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2022-02-10
Palazzo Chigi blinda la Belloni contro Conte
Luigi Di Maio ed Elisabetta Belloni (Ansa)
Nessuna domanda, nessun accenno, nessun riferimento a quel famoso pranzo dello scorso 1° febbraio quando il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e il capo del Dis, i nostri servizi segreti, Elisabetta Belloni, si incontrarono in un ristorante romano poche ore dopo la conclusione della vicenda Quirinale. Di Maio e la Belloni, rispettivamente l’altro ieri e ieri, sono stati auditi dal Copasir, Il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, organo di controllo sull’attività dei servizi segreti. Le audizioni erano già in programma da tempo, ma chi si aspettava qualche domanda relativa a quel pranzo è rimasto deluso: a quanto apprende La Verità, nessuno dei parlamentari che compongono il comitato ha fatto il minimo accenno a quella occasione. Le audizioni sono state dedicate, si legge in una nota del presidente del Copasir, Adolfo Urso di Fdi, alla crisi Ucraina, alle sue conseguenze sul settore energetico e ad altri aspetti della situazione internazionale e, come di consueto, sono state secretate. Di Maio il 1° febbraio pubblicò su Facebook la foto del pranzetto, con un post di contorno: «”Con il ministro Di Maio c’è un’amicizia sempre più solida. Di Maio è sempre leale”. Queste le parole di Elisabetta Belloni», scrisse Di Maio, «alla quale mi legano una profonda stima e una grande amicizia».
Di Maio, nella tarda serata del 28 gennaio, quando sul nome della Belloni per la presidenza della Repubblica si erano messi d’accordo Matteo Salvini, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Giorgia Meloni, si presentò davanti alle telecamere: «Trovo indecoroso», disse il ministro degli Esteri, «che sia stato buttato in pasto al dibattito pubblico un alto profilo come quello di Elisabetta Belloni senza un accordo condiviso. Lo avevo detto ieri: prima di bruciare nomi bisognava trovare l’accordo della maggioranza di governo». Era stata proprio La Verità, il giorno prima della (quasi) ufficializzazione della candidatura della Belloni, a riferire delle preoccupazioni di Di Maio: «Il profilo di Elisabetta Belloni», aveva detto il ministro degli Esteri ai suoi più stretti collaboratori, «è tale che il suo nome può essere fatto solo se c’è la sicurezza di eleggerlo». La frase della Belloni sulla «lealtà» di Di Maio (tra i due c’è un eccellente rapporto cementato nel periodo in cui lei è stata segretario generale della Farnesina) aveva sollevato polemiche e proteste, in particolare da parte del deputato di Italia viva Michele Anzaldi, rimaste senza seguito, visto che neanche Ernesto Magorno, segretario del Copasir e senatore del partito di Matteo Renzi, ha ritenuto di chiedere conto di quel pranzo né a Di Maio né alla Belloni. Del resto, l’avvertimento di Di Maio, riportato dalla Verità il 28 gennaio, sulla inopportunità di candidare una persona che ricopre un ruolo così delicato senza la certezza che venga eletta, ricalca quanto ha detto ieri a Porta a Porta su Rai Uno, il sottosegretario con delega all’intelligence, Franco Gabrielli: «Ho seguito in presa diretta tutta questa vicenda», ha sottolineato Gabrielli, «e ho visto in primis come Elisabetta Belloni, da grande servitrice dello Stato, abbia vissuto con molto fastidio e preoccupazione tutta una serie di veicolazioni, incontri che ci dovevano essere quando lei addirittura nemmeno stava a Roma. Io mi sono affrettato a dire, per intima convinzione», ha aggiunto Gabrielli, «che lei godeva della mia fiducia e di quella del presidente del Consiglio Mario Draghi. Lei è stata una vittima di questa vicenda e ora bisogna imparare dagli errori, commessi a volte in buona fede e con le migliori intenzioni: alcuni soggetti e alcune istituzioni», ha aggiunto Gabrielli, «devono essere messe al riparo. O hai la certezza che venga eletta oppure si arrecano danni alla persona e alle istituzioni che bisogna salvaguardare. Non c’è alcuna possibilità di rimozione di Elisabetta Belloni». Un bel siluro quello lanciato da Gabrielli, evidentemente concordato con Mario Draghi, contro Conte, che aveva lanciato la candidatura della Belloni. Resta sullo sfondo un interrogativo: in quelle ore concitate, qualche esponente dei servizi segreti, magari del Dis, fece da ponte tra Conte, ex premier, e la Belloni? Un interrogativo che ieri nessun componente del Copasir ha ritenuto di porre, e che lascia aperta una ipotesi: evidentemente, considerato che Gabrielli ha blindato la Belloni per conto di Draghi, risollevare la questione nel corso delle audizioni avrebbe significato riaprire un caso che si considera a tutti gli effetti chiuso. Elisabetta Belloni, ricordiamolo sempre, è diventata capo dei servizi segreti italiani nel maggio 2021, al posto di Gennaro Vecchione, nominato da Conte nel 2018 e vicinissimo a «Giuseppi». Vecchione fu sostituito sei mesi prima della scadenza del mandato, prorogato per due anni da Conte alla fine del novembre 2020. Se così fosse, questa così netta affermazione di Gabrielli sarebbe un ulteriore timbro del governo sulle «pulizie di primavera» che la Belloni sta portando avanti all’interno dei servizi.
Grillo cala a Roma per riprendersi un Movimento in preda al panico
Come ai vecchi tempi. Per Beppe Grillo, l’ordinanza del Tribunale di Napoli che ha defenestrato Giuseppe Conte ha rappresentato una manna dal cielo. Lo si capisce da come ieri, nei corridoi di Palazzo, cronisti e parlamentari si affannavano per avere un’informazione o almeno un indizio utile a capire se l’Elevato fosse in viaggio per la Capitale. E questo per il garante del Movimento, da troppo tempo in astinenza da attenzioni mediatiche che non fossero quelle per le vicende giudiziarie, rappresenta già una vittoria. Per lui che lo scorso agosto ha toccato con mano la voglia di Conte di sfilargli il giocattolo dopo averlo già sfilato a Davide Casaleggio, il colpo di coda delle toghe partenopee è un assist per riavvolgere il nastro.
Per capire di che storia si tratterà molto dipenderà dall’incontro tra i due contendenti, che si terrà verosimilmente nelle prossime ore come conseguenza della calata a Roma di Grillo, per la quale il diretto interessato, affilando ferri del mestiere un po’ arrugginiti, ha creato una sapiente suspence. Tornano dunque le ammucchiate selvagge di giornalisti e cameraman davanti all’hotel Forum e i siparietti tutt’altro che improvvisati del fondatore di M5s, ma stavolta è presumibile che quest’ultimo voglia badare al sodo e giocare questi insperati supplementari non commettendo gli errori della volta scorsa. Il problema è che, stando anche a quanto dicono a mezza bocca i parlamentari del Movimento (cercando di mantenere la consegna del silenzio intimata dal garante), ogni esito potrà essere impugnato dall’avvocato della parte rimasta insoddisfatta. Come accaduto per la votazione del nuovo statuto e l’elezione di Conte. Il M5s potrebbe restare in una situazione di anarchia ancora per molto, pregiudicando addirittura la presentazione delle liste per le prossime amministrative.
Conte anche ieri ha ripetuto il mantra: «Con Grillo ci incontreremo, ci confronteremo, stiamo studiando anche con i legali le varie soluzioni», aggiungendo che «l’azione di una forza politica non può interrompersi per un provvedimento giudiziario». Tutti sanno però che il summit avrà due tavoli: quello legale, al quale si siederanno gli avvocati con tutte le carte e le possibili soluzioni a prova di sentenza, ma soprattutto quello politico, dove ripartirà il braccio di ferro di sei mesi fa sullo statuto e sulla leadership. Da una parte, al fianco di Grillo e di Luigi Di Maio, chi vuole tornare all’ipotesi direttorio composto da cinque persone, che poi era quella in campo prima dell’irruzione a gamba tesa di un Conte in uscita da Palazzo Chigi e votare (ma su quale piattaforma?) un nuovo comitato di garanzia. Dall’altra chi vorrebbe semplicemente ripetere la votazione sullo statuto made in Conte e sulla leadership di quest’ultimo, includendo gli iscritti degli ultimi sei mesi. Ma c’è anche molta roba sotto al tavolo: la questione della deroga alla regola del secondo mandato, ad esempio, attorno alla quale si stanno concentrando inquietudini e fibrillazioni dei parlamentari di seconda nomina e dei ministri pentastellati ansiosi di sapere, ora che la legislatura ha imboccato la dirittura d’arrivo, se nella ridotta pattuglia di grillini che approderà nel nuovo Parlamento con 600 eletti ci sarà ancora uno strapuntino dove accomodarsi.
Ieri poi si è aggiunta un’altra tegola: è diventata esecutiva la decisione del collegio di garanzia di Palazzo Madama che annulla l’espulsione dal gruppo parlamentare di sei senatori grillini che non hanno votato la fiducia a Mario Draghi perché «nel regolamento del M5s l’autonomia del gruppo viene schiacciata dall’influenza decisoria del partito».
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Franco Gabrielli parla della bagarre sulla candidatura della numero uno del Dis al Colle e lancia un siluro sull’avvocato del popolo: «Alcune istituzioni vanno messe al riparo». Il Copasir la ascolta sull’Ucraina ma nessuno chiede del pranzo con Luigi Di Maio.Beppe Grillo cala a Roma per riprendersi un Movimento in preda al panico. Vedrà l’ex premier. Il Senato annulla l’espulsione di sei grillini dal gruppo parlamentare.Lo speciale contiene due articoli.Nessuna domanda, nessun accenno, nessun riferimento a quel famoso pranzo dello scorso 1° febbraio quando il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e il capo del Dis, i nostri servizi segreti, Elisabetta Belloni, si incontrarono in un ristorante romano poche ore dopo la conclusione della vicenda Quirinale. Di Maio e la Belloni, rispettivamente l’altro ieri e ieri, sono stati auditi dal Copasir, Il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, organo di controllo sull’attività dei servizi segreti. Le audizioni erano già in programma da tempo, ma chi si aspettava qualche domanda relativa a quel pranzo è rimasto deluso: a quanto apprende La Verità, nessuno dei parlamentari che compongono il comitato ha fatto il minimo accenno a quella occasione. Le audizioni sono state dedicate, si legge in una nota del presidente del Copasir, Adolfo Urso di Fdi, alla crisi Ucraina, alle sue conseguenze sul settore energetico e ad altri aspetti della situazione internazionale e, come di consueto, sono state secretate. Di Maio il 1° febbraio pubblicò su Facebook la foto del pranzetto, con un post di contorno: «”Con il ministro Di Maio c’è un’amicizia sempre più solida. Di Maio è sempre leale”. Queste le parole di Elisabetta Belloni», scrisse Di Maio, «alla quale mi legano una profonda stima e una grande amicizia». Di Maio, nella tarda serata del 28 gennaio, quando sul nome della Belloni per la presidenza della Repubblica si erano messi d’accordo Matteo Salvini, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Giorgia Meloni, si presentò davanti alle telecamere: «Trovo indecoroso», disse il ministro degli Esteri, «che sia stato buttato in pasto al dibattito pubblico un alto profilo come quello di Elisabetta Belloni senza un accordo condiviso. Lo avevo detto ieri: prima di bruciare nomi bisognava trovare l’accordo della maggioranza di governo». Era stata proprio La Verità, il giorno prima della (quasi) ufficializzazione della candidatura della Belloni, a riferire delle preoccupazioni di Di Maio: «Il profilo di Elisabetta Belloni», aveva detto il ministro degli Esteri ai suoi più stretti collaboratori, «è tale che il suo nome può essere fatto solo se c’è la sicurezza di eleggerlo». La frase della Belloni sulla «lealtà» di Di Maio (tra i due c’è un eccellente rapporto cementato nel periodo in cui lei è stata segretario generale della Farnesina) aveva sollevato polemiche e proteste, in particolare da parte del deputato di Italia viva Michele Anzaldi, rimaste senza seguito, visto che neanche Ernesto Magorno, segretario del Copasir e senatore del partito di Matteo Renzi, ha ritenuto di chiedere conto di quel pranzo né a Di Maio né alla Belloni. Del resto, l’avvertimento di Di Maio, riportato dalla Verità il 28 gennaio, sulla inopportunità di candidare una persona che ricopre un ruolo così delicato senza la certezza che venga eletta, ricalca quanto ha detto ieri a Porta a Porta su Rai Uno, il sottosegretario con delega all’intelligence, Franco Gabrielli: «Ho seguito in presa diretta tutta questa vicenda», ha sottolineato Gabrielli, «e ho visto in primis come Elisabetta Belloni, da grande servitrice dello Stato, abbia vissuto con molto fastidio e preoccupazione tutta una serie di veicolazioni, incontri che ci dovevano essere quando lei addirittura nemmeno stava a Roma. Io mi sono affrettato a dire, per intima convinzione», ha aggiunto Gabrielli, «che lei godeva della mia fiducia e di quella del presidente del Consiglio Mario Draghi. Lei è stata una vittima di questa vicenda e ora bisogna imparare dagli errori, commessi a volte in buona fede e con le migliori intenzioni: alcuni soggetti e alcune istituzioni», ha aggiunto Gabrielli, «devono essere messe al riparo. O hai la certezza che venga eletta oppure si arrecano danni alla persona e alle istituzioni che bisogna salvaguardare. Non c’è alcuna possibilità di rimozione di Elisabetta Belloni». Un bel siluro quello lanciato da Gabrielli, evidentemente concordato con Mario Draghi, contro Conte, che aveva lanciato la candidatura della Belloni. Resta sullo sfondo un interrogativo: in quelle ore concitate, qualche esponente dei servizi segreti, magari del Dis, fece da ponte tra Conte, ex premier, e la Belloni? Un interrogativo che ieri nessun componente del Copasir ha ritenuto di porre, e che lascia aperta una ipotesi: evidentemente, considerato che Gabrielli ha blindato la Belloni per conto di Draghi, risollevare la questione nel corso delle audizioni avrebbe significato riaprire un caso che si considera a tutti gli effetti chiuso. Elisabetta Belloni, ricordiamolo sempre, è diventata capo dei servizi segreti italiani nel maggio 2021, al posto di Gennaro Vecchione, nominato da Conte nel 2018 e vicinissimo a «Giuseppi». Vecchione fu sostituito sei mesi prima della scadenza del mandato, prorogato per due anni da Conte alla fine del novembre 2020. Se così fosse, questa così netta affermazione di Gabrielli sarebbe un ulteriore timbro del governo sulle «pulizie di primavera» che la Belloni sta portando avanti all’interno dei servizi. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/palazzo-chigi-blinda-la-belloni-contro-conte-2656610441.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="grillo-cala-a-roma-per-riprendersi-un-movimento-in-preda-al-panico" data-post-id="2656610441" data-published-at="1644440426" data-use-pagination="False"> Grillo cala a Roma per riprendersi un Movimento in preda al panico Come ai vecchi tempi. Per Beppe Grillo, l’ordinanza del Tribunale di Napoli che ha defenestrato Giuseppe Conte ha rappresentato una manna dal cielo. Lo si capisce da come ieri, nei corridoi di Palazzo, cronisti e parlamentari si affannavano per avere un’informazione o almeno un indizio utile a capire se l’Elevato fosse in viaggio per la Capitale. E questo per il garante del Movimento, da troppo tempo in astinenza da attenzioni mediatiche che non fossero quelle per le vicende giudiziarie, rappresenta già una vittoria. Per lui che lo scorso agosto ha toccato con mano la voglia di Conte di sfilargli il giocattolo dopo averlo già sfilato a Davide Casaleggio, il colpo di coda delle toghe partenopee è un assist per riavvolgere il nastro. Per capire di che storia si tratterà molto dipenderà dall’incontro tra i due contendenti, che si terrà verosimilmente nelle prossime ore come conseguenza della calata a Roma di Grillo, per la quale il diretto interessato, affilando ferri del mestiere un po’ arrugginiti, ha creato una sapiente suspence. Tornano dunque le ammucchiate selvagge di giornalisti e cameraman davanti all’hotel Forum e i siparietti tutt’altro che improvvisati del fondatore di M5s, ma stavolta è presumibile che quest’ultimo voglia badare al sodo e giocare questi insperati supplementari non commettendo gli errori della volta scorsa. Il problema è che, stando anche a quanto dicono a mezza bocca i parlamentari del Movimento (cercando di mantenere la consegna del silenzio intimata dal garante), ogni esito potrà essere impugnato dall’avvocato della parte rimasta insoddisfatta. Come accaduto per la votazione del nuovo statuto e l’elezione di Conte. Il M5s potrebbe restare in una situazione di anarchia ancora per molto, pregiudicando addirittura la presentazione delle liste per le prossime amministrative. Conte anche ieri ha ripetuto il mantra: «Con Grillo ci incontreremo, ci confronteremo, stiamo studiando anche con i legali le varie soluzioni», aggiungendo che «l’azione di una forza politica non può interrompersi per un provvedimento giudiziario». Tutti sanno però che il summit avrà due tavoli: quello legale, al quale si siederanno gli avvocati con tutte le carte e le possibili soluzioni a prova di sentenza, ma soprattutto quello politico, dove ripartirà il braccio di ferro di sei mesi fa sullo statuto e sulla leadership. Da una parte, al fianco di Grillo e di Luigi Di Maio, chi vuole tornare all’ipotesi direttorio composto da cinque persone, che poi era quella in campo prima dell’irruzione a gamba tesa di un Conte in uscita da Palazzo Chigi e votare (ma su quale piattaforma?) un nuovo comitato di garanzia. Dall’altra chi vorrebbe semplicemente ripetere la votazione sullo statuto made in Conte e sulla leadership di quest’ultimo, includendo gli iscritti degli ultimi sei mesi. Ma c’è anche molta roba sotto al tavolo: la questione della deroga alla regola del secondo mandato, ad esempio, attorno alla quale si stanno concentrando inquietudini e fibrillazioni dei parlamentari di seconda nomina e dei ministri pentastellati ansiosi di sapere, ora che la legislatura ha imboccato la dirittura d’arrivo, se nella ridotta pattuglia di grillini che approderà nel nuovo Parlamento con 600 eletti ci sarà ancora uno strapuntino dove accomodarsi. Ieri poi si è aggiunta un’altra tegola: è diventata esecutiva la decisione del collegio di garanzia di Palazzo Madama che annulla l’espulsione dal gruppo parlamentare di sei senatori grillini che non hanno votato la fiducia a Mario Draghi perché «nel regolamento del M5s l’autonomia del gruppo viene schiacciata dall’influenza decisoria del partito».
Ineos Grenadier SW
Per la festa del papà, un corso off-road per due persone in omaggio con l’acquisto di un Grenadier SW o Quartermaster.
«Papà, mi insegni?». «Papà, mi fai vedere come si fa?». Quante volte i nostri figli ci hanno posto queste domande. E allora giù a spiegarli come bisogna fare una determinata cosa e pure come non farla. Momenti di condivisione che, solitamente, diventano sempre più rari mentre i nostri figli crescono. «Il tuo Michele è già grande», mi diceva un amico il giorno dopo che era nato il mio primogenito. Ed è davvero così. Ieri, o quasi, ha aperto per la prima volta gli occhi. Oggi, invece, va già in bicicletta e chiede di poter star dietro in moto. «Va bene, ma solo col casco e nel piazzale di casa». Un domani chiederà dell’auto. Una passione che potrà portare avanti o meno. Ma che è bello condividere già da oggi.
Per questo motivo, in occasione della Festa del Papà, Ineos, offre un’esperienza esclusiva dedicata a chi desidera acquistare un Grenadier, il fuoristrada europeo progettato secondo la filosofia «Built for More», pensato per offrire solide capacità off-road, robustezza e comfort anche nell’utilizzo quotidiano.
Dal 19 marzo al 30 aprile 2026, i nuovi acquirenti di Grenadier presso la rete ufficiale italiana riceveranno in omaggio un corso di guida off-road per due persone; pensato non solo per celebrare la condivisione della passione per il fuoristrada fra generazioni, ma anche per dare la possibilità a chiunque abbia deciso di entrare in possesso di un mezzo dalle indiscutibili doti off-road di conoscerne a fondo ogni dettaglio.
Non importa quale generazione abbia dato il via alla passione, ciò che conta è la possibilità di condividere questa esperienza formativa e i ricordi indelebili che potrà lasciare. Senza contare che una volta concluso il corso, ogni nuova avventura su Ineos sarà sicuramente più appagante e coinvolgente.
Un corso di off-road è infatti un’esperienza autentica, progettata per mettere alla prova mezzo e equipaggio in un contesto tecnico e controllato, dove emergono le reali capacità del Grenadier e lo spirito di avventura che lo contraddistingue fin dal suo esordio. Come ha detto Giuseppe Rovito, Managing Director Ineos per l’Italia: «Con questo omaggio, che prende spunto dalla "Festa del Papà", abbiamo voluto creare qualcosa che andasse oltre l’incentivo commerciale, offrendo un’esperienza coerente con lo spirito di Grenadier: il mezzo ideale per costruire ricordi indelebili. La guida in off-road rappresenta l’essenza del progetto: condividerla fra generazioni significa trasmettere valori di competenza, passione e autenticità che sono parte integrante del DNA del brand»,
Il corso si terrà guidando il proprio mezzo, in un’area dedicata e con il supporto di istruttori professionisti. L’occasione di poterlo fare assieme a una persona importante è ciò che rende questa possibilità ancora più imperdibile. L’iniziativa coinvolge tutti i nuovi acquirenti di Ineos Grenadier SW e Quartermaster, ma anche gli attuali proprietari: per loro, la possibilità di partecipare al corso con un vantaggio di costo importante grazie al contributo di Ineos Automotive.
«Per Ineos, questa attività rappresenta un modo concreto per rafforzare il legame fra il brand e la community di owner, offrendo un’occasione di formazione e di divertimento ad alto contenuto emozionale. Oltretutto, questo è il primo passo di una strategia ben definita», ha aggiunto Nicholas Vagliviello, Communication & Partnership Coordinator in ATflow, «Per il marchio Ineos abbiamo in serbo molte altre attività rivolte agli appassionati di off-road e alcune di queste partiranno già con l’estate 2026».
Il corso di guida off-road per i clienti attuali e nuovi di Ineos Grenadier è una proposta che rende ancora più unico questo veicolo progettato senza compromessi, con telaio a longheroni, assali rigidi e motorizzazioni sei cilindri diesel o benzina Bmw, abbinate a cambio automatico ZF, per prestazioni affidabili anche negli scenari più impegnativi.
Il design del Grenadier esprime robustezza e rigore progettuale, mentre l’architettura tecnica è pensata per resistere agli impieghi più gravosi, nel solco della tradizione dei grandi fuoristrada europei.I posti per il corso off-road sono limitati e disponibili fino a esaurimento nel periodo di validità dell’iniziativa. Le date e i luoghi dei corsi verranno confermati entro la fine di aprile.Per aderire all’iniziativa «Festa del Papà» è possibile rivolgersi al proprio concessionario Ineos di zona.
Per informazioni: https://ineosgrenadier.com/it/it/trova-un-rivenditore
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«Serve un'Europa unita nel settore energetico». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, dalla sede della delegazione di Confindustria a Bruxelles.
Ecco #DimmiLaVerità del 19 marzo 2026. La deputata di Azione Federica Onori racconta l'incredibile caso dei bambini nati in Italia ma senza cittadinanza.