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2021-05-16
Lettera dell’Oms inchioda Speranza e la sua tesi sul report censurato
Roberto Speranza (Ansa)
Ranieri Guerra, direttore vicario dell'Organizzazione mondiale della sanità, ieri su Repubblica è tornato a parlare del report pubblicato un anno fa e ritirato dopo poche ore. È stata un'altra delle svariate versioni che il numero due dell'Oms, indagato a Bergamo per false dichiarazioni ai pm riguardo al mancato aggiornamento del piano pandemico 2006, sta rilasciando da quando è scoppiato il caso.
Di quel documento, Guerra dice «non ne sapevo nulla», era compito dell'oggi ex ricercatore Oms, Francesco Zambon, parlarne con il ministro, perché «non è possibile pubblicare un testo del genere senza neppure comunicarlo all'autorità nazionale». Dichiara inoltre che «Speranza era all'oscuro», quindi non avrebbe potuto censurarlo chiedendo di ritirare la pubblicazione.
La Verità, tuttavia, è venuta in possesso di una lettera datata 9 marzo 2020, nella quale il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, scriveva al ministro della Salute, Roberto Speranza confermandogli che «come da sue istruzioni, Ranieri Guerra sarà dispiegato a Roma per aiutare il governo italiano negli sforzi in atto per controllare l'epidemia Covid-19 in Italia». Il documento parla chiaro: Speranza voleva Ranieri Guerra e il capo dell'Oms lo accontentò. Stiamo parlando, dunque, di un incarico formale, istituzionale. Perciò l'ex direttore generale della Prevenzione oggi indagato, doveva per forza relazionarsi con il ministro della Salute anche su un tema così importante come il report del piano pandemico. Sempre a Repubblica, Guerra dice che «Speranza aveva approvato l'indice e la copertina» del rapporto dell'ex ricercatore Oms, Francesco Zambon, pubblicato il 13 maggio e tolto la mattina del giorno seguente.
Un'affermazione che contraddice quanto dichiarò lo scorso novembre l'ufficio stampa del ministero della Salute. Alla domanda inviata dalla trasmissione Report: «Il ministro Speranza conosce il rapporto dell'Ufficio regionale europeo Oms intitolato An unprecedented challenge - Italy's first response to Covid-19? Il ministro ha letto e valutato i contenuti del documento?», la risposta fu: «A quanto ci risulta non si tratta di un documento ufficiale dell'Oms e non è mai stato trasmesso al ministero della Salute che quindi non lo ha mai né valutato, né commentato. Ogni informazione in merito deriva da fonti non istituzionali».
Se Speranza non ne sapeva nulla, perché adesso salta fuori che il rapporto magari non l'avrà letto tutto, ma ne aveva approvato «l'indice e la copertina»? Resta che, di sicuro, il ministro non era all'oscuro di tutto come voleva far credere. E adesso ne abbiamo ulteriori prove.
Lo confermerebbe anche l'email inviata il 14 aprile da Guerra a Zambon, allora coordinatore della squadra di ricercatori di Venezia, e che poi ha deciso di lasciare l'Oms segnalando indebite pressioni sul suo lavoro.
Nel messaggio scriveva: «Ministro Speranza e ministro Pisano (allora alla Pubblica amministrazione, ndr) pronti a dare l'ok […] ti ho aperto un'autostrada sulla narrazione ma bisognerebbe condividere con Speranza un indice più aggiornato».
C'è poi la questione delle famose chat su Whatsapp fra Guerra e Silvio Brusaferro, ex capo dell'Istituto superiore di sanità, attualmente membro del Cts. Il 14 maggio Guerra gli aveva scritto: «Sono stato brutale con gli scemi del documento di Venezia (Zambon e colleghi, ndr). Ho mandato scuse profuse al ministro […]. Alla fine sono andato su Tedros (direttore generale dell'Oms, ndr) e ho fatto ritirare il documento […] Spero di far cadere un paio di incorreggibili teste». In un'altra, del 17 maggio, scrive: «[…] dovremmo anche vedere cosa fare coi miei scemi di Venezia. Come sai ho fatto ritirare quel maledetto rapporto. Ma è stato fatto un lavoro che riletto, emendato e digerito potrebbe avere un senso». Riferendosi poi al capo di gabinetto di Speranza, Goffredo Zaccardi, il 18 maggio Guerra scrive a Brusaferro: «Vedo Zaccardi […] vuoi che inizi a parlargli dell'ipotesi di revisione del rapporto dei somarelli di Venezia. Poi ci mettiamo d'accordo sul come?». Risposta di Brusaferro: «Certo, va bene», alla quale due ore dopo l'ex direttore generale della Prevenzione replica: «Il capo di gabinetto dice di vedere se riusciamo a farlo cadere nel nulla. Se entro lunedì nessuno ne parla vuole farlo morire. Altrimenti lo riprendiamo assieme. Sic».
Nella memoria presentata dall'avvocato Roberto Di Vita, difensore di Guerra, si legge che «gli scambi sono parziali e frammentati (potrebbero esservi ulteriori messaggi non inseriti nell'atto) e del tutto decontestualizzati, sì da non avere alcun senso logico rispetto a uno scambio effettivo potenzialmente avvenuto». Anche a Repubblica Guerra li ha definiti «pezzi di chat incompleti e decontestualizzati», però all'epoca il suo era un ruolo istituzionale ben preciso e i messaggi non possono essere ricondotti a «osservazioni personali, in una forma necessariamente sintetica e colloquiale, scambiate tra professionisti che hanno condiviso insieme determinate circostanze ed esperienze», come tenta di ribattere alle accuse nella memoria difensiva. Pezzi incompleti, di chat reali, per questo Ranieri Guerra deve aiutarci a fare chiarezza e spiegare quale ruolo abbia davvero avuto il ministro Speranza.
Via libera ai test salivari nelle scuole
Dopo mesi di attesa è finalmente arrivata l'autorizzazione del ministero della Salute ai test salivari molecolari, quelli da usare per esempio nelle scuole, ma con alcune limitazioni. «Il campione di saliva può essere considerato un'opzione per il rilevamento dell'infezione da Sars-CoV-2 in individui asintomatici sottoposti a screening ripetuti per motivi professionali o di altro tipo, per aumentare l'accettabilità di test ripetuti, in particolare: se vengono sottoposti a screening individui molto anziani o disabili e in caso di carenza di tamponi», si legge nella nuova circolare del ministero della Salute, firmata dal direttore generale della prevenzione, Gianni Rezza, sull'uso dei test molecolari e antigenici su saliva a uso professionale per la diagnosi di infezione da Sars-CoV-2. Il test salivare, meno invasivo - si mastica un rotolino di cotone - sarà però «un'opzione» nel caso «non sia possibile ottenere tamponi oro/nasofaringei» perché, come precisa la circolare, «la sensibilità diminuisce dopo i primi cinque giorni dall'inizio dei sintomi» e c'è un problema nella corretta raccolta dei campioni di saliva, che «possono essere eterogenei (saliva orale, saliva orofaringea posteriore)», riducendo la sensibilità del metodo. «I campioni di saliva», si legge nella nota, «possono essere mucosi e viscosi, determinando difficoltà di lavorazione con i metodi e le attrezzature automatizzate di estrazione dell'Rna (del virus, ndr) o di estrazione/amplificazione esistenti».
I test vengono attualmente analizzati come i tamponi nasofaringei, con una sensibilità del 98%, ma ci sono anche strumentazioni automatiche con lettura in chemiluminescenza (Ce-Ivd), che però sono meno diffuse. La sensibilità dei due metodi, utili per il monitoraggio e controllo dell'infezione da Sars-CoV-2 in ambito scolastico, non è sovrapponibile. «Alcuni studi pubblicati nel 2020», riporta la circolare, «hanno rilevato sensibilità comprese tra il 53% e il 73%».
Il via libera del ministero della Salute ai tamponi salivari molecolari «è una buona notizia» e anche se arriva ad anno scolastico quasi finito «saranno determinanti per la riapertura delle scuole in sicurezza a settembre, perché non possiamo farci trovare impreparati e avere di nuovo problemi come accaduto quest'anno», osserva Gian Vincenzo Zuccotti, preside della facoltà di medicina dell'università Statale di Milano e direttore di pediatria e pronto soccorso pediatrico dell'Asst Fatebenefratelli Sacco. Anche il governatore lombardo, Attilio Fontana, si dice soddisfatto «per il fatto che la proposta tutta lombarda del professor Zuccotti e dell'università degli Studi di Milano abbia dato il via a livello nazionale a questo nuovo test». La scadenza più importante a questo punto, come ha fatto presente lo Snals (Sindacato nazionale autonomo lavoratori scuola) con Elvira Serafini, sono gli esami alle porte. «Condivido la riflessione sull'opportunità di utilizzare i test salivari già per gli esami di terza media e la maturità», ha infatti dichiarato il sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso, «porrò il tema all'attenzione del ministro Patrizio Bianchi».
Intanto l'Istituto superiore di sanità ha pubblicato un report su 13,7 milioni di vaccinati che registra come, dopo 35 giorni dall'inizio del ciclo vaccinale ci sia una riduzione dell'80% delle infezioni, del 90% dei ricoveri e del 95% dei morti. Questi effetti sono simili sia negli uomini che nelle donne e in persone di diverse fasce di età. «Questi dati», commenta il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, «confermano l'efficacia delle vaccinazioni e della campagna vaccinale, e la necessità di raggiungere presto alte coperture in tutta la popolazione per uscire dall'emergenza grazie a questo strumento fondamentale».
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In una missiva del 9 marzo 2020, il direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus accontenta il ministro e incarica Ranieri Guerra: «Aiuterà l'esecutivo». Il titolare della Salute non poteva quindi «essere all'oscuro». E «approvò indice e copertina».Dal ministero arriva l'approvazione: «Utili per screening ripetuti, anziani e disabili» L'Iss: «A 35 giorni dalla prima dose: -80% di contagi, -90% di ricoveri e -95% di morti».Lo speciale contiene due articoli.Ranieri Guerra, direttore vicario dell'Organizzazione mondiale della sanità, ieri su Repubblica è tornato a parlare del report pubblicato un anno fa e ritirato dopo poche ore. È stata un'altra delle svariate versioni che il numero due dell'Oms, indagato a Bergamo per false dichiarazioni ai pm riguardo al mancato aggiornamento del piano pandemico 2006, sta rilasciando da quando è scoppiato il caso. Di quel documento, Guerra dice «non ne sapevo nulla», era compito dell'oggi ex ricercatore Oms, Francesco Zambon, parlarne con il ministro, perché «non è possibile pubblicare un testo del genere senza neppure comunicarlo all'autorità nazionale». Dichiara inoltre che «Speranza era all'oscuro», quindi non avrebbe potuto censurarlo chiedendo di ritirare la pubblicazione. La Verità, tuttavia, è venuta in possesso di una lettera datata 9 marzo 2020, nella quale il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, scriveva al ministro della Salute, Roberto Speranza confermandogli che «come da sue istruzioni, Ranieri Guerra sarà dispiegato a Roma per aiutare il governo italiano negli sforzi in atto per controllare l'epidemia Covid-19 in Italia». Il documento parla chiaro: Speranza voleva Ranieri Guerra e il capo dell'Oms lo accontentò. Stiamo parlando, dunque, di un incarico formale, istituzionale. Perciò l'ex direttore generale della Prevenzione oggi indagato, doveva per forza relazionarsi con il ministro della Salute anche su un tema così importante come il report del piano pandemico. Sempre a Repubblica, Guerra dice che «Speranza aveva approvato l'indice e la copertina» del rapporto dell'ex ricercatore Oms, Francesco Zambon, pubblicato il 13 maggio e tolto la mattina del giorno seguente. Un'affermazione che contraddice quanto dichiarò lo scorso novembre l'ufficio stampa del ministero della Salute. Alla domanda inviata dalla trasmissione Report: «Il ministro Speranza conosce il rapporto dell'Ufficio regionale europeo Oms intitolato An unprecedented challenge - Italy's first response to Covid-19? Il ministro ha letto e valutato i contenuti del documento?», la risposta fu: «A quanto ci risulta non si tratta di un documento ufficiale dell'Oms e non è mai stato trasmesso al ministero della Salute che quindi non lo ha mai né valutato, né commentato. Ogni informazione in merito deriva da fonti non istituzionali». Se Speranza non ne sapeva nulla, perché adesso salta fuori che il rapporto magari non l'avrà letto tutto, ma ne aveva approvato «l'indice e la copertina»? Resta che, di sicuro, il ministro non era all'oscuro di tutto come voleva far credere. E adesso ne abbiamo ulteriori prove. Lo confermerebbe anche l'email inviata il 14 aprile da Guerra a Zambon, allora coordinatore della squadra di ricercatori di Venezia, e che poi ha deciso di lasciare l'Oms segnalando indebite pressioni sul suo lavoro. Nel messaggio scriveva: «Ministro Speranza e ministro Pisano (allora alla Pubblica amministrazione, ndr) pronti a dare l'ok […] ti ho aperto un'autostrada sulla narrazione ma bisognerebbe condividere con Speranza un indice più aggiornato». C'è poi la questione delle famose chat su Whatsapp fra Guerra e Silvio Brusaferro, ex capo dell'Istituto superiore di sanità, attualmente membro del Cts. Il 14 maggio Guerra gli aveva scritto: «Sono stato brutale con gli scemi del documento di Venezia (Zambon e colleghi, ndr). Ho mandato scuse profuse al ministro […]. Alla fine sono andato su Tedros (direttore generale dell'Oms, ndr) e ho fatto ritirare il documento […] Spero di far cadere un paio di incorreggibili teste». In un'altra, del 17 maggio, scrive: «[…] dovremmo anche vedere cosa fare coi miei scemi di Venezia. Come sai ho fatto ritirare quel maledetto rapporto. Ma è stato fatto un lavoro che riletto, emendato e digerito potrebbe avere un senso». Riferendosi poi al capo di gabinetto di Speranza, Goffredo Zaccardi, il 18 maggio Guerra scrive a Brusaferro: «Vedo Zaccardi […] vuoi che inizi a parlargli dell'ipotesi di revisione del rapporto dei somarelli di Venezia. Poi ci mettiamo d'accordo sul come?». Risposta di Brusaferro: «Certo, va bene», alla quale due ore dopo l'ex direttore generale della Prevenzione replica: «Il capo di gabinetto dice di vedere se riusciamo a farlo cadere nel nulla. Se entro lunedì nessuno ne parla vuole farlo morire. Altrimenti lo riprendiamo assieme. Sic».Nella memoria presentata dall'avvocato Roberto Di Vita, difensore di Guerra, si legge che «gli scambi sono parziali e frammentati (potrebbero esservi ulteriori messaggi non inseriti nell'atto) e del tutto decontestualizzati, sì da non avere alcun senso logico rispetto a uno scambio effettivo potenzialmente avvenuto». Anche a Repubblica Guerra li ha definiti «pezzi di chat incompleti e decontestualizzati», però all'epoca il suo era un ruolo istituzionale ben preciso e i messaggi non possono essere ricondotti a «osservazioni personali, in una forma necessariamente sintetica e colloquiale, scambiate tra professionisti che hanno condiviso insieme determinate circostanze ed esperienze», come tenta di ribattere alle accuse nella memoria difensiva. Pezzi incompleti, di chat reali, per questo Ranieri Guerra deve aiutarci a fare chiarezza e spiegare quale ruolo abbia davvero avuto il ministro Speranza.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lettera-oms-speranza-report-censurato-2653001381.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="via-libera-ai-test-salivari-nelle-scuole" data-post-id="2653001381" data-published-at="1621115784" data-use-pagination="False"> Via libera ai test salivari nelle scuole Dopo mesi di attesa è finalmente arrivata l'autorizzazione del ministero della Salute ai test salivari molecolari, quelli da usare per esempio nelle scuole, ma con alcune limitazioni. «Il campione di saliva può essere considerato un'opzione per il rilevamento dell'infezione da Sars-CoV-2 in individui asintomatici sottoposti a screening ripetuti per motivi professionali o di altro tipo, per aumentare l'accettabilità di test ripetuti, in particolare: se vengono sottoposti a screening individui molto anziani o disabili e in caso di carenza di tamponi», si legge nella nuova circolare del ministero della Salute, firmata dal direttore generale della prevenzione, Gianni Rezza, sull'uso dei test molecolari e antigenici su saliva a uso professionale per la diagnosi di infezione da Sars-CoV-2. Il test salivare, meno invasivo - si mastica un rotolino di cotone - sarà però «un'opzione» nel caso «non sia possibile ottenere tamponi oro/nasofaringei» perché, come precisa la circolare, «la sensibilità diminuisce dopo i primi cinque giorni dall'inizio dei sintomi» e c'è un problema nella corretta raccolta dei campioni di saliva, che «possono essere eterogenei (saliva orale, saliva orofaringea posteriore)», riducendo la sensibilità del metodo. «I campioni di saliva», si legge nella nota, «possono essere mucosi e viscosi, determinando difficoltà di lavorazione con i metodi e le attrezzature automatizzate di estrazione dell'Rna (del virus, ndr) o di estrazione/amplificazione esistenti». I test vengono attualmente analizzati come i tamponi nasofaringei, con una sensibilità del 98%, ma ci sono anche strumentazioni automatiche con lettura in chemiluminescenza (Ce-Ivd), che però sono meno diffuse. La sensibilità dei due metodi, utili per il monitoraggio e controllo dell'infezione da Sars-CoV-2 in ambito scolastico, non è sovrapponibile. «Alcuni studi pubblicati nel 2020», riporta la circolare, «hanno rilevato sensibilità comprese tra il 53% e il 73%». Il via libera del ministero della Salute ai tamponi salivari molecolari «è una buona notizia» e anche se arriva ad anno scolastico quasi finito «saranno determinanti per la riapertura delle scuole in sicurezza a settembre, perché non possiamo farci trovare impreparati e avere di nuovo problemi come accaduto quest'anno», osserva Gian Vincenzo Zuccotti, preside della facoltà di medicina dell'università Statale di Milano e direttore di pediatria e pronto soccorso pediatrico dell'Asst Fatebenefratelli Sacco. Anche il governatore lombardo, Attilio Fontana, si dice soddisfatto «per il fatto che la proposta tutta lombarda del professor Zuccotti e dell'università degli Studi di Milano abbia dato il via a livello nazionale a questo nuovo test». La scadenza più importante a questo punto, come ha fatto presente lo Snals (Sindacato nazionale autonomo lavoratori scuola) con Elvira Serafini, sono gli esami alle porte. «Condivido la riflessione sull'opportunità di utilizzare i test salivari già per gli esami di terza media e la maturità», ha infatti dichiarato il sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso, «porrò il tema all'attenzione del ministro Patrizio Bianchi». Intanto l'Istituto superiore di sanità ha pubblicato un report su 13,7 milioni di vaccinati che registra come, dopo 35 giorni dall'inizio del ciclo vaccinale ci sia una riduzione dell'80% delle infezioni, del 90% dei ricoveri e del 95% dei morti. Questi effetti sono simili sia negli uomini che nelle donne e in persone di diverse fasce di età. «Questi dati», commenta il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, «confermano l'efficacia delle vaccinazioni e della campagna vaccinale, e la necessità di raggiungere presto alte coperture in tutta la popolazione per uscire dall'emergenza grazie a questo strumento fondamentale».
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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Ecco #DimmiLaVerità del 5 giugno 2026. Il presidente della Commissione Attività Produttive, Alberto Gusmeroli, illustra le proposte della Lega per i contribuenti in difficoltà col fisco.
Un momento delle celebrazioni a Reggio Calabria (Arma dei Carabinieri)
Reggio Calabria ha ospitato per la prima volta le celebrazioni per il 212° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Sul Lungomare Falcomatà, affacciato sullo Stretto di Messina, si è svolta la cerimonia alla presenza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi, del Comandante Generale dell’Arma, generale Salvatore Luongo, e delle massime autorità civili, militari e religiose.
La ricorrenza cade il 5 giugno, giorno in cui nel 1920 la Bandiera dell’Arma fu insignita della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare per il contributo dei Carabinieri nella Prima guerra mondiale. Quest’anno la celebrazione assume un significato particolare anche in vista dell’80° anniversario della Repubblica Italiana.
Tema dell’edizione 2026 è stato lo «sguardo» dei Carabinieri, inteso come attenzione costante verso le esigenze delle comunità e presenza quotidiana sul territorio.
La cerimonia si è aperta con il giuramento degli allievi del 144° corso, intitolato al carabiniere Lorenzo Gennari, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Nel suo intervento, il comandante della Scuola Allievi di Reggio Calabria, colonnello Enrico Pigozzo, ha ricordato ai giovani militari che «qui si entra per imparare, di qui si esce per servire».
Dopo il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è intervenuto il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha sottolineato il ruolo dei Carabinieri come simbolo della presenza dello Stato e punto di riferimento per i cittadini. Rivolgendosi agli allievi che hanno appena prestato giuramento, il ministro ha ricordato il valore del servizio e del sacrificio richiesti dalla professione militare.
Uno dei momenti centrali della cerimonia è stata la consegna della Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Bandiera di Guerra dell’Arma per l’attività svolta dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, che quest’anno celebra il centenario della sua istituzione. L’onorificenza premia il contributo fornito nel contrasto allo sfruttamento del lavoro e alle organizzazioni criminali attive nel settore dell’immigrazione illegale.
Consegnate anche numerose ricompense individuali. Tra queste la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria al maresciallo Carlo Legrottaglie, ucciso durante un intervento a Francavilla Fontana il 12 giugno 2025, e la Medaglia d’Argento al Valor Militare al brigadiere Costanzo Giuseppe Garibaldi, che nello stesso episodio affrontò gli autori dell’agguato.
Riconoscimenti sono stati conferiti anche ai militari intervenuti nell’esplosione avvenuta a Roma il 4 luglio 2025 presso un distributore di carburante e ai carabinieri impegnati nella protezione dell’ambasciatore italiano a Damasco durante gli scontri armati dell’8 dicembre 2024.
Nel corso della manifestazione sono stati premiati inoltre gli atleti del Centro Sportivo Carabinieri protagonisti delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. La Croce d’Oro al Merito dell’Arma è stata conferita ad Armin Zöggeler e Federica Brignone, mentre diversi altri atleti hanno ricevuto avanzamenti straordinari per meriti eccezionali.
Consegnato infine il tradizionale «Premio Annuale» a sei comandanti di Stazione e di Nucleo Forestale distintisi per l’attività svolta a favore delle rispettive comunità.
La cerimonia si è conclusa con la sfilata dei reparti, dei mezzi dell’Arma e dei cavalli del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari. Grande emozione anche per la dimostrazione operativa del GIS, che ha simulato un intervento di liberazione ostaggi a bordo di una nave mediante l’impiego di un elicottero AW139, e per l’aviolancio finale dei paracadutisti del 1° Reggimento Tuscania.
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