Il vero processo al Carroccio è quello sul sequestro ai fondi. Il patto con M5s alla prova del fuoco
Ansa
  • Il 5 settembre il tribunale di Genova deciderà sul blocco dei conti (anche se è già pronto il nuovo partito). Contro il capo del Viminale pure una denuncia per razzismo.
  • Matteo Salvini è indagato per la Diciotti, grillini a un bivio. L’opposizione stuzzica la base: «Doppia morale». Luigi Di Maio però è sereno: «Matteo resta dov’è, ha fatto solo ciò che aveva promesso».

Lo speciale contiene due articoli

Oltre al fascicolo relativo alla nave Diciotti, il leader della Lega Matteo Salvini si ritrova accerchiato dalle Procure di mezza Italia. Basta prendere il calendario delle prossime settimane per capire che quello del tribunale dei ministri di Palermo, dove si indaga per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio, potrebbe essere solo uno dei tanti fronti caldi dello scontro tra Salvini e la magistratura. Anzi, l’indagine sul caso Diciotti è forse quella che destra meno preoccupazione in casa della Lega. C’è infatti una data cerchiata di rosso nella sede di via Bellerio. È il 5 settembre, quando il tribunale del riesame di Genova si esprimerà sulla decisione della Cassazione, che ha accolto la richiesta della Procura genovese per sequestrare a tappeto tutti i conti correnti del partito. Potrebbe essere il giorno zero della vecchia Lega, una spada di Damocle sul futuro della creatura fondata nel 1984 da Umberto Bossi che potrebbe portare a smottamenti interni con la nascita della nuova «Lega Salvini premier».

La questione dei sequestri, dovuta alle condanne di Bossi e dell’ex tesoriere Francesco Belsito in primo grado, fu già terreno di battaglia il 5 luglio scorso quando Salvini chiamò in causa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, numero uno del Csm. E proprio a palazzo dei Marescialli, pronto al rinnovo, è accaduto in questi giorni un fatto inconsueto. Per la prima volta dopo anni tutte le correnti della magistratura hanno preso posizione per chiedere il rispetto dell’indipendenza dei magistrati sul presunto sequestro della Diciotti. A ruota anche l’Anm ha parlato di interferenze da parte del ministro dell’Interno. E di certo non hanno aiutato le parole espresse su Facebook dal deputato leghista Giuseppe Bellachioma («se toccate il Capitano vi veniamo a prendere sotto casa»).

L’aria è pesante. Per di più Salvini si ritrova oggetto di una denuncia per razzismo a Treviso e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede del M5s, dovrà prima o poi rispondere alla richiesta della Procura di Torino: Armando Spataro sta aspettando dal 2016 di avere l’autorizzazione a procedere per vilipendio all’ordine giudiziario. Il leader leghista definì all’epoca la magistratura «una schifezza». Non solo. Sempre a Genova, dove il capo della Procura Francesco Cozzi sta lavorando in questi giorni sul crollo del ponte Morandi, cova una nuova inchiesta per riciclaggio sui fondi della Lega, nella gestione post Belsito, quella che va da Roberto Maroni nel 2013 fino appunto all’attuale di Salvini. Oggetto: lo spostamento di 3 milioni di euro dal Lussemburgo alla Sparkasse di Bolzano dopo le elezioni. La segnalazione arrivò da Bankitalia. Le indagini sono in corso. E la possibilità che un avviso di garanzia possa arrivare anche al numero uno del Viminale circola da tempo. La tensione è alta. Non è un caso che Salvini abbia attaccato indirettamente proprio la Procura genovese ieri dopo l’avvio dell’inchiesta sulla Diciotti: «Dieci giorni fa è crollato un ponte sotto il quale sono morte 43 persone e non c’è un indagato; ma indagano un ministro che salvaguarda la sicurezza del Paese. È una vergogna». In procura a Genova hanno recepito il messaggio.

Alessandro Da Rold

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