La Banca di Francia avverte Macron: si soffoca per la spesa in previdenza

Ora è Parigi il malato dell’Europa. Il governatore della Banca centrale di Francia, François Villeroy de Galhau ha lanciato l’allarme sui conti pubblici. Parlando a una emittente televisiva ha detto che il Paese sarà «soffocato» se non riuscirà a ridurre il deficit di bilancio, e ha chiesto di trovare «compromessi reali». Ha puntato l’indice contro un welfare troppo generoso. «Stiamo scegliendo gli anziani rispetto ai giovani», con «una maggiore spesa pensionistica e un deficit più ampio». Il risultato sarà un «soffocamento economico e generazionale». Il governatore ha quindi indicato come strada obbligata «avere un bilancio per il 2026» con un deficit pubblico «al massimo del 5% del Pil per evitare di entrare nella zona di pericolo. Ciò richiede stabilizzare la spesa e essere prudenti con le tasse».
Le accuse che qualche anno fa venivano rivolte all’Italia da Francia e Germania, di avere un sistema pensionistico incompatibile con lo stato dei conti pubblici, che consentiva di lasciare il lavoro troppo presto, assorbendo risorse eccessive, ora come un boomerang, si ritorcono soprattutto contro Parigi.
Il debito pubblico francese ha toccato un nuovo massimo al 117,4% del Pil, pari a 3.482 miliardi di euro e il 2026 si è aperto senza un budget costringendo il primo ministro Sébastien Leocornu a prorogare quello del 2025. Questa misura permette di continuare a raccogliere tasse, pagare stipendi pubblici e contrarre prestiti, ma è solo un palliativo. Mentre evita una paralisi immediata, esclude misure di risparmio o nuove tasse, lasciando il deficit libero di gonfiarsi.
Il tema principale per rimettere in sesto i conti pubblici resta quello previdenziale, come lo stesso governatore della Banca di Francia ha ricordato. Ma è un terreno minato come ha dimostrato la forte reazione popolare al tentativo di Macron di alzare l’età pensionabile di soli due anni. Uno scontro che l’inquilino dell’Eliseo non può permettersi.
Il premier Leocornu, per superare l’ostacolo della mancata approvazione di un nuovo budget, potrebbe essere tentato di ricorrere a uno strumento al quale aveva rinunciato, ovvero l’articolo 49.3 che permette di fare passare una legge anche senza il voto parlamentare. Lo stesso articolo prevede però che, in quel caso, i deputati possano approvare una mozione di censura facendo cadere il governo. In questo caso però si andrebbe allo scioglimento dell’Assemblea e al voto anticipato il 15 e 22 marzo. «Molti partiti uscirebbero esangui da un nuovo voto anticipato in contemporanea con le municipali», ha detto il costituzionalista Benjamin Morel. «In particolare, i due grandi partiti di eletti locali, il Partito socialista e i Républicains (destra gollista), che potenzialmente detengono le chiavi dell’approvazione del bilancio, avrebbero molto da perdere». I sondaggi danno in testa il Rassemblement national, che ha una linea più vicina alla Russia e meno determinata dei macronisti nella volontà di sostenere l’Ucraina. È vero che la politica estera resta una competenza del presidente della Repubblica e quindi di Emmanuel Macron, ma un nuovo parlamento e un nuovo governo potrebbero comunque esercitare la loro influenza sui dossier globali.
Questa situazione di empasse sui conti pubblici non solo blocca investimenti strategici ma rischia di compromettere la credibilità finanziaria del paese agli occhi degli investitori e delle agenzie di rating. Nominato a settembre e riconfermato a ottobre dopo la caduta di due governi precedenti, Lecornu aveva fatto della approvazione del budget entro fine anno la sua «missione», ma ha dovuto fare i conti con un parlamento frammentato.
Nel pieno della tormenta del bilancio, Parigi non trova niente di meglio da fare che annunciare l’invio di 6.000 soldati nel dopo-guerra in Ucraina.




