Hamas, posta per Bibi con le foto dei rapiti: «Moriranno tutti». Spari ai team dell’Onu
Ansa
  • Diffuso un poster lapidario con i volti dei 48 ostaggi israeliani. I terroristi bloccano una via umanitaria delle Nazioni Unite.
  • Flotilla da crociera, tappa in Grecia. Nonostante la partenza in ritardo alla volta della Striscia, la ciurma filantropica resta sensibile alla sosta per un bagno in mare. E per riparare le sue «carrette».

Lo speciale contiene due articoli.

Hamas ha diffuso un poster con le foto dei 48 ostaggi israeliani ancora nelle sue mani accusando Benjamin Netanyahu di non voler raggiungere un accordo per salvarli. Sotto le immagini compare sempre lo stesso nome, Ron Arad, l’aviere scomparso dal 1988 e diventato simbolo degli israeliani dispersi. Nel mirino anche il capo di Stato maggiore israeliano Eyal Zamir, accusato di condurre l’offensiva a Gaza nonostante avesse espresso in passato riserve sull’operazione. Secondo le Forze di difesa israeliane (Idf) dei 48 rapiti il 7 ottobre 2023 solo 20 sarebbero certamente vivi.

Nel pomeriggio di ieri Hamas ha aperto il fuoco contro le squadre delle Nazioni Unite e ha impedito l’apertura di una nuova rotta umanitaria nella Striscia di Gaza meridionale. Durante i lavori delle Nazioni Unite per aprire una nuova via di transito per i camion da Kerem Shalom all’area umanitaria nella Striscia di Gaza meridionale, terroristi armati di Hamas hanno minacciato e aperto deliberatamente il fuoco contro una squadra che operava sul posto, costringendola ad abbandonare l’area di lavoro. I terroristi hanno preso possesso dei veicoli delle Nazioni Unite e li hanno utilizzati per erigere una barriera di sabbia lungo il percorso, allo scopo di impedire in futuro il passaggio dei camion degli aiuti umanitari nell’area umanitaria.

Intanto l’Idf ha intensificato le operazioni nella città di Gaza. In un comunicato diffuso sui social media l’esercito israeliano ha riferito di aver smantellato «numerose infrastrutture terroristiche, tra cui pozzi, edifici trappola, strutture usate da cecchini e depositi di armi». Sono stati eliminati diversi miliziani, tra cui comandanti di medio livello dell’ala militare di Hamas. L’aviazione ha condotto circa cento attacchi in un solo giorno colpendo «infrastrutture sotterranee, depositi di armi e cellule terroristiche». Sempre sabato, a Gaza City, un gruppo di uomini armati di Hamas si è avvicinato a quattro camion che stavano per caricare scorte di cibo terapeutico pronto all’uso (Rutf), indispensabile per i bambini colpiti dalla malnutrizione. «Gli uomini hanno costretto gli autisti sotto la minaccia delle armi e hanno deviato il carico di Rutf, per poi rilasciare sia i conducenti sia i veicoli», ha denunciato l’Unicef.

A proposito degli ostaggi Donald Trump ha commentato affermando che a Gaza ci sarebbero «tra 32 e 38 ostaggi deceduti, molti dei quali giovani», mentre «forse 20 ostaggi sono ancora vivi e potrebbero essere rilasciati». Sul tema delle accuse internazionali a Israele Trump ha respinto le conclusioni della commissione delle Nazioni unite secondo cui Israele starebbe commettendo un genocidio a Gaza: «Il genocidio è quello commesso da qualcuno il 7 ottobre», ha detto riferendosi alla strage compiuta da Hamas e Jihad Islamica in Israele nel 2023, costata la vita a oltre 1.200 persone. Secondo un’inchiesta esclusiva pubblicata venerdì dal Wall Street Journal (Wsj) l’amministrazione Trump sta finalizzando una maxi fornitura di armamenti a Israele per un valore complessivo vicino ai 6 miliardi di dollari. Il pacchetto, coperto attraverso i programmi di aiuti militari statunitensi, comprende un’intesa da 3,8 miliardi di dollari per la consegna di 30 elicotteri da combattimento Ah-64 Apache, destinati a quasi raddoppiare la flotta già in dotazione a Gerusalemme, riferisce il quotidiano americano.

Il fronte con l’Egitto appare sempre più caldo. Secondo il quotidiano libanese al-Akhbar, ripreso dai media israeliani, il Cairo avrebbe avvertito che rafforzerà la propria presenza militare nel Sinai se dovesse verificarsi un esodo massiccio dalla Striscia. Entro 72 ore l’Egitto sarebbe pronto a raddoppiare le truppe lungo il confine e a inviare elicotteri e armamenti pesanti. Una fonte militare egiziana ha spiegato che l’obiettivo è scoraggiare Israele dal costringere i palestinesi a varcare la frontiera. Axios riferisce che Netanyahu ha chiesto all’amministrazione Trump di intervenire sul Cairo per frenare il rafforzamento militare. Durante un incontro a Gerusalemme con il segretario di Stato Usa Marco Rubio il premier israeliano avrebbe presentato un elenco di attività considerate violazioni del trattato di pace del 1979. «Quello che gli egiziani stanno facendo nel Sinai è molto grave e siamo molto preoccupati», ha dichiarato una fonte israeliana.

Sul piano diplomatico Emmanuel Macron ha annunciato di aver avuto una conversazione telefonica con il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman per discutere della conferenza sulla soluzione dei due Stati che entrambi co-presiederanno lunedi a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. «L’adozione di 142 Paesi della Dichiarazione di New York sulla soluzione dei due Stati ha segnato una svolta», ha scritto Macron in un post su X. «La conferenza che presiederemo congiuntamente lunedì dovrebbe consentirci di compiere un nuovo passo avanti nella mobilitazione della comunità internazionale. Due popoli, due Stati, pace e sicurezza per tutti». In questo scenario il Portogallo ha deciso di anticipare i tempi: il ministero degli Esteri ha confermato domenica che Lisbona riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina, precedendo di un giorno l’annuncio coordinato previsto da dieci Paesi europei, tra cui la Francia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo in collegamento video al Festival di Open, ha affermato che «la creazione di uno Stato palestinese e, auspico, la firma degli Accordi di Abramo rappresenterebbero la sconfitta definitiva di Hamas, anche sul piano politico».

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