Un ddl per rimettere l’immunità. «Toglierla fu un atto liberticida»
Maurizio Gasparri e Massimiliano Romeo (Ansa)
Convegno della Fondazione Einaudi. Stefania Craxi: «Nel 1993 ci si sottomise ai giudici».

Ripristinare il principio per cui «nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale» senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza. È l’obiettivo del ddl di modifica costituzionale presentato ieri a Montecitorio dalla Fondazione Einaudi, con la presenza di numerosi esponenti di Forza Italia e Lega: i capigruppo in Senato, Maurizio Gasparri e Massimiliano Romeo su tutti. Fdi aveva già annunciato che l’argomento «non è nel programma e non è una priorità» ed infatti era presente soltanto il deputato meloniano Salvatore Caiata. In sostanza l’idea è quella di ripristinare l’art. 68 della Costituzione così com’era prima della riforma post-Tangentopoli, cioè con la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dei parlamentari non solo, come avviene oggi, per l’arresto o l’utilizzo di intercettazioni ma anche per l’avvio di indagini.

Nell’unico articolo del disegno di legge si spiega che «i membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura. Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile».

«Il ddl è già pronto per la firma dei parlamentari. Valuteremo se la raccolta sarà significativa e a seconda dell’esito non escludiamo di procedere con una proposta di legge di iniziativa popolare», ha comunicato il presidente della Fondazione, Giuseppe Benedetto durante la conferenza stampa alla presenza tra gli altri del segretario generale della Fondazione Andrea Cangini, del vicepresidente Davide Giacalone e del ricercatore Andrea Davola. «La nostra è una iniziativa di taglio squisitamente culturale ed è una battaglia antica della Fondazione Einaudi», ha precisato Benedetto, «Voi sapete che la legislatura dal 1992 al 1994 fu quella delle peggiori leggi liberticide. In cima a queste leggi liberticide c’è la riforma dell’articolo 68». Anche perché ha sottolineato il presidente, «nella Carta c’è un articolo, il 96, che non ha modificato nulla rispetto all’autorizzazione a procedere per premier e ministri. I membri del governo quindi sono assolutamente coperti, come lo erano i parlamentari sino al 1993, da una autorizzazione a procedere che bisogna richiedere al Parlamento. Perché questa differenza fra parlamentare e ministro?». Per il segretario Cangini «il tema non è difendere gli interessi del singolo parlamentare, ma la dignità e la funzionalità dell’istituzione e della funzione che il parlamentare rappresenta». Quella riforma del 1993, ha sottolineato l’esponente forzista Stefania Craxi, «significò una sottomissione della politica» e «i danni sono evidenti a tutti». Per il leghista Armando Siri, appena assolto in un’inchiesta giudiziaria durata 6 anni, «era la Costituzione del ’48 che prevedeva all’art. 68 l’indipendenza dei poteri dello Stato e quindi la garanzia dei parlamentari di essere indipendenti dalla magistratura».

Contraria l’intera opposizione con il no secco di Avs con il co-portavoce dei Verdi, Angelo Bonelli, che dice: «Mentre milioni di italiani sono costretti a rinunciare al riscaldamento per il caro bollette, il governo Meloni e i suoi alleati non trovano niente di meglio da fare che tentare di garantirsi nuovi scudi giudiziari».

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