattutto per via dei suoi musei, la cui spinta verso il futuro controbilancia l’antichità di palazzi e castelli. Immersa nella Vallagarina (definita la «porta del Trentino»), Rovereto emana una serenità che fortunatamente occulta ciò che dovette subire durante le due guerre. Oggi, infatti, Rovereto è città della pace: la sua Campana dei caduti, fusa con il bronzo ricavato dai cannoni dei Paesi che parteciparono al primo conflitto mondiale, suona ogni sera per 100 volte, a ricordo del nostro radicato bisogno di fratellanza.
Questi sono solo alcuni dei motivi che rendono Rovereto una meta ideale per una vacanza. Il trekking urbano, un modo slow di fare turismo, è la via preferenziale per scoprire la città: storia, arte, natura e gusto entrano a far parte di un itinerario che entra in profondità nelle maglie del territorio.
L’ingresso principale alla città di Rovereto è il medesimo da secoli. Corso Bettini venne infatti percorso da due Wolfgang del passato: Amadeus Mozart e von Goethe. Seguendo i loro passi possiamo andare alla scoperta del Settecento cittadino, contrassegnato soprattutto dai palazzi che costeggiano questa via, da Palazzo Piomarta al Teatro Zandonai, il più antico del Trentino.
Una delle più interessanti modalità per visitare Rovereto è «indossare gli occhiali» del compositore austriaco e dello scrittore tedesco: la chiesa di San Marco, per esempio, fu il primo luogo in cui il compositore tenne un concerto italiano, mentre il secondo parla della città trentina nel celeberrimo Viaggio in Italia. E poi, all’improvviso, la cupola in acciaio e cristallo del Mart, il Museo di arte moderna di Rovereto e Trento, a ricordarci la connessione tra passato, presente e futuro.
È come se a Rovereto coesistessero due anime, una antica e l’altra non moderna ma futuristica. Il Mart appare ai visitatori come un’astronave in grado di trasportarli in altri luoghi e tempi: al suo interno si trovano 15.000 opere, tra cui quelle degli avanguardisti Giorgio de Chirico, Giacomo Balla e Carlo Carrà.
Dalla piazza in cui sorge il Mart (che fino al 18 giugno ospita la mostra Klimt e l’arte italiana) si prosegue (rigorosamente a piedi) per un chilometro, fino a raggiungere il quartiere di Santa Maria: si tratta di uno dei più bei percorsi storico artistici di tutto il Trentino, dato che uno spazio tutto sommato ristretto ospita un gran quantità di tesori, quali il quattrocentesco Palazzo del Ben o Palazzo Alberti Poja, che ospita lo spazio Fausto Melotti, artista del Novecento cui Rovereto diede i natali.
Anche qui convivono antico e moderno: il palazzo settecentesco si sposa alla perfezione con le opere di questo artista a tutto tondo (fu scultore, pittore, musicista e persino poeta). Disegni, ceramiche e installazioni degli anni 1930-1980 fanno parte della composita materia viva della mostra permanente a lui dedicata.
Una volta usciti, ci si può nuovamente immergere in una storia meno recente: campielli e botteghe storiche si snodano da piazza Rosmini a piazza Battisti, fino a piazza del Podestà. È soprattutto da queste parti che si può notare l’influsso veneziano sulle architetture: basta solo alzare lo sguardo.
Andando avanti ci si ritrova su via Rialto, si superano porta San Marco (dove si trova la famosa chiesa di Mozart) e via della Terra e si raggiunge la Casa d’arte futurista Depero, unico museo al mondo fondato da un futurista: sono 3.000 le opere che possono essere ammirate - a rotazione - tra i mosaici e i pannelli dipinti curati personalmente da Fortunato Depero. Sulla sinistra i bastioni del castello di Rovereto, di epoca medievale, ennesima dimostrazione della continuità storica che rende questa città una specie di hub in continuo movimento tra passato e futuro.
Il castello è anche sede del Museo storico italiano della guerra, interamente dedicato al primo conflitto mondiale: oggetti d’epoca, fotografie e uniformi sono la memoria pulsante di un’epoca triste, ma incancellabile.
E poi Palazzo Pretorio (sede del municipio) e ponte Forbato, che attraversa il torrente Leno ai piedi del castello. Infine il quartiere Santa Maria, dove il chilometro termina quasi a sorpresa: sembra di averne percorsi vari, di chilometri, perché vari sono i secoli rivissuti durante questo consigliatissimo trekking urbano.
Se non si è stanchi di tanta ricchezza, si può andare oltre: percorrendo la ciclabile sul Lungoleno si può fare un altro bagno nel futuro. Nel quartiere Borgosacco si trovano la Manifattura tabacchi, oggi incubatore di start up, integrata da Be factory, hub progettato dall’archistar giapponese Kengo Kuma.
Se lo si preferisce, si può partecipare a un trekking urbano guidato: sul sito Visit Rovereto è possibile sceglierne sei (di cui due serali). Con il Museum pass si può accedere a musei, castelli, festival e trasporti pubblici per 48 ore al prezzo di soli 22 euro. Per info e prenotazioni, è sufficiente chiamare lo 0464/430363 o scrivere una mail a info@visitrovereto.it.
Sulle tracce delle guerre mondiali

visittrentino.info
Il Trentino Alto Adige, purtroppo, è stato diverse volte teatro di guerra. La sua posizione di confine, infatti, lo ha sempre reso un luogo ambito dagli eserciti di tutti i tempi. Gli innumerevoli castelli medievali sono lì a testimoniare gli assedi di cui la zona è stata spesso oggetto, ma c’è un periodo storico che, più di tutti, interessa il visitatore di oggi: quello tra le due guerre mondiali. Nonostante sia passato più di un secolo dalla grande guerra, i conflitti che caratterizzano l’arco di tempo che va dagli anni Dieci agli anni Quaranta del secolo scorso ci riguardano da vicino, anche per via dei racconti di nonni e bisnonni; racconti orali che, sfortunatamente, si perderanno con il passare del tempo. Esistono però altre testimonianze di cosa sia significato vivere un conflitto mondiale: i sentieri di tante regioni italiane, Trentino Alto Adige in cima, fungono da sprone per visitare zone altrimenti percepite solo come idilliache. I canti degli uccelli e la predominanza della natura coprono, con la loro bellezza, gli orrori che furono. Ma viaggiare - si sa - non può essere esclusivamente un diversivo: un viaggio è fatto anche di incontri, scoperte e contatto profondo con ciò che è e ciò che fu. A partire dai musei dedicati alla grande guerra. In Vallagarina ne esiste uno molto importante: il Museo storico italiano della guerra. Un luogo in cui osservare da vicino i conflitti vissuti dall’età moderna a oggi, con un focus sulla prima guerra mondiale. La cornice nella quale si trova - il castello di Rovereto - vale già di per sé una visita, ma non tutti sanno che il forte è anche sede di quello che è un luogo non solo di conservazione della memoria, ma anche di educazione sul tema. Al di là dell’esposizione permanente, infatti, ospita mostre temporanee ed eventi culturali. Oltre al percorso dedicato agli eserciti e alle guerre dall’Ottocento ai giorni nostri, c’è quello relativo al castello e alle armi di età moderna. Interessantissima la sezione «Artiglierie 1914-1918», situata all’interno di quello che fu un rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale.Non solo musei: le tracce dei conflitti che hanno flagellato il nostro Paese vanno anche scoperte in loco. La Vallagarina, valle su cui poggia Rovereto, fu teatro particolarmente attivo durante il primo, grande conflitto mondiale. Diverse le testimonianze austroungariche dell’epoca. Si pensi a Forte Pozzacchio, fortezza militare interamente scavata nella roccia, che si trova alle pendici del Monte Pasubio. E proprio il Pasubio è un testimone particolarmente attendibile: innumerevoli le opere ingegneristiche e le trincee che vi si possono contare.Conoscere da vicino una delle parti più dolorose della storia non è in contraddizione con il desiderio di una giornata all’insegna del trekking, magari fino al Monte Testo, che raggiunge i 1.999 metri di quota, avamposto di guerra cui è stata fortunatamente restituita la sua essenza di montagna ricca di pascoli.C’è poi il monte Corno Battisti, chiamato così perché qui furono catturati (per essere condannati a morte) i patrioti Cesare Battisti e Fabio Filzi. Una volta arrivati sul Dente italiano, cresta sommitale del Pasubio, si assiste al passaggio dal verde al grigio di una natura aspra e quasi lunare. Gallerie, postazioni e trincee sono ancora lì, testimoni muti di giornate in cui il silenzio era solo una pausa tra un’esplosione e l’altra. A circa mezz’ora di auto da Rovereto si trova anche il campo trincerato di Matassone, ferito da trincee, camminamenti e postazioni per obice, tipico pezzo d’artiglieria dell’epoca. Da qui è possibile godere di una vista spettacolare sulla Vallarsa e i monti circostanti, tra cui il monte Zugna, anch’esso di grande importanza storica.Consigliamo infine di avventurarsi su una piccola porzione del Sentiero della pace, che segue la linea del fronte italoaustriaco per 604 chilometri, dal passo dello Stelvio alla Marmolada. I luoghi della grande guerra sono più numerosi di quanto si immagini: per averne contezza, basta andare sul sito Trentinograndeguerra.it.Ciò che conta, però, è organizzare per tempo la propria escursione, possibilmente facendo riferimento alle Aziende di promozione turistica e alla Sat - Società alpinisti tridentini, onde evitare di incorrere nelle classiche difficoltà di chi sottovaluta la montagna.
Nuovo allestimento per la casa futurista creata da Depero

visittrentino.info
Visitare una città significa anche scoprirne l’arte. Rovereto è una vera e propria fucina, da questo punto di vista: qui passato, presente e futuro vivono in simbiosi. Il Mart, per esempio, è una sorta di astronave che convive con palazzi settecenteschi e forti medievali. Pochi sanno, però, che il Mart è solo uno dei tanti musei all’avanguardia della città. Meno conosciuta, per esempio, è la Casa d’arte futurista Depero, riallestita proprio recentemente e che al Mart venne affidata nel 2009, anno del centenario del Futurismo.Il poliedrico artista trentino (era pittore, designer e scenografo, tra le altre cose) è stato uno dei maggiori esponenti di questa corrente artistica, nonché coautore, insieme con Giacomo Balla, del Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo, con cui puntava a una sempre maggiore commistione tra arte e vita quotidiana e all’abbattimento di qualunque gerarchia nelle arti. Di Fortunato Depero si hanno opere figurative e non, tutte accomunate dalla tipica esplosività delle opere futuriste e dalla loro apparente mancanza di senso. Si pensi a una delle più famose, Festa della sedia, arazzo dominato da automi che ballano in onore di una sedia.La Casa d’arte futurista venne fondata proprio dall’artista, nato a Fondo e morto a Rovereto: non solo le opere in essa custodite, ma ogni dettaglio (mosaici, pannelli dipinti e mobili) si deve proprio alla sua eclettica personalità. Peccato che quasi non ebbe modo di raccogliere i frutti del suo lavoro, considerato che morì poco dopo l’apertura. Dipinti, tarsie in panno e in buxus (materiale impiegato soprattutto durante il fascismo), giocattoli, disegni, collage, prodotti d’arte applicata: sono solo alcune delle 3.000 opere che si possono ammirare e, soprattutto, di fronte alle quali porsi domande. Perché è questo che fa il Futurismo: va oltre i cliché, spingendo coloro che si abbandonano alle forme e ai colori a chiedersi cosa ci sia dietro o dopo tanto movimento.Il nuovo allestimento, curato da Federico Zanoner e presentato il 10 maggio, prevede anche diversi lavori esposti nel 2009 in occasione della riapertura della casa-museo, altri esposti raramente e altri ancora mai, tra cui Allegoria alpestre, del 1923, coloratissima tarsia in panno che completa il ciclo degli arazzi.L’ultimo piano è spesso stato utilizzato per esposizioni temporanee. In questo momento è possibile vedere - fino al 24 settembre - Depero per il Trentino. Itinerari vissuti tra natura, arte e turismo. Lo sguardo estroso di Depero, infatti, non poteva che posarsi anche sul proprio territorio: dalla Vallagarina alla Valdarsa e gli altipiani Cimbri, dal Garda alla Valle dei Laghi, fino alla Val di Non, salendo sul Monte Altissimo, sul Pasubio e sulle cime del Brenta. Non ci sono valli, monti e paesi che l’artista non abbia visitato camminando. Questa sua natura emerge chiaramente in Diabolicus, autoritratto dominato dal blu in cui Depero si presenta con il tipico abbigliamento del camminatore, ma anche in una serie di scritti e fotografie che testimoniano il suo rapporto con la montagna.Potremmo anzi considerare Depero - senza nulla togliere all’aura di intoccabilità che avvolge ogni artista che si rispetti - un promotore ante litteram: sono alcuni lavori pubblicitari a dimostrarlo, soprattutto la progettazione di alcune insegne turistiche durante gli anni Cinquanta.Il mondo industriale e meccanico tanto caro ai Futuristi, grazie a questa esposizione temporanea, si presenta in questo caso per quello che è: una delle tante passioni dell’artista Depero, il quale non disdegnava affatto i soggetti naturali, da cui del resto era circondato.L’istituto Depero, in collaborazione con il Mart e l’Apt, ha anche realizzato una mappa degli itinerari deperiani che è possibile seguire durante il proprio trekking urbano: un modo non solo per conoscere la città e i suoi dintorni, ma anche le passioni più intime dell’artista. Il primo parte dalla casa e arriva a Noriglio, frazione di Rovereto; il secondo va da Noriglio a Serrada. Entrambi gli itinerari sono stati pensati sulla base di quanto visto e rappresentato nelle proprie opere dall’artista.Collegato a quest’esperienza, il focus sul rapporto tra Depero e il Trentino mette in luce opere e documenti provenienti dal suo lascito, di cui alcuni esposti per la prima volta in questa sede.A compendio della mostra, l’audiovisivo Depero cammina, di Chiara Orempuller.La casa-museo è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18. Il costo per il biglietto ammonta a 7 euro (4 il ridotto). Per informazioni e prenotazioni, chiamare il numero 0464/431813.
Botton d’oro e rari gerani argentati:i sentieri fra i fiori del Monte Baldo

visittrentino.info
Uno dei motivi per visitare Rovereto e dintorni in questo momento è dato dalle fioriture alpine che fanno risplendere il parco naturale del Monte Baldo, tra la Vallagarina e il Lago di Garda. È vero che di fioriture l’Italia è generosa, ma è anche vero che questo parco è particolarmente apprezzato dai botanici sin dal Medioevo per via della ricchezza di «specie endemiche, rare o ad apparizione saltuaria» (espressione formulata nel 1971 dalla Società botanica italiana). Tra queste se ne trovano alcune di epoca preglaciale, che rendendo il Monte Baldo un vero e proprio trattato di botanica a cielo aperto. Nel XVI secolo, il luminare Giovan Battista Olivi, medico, farmacista e letterato sotto i Gonzaga, lo definì il «giardino d’Italia». In effetti è un vero e proprio paradiso per studiosi di specie officinali, geologi e scienziati.Nonostante la presenza di specie rare, sono quelle più comuni (tra cui l’arnica, la genziana e il botton d’oro, per esempio) a dare il meglio di sé durante il mese di giugno. Ed è specialmente il botton d’oro, chiamato così per via del suo giallo intenso, a creare tappeti di indimenticabile bellezza.L’ideale per lasciarsi ammaliare da questa fioritura è seguire il Trekking delle malghe e dei fiori del Baldo, progetto cofinanziato dall’Ue per valorizzare al meglio la montagna. I percorsi sono quattro: verde (da Festa a Bocca del Creer), azzurro (che si limita a Bocca del Creer), rosso (da S. Valentino a Polsa) e giallo (da Mori a Brentonico centro).Percorrendo la panoramica strada sterrata che conduce dal rifugio Graziani a Malga Campo, invece, è possibile ammirare la fioritura più spettacolare, nonché - se fortunati - camosci e marmotte. Si può anche proseguire fino a Malga Campei attraversando Bocca Paltrane: gigli rossi, orchidee blu e i rarissimi gerani argentati sono la fortuna di chiunque vi si imbatta.Altri fiori di rara bellezza sono il semprevivo maggiore, la dattiloriza di Fuchs, la stellaria comune e la salvia dei prati: impossibile avere un elenco completo delle piante che è possibile incontrare sul proprio cammino. Un altro possibile itinerario è quello che parte da Polsa di Brentonico e sale in direzione di Malga Susine, per arrivare alla Bocca d’Ardole e alle postazioni della grande guerra del vicino Corno della paura: qui i bucaneve la fanno da padroni allo sciogliersi dell’ultima neve.Tra i sentieri «cittadini» che vengono solitamente consigliati spicca quello «dele Teragnòle», ossia delle donne di Terragnolo che, tra Ottocento e Novecento, si recavano a Rovereto per vendere le loro mercanzie. Un altro sentiero che gira intorno alla città è quello che conduce all’eremo e al Lago di San Colombano, famoso per le sue acque turchesi. In questo caso, è sempre meglio scrivere a eremosancolombano@gmail.com per sapere in anticipo gli orari di apertura. Una vera e propria incursione nella storia più antica, se si considera che l’eremo risale al 700 d.C. Qui sostavano monaci ed eremiti e la cosa non stupisce affatto: la struttura è infatti incastonata nella parete rocciosa con uno strapiombo di 120 metri.All’interno del parco sono diversi i punti di interesse. Tra questi l’orto dei semplici e giardino botanico del Monte Baldo, il Castello di Avio e il Mulino Zeni. Altro aspetto importante: le piante aromatiche e officinali. Alcuni produttori si sono riuniti creando il marchio Baldensis, che comprende lo zafferano, l’aglio orsino del Monte Baldo, nettari e condimenti, acquistabili in loco e online. Due prodotti, in particolare, meritano attenzione: il burro e i formaggi delle malghe locali, al centro del menù degustazione di Maso Palù, a un chilometro da Brentonico.
Continua a leggereRiduci
Oltre al Mart, che fino al 18 giugno ospiterà la mostra su Klimt, la città amata da Mozart e Goethe offre piazze, palazzi, chiese e un castello. Disponibili sei itinerari guidati, anche serali, nel centro storico. In Trentino si può unire l’amore per le passeggiate a quello per la storia: molti percorsi permettono di visitare fortezze, trincee e luoghi chiave dei conflitti del Novecento. In mostra anche alcune opere mai esposte, come «Allegoriaalpestre», che svelano il rapporto dell’artista con la natura. Le passeggiate nel parco naturale famoso per la presenza di molte piante inconsuete. Lo speciale contiene quattro articoli. Nonostante conti poco meno di 40.000 abitanti, Rovereto è una città dall’allure internazionale, soprattutto per via dei suoi musei, la cui spinta verso il futuro controbilancia l’antichità di palazzi e castelli. Immersa nella Vallagarina (definita la «porta del Trentino»), Rovereto emana una serenità che fortunatamente occulta ciò che dovette subire durante le due guerre. Oggi, infatti, Rovereto è città della pace: la sua Campana dei caduti, fusa con il bronzo ricavato dai cannoni dei Paesi che parteciparono al primo conflitto mondiale, suona ogni sera per 100 volte, a ricordo del nostro radicato bisogno di fratellanza.Questi sono solo alcuni dei motivi che rendono Rovereto una meta ideale per una vacanza. Il trekking urbano, un modo slow di fare turismo, è la via preferenziale per scoprire la città: storia, arte, natura e gusto entrano a far parte di un itinerario che entra in profondità nelle maglie del territorio.L’ingresso principale alla città di Rovereto è il medesimo da secoli. Corso Bettini venne infatti percorso da due Wolfgang del passato: Amadeus Mozart e von Goethe. Seguendo i loro passi possiamo andare alla scoperta del Settecento cittadino, contrassegnato soprattutto dai palazzi che costeggiano questa via, da Palazzo Piomarta al Teatro Zandonai, il più antico del Trentino. Una delle più interessanti modalità per visitare Rovereto è «indossare gli occhiali» del compositore austriaco e dello scrittore tedesco: la chiesa di San Marco, per esempio, fu il primo luogo in cui il compositore tenne un concerto italiano, mentre il secondo parla della città trentina nel celeberrimo Viaggio in Italia. E poi, all’improvviso, la cupola in acciaio e cristallo del Mart, il Museo di arte moderna di Rovereto e Trento, a ricordarci la connessione tra passato, presente e futuro.È come se a Rovereto coesistessero due anime, una antica e l’altra non moderna ma futuristica. Il Mart appare ai visitatori come un’astronave in grado di trasportarli in altri luoghi e tempi: al suo interno si trovano 15.000 opere, tra cui quelle degli avanguardisti Giorgio de Chirico, Giacomo Balla e Carlo Carrà. Dalla piazza in cui sorge il Mart (che fino al 18 giugno ospita la mostra Klimt e l’arte italiana) si prosegue (rigorosamente a piedi) per un chilometro, fino a raggiungere il quartiere di Santa Maria: si tratta di uno dei più bei percorsi storico artistici di tutto il Trentino, dato che uno spazio tutto sommato ristretto ospita un gran quantità di tesori, quali il quattrocentesco Palazzo del Ben o Palazzo Alberti Poja, che ospita lo spazio Fausto Melotti, artista del Novecento cui Rovereto diede i natali.Anche qui convivono antico e moderno: il palazzo settecentesco si sposa alla perfezione con le opere di questo artista a tutto tondo (fu scultore, pittore, musicista e persino poeta). Disegni, ceramiche e installazioni degli anni 1930-1980 fanno parte della composita materia viva della mostra permanente a lui dedicata.Una volta usciti, ci si può nuovamente immergere in una storia meno recente: campielli e botteghe storiche si snodano da piazza Rosmini a piazza Battisti, fino a piazza del Podestà. È soprattutto da queste parti che si può notare l’influsso veneziano sulle architetture: basta solo alzare lo sguardo.Andando avanti ci si ritrova su via Rialto, si superano porta San Marco (dove si trova la famosa chiesa di Mozart) e via della Terra e si raggiunge la Casa d’arte futurista Depero, unico museo al mondo fondato da un futurista: sono 3.000 le opere che possono essere ammirate - a rotazione - tra i mosaici e i pannelli dipinti curati personalmente da Fortunato Depero. Sulla sinistra i bastioni del castello di Rovereto, di epoca medievale, ennesima dimostrazione della continuità storica che rende questa città una specie di hub in continuo movimento tra passato e futuro.Il castello è anche sede del Museo storico italiano della guerra, interamente dedicato al primo conflitto mondiale: oggetti d’epoca, fotografie e uniformi sono la memoria pulsante di un’epoca triste, ma incancellabile.E poi Palazzo Pretorio (sede del municipio) e ponte Forbato, che attraversa il torrente Leno ai piedi del castello. Infine il quartiere Santa Maria, dove il chilometro termina quasi a sorpresa: sembra di averne percorsi vari, di chilometri, perché vari sono i secoli rivissuti durante questo consigliatissimo trekking urbano.Se non si è stanchi di tanta ricchezza, si può andare oltre: percorrendo la ciclabile sul Lungoleno si può fare un altro bagno nel futuro. Nel quartiere Borgosacco si trovano la Manifattura tabacchi, oggi incubatore di start up, integrata da Be factory, hub progettato dall’archistar giapponese Kengo Kuma.Se lo si preferisce, si può partecipare a un trekking urbano guidato: sul sito Visit Rovereto è possibile sceglierne sei (di cui due serali). Con il Museum pass si può accedere a musei, castelli, festival e trasporti pubblici per 48 ore al prezzo di soli 22 euro. Per info e prenotazioni, è sufficiente chiamare lo 0464/430363 o scrivere una mail a info@visitrovereto.it.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/rovereto-museo-a-cielo-aperto-2660097293.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sulle-tracce-delle-guerre-mondiali" data-post-id="2660097293" data-published-at="1683996689" data-use-pagination="False"> Sulle tracce delle guerre mondiali visittrentino.info Il Trentino Alto Adige, purtroppo, è stato diverse volte teatro di guerra. La sua posizione di confine, infatti, lo ha sempre reso un luogo ambito dagli eserciti di tutti i tempi. Gli innumerevoli castelli medievali sono lì a testimoniare gli assedi di cui la zona è stata spesso oggetto, ma c’è un periodo storico che, più di tutti, interessa il visitatore di oggi: quello tra le due guerre mondiali. Nonostante sia passato più di un secolo dalla grande guerra, i conflitti che caratterizzano l’arco di tempo che va dagli anni Dieci agli anni Quaranta del secolo scorso ci riguardano da vicino, anche per via dei racconti di nonni e bisnonni; racconti orali che, sfortunatamente, si perderanno con il passare del tempo. Esistono però altre testimonianze di cosa sia significato vivere un conflitto mondiale: i sentieri di tante regioni italiane, Trentino Alto Adige in cima, fungono da sprone per visitare zone altrimenti percepite solo come idilliache. I canti degli uccelli e la predominanza della natura coprono, con la loro bellezza, gli orrori che furono. Ma viaggiare - si sa - non può essere esclusivamente un diversivo: un viaggio è fatto anche di incontri, scoperte e contatto profondo con ciò che è e ciò che fu. A partire dai musei dedicati alla grande guerra. In Vallagarina ne esiste uno molto importante: il Museo storico italiano della guerra. Un luogo in cui osservare da vicino i conflitti vissuti dall’età moderna a oggi, con un focus sulla prima guerra mondiale. La cornice nella quale si trova - il castello di Rovereto - vale già di per sé una visita, ma non tutti sanno che il forte è anche sede di quello che è un luogo non solo di conservazione della memoria, ma anche di educazione sul tema. Al di là dell’esposizione permanente, infatti, ospita mostre temporanee ed eventi culturali. Oltre al percorso dedicato agli eserciti e alle guerre dall’Ottocento ai giorni nostri, c’è quello relativo al castello e alle armi di età moderna. Interessantissima la sezione «Artiglierie 1914-1918», situata all’interno di quello che fu un rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale.Non solo musei: le tracce dei conflitti che hanno flagellato il nostro Paese vanno anche scoperte in loco. La Vallagarina, valle su cui poggia Rovereto, fu teatro particolarmente attivo durante il primo, grande conflitto mondiale. Diverse le testimonianze austroungariche dell’epoca. Si pensi a Forte Pozzacchio, fortezza militare interamente scavata nella roccia, che si trova alle pendici del Monte Pasubio. E proprio il Pasubio è un testimone particolarmente attendibile: innumerevoli le opere ingegneristiche e le trincee che vi si possono contare.Conoscere da vicino una delle parti più dolorose della storia non è in contraddizione con il desiderio di una giornata all’insegna del trekking, magari fino al Monte Testo, che raggiunge i 1.999 metri di quota, avamposto di guerra cui è stata fortunatamente restituita la sua essenza di montagna ricca di pascoli.C’è poi il monte Corno Battisti, chiamato così perché qui furono catturati (per essere condannati a morte) i patrioti Cesare Battisti e Fabio Filzi. Una volta arrivati sul Dente italiano, cresta sommitale del Pasubio, si assiste al passaggio dal verde al grigio di una natura aspra e quasi lunare. Gallerie, postazioni e trincee sono ancora lì, testimoni muti di giornate in cui il silenzio era solo una pausa tra un’esplosione e l’altra. A circa mezz’ora di auto da Rovereto si trova anche il campo trincerato di Matassone, ferito da trincee, camminamenti e postazioni per obice, tipico pezzo d’artiglieria dell’epoca. Da qui è possibile godere di una vista spettacolare sulla Vallarsa e i monti circostanti, tra cui il monte Zugna, anch’esso di grande importanza storica.Consigliamo infine di avventurarsi su una piccola porzione del Sentiero della pace, che segue la linea del fronte italoaustriaco per 604 chilometri, dal passo dello Stelvio alla Marmolada. I luoghi della grande guerra sono più numerosi di quanto si immagini: per averne contezza, basta andare sul sito Trentinograndeguerra.it.Ciò che conta, però, è organizzare per tempo la propria escursione, possibilmente facendo riferimento alle Aziende di promozione turistica e alla Sat - Società alpinisti tridentini, onde evitare di incorrere nelle classiche difficoltà di chi sottovaluta la montagna. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/rovereto-museo-a-cielo-aperto-2660097293.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="nuovo-allestimento-per-la-casa-futurista-creata-da-depero" data-post-id="2660097293" data-published-at="1683996689" data-use-pagination="False"> Nuovo allestimento per la casa futurista creata da Depero visittrentino.info Visitare una città significa anche scoprirne l’arte. Rovereto è una vera e propria fucina, da questo punto di vista: qui passato, presente e futuro vivono in simbiosi. Il Mart, per esempio, è una sorta di astronave che convive con palazzi settecenteschi e forti medievali. Pochi sanno, però, che il Mart è solo uno dei tanti musei all’avanguardia della città. Meno conosciuta, per esempio, è la Casa d’arte futurista Depero, riallestita proprio recentemente e che al Mart venne affidata nel 2009, anno del centenario del Futurismo.Il poliedrico artista trentino (era pittore, designer e scenografo, tra le altre cose) è stato uno dei maggiori esponenti di questa corrente artistica, nonché coautore, insieme con Giacomo Balla, del Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo, con cui puntava a una sempre maggiore commistione tra arte e vita quotidiana e all’abbattimento di qualunque gerarchia nelle arti. Di Fortunato Depero si hanno opere figurative e non, tutte accomunate dalla tipica esplosività delle opere futuriste e dalla loro apparente mancanza di senso. Si pensi a una delle più famose, Festa della sedia, arazzo dominato da automi che ballano in onore di una sedia.La Casa d’arte futurista venne fondata proprio dall’artista, nato a Fondo e morto a Rovereto: non solo le opere in essa custodite, ma ogni dettaglio (mosaici, pannelli dipinti e mobili) si deve proprio alla sua eclettica personalità. Peccato che quasi non ebbe modo di raccogliere i frutti del suo lavoro, considerato che morì poco dopo l’apertura. Dipinti, tarsie in panno e in buxus (materiale impiegato soprattutto durante il fascismo), giocattoli, disegni, collage, prodotti d’arte applicata: sono solo alcune delle 3.000 opere che si possono ammirare e, soprattutto, di fronte alle quali porsi domande. Perché è questo che fa il Futurismo: va oltre i cliché, spingendo coloro che si abbandonano alle forme e ai colori a chiedersi cosa ci sia dietro o dopo tanto movimento.Il nuovo allestimento, curato da Federico Zanoner e presentato il 10 maggio, prevede anche diversi lavori esposti nel 2009 in occasione della riapertura della casa-museo, altri esposti raramente e altri ancora mai, tra cui Allegoria alpestre, del 1923, coloratissima tarsia in panno che completa il ciclo degli arazzi.L’ultimo piano è spesso stato utilizzato per esposizioni temporanee. In questo momento è possibile vedere - fino al 24 settembre - Depero per il Trentino. Itinerari vissuti tra natura, arte e turismo. Lo sguardo estroso di Depero, infatti, non poteva che posarsi anche sul proprio territorio: dalla Vallagarina alla Valdarsa e gli altipiani Cimbri, dal Garda alla Valle dei Laghi, fino alla Val di Non, salendo sul Monte Altissimo, sul Pasubio e sulle cime del Brenta. Non ci sono valli, monti e paesi che l’artista non abbia visitato camminando. Questa sua natura emerge chiaramente in Diabolicus, autoritratto dominato dal blu in cui Depero si presenta con il tipico abbigliamento del camminatore, ma anche in una serie di scritti e fotografie che testimoniano il suo rapporto con la montagna.Potremmo anzi considerare Depero - senza nulla togliere all’aura di intoccabilità che avvolge ogni artista che si rispetti - un promotore ante litteram: sono alcuni lavori pubblicitari a dimostrarlo, soprattutto la progettazione di alcune insegne turistiche durante gli anni Cinquanta.Il mondo industriale e meccanico tanto caro ai Futuristi, grazie a questa esposizione temporanea, si presenta in questo caso per quello che è: una delle tante passioni dell’artista Depero, il quale non disdegnava affatto i soggetti naturali, da cui del resto era circondato.L’istituto Depero, in collaborazione con il Mart e l’Apt, ha anche realizzato una mappa degli itinerari deperiani che è possibile seguire durante il proprio trekking urbano: un modo non solo per conoscere la città e i suoi dintorni, ma anche le passioni più intime dell’artista. Il primo parte dalla casa e arriva a Noriglio, frazione di Rovereto; il secondo va da Noriglio a Serrada. Entrambi gli itinerari sono stati pensati sulla base di quanto visto e rappresentato nelle proprie opere dall’artista.Collegato a quest’esperienza, il focus sul rapporto tra Depero e il Trentino mette in luce opere e documenti provenienti dal suo lascito, di cui alcuni esposti per la prima volta in questa sede.A compendio della mostra, l’audiovisivo Depero cammina, di Chiara Orempuller.La casa-museo è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18. Il costo per il biglietto ammonta a 7 euro (4 il ridotto). Per informazioni e prenotazioni, chiamare il numero 0464/431813. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/rovereto-museo-a-cielo-aperto-2660097293.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="botton-doro-e-rari-gerani-argentati-i-sentieri-fra-i-fiori-del-monte-baldo" data-post-id="2660097293" data-published-at="1683996689" data-use-pagination="False"> Botton d’oro e rari gerani argentati:i sentieri fra i fiori del Monte Baldo visittrentino.info Uno dei motivi per visitare Rovereto e dintorni in questo momento è dato dalle fioriture alpine che fanno risplendere il parco naturale del Monte Baldo, tra la Vallagarina e il Lago di Garda. È vero che di fioriture l’Italia è generosa, ma è anche vero che questo parco è particolarmente apprezzato dai botanici sin dal Medioevo per via della ricchezza di «specie endemiche, rare o ad apparizione saltuaria» (espressione formulata nel 1971 dalla Società botanica italiana). Tra queste se ne trovano alcune di epoca preglaciale, che rendendo il Monte Baldo un vero e proprio trattato di botanica a cielo aperto. Nel XVI secolo, il luminare Giovan Battista Olivi, medico, farmacista e letterato sotto i Gonzaga, lo definì il «giardino d’Italia». In effetti è un vero e proprio paradiso per studiosi di specie officinali, geologi e scienziati.Nonostante la presenza di specie rare, sono quelle più comuni (tra cui l’arnica, la genziana e il botton d’oro, per esempio) a dare il meglio di sé durante il mese di giugno. Ed è specialmente il botton d’oro, chiamato così per via del suo giallo intenso, a creare tappeti di indimenticabile bellezza.L’ideale per lasciarsi ammaliare da questa fioritura è seguire il Trekking delle malghe e dei fiori del Baldo, progetto cofinanziato dall’Ue per valorizzare al meglio la montagna. I percorsi sono quattro: verde (da Festa a Bocca del Creer), azzurro (che si limita a Bocca del Creer), rosso (da S. Valentino a Polsa) e giallo (da Mori a Brentonico centro).Percorrendo la panoramica strada sterrata che conduce dal rifugio Graziani a Malga Campo, invece, è possibile ammirare la fioritura più spettacolare, nonché - se fortunati - camosci e marmotte. Si può anche proseguire fino a Malga Campei attraversando Bocca Paltrane: gigli rossi, orchidee blu e i rarissimi gerani argentati sono la fortuna di chiunque vi si imbatta.Altri fiori di rara bellezza sono il semprevivo maggiore, la dattiloriza di Fuchs, la stellaria comune e la salvia dei prati: impossibile avere un elenco completo delle piante che è possibile incontrare sul proprio cammino. Un altro possibile itinerario è quello che parte da Polsa di Brentonico e sale in direzione di Malga Susine, per arrivare alla Bocca d’Ardole e alle postazioni della grande guerra del vicino Corno della paura: qui i bucaneve la fanno da padroni allo sciogliersi dell’ultima neve.Tra i sentieri «cittadini» che vengono solitamente consigliati spicca quello «dele Teragnòle», ossia delle donne di Terragnolo che, tra Ottocento e Novecento, si recavano a Rovereto per vendere le loro mercanzie. Un altro sentiero che gira intorno alla città è quello che conduce all’eremo e al Lago di San Colombano, famoso per le sue acque turchesi. In questo caso, è sempre meglio scrivere a eremosancolombano@gmail.com per sapere in anticipo gli orari di apertura. Una vera e propria incursione nella storia più antica, se si considera che l’eremo risale al 700 d.C. Qui sostavano monaci ed eremiti e la cosa non stupisce affatto: la struttura è infatti incastonata nella parete rocciosa con uno strapiombo di 120 metri.All’interno del parco sono diversi i punti di interesse. Tra questi l’orto dei semplici e giardino botanico del Monte Baldo, il Castello di Avio e il Mulino Zeni. Altro aspetto importante: le piante aromatiche e officinali. Alcuni produttori si sono riuniti creando il marchio Baldensis, che comprende lo zafferano, l’aglio orsino del Monte Baldo, nettari e condimenti, acquistabili in loco e online. Due prodotti, in particolare, meritano attenzione: il burro e i formaggi delle malghe locali, al centro del menù degustazione di Maso Palù, a un chilometro da Brentonico.
La Polizia scientifica in via Nerino a Milano, luogo della morte di Oleksandr Adarich, nel riquadro (Ansa)
In alcuni articoli di denuncia, Adarich viene definito senza mezzi termini «un banchiere truffatore, un imbroglione della famiglia Yanukovych», accusato di aver usato banche e società collegate per spremere l’azienda ucraina Tomak attraverso pignoramenti e passaggi societari pilotati, con l’appoggio di apparati statali deviati. Vicino all’area politica di Sylna Ukrayina, confluita nel sistema di Yanukovych, Adarich incarnava il profilo di un banchiere inserito nelle reti economico-politiche pre-Maidan, oggi invise al governo di Volodymyr Zelensky. Con questo fardello, il 54enne nato a Kiev, sposato, padre di due figli e con doppia cittadinanza ucraina e romena, è morto la sera del 23 gennaio a Milano, precipitando dal quarto piano di un B&b in via Nerino, a pochi passi dal Duomo.
L’indagine, coordinata dal pm Rosario Ferracane e dalla Squadra Mobile, ipotizza un suicidio inscenato. Il B&b era stato affittato con un alias; nella stanza sono stati trovati documenti d’identità multipli; testimoni e telecamere indicano presenze subito dopo la caduta e sul corpo ci sono segni di costrizione. L’autopsia, attesa nei prossimi giorni, dovrà chiarire se fosse già morto prima del volo di 15 metri. Adarich era arrivato dalla Spagna, dove viveva, per affari mai chiariti.
Secondo i registri aziendali ucraini, il banchiere non era stato solo il proprietario di Fidobank, ma controllava una rete di società con sede a Kiev, tra cui Eurobank, Deviza e Fido investments, ed era stato dirigente di Ukrsibbank: una presenza economica strutturata nel cuore della finanza ucraina.
Circa 260-270 milioni di euro bruciati: 62-64 milioni rimborsati dallo Stato ai correntisti, 16-17 milioni rimasti congelati sui conti, un presunto schema da 50-52 milioni legato all’acquisto di Erste Bank e oltre 140 milioni di euro fatti uscire all’estero. Una ricostruzione delle autorità che ha travolto decine di migliaia di famiglie e imprese, lasciando migliaia di risparmiatori senza recuperare i propri soldi.
La storia parte a Kiev nei primi anni Duemila: Adarich cresce come manager, diventa banchiere-padrone tra il 2012 e il 2013 ed entra nella politica regionale. Dopo Maidan incarna un sistema che il Paese vuole smantellare. Nel 2016 la Banca nazionale dichiara insolventi Fidobank ed Eurobank e avvia la liquidazione. A Kiev partono indagini amministrative e penali, con sequestri e verifiche sui flussi di capitale. Le accuse più dure arrivano dal Fondo di garanzia dei depositi: Kateryna Mysnyk, direttrice del dipartimento investigativo, aveva parlato di «uno dei primi e più grandi schemi fraudolenti» del settore, descrivendo una catena di operazioni da circa 55-56 milioni di dollari, fondi fatti uscire come importazioni fittizie per oltre 150 milioni di dollari e rientrati come presunti investimenti, seguiti dall’acquisto di Erste per 82 milioni di dollari e dall’acquisizione di oltre 180 immobili, poi rivenduti - secondo il Fondo - a prezzi sottostimati. Anche dopo il crac, gli asset di Fidobank hanno continuato a circolare: nel 2020 i suoi crediti sono finiti a società poi emerse in inchieste di Radio liberty per legami opachi e connessioni con Mosca.
Nell’Ucraina oggi in guerra con la Russia, figure come Adarich sono invise a Kiev perché incarnano l’intreccio tra banche, politica e vecchie élite, lo stesso contesto da dove arriva l’ex ministro Yuriy Kolobov, arrestato in Spagna, da dove Adarich era partito per Milano.
Continua a leggereRiduci
Volodymyr Zelensky e Friedrich Merz (Ansa)
E che il diktat di Zelensky non si traduca in una mossa vincente ne è convinto anche il Lussemburgo. Il ministro degli Esteri lussemburghese, Xavier Bettel, prima di varcare le porte del Consiglio esteri dell’Ue, ha dichiarato: «Ho sentito che il presidente Zelensky ha detto che devono diventare membri l’anno prossimo. Mi dispiace, gliel’ho detto più volte: non dare ultimatum, non è nel tuo interesse». Il rischio di imboccare la strada di due pesi e due misure è infatti dietro l’angolo: «Il fatto è che esistono delle regole, i criteri di Copenaghen, e devono essere rispettati. Non possiamo dire che ci sono criteri per alcuni e non per altri».
Sulla questione, il premier ungherese Viktor Orbán è tornato a criticare Bruxelles. «Tre quarti degli europei respingono l’adesione accelerata dell’Ucraina all’Unione europea. Eppure, Bruxelles continua a procedere. Non le importa cosa pensa la gente» ha scritto su X. Tra l’altro Orbán aveva rivelato l’esistenza di un documento segreto, discusso nell’Ue, che dovrebbe prevedere proprio la procedura accelerata per l’adesione di Kiev il prossimo anno. L’Alta rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio esteri, non ha risposto a chi le ha chiesto chiarimenti sulle rivelazioni del premier ungherese. Si è limitata a sostenere vagamente che «ciò che è chiaro è che il futuro dell’Ucraina è nell’Unione europea. Stiamo quindi lavorando su questo, sul processo di adesione all’Ue».
Ma oltre al percorso accelerato, tra le varie richieste del presidente ucraino rientra anche la creazione di un esercito europeo: aveva lanciato l’appello la scorsa settimana dal palco di Davos. A esprimersi in merito è stato ieri l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera: «Non sposo l’idea di esercito europeo, resto legato alla Nato assieme agli Usa» ha dichiarato, precisando che «i militari americani rimangono fondamentali». Ha poi aggiunto: «Adesso avremo più fondi grazie agli apporti europei e questo permetterà una più stretta collaborazione con le industrie militari». A commentare le parole di Dragone, è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante la prima edizione del «Forum Difesa», promosso da Bruno Vespa e Comin & Partners in collaborazione con l’Iai. Il ministro ha chiarito che «nessuno pensa di avere domani mattina un esercito europeo», anche perché «la difesa resta nazionale per Costituzione». Sull’Europa si tratta piuttosto «della possibilità di interoperare tra eserciti, aeronautiche e marine dei diversi Paesi» ma sempre «secondo gli schemi della Nato».
E mentre Bruxelles ha sbandierato alcune misure discusse contro Mosca, dall’inclusione della Russia nella lista nera antiriciclaggio all’intenzione di presentare il 20° pacchetto di sanzioni, il presidente americano Donald Trump ha annunciato la tregua di una settimana.
La proposta della Casa Bianca sarebbe stata infatti accettata dallo zar russo, Vladimir Putin. «A causa del freddo estremo, ho chiesto personalmente al presidente Putin di non aprire il fuoco su Kiev e le altre città per una settimana durante questo periodo e lui ha accettato di farlo. E devo dire che è stato molto bello», ha detto il tycoon durante la riunione di gabinetto. Prima dell’annuncio, dai blogger militari russi e dai media ucraini era trapelata la notizia, non confermata dal Cremlino, di un possibile cessate il fuoco inerente alle infrastrutture energetiche. Stando a quanto riferito da Axios, la tregua per il freddo era stata proposta dagli Stati Uniti durante il trilaterale della scorsa settimana, ma Mosca aveva preso tempo. L’inviato americano, Steve Witkoff, ha poi fatto il punto su quanto raggiunto ad Abu Dhabi: si sono registrati «sviluppi positivi» sulla questione territoriale che stanno proseguendo e sono «in gran parte completati» gli accordi «sul protocollo di sicurezza» e «sulla prosperità».
Ma i prossimi colloqui, che si terranno domenica sempre nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, si svolgeranno senza la mediazione americana. A confermarlo è stato il consigliere presidenziale russo, Yuri Ushakov: «Questo è ciò su cui americani e ucraini hanno concordato: instaurare contatti bilaterali a un livello inferiore». Lo stesso Witkoff ha comunicato che il secondo round del trilaterale, che prevede quindi anche la partecipazione americana, si terrà «tra circa una settimana».
Continua a leggereRiduci
Ali Khamenei (Ansa)
L’amministrazione Trump sta aumentando la pressione sull’Iran. Ieri, Washington ha portato a un totale di dieci unità le navi da guerra schierate in Medio Oriente. Dall’altra parte, le forze armate della Repubblica islamica hanno ricevuto un lotto di mille droni. «In linea con le minacce future, l’esercito mantiene e potenzia i suoi vantaggi strategici per un combattimento rapido e per imporre una risposta schiacciante contro qualsiasi aggressore», ha dichiarato il comandante in capo dell’esercito iraniano, Amir Hatami. Non solo. Teheran ha altresì annunciato che, la settimana prossima, effettuerà delle esercitazioni militari nello Stretto di Hormuz. «Oggi dobbiamo essere preparati a uno stato di guerra. La nostra strategia è che non inizieremo mai una guerra, ma se verrà imposta, ci difenderemo», ha affermato, dal canto suo, il vicepresidente iraniano, Mohammad Reza Aref, che ha poi invocato delle «garanzie» per eventuali negoziati con Washington. Reuters ha intanto riferito che il regime di Ali Khamenei starebbe attuando una campagna di arresti di massa per dissuadere il sorgere di nuove proteste.
Che la tensione complessiva stia aumentando è testimoniato anche dal fatto che, sempre ieri, il direttore generale di Rosatom, Alexey Likhachev, ha reso noto che Mosca sarebbe pronta a ritirare il personale russo dalla centrale nucleare iraniana di Bushehr. Tutto questo, mentre la stessa Ankara si sta preparando all’ipotesi di un attacco statunitense contro la Repubblica islamica. «Se gli Stati Uniti attaccassero l’Iran e il regime cadesse, la Turchia sta pianificando ulteriori misure per rafforzare la sicurezza del confine», ha affermato un funzionario turco.
È nel mezzo di queste fibrillazioni che si sono registrate varie manovre diplomatiche. Axios ha riferito che, entro la fine di questa settimana, alti funzionari israeliani e sauditi saranno a Washington per discutere della crisi iraniana. Mosca, dal canto suo, sta cercando di calmare le acque. «Continuiamo a invitare tutte le parti alla moderazione e ad astenersi dal ricorrere alla forza per risolvere questa controversia. Qualsiasi azione coercitiva non farebbe altro che seminare il caos nella regione», ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Di Iran ha parlato, ieri, anche Vladimir Putin nell’incontro che ha avuto con il presidente degli Emirati arabi, Mohamed bin Zayed al-Nahyan. Non è del resto un mistero che, dopo aver perso un alleato chiave come Bashar al Assad in Siria, la Russia tema adesso di veder crollare anche il regime khomeinista.
Tutto questo, mentre, mercoledì, il vice consigliere per la sicurezza nazionale dell’India, Pavan Kapoor, si è recato a Teheran per incontrare il suo omologo iraniano, Ali Bagheri Kani. Dall’altra parte, il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, si è sentito al telefono ieri con il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Nel frattempo, oggi il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, si recherà ad Ankara: il suo obiettivo è quello di far leva sulla Turchia per scongiurare un eventuale attacco statunitense. Del resto, l’altro ieri, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha avuto un colloquio con l’ambasciatore statunitense in Turchia, Tom Barrack.
Insomma, l’incremento della tensione e tutta questa fibrillazione diplomatica evidenziano che potrebbe succedere presto qualcosa. Per quanto non ci sia ancora nulla di certo, sembra che, negli ultimi giorni, la frustrazione di Trump nei confronti di Teheran sia aumentata. Il presidente americano, in particolare, sarebbe irritato dalla mancanza di progressi nelle trattative inerenti a due delicate questioni: quella del programma nucleare e quella del programma balistico. Ragion per cui, sarebbe al momento orientato all’opzione militare contro la Repubblica islamica: il che significherebbe probabilmente un attacco o ad alcuni siti atomici o agli impianti per la fabbricazione missilistica. In quest’ottica, il presidente americano potrebbe decidere di ordinare un’azione militare proprio per mettere gli ayatollah con le spalle al muro, costringendoli a cedere alle sue richieste negoziali. «Hanno tutte le possibilità di raggiungere un accordo. Non dovrebbero perseguire capacità nucleari. Saremo pronti a fare tutto ciò che questo presidente si aspetta dal dipartimento della Guerra, proprio come abbiamo fatto questo mese in Venezuela», ha detto, ieri sera, il capo del Pentagono, Pete Hegseth.
Ma non è tutto. Sul tavolo, secondo la Cnn, ci sarebbero anche azioni militari mirate contro i leader del regime khomeinista. E qui veniamo a un punto cruciale. Più che a un regime change classico, Trump sarebbe interessato ad adottare con l’Iran una soluzione venezuelana: decapitare, cioè, il regime, per poi scegliersi come interlocutore un pezzo del vecchio sistema di potere, non prima però di averlo adeguatamente addomesticato. L’obiettivo sarebbe quello di esercitare la pressione per riorientare la politica estera di Teheran: esattamente quello che la Casa Bianca sta facendo a Caracas, in nome della cosiddetta «coercizione senza proprietà».
Una strategia, questa, che consentirebbe a Washington di tutelare gli interessi nazionali, evitando al contempo che gli Usa si ritrovino direttamente impelagati in qualche pantano militare. Trump ha d’altronde sempre nutrito significativo scetticismo verso i processi di nation building. Chiaramente, al netto di alcuni parallelismi, la situazione venezuelana non è completamente sovrapponibile a quella iraniana.
Via libera per inserire i pasdaran tra le organizzazioni terroristiche
«La repressione non può rimanere impunita». Con queste parole Kaja Kallas ha commentato la svolta impressa dai ministri degli Esteri dell’Unione europea, che hanno compiuto un passo ritenuto ormai irreversibile: l’avvio del processo per inserire i Guardiani della Rivoluzione iraniana nella lista delle organizzazioni terroristiche. «Un regime che elimina migliaia di cittadini al proprio interno - ha scritto Kallas - sta preparando la propria fine».
Allo stesso tempo, il consiglio Affari esteri ha dato il via libera a un nuovo pacchetto di misure restrittive contro Teheran. Secondo fonti diplomatiche europee, le sanzioni prevedono il divieto di ingresso nell’Ue e il congelamento dei beni per 21 soggetti: 15 persone fisiche e sei entità coinvolte nella repressione delle proteste interne, oltre a dieci individui legati alla fornitura di armamenti iraniani alla Russia, impiegati nella guerra in Ucraina. Le sanzioni individuali sono state approvate formalmente all’apertura dei lavori dei Ventisette, riuniti a Bruxelles.
Diverso, ma strettamente collegato, il percorso che riguarda la designazione del Corpo delle Guardie della Rivoluzione come organizzazione terroristica. La decisione finale è attesa in una fase successiva, anche se - secondo fonti europee - diversi Stati membri avrebbero già espresso il proprio assenso. Un orientamento confermato dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani: «È emerso il consenso sulla definizione dei pasdaran come organizzazione terroristica, ma questo non significa che non si debba dialogare con Teheran». Il presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha definito «storica», in un’intervista televisiva, la possibilità di inserire i Guardiani della Rivoluzione nella lista nera dell’Ue. «È una richiesta avanzata dall’Eurocamera fin dal 2023 - ha ricordato - e oggi ciò che sembrava irrealizzabile diventa finalmente possibile». Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha accusato l’Europa di contribuire all’escalation delle tensioni regionali e ha definito la decisione un grave errore strategico: «Diversi Paesi stanno attualmente cercando di evitare lo scoppio di una guerra totale nella nostra regione. Nessuno di loro è europeo. L’Europa è invece impegnata ad alimentare il fuoco», ha scritto su X il capo della diplomazia di Teheran. Per l’ambasciatore in Italia dello Stato di Israele, Jonathan Peled, «è una decisione storica dell’Unione europea che chiama le cose con il loro nome. I Guardiani della Rivoluzione iraniana sono il principale motore del terrorismo e dell’instabilità. Esprimiamo il nostro apprezzamento per il contributo apportato dall’Italia a una decisione dell’Ue che costituisce un passo decisivo sulla via della responsabilità e della sicurezza».
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica nasce nel 1979, all’indomani della rivoluzione khomeinista, su impulso diretto della nuova leadership religiosa. La sua missione ufficiale è «difendere e diffondere i principi della rivoluzione islamica». Oltre al controllo interno, il Corpo rappresenta lo strumento principale della proiezione regionale iraniana. Attraverso la Forza Quds, unità specializzata nelle operazioni esterne, Teheran sostiene e coordina alleati come Hezbollah in Libano e le milizie sciite Hashd al-Shaabi in Iraq. La stessa Forza Quds è sospettata di aver preso parte a numerose attività clandestine sul suolo europeo, tra cui un attentato contro una sinagoga a Bochum, in Germania, nel 2021: un episodio che costituisce la base giuridica utilizzata per avviare la procedura di designazione terroristica a livello Ue.
Una decisione attesa da anni dall’opposizione iraniana. Azar Karimi, portavoce dell’associazione Giovani iraniani in Italia, parla di «un passaggio storico»: «L’Ue riconosce ciò che il popolo iraniano denuncia da 47 anni: repressione, violenza, terrorismo e violazioni sistematiche dei diritti umani. È una vittoria morale e politica per milioni di iraniani. Non cancella il dolore, ma manda un segnale chiaro: questo regime è agli sgoccioli. È un momento di speranza, responsabilità e memoria».
Continua a leggereRiduci