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2024-09-08
Meloni gela Boccia: «Opposta idea di donna»
Maria Rosaria Boccia (Instagram)
«Il ministro Gennaro Sangiuliano si è dimesso ma non ci sono illeciti. C’è stata una forte attenzione mediatica che ha trasformato una vicenda privata in una cosa pubblica. Non credo sia una cosa a cui bisogna prestarsi e quindi non ho accettato inizialmente le dimissioni di Sangiuliano. Se qualcuno pensa che situazioni come quella di Sangiuliano possono indebolire il governo si sbaglia. Morto il re, vive il re. Dimesso un ministro, buon lavoro al nuovo ministro». Il giorno dopo le dimissioni del titolare della Cultura il premier, Giorgia Meloni, dal Forum di Cernobbio ha spiegato il suo punto di vista sulla questione Sangiuliano-Boccia: «L’autorevolezza del governo non poteva essere sotto questa pressione mediatica». Una questione a livello istituzionale già risolta con l’arrivo al dicastero della Cultura di Alessandro Giuli.
Non fa sconti Meloni quando sottolinea che c’è stata una forte campagna mediatica su «una questione privata di un ministro, fermo restando che lui ha sbagliato, che ha trasformato la questione privata in un fatto pubblico», ma non dimentica di ringraziare l’ex ministro: «Voglio approfittare di questa occasione per ringraziare Gennaro Sangiuliano per il lavoro che ha fatto in questi due anni. Come sempre le cose che si costruiscono fanno molto meno rumore e notizia ma è stato importante il lavoro che ha fatto come aver significativamente incrementato visitatori e introiti delle tante realtà culturali che ha l'Italia. È stata una scelta intelligente interrompere la vergogna italiana di musei e siti archeologici chiusi durante i giorni di festa e avviare grandi progetti che erano fermi da decenni». Tutto finito resta solo il gossip come ha dimostrato il vocio della platea degli imprenditori che, a un’altra domanda sul caso, hanno urlato «basta». Il presidente del Consiglio non si è sottratta alla domanda del direttore del Corriere della Sera Fontana e, senza nominare Maria Rosaria Boccia ha lanciato un affondo: «Non credo di dovermi mettere a battibeccare con questa persona, lo dico per le tante donne che hanno guardato a questa vicenda come me. La mia idea su come una donna deve guadagnarsi uno spazio nella società è diametralmente opposta da quella di questa persona».
Giorgia Meloni guarda avanti, vuol fare bene il suo lavoro fino alla fine della legislatura, ma intanto ottiene i consensi unanimi degli esponenti del mondo delle imprese parlando della manovra che verrà ma soprattutto di stabilità politica, che è un asset fondamentale per chi deve programmare investimenti di medio e lungo periodo, dei risultati raggiunti su crescita del Pil, lavoro e occupazione, grazie alle capacità del tessuto imprenditoriale italiano.
Dopo l’intensa mattinata Meloni è volata a Parigi per congratularsi personalmente con gli atleti azzurri che mai come quest'anno hanno brillato ai Giochi paralimpici 2024.
Invece il neoministro della Cultura, Giuli, è andato a Venezia per la serata finale dell’ottantunesima Mostra del cinema e, benché pressato dai giornalisti, non ha voluto commentare il suo nuovo incarico. Amico di Pietrangelo Buttafuoco , presidente della Biennale, aveva già calcato il red carpet alla cerimonia di apertura l’ex presidente della Fondazione Maxxi, che ieri sera si è beccato subito le critiche di Nanni Moretti dal palco del Palazzo del cinema. Ricevuto il premio consegnato a Ecce bombo come vincitore della sezione Venezia Classici, Moretti ha lanciato un appello: «Ai colleghi produttori e registi: forse dovremmo essere più reattivi, più reattivi nei confronti della nuova, pessima legge sul cinema».
Romano, 49 anni il prossimo 27 settembre, studi in filosofia alla Sapienza sposato con la collega della redazione di Sky Tg24 Valeria Falcioni, due figli nati nel 2016 e nel 2019, Giuli è stato in passato soprattutto un giornalista politico prima dell’incarico al Maxxi, affidatogli dallo stesso Sangiuliano. Già etichettato dal solito Matteo Renzi come «il primo ministro della Cultura senza laurea», dovrà indicare il suo successore alla fondazione di via Guido Reni nella Capitale dove scalzò l’«americana» Giovanna Melandri, già ministro della sinistra che qualche giorno fa aveva detto: «In inglese si dice not fit to rule. Ecco, Gennaro Sangiuliano è del tutto inadeguato a svolgere il suo ruolo e se ne deve andare».
Per ora il Maxxi sarà gestito da Raffaella Docimo, docente e già consigliera anziana del cda (e persona fidata di Gennaro Sangiuliano), mentre per il sostituto si fanno i nomi di Marcello Veneziani, Umberto Croppi, ex assessore capitolino alla Cultura della giunta Alemanno ed ex presidente della Quadriennale di Roma, e Angelo Crespi, direttore della Pinacoteca di Brera.
L’hostess di Pompei provoca ancora: «Via i guantoni, sono colpi al vento»
Attacca frontalmente Giorgia Meloni, cita Francesca Pascale, impazza su Instagram: Maria Rosaria Boccia non sembra avere alcuna intenzione di rientrare in quell’ombra dove era rimasta per 41 anni, fino all’esplosione del Gennygate. Ieri giornata piena, quella della bionda pompeiana, che accetta la sfida di Giorgia Meloni. Il premier, da Cernobbio, le riserva una legnata: «La mia idea delle donne», dice la Meloni, «è diametralmente opposta». Non esattamente il modo migliore per evitare altri post della Boccia, che non si lascia sfuggire l’occasione: prima si «geolocalizza”» sui social a Cernobbio (dove però non c’è), poi raccoglie un assist fornitole da Francesca Pascale. L’ex fidanzata di Silvio Berlusconi, su Instagram, pubblica un meme che riscuote un enorme successo: c’è l’immagine del fondatore di Forza Italia, in atteggiamento pensoso e con la scritta «dilettanti», e un #silviocimanchi mai così attuale. Un editoriale intero racchiuso in un’immagine, quella pubblicata da Francesca, che viene ripresa da Maria Rosaria Boccia, che cambia solo la didascalia da «dilettanti» a «dilettante». Ma alla bionda pompeiana non basta, e così pubblica un altro post, con l’immagine della Meloni che si soffia il naso e una lunga e sibillina didascalia: «Ogni donna deve essere libera di vivere la propria essenza, nel rispetto degli spazi altrui», scrive la Boccia, in risposta alla Meloni, «per comprendere appieno gli spazi conquistati è necessaria l’umiltà di ascoltare la storia con una mente aperta. Solo così possiamo definire quegli spazi fino a raggiungere la dimensione della verità, che apre la possibilità di scegliere consapevolmente e comprendere che ci sono strade diametralmente opposte tra cui scegliere. Tuttavia, ciò che vedo è una donna pronta allo scontro, che affronta la situazione con la forza di un pugile, che soffia il naso dopo il jab, ma non vede di aver sferrato un colpo al vento, senza intaccare la verità».
Dove vuole arrivare, Maria Rosaria Boccia? Non si sa: quello che si sa è che nel vuoto pneumatico delle opposizioni, i suoi follower continuano ad aumentare (ieri eravamo a 115.000) e soprattutto sui social la sua popolarità, tra chi è contro il governo, cresce a dismisura. Anche i partiti d’opposizione iniziano a ergerla a paladina: «Ancora una volta», scrive su Facebook Vittoria Baldino, vicecapogruppo M5s alla Camera, «Giorgia Meloni sceglie la strada della mistificazione. Sangiuliano voleva nominare consulente la sua amante. Ma è tutto normale e giusto per il presidente Meloni, che non solo non si scusa, ma va oltre in pieno stile maschilista, dando sostanzialmente della poco di buono a Maria Rosaria Boccia. Eppure», aggiunge la Baldino, «sono convinta che il patetico racconto al quale abbiamo assistito in questi giorni sia solo la punta del gigantesco iceberg ancora sommerso».
A difendere la Boccia arriva anche la capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella: «La presidente Meloni», sottolinea la Zanella, «non può cavarsela criticando solo il presunto modello femminile rappresentato da Maria Rosaria Boccia, senza minimamente stigmatizzare quello maschile, ben incarnato dal ministro suo fiduciario, costretto alle dimissioni proprio dalla inaddomesticabile sua prescelta».
Nessuno è in grado di prevedere se la Bocciamania scoppiata a sinistra convinca la bionda pompeiana a restare ancora sulla scena, oppure se si avvererà la previsione di chi, nel centrodestra, scommette che tra tre giorni nessuno parlerà più di lei. Considerate circostanze e precedenti, suggeriremmo alle opposizioni di non contare troppo su Maria Rosaria come ariete per far tremare ancora il governo: protagonisti e protagoniste di scandali estivi di questo genere, di consueto perdono presto la loro popolarità. A meno che l’operazione non sia più ingegnosa e complessa, ma questo lo scopriremo solo nelle prossime settimane.
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Da Cernobbio il presidente del Consiglio ringrazia l’ex ministro e rassicura: «L’esecutivo non uscirà indebolito da una vicenda privata». E avvisa: «Avanti fino a fine legislatura». Per ora le redini del Maxxi passano a Raffaella Docimo, fedelissima di Gennaro Sangiuliano.L’ex collaboratrice sfida il capo del governo via social: «Dilettante». E usa pure il Cav.Lo speciale contiene due articoli.«Il ministro Gennaro Sangiuliano si è dimesso ma non ci sono illeciti. C’è stata una forte attenzione mediatica che ha trasformato una vicenda privata in una cosa pubblica. Non credo sia una cosa a cui bisogna prestarsi e quindi non ho accettato inizialmente le dimissioni di Sangiuliano. Se qualcuno pensa che situazioni come quella di Sangiuliano possono indebolire il governo si sbaglia. Morto il re, vive il re. Dimesso un ministro, buon lavoro al nuovo ministro». Il giorno dopo le dimissioni del titolare della Cultura il premier, Giorgia Meloni, dal Forum di Cernobbio ha spiegato il suo punto di vista sulla questione Sangiuliano-Boccia: «L’autorevolezza del governo non poteva essere sotto questa pressione mediatica». Una questione a livello istituzionale già risolta con l’arrivo al dicastero della Cultura di Alessandro Giuli.Non fa sconti Meloni quando sottolinea che c’è stata una forte campagna mediatica su «una questione privata di un ministro, fermo restando che lui ha sbagliato, che ha trasformato la questione privata in un fatto pubblico», ma non dimentica di ringraziare l’ex ministro: «Voglio approfittare di questa occasione per ringraziare Gennaro Sangiuliano per il lavoro che ha fatto in questi due anni. Come sempre le cose che si costruiscono fanno molto meno rumore e notizia ma è stato importante il lavoro che ha fatto come aver significativamente incrementato visitatori e introiti delle tante realtà culturali che ha l'Italia. È stata una scelta intelligente interrompere la vergogna italiana di musei e siti archeologici chiusi durante i giorni di festa e avviare grandi progetti che erano fermi da decenni». Tutto finito resta solo il gossip come ha dimostrato il vocio della platea degli imprenditori che, a un’altra domanda sul caso, hanno urlato «basta». Il presidente del Consiglio non si è sottratta alla domanda del direttore del Corriere della Sera Fontana e, senza nominare Maria Rosaria Boccia ha lanciato un affondo: «Non credo di dovermi mettere a battibeccare con questa persona, lo dico per le tante donne che hanno guardato a questa vicenda come me. La mia idea su come una donna deve guadagnarsi uno spazio nella società è diametralmente opposta da quella di questa persona».Giorgia Meloni guarda avanti, vuol fare bene il suo lavoro fino alla fine della legislatura, ma intanto ottiene i consensi unanimi degli esponenti del mondo delle imprese parlando della manovra che verrà ma soprattutto di stabilità politica, che è un asset fondamentale per chi deve programmare investimenti di medio e lungo periodo, dei risultati raggiunti su crescita del Pil, lavoro e occupazione, grazie alle capacità del tessuto imprenditoriale italiano.Dopo l’intensa mattinata Meloni è volata a Parigi per congratularsi personalmente con gli atleti azzurri che mai come quest'anno hanno brillato ai Giochi paralimpici 2024. Invece il neoministro della Cultura, Giuli, è andato a Venezia per la serata finale dell’ottantunesima Mostra del cinema e, benché pressato dai giornalisti, non ha voluto commentare il suo nuovo incarico. Amico di Pietrangelo Buttafuoco , presidente della Biennale, aveva già calcato il red carpet alla cerimonia di apertura l’ex presidente della Fondazione Maxxi, che ieri sera si è beccato subito le critiche di Nanni Moretti dal palco del Palazzo del cinema. Ricevuto il premio consegnato a Ecce bombo come vincitore della sezione Venezia Classici, Moretti ha lanciato un appello: «Ai colleghi produttori e registi: forse dovremmo essere più reattivi, più reattivi nei confronti della nuova, pessima legge sul cinema».Romano, 49 anni il prossimo 27 settembre, studi in filosofia alla Sapienza sposato con la collega della redazione di Sky Tg24 Valeria Falcioni, due figli nati nel 2016 e nel 2019, Giuli è stato in passato soprattutto un giornalista politico prima dell’incarico al Maxxi, affidatogli dallo stesso Sangiuliano. Già etichettato dal solito Matteo Renzi come «il primo ministro della Cultura senza laurea», dovrà indicare il suo successore alla fondazione di via Guido Reni nella Capitale dove scalzò l’«americana» Giovanna Melandri, già ministro della sinistra che qualche giorno fa aveva detto: «In inglese si dice not fit to rule. Ecco, Gennaro Sangiuliano è del tutto inadeguato a svolgere il suo ruolo e se ne deve andare».Per ora il Maxxi sarà gestito da Raffaella Docimo, docente e già consigliera anziana del cda (e persona fidata di Gennaro Sangiuliano), mentre per il sostituto si fanno i nomi di Marcello Veneziani, Umberto Croppi, ex assessore capitolino alla Cultura della giunta Alemanno ed ex presidente della Quadriennale di Roma, e Angelo Crespi, direttore della Pinacoteca di Brera.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/meloni-gela-boccia-2669146275.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lhostess-di-pompei-provoca-ancora-via-i-guantoni-sono-colpi-al-vento" data-post-id="2669146275" data-published-at="1725776691" data-use-pagination="False"> L’hostess di Pompei provoca ancora: «Via i guantoni, sono colpi al vento» Attacca frontalmente Giorgia Meloni, cita Francesca Pascale, impazza su Instagram: Maria Rosaria Boccia non sembra avere alcuna intenzione di rientrare in quell’ombra dove era rimasta per 41 anni, fino all’esplosione del Gennygate. Ieri giornata piena, quella della bionda pompeiana, che accetta la sfida di Giorgia Meloni. Il premier, da Cernobbio, le riserva una legnata: «La mia idea delle donne», dice la Meloni, «è diametralmente opposta». Non esattamente il modo migliore per evitare altri post della Boccia, che non si lascia sfuggire l’occasione: prima si «geolocalizza”» sui social a Cernobbio (dove però non c’è), poi raccoglie un assist fornitole da Francesca Pascale. L’ex fidanzata di Silvio Berlusconi, su Instagram, pubblica un meme che riscuote un enorme successo: c’è l’immagine del fondatore di Forza Italia, in atteggiamento pensoso e con la scritta «dilettanti», e un #silviocimanchi mai così attuale. Un editoriale intero racchiuso in un’immagine, quella pubblicata da Francesca, che viene ripresa da Maria Rosaria Boccia, che cambia solo la didascalia da «dilettanti» a «dilettante». Ma alla bionda pompeiana non basta, e così pubblica un altro post, con l’immagine della Meloni che si soffia il naso e una lunga e sibillina didascalia: «Ogni donna deve essere libera di vivere la propria essenza, nel rispetto degli spazi altrui», scrive la Boccia, in risposta alla Meloni, «per comprendere appieno gli spazi conquistati è necessaria l’umiltà di ascoltare la storia con una mente aperta. Solo così possiamo definire quegli spazi fino a raggiungere la dimensione della verità, che apre la possibilità di scegliere consapevolmente e comprendere che ci sono strade diametralmente opposte tra cui scegliere. Tuttavia, ciò che vedo è una donna pronta allo scontro, che affronta la situazione con la forza di un pugile, che soffia il naso dopo il jab, ma non vede di aver sferrato un colpo al vento, senza intaccare la verità». Dove vuole arrivare, Maria Rosaria Boccia? Non si sa: quello che si sa è che nel vuoto pneumatico delle opposizioni, i suoi follower continuano ad aumentare (ieri eravamo a 115.000) e soprattutto sui social la sua popolarità, tra chi è contro il governo, cresce a dismisura. Anche i partiti d’opposizione iniziano a ergerla a paladina: «Ancora una volta», scrive su Facebook Vittoria Baldino, vicecapogruppo M5s alla Camera, «Giorgia Meloni sceglie la strada della mistificazione. Sangiuliano voleva nominare consulente la sua amante. Ma è tutto normale e giusto per il presidente Meloni, che non solo non si scusa, ma va oltre in pieno stile maschilista, dando sostanzialmente della poco di buono a Maria Rosaria Boccia. Eppure», aggiunge la Baldino, «sono convinta che il patetico racconto al quale abbiamo assistito in questi giorni sia solo la punta del gigantesco iceberg ancora sommerso». A difendere la Boccia arriva anche la capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella: «La presidente Meloni», sottolinea la Zanella, «non può cavarsela criticando solo il presunto modello femminile rappresentato da Maria Rosaria Boccia, senza minimamente stigmatizzare quello maschile, ben incarnato dal ministro suo fiduciario, costretto alle dimissioni proprio dalla inaddomesticabile sua prescelta». Nessuno è in grado di prevedere se la Bocciamania scoppiata a sinistra convinca la bionda pompeiana a restare ancora sulla scena, oppure se si avvererà la previsione di chi, nel centrodestra, scommette che tra tre giorni nessuno parlerà più di lei. Considerate circostanze e precedenti, suggeriremmo alle opposizioni di non contare troppo su Maria Rosaria come ariete per far tremare ancora il governo: protagonisti e protagoniste di scandali estivi di questo genere, di consueto perdono presto la loro popolarità. A meno che l’operazione non sia più ingegnosa e complessa, ma questo lo scopriremo solo nelle prossime settimane.
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast dell'11 giugno con Carlo Cambi
(Ansa)
Poche ore dopo, Donald Trump si è mostrato spazientito. «L’esercito iraniano è un disastro totale. Gran parte di esso, come la Marina e l’Aeronautica, non esiste nemmeno più: è stato completamente sconfitto», ha dichiarato su Truth, per poi aggiungere: «L’Iran è solo chiacchiere e niente fatti. Il bullo del Medio Oriente è morto! Ci hanno messo troppo tempo a negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora dovranno pagarne il prezzo». Non solo. Sempre ieri, il presidente americano ha elogiato il blocco navale imposto ai porti iraniani e, parlando con Fox News, è tornato a ventilare l’ipotesi di ordinare attacchi contro le infrastrutture civili della Repubblica islamica in caso di mancata intesa. A replicare all’inquilino della Casa Bianca è stato il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, secondo cui Teheran «non farà un passo indietro». Anche il presidente iraniano, Masoud Pezehskian, ha detto che la Repubblica islamica «rimarrà ferma» davanti alla pressione degli Stati Uniti.
Come che sia, Trump, al netto delle minacce, non ha chiuso la porta alla diplomazia. «Dovrebbero firmare l’accordo, è un buon accordo», ha affermato, sostenendo che la proposta in discussione sarebbe stata «completamente negoziata» e che impedirebbe a Teheran di «avere mai un’arma nucleare». «Vogliamo un accordo significativo, vogliamo un accordo che funzioni», ha continuato, per poi aggiungere: «Vedremo cosa succederà, ma ieri li abbiamo colpiti duramente e li colpiremo di nuovo duramente oggi... E vedremo cosa succederà con l’accordo. Eravamo davvero vicini all’accordo, ma continuano a prenderci in giro, continuano a farci fessi».
Il presidente americano ha anche detto che gli Stati Uniti stanno «prelevando milioni di barili di petrolio» dall’Iran. «Sono stati prelevati milioni di barili di petrolio ed è per questo che il prezzo è di 85-90 dollari al barile invece di 250 dollari», ha aggiunto. Nel frattempo, Centcom ha reso noto di aver aperto il fuoco e di aver messo fuori uso una petroliera, battente bandiera di Palau, che aveva cercato di forzare il blocco navale statunitense, trasportando greggio fuori dalla Repubblica islamica. In tutto questo, una fonte del governo israeliano ha riferito ieri al Times of Israel che Trump e Benjamin Netanyahu sarebbero «perfettamente coordinati» per quanto concerne gli ultimi attacchi all’Iran. Tuttavia, sempre ieri, il presidente americano ha definito l’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, un «ottimo amico»: parole che non è detto saranno gradite al premier israeliano, visti i pessimi rapporti di Gerusalemme con Ankara.
Ciò detto, al netto della tensione, ieri i negoziatori del Qatar si sono recati in Iran per cercare di mediare un accordo tra Washington e la Repubblica islamica. Ciò non ha comunque impedito al ministero degli Esteri di Doha di condannare gli attacchi sferrati dal regime khomeinista in Bahrein, Kuwait e Giordania, parlando di «flagrante violazione» della loro sovranità. Una posizione, quella del governo qatariota, di fatto condivisa anche dall’Arabia Saudita. Nel frattempo, la questione del nucleare iraniano sta tornando sotto i riflettori. Ieri, l’Aiea ha approvato una risoluzione, sostenuta dagli Stati Uniti, che invoca l’accesso ai siti atomici della Repubblica islamica. Un documento che è stato tuttavia bollato come «controproducente» dall’ambasciatore iraniano a Vienna, Reza Najafi. «Complica ulteriormente la situazione instabile, il cessate il fuoco precario e i negoziati ancora incompiuti tra Iran e Stati Uniti», ha aggiunto.
Insomma, la situazione complessiva si sta facendo sempre più traballante. Il processo diplomatico è ancora in piedi ma rischia seriamente di deragliare. Frattanto, l’Idf ha reso noto ieri di aver colpito vari obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale. Non dimentichiamo che la questione libanese si interseca con i negoziati tra Stati Uniti e Iran. Teheran ha infatti subordinato il raggiungimento di un accordo con Washington alla conclusione degli attacchi israeliani nel Paese dei Cedri. Se da una parte ha necessità di raffrenare Netanyahu, Trump, dall’altra, ha bisogno di isolare i pasdaran: non è del resto un mistero che costoro stiano remando contro la diplomazia tra Stati Uniti e Iran. Il punto è che, sì, il presidente americano ha necessità di terminare il conflitto per abbassare il costo dell’energia. Al contempo, però, la linea dura delle Guardie della rivoluzione impedisce un allentamento della pressione statunitense: una pressione che, tra le sanzioni e il blocco navale, sta indebolendo significativamente il regime khomeinista sul fronte economico. Al contempo, è possibile che, negli Stati Uniti, i falchi, come il senatore repubblicano Lindsey Graham, cercheranno di spingere la Casa Bianca a riprendere la guerra con Teheran, tentando così di isolare il vicepresidente statunitense J.D. Vance, che è da sempre maggiormente propenso alla soluzione diplomatica.
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Imagoeconomica
Ovviamente è giusto che un espatriato, seppure di cittadinanza italiana, sia chiamato a pagare nel caso riceva assistenza medica a carico del servizio pubblico. Infatti, se risiede all’estero le tasse le paga nel Paese in cui vive e dunque non può pretendere di godere dei vantaggi di un welfare che i contribuenti mantengono in piedi versando ogni anno migliaia di euro di imposte. Tuttavia, ciò che è giusto in linea di principio poi si scontra con la pratica e, paradossalmente, diventa una discriminazione nei confronti di persone che per lunghi anni sono vissute in Italia e con le loro tasse hanno contribuito a far crescere Pil e servizi. Già, perché agli stranieri senza permesso di soggiorno le cure sono comunque garantite, a prescindere dal reddito e dalla residenza. In teoria, uno straniero può addirittura trasferirsi in Italia proprio per essere curato nei nostri ospedali e nel momento in cui dimostra di non avere soldi può ricevere un’assistenza gratuita a carico del servizio sanitario nazionale.
Quante volte è capitato di trovare i corridoi del Pronto soccorso affollati da clandestini che per di più pretendono di essere curati rapidamente, nonostante i malesseri lamentati non siano da codice rosso? Credo che la fila di stranieri sia capitata a tutti, in quanto spesso gli extracomunitari scambiano il Pronto soccorso per la guardia medica o, addirittura, per il dottore di famiglia e dunque se ne avvalgono anche quando hanno una banale influenza. Beh, sappiate che gli immigrati senza permesso ricevono le cure a spese nostre, anche se non hanno una residenza in Italia e non sono in grado di esibire una carta di credito per pagare ticket o medicinali. Requisiti che invece sono richiesti agli italiani che hanno traslocato fuori dai confini nazionali.
Vi sembra incredibile? Eppure, è così e a ribadirlo, recentemente, è stata la stessa Corte costituzionale. I giudici della legge, hanno stabilito con una sentenza che anche in assenza di un permesso di soggiorno regolare, lo straniero con una invalidità non possa essere chiamato a pagare. Disposizione bizzarra, soprattutto nel momento in cui uno straniero con regolare permesso di soggiorno è tenuto a contribuire al pari degli italiani.
La discriminazione è evidente. Perché è pur vero che centinaia di pensionati si trasferiscono all’estero per godere dei benefici di una tassazione favorevole, ma è altrettanto certo che molti di costoro hanno pagato tasse e contributi per una vita e dunque, anche se espatriati, hanno più titolo per essere curati di un clandestino. Poi c’è il caso dei molti giovani costretti a emigrare, per ragioni di studio o di lavoro. Anche per loro fare le valigie significa sobbarcarsi, nel caso ne abbiano bisogno, del pagamento delle spese mediche in Italia, soprattutto se non sono in grado di dimostrare di essere indigenti.
Obblighi da cui sono invece esentati i migranti, i quali proprio in virtù delle loro condizioni hanno diritto all’assistenza gratuita. Come per altro possono ottenere aiuti per le bollette, corsie preferenziali per gli alloggi pubblici e, qualora abbiano figli minori, pure negli asili. Insomma, è il mondo al contrario, dove lo slogan «Prima gli italiani» è stato trasformato in «Prima gli stranieri».
Con buona pace di quell’altro principio costituzionale che dovrebbe garantire a tutti parità di trattamento.
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