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2018-08-27
Il vero processo al Carroccio è quello sul sequestro ai fondi. Il patto con M5s alla prova del fuoco
Ansa
Oltre al fascicolo relativo alla nave Diciotti, il leader della Lega Matteo Salvini si ritrova accerchiato dalle Procure di mezza Italia. Basta prendere il calendario delle prossime settimane per capire che quello del tribunale dei ministri di Palermo, dove si indaga per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio, potrebbe essere solo uno dei tanti fronti caldi dello scontro tra Salvini e la magistratura. Anzi, l'indagine sul caso Diciotti è forse quella che destra meno preoccupazione in casa della Lega. C'è infatti una data cerchiata di rosso nella sede di via Bellerio. È il 5 settembre, quando il tribunale del riesame di Genova si esprimerà sulla decisione della Cassazione, che ha accolto la richiesta della Procura genovese per sequestrare a tappeto tutti i conti correnti del partito. Potrebbe essere il giorno zero della vecchia Lega, una spada di Damocle sul futuro della creatura fondata nel 1984 da Umberto Bossi che potrebbe portare a smottamenti interni con la nascita della nuova «Lega Salvini premier».
La questione dei sequestri, dovuta alle condanne di Bossi e dell'ex tesoriere Francesco Belsito in primo grado, fu già terreno di battaglia il 5 luglio scorso quando Salvini chiamò in causa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, numero uno del Csm. E proprio a palazzo dei Marescialli, pronto al rinnovo, è accaduto in questi giorni un fatto inconsueto. Per la prima volta dopo anni tutte le correnti della magistratura hanno preso posizione per chiedere il rispetto dell'indipendenza dei magistrati sul presunto sequestro della Diciotti. A ruota anche l'Anm ha parlato di interferenze da parte del ministro dell'Interno. E di certo non hanno aiutato le parole espresse su Facebook dal deputato leghista Giuseppe Bellachioma («se toccate il Capitano vi veniamo a prendere sotto casa»).
L'aria è pesante. Per di più Salvini si ritrova oggetto di una denuncia per razzismo a Treviso e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede del M5s, dovrà prima o poi rispondere alla richiesta della Procura di Torino: Armando Spataro sta aspettando dal 2016 di avere l'autorizzazione a procedere per vilipendio all'ordine giudiziario. Il leader leghista definì all'epoca la magistratura «una schifezza». Non solo. Sempre a Genova, dove il capo della Procura Francesco Cozzi sta lavorando in questi giorni sul crollo del ponte Morandi, cova una nuova inchiesta per riciclaggio sui fondi della Lega, nella gestione post Belsito, quella che va da Roberto Maroni nel 2013 fino appunto all'attuale di Salvini. Oggetto: lo spostamento di 3 milioni di euro dal Lussemburgo alla Sparkasse di Bolzano dopo le elezioni. La segnalazione arrivò da Bankitalia. Le indagini sono in corso. E la possibilità che un avviso di garanzia possa arrivare anche al numero uno del Viminale circola da tempo. La tensione è alta. Non è un caso che Salvini abbia attaccato indirettamente proprio la Procura genovese ieri dopo l'avvio dell'inchiesta sulla Diciotti: «Dieci giorni fa è crollato un ponte sotto il quale sono morte 43 persone e non c'è un indagato; ma indagano un ministro che salvaguarda la sicurezza del Paese. È una vergogna». In procura a Genova hanno recepito il messaggio.
Alessandro Da Rold
Il patto Lega-M5s alla prova del fuoco
«Sempre più determinato a difendere gli italiani, un brindisi a chi indaga, insulta o ci vuole male!». Matteo Salvini è raggiante, e ne ha tutti i motivi. Pubblica su Facebook una foto con una canna da pesca e una pinta di birra, per «festeggiare» l'inchiesta a suo carico per il «caso Diciotti». Salvini brinda alla salute del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che accusandolo di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio, ha servito l'assist perfetto al ministro dell'Interno, che ora vedrà schizzare verso l'alto il suo indice di gradimento e la sua popolarità.
L'«effetto martire» in Italia è una scienza esatta: il politico che finisce nel mirino della magistratura, salvo casi clamorosi di ruberie e mazzette, vede aumentare i consensi. Il vicepremier si ritrova ad essere iscritto nel registro degli indagati per avere fatto quello che aveva sempre promesso di fare: bloccare il flusso di immigrati irregolari. «Da ieri sera», gongola il leader del Carroccio, «quasi 100.000 tweet #nessunotocchiSalvini! Grazie, siete incredibili! Io non mollo, ve lo garantisco».
Lo sanno bene, gli oppositori del governo, che l'inchiesta a suo carico favorirà Salvini dal punto di vista elettorale. Una vecchia volpe come Pier Ferdinando Casini, eletto in Parlamento con il Pd, ieri ha commentato così la notizia: «Il mio giudizio sull'operato del ministro Salvini», ha scritto Casini in una nota, «è chiaro, ma vorrei fosse a tutti altrettanto chiaro che il procuratore della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio, ieri ha dato il via alla campagna elettorale del ministro dell'Interno per le elezioni europee. Questo è capitato e capiterà sempre ogni volta che si confondono i piani tra politica e giustizia». Al Pd e alla sinistra radicale, quindi, non è rimasto altro che attaccare il M5s, sperando di aprire una falla nella finora granitica alleanza con la Lega, solleticando gli istinti più giustizialisti della base grillina. Sui social, i sinistratissimi esponenti e militanti di Pd, Leu e cespuglietti vari, hanno fatto circolare a tambur battente un tweet di Luigi Di Maio del 2016, con il quale il capo politico del M5s chiedeva le dimissioni «in 5 minuti» dell'allora ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che era stato appena indagato per abuso d'ufficio.
«Non chiediamo», ha twittato l'ex segretario del Pd, Matteo Renzi, «a Di Maio di far dimettere Salvini in 5 minuti. No! Noi diciamo solo a Di Maio che la sua doppia morale è una vergogna civile. E che manganellare via web gli avversari quando fa comodo non è politica, ma barbarie. Parlavano di onestà, dovrebbero scoprire la civiltà». La strategia della sinistra, quella di tentare di sobillare l'ala più giustizialista del M5s, si è dimostrata immediatamente fallimentare. La base grillina, come si può facilmente verificare dai social network, è tutta, senza eccezioni, al fianco di Salvini. Poteva avere un senso, il tentativo del Pd, se il ministro dell'Interno fosse stato indagato per un corruzione, per voto di scambio, per qualunque ipotesi di reato che comporta un tornaconto personale per l'accusato. L'inchiesta a carico di Salvini è invece talmente «politica» che l'elettorato del M5s non fa alcuna fatica non solo a digerirla, ma a schierarsi al fianco del leader alleato. Il tema dell'immigrazione senza controllo è molto sentito dalla base grillina, che in questi pochi mesi di governo legastellato si è resa conto di quante responsabilità abbiano i precedenti esecutivi se l'Italia si ritrova totalmente isolata in Europa, lasciata a contrastare una vera e propria invasione, a tentare di arginare un fiume di immigrati che approdano sulle nostre coste ma che poi si riversano in tutto il continente. Dunque, nessun imbarazzo, nessun distinguo, nessun «se» e nessun «però»: l'elettorato del M5s non ha dato alcun segno di insofferenza o preoccupazione per l'inchiesta a carico del leader della Lega.
Nessun problema ha avuto Luigi Di Maio a spiegare perché il M5s è - e rimarrà - al fianco di Salvini, rintuzzando le accuse della sinistra: «Doppia morale? Alfano», ha ribattuto ieri Di Maio, «si doveva dimettere perché era Angelino Alfano, perché l'inchiesta a suo carico riguardava una questione delicata circa prefetti siciliani e appalti, mentre qui stiamo parlando di una decisione politica, quella di non far sbarcare i migranti, condivisa da tutto il governo. Si tratta di un atto dovuto perché il Viminale ha in capo quelle decisioni. In questi giorni», ha aggiunto Di Maio, «noi non stavamo in giro a chiedere appalti. Tutto quello che è stato fatto è stato fatto nell'interesse nazionale. Questo principio fa il paio con il principio del governo del cambiamento, che sta cominciando a mettere in mostra tutte le ipocrisie dell'Europa. Noi gli atti dovuti, come l'indagine a carico di Salvini, li abbiamo avuti per alcuni sindaci, Nogarin, Appendino, Raggi e questo vale anche per il ministro dell'Interno. Non è che stiamo cambiando linea, se durante le indagini vengono fuori cose sconcertanti allora non aspettiamo il primo grado di giudizio e si devono dimettere». E ancora: «C'è il codice etico dei ministri nel nostro contratto», ha aggiunto Di Maio, «e secondo il codice etico dei ministri e del M5s il ministro deve continuare a fare il ministro. È nostro dovere attuare il programma elettorale ma è anche diritto-dovere della magistratura portare avanti i procedimenti giudiziari. Quindi», ha concluso Di Maio, «pieno rispetto per la magistratura e non facciamo ripiombare questo paese negli scontri tra Procure, pm e politica». Pur con la cautela dovuta al suo ruolo, si è fatto sentire anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: «Ho seguito con attenzione», ha detto, «la vicenda della nave Diciotti. Non entro nel merito delle indagini scattate in seguito a quanto accaduto, posso però dire che il governo è sempre stato compatto su questo fronte: l'Unione europea è evidentemente sorda rispetto agli stessi valori di solidarietà e mutualità che ne erano il fondamento».
Per quanto riguarda l'inchiesta, i pm di Agrigento dovrebbero trasmettere mercoledì il fascicolo alla Procura di Palermo, che a sua volta dovrà poi inoltrare gli atti al tribunale dei ministri, competente sull'indagine visto il coinvolgimento di un membro dell'esecutivo. «Sereno, tranquillo e determinato» si è detto, stando a fonti a lui vicine, il capo di gabinetto di Salvini, Matteo Piantedosi, indagato insieme al vicepremier.
Carlo Tarallo
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Il 5 settembre il tribunale di Genova deciderà sul blocco dei conti (anche se è già pronto il nuovo partito). Contro il capo del Viminale pure una denuncia per razzismo.Matteo Salvini è indagato per la Diciotti, grillini a un bivio. L'opposizione stuzzica la base: «Doppia morale». Luigi Di Maio però è sereno: «Matteo resta dov'è, ha fatto solo ciò che aveva promesso».Lo speciale contiene due articoliOltre al fascicolo relativo alla nave Diciotti, il leader della Lega Matteo Salvini si ritrova accerchiato dalle Procure di mezza Italia. Basta prendere il calendario delle prossime settimane per capire che quello del tribunale dei ministri di Palermo, dove si indaga per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio, potrebbe essere solo uno dei tanti fronti caldi dello scontro tra Salvini e la magistratura. Anzi, l'indagine sul caso Diciotti è forse quella che destra meno preoccupazione in casa della Lega. C'è infatti una data cerchiata di rosso nella sede di via Bellerio. È il 5 settembre, quando il tribunale del riesame di Genova si esprimerà sulla decisione della Cassazione, che ha accolto la richiesta della Procura genovese per sequestrare a tappeto tutti i conti correnti del partito. Potrebbe essere il giorno zero della vecchia Lega, una spada di Damocle sul futuro della creatura fondata nel 1984 da Umberto Bossi che potrebbe portare a smottamenti interni con la nascita della nuova «Lega Salvini premier». La questione dei sequestri, dovuta alle condanne di Bossi e dell'ex tesoriere Francesco Belsito in primo grado, fu già terreno di battaglia il 5 luglio scorso quando Salvini chiamò in causa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, numero uno del Csm. E proprio a palazzo dei Marescialli, pronto al rinnovo, è accaduto in questi giorni un fatto inconsueto. Per la prima volta dopo anni tutte le correnti della magistratura hanno preso posizione per chiedere il rispetto dell'indipendenza dei magistrati sul presunto sequestro della Diciotti. A ruota anche l'Anm ha parlato di interferenze da parte del ministro dell'Interno. E di certo non hanno aiutato le parole espresse su Facebook dal deputato leghista Giuseppe Bellachioma («se toccate il Capitano vi veniamo a prendere sotto casa»). L'aria è pesante. Per di più Salvini si ritrova oggetto di una denuncia per razzismo a Treviso e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede del M5s, dovrà prima o poi rispondere alla richiesta della Procura di Torino: Armando Spataro sta aspettando dal 2016 di avere l'autorizzazione a procedere per vilipendio all'ordine giudiziario. Il leader leghista definì all'epoca la magistratura «una schifezza». Non solo. Sempre a Genova, dove il capo della Procura Francesco Cozzi sta lavorando in questi giorni sul crollo del ponte Morandi, cova una nuova inchiesta per riciclaggio sui fondi della Lega, nella gestione post Belsito, quella che va da Roberto Maroni nel 2013 fino appunto all'attuale di Salvini. Oggetto: lo spostamento di 3 milioni di euro dal Lussemburgo alla Sparkasse di Bolzano dopo le elezioni. La segnalazione arrivò da Bankitalia. Le indagini sono in corso. E la possibilità che un avviso di garanzia possa arrivare anche al numero uno del Viminale circola da tempo. La tensione è alta. Non è un caso che Salvini abbia attaccato indirettamente proprio la Procura genovese ieri dopo l'avvio dell'inchiesta sulla Diciotti: «Dieci giorni fa è crollato un ponte sotto il quale sono morte 43 persone e non c'è un indagato; ma indagano un ministro che salvaguarda la sicurezza del Paese. È una vergogna». In procura a Genova hanno recepito il messaggio. Alessandro Da Rold<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-vero-processo-al-carroccio-e-quello-sul-sequestro-ai-fondi-2599257689.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-patto-lega-m5s-alla-prova-del-fuoco" data-post-id="2599257689" data-published-at="1778620447" data-use-pagination="False"> Il patto Lega-M5s alla prova del fuoco «Sempre più determinato a difendere gli italiani, un brindisi a chi indaga, insulta o ci vuole male!». Matteo Salvini è raggiante, e ne ha tutti i motivi. Pubblica su Facebook una foto con una canna da pesca e una pinta di birra, per «festeggiare» l'inchiesta a suo carico per il «caso Diciotti». Salvini brinda alla salute del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che accusandolo di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio, ha servito l'assist perfetto al ministro dell'Interno, che ora vedrà schizzare verso l'alto il suo indice di gradimento e la sua popolarità. L'«effetto martire» in Italia è una scienza esatta: il politico che finisce nel mirino della magistratura, salvo casi clamorosi di ruberie e mazzette, vede aumentare i consensi. Il vicepremier si ritrova ad essere iscritto nel registro degli indagati per avere fatto quello che aveva sempre promesso di fare: bloccare il flusso di immigrati irregolari. «Da ieri sera», gongola il leader del Carroccio, «quasi 100.000 tweet #nessunotocchiSalvini! Grazie, siete incredibili! Io non mollo, ve lo garantisco». Lo sanno bene, gli oppositori del governo, che l'inchiesta a suo carico favorirà Salvini dal punto di vista elettorale. Una vecchia volpe come Pier Ferdinando Casini, eletto in Parlamento con il Pd, ieri ha commentato così la notizia: «Il mio giudizio sull'operato del ministro Salvini», ha scritto Casini in una nota, «è chiaro, ma vorrei fosse a tutti altrettanto chiaro che il procuratore della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio, ieri ha dato il via alla campagna elettorale del ministro dell'Interno per le elezioni europee. Questo è capitato e capiterà sempre ogni volta che si confondono i piani tra politica e giustizia». Al Pd e alla sinistra radicale, quindi, non è rimasto altro che attaccare il M5s, sperando di aprire una falla nella finora granitica alleanza con la Lega, solleticando gli istinti più giustizialisti della base grillina. Sui social, i sinistratissimi esponenti e militanti di Pd, Leu e cespuglietti vari, hanno fatto circolare a tambur battente un tweet di Luigi Di Maio del 2016, con il quale il capo politico del M5s chiedeva le dimissioni «in 5 minuti» dell'allora ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che era stato appena indagato per abuso d'ufficio. «Non chiediamo», ha twittato l'ex segretario del Pd, Matteo Renzi, «a Di Maio di far dimettere Salvini in 5 minuti. No! Noi diciamo solo a Di Maio che la sua doppia morale è una vergogna civile. E che manganellare via web gli avversari quando fa comodo non è politica, ma barbarie. Parlavano di onestà, dovrebbero scoprire la civiltà». La strategia della sinistra, quella di tentare di sobillare l'ala più giustizialista del M5s, si è dimostrata immediatamente fallimentare. La base grillina, come si può facilmente verificare dai social network, è tutta, senza eccezioni, al fianco di Salvini. Poteva avere un senso, il tentativo del Pd, se il ministro dell'Interno fosse stato indagato per un corruzione, per voto di scambio, per qualunque ipotesi di reato che comporta un tornaconto personale per l'accusato. L'inchiesta a carico di Salvini è invece talmente «politica» che l'elettorato del M5s non fa alcuna fatica non solo a digerirla, ma a schierarsi al fianco del leader alleato. Il tema dell'immigrazione senza controllo è molto sentito dalla base grillina, che in questi pochi mesi di governo legastellato si è resa conto di quante responsabilità abbiano i precedenti esecutivi se l'Italia si ritrova totalmente isolata in Europa, lasciata a contrastare una vera e propria invasione, a tentare di arginare un fiume di immigrati che approdano sulle nostre coste ma che poi si riversano in tutto il continente. Dunque, nessun imbarazzo, nessun distinguo, nessun «se» e nessun «però»: l'elettorato del M5s non ha dato alcun segno di insofferenza o preoccupazione per l'inchiesta a carico del leader della Lega. Nessun problema ha avuto Luigi Di Maio a spiegare perché il M5s è - e rimarrà - al fianco di Salvini, rintuzzando le accuse della sinistra: «Doppia morale? Alfano», ha ribattuto ieri Di Maio, «si doveva dimettere perché era Angelino Alfano, perché l'inchiesta a suo carico riguardava una questione delicata circa prefetti siciliani e appalti, mentre qui stiamo parlando di una decisione politica, quella di non far sbarcare i migranti, condivisa da tutto il governo. Si tratta di un atto dovuto perché il Viminale ha in capo quelle decisioni. In questi giorni», ha aggiunto Di Maio, «noi non stavamo in giro a chiedere appalti. Tutto quello che è stato fatto è stato fatto nell'interesse nazionale. Questo principio fa il paio con il principio del governo del cambiamento, che sta cominciando a mettere in mostra tutte le ipocrisie dell'Europa. Noi gli atti dovuti, come l'indagine a carico di Salvini, li abbiamo avuti per alcuni sindaci, Nogarin, Appendino, Raggi e questo vale anche per il ministro dell'Interno. Non è che stiamo cambiando linea, se durante le indagini vengono fuori cose sconcertanti allora non aspettiamo il primo grado di giudizio e si devono dimettere». E ancora: «C'è il codice etico dei ministri nel nostro contratto», ha aggiunto Di Maio, «e secondo il codice etico dei ministri e del M5s il ministro deve continuare a fare il ministro. È nostro dovere attuare il programma elettorale ma è anche diritto-dovere della magistratura portare avanti i procedimenti giudiziari. Quindi», ha concluso Di Maio, «pieno rispetto per la magistratura e non facciamo ripiombare questo paese negli scontri tra Procure, pm e politica». Pur con la cautela dovuta al suo ruolo, si è fatto sentire anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: «Ho seguito con attenzione», ha detto, «la vicenda della nave Diciotti. Non entro nel merito delle indagini scattate in seguito a quanto accaduto, posso però dire che il governo è sempre stato compatto su questo fronte: l'Unione europea è evidentemente sorda rispetto agli stessi valori di solidarietà e mutualità che ne erano il fondamento». Per quanto riguarda l'inchiesta, i pm di Agrigento dovrebbero trasmettere mercoledì il fascicolo alla Procura di Palermo, che a sua volta dovrà poi inoltrare gli atti al tribunale dei ministri, competente sull'indagine visto il coinvolgimento di un membro dell'esecutivo. «Sereno, tranquillo e determinato» si è detto, stando a fonti a lui vicine, il capo di gabinetto di Salvini, Matteo Piantedosi, indagato insieme al vicepremier. Carlo Tarallo
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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