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2022-04-26
«Missili vicini alla centrale atomica». Nuovo assalto a Odessa dalla Crimea
Ansa
Non si arresta l’offensiva militare russa nel Donbass e nella parte meridionale dell’Ucraina. Mentre cinque stazioni ferroviarie nell’Ucraina centrale e occidentale sono state colpite dalle forze russe, il portavoce del ministero della Difesa ucraino, Oleksandr Motuzyanyk, ha dichiarato ieri che le truppe di Kiev hanno respinto gli attacchi nell’Est. Lo stesso Motuzyanyk ha inoltre reso noto che Mosca avrebbe schierato otto navi da guerra a largo delle coste ucraine nel Mar Nero. Kiev ha affermato che, contrariamente a quanto dichiarato poco prima dai russi, non è stato possibile raggiungere un accordo per un corridoio umanitario a Mariupol. «È importante capire che un corridoio umanitario si apre con l’accordo di entrambe le parti. Un corridoio annunciato unilateralmente non fornisce sicurezza, e quindi non è un corridoio umanitario», ha detto la vicepremier ucraina, Iryna Vereshschuk. Nel frattempo, almeno cinque persone sono state uccise in attacchi missilistici russi, condotti contro un’infrastruttura ferroviaria vicino a Zhmerynka. «Stanno cercando di distruggere le rotte di rifornimento dell’assistenza tecnico-militare dagli Stati partner. Per fare ciò, concentrano i bombardamenti sugli snodi ferroviari», hanno detto le forze armate di Kiev.
Secondo Al Jazeera, l’agenzia statale ucraina Energoatom ha accusato Mosca di aver lanciato due missili cruise che hanno sorvolato da vicino la centrale nucleare di Khmelnitsky. Si è inoltre verificata una vigorosa esplosione a Kreminna, nella regione di Lugansk, mentre ci sono state cinque vittime (tra cui due bambine) in quella di Donetsk.
Alta tensione si registra anche in Moldavia: ieri sera, si sono infatti verificate delle esplosioni nei pressi del ministero della Sicurezza statale della Transnistria, regione in cui sorge l’autoproclamata Repubblica Moldava di Pridniestrov. Pare che le deflagrazioni dipendano dai colpi di un lanciagranate portatile anticarro. È stato reso noto nei giorni scorsi che il Cremlino mira alla conquista del Sud dell’Ucraina (anche) per avere un accesso a quest’area (e mettere così sotto pressione Chisinau). Che Mosca punti alla Transnistria è stato ulteriormente confermato ieri mattina, quando i russi hanno tentato un attacco missilistico dalla Crimea contro Odessa: circostanza, questa, riportata dal capo dell’amministrazione militare regionale di Odessa, Maksym Marchenko.
Sempre a Odessa, sabato scorso, sono rimaste uccise otto persone, tra cui una madre e la sua bambina di tre mesi, a seguito di un attacco missilistico russo. A raccontare l’accaduto è stato l’inviato di Panorama, Fausto Biloslavo. «Sei missili da crociera sono arrivati su Odessa, due sono passati uno dopo l’altro sulla mia testa nel centro della città con il loro rumore di caccia a reazione […] Questi missili sembra che avessero obiettivi militari e infatti hanno colpito uno scalo militare dove c’era un deposito di armi straniere», ha detto. «Poi giustamente la contraerea ucraina risponde, sparando ripetutamente. Il primo missile mi è passato sopra la testa, mentre il secondo è stato intercettato ed è stato deviato cadendo su un palazzo di sedici piani. Io sono arrivato subito dopo e 4-5 piani erano come polverizzati», ha proseguito, per poi aggiungere: «Gli ucraini dicono che hanno usato la contraerea. Giustamente dicono, se i russi non avessero lanciato i missili, noi non avremmo usato la controaerea».
Nel frattempo, Mosca ha reso noto ieri che indagherà su un incendio, esploso alle prime ore del mattino, in un deposito di petrolio nella città di Bryansk, che si trova a circa 150 chilometri dal confine ucraino. Come riferito da Reuters, circolano sui social delle speculazioni, secondo cui si tratterebbe di un attacco da parte di Kiev: speculazioni che, riporta la medesima fonte, non sono al momento confermate. Da giorni, Mosca accusa il governo ucraino di organizzare attacchi e sabotaggi sul territorio russo: un addebito che Kiev ha ripetutamente respinto.
Vladimir Putin è tornato a parlare ieri. «L’Occidente sta tentando di spaccare la società russa e distruggere la Russia dall’interno», ha detto. Il presidente russo ha poi chiesto di mettere fine alle «provocazioni contro le forze armate russe attraverso l’uso dei media stranieri». «È una strana diplomazia quando i diplomatici chiedono all’Ucraina di vincere la guerra sul campo di battaglia», ha proseguito, sostenendo inoltre che l’economia russa riuscirà a sopportare il peso delle sanzioni occidentali. Putin ha inoltre dichiarato che i servizi russi avrebbero sventato un tentativo di assassinio ai danni del giornalista russo (fortemente vicino al Cremlino), Vladimir Solovyev, da parte di quello che è stato definito un gruppo neonazista al soldo dell’intelligence ucraina. Un’accusa, questa, che è stata respinta da Kiev.
Si sono nel frattempo perse le tracce di Ivan Luca Vavassori, l’ex calciatore italiano arruolatosi come volontario nelle forze di Kiev. Tutto questo, mentre il sindaco di Slavutich ha lanciato un allarme in riferimento all’area di Chernobyl. «Non possiamo sapere cosa c’è nella testa dei russi. Non potevamo aspettarci che si impadronissero delle centrali nucleari. La nostra regione sarà sempre in pericolo fino a quando il sistema in Russia non cambierà. La minaccia esiste sempre». Nel frattempo, i colloqui diplomatici restano in salita. «La Russia al momento non ritiene il cessate il fuoco un’opzione possibile», ha detto ieri il viceambasciatore russo di Mosca all’Onu, Dmitry Polyansky.
Guterres dallo zar: «Pace urgente»
Richiedere una «pace urgente». È l’obiettivo dichiarato dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in volo verso Mosca per dar vita a un’azione diplomatica, che il 28 aprile si sposterà a Kiev.
Nella capitale russa, due sono gli incontri previsti. In primo luogo, un dialogo diretto con il presidente Vladimir Putin. Anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, però, avrà un faccia a faccia con Guterres. Lavrov ha già dichiarato che la Russia non accetterà ultimatum. Per il resto, le parti si rendono disponibili ad ascoltare ciò che l’Onu avrà da dire, specie dopo l’ufficializzazione dell’unità di intenti delle Nazioni Unite con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. «Porre fine alla guerra e alla sofferenza dei civili è il nostro scopo comune», la sintesi dell’incontro a Istanbul tra Erdogan e Guterres.
La missione del rappresentante del Palazzo di vetro in Russia, però, non ha riscosso l’approvazione da parte ucraina. L’idea di Volodymyr Zelensky è che, per questioni di opportunità, l’Onu avrebbe dovuto farsi spiegare la situazione prima dal Paese aggredito, per poi ascoltare la versione dell’aggressore. «Non ci sono morti nelle strade di Mosca. L’ordine di visita stabilito non è logico». Più drastico è stato Igor Zhovka, vicecapo dello staff del presidente ucraino, che non ne ha fatto una questione di «priorità nell’ordine dei viaggi diplomatici», ma ha stigmatizzato la stessa idea di dialogare con Putin. «Non è una buona idea andare a Mosca: non capiamo l’intenzione di parlare con Putin. In ogni caso Guterres non è autorizzato a parlare a nome del governo ucraino nel suo sforzo di pace», le parole «forti» del consigliere di Zelensky. Non si è fatto remore, il rappresentante ucraino, nemmeno a mostrare profondo scetticismo verso il tentativo di mediazione. «Qualsiasi colloquio di pace va bene se finisce con il risultato. Dubito davvero che i tentativi organizzati dall’Onu ne avranno uno». Ma c’è anche chi, sempre da Kiev, spera che l’incontro Onu-Russia sortisca almeno l’effetto di far aprire i corridoi umanitari per i civili dall’acciaieria Azovstal di Mariupol: è la vicepremier Iryna Vreschuk, che ha fatto appello a Guterres per perorare la causa, chiedendo anche la presenza di rappresentanti delle Nazioni Unite nel convoglio umanitario.
E mentre l’Onu cerca di compiere uno sforzo in direzione della pace, si incrinano sempre più i rapporti tra Russsia e Germania. Il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore tedesco a Mosca per comunicargli l’espulsione di 40 diplomatici tedeschi. È la risposta all’espulsione - avvenuta il 4 aprile scorso - di 40 diplomatici russi da parte di Berlino, che intendeva rispondere in questo modo agli «orrori contro i civili» a Bucha. Intanto, oggi il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, vedrà il premier polacco, Mateusz Morawiecki, a Berlino, per discutere della risposta europea all’invasione dell’Ucraina.
Di nuovi assetti delle relazioni internazionali ha parlato in India, nel suo intervento al Raisina Dialogue, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. «Russia e Cina hanno dichiarato che la loro amicizia non ha limiti, in un patto apparentemente sfrenato al quale è seguita poi l’invasione dell’Ucraina. Cosa dobbiamo aspettarci dalle nuove relazioni internazionali che entrambe hanno auspicato?». È un domanda che bisognerebbe porsi più spesso in questi giorni concitati.
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Salta l’evacuazione di Mariupol, i russi bombardano le ferrovie per bloccare il materiale bellico destinato alla resistenza. Rogo in un centro petrolifero a Bryansk. Vladimir Putin: «L’Occidente mira a distruggerci dall’interno».Oggi la visita al Cremlino di Antonio Guterres criticata dall’Ucraina, dove il segretario Onu andrà giovedì. Intanto Sergej Lavrov espelle 40 diplomatici tedeschi. Il polacco Mateusz Morawiecki vola da Olaf Scholz.Lo speciale contiene due articoli.Non si arresta l’offensiva militare russa nel Donbass e nella parte meridionale dell’Ucraina. Mentre cinque stazioni ferroviarie nell’Ucraina centrale e occidentale sono state colpite dalle forze russe, il portavoce del ministero della Difesa ucraino, Oleksandr Motuzyanyk, ha dichiarato ieri che le truppe di Kiev hanno respinto gli attacchi nell’Est. Lo stesso Motuzyanyk ha inoltre reso noto che Mosca avrebbe schierato otto navi da guerra a largo delle coste ucraine nel Mar Nero. Kiev ha affermato che, contrariamente a quanto dichiarato poco prima dai russi, non è stato possibile raggiungere un accordo per un corridoio umanitario a Mariupol. «È importante capire che un corridoio umanitario si apre con l’accordo di entrambe le parti. Un corridoio annunciato unilateralmente non fornisce sicurezza, e quindi non è un corridoio umanitario», ha detto la vicepremier ucraina, Iryna Vereshschuk. Nel frattempo, almeno cinque persone sono state uccise in attacchi missilistici russi, condotti contro un’infrastruttura ferroviaria vicino a Zhmerynka. «Stanno cercando di distruggere le rotte di rifornimento dell’assistenza tecnico-militare dagli Stati partner. Per fare ciò, concentrano i bombardamenti sugli snodi ferroviari», hanno detto le forze armate di Kiev. Secondo Al Jazeera, l’agenzia statale ucraina Energoatom ha accusato Mosca di aver lanciato due missili cruise che hanno sorvolato da vicino la centrale nucleare di Khmelnitsky. Si è inoltre verificata una vigorosa esplosione a Kreminna, nella regione di Lugansk, mentre ci sono state cinque vittime (tra cui due bambine) in quella di Donetsk. Alta tensione si registra anche in Moldavia: ieri sera, si sono infatti verificate delle esplosioni nei pressi del ministero della Sicurezza statale della Transnistria, regione in cui sorge l’autoproclamata Repubblica Moldava di Pridniestrov. Pare che le deflagrazioni dipendano dai colpi di un lanciagranate portatile anticarro. È stato reso noto nei giorni scorsi che il Cremlino mira alla conquista del Sud dell’Ucraina (anche) per avere un accesso a quest’area (e mettere così sotto pressione Chisinau). Che Mosca punti alla Transnistria è stato ulteriormente confermato ieri mattina, quando i russi hanno tentato un attacco missilistico dalla Crimea contro Odessa: circostanza, questa, riportata dal capo dell’amministrazione militare regionale di Odessa, Maksym Marchenko. Sempre a Odessa, sabato scorso, sono rimaste uccise otto persone, tra cui una madre e la sua bambina di tre mesi, a seguito di un attacco missilistico russo. A raccontare l’accaduto è stato l’inviato di Panorama, Fausto Biloslavo. «Sei missili da crociera sono arrivati su Odessa, due sono passati uno dopo l’altro sulla mia testa nel centro della città con il loro rumore di caccia a reazione […] Questi missili sembra che avessero obiettivi militari e infatti hanno colpito uno scalo militare dove c’era un deposito di armi straniere», ha detto. «Poi giustamente la contraerea ucraina risponde, sparando ripetutamente. Il primo missile mi è passato sopra la testa, mentre il secondo è stato intercettato ed è stato deviato cadendo su un palazzo di sedici piani. Io sono arrivato subito dopo e 4-5 piani erano come polverizzati», ha proseguito, per poi aggiungere: «Gli ucraini dicono che hanno usato la contraerea. Giustamente dicono, se i russi non avessero lanciato i missili, noi non avremmo usato la controaerea». Nel frattempo, Mosca ha reso noto ieri che indagherà su un incendio, esploso alle prime ore del mattino, in un deposito di petrolio nella città di Bryansk, che si trova a circa 150 chilometri dal confine ucraino. Come riferito da Reuters, circolano sui social delle speculazioni, secondo cui si tratterebbe di un attacco da parte di Kiev: speculazioni che, riporta la medesima fonte, non sono al momento confermate. Da giorni, Mosca accusa il governo ucraino di organizzare attacchi e sabotaggi sul territorio russo: un addebito che Kiev ha ripetutamente respinto. Vladimir Putin è tornato a parlare ieri. «L’Occidente sta tentando di spaccare la società russa e distruggere la Russia dall’interno», ha detto. Il presidente russo ha poi chiesto di mettere fine alle «provocazioni contro le forze armate russe attraverso l’uso dei media stranieri». «È una strana diplomazia quando i diplomatici chiedono all’Ucraina di vincere la guerra sul campo di battaglia», ha proseguito, sostenendo inoltre che l’economia russa riuscirà a sopportare il peso delle sanzioni occidentali. Putin ha inoltre dichiarato che i servizi russi avrebbero sventato un tentativo di assassinio ai danni del giornalista russo (fortemente vicino al Cremlino), Vladimir Solovyev, da parte di quello che è stato definito un gruppo neonazista al soldo dell’intelligence ucraina. Un’accusa, questa, che è stata respinta da Kiev. Si sono nel frattempo perse le tracce di Ivan Luca Vavassori, l’ex calciatore italiano arruolatosi come volontario nelle forze di Kiev. Tutto questo, mentre il sindaco di Slavutich ha lanciato un allarme in riferimento all’area di Chernobyl. «Non possiamo sapere cosa c’è nella testa dei russi. Non potevamo aspettarci che si impadronissero delle centrali nucleari. La nostra regione sarà sempre in pericolo fino a quando il sistema in Russia non cambierà. La minaccia esiste sempre». Nel frattempo, i colloqui diplomatici restano in salita. «La Russia al momento non ritiene il cessate il fuoco un’opzione possibile», ha detto ieri il viceambasciatore russo di Mosca all’Onu, Dmitry Polyansky.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/missili-centrale-assalto-odessa-crimea-2657213526.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="guterres-dallo-zar-pace-urgente" data-post-id="2657213526" data-published-at="1650953291" data-use-pagination="False"> Guterres dallo zar: «Pace urgente» Richiedere una «pace urgente». È l’obiettivo dichiarato dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in volo verso Mosca per dar vita a un’azione diplomatica, che il 28 aprile si sposterà a Kiev. Nella capitale russa, due sono gli incontri previsti. In primo luogo, un dialogo diretto con il presidente Vladimir Putin. Anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, però, avrà un faccia a faccia con Guterres. Lavrov ha già dichiarato che la Russia non accetterà ultimatum. Per il resto, le parti si rendono disponibili ad ascoltare ciò che l’Onu avrà da dire, specie dopo l’ufficializzazione dell’unità di intenti delle Nazioni Unite con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. «Porre fine alla guerra e alla sofferenza dei civili è il nostro scopo comune», la sintesi dell’incontro a Istanbul tra Erdogan e Guterres. La missione del rappresentante del Palazzo di vetro in Russia, però, non ha riscosso l’approvazione da parte ucraina. L’idea di Volodymyr Zelensky è che, per questioni di opportunità, l’Onu avrebbe dovuto farsi spiegare la situazione prima dal Paese aggredito, per poi ascoltare la versione dell’aggressore. «Non ci sono morti nelle strade di Mosca. L’ordine di visita stabilito non è logico». Più drastico è stato Igor Zhovka, vicecapo dello staff del presidente ucraino, che non ne ha fatto una questione di «priorità nell’ordine dei viaggi diplomatici», ma ha stigmatizzato la stessa idea di dialogare con Putin. «Non è una buona idea andare a Mosca: non capiamo l’intenzione di parlare con Putin. In ogni caso Guterres non è autorizzato a parlare a nome del governo ucraino nel suo sforzo di pace», le parole «forti» del consigliere di Zelensky. Non si è fatto remore, il rappresentante ucraino, nemmeno a mostrare profondo scetticismo verso il tentativo di mediazione. «Qualsiasi colloquio di pace va bene se finisce con il risultato. Dubito davvero che i tentativi organizzati dall’Onu ne avranno uno». Ma c’è anche chi, sempre da Kiev, spera che l’incontro Onu-Russia sortisca almeno l’effetto di far aprire i corridoi umanitari per i civili dall’acciaieria Azovstal di Mariupol: è la vicepremier Iryna Vreschuk, che ha fatto appello a Guterres per perorare la causa, chiedendo anche la presenza di rappresentanti delle Nazioni Unite nel convoglio umanitario. E mentre l’Onu cerca di compiere uno sforzo in direzione della pace, si incrinano sempre più i rapporti tra Russsia e Germania. Il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore tedesco a Mosca per comunicargli l’espulsione di 40 diplomatici tedeschi. È la risposta all’espulsione - avvenuta il 4 aprile scorso - di 40 diplomatici russi da parte di Berlino, che intendeva rispondere in questo modo agli «orrori contro i civili» a Bucha. Intanto, oggi il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, vedrà il premier polacco, Mateusz Morawiecki, a Berlino, per discutere della risposta europea all’invasione dell’Ucraina. Di nuovi assetti delle relazioni internazionali ha parlato in India, nel suo intervento al Raisina Dialogue, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. «Russia e Cina hanno dichiarato che la loro amicizia non ha limiti, in un patto apparentemente sfrenato al quale è seguita poi l’invasione dell’Ucraina. Cosa dobbiamo aspettarci dalle nuove relazioni internazionali che entrambe hanno auspicato?». È un domanda che bisognerebbe porsi più spesso in questi giorni concitati.
Carlo Messina (Imagoeconomica)
Il piano arriva dopo un 2025 che l’amministratore delegato definisce senza esitazioni «il migliore di sempre». Utile netto a 9,3 miliardi (+7,6%), dividendi complessivi per 6,5 miliardi – tra acconto e saldo – e un buyback da 2,3 miliardi già autorizzato dalla Bce. L’ad rivendica di aver superato, negli ultimi due piani industriali, tutti gli obiettivi.
La strategia al 2029 poggia su tre pilastri: riduzione dei costi grazie alla tecnologia, crescita dei ricavi trainata dalle commissioni e un costo del rischio ai minimi storici, frutto di una banca senza più crediti incagliati. Ma il vero salto è geografico. Messina guarda oltre i confini italiani e rivendica di essere «parte di una storia completamente diversa rispetto alla saga del risiko bancario del 2025». Tradotto: nessuna corsa alle aggregazioni domestiche, nessun inseguimento a fusioni difensive che comunque troverebbero l’ostacolo dell’Antitrust. Il baricentro si sposta sull’espansione internazionale, in particolare nell’industria del risparmio.
È qui che prende forma Isywealth Europe, il progetto-bandiera del nuovo piano. Un’iniziativa che porta all’estero il modello Intesa nella consulenza finanziaria, facendo leva sul digitale e sulle sinergie di gruppo. Francia, Germania e Spagna sono i primi traguardi individuati. Mercati dove la banca è già presente con proprie filiali e dove punta a servire corporate, retail e private banking attraverso piattaforme tecnologiche integrate. Duecento milioni di investimenti iniziali. Il piano di espansione nelle grandi città europee, con prodotti distribuiti anche tramite Isybank e Fideuram Direct. La crescita avverrà solo con operazioni di cui il gruppo avrà la maggioranza azionaria. Al momento, chiarisce, sul tavolo non c’è nulla. Nessuna fretta, nessuna ansia da shopping. La stessa logica guida la strategia sulle banche estere, chiamate a realizzare sinergie più strette con le altre divisioni del gruppo. Il risultato netto della divisione international banks dovrebbe salire a 1,8 miliardi nel 2029 dagli 1,2 miliardi del 2025. «Nell’eurozona non serve fare acquisizioni», sottolinea, «meglio sfruttare le presenze che già abbiamo».
Intesa promette una nuova accelerazione sul fronte della riduzione dei costi. Per raggiungere l’obiettivo sono previsti altri 5,1 miliardi di investimenti tecnologici, che si aggiungono ai 6,6 miliardi del piano precedente. In parallelo, un ricambio generazionale senza scosse: 9.750 uscite volontarie in Italia entro il 2030, compensate da circa 6.300 nuove assunzioni di giovani. A regime, i risparmi attesi valgono 570 milioni di euro.
Il capitolo del risiko bancario è liquidato con poche frasi ma con un tono che non lascia spazio a interpretazioni. Le operazioni che animano il dibattito, «non ci preoccupano». Neanche l’asse Unicredit-Generali di cui tanto si parla «Sarebbe come mettere insieme due Bpm. Rimarremmo comunque con tre volte più grandi». Fine della discussione. Per Intesa, insiste l’amministratore delegato, non è un terreno di competizione. Anche perché, osserva, «mettere insieme un asset manager assicurativo con una rete di distribuzione bancaria non ha molto senso».
In controluce, il piano racconta anche un altro punto di vista: quello che osserva con attenzione lo scenario globale. Alla domanda su Kevin Warsh, indicato da Donald Trump come prossimo presidente della Fed, il giudizio è misurato ma positivo: «Una persona di altissima competenza e capacità». Un segnale di equilibrio, mentre le banche centrali restano un fattore chiave di stabilità – o instabilità – dei mercati.
Alla fine, il nuovo piano di Intesa Sanpaolo appare come un manifesto di continuità. Cinquanta miliardi di dividendi come garanzia, una strategia internazionale come orizzonte, il rifiuto del risiko come scelta identitaria.
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Under Salt Marsh (Sky)
La natura, la sua violenza improvvisa, è protagonista al fianco di una comunità tradizionale, scossa da un omicidio quasi perfetto. O, quanto meno, di un omicidio che sarebbe stato perfetto, se non fosse intervenuta la natura.Il mare, in un giorno di tempesta, ha portato sulle rive del Galles un corpo, lo spettro di una morte innaturale. E, pure, la certezza che l'indagine non sarebbe stata semplice. Jackie Eliss l'ha capito fin dal primo momento.
Lo ha sentito sulla propria pelle, lei che aveva cercato di dimenticare il passato, gli sbagli, gli errori. La Eliss era detective a Morfa Halen, cittadina immaginaria, arroccata sui paesaggi del Galles, quando un'altra morte ha messo a soqquadro la sua vita. Allora, c'era la stessa violenza, ma poche certezze. Jackie Eliss non è riuscita a capire chi fosse il responsabile di una tale brutalità, perché, soprattutto. Qualche ipotesi l'ha azzardata, qualcosa lo ha pensato. Ma, a conti fatti, non ha saputo portare dalla sua prove certe e inconfutabili. Così, il paese le ha voltato le spalle e la sua famiglia con lui. La Eliss ha perso il marito, la stima della figlia e il lavoro. Tre anni più tardi, è la stessa donna, ma il mestiere è un altro, le insicurezze aumentate.Jackie Eliss, quando il secondo cadavere piomba a Morfa Halen, non è più una detective, ma un'insegnante, cui l'ostracismo dei suoi concittadini ha provocato una tristezza latente. Sola, senza lo scopo di un mestiere che era vocazione, vorrebbe tenersi alla larga da quell'altro mistero. Ma qualcosa, una sensazione sottile sottopelle, le dice che le morti, pur passati anni, sono connesse. Ed è in nome di questa connessione, della voglia di capire cosa sia successo e redimere con ciò se stessa e i propri errori, che la Eliss decide di tornare a investigare. Senza l'ufficialità del ruolo, senza gli strumenti consoni. Senza aiuti, ma con una determinazione tipica del genere cui Under salt marsh appartiene.
Lo show, in quattro episodi, rincorre la velocità del giallo, del thriller, rincorrendo parimenti quella del cataclisma. Perché c'è altro a rendere il mistero più inquietante: la minaccia incombente di una tempesta senza precedenti, decisa a distruggere ogni prova che possa condurre alla verità.
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Dopo aver chiesto di abolire il carcere e «okkupare» le case, l'eurodeputata Avs palpita per Askatasuna.