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Matteo Salvini sulle pensioni: «Fanno cassa sulle vedove»

«Fortuna che ci siete voi della Verità, altrimenti una truffa simile per i giornaloni sarebbe passata del tutto inosservata».

Il segretario della Lega, Matteo Salvini, non ha dubbi: il taglio delle pensioni di reversibilità è una «truffa».

«Certamente è una truffa fare cassa su vedove e vedovi e sono orgoglioso che prima di voi sia stata la Lega a sollevare il problema e a chiedere una soluzione».

Eppure, Salvini, il governo Renzi era stato chiaro sulla questione delle pensioni di reversibilità: eventuali interventi di razionalizzazione serviranno per evitare sprechi e duplicazione e non per fare cassa. Inoltre le norme non interverranno sulle pensioni già in essere, ma solo su quelle future. Talmente chiaro che con la circolare che inserisce i nuovi modelli Red, il presidente dell'Inps Tito Boeri se ne infischia e parte con i tagli sulla pelle dei «superstiti», ovvero coniugi e figli minorenni che percepiscono la pensione di reversibilità dopo la scomparsa di chi manteneva la famiglia.

«Guardi questa circolare è un'infamia ai danni degli italiani, così come lo è la legge Fornero, il prelievo sui disabili e l'Ape. Noi faremo la guerra perché è insopportabile pensare di gravare su gente che o ha disabilità o si vede privare della pensione magari di un marito morto senza che lui stesso se la sia potuta godere. Un governo che fa cassa sui morti mi fa schifo».

Anche l'Ape è un'infamia?

«Ma certo, figurati se per andare in pensione tre anni prima ti fregano il 10% e ti obbligano a chiedere un prestito e a fare un mutuo in banca dopo che hai lavorato per trent'anni pagando fior di contributi. Così volevano fare con le pensioni d'invalidità».

Cioè?

«Al terzo tentativo hanno avuto la bocciatura del Consiglio di Stato, non certo della politica, visto che volevano mettere il cumulo dei redditi anche a chi si ritrova con una disabilità. Anche questo lo abbiamo denunciato noi, altrimenti pure questa mossa sarebbe passata...»

Il ministro del lavoro Poletti, lo scorso anno, si scusò, imputando la responsabilità a un fantomatico «giallo mediatico», o ad un «refuso tecnico» quel paragrafo del Def dove l'esecutivo proponeva l'ipotesi di tagliare la reversibilità. Identico refuso fatto anche nella legge delega sul contrasto alla povertà...

«Ho riletto tutti i giuramenti dei ministri e rivisto tutte le volte che in tv sottolineavo quello che stava per accadere, ma si sa, altro che refuso, ci provano».

Le pensioni di reversibilità valgono 24,1 miliardi e vanno a circa 3 milioni di eredi: visto che la coperta è corta, un tesoretto da intaccare non crede?

«Nessun tesoretto, sono contributi versati di gente che ha lavorato una vita».

Dunque la circolare retroattiva dell'Inps che consente di legare le pensioni di reversibilità all'Isee quindi parametrando gli assegni ai superstiti in base a tutto il patrimonio, compreso la casa, i titoli di Stato e il Tfr, è da ricorso.

«Questa circolare di fatto modificherebbe la legge Dini del 1995 che pure prevede un limite in base all'Irpef. Ma ora pensare di far reddito anche con il Tfr che è già supertassato è da folli».

Insomma, mentre il premier Renzi firma in tv, in piena campagna elettorale per il referendum, il «patto della lavagna» con cui promette la quattordicesima a oltre un milione di pensionati, il liberale Boeri vara una circolare illiberale che attacca un diritto individuale infischiandosene dei contributi versati.

«Guardi, quelli che giocano alle tre carte fuori dagli autogrill, quando li beccano li arrestano. Questi continuano a fare promesse e a giocare con la gente che non trova lavoro o aspetta la casa popolare, ma le bugie si sa, vengono sempre fuori».

Però dalle Olimpiadi al ponte di Messina il premier Renzi immagina un Paese dalle grandi opere?

«È il segno della disperazione, dalla disoccupazione al Pil si vede come niente va bene come lui dice. Spero soltanto che la sua disperazione non trascini il Paese intero... ma tanto lui è arrivato, è agli sgoccioli. Auspico che Berlusconi non gli dia soccorso».

Quindi il 4 dicembre, giorno del voto per il referendum costituzionale, sarà decisivo?

«Certo non poteva rinviare in eterno l'inevitabile. Ha deciso il 4 dicembre dopo tanti rinvii proprio perché ha paura. La riforma è fatta male tanto che la Costituzione che Renzi cancella tra l'altro cancella anche i referendum. Gli italiani diranno No».

Quando inizia la sua campagna elettorale?

«Comincio venerdì a Padova e sabato sarò a Trieste. Poi grande manifestazione sabato 12 novembre a Firenze».

Ci riuscirà, visto che quando arriva Matteo Salvini si scatenano i centri sociali?

«Spero proprio di sì, siamo in una parvenza di democrazia... Comunque siamo pronti a girare tutta l'Italia per far vincere il No, per convincere gli italiani ad andare a votare perché chi resta a casa aiuta questo governo. Questo voto è un'occasione democratica per licenziare Renzi».

Ma Renzi ci ha ripensato, ha detto che non cambia niente con il No...

«No, noi prendiamo per buona la promessa di Renzi: “Se perdo cambio mestiere". Ecco faremo di tutto per farglielo cambiare».

Conti inizia bene: «Festival cristiano»
Carlo Conti (Ansa)
Il conduttore, poco prima della serata d’apertura, schiva le domande insidiose e rivela: «Ci sono riferimenti alla mia modestissima fede». Pucci non ci sarà, polemica chiusa.

«È un Festival cristiano e democratico», parola di Carlo Conti, quello iniziato ieri sera con la storica sigla, Perché Sanremo è Sanremo, e la voce registrata di Pippo Baudo: «Benvenuti al teatro Ariston». Giunto alla sua quinta, e ultima, conduzione, il direttore artistico rivela senza tentennamenti la propria identità. Questo è un Festival democristiano, gli chiedono, posto che la nuova Democrazia cristiana è Fratelli d’Italia? Carlo prende tempo un istante, «non capisco nulla di politica», dice. Poi precisa: «È un Festival cristiano e democratico: cristiano perché ci sono piccole tracce della mia modestissima fede e democratico perché aperto a tutti».

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«Il signore delle mosche», il ritorno fedele al romanzo di Golding
«Il signore delle mosche» (Sky)

La serie voluta dalla Bbc e scritta da Jack Thorne porta su Sky il romanzo di William Golding senza tradirne trama e tesi: tra sopravvivenza e sopraffazione, l’isola dei ragazzi torna a interrogare la natura umana.

Jack Thorne, brillante autore dell'acclamatissima Adolescence, non ha inventato nulla, stavolta. William Golding lo ha fatto per lui, scrivendo un libro la cui attualità è sempiterna, affatto bisognosa di essere reinventata, riadattata, cercata oltre le parole scritte. Il signore delle mosche, foss'anche solo per quei suoi protagonisti bambini, potrebbe essere frutto di un guizzo contemporaneo.

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L’articolo dimenticato di Pier Paolo Pasolini contro l’aborto facile. «Non si toglie la vita»
Pier Paolo Pasolini (Ansa)
Due mesi prima del noto testo uscito sul «Corriere della Sera» lo scrittore inviava ad «Amica» una lettera in favore dei bimbi.

«Cara lettrice, se tua madre avesse abortito tu non saresti qui. Io posso odiarti, ma anche amarti. Amo il mio amore per te, ma anche l’eventuale odio reciproco fa parte della vita. Non si può abrogare una creatura, anche nei primi, incerti stadi della sua esistenza». Queste parole sono state scritte da Pier Paolo Pasolini e provengono da un breve intervento uscito sul numero del 24 novembre 1974 del settimanale femminile Amica, edito dal Corriere della Sera. Quello stesso Corriere della Sera su cui di lì a poco, il 19 gennaio del 1975, Pasolini firmerà il suo discusso editoriale incentrato sull’interruzione di gravidanza e intitolato «Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti».

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In questa puntata di Segreti il professor Riccardo Puglisi analizza il delitto di Garlasco da una prospettiva inedita: il ruolo dei media, la polarizzazione dell’opinione pubblica e il peso delle narrazioni nel caso Stasi. Tra giustizia, informazione e percezione collettiva, analizziamo come nasce, e si consolida, un racconto mediatico destinato a dividere.

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