Dietrofront di Ursula sul bilancio Ue. Ma scontenta partiti e agricoltori
Ursula von der Leyen (Ansa)

Dopo la lettera con richiesta di retromarcia, firmata dai capigruppo dei 4-5 partiti che sostengono la sua maggioranza, Ursula von der Leyen tenta di ricomporre l’equilibrio politico attorno al nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, ma la mossa sembra aver prodotto l’effetto opposto: le modifiche introdotte per andare incontro alle richieste dei gruppi parlamentari hanno finito per irritare quasi tutti.

In un messaggio diffuso su X dopo l’incontro con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e la premier danese Mette Frederiksen, la presidente della Commissione ha parlato di un confronto «costruttivo», sottolineando di aver «chiarito e rafforzato gli obiettivi» in tre ambiti chiave: il ruolo delle regioni, l’identità della politica agricola comune e la governance del bilancio. Ma dietro il linguaggio ottimistico delle istituzioni si nasconde una trattativa complicata, segnata da tensioni crescenti. Nel nuovo pacchetto di proposte, la Commissione introduce un «target rurale» per la Pac e rafforza la partecipazione delle autorità regionali, prevedendo un meccanismo di indirizzo politico annuale che coinvolga Parlamento e Consiglio nella definizione delle priorità di bilancio. La quota minima del 10% dei piani nazionali dovrà essere destinata alle aree rurali, al di fuori dei fondi Pac e pesca, per «migliorare l’attrattività e la qualità della vita» nei territori più fragili. Resta invariata la dotazione minima della Pac, pari a 300 miliardi di euro, a cui si aggiungono 2 miliardi per la Politica comune della pesca. Ma il cuore della riforma è la nuova architettura di governance, che prevede un «regional check» obbligatorio e un accesso diretto delle autorità locali ai servizi della Commissione, con l’obiettivo di rendere più trasparente la gestione delle risorse e garantire una rappresentanza equilibrata tra regioni, città, sindacati e università.

Nonostante l’intenzione dichiarata di rafforzare il legame tra Bruxelles e i territori, il fronte agricolo è esploso contro la proposta. Coldiretti ha definito «inaccettabile» la revisione del bilancio, accusando Von der Leyen di essere «fuori strada» e di aver decretato «la fine della più importante politica europea». Secondo l’organizzazione, la riduzione effettiva del budget della Pac di oltre il 20% rappresenta un colpo durissimo per il settore e per l’idea stessa di un’agricoltura europea comune. Anche Cia-Agricoltori Italiani ha respinto le modifiche, denunciando la «rinazionalizzazione dei fondi» e la frammentazione delle politiche. Il presidente Cristiano Fini ha messo in guardia contro il rischio di «una competizione tra comparti strategici» e di «un danno per il reddito degli agricoltori e per la tenuta del mercato unico». La Cia contesta inoltre il calo della quota agricola nel bilancio complessivo dell’Ue, scesa dal 31% al 15%, con un taglio di circa 9 miliardi per l’Italia.

Anche il gruppo dei Socialisti e democratici, alleato essenziale della Commissione, ha bocciato le modifiche giudicandole «una correzione di facciata». Le nuove clausole, sostengono le fonti S&D, non rispondono alle preoccupazioni espresse dai leader progressisti a fine ottobre: il rischio di rinazionalizzazione persiste e il Parlamento europeo resta marginale. I socialisti chiedono un Fondo sociale europeo con bilancio permanente e una Pac autonoma, temendo che l’integrazione dei vari fondi in un unico piano di partenariato finisca per diluire la solidarietà territoriale. «La nuova proposta della Commissione è assolutamente insoddisfacente» anche per Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo e coordinatore per il gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr) in commissione Agricoltura.

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