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2023-05-13
Rovereto è un museo a cielo aperto da scoprire con i trekking urbani
visittrentino.info
Nonostante conti poco meno di 40.000 abitanti, Rovereto è una città dall’allure internazionale, soprattutto per via dei suoi musei, la cui spinta verso il futuro controbilancia l’antichità di palazzi e castelli. Immersa nella Vallagarina (definita la «porta del Trentino»), Rovereto emana una serenità che fortunatamente occulta ciò che dovette subire durante le due guerre. Oggi, infatti, Rovereto è città della pace: la sua Campana dei caduti, fusa con il bronzo ricavato dai cannoni dei Paesi che parteciparono al primo conflitto mondiale, suona ogni sera per 100 volte, a ricordo del nostro radicato bisogno di fratellanza.
Questi sono solo alcuni dei motivi che rendono Rovereto una meta ideale per una vacanza. Il trekking urbano, un modo slow di fare turismo, è la via preferenziale per scoprire la città: storia, arte, natura e gusto entrano a far parte di un itinerario che entra in profondità nelle maglie del territorio.
L’ingresso principale alla città di Rovereto è il medesimo da secoli. Corso Bettini venne infatti percorso da due Wolfgang del passato: Amadeus Mozart e von Goethe. Seguendo i loro passi possiamo andare alla scoperta del Settecento cittadino, contrassegnato soprattutto dai palazzi che costeggiano questa via, da Palazzo Piomarta al Teatro Zandonai, il più antico del Trentino.
Una delle più interessanti modalità per visitare Rovereto è «indossare gli occhiali» del compositore austriaco e dello scrittore tedesco: la chiesa di San Marco, per esempio, fu il primo luogo in cui il compositore tenne un concerto italiano, mentre il secondo parla della città trentina nel celeberrimo Viaggio in Italia. E poi, all’improvviso, la cupola in acciaio e cristallo del Mart, il Museo di arte moderna di Rovereto e Trento, a ricordarci la connessione tra passato, presente e futuro.
È come se a Rovereto coesistessero due anime, una antica e l’altra non moderna ma futuristica. Il Mart appare ai visitatori come un’astronave in grado di trasportarli in altri luoghi e tempi: al suo interno si trovano 15.000 opere, tra cui quelle degli avanguardisti Giorgio de Chirico, Giacomo Balla e Carlo Carrà.
Dalla piazza in cui sorge il Mart (che fino al 18 giugno ospita la mostra Klimt e l’arte italiana) si prosegue (rigorosamente a piedi) per un chilometro, fino a raggiungere il quartiere di Santa Maria: si tratta di uno dei più bei percorsi storico artistici di tutto il Trentino, dato che uno spazio tutto sommato ristretto ospita un gran quantità di tesori, quali il quattrocentesco Palazzo del Ben o Palazzo Alberti Poja, che ospita lo spazio Fausto Melotti, artista del Novecento cui Rovereto diede i natali.
Anche qui convivono antico e moderno: il palazzo settecentesco si sposa alla perfezione con le opere di questo artista a tutto tondo (fu scultore, pittore, musicista e persino poeta). Disegni, ceramiche e installazioni degli anni 1930-1980 fanno parte della composita materia viva della mostra permanente a lui dedicata.
Una volta usciti, ci si può nuovamente immergere in una storia meno recente: campielli e botteghe storiche si snodano da piazza Rosmini a piazza Battisti, fino a piazza del Podestà. È soprattutto da queste parti che si può notare l’influsso veneziano sulle architetture: basta solo alzare lo sguardo.
Andando avanti ci si ritrova su via Rialto, si superano porta San Marco (dove si trova la famosa chiesa di Mozart) e via della Terra e si raggiunge la Casa d’arte futurista Depero, unico museo al mondo fondato da un futurista: sono 3.000 le opere che possono essere ammirate - a rotazione - tra i mosaici e i pannelli dipinti curati personalmente da Fortunato Depero. Sulla sinistra i bastioni del castello di Rovereto, di epoca medievale, ennesima dimostrazione della continuità storica che rende questa città una specie di hub in continuo movimento tra passato e futuro.
Il castello è anche sede del Museo storico italiano della guerra, interamente dedicato al primo conflitto mondiale: oggetti d’epoca, fotografie e uniformi sono la memoria pulsante di un’epoca triste, ma incancellabile.
E poi Palazzo Pretorio (sede del municipio) e ponte Forbato, che attraversa il torrente Leno ai piedi del castello. Infine il quartiere Santa Maria, dove il chilometro termina quasi a sorpresa: sembra di averne percorsi vari, di chilometri, perché vari sono i secoli rivissuti durante questo consigliatissimo trekking urbano.
Se non si è stanchi di tanta ricchezza, si può andare oltre: percorrendo la ciclabile sul Lungoleno si può fare un altro bagno nel futuro. Nel quartiere Borgosacco si trovano la Manifattura tabacchi, oggi incubatore di start up, integrata da Be factory, hub progettato dall’archistar giapponese Kengo Kuma.
Se lo si preferisce, si può partecipare a un trekking urbano guidato: sul sito Visit Rovereto è possibile sceglierne sei (di cui due serali). Con il Museum pass si può accedere a musei, castelli, festival e trasporti pubblici per 48 ore al prezzo di soli 22 euro. Per info e prenotazioni, è sufficiente chiamare lo 0464/430363 o scrivere una mail a info@visitrovereto.it.
Sulle tracce delle guerre mondiali

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Il Trentino Alto Adige, purtroppo, è stato diverse volte teatro di guerra. La sua posizione di confine, infatti, lo ha sempre reso un luogo ambito dagli eserciti di tutti i tempi. Gli innumerevoli castelli medievali sono lì a testimoniare gli assedi di cui la zona è stata spesso oggetto, ma c’è un periodo storico che, più di tutti, interessa il visitatore di oggi: quello tra le due guerre mondiali. Nonostante sia passato più di un secolo dalla grande guerra, i conflitti che caratterizzano l’arco di tempo che va dagli anni Dieci agli anni Quaranta del secolo scorso ci riguardano da vicino, anche per via dei racconti di nonni e bisnonni; racconti orali che, sfortunatamente, si perderanno con il passare del tempo. Esistono però altre testimonianze di cosa sia significato vivere un conflitto mondiale: i sentieri di tante regioni italiane, Trentino Alto Adige in cima, fungono da sprone per visitare zone altrimenti percepite solo come idilliache. I canti degli uccelli e la predominanza della natura coprono, con la loro bellezza, gli orrori che furono. Ma viaggiare - si sa - non può essere esclusivamente un diversivo: un viaggio è fatto anche di incontri, scoperte e contatto profondo con ciò che è e ciò che fu. A partire dai musei dedicati alla grande guerra. In Vallagarina ne esiste uno molto importante: il Museo storico italiano della guerra. Un luogo in cui osservare da vicino i conflitti vissuti dall’età moderna a oggi, con un focus sulla prima guerra mondiale. La cornice nella quale si trova - il castello di Rovereto - vale già di per sé una visita, ma non tutti sanno che il forte è anche sede di quello che è un luogo non solo di conservazione della memoria, ma anche di educazione sul tema. Al di là dell’esposizione permanente, infatti, ospita mostre temporanee ed eventi culturali. Oltre al percorso dedicato agli eserciti e alle guerre dall’Ottocento ai giorni nostri, c’è quello relativo al castello e alle armi di età moderna. Interessantissima la sezione «Artiglierie 1914-1918», situata all’interno di quello che fu un rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale.Non solo musei: le tracce dei conflitti che hanno flagellato il nostro Paese vanno anche scoperte in loco. La Vallagarina, valle su cui poggia Rovereto, fu teatro particolarmente attivo durante il primo, grande conflitto mondiale. Diverse le testimonianze austroungariche dell’epoca. Si pensi a Forte Pozzacchio, fortezza militare interamente scavata nella roccia, che si trova alle pendici del Monte Pasubio. E proprio il Pasubio è un testimone particolarmente attendibile: innumerevoli le opere ingegneristiche e le trincee che vi si possono contare.Conoscere da vicino una delle parti più dolorose della storia non è in contraddizione con il desiderio di una giornata all’insegna del trekking, magari fino al Monte Testo, che raggiunge i 1.999 metri di quota, avamposto di guerra cui è stata fortunatamente restituita la sua essenza di montagna ricca di pascoli.C’è poi il monte Corno Battisti, chiamato così perché qui furono catturati (per essere condannati a morte) i patrioti Cesare Battisti e Fabio Filzi. Una volta arrivati sul Dente italiano, cresta sommitale del Pasubio, si assiste al passaggio dal verde al grigio di una natura aspra e quasi lunare. Gallerie, postazioni e trincee sono ancora lì, testimoni muti di giornate in cui il silenzio era solo una pausa tra un’esplosione e l’altra. A circa mezz’ora di auto da Rovereto si trova anche il campo trincerato di Matassone, ferito da trincee, camminamenti e postazioni per obice, tipico pezzo d’artiglieria dell’epoca. Da qui è possibile godere di una vista spettacolare sulla Vallarsa e i monti circostanti, tra cui il monte Zugna, anch’esso di grande importanza storica.Consigliamo infine di avventurarsi su una piccola porzione del Sentiero della pace, che segue la linea del fronte italoaustriaco per 604 chilometri, dal passo dello Stelvio alla Marmolada. I luoghi della grande guerra sono più numerosi di quanto si immagini: per averne contezza, basta andare sul sito Trentinograndeguerra.it.Ciò che conta, però, è organizzare per tempo la propria escursione, possibilmente facendo riferimento alle Aziende di promozione turistica e alla Sat - Società alpinisti tridentini, onde evitare di incorrere nelle classiche difficoltà di chi sottovaluta la montagna.
Nuovo allestimento per la casa futurista creata da Depero

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Visitare una città significa anche scoprirne l’arte. Rovereto è una vera e propria fucina, da questo punto di vista: qui passato, presente e futuro vivono in simbiosi. Il Mart, per esempio, è una sorta di astronave che convive con palazzi settecenteschi e forti medievali. Pochi sanno, però, che il Mart è solo uno dei tanti musei all’avanguardia della città. Meno conosciuta, per esempio, è la Casa d’arte futurista Depero, riallestita proprio recentemente e che al Mart venne affidata nel 2009, anno del centenario del Futurismo.Il poliedrico artista trentino (era pittore, designer e scenografo, tra le altre cose) è stato uno dei maggiori esponenti di questa corrente artistica, nonché coautore, insieme con Giacomo Balla, del Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo, con cui puntava a una sempre maggiore commistione tra arte e vita quotidiana e all’abbattimento di qualunque gerarchia nelle arti. Di Fortunato Depero si hanno opere figurative e non, tutte accomunate dalla tipica esplosività delle opere futuriste e dalla loro apparente mancanza di senso. Si pensi a una delle più famose, Festa della sedia, arazzo dominato da automi che ballano in onore di una sedia.La Casa d’arte futurista venne fondata proprio dall’artista, nato a Fondo e morto a Rovereto: non solo le opere in essa custodite, ma ogni dettaglio (mosaici, pannelli dipinti e mobili) si deve proprio alla sua eclettica personalità. Peccato che quasi non ebbe modo di raccogliere i frutti del suo lavoro, considerato che morì poco dopo l’apertura. Dipinti, tarsie in panno e in buxus (materiale impiegato soprattutto durante il fascismo), giocattoli, disegni, collage, prodotti d’arte applicata: sono solo alcune delle 3.000 opere che si possono ammirare e, soprattutto, di fronte alle quali porsi domande. Perché è questo che fa il Futurismo: va oltre i cliché, spingendo coloro che si abbandonano alle forme e ai colori a chiedersi cosa ci sia dietro o dopo tanto movimento.Il nuovo allestimento, curato da Federico Zanoner e presentato il 10 maggio, prevede anche diversi lavori esposti nel 2009 in occasione della riapertura della casa-museo, altri esposti raramente e altri ancora mai, tra cui Allegoria alpestre, del 1923, coloratissima tarsia in panno che completa il ciclo degli arazzi.L’ultimo piano è spesso stato utilizzato per esposizioni temporanee. In questo momento è possibile vedere - fino al 24 settembre - Depero per il Trentino. Itinerari vissuti tra natura, arte e turismo. Lo sguardo estroso di Depero, infatti, non poteva che posarsi anche sul proprio territorio: dalla Vallagarina alla Valdarsa e gli altipiani Cimbri, dal Garda alla Valle dei Laghi, fino alla Val di Non, salendo sul Monte Altissimo, sul Pasubio e sulle cime del Brenta. Non ci sono valli, monti e paesi che l’artista non abbia visitato camminando. Questa sua natura emerge chiaramente in Diabolicus, autoritratto dominato dal blu in cui Depero si presenta con il tipico abbigliamento del camminatore, ma anche in una serie di scritti e fotografie che testimoniano il suo rapporto con la montagna.Potremmo anzi considerare Depero - senza nulla togliere all’aura di intoccabilità che avvolge ogni artista che si rispetti - un promotore ante litteram: sono alcuni lavori pubblicitari a dimostrarlo, soprattutto la progettazione di alcune insegne turistiche durante gli anni Cinquanta.Il mondo industriale e meccanico tanto caro ai Futuristi, grazie a questa esposizione temporanea, si presenta in questo caso per quello che è: una delle tante passioni dell’artista Depero, il quale non disdegnava affatto i soggetti naturali, da cui del resto era circondato.L’istituto Depero, in collaborazione con il Mart e l’Apt, ha anche realizzato una mappa degli itinerari deperiani che è possibile seguire durante il proprio trekking urbano: un modo non solo per conoscere la città e i suoi dintorni, ma anche le passioni più intime dell’artista. Il primo parte dalla casa e arriva a Noriglio, frazione di Rovereto; il secondo va da Noriglio a Serrada. Entrambi gli itinerari sono stati pensati sulla base di quanto visto e rappresentato nelle proprie opere dall’artista.Collegato a quest’esperienza, il focus sul rapporto tra Depero e il Trentino mette in luce opere e documenti provenienti dal suo lascito, di cui alcuni esposti per la prima volta in questa sede.A compendio della mostra, l’audiovisivo Depero cammina, di Chiara Orempuller.La casa-museo è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18. Il costo per il biglietto ammonta a 7 euro (4 il ridotto). Per informazioni e prenotazioni, chiamare il numero 0464/431813.
Botton d’oro e rari gerani argentati:i sentieri fra i fiori del Monte Baldo

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Uno dei motivi per visitare Rovereto e dintorni in questo momento è dato dalle fioriture alpine che fanno risplendere il parco naturale del Monte Baldo, tra la Vallagarina e il Lago di Garda. È vero che di fioriture l’Italia è generosa, ma è anche vero che questo parco è particolarmente apprezzato dai botanici sin dal Medioevo per via della ricchezza di «specie endemiche, rare o ad apparizione saltuaria» (espressione formulata nel 1971 dalla Società botanica italiana). Tra queste se ne trovano alcune di epoca preglaciale, che rendendo il Monte Baldo un vero e proprio trattato di botanica a cielo aperto. Nel XVI secolo, il luminare Giovan Battista Olivi, medico, farmacista e letterato sotto i Gonzaga, lo definì il «giardino d’Italia». In effetti è un vero e proprio paradiso per studiosi di specie officinali, geologi e scienziati.Nonostante la presenza di specie rare, sono quelle più comuni (tra cui l’arnica, la genziana e il botton d’oro, per esempio) a dare il meglio di sé durante il mese di giugno. Ed è specialmente il botton d’oro, chiamato così per via del suo giallo intenso, a creare tappeti di indimenticabile bellezza.L’ideale per lasciarsi ammaliare da questa fioritura è seguire il Trekking delle malghe e dei fiori del Baldo, progetto cofinanziato dall’Ue per valorizzare al meglio la montagna. I percorsi sono quattro: verde (da Festa a Bocca del Creer), azzurro (che si limita a Bocca del Creer), rosso (da S. Valentino a Polsa) e giallo (da Mori a Brentonico centro).Percorrendo la panoramica strada sterrata che conduce dal rifugio Graziani a Malga Campo, invece, è possibile ammirare la fioritura più spettacolare, nonché - se fortunati - camosci e marmotte. Si può anche proseguire fino a Malga Campei attraversando Bocca Paltrane: gigli rossi, orchidee blu e i rarissimi gerani argentati sono la fortuna di chiunque vi si imbatta.Altri fiori di rara bellezza sono il semprevivo maggiore, la dattiloriza di Fuchs, la stellaria comune e la salvia dei prati: impossibile avere un elenco completo delle piante che è possibile incontrare sul proprio cammino. Un altro possibile itinerario è quello che parte da Polsa di Brentonico e sale in direzione di Malga Susine, per arrivare alla Bocca d’Ardole e alle postazioni della grande guerra del vicino Corno della paura: qui i bucaneve la fanno da padroni allo sciogliersi dell’ultima neve.Tra i sentieri «cittadini» che vengono solitamente consigliati spicca quello «dele Teragnòle», ossia delle donne di Terragnolo che, tra Ottocento e Novecento, si recavano a Rovereto per vendere le loro mercanzie. Un altro sentiero che gira intorno alla città è quello che conduce all’eremo e al Lago di San Colombano, famoso per le sue acque turchesi. In questo caso, è sempre meglio scrivere a eremosancolombano@gmail.com per sapere in anticipo gli orari di apertura. Una vera e propria incursione nella storia più antica, se si considera che l’eremo risale al 700 d.C. Qui sostavano monaci ed eremiti e la cosa non stupisce affatto: la struttura è infatti incastonata nella parete rocciosa con uno strapiombo di 120 metri.All’interno del parco sono diversi i punti di interesse. Tra questi l’orto dei semplici e giardino botanico del Monte Baldo, il Castello di Avio e il Mulino Zeni. Altro aspetto importante: le piante aromatiche e officinali. Alcuni produttori si sono riuniti creando il marchio Baldensis, che comprende lo zafferano, l’aglio orsino del Monte Baldo, nettari e condimenti, acquistabili in loco e online. Due prodotti, in particolare, meritano attenzione: il burro e i formaggi delle malghe locali, al centro del menù degustazione di Maso Palù, a un chilometro da Brentonico.
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Oltre al Mart, che fino al 18 giugno ospiterà la mostra su Klimt, la città amata da Mozart e Goethe offre piazze, palazzi, chiese e un castello. Disponibili sei itinerari guidati, anche serali, nel centro storico. In Trentino si può unire l’amore per le passeggiate a quello per la storia: molti percorsi permettono di visitare fortezze, trincee e luoghi chiave dei conflitti del Novecento. In mostra anche alcune opere mai esposte, come «Allegoriaalpestre», che svelano il rapporto dell’artista con la natura. Le passeggiate nel parco naturale famoso per la presenza di molte piante inconsuete. Lo speciale contiene quattro articoli. Nonostante conti poco meno di 40.000 abitanti, Rovereto è una città dall’allure internazionale, soprattutto per via dei suoi musei, la cui spinta verso il futuro controbilancia l’antichità di palazzi e castelli. Immersa nella Vallagarina (definita la «porta del Trentino»), Rovereto emana una serenità che fortunatamente occulta ciò che dovette subire durante le due guerre. Oggi, infatti, Rovereto è città della pace: la sua Campana dei caduti, fusa con il bronzo ricavato dai cannoni dei Paesi che parteciparono al primo conflitto mondiale, suona ogni sera per 100 volte, a ricordo del nostro radicato bisogno di fratellanza.Questi sono solo alcuni dei motivi che rendono Rovereto una meta ideale per una vacanza. Il trekking urbano, un modo slow di fare turismo, è la via preferenziale per scoprire la città: storia, arte, natura e gusto entrano a far parte di un itinerario che entra in profondità nelle maglie del territorio.L’ingresso principale alla città di Rovereto è il medesimo da secoli. Corso Bettini venne infatti percorso da due Wolfgang del passato: Amadeus Mozart e von Goethe. Seguendo i loro passi possiamo andare alla scoperta del Settecento cittadino, contrassegnato soprattutto dai palazzi che costeggiano questa via, da Palazzo Piomarta al Teatro Zandonai, il più antico del Trentino. Una delle più interessanti modalità per visitare Rovereto è «indossare gli occhiali» del compositore austriaco e dello scrittore tedesco: la chiesa di San Marco, per esempio, fu il primo luogo in cui il compositore tenne un concerto italiano, mentre il secondo parla della città trentina nel celeberrimo Viaggio in Italia. E poi, all’improvviso, la cupola in acciaio e cristallo del Mart, il Museo di arte moderna di Rovereto e Trento, a ricordarci la connessione tra passato, presente e futuro.È come se a Rovereto coesistessero due anime, una antica e l’altra non moderna ma futuristica. Il Mart appare ai visitatori come un’astronave in grado di trasportarli in altri luoghi e tempi: al suo interno si trovano 15.000 opere, tra cui quelle degli avanguardisti Giorgio de Chirico, Giacomo Balla e Carlo Carrà. Dalla piazza in cui sorge il Mart (che fino al 18 giugno ospita la mostra Klimt e l’arte italiana) si prosegue (rigorosamente a piedi) per un chilometro, fino a raggiungere il quartiere di Santa Maria: si tratta di uno dei più bei percorsi storico artistici di tutto il Trentino, dato che uno spazio tutto sommato ristretto ospita un gran quantità di tesori, quali il quattrocentesco Palazzo del Ben o Palazzo Alberti Poja, che ospita lo spazio Fausto Melotti, artista del Novecento cui Rovereto diede i natali.Anche qui convivono antico e moderno: il palazzo settecentesco si sposa alla perfezione con le opere di questo artista a tutto tondo (fu scultore, pittore, musicista e persino poeta). Disegni, ceramiche e installazioni degli anni 1930-1980 fanno parte della composita materia viva della mostra permanente a lui dedicata.Una volta usciti, ci si può nuovamente immergere in una storia meno recente: campielli e botteghe storiche si snodano da piazza Rosmini a piazza Battisti, fino a piazza del Podestà. È soprattutto da queste parti che si può notare l’influsso veneziano sulle architetture: basta solo alzare lo sguardo.Andando avanti ci si ritrova su via Rialto, si superano porta San Marco (dove si trova la famosa chiesa di Mozart) e via della Terra e si raggiunge la Casa d’arte futurista Depero, unico museo al mondo fondato da un futurista: sono 3.000 le opere che possono essere ammirate - a rotazione - tra i mosaici e i pannelli dipinti curati personalmente da Fortunato Depero. Sulla sinistra i bastioni del castello di Rovereto, di epoca medievale, ennesima dimostrazione della continuità storica che rende questa città una specie di hub in continuo movimento tra passato e futuro.Il castello è anche sede del Museo storico italiano della guerra, interamente dedicato al primo conflitto mondiale: oggetti d’epoca, fotografie e uniformi sono la memoria pulsante di un’epoca triste, ma incancellabile.E poi Palazzo Pretorio (sede del municipio) e ponte Forbato, che attraversa il torrente Leno ai piedi del castello. Infine il quartiere Santa Maria, dove il chilometro termina quasi a sorpresa: sembra di averne percorsi vari, di chilometri, perché vari sono i secoli rivissuti durante questo consigliatissimo trekking urbano.Se non si è stanchi di tanta ricchezza, si può andare oltre: percorrendo la ciclabile sul Lungoleno si può fare un altro bagno nel futuro. Nel quartiere Borgosacco si trovano la Manifattura tabacchi, oggi incubatore di start up, integrata da Be factory, hub progettato dall’archistar giapponese Kengo Kuma.Se lo si preferisce, si può partecipare a un trekking urbano guidato: sul sito Visit Rovereto è possibile sceglierne sei (di cui due serali). Con il Museum pass si può accedere a musei, castelli, festival e trasporti pubblici per 48 ore al prezzo di soli 22 euro. Per info e prenotazioni, è sufficiente chiamare lo 0464/430363 o scrivere una mail a info@visitrovereto.it.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/rovereto-museo-a-cielo-aperto-2660097293.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sulle-tracce-delle-guerre-mondiali" data-post-id="2660097293" data-published-at="1683996689" data-use-pagination="False"> Sulle tracce delle guerre mondiali visittrentino.info Il Trentino Alto Adige, purtroppo, è stato diverse volte teatro di guerra. La sua posizione di confine, infatti, lo ha sempre reso un luogo ambito dagli eserciti di tutti i tempi. Gli innumerevoli castelli medievali sono lì a testimoniare gli assedi di cui la zona è stata spesso oggetto, ma c’è un periodo storico che, più di tutti, interessa il visitatore di oggi: quello tra le due guerre mondiali. Nonostante sia passato più di un secolo dalla grande guerra, i conflitti che caratterizzano l’arco di tempo che va dagli anni Dieci agli anni Quaranta del secolo scorso ci riguardano da vicino, anche per via dei racconti di nonni e bisnonni; racconti orali che, sfortunatamente, si perderanno con il passare del tempo. Esistono però altre testimonianze di cosa sia significato vivere un conflitto mondiale: i sentieri di tante regioni italiane, Trentino Alto Adige in cima, fungono da sprone per visitare zone altrimenti percepite solo come idilliache. I canti degli uccelli e la predominanza della natura coprono, con la loro bellezza, gli orrori che furono. Ma viaggiare - si sa - non può essere esclusivamente un diversivo: un viaggio è fatto anche di incontri, scoperte e contatto profondo con ciò che è e ciò che fu. A partire dai musei dedicati alla grande guerra. In Vallagarina ne esiste uno molto importante: il Museo storico italiano della guerra. Un luogo in cui osservare da vicino i conflitti vissuti dall’età moderna a oggi, con un focus sulla prima guerra mondiale. La cornice nella quale si trova - il castello di Rovereto - vale già di per sé una visita, ma non tutti sanno che il forte è anche sede di quello che è un luogo non solo di conservazione della memoria, ma anche di educazione sul tema. Al di là dell’esposizione permanente, infatti, ospita mostre temporanee ed eventi culturali. Oltre al percorso dedicato agli eserciti e alle guerre dall’Ottocento ai giorni nostri, c’è quello relativo al castello e alle armi di età moderna. Interessantissima la sezione «Artiglierie 1914-1918», situata all’interno di quello che fu un rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale.Non solo musei: le tracce dei conflitti che hanno flagellato il nostro Paese vanno anche scoperte in loco. La Vallagarina, valle su cui poggia Rovereto, fu teatro particolarmente attivo durante il primo, grande conflitto mondiale. Diverse le testimonianze austroungariche dell’epoca. Si pensi a Forte Pozzacchio, fortezza militare interamente scavata nella roccia, che si trova alle pendici del Monte Pasubio. E proprio il Pasubio è un testimone particolarmente attendibile: innumerevoli le opere ingegneristiche e le trincee che vi si possono contare.Conoscere da vicino una delle parti più dolorose della storia non è in contraddizione con il desiderio di una giornata all’insegna del trekking, magari fino al Monte Testo, che raggiunge i 1.999 metri di quota, avamposto di guerra cui è stata fortunatamente restituita la sua essenza di montagna ricca di pascoli.C’è poi il monte Corno Battisti, chiamato così perché qui furono catturati (per essere condannati a morte) i patrioti Cesare Battisti e Fabio Filzi. Una volta arrivati sul Dente italiano, cresta sommitale del Pasubio, si assiste al passaggio dal verde al grigio di una natura aspra e quasi lunare. Gallerie, postazioni e trincee sono ancora lì, testimoni muti di giornate in cui il silenzio era solo una pausa tra un’esplosione e l’altra. A circa mezz’ora di auto da Rovereto si trova anche il campo trincerato di Matassone, ferito da trincee, camminamenti e postazioni per obice, tipico pezzo d’artiglieria dell’epoca. Da qui è possibile godere di una vista spettacolare sulla Vallarsa e i monti circostanti, tra cui il monte Zugna, anch’esso di grande importanza storica.Consigliamo infine di avventurarsi su una piccola porzione del Sentiero della pace, che segue la linea del fronte italoaustriaco per 604 chilometri, dal passo dello Stelvio alla Marmolada. I luoghi della grande guerra sono più numerosi di quanto si immagini: per averne contezza, basta andare sul sito Trentinograndeguerra.it.Ciò che conta, però, è organizzare per tempo la propria escursione, possibilmente facendo riferimento alle Aziende di promozione turistica e alla Sat - Società alpinisti tridentini, onde evitare di incorrere nelle classiche difficoltà di chi sottovaluta la montagna. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/rovereto-museo-a-cielo-aperto-2660097293.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="nuovo-allestimento-per-la-casa-futurista-creata-da-depero" data-post-id="2660097293" data-published-at="1683996689" data-use-pagination="False"> Nuovo allestimento per la casa futurista creata da Depero visittrentino.info Visitare una città significa anche scoprirne l’arte. Rovereto è una vera e propria fucina, da questo punto di vista: qui passato, presente e futuro vivono in simbiosi. Il Mart, per esempio, è una sorta di astronave che convive con palazzi settecenteschi e forti medievali. Pochi sanno, però, che il Mart è solo uno dei tanti musei all’avanguardia della città. Meno conosciuta, per esempio, è la Casa d’arte futurista Depero, riallestita proprio recentemente e che al Mart venne affidata nel 2009, anno del centenario del Futurismo.Il poliedrico artista trentino (era pittore, designer e scenografo, tra le altre cose) è stato uno dei maggiori esponenti di questa corrente artistica, nonché coautore, insieme con Giacomo Balla, del Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo, con cui puntava a una sempre maggiore commistione tra arte e vita quotidiana e all’abbattimento di qualunque gerarchia nelle arti. Di Fortunato Depero si hanno opere figurative e non, tutte accomunate dalla tipica esplosività delle opere futuriste e dalla loro apparente mancanza di senso. Si pensi a una delle più famose, Festa della sedia, arazzo dominato da automi che ballano in onore di una sedia.La Casa d’arte futurista venne fondata proprio dall’artista, nato a Fondo e morto a Rovereto: non solo le opere in essa custodite, ma ogni dettaglio (mosaici, pannelli dipinti e mobili) si deve proprio alla sua eclettica personalità. Peccato che quasi non ebbe modo di raccogliere i frutti del suo lavoro, considerato che morì poco dopo l’apertura. Dipinti, tarsie in panno e in buxus (materiale impiegato soprattutto durante il fascismo), giocattoli, disegni, collage, prodotti d’arte applicata: sono solo alcune delle 3.000 opere che si possono ammirare e, soprattutto, di fronte alle quali porsi domande. Perché è questo che fa il Futurismo: va oltre i cliché, spingendo coloro che si abbandonano alle forme e ai colori a chiedersi cosa ci sia dietro o dopo tanto movimento.Il nuovo allestimento, curato da Federico Zanoner e presentato il 10 maggio, prevede anche diversi lavori esposti nel 2009 in occasione della riapertura della casa-museo, altri esposti raramente e altri ancora mai, tra cui Allegoria alpestre, del 1923, coloratissima tarsia in panno che completa il ciclo degli arazzi.L’ultimo piano è spesso stato utilizzato per esposizioni temporanee. In questo momento è possibile vedere - fino al 24 settembre - Depero per il Trentino. Itinerari vissuti tra natura, arte e turismo. Lo sguardo estroso di Depero, infatti, non poteva che posarsi anche sul proprio territorio: dalla Vallagarina alla Valdarsa e gli altipiani Cimbri, dal Garda alla Valle dei Laghi, fino alla Val di Non, salendo sul Monte Altissimo, sul Pasubio e sulle cime del Brenta. Non ci sono valli, monti e paesi che l’artista non abbia visitato camminando. Questa sua natura emerge chiaramente in Diabolicus, autoritratto dominato dal blu in cui Depero si presenta con il tipico abbigliamento del camminatore, ma anche in una serie di scritti e fotografie che testimoniano il suo rapporto con la montagna.Potremmo anzi considerare Depero - senza nulla togliere all’aura di intoccabilità che avvolge ogni artista che si rispetti - un promotore ante litteram: sono alcuni lavori pubblicitari a dimostrarlo, soprattutto la progettazione di alcune insegne turistiche durante gli anni Cinquanta.Il mondo industriale e meccanico tanto caro ai Futuristi, grazie a questa esposizione temporanea, si presenta in questo caso per quello che è: una delle tante passioni dell’artista Depero, il quale non disdegnava affatto i soggetti naturali, da cui del resto era circondato.L’istituto Depero, in collaborazione con il Mart e l’Apt, ha anche realizzato una mappa degli itinerari deperiani che è possibile seguire durante il proprio trekking urbano: un modo non solo per conoscere la città e i suoi dintorni, ma anche le passioni più intime dell’artista. Il primo parte dalla casa e arriva a Noriglio, frazione di Rovereto; il secondo va da Noriglio a Serrada. Entrambi gli itinerari sono stati pensati sulla base di quanto visto e rappresentato nelle proprie opere dall’artista.Collegato a quest’esperienza, il focus sul rapporto tra Depero e il Trentino mette in luce opere e documenti provenienti dal suo lascito, di cui alcuni esposti per la prima volta in questa sede.A compendio della mostra, l’audiovisivo Depero cammina, di Chiara Orempuller.La casa-museo è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18. Il costo per il biglietto ammonta a 7 euro (4 il ridotto). Per informazioni e prenotazioni, chiamare il numero 0464/431813. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/rovereto-museo-a-cielo-aperto-2660097293.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="botton-doro-e-rari-gerani-argentati-i-sentieri-fra-i-fiori-del-monte-baldo" data-post-id="2660097293" data-published-at="1683996689" data-use-pagination="False"> Botton d’oro e rari gerani argentati:i sentieri fra i fiori del Monte Baldo visittrentino.info Uno dei motivi per visitare Rovereto e dintorni in questo momento è dato dalle fioriture alpine che fanno risplendere il parco naturale del Monte Baldo, tra la Vallagarina e il Lago di Garda. È vero che di fioriture l’Italia è generosa, ma è anche vero che questo parco è particolarmente apprezzato dai botanici sin dal Medioevo per via della ricchezza di «specie endemiche, rare o ad apparizione saltuaria» (espressione formulata nel 1971 dalla Società botanica italiana). Tra queste se ne trovano alcune di epoca preglaciale, che rendendo il Monte Baldo un vero e proprio trattato di botanica a cielo aperto. Nel XVI secolo, il luminare Giovan Battista Olivi, medico, farmacista e letterato sotto i Gonzaga, lo definì il «giardino d’Italia». In effetti è un vero e proprio paradiso per studiosi di specie officinali, geologi e scienziati.Nonostante la presenza di specie rare, sono quelle più comuni (tra cui l’arnica, la genziana e il botton d’oro, per esempio) a dare il meglio di sé durante il mese di giugno. Ed è specialmente il botton d’oro, chiamato così per via del suo giallo intenso, a creare tappeti di indimenticabile bellezza.L’ideale per lasciarsi ammaliare da questa fioritura è seguire il Trekking delle malghe e dei fiori del Baldo, progetto cofinanziato dall’Ue per valorizzare al meglio la montagna. I percorsi sono quattro: verde (da Festa a Bocca del Creer), azzurro (che si limita a Bocca del Creer), rosso (da S. Valentino a Polsa) e giallo (da Mori a Brentonico centro).Percorrendo la panoramica strada sterrata che conduce dal rifugio Graziani a Malga Campo, invece, è possibile ammirare la fioritura più spettacolare, nonché - se fortunati - camosci e marmotte. Si può anche proseguire fino a Malga Campei attraversando Bocca Paltrane: gigli rossi, orchidee blu e i rarissimi gerani argentati sono la fortuna di chiunque vi si imbatta.Altri fiori di rara bellezza sono il semprevivo maggiore, la dattiloriza di Fuchs, la stellaria comune e la salvia dei prati: impossibile avere un elenco completo delle piante che è possibile incontrare sul proprio cammino. Un altro possibile itinerario è quello che parte da Polsa di Brentonico e sale in direzione di Malga Susine, per arrivare alla Bocca d’Ardole e alle postazioni della grande guerra del vicino Corno della paura: qui i bucaneve la fanno da padroni allo sciogliersi dell’ultima neve.Tra i sentieri «cittadini» che vengono solitamente consigliati spicca quello «dele Teragnòle», ossia delle donne di Terragnolo che, tra Ottocento e Novecento, si recavano a Rovereto per vendere le loro mercanzie. Un altro sentiero che gira intorno alla città è quello che conduce all’eremo e al Lago di San Colombano, famoso per le sue acque turchesi. In questo caso, è sempre meglio scrivere a eremosancolombano@gmail.com per sapere in anticipo gli orari di apertura. Una vera e propria incursione nella storia più antica, se si considera che l’eremo risale al 700 d.C. Qui sostavano monaci ed eremiti e la cosa non stupisce affatto: la struttura è infatti incastonata nella parete rocciosa con uno strapiombo di 120 metri.All’interno del parco sono diversi i punti di interesse. Tra questi l’orto dei semplici e giardino botanico del Monte Baldo, il Castello di Avio e il Mulino Zeni. Altro aspetto importante: le piante aromatiche e officinali. Alcuni produttori si sono riuniti creando il marchio Baldensis, che comprende lo zafferano, l’aglio orsino del Monte Baldo, nettari e condimenti, acquistabili in loco e online. Due prodotti, in particolare, meritano attenzione: il burro e i formaggi delle malghe locali, al centro del menù degustazione di Maso Palù, a un chilometro da Brentonico.
Una jeep israeliana transita davanti al valico di Erez, che collega Israele a Gaza, in uno scatto dello scorso ottobre (Getty Images)
Oudeh avrebbe avuto un ruolo centrale nell’apparato di sicurezza di Hamas durante gli attacchi del 7 ottobre, ricoprendo l’incarico di responsabile dell’intelligence militare e collaborando strettamente con al Haddad nella ricostruzione della struttura operativa del gruppo dopo la morte di Mohammed Deif e Mohammed Sinwar. Le stesse fonti sostengono che l’incarico gli fosse già stato proposto in passato dopo l’eliminazione di Sinwar, ma che in quel momento avesse deciso di non assumere la guida dell’organizzazione armata. Nell’immagine diffusa insieme alle informazioni, Oudeh compare accanto a Raafa Salameh, Abu Obeida e Mohammed Deif. Tutti gli altri dirigenti presenti nella foto sarebbero stati eliminati nel corso delle operazioni israeliane.
Intanto Israele si sta preparando per impedire che possa verificarsi un nuovo 7 ottobre. A quasi tre anni dall’attacco di Hamas contro le comunità israeliane al confine con Gaza, lo Stato ebraico sta costruendo una nuova rete di difesa territoriale basata su civili addestrati, squadre di intervento rapido e protocolli operativi studiati direttamente sulle lezioni del massacro del 2023. Secondo quanto riportato dal FDD Long War Journal, all’inizio di maggio nella comunità di Nir Oz, una delle località simbolo dell’assalto di Hamas, i membri di una nuova squadra volontaria di sicurezza civile hanno completato la seconda delle otto sessioni previste da un innovativo programma di addestramento chiamato «Magen 48». L’iniziativa è gestita dall’organizzazione israeliana Magen Yehuda e nasce con l’obiettivo dichiarato di fornire ai cosiddetti «difensori civili» competenze operative e strumenti professionali per affrontare eventuali nuovi attacchi terroristici. Il progetto viene realizzato in collaborazione diretta con le Forze di difesa israeliane (Idf), che stanno contribuendo all’addestramento delle squadre locali di volontari incaricate di intervenire immediatamente in caso di incursioni armate.
Il trauma del 7 ottobre continua infatti a influenzare profondamente la strategia di sicurezza israeliana. Quel giorno migliaia di terroristi di Hamas, supportati da altri gruppi armati e da saccheggiatori civili, sfondarono le difese israeliane penetrando nelle comunità vicino alla Striscia di Gaza. L’attacco provocò massacri, sequestri e devastazioni senza precedenti. Molti dei villaggi colpiti sono ancora oggi impegnati nella ricostruzione, mentre migliaia di residenti stanno lentamente tornando nelle proprie abitazioni dopo lunghi mesi di evacuazione. In questo contesto Israele punta ora a creare comunità capaci di difendersi autonomamente nei primi minuti di un’aggressione, evitando di dipendere esclusivamente dall’arrivo delle forze armate regolari.
Le unità addestrate dal programma vengono chiamate «Kitat Konenut», cioè squadre di intervento rapido. Si tratta di gruppi composti principalmente da ex soldati residenti nelle comunità di confine vicino a Gaza, al Libano e alla Cisgiordania. Queste squadre rappresentano la prima linea di difesa locale e hanno il compito di reagire immediatamente a infiltrazioni terroristiche mentre la comunità attende l’arrivo di rinforzi militari e di polizia.
Il nome «Magen 48» è stato scelto in memoria dei 48 membri delle forze di sicurezza israeliane uccisi il 7 ottobre. L’organizzazione lavora a stretto contatto con il Comando del Fronte Interno delle IDF, con la Divisione Gaza dell’esercito israeliano e con i consigli locali delle comunità di frontiera. Il modello di addestramento è stato sviluppato studiando le esperienze delle località che riuscirono a resistere meglio durante l’attacco di Hamas, in particolare il Kibbutz Erez, considerato uno dei casi più efficaci di difesa locale durante l’assalto. Secondo quanto dichiarato sul sito ufficiale di Magen 48, il programma mira a garantire che ogni comunità attorno alla Striscia di Gaza sia «addestrata, equipaggiata e operativamente pronta» per affrontare future minacce. La preparazione delle comunità viene considerata una priorità strategica non soltanto per rafforzare la sicurezza dei residenti, ma anche per favorire il ritorno della popolazione evacuata dopo gli attacchi di Hamas.
L’iniziativa arriva in una fase estremamente delicata per Israele. Mentre il governo israeliano continua a chiedere il disarmo di Hamas e a mantenere alta la pressione militare sulla Striscia di Gaza, la sicurezza delle aree di confine rimane una delle principali preoccupazioni strategiche del Paese. Il 13 maggio il primo ministro Benjamin Netanyahu ha incontrato Nickolay Mladenov, direttore del Gaza Board of Peace, discutendo della situazione del cessate il fuoco e delle prospettive di smantellamento delle capacità militari di Hamas. Nello stesso giorno le IDF hanno annunciato l’eliminazione di un membro delle forze Nukhba di Hamas a Gaza.
Ari Briggs, cofondatore di Magen 48, ha spiegato al Long War Journal della FDD che il nuovo protocollo di addestramento israeliano è già stato adottato in 67 comunità vicino al confine con Gaza e che il piano prevede di estendere il modello fino a circa 600 comunità nei prossimi anni. Briggs ha sottolineato che sono già state svolte oltre 550 sessioni di addestramento e che più di 1.500 persone hanno completato i corsi, numeri che equivalgono alla formazione di diversi battaglioni di fanteria. Secondo Briggs, il progetto rappresenta soltanto una prima fase di un piano molto più ampio. Il dirigente di Magen 48 ha spiegato che circa 900.000 israeliani vivono in aree considerate vulnerabili lungo diversi confini del Paese. Dopo il 7 ottobre oltre 74.000 persone furono evacuate dalle comunità vicine a Gaza per più di un anno, mentre evacuazioni simili si verificarono anche nel nord di Israele. Sebbene molti residenti siano tornati, la guerra ancora in corso continua ad alimentare un forte senso di insicurezza tra la popolazione.
Uno degli elementi più innovativi del programma riguarda il cambiamento della dottrina operativa. Briggs ha spiegato che il nuovo approccio prevede di affrontare i terroristi prima che riescano a raggiungere il centro delle comunità. L’obiettivo è quindi portare il combattimento direttamente contro gli assalitori invece di attendere passivamente dietro i cancelli dei kibbutz o dei villaggi. Per ogni comunità vengono elaborati specifici piani difensivi, con analisi dettagliate delle aree vulnerabili, delle posizioni delle telecamere di sorveglianza, delle recinzioni e delle postazioni fortificate da costruire. Briggs ha sottolineato che la principale lezione del 7 ottobre non riguarda semplicemente l’uso delle armi, ma soprattutto l’organizzazione delle squadre, il coordinamento operativo e la rapidità di risposta. Durante le esercitazioni osservate dal Long War Journal a Nir Oz, i volontari hanno simulato la bonifica di aree della comunità da terroristi armati, lavorando in coppie e coordinandosi con altri gruppi di difesa locale. Il programma comprende inoltre formazione medica, gestione delle emergenze e utilizzo avanzato delle armi. Prima del 7 ottobre ogni volontario riceveva soltanto circa 70 proiettili all’anno per l’addestramento al poligono. Oggi l’accesso alle munizioni è stato notevolmente ampliato e ai partecipanti viene richiesto di saper colpire bersagli fino a 150 metri di distanza. Anche le dimensioni delle squadre sono aumentate: dalle circa 12 persone previste in passato si è passati fino a un massimo di 28 volontari per comunità. Le unità sono inoltre miste e comprendono anche donne, come dimostrato durante le esercitazioni svolte a Nir Oz.
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