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2021-05-16
Lettera dell’Oms inchioda Speranza e la sua tesi sul report censurato
Roberto Speranza (Ansa)
Ranieri Guerra, direttore vicario dell'Organizzazione mondiale della sanità, ieri su Repubblica è tornato a parlare del report pubblicato un anno fa e ritirato dopo poche ore. È stata un'altra delle svariate versioni che il numero due dell'Oms, indagato a Bergamo per false dichiarazioni ai pm riguardo al mancato aggiornamento del piano pandemico 2006, sta rilasciando da quando è scoppiato il caso.
Di quel documento, Guerra dice «non ne sapevo nulla», era compito dell'oggi ex ricercatore Oms, Francesco Zambon, parlarne con il ministro, perché «non è possibile pubblicare un testo del genere senza neppure comunicarlo all'autorità nazionale». Dichiara inoltre che «Speranza era all'oscuro», quindi non avrebbe potuto censurarlo chiedendo di ritirare la pubblicazione.
La Verità, tuttavia, è venuta in possesso di una lettera datata 9 marzo 2020, nella quale il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, scriveva al ministro della Salute, Roberto Speranza confermandogli che «come da sue istruzioni, Ranieri Guerra sarà dispiegato a Roma per aiutare il governo italiano negli sforzi in atto per controllare l'epidemia Covid-19 in Italia». Il documento parla chiaro: Speranza voleva Ranieri Guerra e il capo dell'Oms lo accontentò. Stiamo parlando, dunque, di un incarico formale, istituzionale. Perciò l'ex direttore generale della Prevenzione oggi indagato, doveva per forza relazionarsi con il ministro della Salute anche su un tema così importante come il report del piano pandemico. Sempre a Repubblica, Guerra dice che «Speranza aveva approvato l'indice e la copertina» del rapporto dell'ex ricercatore Oms, Francesco Zambon, pubblicato il 13 maggio e tolto la mattina del giorno seguente.
Un'affermazione che contraddice quanto dichiarò lo scorso novembre l'ufficio stampa del ministero della Salute. Alla domanda inviata dalla trasmissione Report: «Il ministro Speranza conosce il rapporto dell'Ufficio regionale europeo Oms intitolato An unprecedented challenge - Italy's first response to Covid-19? Il ministro ha letto e valutato i contenuti del documento?», la risposta fu: «A quanto ci risulta non si tratta di un documento ufficiale dell'Oms e non è mai stato trasmesso al ministero della Salute che quindi non lo ha mai né valutato, né commentato. Ogni informazione in merito deriva da fonti non istituzionali».
Se Speranza non ne sapeva nulla, perché adesso salta fuori che il rapporto magari non l'avrà letto tutto, ma ne aveva approvato «l'indice e la copertina»? Resta che, di sicuro, il ministro non era all'oscuro di tutto come voleva far credere. E adesso ne abbiamo ulteriori prove.
Lo confermerebbe anche l'email inviata il 14 aprile da Guerra a Zambon, allora coordinatore della squadra di ricercatori di Venezia, e che poi ha deciso di lasciare l'Oms segnalando indebite pressioni sul suo lavoro.
Nel messaggio scriveva: «Ministro Speranza e ministro Pisano (allora alla Pubblica amministrazione, ndr) pronti a dare l'ok […] ti ho aperto un'autostrada sulla narrazione ma bisognerebbe condividere con Speranza un indice più aggiornato».
C'è poi la questione delle famose chat su Whatsapp fra Guerra e Silvio Brusaferro, ex capo dell'Istituto superiore di sanità, attualmente membro del Cts. Il 14 maggio Guerra gli aveva scritto: «Sono stato brutale con gli scemi del documento di Venezia (Zambon e colleghi, ndr). Ho mandato scuse profuse al ministro […]. Alla fine sono andato su Tedros (direttore generale dell'Oms, ndr) e ho fatto ritirare il documento […] Spero di far cadere un paio di incorreggibili teste». In un'altra, del 17 maggio, scrive: «[…] dovremmo anche vedere cosa fare coi miei scemi di Venezia. Come sai ho fatto ritirare quel maledetto rapporto. Ma è stato fatto un lavoro che riletto, emendato e digerito potrebbe avere un senso». Riferendosi poi al capo di gabinetto di Speranza, Goffredo Zaccardi, il 18 maggio Guerra scrive a Brusaferro: «Vedo Zaccardi […] vuoi che inizi a parlargli dell'ipotesi di revisione del rapporto dei somarelli di Venezia. Poi ci mettiamo d'accordo sul come?». Risposta di Brusaferro: «Certo, va bene», alla quale due ore dopo l'ex direttore generale della Prevenzione replica: «Il capo di gabinetto dice di vedere se riusciamo a farlo cadere nel nulla. Se entro lunedì nessuno ne parla vuole farlo morire. Altrimenti lo riprendiamo assieme. Sic».
Nella memoria presentata dall'avvocato Roberto Di Vita, difensore di Guerra, si legge che «gli scambi sono parziali e frammentati (potrebbero esservi ulteriori messaggi non inseriti nell'atto) e del tutto decontestualizzati, sì da non avere alcun senso logico rispetto a uno scambio effettivo potenzialmente avvenuto». Anche a Repubblica Guerra li ha definiti «pezzi di chat incompleti e decontestualizzati», però all'epoca il suo era un ruolo istituzionale ben preciso e i messaggi non possono essere ricondotti a «osservazioni personali, in una forma necessariamente sintetica e colloquiale, scambiate tra professionisti che hanno condiviso insieme determinate circostanze ed esperienze», come tenta di ribattere alle accuse nella memoria difensiva. Pezzi incompleti, di chat reali, per questo Ranieri Guerra deve aiutarci a fare chiarezza e spiegare quale ruolo abbia davvero avuto il ministro Speranza.
Via libera ai test salivari nelle scuole
Dopo mesi di attesa è finalmente arrivata l'autorizzazione del ministero della Salute ai test salivari molecolari, quelli da usare per esempio nelle scuole, ma con alcune limitazioni. «Il campione di saliva può essere considerato un'opzione per il rilevamento dell'infezione da Sars-CoV-2 in individui asintomatici sottoposti a screening ripetuti per motivi professionali o di altro tipo, per aumentare l'accettabilità di test ripetuti, in particolare: se vengono sottoposti a screening individui molto anziani o disabili e in caso di carenza di tamponi», si legge nella nuova circolare del ministero della Salute, firmata dal direttore generale della prevenzione, Gianni Rezza, sull'uso dei test molecolari e antigenici su saliva a uso professionale per la diagnosi di infezione da Sars-CoV-2. Il test salivare, meno invasivo - si mastica un rotolino di cotone - sarà però «un'opzione» nel caso «non sia possibile ottenere tamponi oro/nasofaringei» perché, come precisa la circolare, «la sensibilità diminuisce dopo i primi cinque giorni dall'inizio dei sintomi» e c'è un problema nella corretta raccolta dei campioni di saliva, che «possono essere eterogenei (saliva orale, saliva orofaringea posteriore)», riducendo la sensibilità del metodo. «I campioni di saliva», si legge nella nota, «possono essere mucosi e viscosi, determinando difficoltà di lavorazione con i metodi e le attrezzature automatizzate di estrazione dell'Rna (del virus, ndr) o di estrazione/amplificazione esistenti».
I test vengono attualmente analizzati come i tamponi nasofaringei, con una sensibilità del 98%, ma ci sono anche strumentazioni automatiche con lettura in chemiluminescenza (Ce-Ivd), che però sono meno diffuse. La sensibilità dei due metodi, utili per il monitoraggio e controllo dell'infezione da Sars-CoV-2 in ambito scolastico, non è sovrapponibile. «Alcuni studi pubblicati nel 2020», riporta la circolare, «hanno rilevato sensibilità comprese tra il 53% e il 73%».
Il via libera del ministero della Salute ai tamponi salivari molecolari «è una buona notizia» e anche se arriva ad anno scolastico quasi finito «saranno determinanti per la riapertura delle scuole in sicurezza a settembre, perché non possiamo farci trovare impreparati e avere di nuovo problemi come accaduto quest'anno», osserva Gian Vincenzo Zuccotti, preside della facoltà di medicina dell'università Statale di Milano e direttore di pediatria e pronto soccorso pediatrico dell'Asst Fatebenefratelli Sacco. Anche il governatore lombardo, Attilio Fontana, si dice soddisfatto «per il fatto che la proposta tutta lombarda del professor Zuccotti e dell'università degli Studi di Milano abbia dato il via a livello nazionale a questo nuovo test». La scadenza più importante a questo punto, come ha fatto presente lo Snals (Sindacato nazionale autonomo lavoratori scuola) con Elvira Serafini, sono gli esami alle porte. «Condivido la riflessione sull'opportunità di utilizzare i test salivari già per gli esami di terza media e la maturità», ha infatti dichiarato il sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso, «porrò il tema all'attenzione del ministro Patrizio Bianchi».
Intanto l'Istituto superiore di sanità ha pubblicato un report su 13,7 milioni di vaccinati che registra come, dopo 35 giorni dall'inizio del ciclo vaccinale ci sia una riduzione dell'80% delle infezioni, del 90% dei ricoveri e del 95% dei morti. Questi effetti sono simili sia negli uomini che nelle donne e in persone di diverse fasce di età. «Questi dati», commenta il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, «confermano l'efficacia delle vaccinazioni e della campagna vaccinale, e la necessità di raggiungere presto alte coperture in tutta la popolazione per uscire dall'emergenza grazie a questo strumento fondamentale».
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In una missiva del 9 marzo 2020, il direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus accontenta il ministro e incarica Ranieri Guerra: «Aiuterà l'esecutivo». Il titolare della Salute non poteva quindi «essere all'oscuro». E «approvò indice e copertina».Dal ministero arriva l'approvazione: «Utili per screening ripetuti, anziani e disabili» L'Iss: «A 35 giorni dalla prima dose: -80% di contagi, -90% di ricoveri e -95% di morti».Lo speciale contiene due articoli.Ranieri Guerra, direttore vicario dell'Organizzazione mondiale della sanità, ieri su Repubblica è tornato a parlare del report pubblicato un anno fa e ritirato dopo poche ore. È stata un'altra delle svariate versioni che il numero due dell'Oms, indagato a Bergamo per false dichiarazioni ai pm riguardo al mancato aggiornamento del piano pandemico 2006, sta rilasciando da quando è scoppiato il caso. Di quel documento, Guerra dice «non ne sapevo nulla», era compito dell'oggi ex ricercatore Oms, Francesco Zambon, parlarne con il ministro, perché «non è possibile pubblicare un testo del genere senza neppure comunicarlo all'autorità nazionale». Dichiara inoltre che «Speranza era all'oscuro», quindi non avrebbe potuto censurarlo chiedendo di ritirare la pubblicazione. La Verità, tuttavia, è venuta in possesso di una lettera datata 9 marzo 2020, nella quale il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, scriveva al ministro della Salute, Roberto Speranza confermandogli che «come da sue istruzioni, Ranieri Guerra sarà dispiegato a Roma per aiutare il governo italiano negli sforzi in atto per controllare l'epidemia Covid-19 in Italia». Il documento parla chiaro: Speranza voleva Ranieri Guerra e il capo dell'Oms lo accontentò. Stiamo parlando, dunque, di un incarico formale, istituzionale. Perciò l'ex direttore generale della Prevenzione oggi indagato, doveva per forza relazionarsi con il ministro della Salute anche su un tema così importante come il report del piano pandemico. Sempre a Repubblica, Guerra dice che «Speranza aveva approvato l'indice e la copertina» del rapporto dell'ex ricercatore Oms, Francesco Zambon, pubblicato il 13 maggio e tolto la mattina del giorno seguente. Un'affermazione che contraddice quanto dichiarò lo scorso novembre l'ufficio stampa del ministero della Salute. Alla domanda inviata dalla trasmissione Report: «Il ministro Speranza conosce il rapporto dell'Ufficio regionale europeo Oms intitolato An unprecedented challenge - Italy's first response to Covid-19? Il ministro ha letto e valutato i contenuti del documento?», la risposta fu: «A quanto ci risulta non si tratta di un documento ufficiale dell'Oms e non è mai stato trasmesso al ministero della Salute che quindi non lo ha mai né valutato, né commentato. Ogni informazione in merito deriva da fonti non istituzionali». Se Speranza non ne sapeva nulla, perché adesso salta fuori che il rapporto magari non l'avrà letto tutto, ma ne aveva approvato «l'indice e la copertina»? Resta che, di sicuro, il ministro non era all'oscuro di tutto come voleva far credere. E adesso ne abbiamo ulteriori prove. Lo confermerebbe anche l'email inviata il 14 aprile da Guerra a Zambon, allora coordinatore della squadra di ricercatori di Venezia, e che poi ha deciso di lasciare l'Oms segnalando indebite pressioni sul suo lavoro. Nel messaggio scriveva: «Ministro Speranza e ministro Pisano (allora alla Pubblica amministrazione, ndr) pronti a dare l'ok […] ti ho aperto un'autostrada sulla narrazione ma bisognerebbe condividere con Speranza un indice più aggiornato». C'è poi la questione delle famose chat su Whatsapp fra Guerra e Silvio Brusaferro, ex capo dell'Istituto superiore di sanità, attualmente membro del Cts. Il 14 maggio Guerra gli aveva scritto: «Sono stato brutale con gli scemi del documento di Venezia (Zambon e colleghi, ndr). Ho mandato scuse profuse al ministro […]. Alla fine sono andato su Tedros (direttore generale dell'Oms, ndr) e ho fatto ritirare il documento […] Spero di far cadere un paio di incorreggibili teste». In un'altra, del 17 maggio, scrive: «[…] dovremmo anche vedere cosa fare coi miei scemi di Venezia. Come sai ho fatto ritirare quel maledetto rapporto. Ma è stato fatto un lavoro che riletto, emendato e digerito potrebbe avere un senso». Riferendosi poi al capo di gabinetto di Speranza, Goffredo Zaccardi, il 18 maggio Guerra scrive a Brusaferro: «Vedo Zaccardi […] vuoi che inizi a parlargli dell'ipotesi di revisione del rapporto dei somarelli di Venezia. Poi ci mettiamo d'accordo sul come?». Risposta di Brusaferro: «Certo, va bene», alla quale due ore dopo l'ex direttore generale della Prevenzione replica: «Il capo di gabinetto dice di vedere se riusciamo a farlo cadere nel nulla. Se entro lunedì nessuno ne parla vuole farlo morire. Altrimenti lo riprendiamo assieme. Sic».Nella memoria presentata dall'avvocato Roberto Di Vita, difensore di Guerra, si legge che «gli scambi sono parziali e frammentati (potrebbero esservi ulteriori messaggi non inseriti nell'atto) e del tutto decontestualizzati, sì da non avere alcun senso logico rispetto a uno scambio effettivo potenzialmente avvenuto». Anche a Repubblica Guerra li ha definiti «pezzi di chat incompleti e decontestualizzati», però all'epoca il suo era un ruolo istituzionale ben preciso e i messaggi non possono essere ricondotti a «osservazioni personali, in una forma necessariamente sintetica e colloquiale, scambiate tra professionisti che hanno condiviso insieme determinate circostanze ed esperienze», come tenta di ribattere alle accuse nella memoria difensiva. Pezzi incompleti, di chat reali, per questo Ranieri Guerra deve aiutarci a fare chiarezza e spiegare quale ruolo abbia davvero avuto il ministro Speranza.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lettera-oms-speranza-report-censurato-2653001381.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="via-libera-ai-test-salivari-nelle-scuole" data-post-id="2653001381" data-published-at="1621115784" data-use-pagination="False"> Via libera ai test salivari nelle scuole Dopo mesi di attesa è finalmente arrivata l'autorizzazione del ministero della Salute ai test salivari molecolari, quelli da usare per esempio nelle scuole, ma con alcune limitazioni. «Il campione di saliva può essere considerato un'opzione per il rilevamento dell'infezione da Sars-CoV-2 in individui asintomatici sottoposti a screening ripetuti per motivi professionali o di altro tipo, per aumentare l'accettabilità di test ripetuti, in particolare: se vengono sottoposti a screening individui molto anziani o disabili e in caso di carenza di tamponi», si legge nella nuova circolare del ministero della Salute, firmata dal direttore generale della prevenzione, Gianni Rezza, sull'uso dei test molecolari e antigenici su saliva a uso professionale per la diagnosi di infezione da Sars-CoV-2. Il test salivare, meno invasivo - si mastica un rotolino di cotone - sarà però «un'opzione» nel caso «non sia possibile ottenere tamponi oro/nasofaringei» perché, come precisa la circolare, «la sensibilità diminuisce dopo i primi cinque giorni dall'inizio dei sintomi» e c'è un problema nella corretta raccolta dei campioni di saliva, che «possono essere eterogenei (saliva orale, saliva orofaringea posteriore)», riducendo la sensibilità del metodo. «I campioni di saliva», si legge nella nota, «possono essere mucosi e viscosi, determinando difficoltà di lavorazione con i metodi e le attrezzature automatizzate di estrazione dell'Rna (del virus, ndr) o di estrazione/amplificazione esistenti». I test vengono attualmente analizzati come i tamponi nasofaringei, con una sensibilità del 98%, ma ci sono anche strumentazioni automatiche con lettura in chemiluminescenza (Ce-Ivd), che però sono meno diffuse. La sensibilità dei due metodi, utili per il monitoraggio e controllo dell'infezione da Sars-CoV-2 in ambito scolastico, non è sovrapponibile. «Alcuni studi pubblicati nel 2020», riporta la circolare, «hanno rilevato sensibilità comprese tra il 53% e il 73%». Il via libera del ministero della Salute ai tamponi salivari molecolari «è una buona notizia» e anche se arriva ad anno scolastico quasi finito «saranno determinanti per la riapertura delle scuole in sicurezza a settembre, perché non possiamo farci trovare impreparati e avere di nuovo problemi come accaduto quest'anno», osserva Gian Vincenzo Zuccotti, preside della facoltà di medicina dell'università Statale di Milano e direttore di pediatria e pronto soccorso pediatrico dell'Asst Fatebenefratelli Sacco. Anche il governatore lombardo, Attilio Fontana, si dice soddisfatto «per il fatto che la proposta tutta lombarda del professor Zuccotti e dell'università degli Studi di Milano abbia dato il via a livello nazionale a questo nuovo test». La scadenza più importante a questo punto, come ha fatto presente lo Snals (Sindacato nazionale autonomo lavoratori scuola) con Elvira Serafini, sono gli esami alle porte. «Condivido la riflessione sull'opportunità di utilizzare i test salivari già per gli esami di terza media e la maturità», ha infatti dichiarato il sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso, «porrò il tema all'attenzione del ministro Patrizio Bianchi». Intanto l'Istituto superiore di sanità ha pubblicato un report su 13,7 milioni di vaccinati che registra come, dopo 35 giorni dall'inizio del ciclo vaccinale ci sia una riduzione dell'80% delle infezioni, del 90% dei ricoveri e del 95% dei morti. Questi effetti sono simili sia negli uomini che nelle donne e in persone di diverse fasce di età. «Questi dati», commenta il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, «confermano l'efficacia delle vaccinazioni e della campagna vaccinale, e la necessità di raggiungere presto alte coperture in tutta la popolazione per uscire dall'emergenza grazie a questo strumento fondamentale».
Impossibile quindi? Non proprio. Ed è qui che entra in gioco, anche se sarebbe meglio dire in scena, la nuova Sv Ultra, che rappresenta l’apice del lusso e della distinzione Range Rover, fondendo con eleganza finiture di altissimo livello con tecnologie audio uniche al mondo, per arricchire il legame tra comfort, benessere ed esperienza d’ascolto.
Quest’auto, nella storia di Range Rover, rappresenta un vero e proprio primato visto che si tratta dell’auto più lussuosa e tecnologicamente avanzata di sempre realizzata da questa casa automobilistica. La gamma di tecnologie audio coinvolgenti della Range Rover Sv Ultra, infatti, include il rivoluzionario sistema Sv Electrostatic Sound, che trasforma l’abitacolo in una sala da concerto, affiancato dai Body and Soul Seats (Bass) e dal Sensory Haptic Floor.
Uno dei tanti punti forti di quest’auto è il design. La carrozzeria della Range Rover SV Ultra è disponibile in una vasta scelta di colori e introduce il Titan Silver, esclusivo della Sv Ultra, grazie alla sua formulazione dedicata. Come spiega la casa automobilistica, «questa nuova tinta incarna una rappresentazione sofisticata dell’autentico metallo in forma liquida». Ma come si realizza questo colore così particolare? Il Titan Silver utilizza fini lamelle di alluminio reale e una tecnologia avanzata dei pigmenti per creare una superficie luminosa e altamente riflettente, con una qualità iridescente e simile a uno specchio. Il risultato? Una finitura che si distingue per la sua unicità e la sua lavorazione meticolosa. Gli accenti Satin Platinum Atlas e Silver Chrome valorizzano poi la finitura esterna Titan Silver, esaltando la griglia e la grafica laterale, mentre i cerchi in lega da 23" sono rifiniti con inserti Satin Platinum e nuovi coprimozzi Range Rover.
C’è poi l’interno, dove la Sv Ultra svela un nuovo ed esclusivo abitacolo bicolore nelle tonalità chiare in Ultrafabrics™ Orchid White e Cinder Grey, che coniuga l’innovazione avanzata dei materiali con un’atmosfera serena e improntata al design. I sedili presentano per la prima volta un intricato nuovo motivo a mosaico lavorato al laser, applicato sulle sezioni superiori sagomate e ripreso negli inserti e negli schienali per creare un trattamento superficiale unitario e altamente dettagliato.
Un nuovo intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo una texture delicata e una profondità materica attraverso la sua naturale armonia strutturale. Grazie poi a una tecnica brevettata che ne preserva le caratteristiche naturali, la venatura unica dell’intarsio è valorizzata da una tinta Orchid White che ne esalta la texture a poro aperto e la forma lineare. La sua struttura cellulare tubolare consente tagli precisi in sezione trasversale che assorbono il colorante, creando una tonalità calda derivata dalle resine naturali del materiale. Per la SV Ultra, l’intarsio è rifinito in una tonalità più chiara per conferire un aspetto più contemporaneo. Si estende sotto il singolo touchscreen e prosegue nell’abitacolo fino al Club Table elettrico nella parte posteriore, nonché allo sportello motorizzato del vano refrigerante integrato.
La caratteristica finitura in ceramica bianco lucido di Range Rover SV prosegue il tema chiaro, affiancata da altoparlanti SV Orchid Pearl abbinati al colore, cinture di sicurezza Orchid White e pedane con marchio SV Ultra.
Un nuovo cuscino decorativo allungato incorpora il tessile Kvadrat remix, un’alternativa alla pelle realizzata con un mix durevole di lana e poliestere riciclato, che offre una forma morbida e contemporanea accuratamente ottimizzata per il comfort.
Phoebe Lindsay, Range Rover Materiality Manager, ha dichiarato: «Sv Ultra rappresenta la nostra interpretazione più modernista della materialità, coniugando linee pulite con una palette neutra attentamente bilanciata e un uso disciplinato dei materiali naturali. La scelta di Ultrafabrics™ rispetto alla pelle è stata intenzionale: la sua morbidezza ingegnerizzata consente il raffinato motivo lavorato al laser e la complessa perforazione che caratterizzano l’interno. L’intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo un’espressione materica completamente nuova, con il suo poro aperto naturale e il rivestimento chiaro che aumentano la luminosità visiva e rafforzano un senso di design calmo e coerente».
Infine, la Range Rover Sv Ultra porta alla perfezione acustica dei migliori posti di una sala da concerto, introducendo per la prima volta in assoluto la tecnologia audio elettrostatica ad alta fedeltà a bordo di un veicolo. Il nuovo sistema SV Electrostatic Sound (disponibile come optional esclusivamente sui modelli SV) garantisce che ogni nota armoniosa e ogni dettaglio nitido pongano l’occupante al cuore di ogni performance, riproducendo la musica fedelmente come l’artista aveva concepito.
La Range Rover Sv Ultra sarà disponibile con una scelta tra la motorizzazione ibrida plug-in P550e e il V8 P540”. Una versione completamente elettrica arriverà entro la fine dell’anno.
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Alla fiera di Rho del 19 e 20 maggio Compagnia delle Opere presenterà l’Innovation Hub, area dedicata al confronto tra aziende e professionisti sull’uso concreto dell’intelligenza artificiale. Al centro del dibattito etica, scuola, lavoro e gestione aziendale.
Compagnia delle Opere torna all’AI Week di Rho Fiera, il grande evento europeo dedicato all’intelligenza artificiale in programma il 19 e 20 maggio, e lo fa portando al centro della manifestazione un nuovo spazio dedicato alle aziende. Si chiama Innovation Hub ed è un’area di oltre 200 metri quadrati pensata per favorire l’incontro tra imprese, professionisti e innovatori attraverso casi concreti, confronto operativo e networking.
All’interno dell’hub saranno presenti 23 aziende associate a Cdo, chiamate a raccontare esperienze e applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale nei diversi settori produttivi. Attesi in fiera anche circa 500 associati, segno di una partecipazione che l’associazione interpreta come la costruzione di un ecosistema capace di accompagnare le imprese nella trasformazione tecnologica.
L’AI Week, giunta alla settima edizione, ogni anno richiama migliaia di imprenditori, manager e professionisti, oltre a centinaia di speaker internazionali, attraverso incontri, masterclass e sessioni formative dedicate ai nuovi scenari dell’intelligenza artificiale. Nel programma promosso da Cdo troveranno spazio anche alcuni dei temi oggi più discussi nel dibattito pubblico. Una delle direttrici principali riguarderà il rapporto tra etica e intelligenza artificiale, con l’intervento di Padre Natale Brescianini, mentre un altro focus sarà dedicato al ruolo dell’AI nelle piccole e medie imprese italiane grazie al contributo di Emanuele Frontoni, presidente di Cdo Marche Sud e co-director del VRAI Lab. «L’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi sfide del nostro tempo, perché non ci chiede soltanto di imparare a utilizzare nuove tecnologie, ma ci interroga sul modo in cui comprendiamo l’esperienza umana, il lavoro, la conoscenza e il futuro della società», ha dichiarato Andrea Dellabianca, presidente nazionale di Compagnia delle Opere. «Ogni giorno emergono opportunità straordinarie insieme a interrogativi profondi: per questo è necessario costruire luoghi di confronto in cui imprese, professionisti, ricercatori ed esperti possano condividere competenze, esperienze e soluzioni concrete».
Tra gli appuntamenti previsti ci sarà anche un approfondimento sul rapporto tra scuola e intelligenza artificiale dal titolo «Essere uomini nell’Era dell’IA: la Scuola come laboratorio di libertà e conoscenza». Al centro dell’incontro il ruolo della tecnologia nella didattica, nei sistemi di valutazione e nei percorsi di inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali. Un confronto che partirà dall’idea che l’intelligenza artificiale possa affiancare il lavoro dell’insegnante senza sostituirlo, rafforzando il pensiero critico e la relazione educativa.
Spazio poi ai cambiamenti che l’AI sta introducendo nella gestione aziendale, nelle risorse umane e nel settore immobiliare, fino al rapporto tra innovazione tecnologica e transizione ecologica. Non mancherà infine una riflessione sul mondo del non profit con l’evento Agent Coding for Good, dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per aumentare l’efficacia e l’impatto delle organizzazioni sociali. «L’innovazione è davvero tale quando resta al servizio della persona e contribuisce a far crescere una comunità più consapevole», ha aggiunto Dellabianca. «Per questo Cdo vuole scommettere su spazi d’avanguardia come l’Innovation Hub: luoghi di dialogo, ma anche laboratori di pensiero e di ricerca».
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Regina Corradini D’Arienzo (Ansa)
Risorse a tassi agevolati e contributi a fondo perduto fino al 30% per contrastare il caro energia e il blocco dello Stretto di Hormuz. La misura, operativa dal 25 maggio, protegge le aziende esportatrici e le filiere strategiche dagli choc del conflitto nel Golfo Persico.
La diplomazia non ha ancora trovato una via d’uscita al conflitto con l’Iran e la crisi energetica legata al blocco del canale di Hormuz si aggrava.
Gli analisti stimano che anche a fronte di una risoluzione a breve, per rimettere in moto il meccanismo dei rapporti con quell’area a cominciare dagli approvvigionamenti, serviranno mesi. Alla luce di questo scenario la Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti) lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dagli effetti del conflitto nel Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. Le risorse sono destinate alle aziende esportatrici e a quelle che, pur non vendendo direttamente direttamente all’estero i propri prodotti, fanno parte di filiere produttive strategiche. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento «Transizione digitale ed ecologica», è la nuova linea «Energia per la competitività internazionale», concepita per offrire una risposta mirata per fronteggiare gli effetti della crisi sui costi energetici e sul fatturato, in modo da salvaguardare la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero delle imprese.
Potranno accedere al sostegno le realtà imprenditoriali che, nel primo trimestre o quadrimestre del 2026, abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa del conflitto. Il sostegno avverrà attraverso la concessione di finanziamenti agevolati accompagnati da una quota a fondo perduto fino al 30% per le Pmi e fino al 20% per le altre imprese.
Le risorse sono finalizzate a essere utilizzate principalmente per operazioni di rafforzamento patrimoniale (fino al 90% del finanziamento) oppure per finanziamenti di soci, con possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate. L’anticipo può arrivare a coprire fino al 50% della somma richiesta mentre la durata del finanziamento sarà di otto anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, cioè a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative affinché possano continuare ad operare e a investire. Si prevede un contributo a fondo perduto fino al 20%, l’esenzione dalla presentazione delle garanzie; poi finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale, l’incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota da destinare alla capitalizzazione delle controllate e l’innalzamento dell’anticipo fino al 50%. Infine l’estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Per garantire una gestione ordinata delle richieste, nei primi cinque giorni di apertura della misura, sarà attivato un sistema di «coda virtuale» nel caso di accessi simultanei elevati alla piattaforma.
«Vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali», ha affermato l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.
Il Fondo monetario internazionale ha segnalato che, insieme al Regno Unito, l’Italia è fra i Paesi europei più esposti a causa della forte dipendenza dalle centrali a gas. Le importazioni italiane di beni energetici dal Medio Oriente nel 2025 hanno superato i 15 miliardi di euro. L’intervento di Simest quindi vuole accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nella gestione del periodo successivo, contribuendo al rafforzamento strutturale.
Ecco #DimmiLaVerità del 15 maggio 2026. Il deputato del M5s Marco Pellegrini commenta gli sviluppi della guerra in Iran e la crisi economica in Italia.