Messaggi in codice da Bruxelles per spaventare il governo gialloblù

- Mario Monti e Sylvie Goulard, vicegovernatore della Banca di Francia, escono nello stesso giorno su due quotidiani minacciando l'Italia. L'asse fra Giuseppe Conte e Donald Trump innervosisce Parigi, che adesso teme di essere isolata.
- La guerra fra gli Usa e il Dragone è solo all'inizio. Dobbiamo seguire i nostri interessi evitando di danneggiare altre partite.
Lo speciale contiene due articoli.
A volte ritornano. Meno fascinosi ma altrettanto affiatati di Diabolik ed Eva Kant, si riaffacciano sui giornaloni italiani Mario Monti e Sylvie Goulard. Ieri hanno marciato divisi (lui un editoriale sul Corriere della Sera, lei un'intervista sulla Stampa) per colpire uniti e lanciare avvertimenti all'Italia.
Chi sia Monti gli italiani lo sanno: senatore a vita (per meriti tuttora oscuri a molti elettori, ma per decisione di re Giorgio Napolitano) e capo del governo tecnico che nel 2011 assunse le più dure decisioni improntate all'austerità, ad esempio con il balzo della tassazione sugli immobili che ha ammazzato il settore immobiliare. Ma è il caso di ricordare anche chi sia la Goulard, politica e studiosa francese da sempre al fianco di alcuni italiani potenti. Dal 2001 al 2004 consigliera dell'allora presidente della Commissione europea Romano Prodi; poi impegnata nella redazione del progetto (abortito) di Costituzione europea; poi eurodeputata; poi macronista e grande ispiratrice «eurolirica» del presidente francese. A metà del 2017, una disavventura: sfiorata da uno scandalo per un presunto uso improprio di fondi dell'Europarlamento, lascia il governo Macron, di cui è ministro della Difesa. Pochi mesi di sosta ai box, e a gennaio viene nominata vicegovernatore della Banca di Francia.
E cosa c'entra con Monti? C'entra almeno due volte. Intanto, c'è una prima apparizione nel 2011, quando il governo Berlusconi viene sbalzato via a colpi di spread per essere sostituito da una giunta tecnocratica. E cosa dichiara la Goulard? È tra le prime a offrire una «giustificazione intellettuale» per il rovesciamento della volontà popolare. Sintesi: il concetto di sovranità nazionale è obsoleto, servono tecnici perché solo loro possono portare avanti un'agenda di austerità, «siamo completamente interdipendenti, non siamo più sovrani nel senso che la gente pensa». La Goulard, del resto, ha un conto aperto con gli elettori, che hanno la cattiva abitudine di contraddire gli «esperti»: il progetto di Costituzione europea è stato ridotto a brandelli da olandesi e francesi in due referendum. Ma c'è un secondo evento da ricordare, celebrato da Fabio Fazio che li invita in coppia a Che tempo che fa a fine novembre 2012: Monti e la Goulard, sei anni fa, scrivono un saggio a quattro mani, dal titolo La democrazia in Europa. Tesi scontatissima: c'è un contrasto tra la spinta europeista e la sovranità nazionale. Soluzione suggerita dal dinamico duo? Gli Stati nazionali si facciano guidare dal pilota automatico di Bruxelles.
Ma torniamo ai giornali di ieri e vediamo i cinque punti salienti del Monti-Goulard pensiero:
1 Entrambi nascondono l'avvertimento all'Italia sotto il velo del consiglio affettuoso. La parola chiave è: «isolamento». Attenta, Italia: non isolarti da Parigi e Berlino. «C'è una differenza», sibila la Goulard, «tra chiedere aiuto e andare allo scontro». Traduzione: meglio che il governo di Roma vada a Bruxelles in ginocchio, accettando le condizioni poste dai Paesi guida.
2 La Goulard, in particolare, lancia pizzini sull'immigrazione: se Roma non si mette d'accordo con gli altri partner europei, «questo non cambierà la geografia dell'Italia, che continuerà a rimanere di fronte all'Africa». Ovviamente la Goulard si guarda bene dal dire che, dopo l'incontro Donald Trump-Giuseppe Conte, Parigi è molto preoccupata per un possibile protagonismo italiano nel Mediterraneo.
3 Monti lancia il suo avvertimento sull'economia: «Il riposizionamento geopolitico» dell'Italia «non pare destinato a essere d'aiuto per le difficili partite economiche e finanziarie che si giocheranno». Capito? Se volete flessibilità, zitti e rigate dritto.
4 Entrambi sottolineano che l'Italia è stata «rappresentata a Bruxelles a ottimi livelli» (indovinate da chi).
5 Monti riesce a ripetere tre volte che la nostra collocazione ideale è con l'asse franco tedesco. Entrambi ci mettono in guardia con toni apocalittici rispetto al dialogo con i Paesi del gruppo di Visegrád. Sorge per lo meno il dubbio che Germania e Francia siano molto preoccupate da un nuovo nucleo in grado di bilanciare lo strapotere esercitato in questi anni da Berlino e Parigi.
In sostanza, si conferma un quadro che La Verità ha fornito molte volte ai suoi lettori. Soprattutto in Francia, si auspicava un altro risultato elettorale: o almeno si puntava su un possibile accordo M5s-Pd, una combinazione ritenuta più favorevole per mantenere l'Italia in posizione geopoliticamente gregaria rispetto a Parigi e Berlino, e anche per non ostacolare eventuali nuove scorribande economiche francesi sul suolo italiano.
È evidente che ora gli scenari siano cambiati: e così, a scadenze quindicinali (una volta con un editoriale di Bernard-Henri Levy, un'altra volta con un'intervista alla Goulard) ci sono ambienti francesi che non mancano di farci conoscere il proprio nervosismo. Una storia semplice, ma non una bella storia.












