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2022-04-26
«Missili vicini alla centrale atomica». Nuovo assalto a Odessa dalla Crimea
Ansa
Non si arresta l’offensiva militare russa nel Donbass e nella parte meridionale dell’Ucraina. Mentre cinque stazioni ferroviarie nell’Ucraina centrale e occidentale sono state colpite dalle forze russe, il portavoce del ministero della Difesa ucraino, Oleksandr Motuzyanyk, ha dichiarato ieri che le truppe di Kiev hanno respinto gli attacchi nell’Est. Lo stesso Motuzyanyk ha inoltre reso noto che Mosca avrebbe schierato otto navi da guerra a largo delle coste ucraine nel Mar Nero. Kiev ha affermato che, contrariamente a quanto dichiarato poco prima dai russi, non è stato possibile raggiungere un accordo per un corridoio umanitario a Mariupol. «È importante capire che un corridoio umanitario si apre con l’accordo di entrambe le parti. Un corridoio annunciato unilateralmente non fornisce sicurezza, e quindi non è un corridoio umanitario», ha detto la vicepremier ucraina, Iryna Vereshschuk. Nel frattempo, almeno cinque persone sono state uccise in attacchi missilistici russi, condotti contro un’infrastruttura ferroviaria vicino a Zhmerynka. «Stanno cercando di distruggere le rotte di rifornimento dell’assistenza tecnico-militare dagli Stati partner. Per fare ciò, concentrano i bombardamenti sugli snodi ferroviari», hanno detto le forze armate di Kiev.
Secondo Al Jazeera, l’agenzia statale ucraina Energoatom ha accusato Mosca di aver lanciato due missili cruise che hanno sorvolato da vicino la centrale nucleare di Khmelnitsky. Si è inoltre verificata una vigorosa esplosione a Kreminna, nella regione di Lugansk, mentre ci sono state cinque vittime (tra cui due bambine) in quella di Donetsk.
Alta tensione si registra anche in Moldavia: ieri sera, si sono infatti verificate delle esplosioni nei pressi del ministero della Sicurezza statale della Transnistria, regione in cui sorge l’autoproclamata Repubblica Moldava di Pridniestrov. Pare che le deflagrazioni dipendano dai colpi di un lanciagranate portatile anticarro. È stato reso noto nei giorni scorsi che il Cremlino mira alla conquista del Sud dell’Ucraina (anche) per avere un accesso a quest’area (e mettere così sotto pressione Chisinau). Che Mosca punti alla Transnistria è stato ulteriormente confermato ieri mattina, quando i russi hanno tentato un attacco missilistico dalla Crimea contro Odessa: circostanza, questa, riportata dal capo dell’amministrazione militare regionale di Odessa, Maksym Marchenko.
Sempre a Odessa, sabato scorso, sono rimaste uccise otto persone, tra cui una madre e la sua bambina di tre mesi, a seguito di un attacco missilistico russo. A raccontare l’accaduto è stato l’inviato di Panorama, Fausto Biloslavo. «Sei missili da crociera sono arrivati su Odessa, due sono passati uno dopo l’altro sulla mia testa nel centro della città con il loro rumore di caccia a reazione […] Questi missili sembra che avessero obiettivi militari e infatti hanno colpito uno scalo militare dove c’era un deposito di armi straniere», ha detto. «Poi giustamente la contraerea ucraina risponde, sparando ripetutamente. Il primo missile mi è passato sopra la testa, mentre il secondo è stato intercettato ed è stato deviato cadendo su un palazzo di sedici piani. Io sono arrivato subito dopo e 4-5 piani erano come polverizzati», ha proseguito, per poi aggiungere: «Gli ucraini dicono che hanno usato la contraerea. Giustamente dicono, se i russi non avessero lanciato i missili, noi non avremmo usato la controaerea».
Nel frattempo, Mosca ha reso noto ieri che indagherà su un incendio, esploso alle prime ore del mattino, in un deposito di petrolio nella città di Bryansk, che si trova a circa 150 chilometri dal confine ucraino. Come riferito da Reuters, circolano sui social delle speculazioni, secondo cui si tratterebbe di un attacco da parte di Kiev: speculazioni che, riporta la medesima fonte, non sono al momento confermate. Da giorni, Mosca accusa il governo ucraino di organizzare attacchi e sabotaggi sul territorio russo: un addebito che Kiev ha ripetutamente respinto.
Vladimir Putin è tornato a parlare ieri. «L’Occidente sta tentando di spaccare la società russa e distruggere la Russia dall’interno», ha detto. Il presidente russo ha poi chiesto di mettere fine alle «provocazioni contro le forze armate russe attraverso l’uso dei media stranieri». «È una strana diplomazia quando i diplomatici chiedono all’Ucraina di vincere la guerra sul campo di battaglia», ha proseguito, sostenendo inoltre che l’economia russa riuscirà a sopportare il peso delle sanzioni occidentali. Putin ha inoltre dichiarato che i servizi russi avrebbero sventato un tentativo di assassinio ai danni del giornalista russo (fortemente vicino al Cremlino), Vladimir Solovyev, da parte di quello che è stato definito un gruppo neonazista al soldo dell’intelligence ucraina. Un’accusa, questa, che è stata respinta da Kiev.
Si sono nel frattempo perse le tracce di Ivan Luca Vavassori, l’ex calciatore italiano arruolatosi come volontario nelle forze di Kiev. Tutto questo, mentre il sindaco di Slavutich ha lanciato un allarme in riferimento all’area di Chernobyl. «Non possiamo sapere cosa c’è nella testa dei russi. Non potevamo aspettarci che si impadronissero delle centrali nucleari. La nostra regione sarà sempre in pericolo fino a quando il sistema in Russia non cambierà. La minaccia esiste sempre». Nel frattempo, i colloqui diplomatici restano in salita. «La Russia al momento non ritiene il cessate il fuoco un’opzione possibile», ha detto ieri il viceambasciatore russo di Mosca all’Onu, Dmitry Polyansky.
Guterres dallo zar: «Pace urgente»
Richiedere una «pace urgente». È l’obiettivo dichiarato dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in volo verso Mosca per dar vita a un’azione diplomatica, che il 28 aprile si sposterà a Kiev.
Nella capitale russa, due sono gli incontri previsti. In primo luogo, un dialogo diretto con il presidente Vladimir Putin. Anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, però, avrà un faccia a faccia con Guterres. Lavrov ha già dichiarato che la Russia non accetterà ultimatum. Per il resto, le parti si rendono disponibili ad ascoltare ciò che l’Onu avrà da dire, specie dopo l’ufficializzazione dell’unità di intenti delle Nazioni Unite con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. «Porre fine alla guerra e alla sofferenza dei civili è il nostro scopo comune», la sintesi dell’incontro a Istanbul tra Erdogan e Guterres.
La missione del rappresentante del Palazzo di vetro in Russia, però, non ha riscosso l’approvazione da parte ucraina. L’idea di Volodymyr Zelensky è che, per questioni di opportunità, l’Onu avrebbe dovuto farsi spiegare la situazione prima dal Paese aggredito, per poi ascoltare la versione dell’aggressore. «Non ci sono morti nelle strade di Mosca. L’ordine di visita stabilito non è logico». Più drastico è stato Igor Zhovka, vicecapo dello staff del presidente ucraino, che non ne ha fatto una questione di «priorità nell’ordine dei viaggi diplomatici», ma ha stigmatizzato la stessa idea di dialogare con Putin. «Non è una buona idea andare a Mosca: non capiamo l’intenzione di parlare con Putin. In ogni caso Guterres non è autorizzato a parlare a nome del governo ucraino nel suo sforzo di pace», le parole «forti» del consigliere di Zelensky. Non si è fatto remore, il rappresentante ucraino, nemmeno a mostrare profondo scetticismo verso il tentativo di mediazione. «Qualsiasi colloquio di pace va bene se finisce con il risultato. Dubito davvero che i tentativi organizzati dall’Onu ne avranno uno». Ma c’è anche chi, sempre da Kiev, spera che l’incontro Onu-Russia sortisca almeno l’effetto di far aprire i corridoi umanitari per i civili dall’acciaieria Azovstal di Mariupol: è la vicepremier Iryna Vreschuk, che ha fatto appello a Guterres per perorare la causa, chiedendo anche la presenza di rappresentanti delle Nazioni Unite nel convoglio umanitario.
E mentre l’Onu cerca di compiere uno sforzo in direzione della pace, si incrinano sempre più i rapporti tra Russsia e Germania. Il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore tedesco a Mosca per comunicargli l’espulsione di 40 diplomatici tedeschi. È la risposta all’espulsione - avvenuta il 4 aprile scorso - di 40 diplomatici russi da parte di Berlino, che intendeva rispondere in questo modo agli «orrori contro i civili» a Bucha. Intanto, oggi il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, vedrà il premier polacco, Mateusz Morawiecki, a Berlino, per discutere della risposta europea all’invasione dell’Ucraina.
Di nuovi assetti delle relazioni internazionali ha parlato in India, nel suo intervento al Raisina Dialogue, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. «Russia e Cina hanno dichiarato che la loro amicizia non ha limiti, in un patto apparentemente sfrenato al quale è seguita poi l’invasione dell’Ucraina. Cosa dobbiamo aspettarci dalle nuove relazioni internazionali che entrambe hanno auspicato?». È un domanda che bisognerebbe porsi più spesso in questi giorni concitati.
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Salta l’evacuazione di Mariupol, i russi bombardano le ferrovie per bloccare il materiale bellico destinato alla resistenza. Rogo in un centro petrolifero a Bryansk. Vladimir Putin: «L’Occidente mira a distruggerci dall’interno».Oggi la visita al Cremlino di Antonio Guterres criticata dall’Ucraina, dove il segretario Onu andrà giovedì. Intanto Sergej Lavrov espelle 40 diplomatici tedeschi. Il polacco Mateusz Morawiecki vola da Olaf Scholz.Lo speciale contiene due articoli.Non si arresta l’offensiva militare russa nel Donbass e nella parte meridionale dell’Ucraina. Mentre cinque stazioni ferroviarie nell’Ucraina centrale e occidentale sono state colpite dalle forze russe, il portavoce del ministero della Difesa ucraino, Oleksandr Motuzyanyk, ha dichiarato ieri che le truppe di Kiev hanno respinto gli attacchi nell’Est. Lo stesso Motuzyanyk ha inoltre reso noto che Mosca avrebbe schierato otto navi da guerra a largo delle coste ucraine nel Mar Nero. Kiev ha affermato che, contrariamente a quanto dichiarato poco prima dai russi, non è stato possibile raggiungere un accordo per un corridoio umanitario a Mariupol. «È importante capire che un corridoio umanitario si apre con l’accordo di entrambe le parti. Un corridoio annunciato unilateralmente non fornisce sicurezza, e quindi non è un corridoio umanitario», ha detto la vicepremier ucraina, Iryna Vereshschuk. Nel frattempo, almeno cinque persone sono state uccise in attacchi missilistici russi, condotti contro un’infrastruttura ferroviaria vicino a Zhmerynka. «Stanno cercando di distruggere le rotte di rifornimento dell’assistenza tecnico-militare dagli Stati partner. Per fare ciò, concentrano i bombardamenti sugli snodi ferroviari», hanno detto le forze armate di Kiev. Secondo Al Jazeera, l’agenzia statale ucraina Energoatom ha accusato Mosca di aver lanciato due missili cruise che hanno sorvolato da vicino la centrale nucleare di Khmelnitsky. Si è inoltre verificata una vigorosa esplosione a Kreminna, nella regione di Lugansk, mentre ci sono state cinque vittime (tra cui due bambine) in quella di Donetsk. Alta tensione si registra anche in Moldavia: ieri sera, si sono infatti verificate delle esplosioni nei pressi del ministero della Sicurezza statale della Transnistria, regione in cui sorge l’autoproclamata Repubblica Moldava di Pridniestrov. Pare che le deflagrazioni dipendano dai colpi di un lanciagranate portatile anticarro. È stato reso noto nei giorni scorsi che il Cremlino mira alla conquista del Sud dell’Ucraina (anche) per avere un accesso a quest’area (e mettere così sotto pressione Chisinau). Che Mosca punti alla Transnistria è stato ulteriormente confermato ieri mattina, quando i russi hanno tentato un attacco missilistico dalla Crimea contro Odessa: circostanza, questa, riportata dal capo dell’amministrazione militare regionale di Odessa, Maksym Marchenko. Sempre a Odessa, sabato scorso, sono rimaste uccise otto persone, tra cui una madre e la sua bambina di tre mesi, a seguito di un attacco missilistico russo. A raccontare l’accaduto è stato l’inviato di Panorama, Fausto Biloslavo. «Sei missili da crociera sono arrivati su Odessa, due sono passati uno dopo l’altro sulla mia testa nel centro della città con il loro rumore di caccia a reazione […] Questi missili sembra che avessero obiettivi militari e infatti hanno colpito uno scalo militare dove c’era un deposito di armi straniere», ha detto. «Poi giustamente la contraerea ucraina risponde, sparando ripetutamente. Il primo missile mi è passato sopra la testa, mentre il secondo è stato intercettato ed è stato deviato cadendo su un palazzo di sedici piani. Io sono arrivato subito dopo e 4-5 piani erano come polverizzati», ha proseguito, per poi aggiungere: «Gli ucraini dicono che hanno usato la contraerea. Giustamente dicono, se i russi non avessero lanciato i missili, noi non avremmo usato la controaerea». Nel frattempo, Mosca ha reso noto ieri che indagherà su un incendio, esploso alle prime ore del mattino, in un deposito di petrolio nella città di Bryansk, che si trova a circa 150 chilometri dal confine ucraino. Come riferito da Reuters, circolano sui social delle speculazioni, secondo cui si tratterebbe di un attacco da parte di Kiev: speculazioni che, riporta la medesima fonte, non sono al momento confermate. Da giorni, Mosca accusa il governo ucraino di organizzare attacchi e sabotaggi sul territorio russo: un addebito che Kiev ha ripetutamente respinto. Vladimir Putin è tornato a parlare ieri. «L’Occidente sta tentando di spaccare la società russa e distruggere la Russia dall’interno», ha detto. Il presidente russo ha poi chiesto di mettere fine alle «provocazioni contro le forze armate russe attraverso l’uso dei media stranieri». «È una strana diplomazia quando i diplomatici chiedono all’Ucraina di vincere la guerra sul campo di battaglia», ha proseguito, sostenendo inoltre che l’economia russa riuscirà a sopportare il peso delle sanzioni occidentali. Putin ha inoltre dichiarato che i servizi russi avrebbero sventato un tentativo di assassinio ai danni del giornalista russo (fortemente vicino al Cremlino), Vladimir Solovyev, da parte di quello che è stato definito un gruppo neonazista al soldo dell’intelligence ucraina. Un’accusa, questa, che è stata respinta da Kiev. Si sono nel frattempo perse le tracce di Ivan Luca Vavassori, l’ex calciatore italiano arruolatosi come volontario nelle forze di Kiev. Tutto questo, mentre il sindaco di Slavutich ha lanciato un allarme in riferimento all’area di Chernobyl. «Non possiamo sapere cosa c’è nella testa dei russi. Non potevamo aspettarci che si impadronissero delle centrali nucleari. La nostra regione sarà sempre in pericolo fino a quando il sistema in Russia non cambierà. La minaccia esiste sempre». Nel frattempo, i colloqui diplomatici restano in salita. «La Russia al momento non ritiene il cessate il fuoco un’opzione possibile», ha detto ieri il viceambasciatore russo di Mosca all’Onu, Dmitry Polyansky.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/missili-centrale-assalto-odessa-crimea-2657213526.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="guterres-dallo-zar-pace-urgente" data-post-id="2657213526" data-published-at="1650953291" data-use-pagination="False"> Guterres dallo zar: «Pace urgente» Richiedere una «pace urgente». È l’obiettivo dichiarato dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in volo verso Mosca per dar vita a un’azione diplomatica, che il 28 aprile si sposterà a Kiev. Nella capitale russa, due sono gli incontri previsti. In primo luogo, un dialogo diretto con il presidente Vladimir Putin. Anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, però, avrà un faccia a faccia con Guterres. Lavrov ha già dichiarato che la Russia non accetterà ultimatum. Per il resto, le parti si rendono disponibili ad ascoltare ciò che l’Onu avrà da dire, specie dopo l’ufficializzazione dell’unità di intenti delle Nazioni Unite con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. «Porre fine alla guerra e alla sofferenza dei civili è il nostro scopo comune», la sintesi dell’incontro a Istanbul tra Erdogan e Guterres. La missione del rappresentante del Palazzo di vetro in Russia, però, non ha riscosso l’approvazione da parte ucraina. L’idea di Volodymyr Zelensky è che, per questioni di opportunità, l’Onu avrebbe dovuto farsi spiegare la situazione prima dal Paese aggredito, per poi ascoltare la versione dell’aggressore. «Non ci sono morti nelle strade di Mosca. L’ordine di visita stabilito non è logico». Più drastico è stato Igor Zhovka, vicecapo dello staff del presidente ucraino, che non ne ha fatto una questione di «priorità nell’ordine dei viaggi diplomatici», ma ha stigmatizzato la stessa idea di dialogare con Putin. «Non è una buona idea andare a Mosca: non capiamo l’intenzione di parlare con Putin. In ogni caso Guterres non è autorizzato a parlare a nome del governo ucraino nel suo sforzo di pace», le parole «forti» del consigliere di Zelensky. Non si è fatto remore, il rappresentante ucraino, nemmeno a mostrare profondo scetticismo verso il tentativo di mediazione. «Qualsiasi colloquio di pace va bene se finisce con il risultato. Dubito davvero che i tentativi organizzati dall’Onu ne avranno uno». Ma c’è anche chi, sempre da Kiev, spera che l’incontro Onu-Russia sortisca almeno l’effetto di far aprire i corridoi umanitari per i civili dall’acciaieria Azovstal di Mariupol: è la vicepremier Iryna Vreschuk, che ha fatto appello a Guterres per perorare la causa, chiedendo anche la presenza di rappresentanti delle Nazioni Unite nel convoglio umanitario. E mentre l’Onu cerca di compiere uno sforzo in direzione della pace, si incrinano sempre più i rapporti tra Russsia e Germania. Il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore tedesco a Mosca per comunicargli l’espulsione di 40 diplomatici tedeschi. È la risposta all’espulsione - avvenuta il 4 aprile scorso - di 40 diplomatici russi da parte di Berlino, che intendeva rispondere in questo modo agli «orrori contro i civili» a Bucha. Intanto, oggi il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, vedrà il premier polacco, Mateusz Morawiecki, a Berlino, per discutere della risposta europea all’invasione dell’Ucraina. Di nuovi assetti delle relazioni internazionali ha parlato in India, nel suo intervento al Raisina Dialogue, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. «Russia e Cina hanno dichiarato che la loro amicizia non ha limiti, in un patto apparentemente sfrenato al quale è seguita poi l’invasione dell’Ucraina. Cosa dobbiamo aspettarci dalle nuove relazioni internazionali che entrambe hanno auspicato?». È un domanda che bisognerebbe porsi più spesso in questi giorni concitati.
Elly Schlein (Ansa)
E così, domani, alle ore 11, la Schlein presenterà, all’interno della sede del Partito democratico, una proposta di legge per garantire il diritto dei giovani a rimanere nelle comunità in cui sono nati e vorrebbero crescere. Un progetto concreto che prevede «un potenziamento salariale di 200 euro lordi al mese, quindi 2.400 euro l’anno, a tutti i lavoratori e nei confronti delle imprese che però adottano il contratto comparativamente più rappresentativo», come ha spiegato l’onorevole Marco Sarracino, che fa parte della segreteria nazionale del Pd con delega al Sud e alle aree interne.
Solitamente si dice che piuttosto che niente è meglio piuttosto. Tuttavia, colpisce che, per il Partito democratico, il diritto di restare valga così poco, soprattutto se lo paragoniamo a quanto si spende per i migranti, coloro che invece hanno deciso di non restare nella loro nazione di origine, che ora si trovano nel nostro Paese. E che, molto spesso, non avrebbero alcun diritto di restare qui.
Il costo medio per straniero presente nei centri di accoglienza varia infatti da un minimo di 24,65 euro a un massimo di 46,43 euro al giorno, a seconda della struttura che lo ospita. Questa cifra comprende anche il cosiddetto pocket money che viene concesso agli stranieri presenti nei centri: 2,50 euro al giorno, che però possono diventare anche 7,50 per nucleo familiare. Prendiamo il costo al ribasso: un migrante costa circa 739,50 euro al mese allo Stato. Se invece consideriamo quello più alto, la cifra aumenta parecchio: 1392,90 euro. Quasi il doppio. E ben al di sopra dei 200 euro (lordi, non dimentichiamolo) proposti dal Partito democratico per far sì che i giovani non lascino i comuni in cui sono nati e cresciuti. Ma non solo.
Lo scorso mese è montata una grande polemica politica sul compenso, circa 615 euro, che il governo aveva previsto per gli avvocati che avrebbero aiutato i migranti a fare le pratiche per tornare nei loro Paesi d’origine. All’epoca il Partito democratico si stracciò le vesti. Il Quirinale fece filtrare la propria irritazione e il provvedimento venne fermato. Eppure quella proposta aveva una sua ragion d’essere. Sia perché comunque gli avvocati devono sbrigare delle pratiche per i migranti che desiderano tornare nei loro Paesi d’origine e quindi è giusto che vengano pagati. Sia perché comunque, nel caso in cui il cittadino straniero decidesse di tornare a casa, lo Stato risparmierebbe almeno 100 euro al mese. O addirittura più di 700 nel caso in cui si trovasse in una delle strutture più costose. Un risparmio non da poco, che si sarebbe potuto impiegare, per esempio, per aiutare maggiormente i giovani italiani che desiderano rimanere là dove sono nati.
Ma non è così che ragiona il Pd, il cui slogan potrebbe essere: aiutiamo gli stranieri a casa nostra. Come se tutto ciò non avesse alcun impatto sulle casse del nostro Paese. Come se gli italiani fossero costretti a restare, sempre e comunque, al secondo posto.
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Diffuse le immagini registrate dalle bodycam degli agenti intervenuti a Southampton nel dicembre 2025. Il giovane, ferito mortalmente, ripete più volte di non riuscire a respirare prima di morire. Nel Regno Unito esplode il dibattito sul diverso trattamento riservato a casi che presentano inquietanti analogie.
Le immagini diffuse che ritraggono la scena dell'arresto e poi della morte di Henry Nowak sono particolarmente forti e agghiaccianti. Nel filmato, registrato dalle telecamere in dotazione agli agenti intervenuti sul posto e diffuso dopo la conclusione del processo, il ragazzo appare gravemente ferito mentre cerca di spiegare di essere stato accoltellato. Più volte ripete: «I can't breathe», «non riesco a respirare». Nonostante le sue condizioni, viene inizialmente trattato come un sospetto e ammanettato dagli agenti, che in quei momenti ritengono attendibile la versione fornita dal suo aggressore.
Sono immagini che hanno immediatamente e inevitabilmente richiamato alla memoria il caso di George Floyd, morto a Minneapolis nel 2020. Anche allora le parole «I can't breathe» divennero il simbolo di una vicenda destinata ad avere un impatto mondiale, alimentando proteste, mobilitazioni e la crescita del movimento Black Lives Matter.
La diffusione del video di Henry Nowak ha quindi riaperto nel Regno Unito, e non solo, una discussione molto diversa ma ugualmente accesa. Esponenti politici e commentatori conservatori sostengono che il caso abbia ricevuto un'attenzione pubblica e mediatica incomparabilmente inferiore rispetto a quella riservata alla morte di Floyd, nonostante le evidenti analogie presenti nelle immagini. Tra le voci più critiche c'è quella di Nigel Farage, che ha denunciato l'esistenza di un doppio standard nel modo in cui episodi di questo tipo vengono raccontati e percepiti dall'opinione pubblica. Il caso resta al centro delle polemiche anche per il comportamento degli agenti intervenuti quella notte. La famiglia di Nowak accusa infatti la polizia di non aver compreso immediatamente che il ragazzo fosse la vittima dell'aggressione e non il responsabile. Una circostanza che rende ancora più drammatiche le immagini diffuse in queste ore e che continua ad alimentare il dibattito nel Paese.
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Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi (Imagoeconomica)
È una discussione, ha evidenziato, che «affronteremo insieme a tutti gli alleati». Un buon campanello d’allarme per i contribuenti mentre con il 1° giugno si è entrati in uno dei mesi topici per gli appuntamenti degli italiani con il fisco. La data più prossima è il 16 che riguarda il versamento dell’acconto Imu l’imposta sulle seconde e terze abitazioni, perchè la prima casa è esentata grazie all’intuizione di Silvio Berlusconi e alla radicata posizione di tutto il centrodestra. A questa prima rata seguirà il saldo a dicembre. Una tassa che vede l’applicazione delle aliquote più alte proprio nei Comuni di centrosinistra. Stessa musica anche per le addizionali comunali sul’Irpef.
Seconda scadenza da tenere d’occhio, il 30 giugno, entro la quale bisogna versare appunto il saldo delle imposte sui redditi del 2025 e il primo acconto del 2026. Con una penalizzazione dello 0,4%, il pagamento della prima rata può essere dilazionato al 30 luglio. Tutto questo senza contare che entro il 1° giugno andavano registrati i contratti di locazioni e versata la relativa imposta di registro. Il 30 giugno scade anche il termine per collegare il Pos al registratore di cassa, una novità che sta dando ottimi risultati anti evasione. Intanto dal 30 aprile ad oggi, oltre 4 milioni di contribuenti hanno già effettuato l’accesso alla dichiarazione precompilata dei loro redditi resa consultabile dall’Agenzia delle Entrate. Anche se sono oltre 11 milioni gli italiani che non fanno il 730, la scadenza è certamente impegnativa per gran parte del Paese. Tra coloro che pagano l’Irpef, il 76,6% ha redditi tra zero e 35.000 euro e paga il 34,9% del totale, il 18,6% tra 35.000 e 70.000 e versa il 32,1%, il 4,6% tra 70.000 e 300.000 euro versa il 26,4% e l’ultimo scaglione, lo 0,2% si colloca oltre 300.000 euro e paga il 6,6%.
Numerose sono le differenze non solo tra le varie categorie e tra scaglioni di reddito - come è logico - ma se guardiamo alle addizionali comunali anche il dato territoriale rappresenta un elemento di differenziazione importante. E anche qui, tra le situazioni di spicco, si notano importanti amministrazioni di centrosinistra. Un recentissimo dossier della Uil sulle politiche fiscali, ha preso in esame due situazioni reddituali: quelle con di 20.000 euro l’anno e quelle con 40.000 euro. Emerge un dato paradossale: i capoluoghi con l’addizionale comunale più alta si trovano prevalentemente al Centro Sud e sono governati dal centrosinistra. La città con l’addizionale comunale più alta è Napoli: 607 euro per un reddito di 20.000 euro e 1.220 euro per un reddito di 40.000. Questa classifica del più alto prelievo vede al secondo posto Roma (556 euro con 20.000 euro e 1.150 con 40.000) seguita da Torino (544 euro e 1.120 euro).
Il centrosinistra fa il pieno di imposte anche per l’Imu. Roma, Milano e Potenza, tutte amministrate dal centrosinistra applicano l’aliquota massima consentita dalla legge pari all’11,4 per mille. Ben 16 capoluoghi su 21, tra cui Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Genova, applicano la fascia standard alta, pari al 10,6 per mille. Naturalmente il costo dell’Imu tiene conto oltre che delle aliquote, del valore catastale delle seconde case e questo spiega una ulteriore differenziazione tra le città più grandi e quelle più piccole e tra Nord e Sud. In base a questa valutazione il costo medio annuo dell’Imu è di 3.499 a Roma (che è di gran lunga la città con l’Imu più cara d’Italia) segue Milano con 2.957 euro, poi Venezia dove pesa il valore degli immobili lagunari con 2.335 euro. Poi in sequenza Torino (1984 euro), Firenze (1.973 euro), Bologna (1.860 euro), Genova (1.410 euro) e Napoli (1.350).
Guardando nello specifico, all’acconto Imu di giugno, Roma si aggiudica il primo posto con una media di versamento di 1.749 euro seguita da Milano (1.479) e da Venezia (1.168 euro).
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