- Le dichiarazioni dell’imprenditore accusato di aver dato mazzette al sottosegretario sono state secretate. C’è l’ipotesi che il politico sia sentito durante il Consiglio dei ministri. Il suo avvocato attacca il Corriere.
- Col metro del premier, salterebbe prima Luigi Di Maio. Per Giuseppe Conte sostenere emendamenti con interessi specifici basta per le dimissioni. Proprio ciò che è accaduto con il condono su Ischia.
- Il M5s sfida i leghisti: «Se ci obbligano a votare sanno già come finirà». Gli esponenti del Carroccio saranno in Cdm, Matteo Salvini ha deciso di non sfilarsi. Di Maio: «Assurda una spaccatura su Siri».
Lo speciale comprende tre articoli.
Il Consiglio dei ministri convocato per oggi alle 9.45 del mattino potrebbe essere agitato non solo dallo spettro della conta sulle dimissioni del sottosegretario Armando Siri, ma anche da quello che potrebbe succedere a pochi chilometri da Palazzo Chigi, in un ufficio giudiziario. Infatti, a quanto risulta alla Verità, è possibile che il senatore sia sentito in gran segreto nella giornata di oggi dai magistrati della Capitale che lo hanno indagato per corruzione. Insomma un film con lo schermo diviso in due, dove una scena rischia di influenzare l’altra. La questione del passo indietro del sottosegretario non è esplicitamente indicata nell’ordine del giorno del Cdm, ma potrà certamente essere affrontata alla voce «varie ed eventuali». Siri, al contrario di quanto aveva annunciato, non si affaccerà nella sala del consiglio, anche perché, quasi contemporaneamente, come detto, il senatore potrebbe essere sentito dai pm romani. Subito dopo i suoi legali dovrebbero rendere pubbliche quelle che sono le cartucce in mano alla difesa. Ancora ieri sera l’avvocato Fabio Pinelli, difensore di Siri, era in attesa della conferma del confronto con gli inquirenti.
Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi ieri pomeriggio sono stati impegnati nell’interrogatorio del professor Paolo Arata, l’imprenditore che, secondo l’accusa, potrebbe aver promesso o dato 30.000 euro allo stesso sottosegretario (i due sono coindagati per corruzione) in cambio di un aiuto su alcune norme relative all’energia eolica. L’interrogatorio, durato circa tre ore, per garantire maggiore riservatezza, si è svolto in un ufficio della Procura generale in piazza Adriana, anziché in Procura a piazzale Clodio. Il verbale di Arata è stato segretato e per questo, l’avvocato Gaetano Scalise, ha precisato con i giornalisti che non è possibile «riferirne alcun contenuto».
Adesso tocca a Siri e la strategia difensiva punta a offrire ai magistrati tutte le informazioni possibili a disposizione: gli sms e le mail tra Arata e Siri e una memoria che ricostruisca con precisione i rapporti tra i due. Il sottosegretario intende dimostrare di non aver asservito la sua funzione pubblica agli interessi privati di Arata, ma di essersi speso per un consorzio di imprenditori.
Ieri il solito Corriere della Sera ha ricostruito così la possibile difesa di Siri: «Il sottosegretario leghista indagato per corruzione non risponderà alle domande dei pubblici ministeri. Si presenterà per una “dichiarazione spontanea” e poi depositerà una memoria. “Chiarirò tutto” ripete. Ma al momento senza un interrogatorio formale».
Dopo aver letto l’articolo l’avvocato Pinelli ha diramato questo comunicato: «In riferimento alle notizie apparse su alcuni organi di stampa, si precisa che in sede di presentazione spontanea del senatore Armando Siri verrà depositata una memoria difensiva al precipuo fine di rappresentare, in modo esaustivo e documentale, i rapporti con Paolo Franco Arata. È pertanto del tutto inveritiero che tale scelta corrisponda ad un intento di sottrarsi al confronto con l’autorità giudiziaria, confronto del resto richiesto dallo stesso Sottosegretario. Infatti, unitamente alla presentazione della memoria difensiva, il senatore Armando Siri renderà dichiarazioni e risponderà ad eventuali richieste di chiarimenti avanzate dai magistrati».
Quindi non è vero che Siri non risponderà a delle domande. Il suo difensore, avvocato d’esperienza, vuole solo traghettare il suo assistito in un confronto non troppo teso o drammatico. Prima rilascerà le spontanee dichiarazioni e se il clima lo permetterà risponderà a eventuali richieste di chiarimento.
Per la difesa di Siri un interrogatorio dove i magistrati conducono le danze e interrompono in continuazione l’indagato risulterebbe un’ingenuità. La ragione per cui l’avvocato Pinelli ha deciso di presentare una memoria è una questione di ordine espositivo. I legali vogliono evitare il classico interrogatorio in cui i magistrati vanno subito al punto cruciale, saltano i passaggi logici, non fanno argomentare l’indagato o lo interrompono. La tesi della difesa è che in questi confronti nervosi, fatti di mezze risposte e interminabili domande, spesso, durante le verbalizzazioni, vengono fuori dei pasticci.
L’avvocato vedrà sul momento come gestire al meglio il faccia a faccia, anche perché l’esperienza non gli manca. «Sono alla soglia dei trent’anni di professione» sorride.
Ma quando ci sarà questo confronto?
«Noi siamo disponibili, quindi credo che sia a breve» è l’unica concessione che fa Pinelli. La memoria verrà consegnata ai pm quando Siri verrà convocato in Procura.
Il resoconto vuole ricostruire in modo logico e da un punto di vista storico come Siri e Arata si siano conosciuti, come sia nato e si sia sviluppato il loro rapporto e quali siano state le loro comunicazioni. L’avvocato Pinelli produrrà spontaneamente tutti gli scambi che i due hanno avuto, tra cui le mail di richiesta di presentazione dell’emendamento per il cosiddetto mini eolico. Per la difesa i messaggi sarebbero rilevanti per il tono che li contraddistingue: in essi Arata perora l’intervento di Siri, per convincerlo sottolinea l’importanza dell’iniziativa imprenditoriale, è costretto a insistere. Un tono da postulante che non sarebbe coerente in una trattativa tra corrotto e corruttore.
L’avvocato di Siri ha anticipato ai pm che dopo l’interrogatorio ha intenzione di rivolgersi ai media per un’esigenza di informazione dell’opinione pubblica «stante la carica istituzionale del sottosegretario»: «Non consegnerò gli atti di indagine a nessuno, ma entrerò nel merito della nostra difesa» ammette Pinelli.
In conclusione i punti cruciali della difesa sono che Siri non ha mai ricevuto nessuna offerta, non mai ricevuto nessuna dazione, ha intrattenuto con Arata rapporti assolutamente legittimi e come portatore di interessi di categoria del consorzio degli imprenditori del mini eolico. E che tutto l’iter per gli emendamenti è stato assolutamente regolare. «Il senatore non ha promosso provvedimenti per interessi particolari» sostiene il difensore. «Qualcuno è riuscito a scrivere che l’offerta è reato comunque, l’offerta è reato se accettata».
E le intercettazioni? «Sono chiacchiere fatte da altri soggetti».
La versione dei fatti di Siri domani non potrà non pesare sul Consiglio dei ministri.
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