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2023-05-13
Rovereto è un museo a cielo aperto da scoprire con i trekking urbani
visittrentino.info
Nonostante conti poco meno di 40.000 abitanti, Rovereto è una città dall’allure internazionale, soprattutto per via dei suoi musei, la cui spinta verso il futuro controbilancia l’antichità di palazzi e castelli. Immersa nella Vallagarina (definita la «porta del Trentino»), Rovereto emana una serenità che fortunatamente occulta ciò che dovette subire durante le due guerre. Oggi, infatti, Rovereto è città della pace: la sua Campana dei caduti, fusa con il bronzo ricavato dai cannoni dei Paesi che parteciparono al primo conflitto mondiale, suona ogni sera per 100 volte, a ricordo del nostro radicato bisogno di fratellanza.
Questi sono solo alcuni dei motivi che rendono Rovereto una meta ideale per una vacanza. Il trekking urbano, un modo slow di fare turismo, è la via preferenziale per scoprire la città: storia, arte, natura e gusto entrano a far parte di un itinerario che entra in profondità nelle maglie del territorio.
L’ingresso principale alla città di Rovereto è il medesimo da secoli. Corso Bettini venne infatti percorso da due Wolfgang del passato: Amadeus Mozart e von Goethe. Seguendo i loro passi possiamo andare alla scoperta del Settecento cittadino, contrassegnato soprattutto dai palazzi che costeggiano questa via, da Palazzo Piomarta al Teatro Zandonai, il più antico del Trentino.
Una delle più interessanti modalità per visitare Rovereto è «indossare gli occhiali» del compositore austriaco e dello scrittore tedesco: la chiesa di San Marco, per esempio, fu il primo luogo in cui il compositore tenne un concerto italiano, mentre il secondo parla della città trentina nel celeberrimo Viaggio in Italia. E poi, all’improvviso, la cupola in acciaio e cristallo del Mart, il Museo di arte moderna di Rovereto e Trento, a ricordarci la connessione tra passato, presente e futuro.
È come se a Rovereto coesistessero due anime, una antica e l’altra non moderna ma futuristica. Il Mart appare ai visitatori come un’astronave in grado di trasportarli in altri luoghi e tempi: al suo interno si trovano 15.000 opere, tra cui quelle degli avanguardisti Giorgio de Chirico, Giacomo Balla e Carlo Carrà.
Dalla piazza in cui sorge il Mart (che fino al 18 giugno ospita la mostra Klimt e l’arte italiana) si prosegue (rigorosamente a piedi) per un chilometro, fino a raggiungere il quartiere di Santa Maria: si tratta di uno dei più bei percorsi storico artistici di tutto il Trentino, dato che uno spazio tutto sommato ristretto ospita un gran quantità di tesori, quali il quattrocentesco Palazzo del Ben o Palazzo Alberti Poja, che ospita lo spazio Fausto Melotti, artista del Novecento cui Rovereto diede i natali.
Anche qui convivono antico e moderno: il palazzo settecentesco si sposa alla perfezione con le opere di questo artista a tutto tondo (fu scultore, pittore, musicista e persino poeta). Disegni, ceramiche e installazioni degli anni 1930-1980 fanno parte della composita materia viva della mostra permanente a lui dedicata.
Una volta usciti, ci si può nuovamente immergere in una storia meno recente: campielli e botteghe storiche si snodano da piazza Rosmini a piazza Battisti, fino a piazza del Podestà. È soprattutto da queste parti che si può notare l’influsso veneziano sulle architetture: basta solo alzare lo sguardo.
Andando avanti ci si ritrova su via Rialto, si superano porta San Marco (dove si trova la famosa chiesa di Mozart) e via della Terra e si raggiunge la Casa d’arte futurista Depero, unico museo al mondo fondato da un futurista: sono 3.000 le opere che possono essere ammirate - a rotazione - tra i mosaici e i pannelli dipinti curati personalmente da Fortunato Depero. Sulla sinistra i bastioni del castello di Rovereto, di epoca medievale, ennesima dimostrazione della continuità storica che rende questa città una specie di hub in continuo movimento tra passato e futuro.
Il castello è anche sede del Museo storico italiano della guerra, interamente dedicato al primo conflitto mondiale: oggetti d’epoca, fotografie e uniformi sono la memoria pulsante di un’epoca triste, ma incancellabile.
E poi Palazzo Pretorio (sede del municipio) e ponte Forbato, che attraversa il torrente Leno ai piedi del castello. Infine il quartiere Santa Maria, dove il chilometro termina quasi a sorpresa: sembra di averne percorsi vari, di chilometri, perché vari sono i secoli rivissuti durante questo consigliatissimo trekking urbano.
Se non si è stanchi di tanta ricchezza, si può andare oltre: percorrendo la ciclabile sul Lungoleno si può fare un altro bagno nel futuro. Nel quartiere Borgosacco si trovano la Manifattura tabacchi, oggi incubatore di start up, integrata da Be factory, hub progettato dall’archistar giapponese Kengo Kuma.
Se lo si preferisce, si può partecipare a un trekking urbano guidato: sul sito Visit Rovereto è possibile sceglierne sei (di cui due serali). Con il Museum pass si può accedere a musei, castelli, festival e trasporti pubblici per 48 ore al prezzo di soli 22 euro. Per info e prenotazioni, è sufficiente chiamare lo 0464/430363 o scrivere una mail a info@visitrovereto.it.
Sulle tracce delle guerre mondiali

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Il Trentino Alto Adige, purtroppo, è stato diverse volte teatro di guerra. La sua posizione di confine, infatti, lo ha sempre reso un luogo ambito dagli eserciti di tutti i tempi. Gli innumerevoli castelli medievali sono lì a testimoniare gli assedi di cui la zona è stata spesso oggetto, ma c’è un periodo storico che, più di tutti, interessa il visitatore di oggi: quello tra le due guerre mondiali. Nonostante sia passato più di un secolo dalla grande guerra, i conflitti che caratterizzano l’arco di tempo che va dagli anni Dieci agli anni Quaranta del secolo scorso ci riguardano da vicino, anche per via dei racconti di nonni e bisnonni; racconti orali che, sfortunatamente, si perderanno con il passare del tempo. Esistono però altre testimonianze di cosa sia significato vivere un conflitto mondiale: i sentieri di tante regioni italiane, Trentino Alto Adige in cima, fungono da sprone per visitare zone altrimenti percepite solo come idilliache. I canti degli uccelli e la predominanza della natura coprono, con la loro bellezza, gli orrori che furono. Ma viaggiare - si sa - non può essere esclusivamente un diversivo: un viaggio è fatto anche di incontri, scoperte e contatto profondo con ciò che è e ciò che fu. A partire dai musei dedicati alla grande guerra. In Vallagarina ne esiste uno molto importante: il Museo storico italiano della guerra. Un luogo in cui osservare da vicino i conflitti vissuti dall’età moderna a oggi, con un focus sulla prima guerra mondiale. La cornice nella quale si trova - il castello di Rovereto - vale già di per sé una visita, ma non tutti sanno che il forte è anche sede di quello che è un luogo non solo di conservazione della memoria, ma anche di educazione sul tema. Al di là dell’esposizione permanente, infatti, ospita mostre temporanee ed eventi culturali. Oltre al percorso dedicato agli eserciti e alle guerre dall’Ottocento ai giorni nostri, c’è quello relativo al castello e alle armi di età moderna. Interessantissima la sezione «Artiglierie 1914-1918», situata all’interno di quello che fu un rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale.Non solo musei: le tracce dei conflitti che hanno flagellato il nostro Paese vanno anche scoperte in loco. La Vallagarina, valle su cui poggia Rovereto, fu teatro particolarmente attivo durante il primo, grande conflitto mondiale. Diverse le testimonianze austroungariche dell’epoca. Si pensi a Forte Pozzacchio, fortezza militare interamente scavata nella roccia, che si trova alle pendici del Monte Pasubio. E proprio il Pasubio è un testimone particolarmente attendibile: innumerevoli le opere ingegneristiche e le trincee che vi si possono contare.Conoscere da vicino una delle parti più dolorose della storia non è in contraddizione con il desiderio di una giornata all’insegna del trekking, magari fino al Monte Testo, che raggiunge i 1.999 metri di quota, avamposto di guerra cui è stata fortunatamente restituita la sua essenza di montagna ricca di pascoli.C’è poi il monte Corno Battisti, chiamato così perché qui furono catturati (per essere condannati a morte) i patrioti Cesare Battisti e Fabio Filzi. Una volta arrivati sul Dente italiano, cresta sommitale del Pasubio, si assiste al passaggio dal verde al grigio di una natura aspra e quasi lunare. Gallerie, postazioni e trincee sono ancora lì, testimoni muti di giornate in cui il silenzio era solo una pausa tra un’esplosione e l’altra. A circa mezz’ora di auto da Rovereto si trova anche il campo trincerato di Matassone, ferito da trincee, camminamenti e postazioni per obice, tipico pezzo d’artiglieria dell’epoca. Da qui è possibile godere di una vista spettacolare sulla Vallarsa e i monti circostanti, tra cui il monte Zugna, anch’esso di grande importanza storica.Consigliamo infine di avventurarsi su una piccola porzione del Sentiero della pace, che segue la linea del fronte italoaustriaco per 604 chilometri, dal passo dello Stelvio alla Marmolada. I luoghi della grande guerra sono più numerosi di quanto si immagini: per averne contezza, basta andare sul sito Trentinograndeguerra.it.Ciò che conta, però, è organizzare per tempo la propria escursione, possibilmente facendo riferimento alle Aziende di promozione turistica e alla Sat - Società alpinisti tridentini, onde evitare di incorrere nelle classiche difficoltà di chi sottovaluta la montagna.
Nuovo allestimento per la casa futurista creata da Depero

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Visitare una città significa anche scoprirne l’arte. Rovereto è una vera e propria fucina, da questo punto di vista: qui passato, presente e futuro vivono in simbiosi. Il Mart, per esempio, è una sorta di astronave che convive con palazzi settecenteschi e forti medievali. Pochi sanno, però, che il Mart è solo uno dei tanti musei all’avanguardia della città. Meno conosciuta, per esempio, è la Casa d’arte futurista Depero, riallestita proprio recentemente e che al Mart venne affidata nel 2009, anno del centenario del Futurismo.Il poliedrico artista trentino (era pittore, designer e scenografo, tra le altre cose) è stato uno dei maggiori esponenti di questa corrente artistica, nonché coautore, insieme con Giacomo Balla, del Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo, con cui puntava a una sempre maggiore commistione tra arte e vita quotidiana e all’abbattimento di qualunque gerarchia nelle arti. Di Fortunato Depero si hanno opere figurative e non, tutte accomunate dalla tipica esplosività delle opere futuriste e dalla loro apparente mancanza di senso. Si pensi a una delle più famose, Festa della sedia, arazzo dominato da automi che ballano in onore di una sedia.La Casa d’arte futurista venne fondata proprio dall’artista, nato a Fondo e morto a Rovereto: non solo le opere in essa custodite, ma ogni dettaglio (mosaici, pannelli dipinti e mobili) si deve proprio alla sua eclettica personalità. Peccato che quasi non ebbe modo di raccogliere i frutti del suo lavoro, considerato che morì poco dopo l’apertura. Dipinti, tarsie in panno e in buxus (materiale impiegato soprattutto durante il fascismo), giocattoli, disegni, collage, prodotti d’arte applicata: sono solo alcune delle 3.000 opere che si possono ammirare e, soprattutto, di fronte alle quali porsi domande. Perché è questo che fa il Futurismo: va oltre i cliché, spingendo coloro che si abbandonano alle forme e ai colori a chiedersi cosa ci sia dietro o dopo tanto movimento.Il nuovo allestimento, curato da Federico Zanoner e presentato il 10 maggio, prevede anche diversi lavori esposti nel 2009 in occasione della riapertura della casa-museo, altri esposti raramente e altri ancora mai, tra cui Allegoria alpestre, del 1923, coloratissima tarsia in panno che completa il ciclo degli arazzi.L’ultimo piano è spesso stato utilizzato per esposizioni temporanee. In questo momento è possibile vedere - fino al 24 settembre - Depero per il Trentino. Itinerari vissuti tra natura, arte e turismo. Lo sguardo estroso di Depero, infatti, non poteva che posarsi anche sul proprio territorio: dalla Vallagarina alla Valdarsa e gli altipiani Cimbri, dal Garda alla Valle dei Laghi, fino alla Val di Non, salendo sul Monte Altissimo, sul Pasubio e sulle cime del Brenta. Non ci sono valli, monti e paesi che l’artista non abbia visitato camminando. Questa sua natura emerge chiaramente in Diabolicus, autoritratto dominato dal blu in cui Depero si presenta con il tipico abbigliamento del camminatore, ma anche in una serie di scritti e fotografie che testimoniano il suo rapporto con la montagna.Potremmo anzi considerare Depero - senza nulla togliere all’aura di intoccabilità che avvolge ogni artista che si rispetti - un promotore ante litteram: sono alcuni lavori pubblicitari a dimostrarlo, soprattutto la progettazione di alcune insegne turistiche durante gli anni Cinquanta.Il mondo industriale e meccanico tanto caro ai Futuristi, grazie a questa esposizione temporanea, si presenta in questo caso per quello che è: una delle tante passioni dell’artista Depero, il quale non disdegnava affatto i soggetti naturali, da cui del resto era circondato.L’istituto Depero, in collaborazione con il Mart e l’Apt, ha anche realizzato una mappa degli itinerari deperiani che è possibile seguire durante il proprio trekking urbano: un modo non solo per conoscere la città e i suoi dintorni, ma anche le passioni più intime dell’artista. Il primo parte dalla casa e arriva a Noriglio, frazione di Rovereto; il secondo va da Noriglio a Serrada. Entrambi gli itinerari sono stati pensati sulla base di quanto visto e rappresentato nelle proprie opere dall’artista.Collegato a quest’esperienza, il focus sul rapporto tra Depero e il Trentino mette in luce opere e documenti provenienti dal suo lascito, di cui alcuni esposti per la prima volta in questa sede.A compendio della mostra, l’audiovisivo Depero cammina, di Chiara Orempuller.La casa-museo è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18. Il costo per il biglietto ammonta a 7 euro (4 il ridotto). Per informazioni e prenotazioni, chiamare il numero 0464/431813.
Botton d’oro e rari gerani argentati:i sentieri fra i fiori del Monte Baldo

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Uno dei motivi per visitare Rovereto e dintorni in questo momento è dato dalle fioriture alpine che fanno risplendere il parco naturale del Monte Baldo, tra la Vallagarina e il Lago di Garda. È vero che di fioriture l’Italia è generosa, ma è anche vero che questo parco è particolarmente apprezzato dai botanici sin dal Medioevo per via della ricchezza di «specie endemiche, rare o ad apparizione saltuaria» (espressione formulata nel 1971 dalla Società botanica italiana). Tra queste se ne trovano alcune di epoca preglaciale, che rendendo il Monte Baldo un vero e proprio trattato di botanica a cielo aperto. Nel XVI secolo, il luminare Giovan Battista Olivi, medico, farmacista e letterato sotto i Gonzaga, lo definì il «giardino d’Italia». In effetti è un vero e proprio paradiso per studiosi di specie officinali, geologi e scienziati.Nonostante la presenza di specie rare, sono quelle più comuni (tra cui l’arnica, la genziana e il botton d’oro, per esempio) a dare il meglio di sé durante il mese di giugno. Ed è specialmente il botton d’oro, chiamato così per via del suo giallo intenso, a creare tappeti di indimenticabile bellezza.L’ideale per lasciarsi ammaliare da questa fioritura è seguire il Trekking delle malghe e dei fiori del Baldo, progetto cofinanziato dall’Ue per valorizzare al meglio la montagna. I percorsi sono quattro: verde (da Festa a Bocca del Creer), azzurro (che si limita a Bocca del Creer), rosso (da S. Valentino a Polsa) e giallo (da Mori a Brentonico centro).Percorrendo la panoramica strada sterrata che conduce dal rifugio Graziani a Malga Campo, invece, è possibile ammirare la fioritura più spettacolare, nonché - se fortunati - camosci e marmotte. Si può anche proseguire fino a Malga Campei attraversando Bocca Paltrane: gigli rossi, orchidee blu e i rarissimi gerani argentati sono la fortuna di chiunque vi si imbatta.Altri fiori di rara bellezza sono il semprevivo maggiore, la dattiloriza di Fuchs, la stellaria comune e la salvia dei prati: impossibile avere un elenco completo delle piante che è possibile incontrare sul proprio cammino. Un altro possibile itinerario è quello che parte da Polsa di Brentonico e sale in direzione di Malga Susine, per arrivare alla Bocca d’Ardole e alle postazioni della grande guerra del vicino Corno della paura: qui i bucaneve la fanno da padroni allo sciogliersi dell’ultima neve.Tra i sentieri «cittadini» che vengono solitamente consigliati spicca quello «dele Teragnòle», ossia delle donne di Terragnolo che, tra Ottocento e Novecento, si recavano a Rovereto per vendere le loro mercanzie. Un altro sentiero che gira intorno alla città è quello che conduce all’eremo e al Lago di San Colombano, famoso per le sue acque turchesi. In questo caso, è sempre meglio scrivere a eremosancolombano@gmail.com per sapere in anticipo gli orari di apertura. Una vera e propria incursione nella storia più antica, se si considera che l’eremo risale al 700 d.C. Qui sostavano monaci ed eremiti e la cosa non stupisce affatto: la struttura è infatti incastonata nella parete rocciosa con uno strapiombo di 120 metri.All’interno del parco sono diversi i punti di interesse. Tra questi l’orto dei semplici e giardino botanico del Monte Baldo, il Castello di Avio e il Mulino Zeni. Altro aspetto importante: le piante aromatiche e officinali. Alcuni produttori si sono riuniti creando il marchio Baldensis, che comprende lo zafferano, l’aglio orsino del Monte Baldo, nettari e condimenti, acquistabili in loco e online. Due prodotti, in particolare, meritano attenzione: il burro e i formaggi delle malghe locali, al centro del menù degustazione di Maso Palù, a un chilometro da Brentonico.
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Oltre al Mart, che fino al 18 giugno ospiterà la mostra su Klimt, la città amata da Mozart e Goethe offre piazze, palazzi, chiese e un castello. Disponibili sei itinerari guidati, anche serali, nel centro storico. In Trentino si può unire l’amore per le passeggiate a quello per la storia: molti percorsi permettono di visitare fortezze, trincee e luoghi chiave dei conflitti del Novecento. In mostra anche alcune opere mai esposte, come «Allegoriaalpestre», che svelano il rapporto dell’artista con la natura. Le passeggiate nel parco naturale famoso per la presenza di molte piante inconsuete. Lo speciale contiene quattro articoli. Nonostante conti poco meno di 40.000 abitanti, Rovereto è una città dall’allure internazionale, soprattutto per via dei suoi musei, la cui spinta verso il futuro controbilancia l’antichità di palazzi e castelli. Immersa nella Vallagarina (definita la «porta del Trentino»), Rovereto emana una serenità che fortunatamente occulta ciò che dovette subire durante le due guerre. Oggi, infatti, Rovereto è città della pace: la sua Campana dei caduti, fusa con il bronzo ricavato dai cannoni dei Paesi che parteciparono al primo conflitto mondiale, suona ogni sera per 100 volte, a ricordo del nostro radicato bisogno di fratellanza.Questi sono solo alcuni dei motivi che rendono Rovereto una meta ideale per una vacanza. Il trekking urbano, un modo slow di fare turismo, è la via preferenziale per scoprire la città: storia, arte, natura e gusto entrano a far parte di un itinerario che entra in profondità nelle maglie del territorio.L’ingresso principale alla città di Rovereto è il medesimo da secoli. Corso Bettini venne infatti percorso da due Wolfgang del passato: Amadeus Mozart e von Goethe. Seguendo i loro passi possiamo andare alla scoperta del Settecento cittadino, contrassegnato soprattutto dai palazzi che costeggiano questa via, da Palazzo Piomarta al Teatro Zandonai, il più antico del Trentino. Una delle più interessanti modalità per visitare Rovereto è «indossare gli occhiali» del compositore austriaco e dello scrittore tedesco: la chiesa di San Marco, per esempio, fu il primo luogo in cui il compositore tenne un concerto italiano, mentre il secondo parla della città trentina nel celeberrimo Viaggio in Italia. E poi, all’improvviso, la cupola in acciaio e cristallo del Mart, il Museo di arte moderna di Rovereto e Trento, a ricordarci la connessione tra passato, presente e futuro.È come se a Rovereto coesistessero due anime, una antica e l’altra non moderna ma futuristica. Il Mart appare ai visitatori come un’astronave in grado di trasportarli in altri luoghi e tempi: al suo interno si trovano 15.000 opere, tra cui quelle degli avanguardisti Giorgio de Chirico, Giacomo Balla e Carlo Carrà. Dalla piazza in cui sorge il Mart (che fino al 18 giugno ospita la mostra Klimt e l’arte italiana) si prosegue (rigorosamente a piedi) per un chilometro, fino a raggiungere il quartiere di Santa Maria: si tratta di uno dei più bei percorsi storico artistici di tutto il Trentino, dato che uno spazio tutto sommato ristretto ospita un gran quantità di tesori, quali il quattrocentesco Palazzo del Ben o Palazzo Alberti Poja, che ospita lo spazio Fausto Melotti, artista del Novecento cui Rovereto diede i natali.Anche qui convivono antico e moderno: il palazzo settecentesco si sposa alla perfezione con le opere di questo artista a tutto tondo (fu scultore, pittore, musicista e persino poeta). Disegni, ceramiche e installazioni degli anni 1930-1980 fanno parte della composita materia viva della mostra permanente a lui dedicata.Una volta usciti, ci si può nuovamente immergere in una storia meno recente: campielli e botteghe storiche si snodano da piazza Rosmini a piazza Battisti, fino a piazza del Podestà. È soprattutto da queste parti che si può notare l’influsso veneziano sulle architetture: basta solo alzare lo sguardo.Andando avanti ci si ritrova su via Rialto, si superano porta San Marco (dove si trova la famosa chiesa di Mozart) e via della Terra e si raggiunge la Casa d’arte futurista Depero, unico museo al mondo fondato da un futurista: sono 3.000 le opere che possono essere ammirate - a rotazione - tra i mosaici e i pannelli dipinti curati personalmente da Fortunato Depero. Sulla sinistra i bastioni del castello di Rovereto, di epoca medievale, ennesima dimostrazione della continuità storica che rende questa città una specie di hub in continuo movimento tra passato e futuro.Il castello è anche sede del Museo storico italiano della guerra, interamente dedicato al primo conflitto mondiale: oggetti d’epoca, fotografie e uniformi sono la memoria pulsante di un’epoca triste, ma incancellabile.E poi Palazzo Pretorio (sede del municipio) e ponte Forbato, che attraversa il torrente Leno ai piedi del castello. Infine il quartiere Santa Maria, dove il chilometro termina quasi a sorpresa: sembra di averne percorsi vari, di chilometri, perché vari sono i secoli rivissuti durante questo consigliatissimo trekking urbano.Se non si è stanchi di tanta ricchezza, si può andare oltre: percorrendo la ciclabile sul Lungoleno si può fare un altro bagno nel futuro. Nel quartiere Borgosacco si trovano la Manifattura tabacchi, oggi incubatore di start up, integrata da Be factory, hub progettato dall’archistar giapponese Kengo Kuma.Se lo si preferisce, si può partecipare a un trekking urbano guidato: sul sito Visit Rovereto è possibile sceglierne sei (di cui due serali). Con il Museum pass si può accedere a musei, castelli, festival e trasporti pubblici per 48 ore al prezzo di soli 22 euro. Per info e prenotazioni, è sufficiente chiamare lo 0464/430363 o scrivere una mail a info@visitrovereto.it.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/rovereto-museo-a-cielo-aperto-2660097293.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sulle-tracce-delle-guerre-mondiali" data-post-id="2660097293" data-published-at="1683996689" data-use-pagination="False"> Sulle tracce delle guerre mondiali visittrentino.info Il Trentino Alto Adige, purtroppo, è stato diverse volte teatro di guerra. La sua posizione di confine, infatti, lo ha sempre reso un luogo ambito dagli eserciti di tutti i tempi. Gli innumerevoli castelli medievali sono lì a testimoniare gli assedi di cui la zona è stata spesso oggetto, ma c’è un periodo storico che, più di tutti, interessa il visitatore di oggi: quello tra le due guerre mondiali. Nonostante sia passato più di un secolo dalla grande guerra, i conflitti che caratterizzano l’arco di tempo che va dagli anni Dieci agli anni Quaranta del secolo scorso ci riguardano da vicino, anche per via dei racconti di nonni e bisnonni; racconti orali che, sfortunatamente, si perderanno con il passare del tempo. Esistono però altre testimonianze di cosa sia significato vivere un conflitto mondiale: i sentieri di tante regioni italiane, Trentino Alto Adige in cima, fungono da sprone per visitare zone altrimenti percepite solo come idilliache. I canti degli uccelli e la predominanza della natura coprono, con la loro bellezza, gli orrori che furono. Ma viaggiare - si sa - non può essere esclusivamente un diversivo: un viaggio è fatto anche di incontri, scoperte e contatto profondo con ciò che è e ciò che fu. A partire dai musei dedicati alla grande guerra. In Vallagarina ne esiste uno molto importante: il Museo storico italiano della guerra. Un luogo in cui osservare da vicino i conflitti vissuti dall’età moderna a oggi, con un focus sulla prima guerra mondiale. La cornice nella quale si trova - il castello di Rovereto - vale già di per sé una visita, ma non tutti sanno che il forte è anche sede di quello che è un luogo non solo di conservazione della memoria, ma anche di educazione sul tema. Al di là dell’esposizione permanente, infatti, ospita mostre temporanee ed eventi culturali. Oltre al percorso dedicato agli eserciti e alle guerre dall’Ottocento ai giorni nostri, c’è quello relativo al castello e alle armi di età moderna. Interessantissima la sezione «Artiglierie 1914-1918», situata all’interno di quello che fu un rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale.Non solo musei: le tracce dei conflitti che hanno flagellato il nostro Paese vanno anche scoperte in loco. La Vallagarina, valle su cui poggia Rovereto, fu teatro particolarmente attivo durante il primo, grande conflitto mondiale. Diverse le testimonianze austroungariche dell’epoca. Si pensi a Forte Pozzacchio, fortezza militare interamente scavata nella roccia, che si trova alle pendici del Monte Pasubio. E proprio il Pasubio è un testimone particolarmente attendibile: innumerevoli le opere ingegneristiche e le trincee che vi si possono contare.Conoscere da vicino una delle parti più dolorose della storia non è in contraddizione con il desiderio di una giornata all’insegna del trekking, magari fino al Monte Testo, che raggiunge i 1.999 metri di quota, avamposto di guerra cui è stata fortunatamente restituita la sua essenza di montagna ricca di pascoli.C’è poi il monte Corno Battisti, chiamato così perché qui furono catturati (per essere condannati a morte) i patrioti Cesare Battisti e Fabio Filzi. Una volta arrivati sul Dente italiano, cresta sommitale del Pasubio, si assiste al passaggio dal verde al grigio di una natura aspra e quasi lunare. Gallerie, postazioni e trincee sono ancora lì, testimoni muti di giornate in cui il silenzio era solo una pausa tra un’esplosione e l’altra. A circa mezz’ora di auto da Rovereto si trova anche il campo trincerato di Matassone, ferito da trincee, camminamenti e postazioni per obice, tipico pezzo d’artiglieria dell’epoca. Da qui è possibile godere di una vista spettacolare sulla Vallarsa e i monti circostanti, tra cui il monte Zugna, anch’esso di grande importanza storica.Consigliamo infine di avventurarsi su una piccola porzione del Sentiero della pace, che segue la linea del fronte italoaustriaco per 604 chilometri, dal passo dello Stelvio alla Marmolada. I luoghi della grande guerra sono più numerosi di quanto si immagini: per averne contezza, basta andare sul sito Trentinograndeguerra.it.Ciò che conta, però, è organizzare per tempo la propria escursione, possibilmente facendo riferimento alle Aziende di promozione turistica e alla Sat - Società alpinisti tridentini, onde evitare di incorrere nelle classiche difficoltà di chi sottovaluta la montagna. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/rovereto-museo-a-cielo-aperto-2660097293.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="nuovo-allestimento-per-la-casa-futurista-creata-da-depero" data-post-id="2660097293" data-published-at="1683996689" data-use-pagination="False"> Nuovo allestimento per la casa futurista creata da Depero visittrentino.info Visitare una città significa anche scoprirne l’arte. Rovereto è una vera e propria fucina, da questo punto di vista: qui passato, presente e futuro vivono in simbiosi. Il Mart, per esempio, è una sorta di astronave che convive con palazzi settecenteschi e forti medievali. Pochi sanno, però, che il Mart è solo uno dei tanti musei all’avanguardia della città. Meno conosciuta, per esempio, è la Casa d’arte futurista Depero, riallestita proprio recentemente e che al Mart venne affidata nel 2009, anno del centenario del Futurismo.Il poliedrico artista trentino (era pittore, designer e scenografo, tra le altre cose) è stato uno dei maggiori esponenti di questa corrente artistica, nonché coautore, insieme con Giacomo Balla, del Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo, con cui puntava a una sempre maggiore commistione tra arte e vita quotidiana e all’abbattimento di qualunque gerarchia nelle arti. Di Fortunato Depero si hanno opere figurative e non, tutte accomunate dalla tipica esplosività delle opere futuriste e dalla loro apparente mancanza di senso. Si pensi a una delle più famose, Festa della sedia, arazzo dominato da automi che ballano in onore di una sedia.La Casa d’arte futurista venne fondata proprio dall’artista, nato a Fondo e morto a Rovereto: non solo le opere in essa custodite, ma ogni dettaglio (mosaici, pannelli dipinti e mobili) si deve proprio alla sua eclettica personalità. Peccato che quasi non ebbe modo di raccogliere i frutti del suo lavoro, considerato che morì poco dopo l’apertura. Dipinti, tarsie in panno e in buxus (materiale impiegato soprattutto durante il fascismo), giocattoli, disegni, collage, prodotti d’arte applicata: sono solo alcune delle 3.000 opere che si possono ammirare e, soprattutto, di fronte alle quali porsi domande. Perché è questo che fa il Futurismo: va oltre i cliché, spingendo coloro che si abbandonano alle forme e ai colori a chiedersi cosa ci sia dietro o dopo tanto movimento.Il nuovo allestimento, curato da Federico Zanoner e presentato il 10 maggio, prevede anche diversi lavori esposti nel 2009 in occasione della riapertura della casa-museo, altri esposti raramente e altri ancora mai, tra cui Allegoria alpestre, del 1923, coloratissima tarsia in panno che completa il ciclo degli arazzi.L’ultimo piano è spesso stato utilizzato per esposizioni temporanee. In questo momento è possibile vedere - fino al 24 settembre - Depero per il Trentino. Itinerari vissuti tra natura, arte e turismo. Lo sguardo estroso di Depero, infatti, non poteva che posarsi anche sul proprio territorio: dalla Vallagarina alla Valdarsa e gli altipiani Cimbri, dal Garda alla Valle dei Laghi, fino alla Val di Non, salendo sul Monte Altissimo, sul Pasubio e sulle cime del Brenta. Non ci sono valli, monti e paesi che l’artista non abbia visitato camminando. Questa sua natura emerge chiaramente in Diabolicus, autoritratto dominato dal blu in cui Depero si presenta con il tipico abbigliamento del camminatore, ma anche in una serie di scritti e fotografie che testimoniano il suo rapporto con la montagna.Potremmo anzi considerare Depero - senza nulla togliere all’aura di intoccabilità che avvolge ogni artista che si rispetti - un promotore ante litteram: sono alcuni lavori pubblicitari a dimostrarlo, soprattutto la progettazione di alcune insegne turistiche durante gli anni Cinquanta.Il mondo industriale e meccanico tanto caro ai Futuristi, grazie a questa esposizione temporanea, si presenta in questo caso per quello che è: una delle tante passioni dell’artista Depero, il quale non disdegnava affatto i soggetti naturali, da cui del resto era circondato.L’istituto Depero, in collaborazione con il Mart e l’Apt, ha anche realizzato una mappa degli itinerari deperiani che è possibile seguire durante il proprio trekking urbano: un modo non solo per conoscere la città e i suoi dintorni, ma anche le passioni più intime dell’artista. Il primo parte dalla casa e arriva a Noriglio, frazione di Rovereto; il secondo va da Noriglio a Serrada. Entrambi gli itinerari sono stati pensati sulla base di quanto visto e rappresentato nelle proprie opere dall’artista.Collegato a quest’esperienza, il focus sul rapporto tra Depero e il Trentino mette in luce opere e documenti provenienti dal suo lascito, di cui alcuni esposti per la prima volta in questa sede.A compendio della mostra, l’audiovisivo Depero cammina, di Chiara Orempuller.La casa-museo è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18. Il costo per il biglietto ammonta a 7 euro (4 il ridotto). Per informazioni e prenotazioni, chiamare il numero 0464/431813. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/rovereto-museo-a-cielo-aperto-2660097293.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="botton-doro-e-rari-gerani-argentati-i-sentieri-fra-i-fiori-del-monte-baldo" data-post-id="2660097293" data-published-at="1683996689" data-use-pagination="False"> Botton d’oro e rari gerani argentati:i sentieri fra i fiori del Monte Baldo visittrentino.info Uno dei motivi per visitare Rovereto e dintorni in questo momento è dato dalle fioriture alpine che fanno risplendere il parco naturale del Monte Baldo, tra la Vallagarina e il Lago di Garda. È vero che di fioriture l’Italia è generosa, ma è anche vero che questo parco è particolarmente apprezzato dai botanici sin dal Medioevo per via della ricchezza di «specie endemiche, rare o ad apparizione saltuaria» (espressione formulata nel 1971 dalla Società botanica italiana). Tra queste se ne trovano alcune di epoca preglaciale, che rendendo il Monte Baldo un vero e proprio trattato di botanica a cielo aperto. Nel XVI secolo, il luminare Giovan Battista Olivi, medico, farmacista e letterato sotto i Gonzaga, lo definì il «giardino d’Italia». In effetti è un vero e proprio paradiso per studiosi di specie officinali, geologi e scienziati.Nonostante la presenza di specie rare, sono quelle più comuni (tra cui l’arnica, la genziana e il botton d’oro, per esempio) a dare il meglio di sé durante il mese di giugno. Ed è specialmente il botton d’oro, chiamato così per via del suo giallo intenso, a creare tappeti di indimenticabile bellezza.L’ideale per lasciarsi ammaliare da questa fioritura è seguire il Trekking delle malghe e dei fiori del Baldo, progetto cofinanziato dall’Ue per valorizzare al meglio la montagna. I percorsi sono quattro: verde (da Festa a Bocca del Creer), azzurro (che si limita a Bocca del Creer), rosso (da S. Valentino a Polsa) e giallo (da Mori a Brentonico centro).Percorrendo la panoramica strada sterrata che conduce dal rifugio Graziani a Malga Campo, invece, è possibile ammirare la fioritura più spettacolare, nonché - se fortunati - camosci e marmotte. Si può anche proseguire fino a Malga Campei attraversando Bocca Paltrane: gigli rossi, orchidee blu e i rarissimi gerani argentati sono la fortuna di chiunque vi si imbatta.Altri fiori di rara bellezza sono il semprevivo maggiore, la dattiloriza di Fuchs, la stellaria comune e la salvia dei prati: impossibile avere un elenco completo delle piante che è possibile incontrare sul proprio cammino. Un altro possibile itinerario è quello che parte da Polsa di Brentonico e sale in direzione di Malga Susine, per arrivare alla Bocca d’Ardole e alle postazioni della grande guerra del vicino Corno della paura: qui i bucaneve la fanno da padroni allo sciogliersi dell’ultima neve.Tra i sentieri «cittadini» che vengono solitamente consigliati spicca quello «dele Teragnòle», ossia delle donne di Terragnolo che, tra Ottocento e Novecento, si recavano a Rovereto per vendere le loro mercanzie. Un altro sentiero che gira intorno alla città è quello che conduce all’eremo e al Lago di San Colombano, famoso per le sue acque turchesi. In questo caso, è sempre meglio scrivere a eremosancolombano@gmail.com per sapere in anticipo gli orari di apertura. Una vera e propria incursione nella storia più antica, se si considera che l’eremo risale al 700 d.C. Qui sostavano monaci ed eremiti e la cosa non stupisce affatto: la struttura è infatti incastonata nella parete rocciosa con uno strapiombo di 120 metri.All’interno del parco sono diversi i punti di interesse. Tra questi l’orto dei semplici e giardino botanico del Monte Baldo, il Castello di Avio e il Mulino Zeni. Altro aspetto importante: le piante aromatiche e officinali. Alcuni produttori si sono riuniti creando il marchio Baldensis, che comprende lo zafferano, l’aglio orsino del Monte Baldo, nettari e condimenti, acquistabili in loco e online. Due prodotti, in particolare, meritano attenzione: il burro e i formaggi delle malghe locali, al centro del menù degustazione di Maso Palù, a un chilometro da Brentonico.
A quattro anni dall'invasione russa in Ucraina un evento di Fratelli d'Italia in Senato per raccontare la verità di quello che succede sul campo.
Un evento organizzato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e dall'onorevole Francesco Filini, responsabile dell'Ufficio studi e che lo ha anche moderato.
Fazzolari ha garantito che il sostegno, anche militare a Kiev, ci sarà per tutto il 2026, così come confermato dal voto in Senato del giorno successivo. «Il governo è sempre stato molto compatto sul sostegno a Kiev, abbiamo messo più volte la fiducia su più provvedimenti anche per ragioni di tempo e di semplicità, ma non c’è mai stato un problema nella maggioranza sul sostegno all’Ucraina». Poi ha aggiunto: «In tutto questo gioco di trattative il pericolo più grande che abbiamo è quello di giungere alla fine a una pace tra Mosca e Kiev senza aver inglobato pienamente l’Ucraina nel contesto europeo, nel nostro sistema di difesa o nel nostro sistema dell’Unione Europea». Per Filini i quattro anni passati sono stati conditi anche tantissima disinformazione: «Da quattro anni circolano fake news che raccontano come l’Ucraina avrebbe perso la guerra sin dalle prime settimane. In realtà, la situazione sul campo è tutt’altra: ci parla di una Russia impantanata, che non riesce più a uscire da un inferno che si è andata a cercare, perché non si aspettava la risposta ucraina all’aggressione di quattro anni fa». Invece, aggiunge: «Oggi siamo qui per raccontare, anche attraverso un documento elaborato dall’Ufficio studi di FdI, come stanno realmente le cose e per smascherare l’enorme quantità di fake news che purtroppo vengono rilanciate qui in Italia da persone che probabilmente si bevono la propaganda russa e la rilanciano. Noi siamo qui a testimoniare la verità».
All'evento hanno partecipato anche il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan, il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, il direttore di Libero Mario Sechi, il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, l’analista e youtuber Anton Sokol, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il senatore di Azione Marco Lombardo, l’inviata Rai Stefania Battistini e il giornalista Federico Rampini, esperto di politica americana e inviato del Corriere della sera, il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk.
Ansa
Gli arrestati per l’omicidio di Quentin Deranque sono quasi tutti figli della borghesia benestante della Francia-ztl e più in generale quando la Sinistra antagonista va in piazza per una manifestazione propal i musulmani arruolati appartengono sempre a fasce di disagio urbano precedentemente e pazientemente politicizzate dalla Sinistra antagonista alla testa delle proteste di piazza. Non avviene mai, come invece sarebbe logico aspettarsi, che i Centri sociali si accodino a proteste di eventuali movimenti politici composti da coloro che in prima persona vivono il problema oggetto della manifestazione, al contrario, quando si tratta di manifestare a favore del Venezuela o di Cuba, il copione classico vede lo scontro verbale tra i manifestanti europei figli di famiglie benestanti con i veri venezuelani e i veri cubani ai quali viene rimproverato il fatto di non essere abbastanza informati su ciò che succede «davvero» a casa loro.
Questo schema non è casuale e discende consequenzialmente dal nuovo rapporto di utilizzo che la Sinistra occidentale ha sviluppato nei confronti della violenza: venuta a mancare da decenni la prospettiva rivoluzionaria reale, la Sinistra ha trasformato la violenza di piazza in un rituale autoreferenziale privo di telos politico ed è giunta a tale stadio dialettico realizzando le linee-guida tratteggiate dai postmarxisti teorici della protesta come fonte di senso esistenziale à la Toni Negri. In questa visione la violenza diventa lo strumento paradossale con cui la borghesia ricca e presentabile manifesta la propria esistenza morale contro la società che essa stessa ha edificato. Dalla radice iniziale del concetto di violenza intesa come «levatrice della storia» - il contributo forse più originale elaborato da Marx insieme alla superiorità della prassi sulla teoria - si è giunti alla sua funzione puramente simulacrale e sostanzialmente finalizzata al dispendio energetico delle forze di coloro che non trovano posto nella nuova società postindustriale.
Dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’ottobre, dal Biennio rosso al Sessantotto, dalle Brigate Rosse alla Rote Armee Fraktion, la violenza ha sempre avuto una precisa finalità politica ed un preciso obiettivo rivoluzionario, più o meno realistico o utopico. Con l’ingresso nella Globalizzazione la rivoluzione è in effetti avvenuta ma non come i rivoluzionari si aspettavano: in effetti si è entrati in un «mondo nuovo» ma non basato sugli esiti ultimi del marxismo bensì sul mercato unico globale in grado, secondo il marketing che l’ha accompagnato, di stabilire «pace perpetua e fine delle ineguaglianze». La presa d’atto da parte della Sinistra più violenta, quella legata alle proprie radici marxiste, di tale deriva realizzata proprio dalla Sinistra mercatista - quella per intenderci del New Labour il cui principale teorizzatore, Peter Mandelson, è stato arrestato due giorni fa per i suoi rapporti con Jeffrey Epstein - ha portato ad una sorta di «denudamento della violenza» ormai trovatasi orfana dei propri obiettivi rivoluzionari.
Ecco dunque la necessaria ridefinizione della stessa nei termini di «svolta identitaria post-coloniale», come ipotizzato da Herbert Marcuse, per arrivare ad un nuovo utilizzo della violenza stessa la quale non abbatte più lo Stato ma «decolonizza lo spazio pubblico», «denuncia il privilegio» e, soprattutto, «pratica l’antifascismo militante». Inutile sottolineare come tutto ciò significhi un ritiro dagli obiettivi politici reali ed un approdo all’ambito esistenziale, soggettivo e psicologico. Il «disagio» è così passato dall’essere parte decisiva della coscienza di classe ad essere elemento scatenante il rifiuto della propria condizione soggettiva, del proprio corpo, dei propri codici comunicativi, della propria cultura, della propria etnia, del proprio sesso.
Privata di obiettivi politici la violenza resta tuttavia in gioco in quanto ineliminabile ed in quanto costitutiva della vita sociale degli esseri umani ma anche la sua strumentalizzazione è rimasta intatta dietro le quinte dei meccanismi vittimari per i quali i «nuovi oppressi» - immigrati, minoranze, trans - vengono sacralizzati per permettere alla borghesia di espiare il proprio privilegio senza rinunciarvi. La tragica conferma della dissoluzione nichilistica della violenza si ha, infine, nei numerosi casi di omicidio-suicidio degli individui spinti a ciò dal woke negli Usa e senza che ciò possa incidere politicamente su alcun aspetto della società.
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Valdo Calocane (Getty Images)
Uno schizofrenico paranoico diagnosticato, che però non riceveva alcuna cura perché nero. E il razzismo questa volta non c’entra. C’entra, in compenso, la paura di essere additati come xenofobi. Quella paura che ha fatto sì che gli specialisti dell’ospedale psichiatrico che avrebbero dovuto prenderlo in cura preferissero lasciarlo libero per evitare una «sovrarappresentazione di giovani maschi neri in detenzione».
Come emerge da una recente inchiesta, infatti, Valdo sarebbe dovuto stare in un istituto psichiatrico. Del resto, la sua carriera di violenza è lunga. Nel 2020 il primo raptus. Provano a curarlo ma non c’è nulla da fare. Va e viene dagli ospedali per quattro volte, fino a quando i medici rinunciano. Non perché Valdo non ne abbia più bisogno ma perché, come si legge nel report dedicato al killer, «il team coinvolto nel quarto ricovero di Calocane si è sentito sotto pressione per evitare pratiche restrittive a causa della sua etnia, data la pubblicità che circondava l’uso eccessivo del Mental Health Act e le misure restrittive nei confronti dei pazienti neri africani e neri caraibici».
Del resto, come rileva il Telegraph, «secondo gli ultimi dati del Servizio sanitario nazionale (Nhs), le persone di colore hanno quattro volte più probabilità di essere internate rispetto ai bianchi. Nel 2024-2025, 262,4 neri ogni 100.000 persone sono stati internati, la percentuale più alta tra tutti i gruppi etnici, contro i 65,8 ogni 100.000 bianchi».
Calocane resta così libero. Non fa nemmeno più le cure perché dice di aver paura degli aghi. Continua con le aggressioni e afferma di esser controllato. Di sentire delle voci che gli sussurrano di colpire.
Un giorno, nel 2021, si presenta anche davanti all’ufficio che ospita i servizi segreti interni britannici, il famoso Mi5, e chiede di essere arrestato. La spirale di paranoia è sempre più feroce. Valdo continua a nutrirsi di violenza. Guarda i video delle stragi e cerca informazioni su come compierle. Si è convinto che la sua testa sia eterodiretta da qualcun altro attraverso l’intelligenza artificiale. Era un pericolo pubblico e, non a caso, era stato internato quattro volte, ma poi sempre «liberato». E questo nonostante il medico che lo aveva in cura fosse convinto che Calocane, prima o poi, avrebbe ammazzato qualcuno. Così è stato.
Chris Philp, il ministro ombra degli Interni, commentando questa notizia ha detto: «Le decisioni non dovrebbero mai essere prese su questa base (ovvero la paura di esser tacciati come razzisti, Ndr). È preoccupante che il partito laburista stia modificando la legge per rendere ancora più difficile l’internamento di persone per lo stesso motivo. L’ingegneria inversa dei risultati basati sull’etnia sta mettendo a rischio vite umane. Questa follia deve finire».
Eppure il Regno Unito sembra colpito da questa follia che è diventata una vera e propria «malattia». Da questo razzismo al contrario che si ostina a non vedere la realtà.
Solamente qualche settimana fa, la metropolitana di Londra aveva realizzato una campagna per mostrare i comportamenti inadeguati ai quali stare attenti durante i viaggi. In essa, si vedeva un bianco che importunava una ragazza. E poi, in un altro spezzone, un nero che faceva la stessa cosa. Ovviamente il filmato è stato rimosso perché, secondo alcuni, non faceva altro che rafforzare «stereotipi razziali dannosi» nei confronti della comunità afro. Non era così. O meglio. In quei pochi frame si faceva notare una cosa molto semplice: chiunque può delinquere, indipendentemente dal colore della pelle. Ma l’aver mostrato anche un ragazzo nero non è accettabile. È la white guilt», la colpa di essere bianchi, per citare un bel libro di Emanuele Fusi. Una colpa che ormai è penetrata nelle viscere dell’Occidente. E che sta continuando a mietere vittime innocenti.
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Greta Thunberg cammina con una folla di attivisti filo-palestinesi arrivati per accogliere la Global Sumud Flotilla al porto di Sidi Bou Said, in Tunisia, il 7 settembre 2025 (Ansa)
Cuba potrebbe diventare la meta di una nuova Flotilla che dovrebbe arrivare nell’isola caraibica il 21 marzo. L’iniziativa, denominata Nuestra América, è stata promossa dall’ organizzazione Internazionale Progressista e dai Democratic Socialists of America, che hanno appoggiato l’elezione di Mamdani a New York, e ha già ricevuto la benedizione dell’eco-attivista Greta Thunberg. Le imbarcazioni vorrebbero portare cibo, medicinali e beni di prima necessità, ma soprattutto «rompere il blocco imposto da Washington».
Nel frattempo, la cronaca delle ultime ore riporta di quanto accaduto al largo delle acque cubane, dove la Guardia Costiera ha aperto il fuoco su un'imbarcazione registrata in Florida, uccidendo quattro persone e ferendone altre sei. Stando a quanto dichiarato dal ministero dell’Interno dell’Avana lo scontro sarebbe avvenuto nelle acque territoriali dell’isola e in una nota gli uomini sull’imbarcazione sono stati definiti come aggressori statunitensi.
Le previsioni di Donald Trump sul crollo del regime cubano sembrano infatti sempre più vicine ad avversarsi. Il tycoon aveva dichiarato che L’Avana era pronta a cadere e che non ci sarebbe stato bisogno di fare nulla, dipendendo totalmente dal petrolio del Venezuela che adesso non avrebbe più ricevuto. Il governo di Cuba ha annunciato alle compagnie aeree internazionali che gli aeroporti cubani non saranno in grado di fare rifornimento agli aerei almeno fino a metà marzo. Una situazione che complica enormemente l’afflusso turistico nell’isola caraibica, costringendo gli aerei a fare degli scali tecnici in Messico o nella Repubblica Dominicana. Air Canada ha già interrotto le tratte, limitandosi a organizzare una serie di voli per riportare a casa i canadesi presenti a Cuba. Per il momento le compagnie aeree spagnole Iberia e Air Europa hanno dichiarato che i loro servizi per l'isola continueranno, ma i voli da Madrid dovranno atterrare nella Repubblica Dominicana per rifornirsi di carburante. Nelle ultime settimane il governo cubano ha tagliato molte tratte di trasporti pubblici, ha accorciato la settimana lavorativa e ha imposto che le lezioni universitarie si tengano online. Il governo ha anche deciso di chiudere alcuni resort turistici per concentrare i visitatori. Il turismo è in grave crisi ormai da anni: nel 2024 sono arrivati poco più di 2 milioni di turisti, la cifra più bassa in due decenni e nel 2025 c’è stato un ulteriore calo del 20 per cento. I blackout sono sempre più frequenti e le code ai distributori infinite, mentre ormai anche i generatori degli ospedali sono quasi esauriti.
Carlos Fernandez de Cossio è il viceministro degli Esteri ed ha lavorato presso le Nazioni Unite. «Abbiamo opzioni molto limitate, dobbiamo cercare un dialogo che si basi sul rispetto delle sovranità nazionale. Siamo aperti al dialogo con gli Stati Uniti, ma non vi sarà né collasso del sistema socialista cubano, né tantomeno una nostra resa». L’esperto uomo politico ha poi fatto la fotografia dell’attuale situazione. «Stiamo adottando una serie di misure che mirano a preservare i servizi essenziali e concentrare le risorse dove sono più necessarie. Siamo pronti ad aprire una trattativa economica, ma non ad un cambio di regime. Tutte le divergenze con Washington possono essere risolte».
Il Messico sta valutando la ripresa delle spedizioni di petrolio, dopo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha annullato i dazi imposti contro i Paesi esportatori di greggio verso Cuba. Il governo della presidente Claudia Sheinbaum ha inviato 800 tonnellate di aiuti alimentari a bordo di due navi della sua Marina. Anche il Canada ha annunciato che sta lavorando a un pacchetto di aiuti e assistenza. Mosca è intervenuta nella questione dichiarando che la situazione è davvero critica e accusando gli Stati Uniti di aver imposto una stretta alla gola sull’isola. Dichiarazioni di sostegno sono arrivate anche dalla Cina, dal Brasile e dalla Colombia, ma il destino dell’ormai ex isola rivoluzionaria sembra già segnato.
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